Mi dia un Ibrahimovic: pacchetto completo

Zlatan Ibrahimovic, nato a Malmo il tre ottobre del 1981 è senza dubbio uno dei migliori giocatori del mondo. Dotato di un talento sopraffino e di un fisico imponente, riesce a riassumere in un solo giocatore classe e potenza. Per questi ed altri motivi è nella top-five mondiale. Ma perchè allora ha così tanti detrattori? Perchè è antipatico a tanti ed è spesso nell’occhio del ciclone? Semplice. Il buon Zlatan ha un rovescio della medaglia: il suo carattere bizzoso ed eccessivamente impulsivo che lo porta a compiere gesti inconsulti e diciamolo…tremendamente antisportivi. Ricordiamo i suoi numeri in positivo e negativo, per avere un quadro completo. Ibrahimovic ha vinto lo scudetto ogni anno, in tutte le squadre in cui ha giocato (Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan), segnando con una media impressionante (oltre un gol ogni due partite) e portando a casa per sei volte il Guldbollen (premio assegnato al miglior giocatore svedese). D’altro canto però ha collezionato ben otto espulsioni, quasi tutte per stupidaggini commesse in campo.

Cominciò la sua serie di “follie” con la maglia della Juventus, il venti aprile del 2005, quando rifila un colpo proibito all’interista Cordoba che gli costa tre giornate di squalifica con la prova televisiva (ma i piemontesi ottengono tre vittorie in sua assenza). Prosegue sempre in bianconero contro il Bayern Monaco in Champions League il due novembre 2005, uscendo per doppia ammonizione saltando solo una partita (vinta dai suoi compagni). In nerazzurro sfoggia il peggio di lui, con tre espulsioni in tre mesi: il ventisette settembre 2006 ancora col Bayern viene cacciato per doppia ammonizione, il dodici novembre contro il Parma e due settimane dopo contro la Lazio per comportamento non regolamentare (allo stadio Olimpico calcia un pallone mentre l’arbitro fischia la fine del primo tempo). L’Inter però in sua assenza le vince tutte. Passiamo al Barcellona: il sei novembre 2010 il team di Guardiola sta vincendo ma lui rifila un calcio ad un avversario a terra e il giudice sportivo lo ferma per un turno (il Barca vinse nel turno successivo). Arriviamo ai tempo recenti: prima il cazzotto allo stomaco a Marco Rossi del Bari (tre giornate ridotte a due in appello, con una vittoria ed una sconfitta per il Milan), poi gli insulti al guardalinee a Firenze (tre giornate e tre vittorie rossonere, compreso il decisivo derby che vale il diciottesimo scudetto) ed infine lo schiaffo ad Aronica.

Cosa si evince da tutto ciò? Innanzitutto che scaramanticamente parlando è un bene quando è squalificato, ma tornando seri è palese il suo non sapersi controllare e cadere spesso in comportamenti deprecabili. C’è chi tira in ballo il suo essere di origine slava, ma sarebbe pretestuoso e stupido sostenere che sia per quello. Vero è però che un ragazzo nato e cresciuto in Svezia che passa l’adolescenza a rubare biciclette, litigare con tutti (amici, nemici, allenatori) e tifare contro la nazionale svedese in quanto nelle altre ci sono giocatori che gli piacciono di più (come racconta lui stesso nella sua autobiografia) sicuramente lo rende perlomeno diverso dal tipico stereotipo dello svedese. La realtà è che se una squadra compra un giocatore del genere deve essere disposta ad accettare i due volti del ragazzo: il talento cristallino ed il carattere ingestibile. Il pacchetto completo in pratica. Non c’è da stupirsi se “Ibra” realizza reti straordinarie, calciando con una potenza inaudita e scagliando il pallone alle spalle degli estremi difensori avversari, ma purtroppo per lui non bisogna stupirsi nemmeno se rifila uno schiaffo in maniera del tutto gratuita e stupida ad un avversario. “You can leave the ghetto, but the ghetto never leaves you”: questa è una frase che Ibrahimovic cita molte volte e si sposa perfettamente con il suo modus operandi. C’è poco da fare, chi nasce tondo non muore quadro. Finchè giocherà lo svedese di origine bosniaca continuerà a riempire le prime pagine dei quotidiani sportivi, nel bene e nel male. Lui è “Ibra”.

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