Noi, batteri che produciamo tossine

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova autrice su Camminando Scalzi

Mi chiamo Sara. Sara e basta. Vivo nello squallido nord Italia: squallido perché la mia città non sa essere accogliente e amichevole con me. Vorrei andarmene a sud, nel bellissimo meridione; non ci sono mai stata, sarà perché non mi è stato “insegnato” a viaggiare o sarà perché non ho mai saputo cogliere l’occasione per fuggire laggiù. So solo che mi piacerebbe tanto compiere un viaggio nel meridione, una sorta di peregrinazione, per conoscere posti nuovi e gente apparentemente diversa da quella del nord. 
Son giovane, frequento ancora le superiori. In futuro mi piacerebbe proseguire gli studi, ma non ho ancora le idee ben chiare per decidere che facoltà intraprendere. Quel che voglio dalla vita è un enigma! Non è facile saperlo e di certo non lo si può capire attraverso una stupida domanda: “Sara, che vuoi fare da grande?”. La sicurezza sa essere soltanto amica delle mie passioni, per fortuna! Mi piace molto capire come gira il mondo, quindi tenermi informata attraverso i quotidiani; mi piace anche leggere (mi perdo soprattutto nei romanzi ottocenteschi) e scrivere poesie e critiche contro la vita moderna (sì, son complicata, lo so!). 
Beh, questa era ed è Sara, quella ragazza che spera di poter farvi capire sé stessa attraverso articoli scritti con un infinito amore per la parola. Spero di cuore di poter rendere questo mondo contorto quel mondo agognato da milioni di persone umili quanto me.[/stextbox]

Mi capita molto spesso di domandarmi vanamente quand’è che finirà quest’evo disastroso. Quand’è che si fermeranno le automobili, i tram e i treni, e quand’è che si andrà a scuola e al lavoro su carri trainati da cavalli, in bicicletta o a piedi. Quand’è che si smetterà di scavare a terra per ricercare quel fottuto oro nero che sfrutta i paesi indigenti e soddisfa la sete di capitalismo dei paesi occidentali. Quand’è che si attueranno politiche le cui prassi si fondano su principi sani e consapevoli. Quand’è che la gente accetterà di aver sbagliato per anni e accoglierà nuovi stili di vita capaci di rispettare sia il mondo civile che quello naturale. Già, io mi chiedo tutto questo, voi no?

Io ho paura di quest’era. Non sono disperata, non credo che la disperazione possa essere di qualche aiuto; come disse Al Gore, essa è solo un modo per cui nutrire maggior negligenza poiché c’è sempre un margine di speranza dietro a ogni errore, grande o piccolo che sia. Ho soltanto il timore che niente di tutto questo, che io chiamo “sporcizia del ventunesimo secolo“, si fermi. O meglio, che nessuno lo fermi. Ho il presentimento che veramente poche persone sappiano che peso ha la Natura su di noi e di cosa essa ha realmente bisogno dalle società umane. Lo possiamo vedere nella politica: esiste qualche partito che mette alla base delle proprie utopie il rispetto per l’ambiente? Non credo, perlomeno non che io sappia. La politica attuale non conosce limiti e nemmeno prova a imporseli, attua sbadatamente leggi insensate come se si trovasse continuamente sotto l’effetto di narcotici; le sue ideologie sono animate da un incomprensibile amore per la ricchezza materiale e la potenza monarchica. I politici attuano e ci persuadono che la vita migliore sia quella da loro tracciata: non c’è niente di meglio che città moderne, fabbriche megagalattiche e inquinanti, centrali nucleari ben piazzate su tutto il territorio, automobili moderne, e così via. Ma tra tutto questo dov’è il riguardo verso l’ambiente naturale? Perché si pensa che una vita occidentalizzata (= moderna) debba essere per forza il modello da seguire? Perché – cazzo – nessuno si ferma e decide di attuare un cambiamento radicale capace di rimanere per sempre fedele alle leggi della Natura? Stiamo inconsapevolmente (ma anche consapevolmente) distruggendo il nostro nido. Ma… che faremo quando non ci sarà più luogo di riparo per noi?

Non sono naturalista o fanatica di Greenpeace, sono solo eco-consapevole. Non serve per forza tornare a vivere come facevano gli uomini delle caverne, non serve chiudere ogni fabbrica produttrice di sostanze inquinanti. Non chiederei mai di fare questi sforzi, perché so benissimo che una notevole percentuale delle società mondiali li declinerebbe ferocemente. Penso che basterebbe soltanto che venissero incentivati gli studi nel campo delle energie rinnovabili, e che le politiche e le società divenissero più consapevoli del fatto che la Natura esige rispetto e amore dai suoi figli; la cosa più buffa di tutto questo è che noi – figli – siamo degli “invincibili batteri” che, purtroppo, non fanno altro che produrre un’incalcolabile quantità di tossine altamente dannose per la madre.

Ehi, ma… non vi sentite un po’ in colpa?

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Blog personale dell’autrice: www.saravox.wordpress.com

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Un pensiero su “Noi, batteri che produciamo tossine

  1. Bell’articolo, interessante e ben scritto, ma se mi permetti, risente ancora di alcune idee utopistiche proprie della giovane età.
    Non mi dilungo sulla natura umana, che ritengo pessimamente involuta, e che è chiaramente la causa di tutti i problemi che citi.
    Volevo solo farti notare che la Natura (apprezzo il fatto che tu lo scriva con la maiuscola) non ha necessariamente “bisogno” di noi (in realtà sì, ma è un altro lungo discorso). Semmai siamo noi che abbiamo bisogno di lei. Quindi questo spirito naturalistico di rispetto per la Natura, non deve nascere da una consapevolezza e una presa di coscienza. Ovviamente sarebbe meglio, ma è irreale, utopistico, appunto. Questo spirito deve nascere da una NECESSITA’ PRATICA. Dobbiamo imparare a rispettare il mondo che ci circorda perché È L’UNICA CASA CHE ABBIAMO, al momento.
    Le uniche persone che possono permettersi di non curarsi della Natura, sono quelle che non hanno interesse a sopravvivere.
    Tutti questi concetti sono meglio riassunti dal rimpianto George Carlin:

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