Vitrum e la formula "co-producers"

Il mondo del cinema è un mondo duro: difficile entrarci, difficile rimanerci, difficile tirarci fuori la pagnotta. Le stelle di Hollywood, le major e la notte degli Oscar hanno costruito negli anni un immaginario collettivo piuttosto lontano dalla realtà comune di chi lavora nel campo. Un’analisi molto più cruda e veritiera la si può riscontrare nel serial (e recentemente film, recensito dalla nostra Erika Farris) Boris, che infatti è molto apprezzato dagli addetti ai lavori.
Se un autore, dopo anni di gavetta e rospi ingoiati, cerca di realizzare il suo primo progetto importante, si trova davanti a porte chiuse in faccia, promesse di telefonate mai mantenute, “graduatorie” soffiategli dal figlio del produttore, per non parlare di cose più losche, che tralascio per non divagare.

Marco Cei e Andrea Bruno Savelli
Marco Cei e Andrea Bruno Savelli

Questo mondo lo conosce bene Marco Cei, che lavora nel campo della produzione cinematografica dal 2000, è docente della scuola di cinema Anna Magnani di Prato, ed è anche scrittore, sceneggiatore, attore, regista e produttore.
Dopo aver lavorato sul progetto per anni, Marco va a bussare alle porte delle grandi case di produzione italiane, inutilmente.

Un autore che si ritrova in questa situazione, solitamente ha solo due alternative: trovare i soldi in qualche modo – autoproducendosi se è ricco, raccattando qualcosa qua, qualcosa là se non lo è – oppure rinunciare e tornare alle agenzie di lavoro interinale.
Marco invece pensa a una terza alternativa: il sistema “the coproducers“.

Riassumendo, con questo sistema tutta la troupe e il cast lavorano inizialmente in modo gratuito, ma viene loro riconosciuta una percentuale di proprietà del film, stabilita secondo diversi parametri. A film finito, tutto l’incasso viene suddiviso tra i membri con le relative percentuali. Una sorta di cooperativa cinematografica, insomma.

Villa Caruso
Villa Caruso

La differenza con la “macchina” cinematografica classica, ovunque nel mondo, è che il produttore paga un tot gli attori, un tot la troupe, e il contratto è risolto. Se poi il film incassa una quantità spropositata di denaro, tutto il surplus rimane nelle casse della produzione. L’esempio che cito sempre è quello di Star Wars, il film che ha fatto la fortuna di George Lucas: se fosse stato fatto con il sistema co-producers, Lucas non sarebbe l’unico miliardario oggi, bensì tutto il cast e la troupe del film, perché ogni volta che il film avesse guadagnato dei soldi, sia pure in concorsi o a distanza di trent’anni, quei soldi sarebbero stati sempre suddivisi secondo le percentuali stabilite.
Naturalmente, ci sono i lati – non negativi – ma rischiosi. Si tratta comunque di una scommessa: il successo di un film non è sempre prevedibile. Ma senz’altro questa formula carica responsabilità su tutti coloro che ci lavorano, spronandoli a fare un lavoro al meglio delle loro possibilità, in quanto questo si ripercuoterà direttamente sul loro guadagno.

Questo sistema è sempre più utilizzato, proprio perché le grandi produzioni cinematografiche sono circoli estremamente chiusi ed elitari. Il contratto di coproduzione o sue varianti sono quelli più utilizzati dalle produzioni indipendenti, e non solo in Italia: parlando con Christian Bachini (ve lo ricordate? Lo abbiamo intervistato tempo fa), star dei film d’azione tutta italiana, in ascesa in Cina, ho scoperto che anche lì questo è il sistema che va per la maggiore, perché è quello che permette di far partire la produzione praticamente subito e senza troppe preoccupazioni.

Carlo Monni
Carlo Monni

Il film di Marco Cei si chiama Vitrum – riverberi nello specchio, e vede un cast di talentuosi attori – purtroppo poco noti al pubblico (per ora, eheheh…) – affiancati da una vera star del cinema toscano: Carlo Monni.
Le spese vive del film sono state coperte dallo stesso regista e dalla casa di produzione indipendente Diogene, di cui uno dei membri, Andrea Bruno Savelli, è anche uno dei protagonisti del film.
Vitrum è un thriller con venature horror, ambientato quasi completamente in una suggestiva e antica villa, appartenuta per anni al famoso tenore Enrico Caruso.

Il giardino interno
Il giardino interno

Le riprese del film cominceranno il 5 settembre, e sono previste cinque settimane di riprese.
Vi invito a seguire il blog ufficiale del film e la pagina fan su facebook, dove potete già trovare l’elenco del cast e della troupe, e dove potrete seguire in tempo reale la produzione del film, con foto e commenti postati (possibilmente) ogni giorno. Diffondete!

PS: l’autore dell’articolo, oltre a essere il revisore malvagio pagato in carne umana di Camminando Scalzi, incidentalmente è anche l’aiuto regista di Vitrum. Se noterete più refusi del normale sulle pagine di CS, nel prossimo mese e mezzo, saprete perché.😀 (grazie per la fiducia ndGriso)

2 thoughts on “Vitrum e la formula "co-producers"

  1. […] Su Camminando Scalzi non è la prima volta che ci lamentiamo un po’ del cinema nostrano… Siamo un po’ scocciati, più che altro, dalla mancanza di idee e dalla freddezza delle realizzazioni. Per questo cerchiamo di tenerci (e tenervi) informati sulle novità più interessanti in questo campo, come abbiamo fatto tempo fa parlandovi di Vitrum e della sua forma di co-produzione. […]

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