Economia: la scienza intoccabile.

“L’inflazione che caccia nelle mani dell’individuo in un gesto solo miliardi di marchi lasciandolo più miserabile di prima dimostra punto per punto che il denaro è un’allucinazione collettiva”.

M. Sgalambro, dal brano “23 coppie di cromosomi” di F. Battiato.

 

Anche chi non si è mai occupato di economia si trova costretto, di questi tempi, a ragionare su questa scienza che, nonostante le apparenze, della scienza ormai sembra avere poco. L’economia – da “oikos”, casa e “nomos”, legge, ovvero “le regole della gestione dei beni di casa” – con il tempo sembra aver perso gradualmente il suo carattere pragmatico per assumere sempre maggiori qualità astratte. Nell’ancor più misterioso mondo della finanza, sua propaggine,  il denaro si assottiglia, diventa invisibile, si trasferisce in tempo reale, cambia il proprio valore di giorno in giorno seguendo logiche arcane e mappe illeggibili fatte di grafici e sinusoidi. I sensibili mercati tremano a ogni brezza esprimendosi in una lingua fatta di acronimi. Leggere i dati è complicato come interpretare  gli intricati schemi astrologici atti a determinare il fato di un individuo. L’analisi si assimila alla profezia.

Noi che non siamo economisti non possiamo comprenderne le dinamiche. Servono degli intermediari che ci spieghino come stanno le cose. Che ci dicano cosa è giusto e cosa non è giusto fare. Che ribadiscano come, in un mondo globalizzato, la strada intrapresa sia l’unica possibile.

Il fatto è che, a quanto pare, esistono diverse teorie e sistemi economici. Non vi è un solo modo di amministrare i beni di un paese. Ma oramai viviamo in un’Europa dove l’unica voce ammessa è quella della UE. Scritti che dicono altro divengono apocrifi, chi produce un pensiero diverso è un eretico. Nei talk show le teorie avverse vengono descritte come rischiose, se non pericolose o utopiche. Dal punto di vista di chi crede nell’attuale modus operandi, si tratta di  teorie che hanno perso la loro battaglia per concorrere alla guida dei mercati e sono ormai relegate nell’ambito dei saperi strampalati, come tante cose a questo mondo. Da tempo la palma della vittoria è in mano al “neoliberismo”, un sistema che è alla base del nostro attuale assetto economico e che non ammette, a quanto pare, concorrenti.

Nessun riscontro reale sembra chiamare questi difensori del sogno europeo a considerare un aggiustamento di rotta, un adattamento o qualcosa che esca dai binari di ciò che loro credono, con o senza malizia, essere la via.

È come se ormai la pratica non sia più la base per stabilire la bontà di una teoria, bensì l’inverso: la teoria viene per prima e la sua applicazione serve per confermarla. E se ciò produce contraddizioni e problemi, pazienza. Impossibile tornare indietro. Non si può gettare al vento ciò per cui si è tanto lavorato e studiato. E non vogliamo essere screditati né messi da parte. Dopotutto è divertente non essere l’oggetto delle reali conseguenze di scelte astratte.

A mio parere noi, comuni cittadini, stiamo tentando di spiegarci attraverso calcoli qualcosa che non ricade del tutto nella matematica. Trattare la questione attraverso la scienza dei numeri non è sufficiente. Forse sarebbe più soddisfacente guardare al tutto come a qualsiasi opera umana, prendendo in considerazione elementi meno “aritmetici” come l’avidità, il tornaconto personale, il cinismo, il bigottismo e secoli di storia.

Basti pensare che questi intermediari europei vengono chiamati a sedare una creatura di cui loro stessi, o i loro mentori, sono stati creatori. Sempre che sia loro interesse porre rimedio.  Mi chiedo se questa per cui stanno combattendo sia anche la mia visione del futuro. O la tua, la nostra. Beh, comunque sia non ha importanza, poiché né tu né io abbiamo voce in capitolo.

È sotto gli occhi di tutti infatti che se non siamo ricchi, laureati in una qualche prestigiosa università, magari statunitense, e non abbiamo le conoscenze giuste, non decidiamo nulla per quanto riguarda le politiche europee. Nessuno ci ha chiesto un parere sulla firma dei trattati. E se abbiamo risposto di no ci hanno posto la domanda una seconda volta, perché probabilmente eravamo distratti. In generale, comunque, non sono cose che ci riguardano. Che scocciatura, il popolo!

Chi non accetta questa situazione (perché c’è anche chi la accetta, bontà sua), non dovrebbe farsi prendere dallo scoramento. Servono idee, immaginazione e sistemi capaci di creare una maggiore equità e serenità. Come mille volte è stato detto, l’ideogramma cinese per “crisi” nasconde la parola “punto cruciale” (più che “opportunità”, come spesso viene detto). Significa che si aprono diverse strade. Può darsi che siano necessari grandi sforzi. Può darsi che il castello diventi pericolante e basti un nostro soffio. Il futuro ci darà il suo responso (credo molto presto, visto il ritmo precipitoso a cui cambiano oggi le cose). E chissà che questo nostro affanno non serva a produrre un domani migliore.

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Un pensiero su “Economia: la scienza intoccabile.

  1. la frase: “(in economia) la teoria viene per prima e la sua applicazione serve per confermarla”, nella mia personale classifica è seconda solo a “To believe that exponential growth may last eternally in a limited world, you must be crazy, or, an economist.” by Kenneth Boulding

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