Meridiano Zero – "Draquila – L'Italia che trema"

Ore 3:32 del 6 Aprile 2009. L’Italia trema. Una parte di essa, ferita mortalmente, cade. Dalla fine della scossa, pochi secondi forse, poi le urla, le sirene. E Draquila. Draquila non è Silvio Berlusconi. Nel film della Guzzanti, Berlusconi non è l’antagonista, quello che ti aspetteresti da un documentario della Guzzanti, ne fa parte, ma non è lui. Draquila è “la macchina”. Quella macchina, alimentata a corruzione, collusioni e connivenze, guidata da pochi (amici e amici di amici) che si mette in moto subito, pochi minuti dopo, assetata, inarrestabile. Ce lo dicono le intercettazioni, i documenti. Una marea di soldi sotto forma di macerie, tragedie, vite spezzate, famiglie distrutte, sangue e lacrime, da depredare, da stillare dal collo dello Stato. 93 minuti di documentario, implacabile, che silenzioso si muove tra le macerie, che dà voce a quella parte d’Italia inascoltata, quella che rimane lontana dai riflettori berlusconiani della consegna delle case comprate con i soldi della Croce Rossa e che urla, disperata, tutto il suo malcontento, la sua tristezza, tutte le incongruenze e i limiti di una gestione mediocre. Il lavoro della Guzzanti è martellante e meticoloso, si espande inesorabile in ogni direzione, Napoli, La Maddalena, Roma, alternando dati a fatti (alcuni noti, altri meno noti) a considerazioni e ragionamenti precisi e pertinenti (a volte più, a volte meno: la gestione di un campo non è stata inventata da Bertolaso).
La Guzzanti già con “Viva Zapatero!” ci aveva mostrato tutto il suo disagio verso i confini del documentario nel senso stretto del termine, e anche qui si allarga, svaria, si pone come : abiti normali, gente normale, fatti. Niente green screen, niente effetti speciali, niente 3d, solo la realtà, cruda. Questo è il grande pregio e il grande difetto del film: Draquila è di parte e non nasconde di esserlo e per questo rischia di parlare a chi già la pensa allo stesso modo senza suscitare il minimo interesse dall’altra parte, al di là dei Bondi, Cannes & Co. Ha il merito di evidenziare il peso del PD in tutta la faccenda, ovvero nullo. L’opposizione è assente, connivente con il Draquila assetato di sangue e l’immagine del tendone, chiuso di giorno come di notte, d’estate come d’inverno, dà perfettamente l’idea di come opposizione, nell’immaginario collettivo, faccia ormai rima con desolazione.

Vi lasciamo al trailer…

Meridiano Zero – Rimpiango un po' l'ispettore Callaghan

Quando si guarda un film, un film dell’orrore o un thriller, quello che nelle intenzioni degli sceneggiatori dovrebbe mettere maggior ansia è il “potrebbe succedere pure a te”. L‘immedesimazione, è questo quello che spaventa; che dietro la porta, o nell’armadio, piuttosto che fuori dalla stanza proprio mentre ti stai addormentando, ci sia un pericoloso killer. O che ti ritrovi immischiato in un intrigo internazionale. O magari che un folle sadico se la prenda con te per uno sguardo di troppo. Che chi ti vuole bene impazzisca e ti insegua con un’ascia. Film, appunto, nulla più. Quello che invece fa davvero paura è che tu ti possa ritrovare in galera per la maglietta del colore sbagliato, o peggio morto ammazzato per una canna tenuta in tasca o un paio di schiaffi in un autogrill. E questo non è un film, questa è la vita vera.
Quello che fa paura, davvero paura, è che in uno stato democratico, dove a dispetto dei desideri di un capo partito un po’ bassetto e decisamente spelacchiato le libertà personali sono tutte garantite, una persona si possa ritrovare con la vita rovinata (se non peggio) per motivi assurdi, futili o addirittura inesistenti; una persona come tutte le altre – attenzione – perfettamente normale, integrata, con i suoi amici, i suoi amori, le sue cazzate. E che -come se tutto il resto non fosse già gravissimo- si associ l’imbarazzo delle Istituzioni o addirittura il negazionismo e la menzogna come meccanismo forzato di discolpa.

