Perché non dovremmo poter essere cristiani?

Piergiorgio Odifreddi è un matematico, logico e saggista italiano. Continuando a copiare da wikipedia, pare che sia “la frusta laica della Chiesa in Italia” e che il suo vizio sia “smontare dogmi”. È tutto vero. Aggiungo di mio che Odifreddi è un genio – nel senso moderno del termine – cioè ha un’intelligenza sopra la media, che ha sfruttato per tutta la vita per costruirsi un intellettualismo fuori parametro e una cultura smodata che spazia in (quasi) ogni angolo dello scibile umano (è l’unico matematico capace di intrigarmi anche quando parla di arte e musica classica) e che mette a disposizione della divulgazione scientifica grazie alla sua dialettica pimpante, energica e divertente, sotto forma di libri, interviste, documentari e quant’altro.

E questi sono gli ultimi complimenti che gli rivolgerò.

Tra i capisaldi della sua produzione letteraria spicca Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (che fa il verso a un testo di Bertrand Russel, che a sua volta fa il verso a Perché non possiamo non dirci cristiani di Benedetto Croce). L’ha scritto nel 2007. Sì, io l’ho letto solo ora, che volete farci? Ho una coda di lettura di circa ventiquattro mesi, e un sacco di altri libri l’hanno scavalcato come priorità.

Se uno conosce un minimo l’attività divulgativa di Odifreddi, da questo libro si dovrebbe aspettare una cosa sola: la messa alla berlina della religione (in questo caso cristiana e cattolica) e della Chiesa annessa. Una cosa che non servirebbe a niente, perché non smuoverebbe le opinioni di nessuno: i credenti continuerebbero a credere, offendendosi dello sbeffeggio, e i non credenti continuerebbero a non credere, felici di poter contare su un intero libro pieno di dati abbastanza accurati per poter continuare a prendere in giro all’infinito i credenti; una sorta di gruppo di bulletti arroganti che tirano le mutande agli altri bambini. Quindi, sapendo questo, uno direbbe: “ma no, Odifreddi è super intelligente, è superiore a queste cose, il libro sarà più pacato e ragionevole!” Poi, sempre a questa persona, potrebbe tornare in mente che Odifreddi è membro del CICAP, Presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, fervente sostenitore dello “sbattezzo”, che fu tra i massimi promotori della pubblicità sugli autobus sulla non esistenza di Dio, che fu “fulminato” in diretta nel programma di Corrado Augias proprio per questo libro, che fu l’unico a tenere testa agli esponenti della Chiesa durante lo scandalo del Crimen Sollicitationis (da 01:01:55), e che quindi, in fin dei conti, non è mai andato tanto per il sottile, e forse è proprio per questo motivo che piace tanto agli scettici. Ma se l’eccesso di sarcasmo è sopportabile e piacevole in televisione, forse da un libro ci si aspetterebbe un po’ più di serietà. Perché manca la serietà? Cito la recensione di un utente di anobii, tale Silverine:

“Chi sol sa che nulla sa ne sa più di chi ne sa…”
Sinceramente non ho capito questo libro. Non saprei nemmeno come descriverlo. Da scienziato prima e da cristiano poi, devo dire che vi ho trovato proprio ciò che più mi infastidisce in un certo modo di fare scienza (in particolare la supponenza e l’arroganza di chi pensa già di sapere tutto – e allora cosa ricerchi?) e di affrontare i temi della fede (si parte sempre dall’esperienza, mai dal dogma – avete per caso provato a spiegare una delta di Dirac ad un bambino delle elementari o anche ad uno studente di lettere? Credo vi dirà che è solo una serie di scarabocchi senza senso). Spesso mi capita di intervenire a dibattiti dove vengo opposto, in genere, a degli ambientalisti. Ecco, Odifreddi mi è parso un ambientalista della fede. Non dice (se non in qualche caso) cose “false”, ma la chiave di lettura è talmente ideologica (quasi puerile) e non contestualizzata da divenire una bugia. Un libro che senza dubbio (?) piacerà agli atei e non piacerà ai credenti, di certo però un libro che non aiuterà nè gli atei a capire i credenti nè a convincere i credenti delle proprie tesi. A che serve?

