Dove si è incastrato il cinema italiano? Ivan Silvestrini e Stuck

Su Camminando Scalzi non è la prima volta che ci lamentiamo un po’ del cinema nostrano… Siamo un po’ scocciati, più che altro, dalla mancanza di idee e dalla freddezza delle realizzazioni. Per questo cerchiamo di tenerci (e tenervi) informati sulle novità più interessanti in questo campo, come abbiamo fatto tempo fa parlandovi di Vitrum e della sua forma di co-produzione.

Ma il “cinema” inteso come l’edificio fisico in cui si proiettano i film oggigiorno non è più l’unica via di uscita per il talento di creativi come Ivan Silvestrini, autore e regista di Stuck, che ha solo trent’anni ma un curriculum notevole. Stuck è infatti una serie web, ovvero un telefilm pubblicato su internet. Ovviamente l’idea non è nuova, ma l’abbiamo vista perfezionarsi con molto gusto, soprattutto negli ultimi anni, con esempi come “Freaks” (con l’attore Gugliemo Scilla, che ha iniziato proprio con filmati autoprodotti su youtube ed è recentemente approdato al cinema con “10 regole per fare innamorare”).

David ReaIvan scrive un nuovo capitolo nella storia di queste produzioni raccontando le gesta di David Rea, “emotional trainer”, ovvero uno psicologo senza titolo e senza peli sulla lingua capace di “sbloccare” i problematici clienti che arrivano da lui… in modi non sempre molto etici.

Stuck è una commedia brillante, molto intelligente, briosa e colorata; lascia i giusti spazi all’intellettualità e all’emotività senza tralasciare l’ironia e qualche momento di comicità. È recitata molto bene, diretta con capacità e metodo e, cosa molto molto rara oggigiorno, ha un’ottima scrittura a sostenerla, basti vedere la puntata zero.
Ha anche un’altra particolarità: si apre al pubblico estero non mettendo i sottotitoli in inglese, bensì recitando direttamente in inglese. Una scelta senza dubbio interessante e nuova.

Prima di lasciarvi all’intervista vi reindirizzo verso la serie, se non l’avete ancora vista, che al momento ha all’attivo tre puntate più un prologo.


Puntata 1 | Puntata 2 | Puntata 3

 

Camminando Scalzi: Praticamente tutte le altre interviste che ho letto rimarcano l’ispirazione/omaggio a Californication… Ma questa serie è stata effettivamente la fonte di ispirazione principale o ti sei basato invece su altro?
Ivan Silvestrini: Mi piace Californication ma non mi ci sono ispirato direttamente. La verità è che la fonte d’ispirazione primaria è il mio lato più cinico e oscuro, che ho un grande bisogno di deridere.

Ivan Silvestrini CS: Qual è stata la progettazione di Stuck? Sei partito dal testo, sei stato ispirato dagli attori o che altro?
IS: Sono partito dal concept e dal fisic du role di Riccardo, poi ho cominciato a pensare quali personaggi servissero per esplorare al meglio le tematiche della serie. Avevo in mente degli attori con cui mi sarebbe piaciuto lavorare e sono felice che abbiano accettato tutti.
Ho scritto il pilota (che all’epoca comprendeva il prologo) e i primi riscontri erano sufficientemente incoraggianti da spingermi a scrivere il secondo episodio. Poi ho scritto il terzo e così via i primi sette episodi. A quel punto non sapevo bene dove andare, così sono partito per il mio viaggio di nozze e al ritorno, con l’aiuto di un grande story editor (Giovanni Masi), abbiamo ridefinito tutto e siamo andati avanti fino alla fine del decimo episodio.

CS: Al contrario di altre produzioni, che parlano italiano e scrivono i sottotitoli in inglese, Stuck parla inglese e obbliga gli italianofili a leggere i sottotitoli. Scelta particolare. Nata come? È un po’ una “selezione” sul nascere per tagliare fuori il pubblico italiano medio(cre), un incoraggiamento per far vedere la serie anche fuori dalla nostra nazione, un misto di entrambe o c’è dell’altro?
IS:
C’è tutto questo, anche se io spero che il pubblico italiano vada oltre e si riveli meno medio(cre) di come dici.
Io non voglio fare una selezione artificiale del pubblico italiano, io spero che il pubblico italiano ci segua sempre più. Ne è perfettamente in grado.
C’è sicuramente la voglia di non precludersi un pubblico internazionale, ma soprattutto c’era la voglia di usare uno humor più glaciale che in italiano non avrebbe funzionato allo stesso modo. Provate a recitare le battute che trovate scritte nei sottotitoli, vedrete che non fanno lo stesso effetto in italiano. Quindi in definitiva è stata una scelta stilistica.

