Un'Italiana a Bruxelles: a cena fuori

“Stasera andiamo a cena fuori per festeggiare il mio nuovo lavoro”, esordisce il mio dolce fidanzato intorno alle 20.30 di sabato sera… Una doccia veloce, un paio di orecchini per darmi un tono d’eleganza e una passeggiata svelta verso un famoso ristorante consigliato da un’amica.

“La cuisine est fermée”, ribatte con un sorriso seccato un distinto cameriere, quasi a voler rimarcare l’ovvietà di una cucina chiusa alle nove e mezza di sera. Scopriamo così la caratteristica principale che accomuna la maggior parte dei “resto” bruxellesi e li differenzia dalle cosiddette “brasserie” e dai “bistrot”, dove anche i più ritardatari e meno organizzati hanno la possibilità di trovare del cibo fino a tardi.

Incappiamo in un locale dall’apparenza signorile e sofisticata, con enormi lampadari in stile Luigi XIV, sgargianti maioliche fiorite alle pareti e arredi in marmo e legno scuro. Ci viene incontro un giovane garzone in completo da sposo che ci accompagna verso un minuscolo tavolino non troppo pulito e sprovvisto di tovaglia, affiancato da una rigogliosa pianta di plastica impolverata che d’improvviso cancella l’ostentata raffinatezza del locale. A rimetterci definitivamente a nostro agio uno sguardo al terrificante pavimento con piccole mattonelle bianche e azzurrine disegnate con strisciate di sporco e un cameriere impacciato che dopo un’incomprensibile glorificazione francese di una bottiglia di vino ci riempie i bicchieri colorando di gocce rosse i tovaglioli di carta avvolti attorno alle posate.

Anche questo è Bruxelles… Con locali chic e luridi allo stesso tempo, dove l’HACCP è considerata l’errata trascrizione del gruppo musicale dei “Fedeli alla linea”. Con camerieri sprovvisti di taccuino che possono tornare anche cinque volte al tavolo per richiederti cosa vuoi da mangiare. Con bagni sotto terra e due rampe di scale per raggiungerli e con tanti cari saluti ai disabili e alle leggi che dovrebbero rendere la loro vita più facile. Con cataste di sacchi d’immondizia a fianco dell’interminabile fila all’ingresso della discoteca più famosa della città, dove il profumo della ragazze in abito da sera che attendono in coda si mescola all’olezzo rilasciato dai bustoni bianchi.

Contraddittorie immagini di vita vissuta, per un Belgio che alle volte stenta davvero a conformarsi all’immagine diligente e ordinata che tipicamente caratterizza un Paese nordeuropeo.