Ricordi di un'indignata a Roma

“O mi mette di sotto il potente di turno o mi mette sotto il violento di turno… perché c’è sempre qualcuno che mi mette di sotto?”
(da una donna intervistata durante gli scontri)

Voglio ricordarmi che quella di ieri è cominciata come una normale manifestazione, colori, allegria, voglia di dare forma alla propria rabbia e indignazione. Questo voglio dirlo subito, poiché le immagini che gireranno per giorni, che rimarranno impresse nelle memoria, riguarderanno tutta la gamma degli scontri violenti. Voglio ricordarlo a tutti coloro i quali leggeranno questo articolo ma, soprattutto, voglio ricordarlo a me che c’ero, e ora mi sento sconfitta per quello che è stato, e per quello che invece avrebbe dovuto essere.

Voglio ricordarmi che non sono mai stata una vera e propria pasionaria, tutt’altro; sono abbastanza pigra, odio la confusione e il caos, e soprattutto per scelta non ho mai militato attivamente in nessun partito politico. Un po’ per amore, un po’ per amicizia, un po’ perché da cittadina sento il peso di un debito schizzato al 120%, che mi appartiene manco per un quarto (ma che mi vorrebbero far pagare per intero), sono partita alla volta di Roma.

Voglio ricordarmi il clima di festa, più che indignazione, che mi ha incoraggiata a muovermi, nella speranza illusoria che le persone, spinte dalla musica e dalla festa, si sarebbero unite al corteo, in un disagio che è evidentemente di tutti, ma che in troppi non riescono a mentalizzare.

Voglio ricordarmi che la prima impressione, giunta a piazza della Repubblica, è stata quella di una macchia di colore vastissima, variegata; un luogo neutro, facce sconosciute, con cui nonostante tutto parlare e sorridere, perché si è lì per una causa comune, e perché essere meno soli ti fa sentire che qualcosa di buono è ancora possibile.

Voglio ricordarmi i primi passi, alla testa del corteo, dietro il camion dei Cobas, che nulla facevano presagire di quello che sarebbe stato. Voglio ricordarmi quel camion perché all’inizio è stato solo un normale mezzo di trasporto a cui fare riferimento, per poi diventare ore dopo la piccola barricata dietro cui nascondersi nei momenti di panico.

Voglio ricordarmi della prima tranche di automobili distrutte, le “più fortunate” con i vetri rotti, la più disgraziata invece completamente bruciata. Una macchina può scoppiare? Oppure brucia senza mai saltare in aria? Questa domanda me la ponevo passandoci accanto, me la sarei posta più volte nel corso della giornata. Vorrei anche ricordare di una ragazza dietro di me, una manifestante come tante che ha urlato: “Hanno fatto bene a sfondarle, sono macchinoni. I proprietari le tasse le evadono, hanno fatto bene”. Ora, immagino che la suddetta signorina avesse contatti diretti con i commercialisti dei proprietari di questa autovetture, altrimenti non so spiegarmi tanta scienza in una frase sola.

Voglio ricordarmi il Colosseo, e purtroppo non per la bellissima cornice storica e artistica. Proprio più avanti ai Fori Imperiali c’erano ad attenderci un gruppo omogeneo e compatto di circa cinquecento persone pronte a bloccare il corteo. Ora, li chiamo black bloc solo per assecondare la scelta cromatica di questi signori, in quanto l’attribuzione più consona per definirli me la tengo serbata nel cuore, lasciando a voi la possibilità di scegliere il nome maggiormente confacente. Tutti i partecipanti hanno spinto per allontanare questi personaggi dal nostro cammino, invitandoli a scegliere una via di comunicazione e protesta che non intralciasse la volontà sacrosanta dei cittadini di manifestare. Il passaggio si è liberato, ma da quel momento la violenza ci ha imprigionato tutti.

Voglio ricordarmi che la sciarpa l’avevo portata per ripararmi dal vento, e non dall’odore acre delle macchine, dei cassonetti incendiati e dall’effetto dei lacrimogeni. Voglio ricordarmi delle persone che scappavano, uno accanto all’altra. Quelli sono stati sicuramente i momenti peggiori, perché non si conosceva il motivo della fuga, ed eri aperto a tutte le possibilità; poteva essere una carica della polizia, un cassonetto incendiato, un fumogeno, un petardo, una spranga che dal nulla cominciava a picchiare. Nell’impossibilità di vagliare con la dovuta calma tutte le opzioni, il consiglio che mi hanno offerto è stato quello di rimanere calma, non correre, e aspettare vicino al camioncino che la situazione si calmasse.

