Per me va bene, si può giocare la finale di Champions League all'Allianz Arena

Si è parlato tanto dell’Allianz Arena, lo stadio dove gioca il fortissimo Bayern Monaco. Personalmente ho avuto l’opportunità di conoscere l’impianto a trecentosessanta gradi, in quanto essendomi recato in Germania in qualità di giornalista per seguire il match fra i padroni di casa ed il Napoli (valido per il girone di Champions League) ho potuto testimoniare cosa sia l’organizzazione tedesca. Vi racconto com’è andata.

L’impianto lo avevo già visto il giorno prima arrivando dall’aeroporto, ma vederlo illuminato con colori così “caldi” (in questo caso il rosso del Bayern) è impressionante. Il mio autobus mi lascia fuori il settore ospiti, visto che viaggiavo con dei tifosi, quindi inizio ad incamminarmi chiedendo dove fosse la tribuna stampa. La polizia sembra non saperlo, finchè un agente non mi dice (in perfetto inglese) che si trova duecento metri più in là. Cammino assieme al cameraman ma in pratica ci ritroviamo nella zona parcheggi. Immensi, facilmente accessibili in quanto tutto attorno allo stadio non ci sono abitazioni ma tantissime rampe che conducono all’interno (in pratica sia per entrare che per uscire ci vogliono cinque minuti, anche se ci sono sessantamila spettatori). Ammiro la cosa, ma devo ancora risolvere il problema. All’ingresso dei parcheggi ci sono gli steward e ne noto una che entra di diritto nella top-five delle donne più belle che abbia mai visto. Vi tralascio i particolari, ma lei ci lascia passare e ci troviamo nelle rampe interne, che sono come uno di quei quadri dove non capisci se quelle scale sono in salita o in discesa. Ad un certo punto ci ritroviamo in alto e vediamo lo stadio… sotto di noi!

Scendiamo una rampa lunghissima ed arriviamo in un piazzale dove ci sono mille stand che vendono magliette, gadget, cibarie (ovviamente nessun abusivo). Il clima è disteso e festoso, quasi quasi mi fermerei a dare uno sguardo. Fuori ad un cancello trovo l’unico tedesco che non parla inglese, ma per fargli capire che siamo giornalisti comincio a nominare quotidiani tedeschi. Lui capisce e sempre in tedesco mi dice dove andare; io faccio lo stesso in italiano ma capisco dai gesti. Finalmente arriviamo all’entrata della tribuna stampa… e qui comincia la meraviglia. Dopo aver detto il cognome loro ti lasciano passare con una card attraverso dei tornelli stile metropolitana e ti consegnano un braccialetto. Mentre il mio cameraman lascia la telecamera agli incaricati (gentilissimi e celeri) in quanto non avendo i diritti possiamo trasmettere solo dopo il termine dell’incontro, io mi faccio dare i dati per il wi-fi (incredibilmente potente, anche nei bagni). Accediamo alla sala-buffet, ma sarebbe riduttivo chiamarla così. Una tavolata enorme piena di ogni tipo di cibo, bibite a volontà, tavolini e poltrone comodissime. Siamo tantissimi là dentro, ma anche se entrassero altre trecento persone ci sarebbe posto per tutti. Le hostess si avvicinano in continuazione chiedendo “italiano?”, e già questo basterebbe. Mi servo e mi accomodo accanto a Luca Marchegiani, che mi saluta come se sapesse chi sono.

Mentre mi guardo attorno e seguo le immagini sui maxischermi posti attorno alla sala, mi dimentico completamente della partita. Quando mi sveglio dall’incanto vado in tribuna stampa prendendo posto una fila avanti ai telecronisti. Scatenato come sempre Raffaele Auriemma, cronista del Napoli, ma forse lo è ancora di più il suo omologo tedesco. Arriva il foglio delle formazioni, mentre sui maxischermi partono le immagini di circostanza. Settore ospiti già pieno, stadio semivuoto. La vista del campo è eccellente, potrei colpire la gente in panchina lanciando il mio portatile. Una ragazza che vende ciambelle (quelle annodate, che sembrano giganteschi pretzel) mi spiega come funziona per comprare le bibite: in pratica ti danno una card ricaricabile con la quale fai gli acquisti, niente soldi in contanti. Naturalmente sono già pienissimo, dopo aver abusato del buffet, quindi non mi occorre niente.

C’è una umidità pazzesca, sembra di vedere una nuvola che ti viene addosso. Avete presente quei ristoranti che d’estate spruzzano quelle goccioline sui tavolini all’esterno per rinfrescare? Ecco, uguale. Si sta bene però, al coperto e con la tribuna riscaldata. Inizia la partita, sulla quale sorvolerò, ma la cornice è splendida. Calorosa e colorata la curva tedesca (stupenda la scenografia pre-gara), rovente come sempre il settore ospiti. Nell’intervallo penso che è così che si dovrebbe vedere una partita di calcio, ma quando partono le immagini dei gol da tutti gli altri campi me ne convinco ulteriormente. A fine partita riscendo nella mixed-zone per le interviste e mi accorgo che rispetto a quella alla quale sono abituato siamo anni luce avanti. C’è spazio per tutti ed intervistare i protagonisti è un gioco da ragazzi. Raccolgo i pareri di Rummenigge (in perfetto italiano, un vero signore) e Dzemaili. Dopo, finito il lavoro, mi accingo ad uscire, ma c’è tempo per un’altra sorpresa: mi lasciano un souvenir. C’è poco da dire, hanno avuto il mio consenso. La finale della Champions League 2011/2012 si può giocare all’Allianz Arena.

