Libia: tra vittime civili e costi insostenibili

Sono oramai passati circa quattro mesi da quando il popolo libico si è fatto sedurre da quella raffica di libertà che sta conquistando l’intero Mediterraneo. Alle sommosse popolari si è però opposta la scellerata pazzia di un capo di Stato incapace di adempiere al proprio ruolo.

Spinta da un’altruista senso di umanità, l’Italia ha deciso di prendere parte all’intervento militare avviato su mandato ONU col fine di “proteggere” la popolazione libica. Sono passati quasi tre mesi da quel fatidico giorno, e a oggi nulla è cambiato. I civili continuano a essere brutalmente assassinati, Gheddafi viene immortalato mentre gioca a scacchi o tiene uno dei suoi deliranti comizi, e nel frattempo i bombardamenti “d’occidente” sembrano semplicemente aggiungere danni al disastro già esistente.

Della guerra in Libia se ne parla sempre meno, ma da quando la Nato ha assunto la direzione della campagna aerea, i voli militari nei cieli della città in cui vivo si sono fortemente intensificati, con continui decolli e atterraggi in tutto l’arco della giornata. Sono gli aerei della base statunitense di Camp Darby, che attraverso l’aeroporto militare di Pisa trasportano armi e munizioni
per gli alleati delle operazioni in Libia.

In un articolo pubblicato da Il Manifesto del 1° giugno, Manlio Dinucci, membro del Coordinamento No Hub, spiega inoltre gli ingenti costi di questa sanguinosa guerra contro Muammar Gheddafi.

Per questa “missione” il nostro Paese sta spendendo milioni di euro. Un’ora di volo dei caccia-bombardieri Tornado costa 32.000 euro, che passano a 60.000 per gli aerei da ricognizione. Un missile costa 170.000 euro, un raid aereo costa dai 200 ai 300 mila euro, mentre per lo stazionamento di cinque navi militari davanti alle coste libiche servono oltre 10 milioni di euro al mese. Un totale di circa 100 milioni di euro al mese per bombardare quello stesso leader di stato a cui qualche mese fa baciavamo la mano…

E mentre noi siamo qui a discutere se sia giusto o meno intervenire in questo conflitto, in Libia si continua a morire sotto l’ombra di costosissime incursioni militari.

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Un pensiero su “Libia: tra vittime civili e costi insostenibili

  1. i professoroni (leggi: Bernardo Valli) dicono che abbandonare la guerra in Libia non sarebbe dignitoso, sarebbe il segno che l’Italia non è in grado di portare a conclusione nessuna guerra, l’Italia farebbe una brutta figura a livello internazionale……
    e io, che non sono una professorona, ma mi sembra di avere un cervello al posto giusto (quantomeno) mi chiedo se non sia molto peggio tenere in vita questa classe politica (tutta, di pseudo-destra e di pseudo-sinistra, pseudo-sopra e pseudo-sotto) piuttosto che ritirarsi da questa ennesima guerra vile, idiota, vergognosa? resto basita.
    Grazie, comunque, Erika per questo articolo, utile come sempre….

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