Brucia troia

«Si fanno dei distinguo tra quelle che allargano le cosce per bisogno e quelle che le allargano per comprarsi la borsetta. Tra quelle che si prostituiscono per strada e quelle che invece lo fanno al caldo. Che di questi tempi averci il riscaldamento mentre la dai via è un lusso. Devi soffrire, devi farci vedere quanto sei dispiaciuta mentre ti vendi, altrimenti poi non possiamo redimerti, non possiamo chiamare il prete tal dei tali per fargli compiere il recupero della puttana e per darti l’opportunità di pentirti e diventare una santa donna.”

Femminismo al Sud

Correva l’anno 1982 quando Giuni Russo, in “Un’estate al mare”, cantava di una prostituta che sognava un’estate spensierata, e che bruciava le gomme di automobili per riscaldarsi un po’.

Attualmente forse le tendenze sono un po’ cambiate, e si bruciano direttamente le prostitute sui cigli delle strade.

Una storia (poco) ordinaria di degrado e violenza, capace di accontentare ogni genere di pubblico: il lettore che si indigna davanti al giornale in attesa di un’altra notizia di cui parlare, i politici a cui viene servito su un piatto d’argento la possibilità di tornare a parlare delle leggi sulla prostituzione in Italia, i “crocerossini” della patria che si preoccupano infine di redimere e riabilitare al mondo queste povere ragazze.

Una storia (poco) ordinaria di degrado e violenza, che noi forse dimenticheremo presto, ma che rimarrà per sempre marchiata sul corpo di Mihaela (alcuni giornali l’hanno chiamata Michela, altri Mikaela, meglio ancora “prostituta rumena”), la protagonista di questa drammatica vicenda.

Roma, 11 settembre 2012, via Rocco Cencia, una zona di campagna al limite tra la Prenestina e la Casilina, intorno alla mezzanotte.  Il Messaggero racconta di due uomini sbucati dal buio con i cappucci, i quali hanno aggredito Mihaela prima a calci e pugni, poi l’hanno cosparsa di benzina, infine le hanno dato fuoco scappando tra le campagne. In molti hanno testimoniato la scena di una ragazza in fiamme, che si disperava e contorceva in un dolore fisico che non ci è dato di conoscere, aiutata dalle colleghe che cercavano di strapparle i vestiti.

La ragazza è stata quindi soccorsa e ricoverata all’ospedale Sant’Eugenio, dove si trova in prognosi riservata e a cui sono state diagnosticate ustioni di terzo grado su più della metà del corpo. I due soggetti non sono stati ancora individuati e i moventi si accavallano uno sull’altro, per la serie “se non è zuppa sarà pan bagnato”.

Le indagini, condotte dai carabinieri dell’unità di Frascati, guidati dal comandante Rosario Castello, si stanno orientando su diversi fronti: dallo scontro fra bande di sfruttatori dell’est europa alla banda di romeni che sfrutta le proprie connazionali. Si sono fatte avanti anche le ipotesi di clienti insoddisfatti o di una vendetta trasversale, che però non sembrano aver avuto rilevanti riscontri. Una delle tesi invece che si sta portando avanti con più insistenza riguarda il raid contro quattro prostitute che avevano rifiutato la “gestione” dei protettori lavorando in maniera indipendente.

Quale che siano le motivazioni, c’è da dire che il nostro bel Paese comunque non è nuovo a questo tipo di episodi; ricordiamo, solo per citarne qualcuno, la scoperta a Tivoli, lo scorso anno, di una prostituta marchiata a fuoco dai protettori, l’operaio di Guastalla condannato a quattro anni per il sequestro e la riduzione a schiavitù di una prostituta rumena, fino ad arrivare ai delitti, ormai entrati nella storia, di Donato Bilancia e Ramon Berloso.