Stefano Gugliotta è rimasto in galera fino ad a oggi perché indossava una maglietta rossa mentre passava vicino allo Stadio Olimpico il 5 maggio scorso. È stato arrestato e menato in maniera selvaggia perché anche il sospetto che i poliziotti stavano cercando aveva una maglietta rossa. Ora, permettetemi una piccola annotazione: non mi sembra che indossare una maglietta rossa fuori dall’Olimpico in occasione di una partita della Roma sia un elemento poi così selettivo.
Aldo Bianzino è morto a 44 anni nel 2007 dopo essere stato arrestato per spaccio. Gli inquirenti rinvenirono e sequestrarono nel suo casolare 110 piantine di Marjiuana. Ufficialmente è morto per infarto, anche se nel referto autoptico si rilevano lividi e costole rotte, lesioni epatiche e cerebrali.
Giuseppe Uva, 43 anni, viene portato nella caserma dei carabinieri di Varese per stato di ubriachezza. È il 14 giugno 2008. Rimane per 2 ore in balia dei militari, prima del trasferimento al pronto soccorso locale e la morte causata dall’inspiegabile somministrazione di sedativi e tranquillanti lì eseguita. I medici rimangono gli unici indagati di questa storia, per le lesioni si sta ancora procedendo contro ignoti.
Federico Aldovrandi muore nel 2005, dopo essere stato fermato sotto gli effetti della ketamina per le percosse subite. Ufficialmente, anche qui, si parla di infarto, ma il referto autoptico rileva la possibilità di un’anossia cerebrale posturale. Soffocamento indotto dalla mancata espansione toracica, causata da qualcuno seduto o in piedi sulla schiena del giovane.
Marcello Lonzi, 29 anni, muore nel 2003 nel carcere di Livorno, ufficialmente per arresto cardiaco. La schiena è coperta di ecchimosi e striature viola, il volto tumefatto. Ancora nel registro degli indagati non è riportato alcun nome.
Manuel Eliantonio, 22 anni, muore nel 2008. Tossicodipendente, condannato a 5 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale sotto gli effetti della cocaina, muore a 10 giorni dalla scarcerazione ufficialmente per intossicazione da butano. Il corpo è martoriato, pieno di lividi e segni di emorragie interne. A oggi non si hanno notizie di procedimenti penali.
Riccardo Rasman, 34 anni, muore in casa sua nel 2006. Soffriva di un disturbo schizoide, viene trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, bavaglio alla bocca, lividi sulla schiena oltre che lesioni causate da un piede di porco e un manico di ascia. La morte sopraggiunge per asfissia posturale.
E si potrebbe continuare.

Il rischio è quello di cadere nella demagogia populista, delle signore di paese, “son drogati, ben gli sta”, ma a ben guardare la maggior parte di noi avrebbe potuto essere al posto di un Aldovrandi o un Gugliotta. Attenzione, non si vuol far di tutta l’erba un fascio; le nostre forze dell’ordine fanno quotidianamente uno splendido lavoro ed è giusto che possano lavorare serenamente, e a maggior ragione quello che si condanna e che si dovrebbe condannare universalmente è la gratuità del gesto violento, nel quale vengono riversate le frustrazioni personali, lo sfogo sul vulnerabile. Al posto della condanna decisa di certi eventi, utile anche per ripulire un’immagine sempre più infangata di un corpo di polizia visto come fascista e violento, si ha invece un atteggiamento attendista, imbarazzato, come se di questa patata bollente non si sappia poi che farne.

Meridiano Zero – La pillola della discordia

La normativa.
L’aborto, o più correttamente “interruzione di gravidanza volontaria”, è regolamentato dalla legge 194 di quasi 25 anni fa. Stabilisce, in soldoni, che l’aborto è legale, è a carico del Sistema Sanitario Nazionale, senza specificare il metodo con il quale debba avvenire. È il medico che è formalmente tenuto a fornire tutte le indicazioni necessarie alla donna che sceglie questo procedimento. Di pari passo con il periodo storico (ricordiamoci che è il 1978) dove la donna si sta affrancando dalla figura di casalinga soggetta al potere maschile, il legislatore prende le distanze dalla visione punitiva cattolica che la vede come un’assassina insensibile e la pone al centro della legge, come primo soggetto da tutelare, soprattutto da un punto di vista morale e psicologico. I dati istat parrebbero confermare questo punto di vista: tra 1995 e il 2002 i dati sugli aborti volontari rimangono stabili, tanto che lo stesso istituto riconosce un cambiamento del modello di abortività volontaria, sempre più simile a quello nordeuropeo in cui il procedimento è più estemporaneo e legato a situazioni di emergenza. Quello di un salto della quaglia mal riuscito in un parcheggio poco illuminato, insomma.

I metodi.
A oggi, i metodi disponibili per l’ivg sono 2: il primo è quello chirurgico, che dura circa 20 minuti, avviene in anestesia locale e generalmente in regime di day hospital (arrivi la mattina e te ne vai il pomeriggio); si introduce una cannuccia che aspira tutto il tessuto embrionale. Il secondo è quello con la famosa ru486, usata in via sperimentale tra il 2006 e il 2009 su 1800 donne in Italia e disponibile al pubblico dal luglio 2009. La compressa blocca il progesterone (responsabile dello sviluppo della gravidanza), così che i tessuti embrionali fino a lì sviluppati vengano espulsi come fosse una mestruazione più abbondante; proprio per questo motivo la ru486 può essere utilizzata entro la settima settimana.

