Quintetto Denner – Intervista

Forse non tutti lo sanno, ma il jazz amato nel mondo non è solo quello “made in USA”. In Italia abbiamo molti artisti e al di là dei pochi volti noti esiste un esercito di musicisti di elevato spessore artistico “di nicchia”. Ho avuto il piacere di poter porgere qualche domanda al maestro Giancarlo Buratti, portavoce del “Quintetto Denner”. Giancarlo, insieme ad Alessandro Bardella e Giorgio Rondi, arrivano con il loro trio di clarinetti di estrazione prettamente classica a incontrare Guerrino Allifranchini, “guru” italiano del jazz con il suo clarinetto e il suo sassofono di fama internazionale. L’innesto di Allifranchini allarga gli orizzonti della formazione che trova la sua stabilità con l’inserimento di Filippo Rodolfi, pianista jazz e compositore che può vantare concerti e collaborazioni in tutta Europa fino al Giappone. Negli ultimi anni il quintetto è stato chiamato in molti Paesi per rappresentare l’Italia in vari festival jazz (European Jazz Festival in Turchia nel 2001 – dove tra l’altro è stato inciso il cd “Quintetto Denner-Live in Turkey” – e Toronto Jazz festival nel 2008 per fare due nomi). Il prossimo 25 Novembre i nostri eroi terranno un concerto in Gran Canaria per bissare il successo ottenuto lo scorso febbbraio dove nell’auditorium Tirajanas millequattrocento persone chiusero il concerto con una standing ovation per i Denner. Ma diamo voce a uno di questi artisti: Giancarlo Buratti.

Vuoi parlarci un po’ di chi siete e cosa fate? Di primo acchito ti risponderei che siamo cinque amici, cinque buoni amici che si divertono un mondo. Si potrebbe dire che “in principio fu il trio”, perchè tutto è iniziato dal Trio Denner che, appena terminata l’esperienza del conservatorio, contribuii a formare con Giorgio e Alessandro. Poi, continuando in stile parabola, venne Guerrino e nulla fu più come prima! Scherzi a parte l’incontro con Guerrino ha davvero segnato la svolta, anche perché di lì a pochi mesi il quartetto divenne quintetto integrando stabilmente Filippo Rodolfi che fino ad allora si era occupato degli arrangiamenti.

State per volare alle Canarie. Vuoi parlarci di questa nuova avventura e quale sarà il programma del vostro concerto? È la seconda volta che abbiamo l’occasione di suonare all’Auditorium Tirajanas in Gran Canaria. Quando a febbraio ci contattarono per fare il primo concerto devo ammettere che accolsi la proposta con qualche riserva. Cioè, le Canarie sono senz’altro un paradiso in terra, clima fantastico, natura incontaminata e servizi di alto livello, ma nella mia mente erano troppo legate ai villaggi vacanze per poterle considerare un posto che presta attenzione alla musica e ai concerti, insomma alla cultura che non sia svago fine a sé stesso. Nulla di più sbagliato! Un pregiudizio dato dalla mia scarsa conoscenza del posto. Il concerto che facemmo a febbraio era inserito nel “27 FESTIVAL DE MÚSICA DE CANARIAS” prestigiosissimo festival che ha visto la partecipazione delle più grosse personalità della musica mondiale. Musicisti del calibro di Abbado, Muti, Barenboim, Sir Colin Davis, Plácido Domingo, José Carreras, Rostropovich, Pogorelich, Ashkenazy, YoYo Ma!
In quell’occasione presentammo il nostro ultimo progetto “Italy in Jazz”, questa volta invece proporremo un repertorio che guarda alle radici del jazz, presentando però anche brani in prima esecuzione.

