L'Italia s'è desta (e se ne sentiva veramente il bisogno)

Il mondiale giocato in Sud Africa nel 2010 è stato il punto più basso mai toccato dalla nostra nazionale di calcio, senza dubbio.

Nessuna parola descrive meglio l’avventura azzurra di “schifo” (oppure si, ma sono troppo volgari) quindi era anche lecito che ci si abbattesse un po’. Naturalmente c’era anche chi non aspettava altro, visto che certi giornalisti italiani amano definire il nostro calcio “in crisi”, a volte anche dopo una serie di trionfi. C’è chi dimentica il “triplete” interista avvenuto quasi in contemporanea e chi invece continua ad esaltare un calcio come quello inglese che non vince nulla a livello di nazionale da quando scippò la Coppa Rimet nel 1966 fra le mura amiche, ma non è il caso di dilungarsi su questo. Che sia stato un momento difficilissimo per l’Italia intesa come azzurro tetracampione è innegabile, così come innegabile è che Prandelli ereditava una squadra che sembrava capace di perdere anche contro la Maceratese. Poi però qualcosa è cambiato ed è giusto vedere come si sono svolti i fatti.

3 settembre 2010, Tallin, Estonia: l’Italia gioca con i baltici padroni di casa ed al trentunesimo va sotto per un gol di Zenjov. Tutti a fare previsioni catastrofiche, tutti che alzano gli occhi al cielo e danno quella squadra per finita. Ma c’era anche chi vedeva qualcosa di buono e si è sentito confortato dal fatto che quel gol (poi rimontato da Bonucci e Cassano, che hanno regalato subito i tre punti al tecnico di Orzinuovi) rimarrà l’unico incassato dalla squadra in partite ufficiali per oltre un anno. Tutte vittorie ed un pareggio, che portano ad una tranquilla qualificazione anticipata. Dopo gli incidenti di Italia-Serbia causati dalla truppa di Ivan Bogdanov, soprannominato “Ivan il terribile“, si temeva per la trasferta a Belgrado. Quel match però si trasforma in poco più di una amichevole per gli azzurri, che vanno a dominare al “Marakana”, costringendo i serbi ad andare a vincere in Slovenia per andare almeno agli spareggi. Prova di maturità. Si può già pensare ad Euro 2012, in Polonia ed Ucraina (che speriamo di “beccare” al sorteggio, ma di questo parleremo più avanti), dove ci sarà il meglio del calcio continentale. Andremo per ben figurare, ma le possibilità di vincere ci sono.

Si, di vincere. Abbiamo chance. Meno di altri, ma le abbiamo. Sicuramente partiamo dietro alla Spagna, al momento la nazionale migliore al mondo (in amichevole però li abbiamo battuti con pieno merito), così come appaiono avanti anche Germania ed Olanda, ma ci siamo anche noi. Perchè? Innanzitutto perchè abbiamo ritrovato quella che era la nostra arma migliore: la difesa. Soli due gol subiti, meglio di qualsiasi altra squadra. Una macchina impenetrabile. Già, è vero, per vincere devi segnare, ma se non subisci reti…non perdi. Ragazzi come Ranocchia stanno crescendo, Chiellini è un sempreverde e si è recuperato anche Barzagli. Maggio se riesce a fare anche la fase difensiva diventa devastante e Cassani, Balzaretti e Criscito sembrano alternative sulle fasce molto interessanti. A centrocampo nessun campionissimo a parte un Pirlo avanti con gli anni, ma tanti buoni giocatori che non si possono certo buttare. De Rossi, Montolivo, Aquilani, Marchisio, Nocerino: ce n’è a sufficienza per lottare, perchè nonostante siamo privi di Xavi ed Iniesta possiamo dire la nostra. In attacco Pazzini e Giuseppe Rossi sono indiscutibilmente giocatori da club di primissimo livello, ma accanto a loro abbiamo talenti che se lasciano il cervello dove sta (senza farlo scendere dove ci si siede) sono in grado di fare la differenza, ovvero Cassano e soprattutto Balotelli. Giovinco e Matri sono il nuovo che avanza, quindi materiale umano su cui lavorare c’è. Non dimentichiamoci di Prandelli: “Ave Cesare” dicevano i romani, speriamo lo possano gridare in tutta la penisola a giugno prossimo. Il commissario tecnico sta lavorando benissimo, il gioco c’è e si vede. Che poi arrivino anche i risultati importanti è un altro paio di maniche,la figura di melma è sempre in agguato per chiunque, ma ricordo con piacere la notte dell’otto ottobre 2005: l’Italia batte la Slovenia uno a zero a Palermo soffrendo, grazie ad un gol di Zaccardo, qualificandosi per il mondiale dell’anno dopo. Il commento unanime era: “Meglio che non ci presentiamo in Germania, faremo solo figuracce, partiamo già battuti“.

Se non erro non andò esattamente così.

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