I costi.
Da un punto di vista meno personale e meno psicologico, andiamo a vedere i costi; in fondo un buon amministratore, pur nel rispetto prioritario della dignità umana, deve guardare anche a questo: l’ivg per via chirurgica costa circa 800 euro, almeno alla Regione Toscana; tanti sono gli euro corrisposti dal servizio sanitario nazionale (SSN) a un ospedale dove avviene un aborto. Visto che fino ad ora non vi è stata commercializzazione della ru486, non è possibile fare un confronto diretto, ma guardando al resto d’Europa la media è intorno ai 70 euro. Se tale cifra dovesse essere confermata anche tra gli italici confini, si parla di un risparmio, per il SSN, attorno ai 100 milioni di euro all’anno. Purtroppo è nostra opinione che difficilmente sarà possibile adeguarci ai prezzari europei, perché in maniera totalmente immotivata il legislatore ha deciso che per ricorrere alla ru486 la paziente deve rimanere ricoverata 3 giorni, contro il regime ambulatoriale del trattamento chirurgico.

Il legislatore si è praticamente prostrato di fronte all’opinione della Santa Sede, imponendo un ricovero ospedaliero di tre giorni alle donne che scelgono la ru486 come metodo abortivo, in maniera tale che “le nostre giovani, discinte ed evidentemente un po’ troie donne, non si sentano comunque libere di darla a giro perché tanto con una Tic Tac tutto si risolve; c’è comunque una segregazione di 3 giorni da scontare”. Sull’altalena dei voti che un tema caldo come questo è riuscito a montare ci sono saltati un po’ tutti, urlando a pieni polmoni in difesa della vita, contro la diffusione del farmaco (che è un atteggiamento anticostituzionale, giusto per farlo sapere ai governatori di Veneto e Piemonte, che si sono subito prodigati a strillare tutto il loro sdegno dalle colonne dei quotidiani), come se decidere per l’aborto potesse essere una decisione presa a cuor leggero, come fosse la località di villeggiatura estiva o la scelta tra un paio di scarpe in vetrina. Ci si dimentica che la prima a non desiderare un aborto è la donna stessa, che per istinto naturale è portata alla procreazione. In ogni caso, per quanto breve, la scelta viene fatta al termine di un processo attraverso il quale si deve passare dove si viene a colloquio con medici e psicologi che possano ben indirizzare la “neomamma”. Più che un atteggiamento vessatorio e punitivo, ne occorrerebbe quindi uno preventivo, informando, riuscendo a parlare liberamente di sesso, di metodi contraccettivi e anticoncezionali, prima di tutto in famiglia. La donna che ricorre all’aborto non è più la madre di una famiglia che non sosterrebbe un’ulteriore bocca da sfamare, ma una ragazzina impaurita, intimorita, che non sa cosa fare o a chi rivolgersi. Quello che ci pare francamente troppo facile è fare spallucce mascherandosi dietro l’astensionismo, come se astenersi dal sesso (che è sicuramente un ottimo metodo anticoncezionale, complimenti al genio che lo ha inventato, soprattutto per i risultati ottenuti nella lotta all’aids in Africa), per dei sedicenni infoiati, sia il rimedio a conseguenze ben più grandi di loro, senza dargli tutti i mezzi per una scelta consapevole.

La lista della spesa dell'Informazione Libera

Raiperunanotte ha rappresentato e rappresenta ben più di un momento di democrazia dal basso come da tempo non se ne vedevano; un momento di opposizione ferma e decisa contro tutti, contro Berlusconi ovviamente ma anche contro una sinistra troppo permissiva, troppo leggera, inadeguata nelle sue funzioni rappresentative. Se fossimo su un campo di pallone, la sinistra mi ricorderebbe Martins: buon giocatore, con le sue indubbie abilità, ma che aveva il raro dono dell’incespicamento, continuo, duraturo, fraudolento. La sinistra ha questo dono, quello di riuscire a sbagliare i goal a porta vuota incespicando sul pallone, e Berlusconi, in questi anni, ne ha approfittato ogni volta. Ieri sera non era campagna elettorale; non era quello che volevano gli organizzatori, gli intervenuti, gli spettatori, i sostenitori (2,50 euro spesi bene). Ieri sera è stata fatta opposizione a Berlusconi: qualcuno-fermi-quell-uomo-per-favore.

E ci ha lasciato un insegnamento, secondo me: l’informazione se non viene fatta, bisogna farcela da noi; arrivare ad illuminare quei coni d’ombra su cui non si vuole che venga fatta luce, superare i servizi demagogici e populisti che le Silvia Vada ci propinano tutti i giorni e trovare le informazioni, sapere quello che ci succede intorno, quello che fa chi ci governa, quello che fa chi ci rappresenta; perché Raiperunanotte non si fermi all’episodio di un 25 Marzo qualunque ma vada oltre, riesca davvero a far cambiare qualcosa.

