Diritti e doveri condivisi

Il compianto Padoa Schioppa, ministro per caso, era una persona normale. Per questo non piaceva a chi voleva essere persona superiore. Era disturbante che qualcuno dicesse delle cose normali, ovvie, in una nazione in cui sempre più andava affermandosi la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, nell’Italia leghista e berlusconiana del “ghe pensi mi”. Come in tempi che avrebbero dovuto insegnare qualcosa, il ventennio fascista, che quando finì fece dire a molti “non succederà più”, sicuri che il vaccino e il sangue degli altri avesse risolto tutti i problemi riguardanti la libertà individuale, l’italiano medio si affidò alla buona stella, ai santi e alle madonne multiformi che erano l’unica “certezza” di un paese distrutto e che voleva rinascere. Un paese che fondò la sua libertà col rendersi schiavo di un nuovo padrone, Portella della Ginestra, gli americani che portavano cioccolata, chewing gum e frigoriferi nelle nostre case povere, facendoci immaginare un futuro migliore, in cui il sogno americano poteva diventare anche italiano.

C’è da dire che tutto funzionò piuttosto bene, che le vecchie gabelle nate per soddisfare col lavoro dei poveri le voluttà dei ricchi, non c’erano più. Erano diventate “tasse”, un contributo proporzionale al reddito individuale che, nelle difficoltà di allora, furono il primo vero ammortizzatore sociale di una nazione nata dalla Resistenza contro i nazi-fascismo, ideologia e metodo di potere che era stato, oggettivamente, appoggiato e finanziato dai “ricchi e padroni” di quei tempi grigi.

Che c’entra Padoa Schioppa? Disse una cosa normale: “Pagare le tasse è bello!” [1].

Apriti cielo! I politici e i giornali della destra allora all’opposizione martellarono per giorni, settimane e mesi per far passare il messaggio, che arrivò puntuale, che le tasse erano solo un modo di vessare il popolo bue che pagava malvolentieri in una nazione che già era profondamente cambiata. I ricchi cialtroni, i tronisti e le veline, i grandi sportivi, idoli delle folle e grandi evasori fiscali, i Valentino Rossi, Pavarotti con i conti bancari a Montecarlo, i protagonisti del “Grande Fratello 1, 2, 3, 4, 5, eccetera, quelli che alla tv di canale 5 con qualche rutto o insulto arricchivano i ricchi e dopo averli dilettati tornavano alla loro misera vita quotidiana. A questi ultimi, in particolare, nel compenso non era compreso ciò che era dovuto di tassazione. I ricchi no. Niente da dire in generale contro i ricchi. Il vecchio adagio che i soldi non fanno la felicità per me è principio di vita. Come, contemporaneamente, è principio di vita non essere preso per i fondelli. Se le tasse servono per aiutare chi, nostro simile e fratello, si trova in difficoltà, allora io, pensionato, le pago volentieri e ne vado fiero. Se invece servono per pagare i nostri malvoluti parlamentari (senza troppe distinzioni di schieramento; non vedo molte differenze fra Fini, Berlusconi, D’Alema , Casini, Buttiglione, Gasparri, La Russa, Calderoli, Bossi, la signora Brambilla, Brunetta, quello con gli occhi chiari, Rutelli, e tutta la compagnia) beh, allora rimpiango Padoa Schioppa perché era una persona onesta. Non a caso il governo di cui faceva parte cadde subito. E vedendo il governo attuale che inventa improbabili neologismi per nascondere la parola normale, civile, solidale, TASSE, mi viene da vomitare.

E mi indigno.

Si, sono proprio molto indignato. Anche perché oggi, con la fiducia del Senato, di nominati (come nel Grande Fratello) e non eletti -cioè etimologicamente parlando, scelti dagli elettori- hanno deciso LORO che noi per loro dobbiamo pagare. E chi osa proclamare uno sciopero è solo un irresponsabile, uno che dovrebbe trovare un altro modo di manifestare il suo dissenso. LORO ci hanno mostrato la strada. Evadere il “furto” delle tasse, pagare tangenti per gli appalti pubblici che paga solo la gabella delle persone oneste, regalare mezzo milione di euro a chi portava le prostitute ad Arcore -era una famiglia bisognosa- e poi l’elenco dello schifo attuale potrebbe continuare. Sono nato a Sassari, che ha dato i suoi natali a Enrico Berlinguer. Lo rimpiango. Come il non politico, onesto, Padoa Schioppa.

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[1] fonte: “In mezz’ora” , trasmissione condotta da Lucia Annunziata. 6 Settembre 2007

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