Negli anni avete rappresentato con grandissimo carisma la nostra Italia che fa jazz. Quali sono state le vostre migliori esperienze e quali sono stati i migliori complimenti che avete ricevuto?  Difficilissimo rispondere. Ogni esperienza ci ha portato qualcosa di insostituibile, sotto il profilo umano e musicale. Personalmente porterò sempre nel cuore i tramonti di Sydney, il rimbombo delle cascate del Niagara, i viaggi interminabili e anche quella voglia di casa che ti cresce dentro alla fine di ogni esperienza.
Per quanto riguarda i complimenti, ricorderò sempre un episodio avvenuto al Toronto Jazz Festival. Il giorno dopo il nostro concerto, sullo stesso palco si esibiva Arturo Sandoval, uno dei miei miti di sempre… I posti erano esauriti ma, visto che noi italiani riusciamo sempre a farci voler bene, otteniamo un pass per entrare. Il signore della sicurezza ci accompagna, facendoci passare davanti al palco. A un tratto il brusìo del pubblico in attesa del concerto aumenta, qualcuno ci riconosce, qualcuno urla “Denner”, altri “Italian musicians” e parte un applauso, che aumenta sempre più, fino a che le prime file si alzano in piedi e poi gli altri e così via. Per farla breve ringraziamo, salutiamo e ci defiliamo in buon ordine. Devo ammettere che quella sera, vuoi per la stanchezza, vuoi per il fuso, ma qualche lacrima mi è scappata. Non è proprio un complimento diretto, ma mi piace considerarlo così.

Da anni conosco il carissimo maestro Filippo Rodolfi, che mi ha raccontato che vi divertite come dei pazzi. E come potrebbe non essere così! Siamo un buon gruppo, ci vogliamo davvero bene. Ogni volta che ci penso, penso davvero che conoscere Guerrino e Filippo mi abbia cambiato la vita, e non mi riferisco solo alla vita artistica; sono davvero persone che mi hanno arricchito, intelligenti e sensibili, oltre a essere musicisti eccezionali. E questa avventura oltretutto ha avuto il potere di cementare ancora di più il rapporto tra i “giovani” (le virgolette fanno sempre male) del gruppo originale. Dire che ci divertiamo è minimizzare, anche se di tanto in tanto non mancano gli attriti. Vivere gomito a gomito in tournée e affrontare concerti impegnativi non è una passeggiata a volte.

Vuoi raccontarci qualche aneddoto o qualche episodio simpatico che vi è capitato? Io mi ricordo ad esempio una valigia scambiata per un ordigno fuori da una stanza di albergo… Ah sì, il problema è che non era un albergo, ma l’attico dell’ambasciata di Tirana dove ci ospitavano in occasione del Festival Klasic, e il casino scatenato fu davvero grande. Anch’io me la ricordo e temo di non potermene più dimenticare. Beh, di episodi ce ne sarebbero un miliardo, in questo momento più che episodi ricordo immagini buffe. Rivedo me e Giorgio fare i deficienti “affrontando” le onde perfette di Surfers Paradise: due mozzarelle dal fisico discutibile che urlano come bambini al suono della campanella, attorniati da surfisti professionisti con fisici scultorei e abbronzature da urlo. Ricordo la faccia terrorizzata di Sandro a ogni decollo o sobbalzo di un aereo e i nostri scherzi sadici a cui puntualmente risponde con insulti indicibili, senza però mollare la presa dai braccioli. La capacità comunicativa di Guerrino che sa farsi capire in ogni angolo del mondo, lo vedo ancora chiacchierare con un mercante di strumenti musicali in un suk turco. Quello parlava turco, Guerrino faceva versi strani, ma alla fine si capivano a meraviglia. E poi c’è Filippo e le sue sigarette, su cui si potrebbe scrivere un romanzo, o meglio un manuale: “come poter fumare in qualunque luogo e a qualunque ora!” (Simpatici gli episodi… Ma il fumo fa male!)

