Bat for lashes

È probabile che conosciate una sola canzone di questa sottovalutatissima e poco conosciuta artista; questa:

httpv://youtu.be/00ZHah-c0hQ

Natasha KhanDietro lo strano nome Bat for lashes (scelto per la sua musicalità, dato che non significa niente di sensato) si nasconde una sola, squisita persona: Natasha Khan.
Classe ’79, di padre pakistano (che abbandona la famiglia quando Natasha è piccola) e madre inglese, la Khan vive la sua giovinezza nel disadattamento a causa di vari episodi razzisti avvenuti a scuola, e impara a suonare il piano da autodidatta a undici anni per catalizzare i suoi malesseri. La madre se ne fotte di questa sua vena creativa e cerca di indirizzarla verso la carriera di insegnante. Natasha se ne fotte a sua volta e spende i suoi risparmi, accumulati con vari lavoretti, per farsi un road-trip di tre mesi in America e Messico.
Quando torna si laurea in musica e arti visive all’università di Brighton, e tuttavia accontenta pure la mamma lavorando come maestra in una scuola materna. In questo periodo scrive i pezzi per il suo disco di esordio, Fur and gold, che esce nel 2006 per l’etichetta Echo. L’anno successivo la Parlophone compra tutti i diritti e ristampa il disco. Vende 60.000 copie e la Khan si ritrova ad aprire diversi concerti dei Radiohead.

httpv://www.youtube.com/watch?v=EICkZWEzFGE

Fur and gold è un disco particolarissimo, tanto tranquillo e delicato da sembrare fragile. Agli strumenti classici Natasha aggiunge con un tocco mai volgare l’elettronica, in particolare le sonorità anni ’80 che contraddistinguono la sua musica. Viene accostata a un sacco di artisti, da Tori Amos a Bjork, ma la verità è che Natasha ha fin da subito una sua identità inconfrontabile che la rende originale e unica.

Two sunsMa con il disco di esordio non ha dato il meglio di sé. Nel 2009 esce Two Suns, e il singolo Daniel apre le danze che portano Natasha a vendere 100.000 copie senza tuttavia arrivare più in alto della trentaseiesima posizione nella classifica dei singoli inglesi. Eppure Two Suns è un disco praticamente perfetto; costantemente equilibrato, non strafà mai, non ha momenti deboli, è retto da musiche sciamaniche e testi ipnotizzanti, è affascinantemente omogeneo, dato che è anche una specie di concept, con l’alter ego di Natasha – tale Pearl – protagonista dei testi e dell’evoluzione musicale del disco. Prodotto ottimamente, dalle sonorità sopraffine e dalla bellissima voce di Natasha, Two Suns vince solo il Best alternative act agli UK Asian Music Awards e qualche manciata di nomination.

Bat for lashes liveForse per questi motivi, e/o per la famosa crisi del secondo disco, Natasha sparisce un po’ di scena. Il suo sito a tratti sembra del tutto abbandonato, e la sua carriera sembra definitivamente morta quando, dopo un “viaggio spirituale” in America, si rimette a fare l’insegnante di scuola materna e cazzeggia facendo un singolo con Beck per la colonna sonora di Twilight (Let’s get lost) e una cover dei Depeche mode per una pubblicità di Gucci.
Per fortuna, a maggio del 2010 annuncia di voler tornare a lavorare su un terzo album, “con più calma e tempo”, e a giugno del 2012 ne annuncia l’uscita per ottobre dello stesso anno.

httpv://youtu.be/UznHTBZIa8E

The haunted manThe haunted man si annuncia come un disco liberatorio per Natasha, che pare decisa a mettersi a nudo, a partire dalla discutibile copertina.
Di pseudo artistico per fortuna c’è solo quella, perché il disco è formidabile. Se Two suns rimane il più “commerciale” e apprezzabile dal vasto pubblico, apparentemente The haunted man sembra quasi un passo indietro, fino all’intimismo catartico del primo disco. È solo dopo numerosi ascolti che questo disco si schiuderà all’interno dell’ascoltatore rivelando tutta la sua ricchezza, l’accuratissima ricerca sonora e la sua delicata profondità.

