Questi (gol) fantasmi

Sabato 26 febbraio in Milan-Juventus si è verificato un episodio che ha fatto parlare molto. Sul punteggio di uno a zero per i rossoneri non è stato concesso un valido gol al ghanese Sulley Muntari, col pallone che aveva ampiamente varcato la linea di porta prima di essere respinto dal portiere juventino Buffon. Incredibilmente il guardalinee non ha notato nulla ed il gioco è andato avanti. Ora, non importa quanto sia finita la partita e nemmeno chi abbia subito un torto arbitrale. La questione centrale è l’utilizzo della tecnologia per dissipare i dubbi a proposito dei cosiddetti “gol fantasma”, ma non soltanto. Il presidente della Uefa Michel Platini si è detto contrario, così come il numero uno della Fifa Joseph Blatter, ma ultimamente sembra essersi aperto qualche spiraglio, specie per quanto concerne lo svizzero. Ma l’aiuto della moviola può davvero rendere migliore il calcio? Innanzitutto è da premettere che negli altri sport a livelli alti viene utlizzata. Nel basket l’istant-replay può essere richiesto anche dagli arbitri (un campionato venne deciso così, con un incredibile finale thrilling nella finale fra Milano e Bologna), nel football americano lo può chiedere un allenatore rinunciando ad un time-out in più, nel rugby c’è addirittura un arbitro che viene chiamato in causa solo durante controversie del genere.

Quali rimedi allora per il mondo pallonaro? Si parla di sperimentare i sensori nelle porte, come accade con buon successo nell’hockey su ghiaccio ed anche di istituire in pianta stabile i due arbitri dietro le porte (come accade per le sole competizioni europee). Passi avanti, senza dubbio, ma è ancora presto per far cantare vittoria ai seguaci di Aldo Biscardi. Eliminare le polemiche ed i sospetti in un mondo diventato fin troppo poco credibile dopo calciopoli sembra essere un motivo sufficiente per accogliere questa proposta, ma sono in tanti coloro che si oppongono a questa novità. Le loro ragioni sono comunque da ascoltare. C’è chi dice che in fondo le decisioni errate sono numericamente parlando nettamente inferiori a quelle corrette (ad esempio subito dopo il gol-fantasma di Muntari sono stati “visti bene” quelli di Sculli, Izco e soprattutto Borini) e che è proprio quello il bello del calcio, che è il sale della contesa. C’è chi (e anche io sono parte di costoro) storce un po’ il naso perchè romanticamente parlando pensa che se la moviola deve essere usata in Serie A allora bisognerebbe farlo anche in Terza Categoria (cosa irrealizzabile per ovvie ragioni) visto che le regole sono uguali indipendentemente da chi giochi e dove giochi. C’è anche chi dice che anche con l’uso della tecnologia le cose rimarrebbero inalterate e le polemiche rimarrebbero comunque (ma d’altra parte la frase “Non la vogliono altrimenti non possono più fare imbrogli” è fin troppo inflazionata.

Il dibattito è già molto acceso perchè indubbiamente siamo di fronte ad una questione tremendamente spinosa. Forse la cosa più democratica sarebbe davvero far decidere alla gente, capire cosa vuole il tifoso (che ricordiamolo…è colui che permette all’intero sistema calcistico mondiale di continuare ad andare avanti) ma non è certamente cosa facile. “Sperimentare” dovrebbe essere la parola d’ordine. Potrebbe andar male ma potrebbe anche andar bene e sinceramente nel calcio moderno per come vanno le cose un tentativo si potrebbe anche fare. Ne potrebbe beneficiare il senso di giustizia che radica in ogni tifoso (quando non è avvantaggiata la sua squadra magari….), i dirigenti delle varie federazioni che oramai hanno una credibilità pari alla mia ad un esame di fisica nucleare, ed anche gli arbitri, che eviterebbero clamorose figuracce ai fischietti (tipo questa, accaduta in America Centrale e che continua ad ispirare pura ilarità). Dite la vostra, che ne pensate riguardo alla moviola in campo?

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La Guzzanti di nuovo in TV!

DEO GRATIA!

Quindi da mercoledì 14 marzo torna finalmente, in prima serata alle 21:10 su LA7, l’eccezionale Sabina Guzzanti.

Calciata fuori dalla Rai nel 2003 dall’allora direttore generale Cattaneo, con una delle abilissime e furbissime mosse di stampo berlusconiano, dopo solo la prima puntata del suo nuovo spettacolo Raiot (originariamente pensato in sei puntate), Sabina si è data con capacità e successo al cinema. Viva Zapatero (2005) e Draquila – L’italia che trema (2010) sono due film-documentari che ricordano lo stile di Michael Moore (Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11), ma ha realizzato anche una gustosissima chicca meta-narrativa adorata da chiunque mastichi cinema, Le ragioni dell’aragosta (2007).

Ovviamente, a tutto questo ha affiancato il consueto lavoro in teatro, con vari tour, l’ultimo dei quali – Sì, sì, sì, oh sì – è veramente una summa completa del suo lavoro artistico e “reazionario”.
Ha dovuto lottare a denti stretti per anni, Sabina, con una forza e una determinazione ammirevoli, sempre sdegnata e arrabbiata per il modo in cui questo nostro paese è affondato nella melma per quasi due decenni. Ha portato in piazza tantissima gente e tantissimi argomenti, in modi non sempre pacati, e per questo si è dovuta beccare pure qualche querela, oltre alle solite offese e commenti velenosi.

Ultimamente è apparsa nelle pagine di cronaca in ambiti non troppo lusinghieri, a causa della maxitruffa “Madoff dei Parioli”, che l’ha lasciata, come lei dice, senza soldi.
Quando ha realizzato che il contratto con La7 aveva preso forma e che effettivamente sarebbe riuscita a tornare in tv, si è commossa. E i suoi fan con lei, perché la censura che hanno subìto lei e i grandi comici come lei, dal famoso “editto bulgaro” in poi, è stata un atto atroce che ci ha privato di voci di cui avevamo tantissimo bisogno, in questi anni di tenebra.
Ci siamo arrangiati come abbiamo potuto, ma ora finalmente si apre uno spiraglietto di luce e di libertà: Sabina torna in tv.

Il recente (oddio, è già passato un anno) ritorno di suo fratello Corrado con Aniene, su sky devo confessare che mi lasciò piuttosto tiepido. Ma credo che Sabina sia di un’altra pasta. Penso che ci divertiremo.

Facendole tutti gli auguri possibili, vi rimando a questa ricca intervista rilasciata ad “A”.