Un'Italiana a Bruxelles: al corso di Francese

Partita con l’idea che per un’italiana imparare il francese sarebbe stata una passeggiata, sono incappata nel peggior corso che Bruxelles potesse offrire…

Arrivata troppo tardi per poter accedere ai test d’ingresso degli istituti più seri, decido di spendere quindici euro al mese con la convinzione che sia meglio apprendere poco piuttosto che niente, e mi ritrovo seduta sulle scomode scale in legno di un’aula pensata per accogliere massimo cinquanta persone, ma che a quanto pare riesce a stiparne anche venti in più.

Una stanza gremita di età differenti, dove accenti asiatici e sud americani si confondono in una mescolanza di difficoltà che possono anche richiedere due intere ore di lezione per imparare i soli numeri.

Un appuntamento con un insegnante ogni volta differente, tra il divertente omino pelato costretto ad ascoltare un’anziana donna brasiliana che si ostina a rispondergli in portoghese e l’elegante signora belga che spiega la lezione imbarazzata dal galante invito a cena di un giovane studente colombiano.

Un “rendez vous” con una pausa intermedia che può durare il tempo di un caffè, una sigaretta e una chiacchierata tirata per le lunghe, e dove si può arrivare anche a fine lezione, giusto per firmare la presenza.

Corsi di lingua che si alternano a classi di informatica e marketing, con appesi in bacheca anche i listini per i servizi di “nettoyage” domestici, e il signore russo della portineria che lavora anche la domenica sera.

Un’esperienza formativa divertente e originale, dove l’apprendimento del francese si trasforma in una mera cornice, per racchiudere il grottesco quadretto che mi accompagnerà sino all’inizio di un futuro corso più credibile…

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