Voglio ricordarmi di tutto quello che mi circondava: dello speaker che annunciava di mantenersi sempre sul lato sinistro per la paura che qualcosa potesse scoppiarci accanto; dell’abitazione completamente in fiamme, e di altre due macchine distrutte; delle camionette della polizia, che non sapevi mai se e quando avrebbero deciso di caricare.

Voglio ricordarmi di tutto quello che mi circondava: una faccia serena che ti sorride, ti prende per mano, e ti dice di stare tranquilla; amici che percepiscono visibilmente la tua paura e ti dicono che non succederà niente, che tra poco ce ne andremo… loro non sanno se è vero, ma te lo dicono comunque.

Voglio ricordarmi di una paura paralizzante di cui non so parlare, ma che mi ha accompagnato fedelmente per parte della giornata. Voglio ricordare le lacrime che non riuscivano ad uscire, e della frase con cui mi consolavo nel difficoltoso cammino: “Giunti a piazza San Giovanni sarà tutto finito e finalmente ce ne potremo andare”. Voglio ricordarmi dell’annuncio dello speaker poco dopo: “Ci hanno appena informati che hanno iniziato a caricare a piazza San Giovanni”.

Voglio ricordarmi dei signori (solo di nome, non certo di fatto) vestiti di nero, che ci camminavano accanto, poi sparivano, bruciavano, e ritornavano in mezzo a noi. In particolare voglio ricordarne uno, a 20 metri da me, che ha ben pensato di buttare una molotov nel cassonetto. A queste persone vorrei dire brevemente alcune cose:
-A meno che non siate Audrey Hepburn, il total black ormai è davvero fuori moda, per di più non fate paura a nessuno agghindati di quella maniera, quindi per i prossimi eventi mi orienterei su altri effetti visivi.
-Siete liberi di agire nella maniera che ritenete meglio opportuna, però fatelo lontano da chi ha scelto di protestare in maniera differente.
-Se credete nella giustizia delle vostre azioni fatevi guardare in faccia, non vi nascondete dietro caschi, occhiali e maglioni… ma soprattutto dopo aver distrutto tutto non ritornate camuffati nella massa indistinta, nella speranza di salvarvi da eventuali scontri, soprattutto perché tra la massa indistinta di sabato c’erano anche dei bambini, e questo non è giusto.
-Da cattolica, al Cristo in cui credo, le gambe e le braccia gliele hanno spezzate per davvero su una croce, quindi figuratevi quanto mi possa impressionare per due statuette rotte.
Le buone idee fanno più rumore, a lungo termine, di una città distrutta.

Voglio ricordarmi di Piazza San Giovanni, dei palazzi enormi che ci circondavano, dei portoni chiusi, e dei fumogeni che rendevano l’aria irrespirabile. A circa trecento metri gli scontri erano nel vivo, la polizia era davanti, era dietro, e non sapevamo quando e in che modalità avrebbe deciso di farsi sentire. Voglio ricordare anche una bambina, di circa 10 anni, in piedi vicino ad un lampione; non so perché fosse lì, ma soprattutto non so cosa le sarebbe rimasto dentro di tutto questo.

Voglio ricordare ancora una volta il camioncino dei Cobas, perché in piazza, coperta da una bandiera, ci ho vomitato vicino tutto il pranzo, ma anche un pò di paura e di tensione.

Voglio ricordare il momento in cui siamo riusciti ad allontanarci per una via retrostante, pochi istanti prima che le camionette partissero con l’uso degli idranti. Voglio ricordare la gioia, non di essere lì a protestare, ma di essermene finalmente potuta andare.

Voglio ricordarci, infine, che in Italia il debito pubblico, a metà del 2011 è di 1.911 miliardi di euro, e questo non ce lo possiamo dimenticare a causa degli scontri. Il debito appartiene, come riportato dal gruppo “Rivolta il debito”, per più del 43% a soggetti non residenti, quindi all’estero, presumibilmente grandi istituzioni finanziarie. Voglio ricordarci che una sospensione del rimborso del debito e la creazione di un Audit pubblico (verifica dei conti) permetterebbe di individuare i debiti da annullare, ripudiare, o rinegoziare. Per maggiori informazioni ecco il sito: www.rivoltaildebito.org

Voglio ricordarci che valiamo più di un debito, ma soprattutto che è ancora il tempo di sperare, ed è sempre il tempo per darci ancora una nuova possibilità.

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20 pensieri su “Ricordi di un'indignata a Roma

  1. Dispiace che sia andata a finire in questa maniera, dispiace che pochi violenti siano riusciti a prevalere su un’immensa folla di gente che voleva soltanto farsi ascoltare. E soprattutto, dispiace che sia accaduto proprio da noi, mentre nel resto del mondo la manifestazione si è svolta pacificamente. Dobbiamo sempre farci riconoscere. E alla fine non rimane altro che dispiacere per l’occasione mancata, ancora una volta.

