Donne di ieri, orgoglio di oggi: Monica Vitti

Le attrici – diciamo – bruttine che oggi hanno successo in Italia lo devono a me. Sono io che ho sfondato la porta
Monica Vitti

Maria Luisa Ceciarelli, attrice, nasce a Roma il 3 novembre 1931. Se dovessi pensare io, ragazza di 24 anni, a una donna alla quale voler somigliare, un po’ per indole, un po’ per passione, sceglierei sicuramente Monica Vitti, che a breve compirà i suoi primi 80 anni e che a mio dire rappresenta la bellezza, la simpatia, l’intensità e la sensualità proprie del popolo femminile italiano.
Sono cresciuta al suono di “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai…” che cantavo allegramente da bambina (non proprio consapevole del significato recondito), accompagnata dalla passione per una donna bellissima, in vestiti hawaiani prima e avvolta in una bandiera americana poi.
Il debutto di Monica Vitti avviene a 14 anni, ne “La Nemica” di Niccodemi, in cui interpreta una donna di 45 anni che perde il figlio durante la guerra; in un’intervista del 2002, Monica parla di questa interpretazione come forma di ribellione ad un’infanzia infelice, attraverso la fantasia di fuggire e trovarsi in un’altra da sé. Si diploma nel 1953 all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, a cui fa seguito un periodo intenso di lavori teatrali, in particolare con l’interpretazione di grandi classici. L’ingresso nel mondo cinematografico è legato a uno dei registi più importanti del panorama italiano, Michelangelo Antonioni, che ne fa la sua musa in una tetralogia comprensiva de “L’avventura”, “La notte”, “L’Eclissi” e il capolavoro “Deserto Rosso” da cui la celebre frase “Tu dici – cosa devo guardare? – Io dico – come devo vivere? – Ed è proprio la stessa cosa” .
Realtà e rappresentazione camminano su binari paralleli nella vita di Monica Vitti, pronti a incrociarsi e allontanarsi di continuo; dichiarerà l’attrice: “quando termina la rappresentazione, termina anche la vita”. In questa logica vitale l’intensa relazione amorosa tra Monica Vitti e Michelangelo Antonioni durerà per ben quattro anni.
Il cambio di registro arriva anche con il cambio di regista, in particolare Mario Monicelli, che la dirige in uno dei capolavori (uso spesso questo termine, ma non c’è sinonimo adeguatamente valido) della comicità nostrana, ovvero “La ragazza con la pistola” , anno 1968, in cui Monica Vitti si accompagna a un imperdibile Carlo Giuffrè. Abituati alla più classica Stefania Sandrelli in “Sedotta e abbandonata”, ci risulta difficile aprirci alla visione di una ragazza siciliana che insegue il suo “disonoratore” per ucciderlo e vendicarsi. Eppure questo film segna il ’68 per le donne italiane e per la stessa attrice, che da allora seguirà con impegno sociale la causa femminista. Sempre dello stesso anno le dimissioni da presidente della giuria di Cannes, proprio a causa delle contestazioni.
Infinita la filmografia dell’attrice, tra cui “Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa”, “La Tosca” con Vittorio Gassman, e con Alberto Sordi l’indimenticabile “Polvere di Stelle”.
La carriera di Monica Vitti la vede anche doppiatrice, sceneggiatrice di “Francesca è mia”, regista di “Scandalo Segreto” con il quale vincerà il Globo d’Oro come migliore attrice e regista, presente nel cast di Domenica In dal 1994 al 1996 e scrittrice di due testi, “Sette sottane” e “Il letto è una rosa”.  La passione per la scrittura riempie la vita di Monica Vitti, come dichiarato dalla stessa attrice, a seguito del ritiro dalle scene che risale al 2000. Un ritiro legato ufficialmente a motivi di salute, un’assenza che richiama al suo interno sempre un po’ di mancanza, un’assenza strumentale per fartela sentire con dolore quella mancanza, un’assenza che è sempre attesa di un ritorno e che vive dei ricordi di ciò che è stato.
Lineamenti quasi nordici, romana di Roma, Monica Vitti è una donna che non ha mai dimenticato le sue origini e che anzi ha fatto del suo genere e delle sue radici una bandiera ben visibile in tutti i suoi lavori; una donna capace di attrarre e affascinare con l’intensità delle parole, con la profondità di un’assenza, con il contagio di un sorriso, una donna capace di vivere e far vivere attraverso le sue opere.

Grazie Monica.

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La vecchia e sempre nuova leva del Pop Italiano

Anche quest’anno l’autunno ci ha regalato l’uscita di nuovi album pop melodici italiani; in particolare, di quattro cd che segnano il ritorno di altrettanti artisti/gruppi della nostra Italia che canta e che sa scrivere canzoni.

