Mafia interiore

Senti un boato, il rumore di uno sparo, le grida di qualcuno. Nell’aria percepisci una certa tensione, il macabro profumo della vendetta e della morte. Poi sfogli le pagine del giornale locale e apprendi che il vicino di casa è stato prima minacciato e poi ucciso per motivi economici, motivi ancora non del tutto chiari, motivi che tuttavia non ti giustificano nulla. Infine tornano a galla le storie ormai obsolete che i media tirano fuori dal cassetto quando è il momento giusto per creare maggior allarmismo, tornano sui giornali i nomi, i cognomi e i soprannomi di chi furtivamente fa del male a noi e allo Stato, tornano a singhiozzo le sensibilità collettive riguardo alla malavita, al degrado sociale, alle ingiustizie più nascoste, tornano le consapevolezze mai costanti e incrollabili. Scoppia uno scandalo e tutto il mondo ne parla, le voci dilagano fluidamente in cunicoli che portano l’opinione pubblica a essere una voce frenata e spezzata dalla prepotenza mediatica, che riesce a calmare il panico sociale e al contempo lo riesce ad aizzare.

Di rado sentiamo raccontare e ripetere alla radio o alla TV qualcosa che i media volontariamente vogliono sbiadire o ridimensionare, o qualcosa di cui tutti insieme ci vergogniamo perché all’estero ci fa fare brutta figura. Sarebbe scandaloso per il pubblico sapere che un tempo si usava gettare i bambini nell’acido, eppure lo si faceva, e forse lo si fa tuttora. Bimbi innocenti e immacolati, annientati perché il padreContinua a leggere…