  2. Ho ricordi simili di una manifestazione dell’anno scorso. Finì, anche se in maniera più lieve, alla stessa maniera.

    Mette un po’ di vergogna il sapere che tra le tante manifestazioni mondiali siamo stati gli unici a scadere nel ridicolo.

    Poche persone sono riuscite, ancora una volta, a monopolizzare tutte le notizie camuffando il messaggio della manifestazione in semplice quanto inutile violenza.

    E nessun giornale italiano (correggetemi se ne avete trovato uno), troppo impegnato a guardare un furgone bruciare, ha colto il riferimento dello slogan “Siamo il 99%” all’occupazione di Wall Street degli Indignados americani. Neanche dopo aver letto lo stesso cartello nelle altre manifestazioni mondiali o dopo aver sentito le parole di Assange a Londra. “We are the 99%” è stato visto solo come riferimento ad un ipotetico 1% di inutili violenti che hanno rovinato la manifestazione. http://wearethe99percent.tumblr.com/

    Ringraziamo il gruppo di violenti per aver rovinato una così grande mobilitazione. Con un effetto che, e spero davvero di sbagliarmi, rimarrà nelle menti degli Indignados italiani che ci penseranno due volte prima di partecipare alla prossima.

  3. Ci sarebbe da riflettere sul perché la polizia sembra non riesca a prevenire le infiltrazioni di questi delinquenti in tutte le manifestazioni di rilievo (No TAV, scorso 14 dicembre, sabato…).
    Poi fa ancora più rabbia leggere gli articoli di oggi di alcuni pseudo-quotidiani.

    http://www.ilgiornale.it/interni/chiudete_centri_sociali_culle_black_bloc_difese_magistrati/roma-indignados-centri_sociali-black__bloc/17-10-2011/articolo-id=552155-page=0-comments=1

    http://www.ilgiornale.it/interni/chi_mitizza_giuliani_sta_black_bloc/17-10-2011/articolo-id=552156-page=0-comments=1

    http://www.libero-news.it/news/846049/L-editoriale.html

    Si sta tentando, e riuscendo, di coprire l’indignazione sotto il frastuono della violenza, facendo passare sotto silenzio le motivazioni che hanno spinto alla manifestazione, non solo in Italia. Ho le sensazione, però, che il problema non sia “evitabile”.

    Sono convinto anch’io che il sistema economico-finanziario che governa il mondo non sia né corretto né sostenibile. E concordo che una parte non trascurabile del debito pubblico (non solo italiano) sia moralmente da discutere. Ma, purtroppo, è legalmente ineccepibile. Rinegoziarlo potrebbe essere un’opzione, ma ripudiarlo no. Il debito è contratto dallo Stato, e lo ereditiamo da chi lo ha fatto, esattamente come il resto dei beni pubblici.

  4. capisco come ti senti, è difficile da mandare giù, ma i veri indignati sono quelli che non smettono di sperare, lo diceva anche qualche grande del passato. e noi dobbiamo sperare,tanto, però sappiamo anche che ribellarsi, nella maniera giusta, è giusto. è giunto il momento di valori più alti da contrapporre ad interessi meschini.pochi hanno sbagliato, molti vi seguiranno.

  5. Manifestare in modo libero e spontaneo è un indice di elevata democrazia. Purtroppo proprio questa libertà di partecipazione permette a gruppi estranei di infiltrarsi per imporre le loro violenze. Non bisogna, però, far passare in secondo piano quanto si voleva manifestare da parte degli “Indignati”, fermo restando la condanna di quanto accaduto a Roma.

    Hanno rotto le uova nel paniere. Ora, con pazienza, bisogna separare le “scorze” dalla parte buona e riprendere ad impastare il dolce; gli ingredienti ci sono tutti.

    Un abbraccio solidale a Federica, felice di aver lasciato una manifestazione non più sua (e di altri) ed il consiglio di ricordare sempre i motivi per cui era andata a Roma: essere libera di manifestare assieme a tanti altri in maniera democratica.

  6. “Voglio ricordarmi il clima di festa, più che indignazione, che mi ha incoraggiata a muovermi, nella speranza illusoria che le persone, spinte dalla musica e dalla festa, si sarebbero unite al corteo, in un disagio che è evidentemente di tutti, ma che in troppi non riescono a mentalizzare.”

    Tra manifestazioni di protesta e parate carnevalesche passa un mare di differenze.

    La manifestazione a cui hai partecipato era di persone INDIGNATE disgustate ferite e, sì, anche inca77ate.