Valentina IzumiCS: Parlando degli attori: sono tutti molto bravi e hanno facce molto interessanti, che bucano lo schermo; ma oltre a questo, recitano in inglese con scioltezza, al contrario di tanti nostri “divi” che pure hanno lavorato oltreoceano. In che modo li hai cercati e selezionati? Quanto tempo ci hai messo?
IS:
Riccardo c’è dalla nascita di Stuck, lui non mi ha mai chiesto di poter interpretare David Rea, ma più lo conoscevo più capivo che sarebbe stato perfetto per la parte.
Ivana (Lotito, ndR), Vincenzo (Alfieri), Valentina (Izumi, già vista in “Questa notte è ancora nostra” con Nicolas Vaporidis) sono attori che stimo moltissimo da anni e trovandomi nella condizione di non dover rispondere delle mie scelte a nessuno, li ho coinvolti tutti.
Gaia (Scodellaro) l’ho conosciuta per l’occasione ed è stata una vera sorpresa e così Stefano Masciolini, un grande.
Mark (Lawrence) è un meraviglioso attore inglese che faceva il cameriere a Frascati.
Metà di loro sono madrelingua, metà si sono impegnati moltissimo. E a loro si sono aggiunti altri splendidi protagonisti di puntata come Giulio Pampiglione e altri che arriveranno a sorpresa.
Gli accenti sono variegati, come d’altronde lo sono in America e in qualsiasi paese dove la cultura del meltin’ pot sia rappresentata nelle produzioni culturali.
Alcuni di loro hanno aderito alla causa fin dalla sceneggiatura dei primi due episodi, altri li abbiamo trovati in corsa. La produzione è durata moltissimo, 20 giorni di riprese senza contare il prologo, spalmati tra settembre 2011 e maggio 2012.

CS: Ecco, veniamo alla produzione concreta degli episodi: c’è qualche sponsor o è un progetto del tutto autofinanziato?
IS:
La prima stagione di Stuck è totalmente indipendente, l’obiettivo è generare un pubblico in modo che gli sponsor possano essere interessati a finanziare la seconda stagione.

Riccardo SardonèCS: Con cosa giri, videocamera o fotocamera?
IS:
Io personalmente uso una fotocamera Canon 60d con ottica Nikon anni ’70 di mio padre.
Paola Rotasso usa una Canon 5d; Giancarlo Spinelli usa una Canon 550d; Nicola Zasa usa una Canon 5d.

CS: Quanti giorni di riprese servono per realizzare un episodio?
IS:
2,2 (due virgola due).

CS: Da quanti elementi è composta la troupe?
IS:
Gli Stuckanovisti sono stati la migliore troupe che una produzione simile potesse desiderare/vantare. È stata una troupe variabile nel numero e nei nominativi ma mediamente era composta da me, gli attori, un fonico, una truccatrice, una costumista, da una a quattro persone nel reparto regia, mia moglie come producer, mia suocera come catering, mio padre come tuttofare e Ramon il gatto.
Ogni tanto persino il montatore ci veniva a trovare sul set.

CS: Parlaci della realizzazione di musica e colonna sonora.
IS:
Alessandro Santucci e Valentino Orciuolo della band DIUESSE hanno accettato la sfida e stanno componendo mano a mano le musiche dei vari episodi. Di solito cerchiamo di vederci con un premontato e discutiamo dei punti da musicare, poi loro con o senza di me si chiudono in sala prove e sfornano cose meravigliose. A quel punto di solito mi confronto con Alberto Masi (il montatore) e devo dire loro “questo è troppo bello, non fa ridere”. Mi tocca essere impopolare, ma che ci posso fare, Stuck ha dei principi estetici (anche) musicali molto precisi. Comunque sono fierissimo del loro lavoro e sono felicissimo che Stuck abbia una colonna sonora originale. Non vedo l’ora che esca il cd.

Ivana LotitoCS: Allarghiamoci ora all’argomento “Cinema”… Cosa pensi del panorama cinematografico italiano predominante?
IS:
Pochi film italiani sono attraenti abbastanza da portarmi al cinema, cerco comunque di andarci e di solito trovo grande maestria, ma poco coraggio e originalità… specialmente nelle sceneggiature.

CS: E le produzioni indipendenti?
IS:
È un po’ che non mi ci imbatto; io ho provato invano a realizzare film indipendenti, ma oggi non lo consiglierei a nessun filmmaker. Il rischio che un film indipendente non venga distribuito in questo panorama di crisi è altissimo. Un film richiede uno sforzo economico comunque sproporzionato rispetto alle reali prospettive di ritorno. Io credo che ogni filmmaker esordiente sia (o dovrebbe essere) mosso principalmente dal desiderio di esprimersi e di raccontare una storia… per questo ho scelto di fare una web series, per superare i limiti del cortometraggio autoconclusivo e creare qualcosa che le persone potranno vedere nel tempo, qualcosa che non scompaia dopo un paio di settimane in quattro sale.

