Cronache di ordinario razzismo

Nel giro di pochi giorni, due fatti di cronaca hanno tristemente meritato gli onori delle prime pagine dei giornali. Con buona pace degli amanti dei plastici, in nessuno dei due casi c’è di mezzo un omicidio di una ragazza in una villetta. Forse proprio per questo, a entrambe le notizie, è concesso di risuonare nelle TV per non più di qualche volta, per poi addentrarsi nell’oblio. Stiamo parlando di quanto accaduto sabato a Torino e martedì a Firenze. Torino e Firenze, due fiori all’occhiello dell’Italia civile e colta. Evidentemente non immuni alla xenofobia e all’odio razziale. È bene fermarsi a riflettere su quanto accaduto senza trincerarsi dietro la generica definizione di “folle tragedia”.

Di razzismo se ne parla sempre troppo poco, specialmente in proporzione alla diffusione di questa piaga nella società. Fanno notizia per qualche ora i fischi rivolti negli stadi ai giocatori neri, ma in fin dei conti, deandreanamente (mi si passi il termine), ci si costerna, ci si indigna, ci si impegna e poi si getta la spugna, prima di tutto quella mediatica. È difficile, fa paura, ma è palese che del razzismo siamo tutti impregnati. Intere generazioni sono cresciute con l’incubo degli zingari che rubano i bambini, degli albanesi che rubano il portafoglio, dei marocchini che spacciano e degli extracomunitari che aggrediscono le donne la sera. Un discorso a parte meriterebbe l’analisi dell’utilizzo del termine “extracomunitari”, che dall’ambito squisitamente geopolitico ed economico è diventato un gradino di un’orribile scala di rispettabilità delle persone, non di rado uno degli ultimi. Sono interessanti  le dichiarazioni di Sandra (nome fittizio), la ragazza di Torino che ha inventato la balla dello stupro subito da parte dei rom. In un’intervista a Repubblica, ecco cosa risponde alla domanda sul perché abbia scelto proprio i rom del campo vicino a casa sua come finti aggressori: “Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c´erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c´erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così”. L’equazione “straniero = delinquente” è scolpita nella mente. Nessuno intende giustificare o chiudere un occhio sui furti -se e quando commessi- ma se quello di Sandra non è razzismo, allora ci spieghi cos’è. Vogliamo chiamarlo “vendetta etnica”? Se non è zuppa è pan bagnato. Non si tratta di puntare l’indice contro di lei, che si spera possa almeno imparare qualcosa dalla vicenda. Tuttavia, è impressionante la facilità con cui la scintilla dell’odio si sia propagata, dalla mente di Sandra, alle torce della fiaccolata di protesta di sabato sera, per finire nel rogo del campo rom per opera degli immancabili criminali.

Diverso nei modi, ma della stessa natura, il caso di Firenze. Qui, in circostanze tragicamente più semplici, un pazzo ha deciso di sparare a vista ai senegalesi, iniziando in periferia per finire nel cuore del centro storico, prima di suicidarsi vistosi assediato dalla polizia. Il fatto che il folle criminale fosse un dichiarato neofascista, simpatizzante di Casa Pound, non restringe in alcun modo la gravità della vicenda e la cerchia di responsabilità morale. Fin troppo semplice ripararsi dietro il paravento dell’estremismo di Casseri, questo il nome dell’omicida-suicida. Piuttosto, è d’obbligo domandarsi come e perché certe indoli certamente non ordinarie possano condurre a comportamenti tali. È perfino superfluo sottolineare come il razzismo e la xenofobia abbiano trovato sempre più spazio negli ultimi anni nelle discussioni politiche, da quelle in Transatlantico a quelle al bar. Quando si arriva a proporre di sparare ai barconi, di riservare alcune carrozze della metropolitana agli stranieri, di istituire ronde di quartiere (proposta, questa, malauguratamente realizzata), in breve, di perseguire i più biechi istinti di discriminazione e intolleranza, senza che si registrino reazioni diverse dall’indignazione e dalla costernazione di cui sopra, è automatico che l’asticella della civiltà si muova verso il basso. La responsabilità materiale della morte dei senegalesi di Firenze, dell’incendio del campo nomadi di Torino, dei fischi allo stadio verso i giocatori neri, non grava certamente sulle spalle della Lega. D’altro canto, il movimento politico di Umberto Bossi & Co. è servito da apripista e cassa di amplificazione per il generale sdoganamento dell’intolleranza etnica e razziale. Troppe volte idee barbare e malsane sono state archiviate come folklore e frettolosamente accantonate nel mucchio delle fesserie senza conseguenze. La stessa sorte che probabilmente toccherà agli abietti commenti che fioccano sui forum di estrema destra in riferimento agli omicidi di Firenze. Magari qualcuno di questi animali finirà anche davanti al giudice, ma nella coscienza dell’opinione pubblica “questi sono fascisti, è un caso isolato”. Finita lì.