    Concordo con te su una sola cosa: quei 500 (o poco più) teppisti 20enni con eccessi di testosterone hanno dato prova di poco cervello e di molta idiozia, hanno dimostrato di essere delle marionette vuote manovrate da menti acute, con obiettivi eversivi molto precisi.
    Hanno sbagliato gravemente e hanno, soprattutto, sbagliato gli obiettivi della loro furia devastatrice.
    Incendiare le macchine di povere famiglie lavoratrici è stata non solo un’idiozia, ma una vera disgrazia.
    Invece, incendiare un’auto blu avrebbe avuto senso.

    Ma è anche vero che un messaggio chiaro a questa classe politica và dato:
    siamo tanti, siamo forti, siamo seri, siamo INDIGNATI (ripeto questo concetto perchè forse quando hai deciso di andare a Roma non ti era molto chiaro) e se decideremo di passare alle maniere forti (perchè voi ci costringerete) saremo capaci di farlo.

    Io sono INDIGNATA perché ho 33 anni, una laurea in Lettere e un lavoro precario presso un ente pubblico.
    Io sono INDIGNATA perché pago un affitto che è il 60% del mio stipendio.
    Io sono INDIGNATA perché vorrei un figlio ma evito di farlo perchè vivo lontano dai miei genitori e gli asili costano troppo.
    Io sono INDIGNATA perché il mio compagno è un libero professionista che lavora da dipendente MA a partita iva (cioè con orari fissi e straordinari non retribuiti) per una multinazionale di videogame che fattura milioni di euro l’anno (piattaforma wii, nintendo e x-box).
    Io sono INDIGNATA perché i diritti dei lavoratori sono stati vanificati dopo anni di lotte.
    Io sono INDIGNATA perché in questo Paese i pesci grossi non pagano mai e pagano tutto e anche di più solo i pesci piccoli.
    Io sono INDIGNATA perché in questo Paese le bellezze naturali e culturali (che sono tutto ciò che abbiamo) sono lasciate al macero e alla mercè di gente rozza e incapace.
    Io sono INDIGNATA perché in questo Paese la Mafia veste colletti bianchi e gestisce la Finanza globale.
    Io sono INDIGNATA perché al lavoro dobbiamo tutti risparmiare nelle fotocopie e nell’uso della cartaigienica, ma i nostri dirigenti non si abbassano lo stipendio di un euro.
    Io sono INDIGNATA.

    Noi tutti vorremmo essere padroni del nostro presente e del nostro futuro.
    Semplicemente, vorremmo la nostra VITA.
    Senza privilegi o garanzie utopiche, ma con DIGNITA’.
    Abbiamo questa sacrosanta “pretesa”.

    Ecco, io sono INDIGNATA, INCA77ATA E FURIBONDA perchè stanno giocando alla roulette russa con le nostre vite!

    Per chi non lo sapesse e volesse indignarsi ancora di più, proprio ieri leggevo che il Consiglio della REGIONE LOMBARDIA (hai presente Formigoni? la Minetti? il Trota???) si è concesso un aumento pari a 1,2 MILIONI di euro.
    1 M I L I O N E e 2 O O M I L A E U R O!!
    Con questa crisi! Con questa finanziaria!
    E ancora: oggi il governo ha deciso che ministri e sottosegretari, nel loro stipendio di Novembre (parliamo di stipendi superiori ai 90 MILA EURO lordi all’anno ciascuno, ovviamente), vedranno restituito tutto quello che il fisco gli ha (giustamente) trattenuto quest’anno.
    (per maggiori informazioni ecco il link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/il-governo-si-taglia-i-tagli-ministri-e-sottosegretari-rimborsati-dal-fisco/164907/)

    E tu mi vieni a parlare di una manifestazione colorata, gioiosa, piena di musica e di allegria….
    e quale sarebbe un solo buon motivo per una simile pagliacciata?

    Io non ho nulla di cui rallegrarmi quando vado in piazza.
    Non vado in piazza per sorridere e sentire reggae e batucada.
    In piazza, ci vado per cose serie e non per fare una parata buontempona o per passare una giornata diversa!

    Siamo seri almeno nell’inca77arci, perdindirina!!

    Chi ha voglia di sfilare danzando e ballando, deve capire che un CORTEO DI PROTESTA non è il posto giusto per lui/lei.
    Che si comperi piuttosto un biglietto aereo per il carnevale di Rio de Janeiro e vada laggiù a ballar la samba…..
    ma stia ben attento a tenere gli occhi chiusi e il naso tappato, perchè le favelas di Rio non sono posti per gente fragile.
    Te lo dice una che in favela a Rio, Salvador, Recife e Fortaleza ci ha passato 8 mesi della sua vita.

    AUGURO A TUTTI TANTA TANTA TANTA VERA E SERIA INDIGNAZIONE.