libro OdifreddiBreve e concisa, questa recensione centra il punto.
Odifreddi apre il libro con un sofisticato giro di parole che sfrutta alcune similarità etimologiche per dire che i cristiani sono cretini.
Poi va avanti per centoventisette pagine a smontare uno per uno tutti gli “avvenimenti” del vecchio e del nuovo testamento secondo canoni logico-matematici e storici. Centoventisette, lunghissime, noiosissime pagine farcite fino a scoppiare di dati e nozioni frutto di un immenso e accuratissimo lavoro di revisione e confronto. Centoventisette pagine in cui Odifreddi dà l’ennesima prova della sua tagliente sagacia e della sua immensa cultura per dimostrare l’inutile: “la bibbia è incongruente.” Ma davvero?
Certo che è incongruente, è un testo ermetico-esoterico! Se uno lo legge “a lettera morta” e si mette a cercare le congruenze storiche e razionali è ovvio che si spaccherà la testa sul muro. Il nuovo testamento, poi… lo sanno tutti che Gesù insegnava per parabole (mettiamo dell’etimologia tra parentesi come fa Odifreddi per tutto il libro: “parabola”, dal greco parabolé, “azione di mettere a lato”, cioè confrontare, cioè non spiegare direttamente, ma per simboli e metafore)! È impossibile che Odifreddi non ne sia a conoscenza! E infatti non lo è, perché a pagina centoventisette, finalmente, si legge la liberatoria frase: “Questo è ciò che succede quando si pretende di leggere in maniera letterale e storica ciò che è letterario e metaforico, e che comunque appartiene alla mitologia di molte culture.”
Alleluja (lol)! Allora lo sa! Quindi il libro comincia adesso! Che genio Odifreddi, prima fa vedere quanto è assurdo prendere la bibbia alla lettera, e adesso ci spiegherà a cosa ha portato il vero frutto della sua ricerca!

No. Le restanti cento pagine vanno avanti esattamente come le prime cento, ma dal punto di vista stavolta davvero letterale e storico, cioè le interpretazioni che gli uomini hanno fatto della bibbia, e la messa in pratica dei precetti cristiani prima e cattolici poi.
Questa seconda parte è l’unica davvero apprezzabile, dato che quanto meno contesta dei fatti storici più o meno documentati. Si entra nel campo delle opinioni: Odifreddi porta la sua – corredata dalla solita catasta di dati – la gente si scanna e siamo tutti contenti.

Cosa ho imparato da questo libro? Niente.
Niente, perché i meri dati nozionistici per me non hanno mai avuto alcuna utilità, e di riflessioni serie e profonde sinceramente non ne ho trovate. Il valore letterario è pressoché nullo, proprio perché invalidato dalle infinite sequele di date, numeri, etimologie fra parentesi e confronti tecnici.
Questo libro è solo un noiosissimo j’accuse pieno di retorica, sarcasmo in malafede e pernacchie infantili. Odifreddi non rinuncia mai a ostentare la sua presunta superiorità non solo intellettuale e culturale, ma anche etica e morale. È un saccente che fa l’occhiolino ai suoi lettori saccenti, con la certezza che questi gli faranno l’occhiolino a loro volta e sghignazzeranno divertiti prima di andare a tirare le mutande alla vittima di turno.

In breve: questo libro è l'”arma” definitiva non per gli atei – perché per fortuna non tutti i non credenti sono così – bensì per gli anti-credenti, in particolare per i fondamentalisti anti ecclesiali. Coloro che non perdono occasione per attaccare la Chiesa a prescindere e deridere le religioni e chi le segue troveranno qui un prezioso strumento per “vincere” qualsiasi tipo di discussione al riguardo, con chiunque, fosse anche il Papa, a patto di studiarsi bene tutti i riferimenti che Odifreddi riporta con estrema cura.
Per tutti gli altri, si tratta di un libro poco voluminoso, quindi inadatto sia a essere usato come zeppa per tavoli e sedie sia come brace per il camino, per cui potete lasciarlo in libreria.

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15 pensieri su “Perché non dovremmo poter essere cristiani?

    • In realtà seguo Odifreddi da parecchio, ma questo è stato il primo suo libro che abbia letto. Subito a ruota ho letto “Incontri con menti straordinarie”, che è una raccolta di interviste. Non so se lo consiglierei; è settario, nel senso che non spiega mai niente e quindi ha poco di divulgativo.
      Ipotizzo che i suoi best seller “il matematico impertinente” e “il matematico impenitente” siano più leggeri e divertenti, magari più avanti mi leggerò pure quelli.

  1. Penso che chi è cristiano, debba fregarsene di quello che dice Odifreddi, con mola pace. Chi ha fede in Gesù si pone questi problemi, ma poi fa presto a passarci anche sopra. Ottimo testo, chiaro e diretto e preciso.

  2. Ho trovato il libro molto istruttivo.
    Le incongruenze delle sacre scritture mi erano già evidenti, ma ho trovato interessante che i dictat clericali (direttive dei concili ecumenici) si basino sull’ interpretazione letterale delle sacre scritture.
    Queste interpretazioni cozzano quotidianamente con le libertà acquisite ormai da secoli, vedi addirittura l’ ultima sulla negazione della teoria di Darwin sull’ evoluzionismo. Fino ad arrivare alla limitazione di libertà sulle tecniche di fecondazione assistita.
    Per i laici la libertà è un valore essenziale, lasciare la libertà di culto agli altri ne fa parte: seguendo le direttive cristiane (e non solo) molte libertà vengono meno.
    Questa è la conclusione del libro.

    Il sarcasmo è un arma pericolosa per lo scrittore, ma rende più leggera la lettura dei dati nozionistici del libro.

