Un uno-due da togliere il fiato: Cosentino salvo, il Porcellum anche

In un attimo, il muro che pensavamo di aver costruito fra noi e l’era berlusconiana, in cui il sentimento politico più comune era la vergogna, si è rivelato per quello che è: un impalpabile velo, fatto di sogni. La Camera ha negato l’autorizzazione all’arresto di Nick o’ mericano, al secolo Nicola Cosentino, accusato dalla procura di Napoli di essere il referente politico del clan dei Casalesi.
Le immagini immediatamente successive alla proclamazione dell’esito della votazione entrano di diritto nell’antologia di perle di questa legislatura, peraltro già nutrita. L‘esultanza dei colleghi di Cosentino, che si affannano per congratularsi con lui, è l’ennesima beffa per il popolo italiano. Chissà cosa si saranno detti Nicola Cosentino e Alfonso Papa (a piede libero dal 23 dicembre) durante il loro abbraccio. Adesso ci tocca anche ascoltare le patetiche giustificazioni a sostegno dell'”un due tre libera tutti”, con folle di complici che si affrettano a spernacchiare le motivazioni sulla richiesta di arresto del compare. Di fatto, il messaggio che il Parlamento manda al paese è che Cosentino, e con lui chiunque approfitti del potere conferitogli dal popolo, è un perseguitato politico. L’aspetto più spiacevole non è neanche la motivazione politica della votazione: Cosentino non è stato salvato perché “uno in più è meglio che uno in meno”, ma perché molti degli spingibottoni che lo hanno mantenuto libero sperano di non doversi mai trovare nei suoi panni.
Se poi uno volesse concentrarsi solo sui giochi politici, fa ridere Bossi che afferma che “la Lega non è mai stata forcaiola”, come se il cappio in aula non l’avessero introdotto loro e se, soprattutto, permettere che la giustizia faccia il suo corso fosse essere forcaioli. Fanno piangere i radicali, con la loro ennesima esibizione di non si capisce bene cosa, evidentemente più impegnati a fare rumore per sostenere le proprie cause che a riflettere.

Chi sperava in una bella giornata sul piano politico si è visto bastonato due volte. L’indignazione per quanto avvenuto alla Camera si è infatti accompagnata alla delusione per la bocciatura dei quesiti referendari sulla legge elettorale da parte della Corte Costituzionale. Le ragioni che hanno spinto i giudici a una tale decisione saranno note quando sarà depositata la sentenza, ma intanto il milione e duecentomila persone che avevano firmato per i due referendum, e con essi molti altri, si trovano scippati di un’occasione per rimediare a una porcheria che di fatto azzoppa la democrazia in Italia, o perlomeno di far sentire il loro fiato sul collo ai loro ahimé rappresentanti politici. Oltre al danno la beffa, perché è inverosimile che per via parlamentare veda la luce una riforma dell’attuale legge elettorale che sia qualcosa di diverso dall’ennesima museruola agli elettori.
Dopo un tale uno-due istituzionale, non resta che cercare di riprendere il fiato, meditare e continuare il conto alla rovescia per la fine della legislatura, nell’ormai antica speranza che la prossima non somigli all’attuale. Almeno ci resta l’ironia: nello stesso giorno Nicola Cosentino e i giudici ci hanno fatto male contemporaneamente. Chi se lo aspettava?

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