Torniamo alle cose serie. Come nascono gli arrangiamenti per un ensamble jazz così anomalo? Su misura, assolutamente. Il gruppo come hai detto è anomalo ed è davvero difficile poter trovare qualcosa nella letteratura Jazz. Per cui tutti gli arrangiamenti sono fatti su misura per noi da Filippo e, in qualche caso da Wally Allifranchini. Poi abbiamo la fortuna di poter eseguire alcuni brani che sono stati composti appositamente per noi da musicisti di prim’ordine che ci hanno voluto fare questo fantastico regalo: Filippo, Wally, Patriarca ecc…

Come trovi il panorama jazzistico italiano? Guarda, posso risponderti esattamente come nell’ultima chiacchierata che facemmo qualche anno fa. Credo sia più interessante di quanto non si pensi. Ci sono un sacco di artisti convincenti, un sacco di giovani musicisti davvero capaci. Personalmente ho degli allievi che davvero mi fanno sperare in un futuro di qualità. Penso però che la percezione che la società ha della cultura italiana, invece, sia molto bassa; penso si dia troppo poco spazio alla qualità e, soprattutto, se ne dia troppo alla banalità. Forse perché la banalità fa ascolto perché è semplice, lineare, a portata di mano, mentre la qualità e la cultura hanno bisogno di più impegno e attenzione. Non voglio fare quello che dispensa saggezza, ma credo che il male del nostro secolo sia la banalizzazione, la semplificazione tout court. In questo periodo aborro la nascita e la diffusione dei Talent Show. Il meta-spettacolo, lo spettacolo sul come nasce uno spettacolo. L’illusione di poter smontare le componenti e le alchimie che costituiscono la preparazione di un successo, di poterle catalogare, controllare ed esibire. Tutto ciò è un’illusione che non fa che banalizzare l’arte riducendola a preparazione e confezione. L’arte come processo industriale. Come dite? Ho rotto con il pistolotto? Ok la pianto! Seguiteci e vogliateci bene!

www.quintettodenner.it

Nei cieli di Rino è tutto sempre più blu

Pochi giorni fa avrebbe compiuto 61 anni. Rino Gaetano non ha bisogno di molte presentazioni perché tutti, dai più ai meno giovani, lo conoscono o per lo meno ne hanno sentito parlare. Classe 1950, nato a Crotone, romano di adozione, è conosciuto da tutte le generazioni nate dopo il 1970 per la sua spontaneità, per la drammaticità dei suoi pezzi, per il surrealismo, la satira e la comicità della maggior parte dei suoi brani. La sua storia mi ha sempre affascinato, sarà per via del coinvolgimento delle sue canzoni, che a me piace definire “ballate”, ma soprattutto perché è vissuto, cresciuto e maturato artisticamente nel mio stesso quartiere di Roma, Monte Sacro. La sua storia ha dell’incredibile.  Infatti, il 2 giugno del 1981 Rino morì in Via Nomentana, a pochi giorni di distanza dalla data fissata per il suo matrimonio, davanti all’istituto scolastico dove io, pochi anni dopo, avrei frequentato le scuole elementari, le medie ed il liceo. Nelle sue canzoni non si può non notare un quasi cinico realismo, accompagnato da un sentimentalismo vecchio stile, mai scontato, mai smielato e pur sempre ficcante. Di lui ricordo la sua drammatica ironia, presente in tutte le sue canzoni, nelle più note e nelle meno famose. Non saprei stilare una classifica perché tutti i suoi brani, alle mie orecchie, hanno un senso profondo e unico. La lotta contro l’ingiustizia, contro il perbenismo, contro l’ordinario, contro il precetto, contro il corrotto e contro il clientelismo. La difesa dei diritti dei più deboli, il racconto della guerra visto dagli occhi della povera gente, in particolare nel capolavoro “Aida”, racconti di povertà mai inventati ma figli della vita che vedeva quotidianamente scorrere dinanzi ai suoi occhi. Le storie d’amore raccontate senza mai un (a volte troppo scontato) lieto fine. Vicende d’innamoramenti impossibili, di storie d’amore possibili ma non coltivate . Le sue meravigliose metafore, il legame con la sua famiglia, la violenza delle sue parole che emerge, su tutte, in “Nuntereggae più” e “Il cielo è sempre più blu”, le canzoni più celebri del suo vastissimo repertorio.