    • Non mi trovi d’accordo cara Ilaria. La violenza è ingiustificabile a prescindere, qualsiasi siano le sue motivazioni. Penso che il senso dell’articolo fosse proprio questo. La fermezza, la decisione, l’indignazione non devono passare per forza per mazze e spranghe e incendi di sorta, si può anche manifestare in maniera pacifica.

      Non mi è sembrata per niente una carnevalata, il fatto che fosse una manifestazione “colorata” non vuol dire che sia meno seria o meno importante. Guarda anche tutte le altre piazze del mondo (dove, a differenza di Roma, non è successo niente di violento, guarda caso…), e guarda cosa significa una manifestazione pacifica e colorata, ma non per questo meno importante o incisiva.

      Bisogna dire, urlare, gridare, in maniera colorata e non la propria indignazione e la propria protesta. Ma a “giustificare” atti di vandalismo inutili e fini a sé stessi che non fanno altro che mettere in cattiva luce l’intero movimento e fanno spegnere i riflettori su cosa di importante c’era da dire, ce ne passa ecco.

      La tua rabbia è la stessa rabbia della stragrande maggioranza di persone persone che erano lì a dire la loro. E io, onestamente, voglio sperare e credere molto di più in un tipo di manifestazione pacifica, piuttosto che nella rivoluzione armata e nella guerra civile.

      Gli estremismi non portano mai da nessuna parte. E sono sicuro che Federica nell’articolo non aveva alcuna intenzione di dipingere questa protesta come una “carnevalata”, ma voleva semplicemente porre l’accento sulla parte “pacifica” del corteo. Tutto qua.

      Ti ringrazio per il tuo intervento, ascoltare la voce di tutti è sempre importante, e ti siamo vicini per tutte le difficoltà che vivi quotidianamente poiché le tue sono le nostre difficoltà, di noi giovani che viviamo in una generazione che non ha speranze per il futuro. Ben venga l’indignazione, ben venga la protesta. Ma la violenza lasciamola agli idioti.

  7. Cara Ilaria, facciamo una prova….
    MI AVETE ROTTO, ANDATE TUTTI A QUEL PAESE, MALEDETTI LADRI!!!!
    ecco, così ho dimostrato con maggiore forza la mia indignazione?!
    Allora, dalle tue parole si comprende tutta la sofferenze per una situazione gravosa e pesante, tuttavia non condivido assolutamente i tuoi modi (accendere un auto blu avrebbe senso… e dopo a cosa diamo fuoco? e poi le pietre quando le iniziamo a buttare? e quando scassiamo le banche e i segni del potere?), ma soprattutto credo che tu NON POSSA valutare il mio grado di indignazione dalla mia(e di tante persone) modalità di protesta.
    Ora, sarà l’avere partecipato a molte manifestazioni pacifiste, ma io credo davvero che si possano coinvolgere gli altri nella gioia anche per dire qualcosa di negativo. Se fossi stata a roma per almeno parte del corteo te ne saresti resa conto.
    Qua siamo tutti indignati, mi dispiace per la tua situazione ma non è he che tu stai male e gli altri stanno bene, anche io potrei farti un elenco dei miei guai, ma sinceramente evito e cerco di fare il mio, col sorriso sulle labbra e senza usare il muso duro (questo non vuol dire farselo mettere a quel servizio).
    Ora, può essere condivisibile o meno il mio modo di vedere, però non credo tu ti possa permettere di definirle “parate carnevalesche”, nè tantomeno puoi dire che chi ha voglia di danzare e ballare se ne può andare a Rio De janeiro (fatto sta che se il biglietto me lo comprassi tu una capatina ce la farei volentieri), e altre frasi simili che mi sembrano offensive e non credo sinceramente di meritarmele sulla base di una diversa visione di vedere le cose.
    Detto questo complimenti per il tuo impegno nelle favele di Rio, io sono meno fantasiosa e mi limito a lavorare a salerno con persone dipendenti da alcol, gioco, cocaina ed eroina, e stai sicura che non ho mai tappato il naso, nè tantomeno tirato indietro una mano che si protendeva verso di me.

    Condivido con te l’auguro di una seria indignazione per tutti, e auguro a te tanta tanta tanta vera e seria serenità.

    p.s=dopo un pò lo stampatello maiuscolo stanca agli occhi

  8. “la non-violenza è infinitamente superiore alla violenza, tuttavia nel caso in cui l’unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza”
    (Ghandi, Teoria e pratica della non-violenza).

