Atene o Sparta

[stextbox id=”custom” big=”true”]Un nuovo autore su Camminando Scalzi.

L’articolo di oggi è scritto da Alex Scardina, alla sua prima collaborazione sul blog. Lasciamo che si presenti da solo:

Scardina Alex, classe ’85, un grande, vista la mia nascita. Vivo nella mia natale Vignola dove, dal febbraio 2009, collaboro con la Fondazione di Vignola in qualità di guida storico-culturale. Mi sono laureato in storia dell’arte nel dicembre del 2008 presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Nella mia vita oltre a essere guida, scrivo: sul mio blog, VMGNews.net da 2 anni, per il settimanale modenese on-line DaBiceSiDice.it da un anno, mentre da dicembre 2008 a dicembre 2010 sono stato collaboratore della Gazzetta di Modena. Cos’altro dire? Sono impiegato presso un’agenzia ippica dal 2004…sembra un secolo fa! Segni particolari: ferrea volontà…c’è da scommetterci![/stextbox]

Il tempo in Grecia sembra essersi fermato. Un brusco stop, figlio di decisioni politiche, spesso populistiche, sbagliate maturate negli ultimi dieci anni. La popolazione, incolpevolmente chiamata a pagare per danni fatti dalla classe dirigente, è stremata; per molti il cibo è un miraggio. L’Europa tedesca, perché di fatto è l’intero continente ad essere stato commissariato dalla potente Prussia, ha imposto lacrime e sangue non badando all’effetto depressivo che che questo tipo di politica può avere su un paese. Ma la Grecia può scegliere! Certo, i costi da affrontare sarebbero differenti, ma la possibilità c’è; proseguire lungo il solco dettato dai tecnocrati, con annessi tagli a stipendi e pensioni, o il fallimento, vale a dire l’impossibilità di erogare qualsiasi emolumento. Ma c’è una terza via: rifarsi al proprio glorioso passato. Abbandonare il presente, visto il quadro appena riassunto, non sembra poi un’idea così malsana. Tornare ai tempi di Atene e Sparta, due modelli completamente diversi, ma per lungo tempo entrambi vincenti. Democrazia contro oligarchia; schiavitù o libertà, forza o astuzia, imperialismo economico o militare. Il futuro della Grecia potrebbe essere nascosto nelle proprie radici storico-culturali, bisognerebbe solo avere il coraggio di rimuovere la coltre di polvere che la nasconde. In ogni singola colonna del Partenone, in ogni parola di Aristotele, Platone e Pericle. I politici ellenici hanno provato a recuperare questo senso storico, ma loro unico, pessimo, risultato sono state le olimpiadi di Atene del 2004, l’inizio del disastro. E allora ecco un discorso che i greci di oggi vorrebbero sentir pronunciare, perché oggi più che mai attuale.

“Utilizziamo infatti un ordinamento politico che non imita le leggi dei popoli confinanti, dal momento che, anzi, siamo noi ad essere d’esempio per qualcuno, più che imitare gli altri. E di nome, per il fatto che non si governa nell’interesse di pochi ma di molti, è chiamato democrazia; per quanto riguarda le leggi per dirimere le controversie private, è presente per tutti lo stesso trattamento; per quanto poi riguarda la dignità, ciascuno viene preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo in cui sia stimato, non tanto per appartenenza ad un ceto sociale, quanto per valore; e per quanto riguarda poi la povertà, se qualcuno può apportare un beneficio alla città, non viene impedito dall’oscurità della sua condizione. Inoltre viviamo liberamente come cittadini nell’occuparci degli affari pubblici e nei confronti del sospetto che sorge nei confronti l’uno dell’altro dalle attività quotidiane, non adirandoci con il nostro vicino, se fa qualcosa per proprio piacere, né infliggendo umiliazioni, non dannose ma penose a vedersi. Trattando le faccende private, dunque, senza offenderci, a maggior ragione, per timore, non commettiamo illegalità nelle faccende pubbliche, dato che prestiamo obbedienza a coloro che di volta in volta sono al potere ed alle leggi e soprattutto a quante sono in vigore per portare aiuto contro le ingiustizie e quante, benché non siano scritte, comportano una vergogna riconosciuta da tutti.”
(discorso funebre di Pericle)

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