Vi propongo quindi una lista di siti a me graditi, dove si può scoprire quello che Studio Aperto non ci dice o Minzolini censura. Vorrei che questo articolo sia interattivo: postate i vostri siti e allunghiamo la lista. Per un’informazione libera.

http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578 – Il quotidiano che leggo attualmente.
http://www.repubblica.it – Non occorrono presentazioni, spero.
http://www.gazzettaufficiale.it – Il sito è macchinoso, non è immediato e di ostacolo nella ricerca. Però è la gazzetta ufficiale e quello che sta per succedere in Italia passa da qui.
http://www.uaar.it/news/ – Unione atei e agnostici razionalisti.
http://www.giornalettismo.com – Una webzine ben fatta, con ottime riflessioni e buoni approfondimenti
http://sottolapanca.wordpress.com/
http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://www.net1news.org/
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/

Meridiano Zero – Mia nonna decide le sorti dell'Italia

Ieri ero da mia nonna. Con mia nonna non ho un buon rapporto, anzi, è uno di quei rapporti basati sull’ipocrisia e le frecciatine mai abbastanza velate, di quelli che può avere una suocera con una nuora, non la nonna col nipote più grande. Fatto sta che ero da lei per mantenere ben saldo il velo di ipocrisia che tutto ammanta, e lei se ne stava lì a parlarmi a guardarmi con i suoi occhi infossati e non so come, ha iniziato a parlare di Berlusconi.

Ho sempre saputo che mia nonna fosse destroide, ma è stata venti minuti buoni a difendere Berlusconi, il povero Berlusconi, quello colpito perseguitato malmenato squarciato affondato vessato oppresso tormentato dalla sinistra infame. Quello preso di mira dai giudici rossi, quello invidiato per i suoi successi, quello che lotta per noi, al nostro fianco, che non ha paura di metterci la faccia e di sporcarsi le mani. Quello che ha ricostruito L’Aquila, quello che ha aiutato Messina, quello che ha reso grande l’Italia.

Quindi, gentile Dottor Masi, non è corretto dire “neanche in Zimbabwe“, perché secondo la Freedom House (http://goo.gl/Y2bg), l’Italia si piazza 73esima, ben 100 posizioni al di sopra dello Zimbabwe. Avrebbe potuto dire “neanche in Bulgaria”, o “neanche in India”, ecco, sarebbe stato più giusto e gli interlocutori – magistrati, spioni e noi tutti compresi – avremmo capito subito a cosa si stava riferendo. Il problema vero non sono io, non è la mia generazione, quella che è abituata a sgassare con il mouse invece che con la Lambretta, che si sa informare, che sa ascoltare più campane e giungere ad una verità che non è assoluta, ma per lo meno si avvicina ad una oggettività apprezzabile. Il problema è mia nonna e la sua generazione, con la manifesta passività all’informazione; perché in fondo mia nonna è rimasta a Radio Londra ascoltata nel sotto scala, quando la voce parlante era un po’ come l’arcangelo Gabriele per Maria, quando ambasciatore e quando boia a dar notizie a rinsaldare speranze ad asciugar lacrime.

E a mia nonna quello che le metti davanti è quello a cui crede: i Travaglio e i Luttazzi sono solo fumo negli occhi, sono comunisti perseguitatori e basta, proprio come dice Berlusconi. Ed è giusto che abbiano chiuso i talk show, perché tanto era solo un processo mediatico continuo ed immorale contro il Presidente del Consiglio, proprio come dice Berlusconi.

Si crea quindi un’avaria informatica; mentre si imbavagliano i giornalisti di sinistra, mentre si chiudono i talk show, mentre da Trani vengono fuori intercettazioni che legittime o meno fotografano bene la realtà istituzionale che amministra l’informazione, e che quindi dovrebbero quantomeno aprire gli occhi su chi ci governa, mia nonna è ancora lì, radicata nella congiura di sinistra, agitando i pugni al cielo contro l’ingiustizia che affligge Berlusconi.

Rimane da chiedersi quante “mia nonna” ci siano in Italia.

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Meridiano Zero – Progettati per adattarsi.