    Federica, a Roma, io c’ero.
    Parlo sapendo di cosa sto parlando.
    Ho viaggiato tutta la notte per essere a Tiburtina alle 8 del mattino.
    E, diversamente da quel che dici tu nel tuo articolo, io mi considero una pasionaria.
    E’ da 15 anni che partecipo a manifestazioni pacifiste e i grandiosi risultati ottenuti sono: una crisi globale e, in piccolo, questo governo.
    Bene, è evidente che ci sia qualcosa che non va, oltre che nelle scelte degli apparati finanziari globali, anche nel modo in cui noi abbiamo finora manifestato: c’è bisogno di un nuovo e più efficace modo di veicolare il dissenso, la disubbidienza e una vera e reale indignazione.
    Forse non mi sono spiegata bene, ma io non giustifico assolutamente la violenza di Roma.
    Io semplicemente non sono d’accordo che PACIFICO voglia dire colorato, sorridente e musicale.
    Io non sono per la violenza, ma per l’uso strategico dei simboli.
    I simboli sono lì perchè imposti da un codice convenzionale.
    Il loro ribaltamento è sintomatico di un cambiamento di vedute, della ricerca di un nuovo codice mentale.
    Per questo i simboli sono così importanti.
    Il mio riferimento all’auto blu è un esempio paradossale (immagino tu sappia bene il significato di paradosso) per sottolineare l’idiozia di cui si son fatti protagonisti i cosidetti black block.
    Un’auto blu è, quantomeno, un simbolo.
    La macchina del mio vicino di casa è la macchina del mio vicino di casa. Punto.
    Poi, non essendo io una black block, non avrei dato fuoco nè all’una nè all’altra.
    Ma sto parlando di valore simbolico.
    E’ evidente che i simboli da rovesciare non sono solo esterni a noi, quanto interni.
    Ma, a mio parere, anche nell’esternalizzazione è necessario veicolare un messaggio chiaro: non siamo qui per scherzare.
    Penso alla manifestazione di Febbraio, SeNonOraQuando, una bellissima manifestazione, che ha permesso a donne e uomini di tutte le età di condividere un pomeriggio di dissenso, con interventi dal palco, attori, musici e cantanti.
    Alle 19.00, però, è suonata la campanella e sulle note di “Because the Night” i pasionari di tutte le età son tornati a casa a scaldarsi il brodino e, forse, a guardare Fabio Fazio.
    Anch’io ho incontrato in quella situazione una donna di circa 50anni che, allibita, continuava a chiedere e a chiedersi: “ma dove andate tutte/i? la manifestazione non può finire così!? a cosa serve tutto questo? picchetto, picchetto, dobbiamo stare qui: OCCUPARE la Piazza, come al Cairo Piazza Tahrir”
    Ecco, SeNonOraQuando è sfiorito come le foglie d’autunno.
    Bei presupposti, mesi di preparativi…e alla fine?
    Cosa è rimasto, se non un bel ricordo? Son forse cambiate le politiche di genere? no. Son forse cambiati i toni del premier rispetto al mondo femminile? no (vedi alla voce: partito della gnocca).

    Io non inneggio ad un ritorno delle BR (non sono stupida) ma inneggio a una seria organizzazione che faccia sì che scendere in piazza non voglia dire per forza danze e balli o moltov e manganelli.
    Io sono stufa di questo dualismo: o carnevale o assalti da stadio.
    Si può (e secondo me, si deve) scendere in piazza in un silenzio totale, un silenzio assordante.
    Un silenzio inquietante.
    Magari, vestiti di bianco, angelici e puri così che nessuno si possa confondere.
    Un silenzioso, gigantesco, White Block.
    Che non faccia violenza, ma sia ostinato, testardo, determinato e non faccia “tarallucci e vino” sulle proprie disgrazie.
    Senza caciarate e senza tamburelli.
    Senza molotov e senza sanpietrini.
    Nei palazzi delle Istituzioni, le nostre manifestazioni sono vissute come delle baggianate e, un pò, hanno ragione.
    Tutti si riempiono la bocca di “Pacifismo e Non-Violenza”, ma la storia ci insegna che le vere rivoluzioni sociali e culturali sono state (anche) violente.

    Pensa alla Rivoluzione Francese, pensa alla Rivoluzione d’Ottobre, pensa alla Primavera Araba e pensa a tutte quelle altre rivoluzioni che sicuramente ti verranno in mente.
    Arriva un punto in cui la violenza è inevitabile, ma è chiaro che arrivarci non è bello, nè per te, nè per me. Te lo assicuro.

    La violenza cieca non porta da nessuna parte ed è controproducente, ma rappresenta l’ultima chance di chi è alla disperazione.
    Siamo stati tutti solidali con i popoli del Nord-Africa che si sono rivoltati alle proprie trentennali dittature, ma siamo così codardi da non sognarci minimamente di poter essere al posto loro.
    Perchè noi qualcosa da perdere l’abbiamo ancora, evidentemente…
    Spero solo che questa possibilità che noi abbiamo (e che in Tunisia o in Egitto non hanno avuto) ci aiuti a inventare strategie vere per rispondere ad una violenza quotidiana, subdola e vigliacca e ignobile che ci viene imposta attraverso scelte inique, non giustificate nè giustificabili e attraverso l’alienazione di massa.
    Questa violenza è, a mio parere, molto peggio delle scenate isteriche di 500 teppistelli.

