Mai più Silvio Berlusconi

Ieri era uno degli hashtag -in breve, le parole chiave degli argomenti “caldi” del momento- più seguiti su Twitter è stato #maipiù, insieme a tanti altri che hanno costellato tutta la lunga giornata di sabato. Dopo diciassette anni e spiccioli, Silvio Berlusconi si è dimesso.
Durante tutta l’infinita serata di ieri, in attesa della dichiarazione che ponesse fine a tutto, si sono susseguite manifestazioni di giubilo in tutte le piazze antistanti gli edifici della nostra Repubblica. Bottiglie di spumante, hallelujah, una generale aria di “liberazione”, un lungo sospiro di sollievo tirato dalle tantissime persone che dopo diciassette anni non ne potevano veramente più.

Non ci sono riuscite le opposizioni (che, a dire il vero, hanno spesso fatto i suoi comodi), non ci sono riuscite le megamanifestazioni popolari, non c’è riuscito Fini con la sua “scissione”, non c’è riuscita una maggioranza risicata salvata dal più squallido dei mercati del trasformismo politico. Sono servite il crollo dell’economia mondiale ed europea, la mancanza di fiducia del mondo della finanza nei confronti del nostro Paese, le “imposizioni” della Comunità Europea. E dopo l’ennesima settimana di stallo, Silvio ha finalmente (e giustamente) rassegnato queste benedette dimissioni.

Un’epoca della Repubblica italiana (una brutta epoca, permettetemi) si chiude così; dopo nipoti di Mubarak, bunga bunga, corna agli incontri istituzionali, “culone inchiavabili”, smentite e controsmentite, cacciate dei personaggi scomodi dalle TV nazionali, alla fine tutto questo teatrino si è infranto contro la macchina della crisi e del denaro. Ci rimane un Paese in enorme difficoltà, un cumulo di macerie su cui dover ricostruire il nostro futuro, la nostra reputazione, la nostra credibilità internazionale. Adesso toccherà al tecnico Mario Monti sistemare (o almeno provarci) la situazione, così è stato deciso dalle forze politiche. Un governo auspicabilmente “tecnico” che vada a mettere in atto le misure che possano tirarci fuori da questa situazione di enorme difficoltà. Osserveremo con attenzione il suo operato. Monti è un uomo delle banche, è un finanziere, e la paura che si sia finiti dalla padella alla brace è tanta. Certo, fare peggio di quanto s’è fatto finora è difficile, ma diciassette anni di Silvio Berlusconi ci hanno insegnato che al peggio, da noi, non c’è mai fine. Stiamo attenti!

L’opposizione reagisce gioiosa, Bersani arriva addirittura a dire che è merito suo e del PD se Berlusconi si è dimesso, continuando in quella strada “saltocarrista” intrapresa ai tempi del referendum e delle elezioni amministrative scorse. Qualcuno dovrebbe spiegargli che è anche grazie al centro-sinistra, a quella famosa legge sul conflitto di interessi (di cui nessuno parla più, lasciata a marcire in un passato lontano) che avrebbe potuto evitare tutto questo, se Silvio è rimasto al governo tanto a lungo. Stendiamo un velo pietoso.

Mi hanno colpito anche le reazioni degli irriducibili pessimisti di Sinistra, che non hanno perso tempo a urlare che ora sarà peggio di prima, che Monti è un guaio, che bisognava ricorrere alle elezioni subito (come dice anche la Lega); continuo a chiedermi quanto possano giovare, in un momento simile, due mesi di campagna elettorale con i nostri politici, con la nostra legge elettorale ecc ecc. Non abbiamo bisogno di altra immobilità. Per una volta, pessimisti di Sinistra, provate a rilassarvi e a gioire della fine di un’epoca buia, di un taglio con il passato.

L’altra categoria che in questi giorni invece sembra assolutamente scomparsa sono i militanti del PDL, i Berluscones. Ragazzi, parliamoci chiaro, il signor Silvio Berlusconi non è stato al governo per diciassette anni per magia, ma perché qualcuno (la maggioranza degli italiani) l’ha votato. Oggi i berlusconiani sembrano scomparsi, approfittano della caduta dell’Imperatore Maximo per rifarsi una reputazione, un “chi io? Mai votato Silvio”. Ad esempio mi ha fatto specie assistere a miei amici e amiche, un tempo berlusconiani convinti, festeggiare sui social network e nelle piazze la caduta di questo governo. Gente che sin dalla prima ora ha votato questo baraccone che si è trascinato (e ci ha trascinato nel baratro) in questi diciassette anni, oggi fa finta di niente, fischietta sul cadavere del suo stesso Imperatore. Questo mi spinge a riflettere molto sulla cultura dell’italiano medio (senza generalizzare troppo), ma forse sono stato sfortunato io ad avere tanti ex-berlusconiani convinti intorno. Chi lo sa. Fatto sta che io e tanti altri non vogliamo che si mischino a noi, oggi. Puntualizziamolo.

E adesso? Adesso si vedrà, abbiamo poco tempo come Paese per sistemare le cose, abbiamo poco tempo per rimboccarci le maniche e uscire da questa stramaledetta “crisi”, una parola che sentiamo ogni giorno, e che sinceramente non vorremmo ascoltare più.

Resta da dimenticare il più in fretta possibile (anche se le cicatrici le porteremo per sempre) quest’uomo che inseguendo i suoi interessi ha fatto così poco per l’Italia e così tanto per sé stesso. Mi auguro che riusciremo a parlarne sempre meno (o a non parlarne proprio) in futuro.

Mai più Silvio Berlusconi. In tutti i sensi.

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4 pensieri su “Mai più Silvio Berlusconi

  1. Non si tratta di scegliere tra Berlusconi e la sinistra. Se ne discuterà durante la campagna elettorale, quando sarà il momento. Sarebbe bene cominciare a distinguere il momenti di scelta da quelli di governo, come non si fa, non a caso, dal 1994.
    Si tratta, invece, di riflettere su quanto fatto da Berlusconi al nostro paese. Si tratta di valutare la gestione della cosa pubblica da parte di un uomo che ha stuprato le istituzioni e il senso della legalità. Diceva di voler gestire il paese come l’Azienda Italia. Pochi si sono resi conto della gravità dell’intento. E infatti, come in un’azienda, ha badato al profitto. Il suo.
    L’unica cosa su cui non concordo con quanto scritto nell’ottimo articolo è la necessità di parlare di Berlusconi in futuro. Lo scempio perpetrato va ricordato e deve servire da perenne monito, se non vogliamo correre il rischio di ricascarci.

  2. Fin quando non potremo scegliere noi chi mandare al governo con una legge elettorale decente e fin quando la classe politica non cambierà Berlusconi o no, per me la situazione rimane tutta o quasi la stessa.

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