Questo è un articolo impopolare.

Questo è un articolo impopolare, perché non sarà l’ennesima invettiva contro Berlusconi o, tanto per cambiare, un’apologia del criptico Monti. Non sarà un bilancio di diciassette anni di berlusconismo, culminante in una drammatica presa di coscienza del degrado delle istituzioni e dello squallore degli scandali passati. Certo, non si può archiviare un intero arco storico come se nulla fosse accaduto e potrebbe rivelarsi anche interessante sedersi e discutere davanti a un caffè di come il decoro dei vertici dello stato possa influire sul prestigio internazionale dello stesso e sui mercati.

Come al solito, il problema è la carenza di domande. Gli italiani, da tempo abituati ad una politica incurante ma carnevalesca e quindi, di per sé, auto-delegittimante hanno perso il fiuto per  i taciti imbrogli. Quelli architettati a “porte chiuse”, che neanche i giornalisti antiregime più esperti possono, o vogliono, denunciare. Gli italiani non si chiedono dopotutto chi sia Monti, lanciano le monetine a Berlusconi ma forse il tintinnio stesso di quelle monetine ostacola la formulazione di altri pensieri.

Il popolo di Internet è impietoso, sulla pagine di informazione più frequentate dagli amanti delle notizie si leggono le timide ma decise polemiche di coloro che sono stufi del “disfattismo” , del “qualunquismo” o semplicemente del classico “complottismo”. Nell’eterogeneo universo virtuale c’è ancora chi, sicuro della soluzione adottata dal Presidente della Repubblica,  vorrebbe, al massimo, criticare ancora Berlusconi, farsi qualche altra risata sui condizionali della Gelmini o, perché no, sull’inglese di La Russa, quasi ci fosse una sorta di sindrome di Stoccolma che preclude ai cittadini l’opportunità di ricominciare a vivere.


A un certo giornalismo questo piace. Piace perché ridere del passato, quanto meno, distoglie l’attenzione dal presente, piace perché questo Monti, in giacca e cravatta, ha un suo fascino retrò. Ce lo si immagina a giocare a golf, portare a spasso il cane, discutere con l’amico Napolitano.  Ah sì, c’è anche lui, Napolitano, ringraziato da tutti e osannato per la scelta di invitare il premier a fare un passo indietro.

Come lui c’è da ringraziare Bersani, oppositore incallito che è probabilmente convinto di aver persuaso, con le sue continue richieste di dimissioni, Berlusconi. “L’abbiamo preso per sfinimento”, avrà gongolato tra sé e sé la sera della conferenza. Oppure potremmo semplicemente ringraziare il gruppo Bilderberg (del cui comitato direttivo Monti è membro), la commissione trilaterale (di cui è presidente europeo), Goldman Sachs (di cui è international advisor), il rischio default, il debito pubblico e le banche, sempre presenti (anche nel governo Monti, eh? Passera, nuovo ministro ad interim dello sviluppo economico ha lasciato il posto di consigliere delegato di Intesa Sanpaolo per l’incarico), che hanno dato uno scossone notevole alle istituzioni.

E il paradosso di questa nuova realtà è che il panorama dei (pochi) dissidenti si è arricchito di quei violinisti che ancora suonavano mentre la nave berlusconiana affondava. Capita di sentire, per esempio, il 16/11/2011 Giuliano Ferrara tuonare contro il governo tecnico, a sostegno della democrazia (fonte). Poco importa quali siano le motivazioni che lo spingono, le vie della verità sono infinite. L’elefantino cita il New York Times  e la sua descrizione di una certa operazione politica non appare una totale sciocchezza. Lo sostiene anche l’Herald Tribune, versione internazionale del New York Times, in un articolo intitolato “Il capo della banca rifiuta le richieste d’aiuto dell’Eurozona” (fonte):

If the collapse of the euro seemed imminent, the central bank would become lender of last resort to countries like Italy, many analysts say. But the bank seems to be far from that point and instead is insisting that countries take steps to cut budget deficits and improve their economic performance

Che tradotto significa:

Molti analisti sostengono che se il collasso dell’euro sembrasse imminente la banca centrale diventerebbe prestatore di ultima istanza per stati come l’Italia. Ma la banca sembra molto lontana da quel punto e sta insistendo, invece, affinché quelle nazioni prendano provvedimenti per tagliare i deficit del budget e migliorino le proprie prestazioni economiche”

Cos’è un prestatore di ultima istanza? È sufficiente una breve ricerca su Google. Il primo link che appare ci collega a una pagina di wikipedia. Leggendo:

Un prestatore di ultima istanza è una istituzione disposta a concedere credito quando nessun altro lo fa. In origine il termine si riferiva a un’istituzione finanziaria di riserva che si faceva garante in ultima istanza per banche o altre istituzioni definite; nella maggior parte dei casi si trattava della banca centrale di un paese. Lo scopo del finanziamento e del finanziatore è prevenire il collasso delle istituzioni che stanno attraversando difficoltà finanziarie, spesso vicine al tracollo.