Fisiologicamente progettati, costruiti ed aggiornati per ricercare l’omeostasi, l’equilibrio.
La nostra evoluzione (fisica, morale, culturale) così come l’evoluzione dell’intero regno animale e vegetale ci dicono che siamo fatti per adattarci; non è quindi il più forte a vincere, ma il più adatto, quello che meglio si piega alle nuove condizioni imposte. Lo dice Darwin eh, non io, e se avete più di 15 anni, o se ne avete 4 ma siete uno di quei fottutissimi geni che finiscono a studio aperto perché già laureati, lo sapete benissimo.
Che poi come fai a completare 13 anni di scuole (elementari, medie, liceo) e iscriverti all’università a 4 anni? Esiste un modulo da compilare? Che ne so, vai in segreteria e compili il modulo 44c e salti subito alla maturità, che supererai con una tesina sui puffi, e poi a 4 anni ti iscrivi all’università (lettere, per dire) avvantaggiandoti di ben 15 anni sul futuro, ovvero quello del mantenuto fuoricorso? Così, per sapere.
Comunque.
Questo concetto ci ha accompagnato nel corso dei millenni. Geneticamente preparati per adattarci, per trovare il punto di equilibrio nel più breve tempo possibile: fa freddo? Ci scaldiamo. Fame? Mangiamo. E questo, con l’avvento della tecnologia, con le sue scale mobili, gli ascensori, i Mac Book e i McDonald e i temperamatite, ha finito con il farci addormentare. Ormai, lo sforzo che ci procura il riflettere su ciò che ci circonda, automaticamente ci porta a pensare alle veline, ai quiz a premi, alle televendite, a Sanremo, scambiando per satira quella che ci offre Striscia la Notizia (che negli over 60, tra l’altro, ha preso il posto del giustiziere della notte: mai sentito dire “per fortuna che ci son loro signoramia che i carabinieri son buoni solo per rubare lo stipendio le mezze stagioni non ci sono più e qui una volta erano tutti campi“?) piuttosto che impegnarsi a seguire un discorso di senso compiuto.
Ci adattiamo. Alla fine mica rubavano i partiti eh. Non tiriamo in ballo tangentopoli che non c’entra assolutamente nulla. Lì rubavano i partiti, qui rubano i membri dei partiti, di un sacco di partiti, che è ben diverso, carimiei.
Alla fine, se il capo della Protezione Civile si bombava le brasiliane pagate da un imprenditore edile in un centro benessere del suddetto imprenditore edile, imprenditore edile che poi aveva interessi insieme al cognato del capo della Protezione Civile nella costruzione del megavillaggio della Maddalena, oh, pazienza; era comunque un bravo lavoratore. Magari poco onesto, ecco, però lavorava bene e non è giusto rimuoverlo dal posto di comando che occupa solo perché si bombava le brasiliane pagate da imprenditori edili con ovvi interessi nel campo dei megavillaggi da G8 e non è giusto che si dimetta, perché vai a capire perché. In altri stati, in altri mondi, ti fanno dimettere se non confessi un pompino da una stagista, per dire. Sarà che la stagista non è brasiliana? Boh.
Alla fine, se la Chiesa irlandese decide di collaborare per far luce sui crimini commessi dai preti pedofili in quasi trent’anni, è visto come progresso, come apertura. Che dobbiamo fare? Applaudiamo! Stracciato il velo di omertà! Abbasso la connivenza! Finalmente i preti che nel ’75 hanno commesso atti sessuali su bambini verranno processati! Proprio così! Quei preti che magari avevano 60 anni e ora ne hanno 90 e se sono ancora vivi vai a capire dove sono finiti saranno processati!
Progettati per adattarsi alle inculate.

Meridiano Zero – La Chiesa nella Politica

Cardinal Bagnasco

Splendido. Non ho davvero altre parole, se non “splendido”. Se non fosse per gli abiti appariscenti, le mani giunte sul petto e la montatura degli occhiali dorata (molto demodé, diciamocelo. Il primo passo è assumere un consulente immagine), si potrebbe pensare che a parlare sia un Obama, un Martin Luther King, un De Gasperi; qualcuno comunque dalla parlantina sciolta, che infiamma le masse e sa quel che dice. Uno che arriverà lontano, ce l’ha scritto in fronte. E invece è il pacioso Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (quella che, per intenderci, gestisce i soldi dell’8×1000 versati alla Chiesa). Il pacioso Angelo, in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio permanente, ha smentito il suo diretto superiore, che il 25 dicembre aveva invitato la Chiesa e i vescovi a non fare politica, lanciandosi in una lunga e articolata disamina sulla politica italiana, senza tralasciare nulla.

Per la demagogia cattolica che trasuda dalle parole del cardinale parrebbe più un discorso da fine campagna elettorale, quando anche un voto potrebbe fare la differenza e bisogna caricar giù duro, senza sconti per nessuno. Uno scandalo, in un paese normale. E invece passa tutto come normale, come se fosse all’ordine del giorno che un cardinale, presidente di un organo di amministrazione della Chiesa Cattolica, si metta davanti ad un microfono ad insegnarci a stare al mondo. Bello, no?

Riforme. Sono un “obiettivo urgente, colpevolmente sempre rinviato ed è invece dovere della politica mettervi mano. Per questo occorre mettere da parte calcoli individuali” dice il cardinale di Genova. “Molto opportunamente” raccomandate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per farle, ovviamente, occorre il clima adatto. E quello attuale non piace al cardinale. Che vede un confronto pubblico “sistematicamente ridotto a rissa” e critica la “denigrazione reciproca” che arriva a “denigrare il paese intero”. Uno scenario al quale non sono estranei i mass media, “da cui provengono a volte deviazioni e intossicazioni”. Quello che serve, continua Bagnasco, è un “disarmo duraturo tra schieramenti e gruppi”.

Che mi suona terribilmente banale e demagogico. Il tempo delle riforme è una di quelle cose che si sentono dire dai politici, ma che il cittadino non capisce mai a cosa si stia alludendo. Io mi immagino sempre una sorta di fiera, dove tutti giulivi fanno riforme bellissime e perfette e tutti sono amici e si vogliono bene e si sente proprio che l’Italia ha una marcia più, ora che è arrivato il tempo delle riforme. E invece le stagioni politiche si susseguono, ma di questo tempo io ancora non ne ho visto l’ombra. È bellissima sopratutto la chiosa, invitando alla pace tra schieramenti e gruppi: massì, Berlusconi, Fini, Casini, D’Alema e Bersani tutti insieme concordi sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam, su pacs, dico e droghe leggere! FICHISSIMO ANGELO, COME ABBIAMO FATTO A NON PENSARCI PRIMA?!