Ascoltando oggi, ma son certo anche domani, le ballate di Rino ci si rende facilmente conto di come sembra che il tempo si sia fermato, tanto è palese l’attualità degli argomenti trattati. Dietro il suo umile rivoluzionarismo non c’era l’ombra dell’artista artefatto, non c’erano proclami ma solamente semplici parole urlate con tanta, tantissima rabbia e altrettanta forza, sempre nascosta dietro quel giovane ragazzo dagli occhi dolci e dall’aspetto imprevedibile e molto spesso sorprendente. Rino, maestro di satira e d’ironia, ancora oggi fa sentire la sua assenza, lui che ha spesso messo a nudo con mezzi semplicissimi tutto il marcio che sentiva nell’aria e che purtroppo regna tutt’oggi nel costume sociale di quella “corrottissima” Italia da lui cantata e raccontata e probabilmente, anzi certamente, non ancora cambiata.

Dopo tanti anni ancora oggi mi piace pensare che il cielo dove è volato via quella notte di 30 anni fa sia davvero blu, anzi, sempre più blu, mentre su questo paese i problemi sono sempre gli stessi se non addirittura peggiorati. È questa, infatti, una società in crisi che sente oggi più di ieri il peso della corruzione e del clientelismo, e sente ancora di più il peso dell’assenza e del silenzio di cantautori come Rino Gaetano. Forse anche per questo, pur essendo passato tanto tempo, sento tutt’oggi la voglia di gridare: buon compleanno Rino!

 httpv://www.youtube.com/watch?v=necfujO9cEY

La vecchia e sempre nuova leva del Pop Italiano

Anche quest’anno l’autunno ci ha regalato l’uscita di nuovi album pop melodici italiani; in particolare, di quattro cd che segnano il ritorno di altrettanti artisti/gruppi della nostra Italia che canta e che sa scrivere canzoni.

La fine di settembre ci ha presentato l’uscita del nuovo lavoro di Michele Zarrillo dal titolo “Unici al mondo”. Il cantautore romano si presenta al pubblico dopo il successo de “L’alfabeto degli amanti” con queste nuove dieci canzoni. Come nel suo stile, l’album ci porta a esplorare amore, sogni, rimpianti e riflessioni sociali. La grafica dell’album si presenta in forma veramente “intima”, con poche foto e l’attenzione di chi sfoglia il “libretto” tutta concentrata sui versi delle canzoni. Buona la composizione e gli arrangiamenti, e bravissimi i musicisti (notevole la parte ritmica composta da Lele Melotti alla batteria e Paolo Costa al basso) .Bello questo nuovo lavoro anche se forse ricalca un po’ troppo lo stile ed i temi tipici del cantautore. La parte molto “intimista” restano però sempre il fascino ed il cardine del nostro Michele.

L’artista inizierà il tour nel prossimo inverno, e possiamo già darvi le prime date:
03 Dicembre. Torino
12 Dicembre. Firenze
13 Dicembre. Milano
20 Gennaio. Bologna
21 Gennaio. Roma
27 Gennaio. Padova

Sempre di fine settembre è il nuovo lavoro degli Stadio. La band affiancata dietro le quinte da Saverio Grandi nel ruolo di produttore e musicista danno nuovo repertorio a un’attività artistica che negli ultimi anni è sempre stata ricca di nuove idee. Dopo “Gaetano e Giacinto” di quest’estate, “Diamanti e caramelle” (che dà anche il titolo all’album) è il nuovo singolo, composto insieme ad Andrea Mingardi e dedicato ai calciatori Scirea e Facchetti. Una nota solidale: i proventi ricavati da questa canzone saranno devoluti alle onlus fondate in onore dei due campioni. Undici nuovi brani e una bonus track che vede alla voce anche Noemi in una riproposizione de “La promessa”, il brano che apre il cd.
Un parere del tutto personale è che le melodie siano un po’ qualitativamente in ribasso dopo che gli Stadio ci hanno abituato ad album quali “Parole nel vento” e “Diluvio Universale”.