E ancora:

“Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha la funzione di prestatore di ultima istanza per quelle istituzioni che non riescono ad ottenere credito altrimenti e il cui collasso avrebbe serie implicazioni per l’economia. Nel Regno Unito e in Nuova Zelanda, il ruolo di prestatore di ultima istanza è ricoperto dalle rispettive banche centrali nazionali, la Banca d’Inghilterra e la Reserve Bank of New Zealand.

Questi argomenti validi, purtroppo, perdono credibilità nel momento in cui a pronunciarli sono quelle stesse persone, che erano fermamente convinte che Ruby fosse la nipote dell’ex capo di stato Egiziano Hosni Mubarak. Bisognerebbe, però, imparare ad andare oltre l’interlocutore, a soffermarsi sul discorso per giudicarlo in quanto tale.

Facciamo un altro esempio. Quando Alfonso Luigi Marra fa sfilare showgirl nude per promuovere i suoi libri sullo strategismo sentimentale ci viene da ridere. Perché si tratta di una situazione assurda, paradossale. Le starlette  che con il seno scoperto discutono di tecnicismi macroeconomici rappresentano davvero il colmo. Se però, anziché lasciare esaurire quell’ilarità in una risata vuota, cercassimo di capire esattamente che cosa sia questo fantomatico signoraggio, magari con la solita, banale ricerca su Internet, verremmo probabilmente a sapere che l’Italia NON ha una banca nazionale, pubblica, preposta all’emissione di moneta per conto del ministero dell’economia, ma una BANCA CENTRALE, una società per azioni, che aderisce al sistema europeo delle banche centrali,  le cui quote sono detenute da altre banche private, che stampa denaro e LO PRESTA allo stato, in cambio dei cosiddetti titoli di stato, sui quali vanno pagati gli interessi.

E a quel punto il cittadino potrebbe domandarsi chi sia il reale proprietario del denaro. Anche perché è palese che esso non nasca di proprietà dello stato ma di alcuni privati.

Lo disse anche Tremonti, in un momento di onesta lucidità
httpv://www.youtube.com/watch?v=HVVa–bZIa0

Gli stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria e consentono che al fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale, parallela, fondata su nulla. È quello che ha causato la crisi. Ha ragione il presidente americano, quello che va fatto, quello che farei è … più stato, più decisamente”

Il problema esiste. Non lo si può semplicemente considerare come l’ennesimo espediente dei berluscones per riesumare il patriarca. Soprattutto non si può celebrare la figura di Monti e soffocare nel livore tutte le prese di posizione di una certa stampa, che per quanto deludente sia stata finora, potrebbe comunque rivelarsi funzionale agli interessi dei cittadini, magari denunciando inconsapevolmente dei meccanismi a lungo taciuti. Ovviamente sarebbe sbagliato riporre cieca fiducia in quegli organi pro-regime che, per usare un’espressione di Marco Travaglio, “ci pisciano addosso e ci dicono che piove”, ma magari guardare con occhio critico ai presunti idoli, domandandosi sempre il perché di determinate scelte, del silenzio che copre certi temi. Senza dare nulla per scontato.

Il debito pubblico è sanabile?
È possibile che l’emissione del denaro sia un business?

Prima di stendere il tappeto rosso ai tecnici, potremmo cominciare da qui.

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15 pensieri su “Questo è un articolo impopolare.

  1. Il debito pubblico potrebbe essere sanato velocemente e senza intaccare le già precarie condizioni dei cittadini che pagano le “troppe” tasse. Basterebbe ridisegnare il governo, basterebbe che i politici e la classe dirigente adeguasse i loro stipendi a quelli del resto dei paesi delle comunità europee. Ma questa è una soluzione che viene attentamente evitata, sebbene sia paventata spesso da molti cittadini onesti, i politici e il governo tecnico fa orecchio da mercante e prosegue nella solita direzione….. Non si finirà troppo bene di questo passo!!!!!

    • hai risposto di istinto senza usare la ragione…!!!
      eppure nell’articolo si viene invitati ad usare google per trovare le risposte…!!!
      il debito non e’ sanabile in nessun caso fin quando la moneta non tornera’ di proprieta’ dello stato che dovrebbe esser sovrano e non verra’ eliminato il signoraggio bancario!!!!
      se solo vi informaste capireste che la cosa non e’ un opinione ma e’ matematica…vale a dire che e’ maticamente impossibile estinguere un debito per uno stato fin quando sara’ emessa dalle banche centrali la moneta debito!!!!

  2. Anche tu hai risposto d’ istinto….. non hai letto il passaggio in cui dico che bisogna ridisegnare il governo: vale a dire RICOMINCIARE TUTTO, compreso il “piccolo” particolare di cui tu parli. Ovviamente persone oneste e ben intenzionate a risollevare le sorti di tutti, e non solo a rimpinguare le sue tasche…. si occuperebbe in primis di ciò che urge….