Aborto e fine vita. Non potevano mancare i temi legati alla bioetica e all’aborto. Per Bagnasco la commercializzazione in italia della pillola abortiva ru486 “rischia di introdurre una prassi di banalizzazione ulteriore nella tutela della vita umana”. Chiedendo a Parlamento, ministero della Salute e Regioni di “circoscrivere quanto è più possibile” la diffusione della pillola, nonostante il via libera dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco). Anche i registri del testamento biologico istituiti in questi giorni da diversi Comuni italiani, raccolgono le “riserve” della Conferenza episcopale, che li definisce “una fuga irresponsabile in avanti”.

Al Cardinale non la si fa, miei cari. Sì, quei comunisti boriosi saccenti che non sanno nulla di vita, morte e compagnia bella dell’Aifa hanno approvato la pillola abortiva, ma perdindirindina, che il Parlamento, o il ministero se quest’ultimo non dice niente, o addirittura le Regioni (che amministrano le ASL, ocio), facciano qualcosa! Mica vorremo lasciare il libero arbitrio a questa massa di bifolchi ignoranti! Mica che se in possesso di ogni capacità di giudizio decidano autonomamente come o quando morire noi che abitiamo tra gli agi dei palazzi vaticani a chilometri di distanza non ci possiamo mettere bocca!

Cattolici in politica. Bagnasco dice di sognare “una generazione nuova di italiani e di cattolici” che “sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni” per “la cosa pubblica”. “Vorremmo”, continua l’alto prelato, “che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà formassero anche il presupposto razionale di ogni ulteriore impresa, e perciò fossero da costoro ritenuti irrinunciabili sia nella fase della programmazione sia in quella della verifica”.

La prima parte è fuffa che non vuol dire nulla, la seconda invece è quella più divertente:
“Vorremmo che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà (cattolica ovviamente) formassero anche il presupposto razionale di ogni ulteriore impresa (atto politico), e perciò fossero da costoro ritenuti irrinunciabili sia nella fase della programmazione sia in quella della verifica”. In pratica tenere sempre bene a mente l’ideologia cattolica in ogni momento della vita politica italiana, dalla programmazione alla verifica appunto.

Ma non s’era detto che l’Italia è uno stato laico?

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Meridiano Zero – L'influenza di Topo Gigio

E anche questa è (quasi) andata. Le analisi statali -come al solito aggiungo io- sono state “leggermente” catastrofiche: ventiquattro milioni le dosi ordinate (praticamente un italiano su due), dieci milioni quelle effettivamente ritirate (che, se la pandemia annunciata si fosse scatenata c’era praticamente un vaccino ogni cinque italiani), 900 mila quelle inoculate (praticamente un cazzo).

Una pandemia che ci è costata quanto la rosa dell’inter, quindi neanche propriamente due spiccioli, e si è rivelata per quello che effettivamente era: un raffreddore un po’ più forte, ma che con la complicità dei media italiani si è tramutato in una specie di virus ebola in grado di spazzare via metropoli come fa lo swiffer con la polvere. Un virus nato in Messico (questi virus sono itineranti quasi quanto i film dei Vanzina), che sembra una normale influenza, si manifesta come una normale influenza, agisce come una normale influenza, finisce come una normale influenza ma è potenzialmente mortale (come una normale influenza).

E quindi assoldiamo Topo Gigio (!) e riempiamo i notiziari di personaggi politici o pubblici che ci consigliano cosa fare per fronteggiare questo nemico invisibile. La vera novità è che l’italiano medio, quello dei luoghi comuni, non ci è cascato questa volta; l’inoculazione di 900 mila dosi -considerando che buona parte di queste sono finite nei deltoidi dei dipendenti pubblici- rappresenta una cifra ridicola, a fronte di una campagna del terrore che neanche contro i nazisti; e così dopo le mucche e i polli, nel tritacarne mediatico (ma non solo mediatico eh) sono finiti i maiali, rei di aver creato questo abominio genetico dal nome H1N1: un virus a trasmissione aerea, che ha come bersagli privilegiati immunodepressi e anziani. Rabbrividiamo. L’HIV, per dirne uno famoso, ha come via preferenziale lo scambio di liquidi biologici (e anche in una certa quantità. La puntura accidentale con un ago infetto si attesta attorno al 5% di probabilità di contrarre la malattia), quindi figuriamoci gli sfaceli che avrebbe dovuto fare un simile virus: di grazia, conoscete qualcuno che è morto di suina? Di aviaria? Di mucca pazza?

Ed ecco arrivare in nostro soccorso il Governo, attento ai bisogni del popolo. Stai per morire? Ci siamo qua noi, vai tranquillo; imponiamo le mani e tac! Tutto risolto. Pur di salvaguardare la tua salute, alla Novartis gli versiamo 184 milioni di euro, anche se mancano ancora all’appello 14 milioni di dosi (lo so, non sono propriamente un paio, ma sulla salute non si guarda mica a queste cose!); se per qualsiasi motivo la Novartis ci consegnasse i vaccini in ritardo, li paghiamo comunque, perché, caro mio, che fai, li lasci lì? E siccome ci hanno omaggiato di qualche campioncino gratuito di cerotti, sai che facciamo? Niente penali! Consegnino i vaccini quando gli pare (oggi, domani, mai), fa lo stesso! E se il vaccino causasse una reazione allergica inaspettata e incontrollata, paghiamo noi i danni, ci manca solo che qualcuno gli faccia pure causa!