Chiudo con una top-five dei momenti più toccanti della trasferta.

1) Lo speaker tedesco che annuncia il gol. Dopo il consueto “Al minuto tot ha segnato…Marioooo..” ed il pubblico “Gomeeez!” (tre volte) c’è un qualcosa si particolare. Lo speaker dice “Scusate…mi potreste dire il punteggio? Bayern?”. Il pubblico  “Unooo”. “Napoli?” “Zero”. “Grazie!”. “Prego!”. Discorso surreale.

2) L’organizzazione del negozio ufficiale. Preso d’assalto da una miriade di tifosi (in un negozio in Italia manco si sarebbe riusciti ad entrare) non perdono la calma ed in cinque minuti entri, compri ed esci tramite un sistema a catena di montaggio.

3) All’entrata dell’HB, la più famosa birreria del mondo, il mio cameraman mi chiede: “Ci saranno napoletani?”. Aprendo la porta veniamo accolti da un boato: “Juventino pezzo di…”. Si, decisamente c’erano.

4) Passa il pullman a prenderci in albergo per portarci in aeroporto dall’hotel: strada a senso unico, traffico bloccato per 6-7 minuti, una fila lunghissima di macchine si crea dietro di noi. Nemmeno un colpo di clacson.

5) Sull’autobus che ci porta dal gate all’aereo (questo a Napoli, prima della partenza) un tizio chiede ad un amico (e diceva sul serio, ve lo giuro) “Senti, ma sull’aereo se mi sento male posso aprire il finestrino?”.

Annunci

Berlusconi si arrende: fra poco è finita

La giornata di ieri entra di diritto nel film dei momenti salienti dell’epoca berlusconiana. Poco prima dei titoli di coda. Se i fatti lasciano poco spazio alle interpretazioni, diversi scenari si aprono per l’immediato futuro. In questo senso, la spada di Damocle dell’incertezza continua a pendere sulle nostre teste e sui giudizi dei mercati finanziari nei confronti del nostro paese.

Arresosi di fronte allo sfaldamento delle sue truppe, Berlusconi è riuscito in un capolavoro politico tanto geniale quanto potenzialmente deleterio per il paese. Le sue dimissioni arriveranno formalmente dopo l’approvazione della legge di stabilità, destinata a tradurre in azioni concrete le richieste dall’Europa. Visti i numeri del voto sul rendiconto, il contributo delle opposizioni risulterà indispensabile. Anziché compiere il responsabile, comunque tardivo, passo indietro, invocato da più parti della sua stessa ex maggioranza, il premier tenta di scaricare il cerino della responsabilità sulle opposizioni, indirettamente (neanche troppo) chiamate a fornire i loro voti per evitare di dilatare ulteriormente la crisi di credibilità in cui versa l’Italia. L’impressione è che questa mossa possa essere il primo atto di una futura campagna elettorale. Infatti, è plausibile che la base di partenza per intavolare il dialogo fra le forze politiche sul maxiemendamento alla legge di stabilità sia costituita dalla lettera estiva della Banca Centrale Europea e dalla più recente lista di promesse di Berlusconi all’Unione Europea. Se così sarà, le opposizioni, in particolare PD e IdV, potrebbero trovarsi davanti alla richiesta di votare provvedimenti definiti fin adesso “macelleria sociale” e certamente invisi al loro elettorato, primo fra tutti la sostanziale abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Non è un caso se l’Idv ha già annunciato la sua intenzione di votare contro a meno che le misure non siano ridiscusse. Anche nel caso in cui le negoziazioni portassero a un accettabile compromesso, Berlusconi potrebbe uscire di scena in un certo senso nobilitato, come l’uomo di governo immolatosi per la salvezza del paese, anziché come il macigno che ha trascinato l’Italia sul fondo. Perfino le date prospettate da PdL e Lega per l’iter parlamentare della legge lasciano trasparire la volontà di dilatare il più possibile gli scampoli di vita del governo. Tutto ciò di certo non giova al paese. Se lunedì la borsa di Milano volava e gli interessi sui titoli di Stato diminuivano, sull’onda delle voci di possibili dimissioni, l’incertezza seguita alla votazione di ieri ha fatto schizzare lo spread oltre la quota record di 570 punti e sta causando il tracollo del Ftse Mib. Le reazioni dei mercati dimostrano come sia la figura di Berlusconi la causa della grave turbolenza finanziaria del Paese, ancor più che la messa in opera degli annunciati provvedimenti per il risanamento del debito e il rilancio dell’economia.

Al di là dell’ovvia constatazione che la permanenza al potere del Premier e del suo esecutivo danneggia il paese, nella speranza che questa lunghissima anomalia italiana si risolva in fretta, allo stato attuale è difficile prevedere realisticamente se sarà l’ipotesi del governo di larghe intese a prevalere o se per la prima volta voteremo in inverno. Se fosse la prima opzione a prevalere, il nuovo esecutivo avrebbe comunque vita breve, dovendosi appoggiare al voto degli stessi che fino a ieri formavano la carovana di Berlusconi, il quale peraltro avrebbe gioco facile a gridare al ribaltone. È possibile che sia l’ipotesi del voto anticipato a prevalere, con l’unico rammarico di non avere il tempo di cancellare la vergognosa legge elettorale in vigore, al fine di evitare che il prossimo parlamento sia, come l’attuale, composto da prezzolati nominati invece che da rappresentati eletti dal popolo. Sarebbe un ottimo inizio per una nuova fase della storia repubblicana italiana, dopo un periodo di oscurità durato diciassette anni.