A seguito dell’episodio non sono mancate le reazioni politiche rispetto alla vicenda. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha richiesto “che il Parlamento approvi una legge nazionale sulla prostituzione utile proprio per tutelare le prostitute dalla violenza cui, spesso, sono sottoposte” (La Stampa). Altro comunicato quello del segretario del Pd di Roma, Marco Miccoli, secondo cui “Occorre prendere atto che la piaga della prostituzione è molto spesso legata alla criminalità organizzata e al racket. È necessario ora dare impulso alla lotta, che non è solo di ordine pubblico, contro questo fenomeno sempre più diffuso sulle strade di Roma. Intanto auspichiamo che le Forze dell’Ordine facciano luce sull’accaduto per risalire agli autori del barbaro gesto” ( Roma Today).

Infine, questo però lo ritroviamo solo o quasi sulle pagine di “Femminismo al Sud”, ecco un comunicato stampa congiunto del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Associazione Radicale Certi Diritti e Associazione Radicali Roma, che vorrei riportare integralmente e che spero possano aiutarci ad assumere un punto di vista altro su questa problematica.

La vicenda della prostituta romena massacrata di botte e data alle fiamme in una strada di Roma è l’emblema di una drammatica situazione sociale che dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, di come le politiche proibizioniste sul tema della prostituzione siano miseramente fallite. La ragazza romena, ricoverata in gravissime condizioni all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, è uno dei tanti casi di persone vittime della tratta che sempre più si  alimenta grazie al proibizionismo e alle ipocrite azioni di demagogia politica repressiva e del tutto inutili.

Gli stessi finanziamenti destinati alla lotta alla tratta della prostituzione sono stati tagliati e così l’ aiuto e la protezione a quelle persone vittime dello sfruttamento e della schiavitù sono sempre più difficili se non addirittura inesistenti.

Negli scorsi mesi abbiamo documentato come nella città di Roma le continue ordinanze emergenziali anti-prostituzione, l’ultima, per la quinta volta, è stata reiterata lo scorso febbraio, siano del tutto inefficaci. Perseguitare le prostitute con sanzioni non fa altro che alimentare la clandestinizzazione del fenomeno rendendo impossibile la fotografia di tutti quei casi di furti e violenze che non vengono nemmeno più denunciati e che sono di sicuro in aumento. Basti ricordare quanto denunciato dal Sindacato di Polizia (FP Cgil) lo scorso gennaio secondo cui a fronte di quasi 14.000 sanzioni fatte in due anni a prostitute, solo quattro di queste sono state pagate.

Il Sindaco di Roma nonostante l’ordinanza antiprostituzione sia in vigore chiede ora una legge nazionale proibizionista che di fatto estenderebbe in tutta Italia la drammatica situazione in cui si trova la Capitale. Il Sindaco continua a tenere nascosti i dati sui costi delle operazioni (personale, mezzi, ore di straordinario, propaganda, ecc) antiprostituzione facendo finta di niente e continuando a blaterare sul nulla.

Lo scorso aprile abbiamo promosso un manifesto-appello per la legalizzazione della prostituzione e per dare dignità alle sex workers che è già stato sottoscritto da migliaia di cittadini.
L’appello si può firmare al seguente link:

http://www.certidiritti.it/campagne-certi-diritti/itemlist/category/85-legalizzazione-prostituzione

Tante, forse troppe, le riflessioni che si muovono su un piano ideale delle leggi, che poco hanno a che fare sulla tutela e soprattutto sulla punizione adeguata verso chi perpetra atti di violenza nei confronti delle donne, chiunque esse siano e qualsiasi siano le attività da esse svolte.

Non esistono donne che girano per strada con la gonna troppo corta, o che escono a un’ora troppo tarda, o che semplicemente sono delle puttane. Ci sono altresì uomini violenti, prepotenti, onnipotenti, che credono di poter agire sul corpo e sulla psiche delle donne una sopraffazione difficile da contenere. C’è Mihaela, e ci auguriamo per lei un futuro migliore, forte e debole dei segni che la sua drammatica storia le lascerà per sempre.

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