Gli Stadio incontreranno il pubblico in queste date:
12 Novembre. Salsomaggiore
19 Novembre. Torino
22 Novembre. Milano
26 Novembre. Padova
01 Dicembre. Firenze
16 Dicembre. Roma
17 Dicembre. Bologna

“Decadancing” è invece il nuovo – e pare ultimo – lavoro di Ivano Fossati. Ebbene sì: pare che il cantautore, arrivato a sessant’anni, abbia deciso di uscire di scena per riassaporare la sua vita e per non voler proseguire oltre in un mestiere dove ha dato tutto. Una scelta meditata, come questo album, dove gli arrangiamenti sono stati studiati alla perfezione. Pochissima elettronica e tantissimi dettagli, che delineano un album forse con poche idee nuove, ma con tanta voglia di suonare. Si sente il tocco dell’esperienza in questi dieci nuovi brani, anticipati dal singolo “La decadenza”, nelle radio da qualche settimana. Un bell’addio dai riflettori caro Ivano. Forse veramente ci hai detto tutto o forse la vita, compresa quella artistica, va capita ed apprezzata per quello che è, con la semplicità ed allo stesso tempo con tutta la complicatezza che nasce dal vivere quotidiano.
Il 9 Novembre partirà un lungo tour nei teatri italiani che durerà fino a febbraio, per chiudere in un tripudio di note la carriera di questo cantautore che ha dato tanto alla musica italiana.
Per conoscere le date vi invito a visitare questo sito

Infine parliamo di “Dove comincia il sole Live” dei Pooh. Dopo il successo dell’album dello scorso anno – il primo senza Stefano D’Orazio – i Pooh escono con questo doppio cd live disponibile anche in DVD. Ci sono canzoni nuove e grandi successi del passato, riproposti da Roby Facchinetti, Red Canzian e Dody Battaglia con il pregiatissimo supporto di Phil Mer, Ludovico Vagnone e Danilo Ballo. Nuova linfa e – udite udite, fan dei Pooh – la riproposizione live di brani quali “L’anno, il posto, l’ora” e “Il tempo, una donna, la città”. Tutto più facile con sei musicisti provare a riportare in un concerto i brani del pop-sinfonico degli anni settanta targato Pooh. Il concerto è stato registrato durante l’ultima tappa del tour, il 27 Agosto al castello di Este. Un live ben fatto. Da profondo amante dei “vecchi” Pooh e da persona non soddisfatta da quello che il gruppo ci ha regato dal 1996 in poi (“Amici per sempre”) trovo nuova linfa e nuovo gusto a portarmi questo cd in ogni posto. “Dove comincia il sole” era il presagio di una nuova vita artistica, il live ne è la conferma.
Buon ascolto!

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Festival della fisarmonica digitale

Roland, nota marca di strumenti musicali, propone sul mercato una fisarmonica alternativa e moderna. Si tratta della Roland V-Accordion, una fisarmonica versatile che unisce la tradizione di questo affascinante strumento alle ultime tecnologie appilcabili. Ormai da cinque anni si svolge il “Roland V-Accordion Festival”, un evento per promuovere questo prodotto ma soprattutto per premiare artisti emergenti e non che ne fanno di questo strumento passione e arte.
Sabato 11 Giugno a Pineto (TE), si è tenuta la finale italiana diretta da Renzo Ruggieri. La serata ha decretato la vittoria di Andrea Di Giacomo per la categoria jumiores e di Pietro Adragna per la categoria senior. Proprio quest’ultimo sarà il rappresentante italiano per la finalissima del 22 Ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Si tratta di un evento molto particolare e di livello appunto internazionale. Ci saranno artisti provenienti da 14 Paesi: Italia, Germania, Inghilterra, Danimarca, Stati Uniti, Ungheria, Brasile, Canada, Spagna, Russia, Francia, Belgio, Giappone e Cina.
Sul palco dell’Auditorium ci sarà pertanto tanta sana e buona musica e “raffiche di colpi di note” sotto l’occhio (anzi l’orecchio) attento della giuria composta da personaggi di spicco del panorama fisarmonicistico.
La serata sarà presentata da Mascia Foschi, artista poliedrica (presentatrice, attrice e cantante) attualmente impegnata in un progetto vocale dedicato al tango. La cantante sarà accompagnata dal Maestro Sergio Scappini, il primo docente di ruolo in fisarmonica in Italia dall’introduzione dello strumento nei conservatori. Un fisarmonicista riconosciuto a livello mondiale che vanta un’intensa attività di solista, camerista e con orchestre di elevato spessore, nonché vincitore del concorso per fisarmonicista da palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano.