E che nessuno insinui che tutto questo casino sia nato per distogliere l’attenzione dalla cronaca estiva eh!

Meridiano Zero – La violenza esiste

Punto uno. La violenza, se non sei scemo o matto o un matto scemo, è da rifiutare. Non credo nella violenza. Nel momento in cui devi tirare un pugno per affermare la tua idea, allora vuol dire che non sei abbastanza intelligente per prevaricare, dialetticamente, l’altro; anzi, sei stato prevaricato, hai perso. Un libro che ho letto un po’ di tempo fa dice che puntare una pistola è come essere dalla parte giusta di un dialogo socratico; rende, secondo me. Però la violenza esiste, non nascondiamoci dietro le dita di una mano, è attorno a noi, quotidianamente: violenza vera, nuda e cruda, espressa nelle statuette che volano ad altezza uomo, violenza verbale, violenza nelle immagini, nell’arte, nella musica. C’è, c’è come c’è il caldo o il freddo, i semafori, le veneziane o gli ausiliari del traffico; magari è sgradevole, però esiste.

Punto due. Attenzione a non superare il limite: condannare il gesto, ok. Non per il fatto fine a sé stesso, poteva andargli peggio. Ma per quanto detto sopra; una persona, per quanto possa avere idee distanti dalle proprie, è da rispettare tout court, anche solo per il fatto di esprimere un’opinione. Ma, per cortesia, non cadiamo nell’ipocrisia. Non gli hanno tirato una molotov, non è stato e non è in pericolo di vita e, in condizioni normali (ovvero se non sei il Presidente del Consiglio), al Pronto Soccorso ti fanno una lastra, ti danno un antidolorifico e ti mandano a casa.

Punto tre. Il signor Massimo Tartaglia, a ben pensarci, poteva portare in tasca una calibro .45, e con la mira che ha dimostrato di avere, avrebbe potuto tirargli in mezzo agli occhi. Ora, i bei figuri dal colletto bianco e il filo che esce dall’orecchio, che stanno a fare attorno al Presidente? Toccare i culi nello spingispingi generale? Considerando che buona parte di una campagna politica è occupata dalle manifestazioni pubbliche, quelle dove l’onorevole finisce a tu per tu con la gente, quella becera, quella di Maria de Filippi, quella che gira con le statuette di gesso in mano, mi pare abbastanza scontato che qualche squilibrato, lungo la strada, si incroci. Sono capace pure io a saltare addosso ad un uomo a giochi fatti, la professionalità (intesa come capacità professionale) dovrebbe stare nel saltargli addosso prima; prendersi una pallottola, lo capisco, è questione di istinto, di riflessi, di millesimi di secondo; roba da film, secondo me. Però una statuetta è parabile, dai, è come giocare a pallavvelenata.

Punto quattro. Mettersi a parlare dei gruppi di Facebook, pro o contro Tartaglia, pro o contro Berlusconi, non ha alcun senso, è comunque illiberale. Si ha tutto il diritto di essere cretini.

Punto cinque. Rosy Bindi non ha detto una cazzata. Siamo la nazione della rissa televisiva, la nazione della strumentalizzazione mediatica; siamo quelli del Grande Fratello, delle k, dei congiuntivi lasciati sui banchi di scuola. Siamo quelli degli studi di mercato: siamo tutti su una curva gaussiana, qualcuno più qua, qualcuno più là, ma è sempre il gregge a vincere, è il popolo dei mediocri; e lì dentro ci si può annidare di tutto. Quando gli onorevoli stessi si dimostrano ben poco onorevoli, loro che rappresentanti popolari dovrebbero dare l’esempio e indicare la strada, non stupiamoci se poi, dal gregge, spunta uno con una statuetta in mano. Non è la sinistra. Non è Annozero, o Travaglio, o, attenzione, il pluralismo, il pensarla da “coglioni” (ve lo ricordate vero? Se non lo avete votato, lo siete). E’ “tutto”. Sono i Bossi che minaccia di far scendere in campo le ronde verdi armate, le “Minchiate” di Feltri sulle rivelazioni di Spatuzza, sono i Brunetta che ci ricorda che la “sinistra di merda” deve “morire ammazzata”.

Pensateci.

Meridiano Zero – Vaticano Spa

Metto da subito le mani avanti: non ho nulla contro la fede, chi crede nella fede, chi crede in qualcosa. Non ho nulla contro i cattolici, i buddisti, gli islamici, i protestanti, monoteisti o politeisti del caso. Anzi, li invidio un po’, sono sincero. Sono ateo, non me ne vanto, non me ne vergogno; penso solo che avere fede è bello, perché ti permette di sperare in un qualcosa che probabilmente non succederà mai, però intanto speri ed è quello l’importante. In certe circostanze è davvero avere una marcia in più. Magari critico più aspramente l’impianto economico che è stato tirato su attorno alla fede, ma è comunque un altro discorso. Prendi gli Juventini.