CS: Credi che serial o film via web possano sbloccare un po’ la stitichezza artistica che stiamo vivendo nel nostro paese?
IS: Credo che lo stiano facendo. L’ondata di web series italiane di qualità sempre maggiore che sta invadendo la rete è l’endemica manifestazione di un desiderio diffuso di partecipazione culturale a un mondo, quello del cinema e della tv, sempre più chiuso e impenetrabile. Il mercato si è ristretto: chi ha fatto in tempo a entrarci ora si tiene stretto il proprio posto e questo è naturale. Io spero che le web series diventino una realtà parallela e importante, spero che generino profitti in modo da rappresentare un mercato più libero e indipendente per la creatività della mia generazione e di quelle che verranno. Per questo è importante, è fondamentale che la gente si senta responsabilizzata e che condivida come può la creatività su youtube. Bisogna condividere e aiutare a crescere chi crea contenuti per il web; bisogna condividere e insegnare a condividere. Molte persone non conoscono ancora le web series come realtà… che ognuno faccia il suo con i social network che preferisce!

Vincenzo AlfieriCS: Cosa pensi allora di altri progetti italiani gratuiti via web, per esempio Freaks? Ne conosci altri degni di segnalazione?
IS:
Posso solo ringraziare Freaks per aver aperto il grande dibattito sulle web series in Italia, i loro risultati in termini di visualizzazioni sono stupefacenti e hanno incoraggiato tanti videomaker come me a cimentarsi con la narrazione seriale via web.
ByMySide
di Flavio Parenti è un buon esempio di come un film indipendente abbia trovato nella dimensione seriale online un pubblico entusiasta che probabilmente attraverso una normale distribuzione in sala avrebbe avuto difficoltà a raggiungere, data la totale mancanza di compromessi commerciali dell’opera.
Young Love Hurts
di Naicol Zais (che ha anche lavorato su Stuck) è un altro valido esempio di coraggio e autodeterminazione registica (che detto così suona serio, ma la serie è molto divertente). Ho grande ammirazione dell’amore genuino che Naicol ha per i suoi personaggi.

CS: Il rischio di non rientrare economicamente non è comunque troppo alto? Se un progetto non viene seguito, i banner pubblicitari costituiscono un’entrata un po’ troppo esigua, no? Serve necessariamente trovare sponsor e partnership?
IS:
Non so ancora quanto si guadagni da youtube, ma credo che si tratti di pochi spiccioli finché non si possono garantire milioni di visite. L’obiettivo è quindi quello di trovare sponsorship generiche o che facciano del product placement. Se si è bravi questo non danneggia necessariamente una web series. Che importa cosa veste David Rea? Sono elementi che possono diventare attraenti in futuro senza danneggiare la narrazione.

Ivan SilvestriniCS: Tre episodi su un totale di dieci (e mezzo) per Stuck. Com’è stata finora l’esperienza? Di quali aspetti sei completamente soddisfatto e quali altri invece pensi di aggiustare in corso d’opera?
IS:
Ogni episodio di Stuck è un po’ diverso dagli altri, quindi ne vedrete di assestamenti! Io sono enormemente soddisfatto di Stuck, davvero non credo si potesse fare di meglio coi nostri mezzi, il lavoro di tutta la troupe è stato encomiabile e il cast è strepitoso.

CS: Hai una parola d’incoraggiamento o qualche consiglio da dare ai giovani creativi là fuori?
IS:
Non mettetevi maschere quando scrivete, tenete aperte le vostre ferite, ridetene se volete, fatevi a pezzi e dateli in pasto al prossimo.
Non abbiate paura, non scrivete cose che non potete realizzare da soli o con i vostri migliori amici, non abbiate paura di proporre un progetto a un attore che amate. Prendetevi tutto, che la vita è una sola probabilmente, e se non lo è la possibilità di reincarnarsi in un’epoca in cui si faranno ancora web series è davvero remota.

David Rea

Ringraziamo Ivan per la disponibilità e la cortesia (e, a titolo personale da revisore, la velocità di risposta e la qualità del testo😀 Si vede che è un bravo scrittore, ndR), facciamo i migliori auguri a lui e a Stuck, e vi invitiamo a seguire la serie, oltre che sul suo canale Youtube, sul suo blog e sulla pagina Facebook.

2 thoughts on “Dove si è incastrato il cinema italiano? Ivan Silvestrini e Stuck

  1. […]      Conosciuto grazie al blog del buon Roberto Recchioni, vi consiglio Stuck, una serie web particolarmente ben fatta, a mio avviso. Trovate la mia intervista al suo autore e regista, Ivan Silvestrini, su Camminando Scalzi. […]

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