Lilies, un pezzo dal ritmo trasportante, scandito da un incalzante bass synth, che soprende con l’apertura melodica nel ritornello.
All your gold, secondo singolo dopo Laura,  che torna abbastanza esplicitamente ad alcune sonorità del primo disco.
Horses of the sun, dalle strofe cupe e apocalittiche che portano alla “rivelazione” del ritornello.
Oh yeah, pezzo semplicemente sorprendente, assolutamente sexy, che strizza l’occhio alla musica soul pur avendo una base costruita puramente sul synth. I vocalismi di Natasha qui raggiungono una vetta armonica quasi perfetta, che va a mescolarsi con assoluta grazia agli azzeccati e originali cori maschili. Questo pezzo visto dal vivo è semplicemente ipnotizzante.
Laura è la ballatona solo pianoforte un po’ triste e dal testo struggente che è stata scelta come singolo d’apertura. Grande pezzo, molto emozionante, ma non il più geniale dell’album.
Winter Fields è invece molto più interessante. Ha il sapore della favola raccontata intorno al fuoco, quel sapore mistico, avventuroso e al contempo un po’ spaventoso, con gli stridenti synth in controtempo rispetto agli arrangiamenti di archi.
The haunted man liveLa title track, The haunted man, arriva poco dopo la metà del disco. Scelta particolare perché questo pezzo trasmette esattamente l’idea globale del disco, mai title track fu scelta meglio. Fornisce una sorta di catarsi, un momento di riflessione, una pausa scenica molto teatrale, prima dell’atto finale. Dalla prima parte quasi banale, con una melodia abbastanza semplice così come il testo, veniamo tenuti sospesi sul rullo della batteria fino all’ingresso dei bassi cori maschili già sentiti in Oh yeah, fino all’esplosione finale di Natasha. Dal vivo questa canzone è semplicemente un’esperienza, con lei che canta tenendo sospeso sopra la testa un vecchio subwoofer.
E come dicevo, nonostante il finale di The haunted man sembra esigere la chiusura del sipario, invece si prosegue con la seconda metà del disco, il cui nuovo inizio è affidato a Marilyn, una dolcissima canzone che ci immerge in un mondo fatato pieno di lucette colorate (impagabile il bridge con le voci dei “folletti”).
A wall è il terzo singolo, il cui video è uscito il giorno della fine del mondo, ed è un pezzo che se lo passassero in discoteca potrei pensare persino di metterci piede per la prima volta in vita mia.
Rest your head porta sonorità esotiche e piuttosto dance a un passo dalla fine del disco, che è invece compiuta da Deep sea diver, di nuovo un pezzo molto tranquillo e minimalista che porta alla catarsi con le melodie vocali di Natasha e l’accompagnamento dell’harmonium.

Ben riassumono il disco le parole di Natasha nel libretto: “questo è un album che riguarda la guarigione, la gioia di essere vivi e il lasciar andare i fantasmi”.
The haunted man 
non è certo un disco facile, che va incontro all’approvazione delle masse, ma è sicuramente il picco artistico di Natasha, e ci fa intuire che ci dobbiamo aspettare altri grandi dischi, soprattutto dopo averla vista live.
Bat for lashes ha infatti suonato il 19 novembre 2012 all’Alcatraz di Milano. È stato un concertino molto ristretto e intimo – saremo stati forse un migliaio di persone – e per questo estremamente appagante. Dal vivo Natasha incanta con la sua voce soave e precisa e la sua capacità tecnica, che le permette di suonare un po’ di tutto, dal piano alla chitarra all’autoharp (bellissima l’esecuzione di Prescilla), alla celesta, fino ai più strani aggeggi elettronici, come l’omnichord.
Bat for lashes live Alcatraz MilanoA parte questo, Natasha è uno splendore anche visivo, con il suo dolcissimo sorriso triste e le movenze aggraziate, che a Milano ha fatto risaltare grazie a un intrigante lungo vestito bianco, che lasciava sbirciare tra le trasparenze fatte risaltare dai riflettori.
Una vera esperienza audio-visiva per un’artista che, come ho scritto in apertura, ritengo davvero esageratamente sottovalutata. Forse in questi giorni apocalittici, così frenetici, brulli e cinici, la gente non ha né tempo né voglia per mettersi seduta ad ascoltare la musica… Tutto ciò di cui ha bisogno è un sottofondo il più rumoroso possibile per cercare di non pensare.
Vi lascio con un pezzo live del concerto di Milano e con il video dell’ultimo singolo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=5I_TIFPSrJw

httpv://www.youtube.com/watch?v=iu_vEIw4kh0

Le foto del live sono di Andrea Bertolini.

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