Quarantaquattresimo del secondo tempo. La Juve perde 2 a 1, c’è ancora qualche speranza di passare il turno. L’ateo guarda la partita, vede che in campo è scesa la Juve (Stabia), che si sta facendo prendere a pallonate da 89 minuti suonati, vede che i 25 milioni di Felipe Melo era meglio spenderli in puttane di lusso e droga, vede che Ciro è al telefono con Marcello in lacrime chiedendo spiegazioni e consigli e vabbè dice, cambiamo canale, questa è andata.
Il cattolico no, lui ci crede. Lui spera, spera nell’intervento del divino che prenderà possesso del corpo di Giovinco o Poulsen (no, dico, Poulsen) o di Trezeguet e li accompagnerà in una cavalcata coast to coast tipo Holly e Benji fino a segnare un gol talmente bello che l’arbitro commosso gli attribuirà doppio valore. Juventus 3 – Bayern 2.
Poi la Juve ha perso 1 a 4. Quello che ci interessa è che alla fine della partita l’amarezza è la stessa, però intanto il credente ha provato un pelo di speranza, butta via.

main_image_previewÈ da un po’ di tempo che se vi soffermate su Canale 5 a guardare la D’Urso (ovviamente mentre cercate programmi dallo spessore culturale maggiore, tipo la guerra dei Robot o i Monster Truck) c’è Brosio che dopo aver pipato tutte le top model disponibili della Versilia ha deciso di riscoprire la fede e che di questa riscoperta ha deciso di darcene testimonianza in tv.
Nel dibattito, si schiera con lui Gesù Cristo, Madre Teresa e una bambina senza gambe dagli occhi dolcissimi che crede in Dio.
Contro di lui un qualche lavacessi del CICAP, molto brutto, molto peloso, dallo sguardo sospettoso e perverso. Solo come un cane. Il vento soffia tra i rami dell’albero secco posto vicino a lui.
Il discorso viene portato con maestria sui miracolati di Lourdes.

Il lavacessi del CICAP fa notare che Lourdes è stato oggetto di visita da parte di 700 milioni di pellegrini. Di questi, 67 sono le guarigioni riconosciute. Uno ogni 10 milioni; è sufficiente la sola statistica per spiegare che non è una percentuale rilevante, sopratutto in un ambito, quello medico, in continua evoluzione. Una guarigione miracolosa del 1940 al giorno d’oggi potrebbe essere facilmente spiegabile. Se l’inter avesse la possibilità di giocare contro il Barcellona 700 milioni di volte sono sicuro che riuscirebbe a vincere almeno 1000 volte, e quello sì che sarebbe un miracolo. Se io ci provassi 700 milioni di volte con giovani donne disinibite dagli impulsi lesbici, vedi che qualche triangolo porcelloso riuscirei a organizzarlo. Non dice nulla di offensivo o così assurdo.
Paolo Brosio scoppia a piangere; prova pietà per l’anima del lavacessi, che arderà all’inferno per quanto ha detto. Poi parla mezz’ora circa Lourdes, la madonnina di Lourdes, il pizzaiolo di Lourdes, le innumerevoli botteghine di Lourdes, il maxi rosario (2 metri di rosario, incredibile, lo avete mai visto? Fa paura. Ti viene in mente un maxi prete alto 6 metri che brandisce il maxi rosario come fosse una clava) di Lourdes, l’acqua di Lourdes e i fenomeni inspiegabili di Lourdes, tipo che la notte l’acqua è calda e di giorno è fredda a Lourdes, che la mattina se uno guarda verso est vede un incredibile bagliore e una sensazione di calore sulla pelle a Lourdes, che le nuvole hanno forme strane, tipo di cane, tipo un occhio, tipo Padre Pio intento a dare un colpo di tosse mentre dice messa a Lourdes, robe davvero incredibili.

immagine_lourdesQuello del CICAP prova a ribattere, ma alla bambina dagli occhi dolcissimi si stacca un braccio. Si asciuga le lacrime con la manina che le rimane, lo raccoglie, se lo appoggia in grembo e sospira sorridendo, perché Dio se fa la brava un giorno glielo riattaccherà. Brosio, Gesù Cristo e Madre Teresa annuiscono convinti.
E poi c’è la parte più bella: il senso di colpa. Se tu sei andato a Lourdes mille volte e per mille volte sei tornato deluso è perché non credi abbastanza, perché non hai pregato abbastanza, perché non hai donato abbastanza. Perché non sei meritevole della guarigione, perché devi soffrire ancora un po’, come se non fosse già sufficiente quello che hai sofferto finora, perché ti devi applicare di più. La colpa non è del fatto che sei dalla parte sbagliata delle statistiche, è tua e solo tua. Torna a Lourdes e magari succederà qualcosa. E se ci torni e non è successo ancora nulla, ritorna. Tre, quattro, cinque volte. Lo hai comprato il rosario di due metri benedetto? A Lourdes, come in una delle filiali sparse per l’Europa.

Vaticano S.p.a.: vendiamo speranza.