Il ritorno del Cavaliere (?)

Pensavamo di essercene liberati, pensavamo che sarebbe finita lì, quel giorno di poco più di un anno fa. Bottiglie di champagne stappate a Roma, gente che applaudiva felice l’uscita di scena del più criticato e longevo Presidente del Consiglio della terza Repubblica, scene di giubilo che manco l’Italia ai mondiali ’82. Ma in fondo, diciamocelo chiaramente, ognuno dentro di sé sapeva che sarebbe tornato, che non avrebbe messo un punto lì ), in quel momento storico (da qualche parte leggevo “un tempo si andava ad Hammamet nella vergogna”). Un anno di “governo dei tecnocrati”, un anno in cui le forze politiche si sono trovate disorientate, delegittimate e hanno visto la fiducia del popolo elettore nei loro confronti scendere sempre più in basso, con la crescita dei vari “grillini” (dedicheremo un approfondimento a proposito sulla situazione attuale M5S) e compagnia; un anno di tentativi per tenere su un governo che doveva salvarci dalla crisi mettendo le pezze dove ce n’era bisogno. Un anno di fatiche del governo Monti e degli italiani, con molti provvedimenti discutibili – senza dubbio – ma che in qualche maniera stava riuscendo a portarci lentamente a un miglioramento di questa terribile et distruttiva crisi economica. La battaglia con quei punticini dello Spread che non ne voleva sapere di scendere, il tentativo (in parte riuscito) di rientrare in Europa come forza trainante e non più come ruota bucata di scorta, un accrescimento della nostra credibilità internazionale (e vorrei vedere, visti i precedenti). E poi le primarie del PD – riuscite – la voglia della gente di tornare a votare programmi e politici (che ancora perdono tempo, chissà come mai, sulla riforma elettorale) sempre troppo attaccati alla loro poltrona, il tentativo ridicolo di bissare le primarie anche nel centro-destra, con un disorientato Alfano che ha dovuto tenere insieme le redini di un gruppo-partito ormai allo sbando senza il suo padre-padrone.

Poi bastano due giorni: l’annuncio del ritorno, la sfiducia al governo, le dimissioni di Monti, elezioni anticipate, “torno per vincere!” Il Cavaliere Oscuro è tornato. Ma a differenza del Batman di nolaniana memoria, questo ritorno è stato accolto con molto meno entusiasmo. Anzi, diciamo pure con terrore diffuso. Lo Spread che immediatamente si innalza a picco (ma tanto, che ce frega dello spread!), i mercati che vanno giù, l’Europa che si spaventa per il ritorno di Silvio, una serie di critiche bipartisan dai giornali di tutti i paesi dell’Unione.

Silvio è tornato e bastano un paio di frasi per riportarci ai fasti (negativi) di poco più di un anno fa. L’incubo ricomincia. A sinistra l’elettorato va nel panico. Berlusconi è furbo, non fa niente a caso: lo sa che le sue frasi a effetto generano un effetto domino, lo sa benissimo. La scelta di auto-candidarsi e annullare di fatto un’idea di primarie nel Pdl (figuriamoci, troppo democratiche) destabilizza il partito e in un attimo delegittima Alfano, la Meloni (che tanto volevano queste primarie) e tutta l’area di centro-destra. Si riparla di Forza Italia (sì, esatto), si fanno i nomi dei primi candidati, si pensa, si riflette. Ma tutto gira ancora una volta intorno a lui, a Silvio, al nostro ex-Imperatore Maximo.

L’Italia sembra non imparare dai propri errori, e invece di ignorare questo arzillo anziano che proprio non ne vuole sapere di andare in pensione, si getta in una crisi di panico. Gli italiani hanno paura degli italiani. Hanno paura che Silvio possa essere votato in massa, che possa tornare a regnare… governare, pardon. Certo, sarebbe assurdo, sarebbe sconcertante, ma è davvero così improbabile? Chi l’ha tenuto lassù per più di un decennio? Gli italiani, per l’appunto. Ora non bisogna fare un errore prevedibile, non bisogna basare la campagna elettorale su Berlusconi e sul controberlusconismo. Lasciamolo perdere, ignoriamolo. L’Italia non ha più bisogno di lui (semmai ne avesse avuto), di una politica vecchia che ci ha portato sull’orlo del baratro. Lui, il salvatore della patria, colui che è “sceso in campo” per l’Italia, che ritorna per vincere e per riportarci indietro, ci riproverà con tutte le forze, perché lui dell’Italia ha bisogno eccome.

Vale oggi come, un anno fa, lo stesso discorso: ignoriamolo, facciamo finta che quello che dice sia aria fritta (dovrebbe riuscire abbastanza facile…) e impegniamoci a seguire una politica nuova, basata su programmi e riforme concrete, non sulla calcolatrice dell’euro e sul poliziotto di quartiere.

Italiani non temete gli italiani.

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