Passiamo agli ospiti d’onore quali i “Guglielmi Brothers”. Due bambini prodigio con le loro fisarmoniche diatoniche digitali Roland (cercateli su YouTube sono sorprendenti!) e i “Si Taranta”, gruppo folkloristico dell’Italia centro-meridionale che ci accompagneranno con la loro musica portandoci poi ad ascoltare l’ormai affermato fisarmonicista Danilo Di Paolonicola. Di Paolonicola già talento a sei anni, ora si presenta al pubblico dall’alto delle sue esperienze musicale in Italia e in molti stati esteri.
L’ingresso a questo evento è: LIBERO! Unica “clausula” è il ritiro del voucher presso l’Infopoint dell’Auditorium a partire dal 1° Ottobre.
Non mi resta che invitarvi a questo evento e fornirvi qualche indirizzo e recapito utile.
Per quanto rigurada l’Auditorium: si trova in via P. De Cuobertin 30 a Roma e potete contattare l’Infopoint al seguente numero: 06.80241281.

Maggiori informazioni riguardo alla V-Accordion e al festival sono disponibili nei siti ufficiali:
http://www.v-accordionfestival.com
http://www.v-accordionfestival.com
http://www.roland.com
www.roland.it

Un ringraziamento a Elisabetta Castiglioni dell’Ufficio Stampal V-Accordion Festival.

La Filarmonica della Scala per il sociale

Lunedì 31 Ottobre 2011 alle ore 20.00, presso il teatro alla Scala di Milano, ci sarà un appuntamento di elevato spessore musicale e dal grande valore umano. Il maestro Omer Meir Wellber dirigerà la Filarmonica della Scala a sostegno della Fondazione Don Gnocchi con la partecipazione al pianoforte di Emanuel Ax.

Questo il programma del concerto:
– G. Puccini Crisantemi
– L. van Beethoven Concerto per pianoforte ed orchestra n° 5 in mi bemolle magg. “Imperatore” Op. 73
– P.I. Čajkovskij Sinfonia n° 4 in fa min. Op. 36
Noi di “Camminando Scalzi” abbiamo interpellato il presidente della Fondazione, monsignor Angelo Bazzari che ci inviterà all’evento e ci parlerà della Fondazione nata e voluta dal Beato Don Gnocchi.
Cosa rappresenta oggi la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus nel panorama socio-sanitario italiano e internazionale?
La Fondazione è stata istituita oltre mezzo secolo fa dal Beato don Carlo Gnocchi (1902-1956) per assicurare cura, riabilitazione e integrazione sociale ai mutilati, vittime della barbarie della seconda guerra mondiale e con il passare degli anni ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione. Oggi continua ad occuparsi di ragazzi con disabilità affetti da complesse patologie acquisite e congenite; di pazienti di ogni età che necessitano di interventi riabilitativi neurologici, ortopedici, cardiologici e respiratori; di assistenza ad anziani non autosufficienti, malati oncologici terminali e pazienti in stato vegetativo persistente. Intensa, oltre a quella sanitario-riabilitativa, socio-assistenziale e socio-educativa, è anche l’attività di ricerca scientifica e di formazione ai più diversi livelli.