    Sono ben contenta che tu faccia quel che fai con il sorriso e ti auguro di non rimanere mai così amareggiata o scottata da perderlo.
    Nella vita, si sa, oltre all’ottimismo serve anche una buona dose di fortuna.

    ciao

    • Continuo a non comprendere tutto questo astio nei confronti della manifestazione non-violenta. Poi che queste manifestazioni lascino spesso il tempo che trovano (vedi i vari no b-day e compagnia) e rimangano là dove sono nate, è un altro paio di maniche e sono d’accordo con te. Ma bisogna spostare il punto della discussione da un’altra parte.

      Tu però continui a giustificare la violenza come “male necessario” se non c’è altro da dire. Io continuo a non essere d’accordo. Non erano 500 teppistelli isterici, erano 500 violenti che volevano distruggere tutto, a cui è stato permesso di distruggere tutto, e che hanno messo in ombra la manifestazione con questo atto. Li stai sottovalutando, stai sottovalutando il terribile potere che ha avuto la violenza in questa manifestazione. Oggi tutti si ricordano di Er Pelliccia, nessuno sa perché la gente si è indignata. Questo è il risultato della violenza “necessaria”. Si ottiene l’effetto esattamente contrario.
      Nei paesi nordafricani ci sono state rivolte che sono sfociate in guerre civili, intere nazioni distrutte e chissà quante vittime. È questa la cosa necessaria? Mi auguro di non essere arrivati in un punto così basso da desiderare la guerra civile per cambiare un po’ le cose.

      Ti scagli tanto contro le carnevalate e la banalizzazione, ma stai anche tu banalizzando il concetto di manifestazione pacifica. Puoi non essere d’accordo, e questo è lecito. Ma da qui a dire che a volte bisogna usare la violenza, unica soluzione alla disperazione, c’è di mezzo un mare infinito di pensieri e punti di vista.

      Allora mettiamoci in piazza e non andiamocene mai più, finché non cambiano le cose (e qui sono sin troppo d’accordo con te). Questo avrebbe senso senza dubbio.

      Ma lanciamo una sola pietra, solleviamo un solo bastone, e non saremo migliori di quelli che ci opprimono. È quello che vogliono per delegittimarci e per distruggere le nostre idee, identificarci come violenti.

  9. Griso,
    dicendo che io provo astio verso le manifestazioni non violente dimostri di non aver compreso bene quello che ho scritto.
    Ciò che io davvero non condivido è l’idea che la manifestazione sia un momento di festa.
    Perché non lo è!
    I motivi per cui a quei 500 è stato concesso di fare tabula rasa di tutto il corteo ce li possiamo immaginare, ma non abbiamo le prove.
    Io non giustifico la loro violenza imbecille, ma, ad esempio giustifico la guerra partigiana del ‘45.
    Che cos’è stata se non una guerra civile?
    …ma è stata necessaria!
    e questo è quanto……. pensaci al prossimo 25 Aprile….

    poi, ad ognuno, fare le dovute considerazioni e propositi, ma questa, per quanto scomoda, è pur sempre una verità.
    E ben attenti per favore a non commettere l’errore di dirmi che paragono Er Pelliccia ai Partigiani!
    Rileggete, per favore, quello che ho scritto senza pregiudizi.

    ciao

    • Io non ho alcun pregiudizio, anzi mi sembra di avere ampiamente argomentato tutta la mia riflessione. Se non vuoi fare il parallelismo con i partigiani, non proporlo neanche come argomento di discussione.

      Mi auguro che siamo un paio di passi più avanti al mondo italiano del 1945, mi auguro che certe barbarie del passato siano state superate, e mi auguro che la modernità e il concetto di democrazia siano oggi molto più radicati che in passato. Stai parlando di una popolazione stremata da un dittatore e dal fascismo, gente che veniva purgata e pestata se non la pensava in una certa maniera. La violenza era a monte, e si scaricò a valle. È quello che è accaduto in Libia, con le dovute proporzioni. Noi oggi non siamo in questa situazione credo.

