Le grandi sfide di Mario Monti

Tre concetti: rigore di bilancio, crescita ed equità. Sono questi i pilastri che sosterranno il neonato governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha illustrato ieri al Senato il suo piano per risollevare il Paese. Cinquanta di minuti di discorso accorato, sovente interrotto da applausi, che ha fornito un quadro chiaro della drammatica situazione del Sistema Italia e, soprattutto, della terapia d’urto al quale verrà sottoposto.

Le idee e le intenzioni sembrano, sulla carta, ottime. Finalmente, dopo anni ignavia tremontiana, si torna a parlare di crescita. È questo l’obiettivo dichiarato di tutto il programma di governo, far ripartire l’economia, stimolare la nascita di nuove imprese, rendere l’Italia un terreno fertile che permetta lo sviluppo dell’imprenditorialità, soprattutto di quella giovanile. Per fare ciò e reperire le risorse per finanziare la crescita, Mario Monti ha elencato una serie di punti programmatici. Si inizia dall’armonizzazione dei bilanci dei vari enti pubblici in modo da riorganizzare e razionalizzare la spesa, tagliando il superfluo e riducendo i privilegi di cui godono tutte le cariche elettive. Particolare attenzione avrà il sistema previdenziale, giudicato “tra i più solidi d’Europa” ma bisognoso di correttivi specialmente in tema di contributi e di tagli agli “inaccettabili privilegi” che negli anni sono stati elargiti. Pessime notizie per i possessori di case e terreni. Il governo mira a reintrodurre la famigerata ICI, eliminata dal governo Berlusconi e di far pagare l’IRPEF su immobili e proprietà non locate. Oltre a questo, sono previsti altri interventi sul prelievo fiscale, non meglio identificati, che mirano a fare gettito e a non deprimere i consumi. Altre entrate dovrebbero arrivare dalla dismissione graduale degli immobili pubblici e dalla revisione della legge sul Project Financing, ridistribuendo equamente tra Stato e soggetto privato il rischio dell’investimento. Nessun accenno a tasse patrimoniali.

Il nuovo premier è stato altrettanto chiaro nell’illustrare cosa il suo esecutivo vuol fare per stimolare la crescita. Il punto più importante è la riduzione del cuneo fiscale e delle imposte sulle attività produttive, chiesta a gran voce da Confindustria anche al precedente governo. Saranno previste agevolazioni fiscali per le nuove imprese, la liberalizzazione dei mercati e nuove norme per favorire la libera concorrenza. Quest’ultimo è forse uno dei punti più critici del programma presentato in Senato. Il capo del governo ha esplicitamente espresso la volontà di ridurre o abbattere “privilegi corporativi che bloccano il libero mercato”, puntando il dito, implicitamente, contro i vari ordini professionali. Una sfida durissima che si affianca a quella, forse più problematica, che riguarda il mercato del lavoro. La volontà del nuovo governo è quella di revisionare il sistema degli ammortizzatori sociali e di estendere la protezione di questi a tutti quei contratti atipici, nati negli ultimi anni, che al momento non la prevedono. Monti ha anche parlato di una semplificazione dei contratti di lavoro e di nuove norme che punterebbero a rendere più conveniente, per un’impresa, assumere un lavoratore con contratto a tempo indeterminato, cercando, allo stesso tempo, di favorire la mobilità e la flessibilità del mercato del lavoro. Ultimo punto, ma non per importanza, del discorso del nuovo premier, riguarda i giovani e la volontà di questo governo di valorizzarli e renderli i veri protagonisti della riscossa dell’Italia. È intenzione del nuovo governo, dopo anni di tagli, investire sui giovani, sulle imprese giovanili, sulla formazione e la ricerca.

Tutto sommato era quello che ci si aspettava. Il programma del governo Monti, esposto in Senato, ricalca grosso modo la famosa lettera inviata a Bruxelles dal governo Berlusconi e prende spunto dalle proposte formulate da Confindustria qualche settimana fa. Ora bisogna passare ai fatti. Mai come in questo caso, il tempo è tiranno e le sfide che attendono il nuovo governo sono difficili. C’è da cambiare un paese che da troppo tempo galleggia sull’acqua torbida. Lo stesso Monti, nelle battute finali del suo discorso, si dichiara consapevole delle difficoltà: “Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni”.

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