Un'Italiana a Bruxelles: una città indefinita…

Bruxelles è una città difficile da capire, e quindi da raccontare. Una mescolanza di colori e accenti, dove la totale mancanza di caratterizzazioni impedisce di rappresentarla in un’identità ben definita.

Un puzzle di quartieri distinti per la connotazione etnica delle persone che vi abitano, dove dieci minuti di metro possono trasportarti verso l’Africa di Matongé, accompagnarti fra i palazzoni vetrati della Comunità Europea o immergerti nello stile arabico di Molenbeek.

Un viaggio sotterraneo in cui la moltitudine di suoni e sfumature si riunisce per condividere uno spazio colmo di odori e vite immaginate, tra sguardi incorniciati da variopinti chador e gli inconfondibili tratti sbiaditi dei pochi autoctoni rimasti in circolazione. Ma basta riemergere in superficie per imbattersi nell’uniformità di ciascuna zona e ritrovarsi a mangiare economici platani fritti e pollo in salsa d’arachidi serviti da una longilinea ragazza con la pelle d’ebano. Oppure incappare in un bar dove non servono alcolici e l’essere l’unica donna ti fa sentire come un faro nel deserto.

Bruxelles è la città delle patatine fritte nello strutto, delle Jupiler “vuoto a rendere” e delle domeniche nei mercati di Clemenceau e Gare du Midi, dove per qualche ora pare di essersi teletrasportati fra le assordanti compravendite di una piazza marocchina. “Un euro, Un euro”, gridano a ritmo serrato gli strepitanti venditori in piedi sopra le distese di bancali di frutta e verdura. Dall’altra parte i chioschetti di panini, cibi esotici e dolci sconosciuti ti invitano a passare il tempo fra sfiziosi assaggini e cassette di frutta regalata all’orario di chiusura, mentre la flebile pioggia incessante continua a scivolare sulla rassegnata indifferenza dei passanti…

È tempo di (semi)finali

Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali Galles – Francia da una parte e Australia – Nuova Zelanda dall’altra.

Vediamo di analizzare le squadre.
Il Galles è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto con l’Irlanda (nettamente favorita) e si merita di essere dove è. Contro l’Irlanda ha fatto la parte di Davide contro Golia, difendendo caparbiamente per la maggior parte del tempo e punendo poi gli irlandesi al primo errore. Diciamo che è la nostra Cenerentola, quella che si tifa perché è meno grande delle altre.
La Francia ha pescato il jolly contro l’Inghilterra, nel relativo quarto di finale. Lievremont, coach dei transalpini, ha vissuto una fase premondiale e tutto il periodo dei gironi con il fiato dei media sul collo, reo di far giocare i suoi ragazzi fuori ruolo e decisamente male (verissimo). Lui ha sempre risposto cercando di far gruppo, insultando, alzando i toni, evidentemente memore dell’effetto Lippi al mondiale 2006 o guardando al Mourinho del presente. Fatto sta che la Francia ha già un piede in finale, essendo nettamente favorita nello scontro con i gallesi, ha un organico che non ha nulla da invidiare a quello della Nuova Zelanda (nel 2007 gli All Blacks furono proprio rimandati a casa dai francesi ai quarti) e ha battuto l’odiata Inghilterra ai quarti grazie ad un’intensità ed una determinazione sconosciuta agli inglesi e ad un primo tempo da favola terminato sul 16 a 0. Pronostico: Francia (ma il cuore è con i gallesi)
Andiamo dall’altra parte del tabellone.
L’Australia ha già giocato una prima teorica finale nel quarto contro il Sud Africa, campione uscente. La partita di sabato mattina è stata al cardiopalma; mentre gli italiani facevano colazione, l’Australia, demeritando, è riuscita a pescare il jolly contro la squadra più forte vista fin’ora, quel Sud Africa campione uscente e zeppo di campioni alla fine della loro carriera. Proprio questa è stata la chiave del match. 70 minuti di fuoco (ricordiamo che una partita ne dura 80), con la squadra africana avanti 9 a 8 e a dettare il gioco ma che non riesce a fare il break quando dovrebbe e potrebbe, punizione (sacrosanta) per l’Australia ed è James O’Connor (classe 1990), con una fucilata tra i pali, a marcare i 3 punti che portano gli australiani alla corte degli All Blacks. L’Australia parte da sfavorita; ha una squadra giovanissima, piena di campioncini con poca esperienza sulle spalle ma con quella genialità e quel tocco di irresponsabilità che potrebbe essere invece la chiave di volta della semifinale.
La Nuova Zelanda è la squadra da battere, quella più forte, quella che tutti si aspettano che domini l’avversario. Cosa che non è riuscita domenica mattina contro l’Argentina. Una partita che doveva essere a senso unico e piena di mete, è stata invece una bolgia infernale, che ha visto da una parte i Pumas combattere fino alla fine su ogni pallone rovinando il gioco e i piani degli All Blacks che pensavano di fare una passeggiata e che di mete ne hanno segnate solo 2 e la prima al 67′. Il problema principale degli All Blacks è l’infortunio di Dan Carter, mediano d’apertura e giocatore più forte del mondo. Il problema muscolare alla coscia ha mescolato le carte in casa Nuova Zelanda e chi dovrebbe prenderne il posto (Slade in prima battuta e Cruden in seconda) appare non all’altezza.
Che questo possa rivoluzionare una coppa del mondo che all’inizio appariva già scritta?
Pronostico: All Blacks (ma il cuore è con gli australiani)