      Che poi alla fin fine, io sono pure d’accordo con te sul concetto di manifestazione non fine a sé stessa, anzi la vedo esattamente come te. Solo che mi pizzica il naso quando sento parlare di violenza necessaria, violenza dettata dalla disperazione and so on…

      Per me non esiste oggi, la vedo diametralmente opposta a te, gli strumenti per riprendersi il futuro sono altri che non le mazze e le pietre o gli incendi. Poi se in Italia ci concentriamo a fare i no b-day che rimangono là dove sono stati creati, questo è un altro paio di maniche. Ribadisco, andiamoci a sedere sotto al parlamento e non andiamocene più finché non ci ascoltano. Ma non in dieci, andiamoci in duecentomila. Festanti o incazzati, ma senza violenza. Questo è il mio modo di vedere le cose.

      Non volevo attaccarti, stavo soltanto spingendo la riflessione in una certa direzione, questo sia chiaro. E non credere che non abbia capito o non abbia approfondito la lettura dei tuoi commenti.

      • Griso, ad argomentazioni siamo più che pari.
        Il problema è la comprensione del messaggio dell’altro.
        Se avessi davvero “compreso” il mio messaggio non manipoleresti il riferimento ai partigiani perchè io non ho fatto alcun parallelismo con i black block.
        La partigianeria è stata da me tirata in ballo come esempio di violenza inevitabile, per ampliare il più possibile il nostro orizzonte di riferimento in questa discussione.
        Diciamo un pò monotona.
        Spero anch’io che la specie umana si sia evoluta in questi ultimi 60 anni, però temo che non sia così.
        Io sono semplicemente realistica…
        spero davvero che la tua visione del mondo abbia la meglio, io mi impegnerò perchè sia così…
        buona giornata, e a presto spero.

      • Il dibattito è sempre una cosa positiva, questo a prescindere da tutto il resto. Ho compreso comunque le tue motivazioni (e smettila di dire che strumentalizzo, ho fatto degli esempi, come hai fatto tu 😀 ), direi di lasciare la parola anche agli altri adesso. Le nostre posizioni sono ben chiare.
        Grazie per il tuo intervento e per lo scambio di opinioni. 🙂

  10. Ciao!
    Commento anche io il commento di Ilaria. 🙂
    Non mi piace il flame, ma ci sono alcune cose che vorrei dirti, fraternamente e senza assolutamente volerti offendere.

    Credo che ti sia fatta prendere un po’ dal nervosismo, cosa in sé comprensibile, ma che ti ha fatto diventare maleducata ed un po’ prolissa.
    se pure Federica fosse una “frikkettona” figlia di papà andata lì a farsi una canna, non stava a te giudicarla per il suo atteggiamento.
    Se avesse proposto banalità tipo che l’allegria e la spensieratezza e la gioia di stare insieme devono essere il fulcro di una mobilitazione, avrei anche potuto comprenderti. Ma lei non faceva una proposta politica, soprattutto non in relazione a come avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione.

    Però al tempos tesso comprendo le radici della frustrazione che ti ha fatto rispondere così.
    Quello di cui non avevamo bisogno, e mi sembra che forse sia questo il senso più vero del tuo commento era una manifestazione fine a se stessa, rituale, catartica ed autoconclusiva.
    O peggio che servisse come sfilata per qualche organizzazione politica (più o meno in buona fede), ma comunque in cerca di consenso elettorale, anche a discapito della crescita del movimento stesso.

    In fondo era ciò che spaventava anche i “black block”. Che la manifestazione finisse per far sentire tutti i partecipanti “più felici” (semplifico volontariamente i concetti), una volta tornati a casa, come se avessero timbrato un cartellino e compiuto il proprio dovere. Solo che loro hanno pensato di risolvere il tutto sostituendosi agli altri.

    E però io non credo che il desiderare che una manifestazione sia piacevole e “colorata” sia sbagliato, soprattutto da parte di chi, come Federica, non aveva mai preso parte ad un evento simile.
    Abbiamo bisogno è una grande dose di entusiasmo e di fiducia, perchè questa è una “battaglia” che, se davvero la si vuole “combattere”, durerà a lungo e salirà giorno dopo giorno di intensità. Proprio come gli effetti della crisi.
    Questo non esclude la radicalità. In previsione alla fine del corteo c’era una grande occupazione di una piazza. Un contesto in fondo piacevole, soprattutto rispetto a tutte le altre occupazioni fatte contro la crisi negli ultimi tempi (tetti dei provveditorati, ciminiere, isole abbandonate), che in qualche modo erano anche “auto-lesive”. Qui si trattava di dire: ci riprendiamo il futuro. E’ una sfida che va cominciata con un sorriso sulle labrra o non va iniziata affatto, altrimenti si parte sconfitti, e di sconfitte i movimenti, qui in Italia.

    • grazie per il commento.
      rifletterò su quel che mi avete detto e, se son stata maleducata, chiedo scusa a Federica.
      Davvero.

      p.s. 5 righe di risposta bastano a farti rimangiare la parola “prolissa”, almeno?? 🙂

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