La goccia scava la roccia e oggi ci troviamo di fronte a una voragine di ignoranza che mina la civiltà e la modernità della nostra società. Per questo motivo, prima che i riflettori si spengano e i commenti si esauriscano, vale la pena chiedere: l’Italia si scopre razzista, o lo ha sempre saputo?

P.S.: Il titolo di questo articolo richiama volontariamente il nome di un sito di cui è caldamente consigliata la visita. Se la costruzione di una cultura di accoglienza trovasse la stessa rilevanza mediatica della bestialità, probabilmente non ci sarebbe bisogno di scrivere pagine come questa.

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3 pensieri su “Cronache di ordinario razzismo

  1. Chiedo scusa fin da subito se sarò prolissa……
    è uno dei miei (tanti) difetti!
    cercherò di fare in fretta!!!
    Dunque, inizialmente, quando ho letto il titolo del tuo articolo, il primo pensiero è stato che fosse inaccettabile usare l’aggettivo ordinario, data l’assurdità ed enormità di questi due episodi.
    Avrei scelto un (secondo me) più appropriato stra-ordinario.
    L’idea che episodi del genere possano essere considerati ordinari mi fa rabbrividire, mi terrorizza e mi fa vergognare di appartenere alla specie umana.
    C’è il rischio di confondere l’ordinario con il normale, con il consentito, possibile, lecito. Regolare.
    (brivido lungo la schiena……)
    Episodi del genere non sono “normali”, ma scandalosi e ributtanti, disgustosi e tremendi.
    Però, arrivata in fondo all’articolo, mi sono resa conto di essere d’accordo con te, di aver capito quanto il razzismo possa essere considerato una condizione ordinaria (anche se, in qualche modo e per qualcuno, inconsapevole).
    Penso di aver capito il paradosso geniale del titolo, quel paradosso che mi ha stimolato ad approfondire la riflessione.
    Il razzismo, che sembrava ormai una questione superata per sempre dall’uomo contemporaneo, dopo le terribili mostruosità del passato, è invece più che mai attualissimo.
    Ma non solo attuale…anche ordinario, instillato di giorno in giorno e goccia a goccia nel subconscio collettivo, attraverso un linguaggio razzista, un pensiero razzista, una politica razzista, un’educazione razzista, un tg razzista, uno slogan razzista, una mentalità razzista.
    Dobbiamo lottare ancora tanto contro i grandi mostri del’umanità.
    Dobbiamo ancora raggiungere una vera evoluzione spirituale, intellettiva ed umana.
    Dobbiamo ancora camminare tanto per arrivare al grande traguardo di essere un’ umanità umana.
    Dobbiamo sempre tenere la memoria vigile e non dimenticare l’orrore per poterlo evitare in futuro.
    Ed educarci, nel migliore dei modi possibili.
    grazie per questo articolo.

  2. Ti ringrazio per il tuo commento. La diffusione del razzismo nella nostra società è capillare anche per colpa nostra, che in fondo abbiamo sottovalutato il problema, pensando che si risolvesse da solo o, peggio, fosse archiviato. Non c’è altro modo di combattere le discriminazioni che attraverso la cultura e l’educazione. È per questo motivo che occorrono generazioni intere per cambiare le cose in meglio ma basta poco tempo per precipitare nella barbarie.

  3. basta davvero poco per precipitare, è vero.
    questi episodi non possono essere sottovalutati, nè da noi cittadini nè dalle Istituzioni.
    Abbiamo già visto in passato che nei periodi critici e difficili (proprio come quello che stiamo vivendo in questi anni) trovare un capro espiatorio è il primo passo per la catastrofe.

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