  3. BASTAAAAAAAAAAAAA! E’ DAL ’68 CHE CERCO INUTILMENTE DI CAPIRE E COMBATTERE IL POTERE. NON VOGLIO FARE LA FINE DEL GRANDE LUCIO MAGRI: O PROPOSTE COSTRUTTIVE O NIENTE. E’ TROPPO FACILE L’ARTE DI CRITICARE

  4. MI riferisco al governo da creare, uno nuovo e soprattutto fatto dal popolo che sa cosa vuol dire fatica e nn da politici mangiasoldi o da banchieri!!!!!

    • quindi fare cio’ che ha fatto l’islanda…ovvero fare un vero governo popolare…arrestare tutti i bankieri e quindi per l’italia significherebbe uscire dall’euro e riprendendoci la totale sovranita’ della nostra moneta…!!!!

  5. Qualcuno sa spiegarmi questo discorso della privatizzazione della moneta?
    E’ da qualche giorno che leggo articoli diversi qua e là e viene sempre fuori che la moneta ora è di PROPRIETA’ delle banche (BCE in particolare), ma dallo statuto sulle banche centrali riportato nel trattato di Maastricht leggo diversamente, e cioè che gli stati hanno delegato la stampa della moneta alla BCE, ma ne mantengono la proprietà, tanto che gli utili da signoraggio vengono ripartiti tra gli stati in base alla quota di partecipazione di ognuno.

    Visto che qui ne parla anche Tremonti mi piacerebbe capire meglio.

    • bella domanda….ora dovresti andarti a vedere le partecipazioni dello stato in bankitalia e nella bce…e tutto ti sara’ piu’ chiaro!!!;-)

      • ok, nel trattato di Lisbona mi pare che non si dica niente di più di quello di Maastricht riguardo alle banche centrali, ma rileggendo probabilmente avevo interpretato male io qualcosa già da prima.
        Correggimi se sbaglio ma da quanto ho capito, sebbene lo stato italiano riceva la maggior parte degli utili da signoraggio di bankitalia (dal 60 all’80%) e sebbene quest’ultima abbia il 12,5% delle quote della bce (e, almeno rispetto agli altri stati, non mi sembra poco visto che è la terza dopo germania e francia), la gestione monetaria è tutta in mano alla bce che agisce autonomamente.

  6. Alfonso Luigi Marra, dopo il convegno al teatro Quirino di Roma del 26 novembre, è stato ospite di Giuseppe Cruciani su Radio24 a “La zanzara” del 28/11711 su signoraggio e lotta alle banche.

    Il link per riascoltare la trasmissione:

  7. Dunque ragazzi, il problema del debito pubblico, a mio parere, si potrebbe risolvere immediatamente sostituendo la banca centrale con una banca nazionale che stampi moneta di proprietà dei cittadini. D’altro canto non colgo la natura di quest’imposizione da parte dell’Unione Europea e, soprattutto, forse per ignoranza in materia di diritto, non vedo le ragioni che semplificherebbero una gestione “privata” dell’emissione del denaro.
    Credo che non si possa continuare a lungo in un regime
    economico debitocratico in cui ad ogni stato tocca mettersi all’asta. Il governo Monti non mi sembra né una soluzione democratica né in generale una soluzione , soprattutto nel momento in cui si impegna ad attuare quelle medesime inique riforme che Silvio Berlusconi aveva inserito nella lettera all’Europa. E poi l’ICI sulla prima casa? Senza patrimoniale? Sul serio? Speriamo sia uno scherzo. I tagli ai costi della politica? Quali? Quelli al sistema dei vitalizi dei FUTURI senatori al quale, però, dovrebbero acconsentire anche i parlamentari e i cui benefici si vedrebbero tra quanto? Trent’anni?( e sempre sperando che il provvedimento venga approvato). Allora no, non bisogna essere qualunquisti, però occorre cominciare ad aprire gli occhi senza idolatrare la sobrietà e il decoro di certi personaggi politici, indipendentemente dall’operato. Vi invito ad ascoltare il discorso di Nigel Farage, eurodeputato inglese che ha definito il nuovo governo italiano un governo fantoccio al pari di quello greco e il signor Mario Monti “un ex-commissario europeo, un architetto di questo euro-disastro”. Ne avesse parlato un telegiornale, UNO. Su questo si dovrebbe riflettere. Vi ringrazio per la lettura.

  8. Per quanto riguarda il tema del Signoraggio, è triste che Marra debba ricorrere al sedere di Sara Tommasi per promuoverne la causa ma magari certi giornalisti, anziché descrivere la manifestazione del 26 Novembre come un trionfo di tette e culi, avrebbero potuto spiegarne la motivazione nei propri articoli…

  9. “Se la gente capisse la natura del nostro sistema monetario e creditizio, credo che avremmo una rivoluzione entro domani mattina” (Henry Ford).
    Questo un’ottantina di anni fa. La verità è che viviamo tutti in un terno compromesso, ma chi muove davvero i fili è troppo furbo e potente per esporsi alla pubblica piazza. Noi, giustamente, aggrediamo i dirigenti politici, ma il vero problema sono i padroni dei nostri padroni.

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