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[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova autrice su Camminando Scalzi!

Siamo lieti di presentarvi una nuova autrice su Camminando Scalzi. Federica Di Martino ha 24 anni, di Salerno ed è laureata in Psicologia. Federica si occupa di volontariato, collaborando con un’associazione che dà sostegno a persone con diverse dipendenze (droga, alcool, gioco d’azzardo), in particolare osserva un gruppo di auto mutuo aiuto per la dipendenza dal gioco d’azzardo. È appassionata di cinema, letteratura, filosofia e cronaca nera. La redazione le dà il benvenuto sulle pagine di Camminando Scalzi. Buona lettura!

La Redazione di Camminando Scalzi

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“Se la terra è Madre, nessun figlio che la abita potrà mai essere definito straniero”

 Erri De Luca

E’ perdurata per tutta la notte la protesta di 150 tunisini, fuggiti dalla struttura di accoglienza di Lampedusa, e recatisi al Molo Favaloro, per manifestare il proprio disappunto per le condizioni di vita disagevoli e l’opposizione al rimpatrio. Dopo una fitta sassaiola contro le forze dell’ordine i deten… cioè gli ospiti della struttura, sono stati riportati con un pullman all’interno del centro.

In una società in cui l’informazione la fa da padrone, assumendo spesso i caratteri dell’estremo voyeurismo, appare incredibile che dei celebri CIE (centri di identificazione ed espulsione) si conosce poco e niente, a causa dell’estremo riserbo mantenuto dal Ministero dell’Interno, che attraverso la circolare del 1° aprile 2011 ha vietato l’accesso a tutti gli organi di informazione,  a causa dell’emergenza temporale degli sbarchi, che poi tanto emergenza non deve essere, vista la passata direttiva Pisanu, che allo stesso modo vietava l’ingresso all’interno dei vecchi CPT (Centri di Permanenza Temporanea), se non attraverso qualche delegazione parlamentare.

I CPT sono nati in sede comunitaria, in seguito all’adozione delle politiche migratorie, ratificate con l’accordo di Schengen. La prima legge italiana in tal senso è stata la n° 943 del 1986 che prevede il ricongiungimento familiare; da allora il percorso è stato molto articolato, con la cosiddetta “legge Martelli”, che introduce l’espulsione del migrante, il quale aveva 15 giorni di tempo per lasciare il Paese, a meno che per motivi di ordine pubblico non dovesse essere accompagnato alla frontiera.

Nel 1998 viene approvata la “legge Turco-Napolitano”, che istituisce per la prima volta i CPT, la cui permanenza era prevista per 30 giorni, con l’eventuale prolungamento di altri 30.

Compimento supremo di queste manovre è stata la famosa “legge Bossi-Fini”, che riduce di molto la possibilità di entrare in Italia, rendendo molto difficile il ricongiungimento familiare, e legando soprattutto la permanenza a un contratto di lavoro maturato prima di partire; considerando che in Italia non troviamo lavoro noi che siamo in loco, ci risulta difficile immaginare come qualcuno possa essere assunto addirittura prima di un’eventuale partenza, se così fosse cortesemente fatemi pervenire il nome dell’azienda a cui spedire il mio curriculum.

La conversione da CPT a CIE, prevede al suo interno l’aggravante di clandestinità per gli immigrati irregolari, e l’utilizzo dell’esercito per sorvegliare i presidi, il che ci fa intuire con chiarezza come queste strutture possano essere definite a diritto come “strutture d’accoglienza”, e non “strutture detentive” come ipotizzato dai maligni e dai maldicenti; in fondo chi di noi non ha sempre sognato per i propri soggiorni, vacanze, dimore, di avere accanto a sé dei militare che imbracciano un mitra per ogni evenienza?

La permanenza nel centro è stata prolungata fino a 18 mesi, per avere il tempo e la possibilità di individuare le generalità degli ospiti e prevederne successivamente il rimpatrio, con un dispendio non indifferente di costi ed energie.

Inoltre, nonostante l’istituzione dei CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo) e dei più generici CDA (Centri di Accoglienza), molto spesso i CIE raccolgono al suo interno rifugiati politici in attesa di accoglimento della domanda, donne incinte, bambini, e chi più ne ha più ne metta.

Molti sono i documenti pronti a denunciare le condizioni di vita all’interno dei CIE, come la relazione del 2003 della Corte dei Conti, che denunciava strutture fatiscenti, scarsa attenzione ai livelli di sicurezza, e mancata individuazione dei livelli minimi delle prestazioni da erogare. Nel rapporto di Amnesty International, si parla di detenuti raccolti nei container, esposti a temperature estreme, costretti in condizioni di sovraffollamento, e soprattutto di denunce legate ad abusi, aggressioni da parte degli agenti della pubblica sicurezza, in particolare  collegate a tentativi di protesta ed evasione.

Ora, a conclusione di questo excursus c’è da dire che pochi giorni fa ho visto un interessante servizio giornalistico su Italia 1, che riguardava la situazione dei vacanzieri a Lampedusa; devo dire che mi sono molto tranquillizzata vedendo che i turisti, nonostante la spiacevole situazione degli sbarchi, riescono comunque a godere di un tranquillo soggiorno estivo, per cui grazie a quest’Italia che riesce a farsi forza anche nei momenti più duri.

L’ Italia è un Paese dalla memoria troppo corta, a cui sfugge spesso il passato di migranti per terre assai lontane, dove l’immaginario internazionale ci vuole simili ai protagonisti del “Jersey Show” nella migliore delle ipotesi, “mafiosi” in quella  peggiore, ma a cui basta allontanare i problemi per abbronzarsi al sole, mangiare la pizza e gli spaghetti, e suonare il mandolino.

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