Ripercorrendo i cieli di Rino: Mio fratello è figlio unico.

Il secondo album di Rino, datato 1976, ebbe un successo assai superiore al primo, “Ingresso Libero” a sottolineare come con questo lavoro il cantautore iniziò a raccogliere i frutti della sua strepitosa capacità artistica e creativa.

La prima canzone del grande successo è anche quella che dà il titolo al secondo album del cantautore: ”Mio fratello è figlio unico”. Sembrerebbe, e l’ascolto sembra confermarcelo, una canzone nata da una riflessione sul concetto hobbesiano “Homo homini lupus“, a voler ribadire con forza l’egoismo spasmodico dilagante nella società che conduce all’isolamento e all’emarginazione dei più deboli, o semplicemente dei più normali. In questa canzone, paradossale sin dal titolo, Rino vuole scolpire, attraverso la sua usuale illogicità dei versi usati, una realtà incomprensibile che può essere colta e interpretata solo attraverso l’assurdità dei versi stessi. I suoi ossimori penetrano in un mondo insostenibile di individui anonimi e sfruttati, liberamente esclusi da una società scandita e gratificata dai riconoscimenti dei premi aziendali, di persone che non credono nei dogmi della religione (“perché è convinto che nell’amaro benedettino non sta il segreto della felicità”), del calcio (già sport nazionale e veicolo di distrazione della massa), e dell’economia.
Un capolavoro affilato e contraddittorio che affonda la sua lama nella disgregazione sociale, che i padroni, del pensiero, del denaro e della religione ,riescono a nascondere attraverso forme convenzionali e non virtuose.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ZgaGPuLDBG4

La seconda canzone è una classica “ballata” di Rino: “Sfiorivano le viole”, infatti, presenta una serie di fatti e di noti personaggi apparentemente senza un nesso logico che li colleghi (da Mameli a Novaro passando per Bismark), senza mai abbandonare quel sapore triste che, a dire il vero, accompagna tutto l’album. Ballata malinconica sull’estate che arriva e sull’estate che se ne va. Si percepisce il racconto di un ragazzo che guarda l’estate attraverso il racconto di una canzone che dà il senso del passare del tempo, lo scorrere rapido e, soprattutto, monotono del tempo. Il ritornello “…mentre io aspettavo te” si alterna a cenni storici incomprensibilmente brillanti.

“L’eschimese nell’igloo, da suicida va su e giù e affogando fa glu glu…” Che dire? La terza canzone s’intitola “Glu Glu”. Canzone molto particolare perché parla della tematica del suicidio, con una straordinaria musichetta di sottofondo totalmente spensierata ad accompagnarla. A parte il ritornello, in cui c’è il riferimento al suicidio, il resto della canzone è ancora una volta no sense. Proprio il ritornello con il tema del suicidio ci sottolinea come ogni giorno ci siano persone che muoiono nelle maniere più disparate, di fronte all’indifferenza di quelli che “restano”.

Cogli la mia rosa d’amore“, “Rosita” e “Al compleanno della zia rosina” sono probabilmente le più affascinanti canzoni presenti nell’album. Come potete notare il tema della “rosa” è assai ricorrente in questi pezzi, il che ha determinato moltissime interpretazioni sul giusto senso da assegnare a queste canzoni. Secondo alcuni si tratterebbe di una trilogia non casuale, e ne sono convinto anche io, altri però si spingono sino ad affermare che nei versi di Rino vi sia addirittura un riferimento massonico. Questo lascerebbe immaginare dei”presunti” contatti tra Rino e l’ordine della “Rosa Rossa”. Secondo altri ancora, al contrario, questo riferimento alla Rosa Rossa andrebbe letto con l’intento opposto, cioè quello di voler condannare alcuni fatti che il cantautore, forse, riconduceva a poteri occulti. Qualunque sia la verità o l’interpretazione più veritiera fatto sta che queste canzoni, ascoltate singolarmente e senza pre-giudizi, suonano come delle meravigliose ballate. Nostalgiche e malinconiche, mi piace immaginarle come uno splendido dipinto degli anni settanta. Riascoltarle fa tornare indietro il tempo. D’altronde questa è una sensazione tipica trasmessa dalle canzoni di Rino,  anche soltanto per questo vale la pena ascoltarle.

Berta filava” è  uno di quei pezzi che vale sempre la pena ascoltare. Non c’è nessun no sense in questa ballata, soltanto la descrizione di una ragazza facile che se la fa più o meno con tutti, al punto da non sapere chi sia il padre del bambino che porta in grembo. Dopo l’uscita di questa canzone il termine “filare”, usato per la prima volta come sinonimo di termini assai più volgari, entra prepotentemente nel gergo delle generazioni che verranno. Semplicemente geniale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=aycwxHB5d6I

La zappa, il tridente, il rastrello, la forca… l’aratro, il falcetto, il crivello, la vanga“, probabilmente il titolo vale più di qualsiasi commento e interpretazione. Qui ritorna il vecchio, solito e ficcante Rino. Riascoltiamo il cantautore che eravamo abituati ad ascoltare in “Ingresso Libero”. Temi sociali trattati in punta di forchetta, anzi di forca, di aratro, e di crivello. Il ritornello che ci ricorda la vita dura degli operai, attraverso l’elenco degli attrezzi del mestiere, e il resto della canzone, caratterizzata da musiche e un tono di voce totalmente diverso (provocatorio e beffardo), che tratta del benessere di coloro che sono adagiati nei piani alti della società. Mi piace definire questa canzone un meraviglioso ossimoro.

Grazie Rino.

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2 pensieri su “Ripercorrendo i cieli di Rino: Mio fratello è figlio unico.

  1. mio fratello è figlio unico… l’unico fratello figlio unico che conosco è il fra massone. i massoni si chiamano fra loro fratelli. nella canzone il fratello è rino e denuncia il trattamento che gli è stato riservato in loggia… si rino è un fratello pentito… a proposito ingresso libero pubblicato nel 76 è un titolo di denuncia…in quell’anno le logge massoniche diedero il permesso a chiunque di iscriversi. La guerra di rino (costi wuel che costi la vincerò non ci son santi) era la guerra contro un certo tipo di massoneria deviata…in particolare l’ordine della rosa rossa. ciao

  2. Conosco bene ciò di cui parli. Però mi permetto, se non di dissentire, per lo meno di andarci cauto. Il riferimento alla massoneria e’ ben chiaro, e’ vero, ma lo è soprattutto ( o forse solamente )nel trittico della rosa : il compleanno della zia Rosina, cogli la mia Rosa d’amore e Rosita, ma non abbiamo prove sulla sua effettiva presenza e sul ruolo da Rino giocato in questo oscuro scacchiere. Sarei molto cauto anche nel ricondurre tante altre sue canzoni alla lotta contro il sistema massonico, assai in voga in quel tempo seppur da lui fortemente ripudiato, piuttosto ritengo che sia stata una parentesi accidentale dalla quale è subito fuggito e della quale ha voluto narrare di sfuggita l’esistenza, denunciandone velatamente le nefandezze. Le sue canzoni, d’altronde, suonano temi ben più concreti, drammatici, reali, veri, comuni e della gente comune rispetto al tema della massoneria e credo, dunque, che non sia corretto dare a questo aspetto ( seppur trattato de relato ma a modo suo rilevante) più importanza di quello che merita. Detto ciò ti ringrazio del commento, e’ un piacere confrontarsi su queste tematiche. Rino ha cantato su tutto e su niente, personalmente lui e la massoneria nella stessa frase o nello stesso discorso faccio fatica a tenerli insieme.

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