  3. Potete essere cristiani, buddisti, mussulmani, quello che volete;liberi di esserlo, ma l’importante è non considerarsi i detentori della “verità”. Il libro, sarà scritto con i piedi, con la logica matematica o altro, certamente però si deve ammettere che per credere ad un qualunque “dio” occorra chiudere gli occhi” e spegnere il cervello. Buona preghiera.

    • Uhm no, non direi. Occorre semmai un anelito agli aspetti soprasensibili interiori. Che può avere qualunque persona, a prescindere dalla sua ideologia (persino Odifreddi!)
      Ricorda che quando dici che un credente deve chiudere gli occhi e spegnere il cervello stai buttando nel cesso migliaia di anni di culture antiche luminosissime (e altamente scientifiche) e insieme ad esse menti geniali che hanno scoperto e inventato (o almeno dato le basi) praticamente tutto quello che abbiamo oggi.
      È proprio questo ostruzionismo ottuso a raggruppare tutto senza criterio che non capisco.

  4. Hai mai letto Hitchens?
    Forse Oddifreddi è un po’ “montato” e questo lo rende non sempre gradevole anche a me, che sono un non credente.

  5. Ciao,
    non ho letto nulla di Odifreddi , ma ho apprezzato tanto l’articolo di Obi-Fran Kenobi. Il cardinal Martini diceva: non è un problema tra credenti e non credenti , ma tra pensanti e non pensanti. buona vita. ciro

  6. Caro Francesco, come al solito sei un artista della parola, ed ogni tuo pezzo val la pena leggerlo per l’accurato uso dei vocabili, non trascurando naturalmente i contenuti. Tuttavia non sono del tutto d’accordo con la tua recensione e ridurre un libro interessante, di certo non un capolavoro, ad una zeppa per tavoli mi sembra eccessivo. Il tutto credo derivi fondamentalmente da una differenza di vedute e forse proprio questo è l’obiettivo dell’autore. Mi spiego. Io sono ateo, profondamente anticlericale e considero la religione uno strumento di distrazione di massa. Può sembrare sbagliato, riduttivo, ignorante, ma lungo il mio percorso di crescita, le risposte alle mie domande hanno portato questo risultato. Detto ciò, non considero assolutamente questo testo un memento per avere risposte facili e deridere i credenti. Anzi, io provo una profonda ammirazione per i credenti e forse anche un pò di i nvidia. Tuttavia, negli intenti, l’autore cerca almeno di supportare le sue tesi con dati concreti e non con il classico “è così e basta” o “è fede, o ci credi o non ci credi”, risposta che mi sono beccato in più di un’occasione. I credenti in questo testo sicuramente non troveranno la verità nè un’alternativa alla propria fede, ma di sicuro uno stimolo a porsi qualche domanda o osservare da un altro punto di vista.
    In conclusione, non sono un fan sfegatato del libro nè considero Oddifreddi un Maestro, anzi trovo molto più approfondito e concreto il sucitato testo di Russel (una mente unica), ma il tuo giudizio mi sembra troppo caustico, dovuto forse dal fatto che non condividi quanto
    scritto dall’autore.

  7. Grazie per gli elogi anche troppo forti, Dino 😀

    Naturalmente la cosa della zeppa è provocatoria. Un lettore di Odifreddi le provocazioni dovrebbe prenderle con una risata, altrimenti dimostra di essere buono a provocare gli altri ma che non sa incassare una critica alla sua critica. 😛

    Tu non hai visto in questo libro derisioni verso i credenti, eppure fin dal prologo Odifreddi accosta con un volo piuttosto pindarico la parola “cristiano” a “cretino”… Se non è sarcasmo questo, non so cosa lo sia.
    Insomma, ovviamente ognuno ha il suo punto di vista, giudizio e gusto, ma certe parole messe in fila in un certo ordine portano abbastanza precisamente a un risultato univoco, e d’altronde Odifreddi non è che sia nuovo a queste cose.

    Ma non è questa la critica che rivolgo a questo libro, bensì il presupposto totalmente errato. Se critichi un testo che NON è storico e razionale, ma che si rivolge ad aspetti totalmente spirituali (cioè METAfisici e METAintellettuali), è semplicemente assurdo che tu utilizzi la storia, la razionalità, il materialismo e l’intellettualismo per commentarlo. È come cercare di sollevare un secchio standoci dentro.

    Ora, io capisco che Odifreddi questo lo sappia bene – e infatti lo scrive nel passaggio che ho riportato – e che critichi la chiesa per seguire pedissequamente la lettera morta della Bibbia, con tutte le incongruenze che ne conseguono, ma utilizzare gli stessi strumenti nello stesso modo porta allo stesso risultato: niente di fatto.

    Io sinceramente trovo piuttosto improbabile che un credente possa tirare fuori qualcosa di utile da un testo come questo. Gli agnostici filo-atei magari sì; i matematici e soprattutto i logici, assolutamente sì; gli agnostici neutrali e filo-credenti, i disinteressati, gli ignavi e ovviamente i credenti? No, no e no, mai e poi mai.

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