La fine di settembre ci ha presentato l’uscita del nuovo lavoro di Michele Zarrillo dal titolo “Unici al mondo”. Il cantautore romano si presenta al pubblico dopo il successo de “L’alfabeto degli amanti” con queste nuove dieci canzoni. Come nel suo stile, l’album ci porta a esplorare amore, sogni, rimpianti e riflessioni sociali. La grafica dell’album si presenta in forma veramente “intima”, con poche foto e l’attenzione di chi sfoglia il “libretto” tutta concentrata sui versi delle canzoni. Buona la composizione e gli arrangiamenti, e bravissimi i musicisti (notevole la parte ritmica composta da Lele Melotti alla batteria e Paolo Costa al basso) .Bello questo nuovo lavoro anche se forse ricalca un po’ troppo lo stile ed i temi tipici del cantautore. La parte molto “intimista” restano però sempre il fascino ed il cardine del nostro Michele.

L’artista inizierà il tour nel prossimo inverno, e possiamo già darvi le prime date:
03 Dicembre. Torino
12 Dicembre. Firenze
13 Dicembre. Milano
20 Gennaio. Bologna
21 Gennaio. Roma
27 Gennaio. Padova

Sempre di fine settembre è il nuovo lavoro degli Stadio. La band affiancata dietro le quinte da Saverio Grandi nel ruolo di produttore e musicista danno nuovo repertorio a un’attività artistica che negli ultimi anni è sempre stata ricca di nuove idee. Dopo “Gaetano e Giacinto” di quest’estate, “Diamanti e caramelle” (che dà anche il titolo all’album) è il nuovo singolo, composto insieme ad Andrea Mingardi e dedicato ai calciatori Scirea e Facchetti. Una nota solidale: i proventi ricavati da questa canzone saranno devoluti alle onlus fondate in onore dei due campioni. Undici nuovi brani e una bonus track che vede alla voce anche Noemi in una riproposizione de “La promessa”, il brano che apre il cd.
Un parere del tutto personale è che le melodie siano un po’ qualitativamente in ribasso dopo che gli Stadio ci hanno abituato ad album quali “Parole nel vento” e “Diluvio Universale”.

Gli Stadio incontreranno il pubblico in queste date:
12 Novembre. Salsomaggiore
19 Novembre. Torino
22 Novembre. Milano
26 Novembre. Padova
01 Dicembre. Firenze
16 Dicembre. Roma
17 Dicembre. Bologna

“Decadancing” è invece il nuovo – e pare ultimo – lavoro di Ivano Fossati. Ebbene sì: pare che il cantautore, arrivato a sessant’anni, abbia deciso di uscire di scena per riassaporare la sua vita e per non voler proseguire oltre in un mestiere dove ha dato tutto. Una scelta meditata, come questo album, dove gli arrangiamenti sono stati studiati alla perfezione. Pochissima elettronica e tantissimi dettagli, che delineano un album forse con poche idee nuove, ma con tanta voglia di suonare. Si sente il tocco dell’esperienza in questi dieci nuovi brani, anticipati dal singolo “La decadenza”, nelle radio da qualche settimana. Un bell’addio dai riflettori caro Ivano. Forse veramente ci hai detto tutto o forse la vita, compresa quella artistica, va capita ed apprezzata per quello che è, con la semplicità ed allo stesso tempo con tutta la complicatezza che nasce dal vivere quotidiano.
Il 9 Novembre partirà un lungo tour nei teatri italiani che durerà fino a febbraio, per chiudere in un tripudio di note la carriera di questo cantautore che ha dato tanto alla musica italiana.
Per conoscere le date vi invito a visitare questo sito

Infine parliamo di “Dove comincia il sole Live” dei Pooh. Dopo il successo dell’album dello scorso anno – il primo senza Stefano D’Orazio – i Pooh escono con questo doppio cd live disponibile anche in DVD. Ci sono canzoni nuove e grandi successi del passato, riproposti da Roby Facchinetti, Red Canzian e Dody Battaglia con il pregiatissimo supporto di Phil Mer, Ludovico Vagnone e Danilo Ballo. Nuova linfa e – udite udite, fan dei Pooh – la riproposizione live di brani quali “L’anno, il posto, l’ora” e “Il tempo, una donna, la città”. Tutto più facile con sei musicisti provare a riportare in un concerto i brani del pop-sinfonico degli anni settanta targato Pooh. Il concerto è stato registrato durante l’ultima tappa del tour, il 27 Agosto al castello di Este. Un live ben fatto. Da profondo amante dei “vecchi” Pooh e da persona non soddisfatta da quello che il gruppo ci ha regato dal 1996 in poi (“Amici per sempre”) trovo nuova linfa e nuovo gusto a portarmi questo cd in ogni posto. “Dove comincia il sole” era il presagio di una nuova vita artistica, il live ne è la conferma.
Buon ascolto!

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