Il prossimo 31 ottobre ci sarà un particolare evento a Milano, con un concerto dell’orchestra Filarmonica della Scala il cui ricavato sarà destinato alla vostra realtà. Cosa vi aspettate da questo evento?
La Fondazione Don Gnocchi riceve il sostegno della solidarietà privata e gode dell’appoggio delle istituzioni che le consentono di svolgere sempre meglio le proprie attività e di estendere ancor più la propria presenza sul territorio nazionale e in ambito internazionale.
Il concerto alla Scala rappresenta certamente una preziosa opportunità di sostegno per la nostra Opera, ma ci permette anche di rinsaldare il rapporto con Milano, la città di don Carlo Gnocchi, dove la Fondazione è nata e dove hanno sede i suoi organi di vertice. Alla Scala, alla Filarmonica, agli organizzatori e a tutti quelli che vorranno partecipare va quindi il nostro più sentito ringraziamento. I bisogni non mancano. La Fondazione sta investendo ingenti risorse economiche per migliorare le proprie strutture e per garantire ai pazienti servizi sempre più efficienti e di elevata qualità. A Milano, completata la nuova chiesa dedicata al Beato don Gnocchi e in attesa di vedere realizzato il museo a lui dedicato, stanno per prendere il via alcuni importanti lavori di ammodernamento dell’IRCCS “S. Maria Nascente”. All’Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi” è stato ampliato il reparto che accoglie persone in stato vegetativo ed è stata avviata l’Unità di oncologia geriatrica. In Toscana è stato avviato in queste settimane un modernissimo Centro di riabilitazione nella città di Firenze con oltre 180 posti letto, struttura che ha richiesto un ingente sforzo e che necessita di essere sostenuto nell’avvio delle sue molteplici attività. A Roma, accanto alle attività ormai consolidate, è operativa da alcuni mesi una nuova struttura per affetti da Alzheimer e Parkinson, mentre continua il potenziamento dell’attività in tutte le altre regioni, in particolare in quelle del sud, Campania e Basilicata.

Da Opera pionieristica nata nel dopoguerra, ora la Fondazione può contare su numerosi Centri in tutta Italia e all’estero. Quanti siete e cosa fate oggi?
La Fondazione Don Gnocchi è riconosciuta Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), segnatamente per i Centri di Milano e Firenze, e conta oggi oltre 5.400 operatori tra personale dipendente e collaboratori professionali, per i quali sono approntati costanti programmi di formazione e aggiornamento. Le prestazioni vengono erogate in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in una trentina di Centri, raggruppati in otto Poli territoriali in nove Regioni italiane. In totale disponiamo di 3.648 posti letto di degenza piena e day hospital e complessivamente sono quasi 10 mila le persone curate o assistite in media ogni giorno nei nostri Centri attraverso una pluralità di servizi. Si tratta di numeri che evidenziano bene l’intensità e la complessità del nostro lavoro al servizio dei pazienti. La Fondazione Don Gnocchi è inoltre riconosciuta come Organizzazione Non Governativa (ONG), impegnata in progetti di solidarietà nei Paesi in via di sviluppo. Ha realizzato Centri per bambini disabili in Bosnia-Erzegovina ed Ecuador; sostiene strutture di chirurgia ortopedica e di riabilitazione in Rwanda e in Sierra Leone. Altri interventi sono in corso o in programma in parecchie nazioni povere del mondo.

Il concerto alla Scala di fine ottobre evoca l’idea della musica come strumento di cura e sollievo, legato al benessere psico-fisico della persona. Viene utilizzata anche dalla Fondazione Don Gnocchi nell’ambito delle proprie terapie in supporti a favore dei disabili o dei pazienti?
La musicoterapia fa parte dei programmi di riabilitazione adottati in molti nostri Centri, specie a beneficio di disabili e anziani. In generale la musica, come molte altre forme d’arte, sono spesso d’aiuto e sostegno per persone fragili. Mi viene in mente il festival della musica impossibile che ogni anno promuove il nostro Centro di Falconara Marittima, nelle Marche, e a cui partecipano gruppi musicali composti da persone con disabilità. Lo stesso don Carlo Gnocchi, uomo di grande sensibilità e cultura, era un grande amante dell’arte e della musica. Nel suo libro del 1946 “Restaurazione della persona umana”, scriveva che «L’arte e l’amore nascono dal “nonnulla” di cui ha parlato Pascal. Il lontano sussurro di una melodia in fondo all’anima (magari sul ritmo monotono di una goccia cadente per Chopin), il balenìo di un ideale di bellezza nella pupilla (intuita in un blocco di marmo abbandonato, come per il David di Michelangelo), la rapida e confusa enunciazione di una legge fisica e metafisica alla mente assorta (dietro il moto pendolare di una lampada nella cattedrale di Pisa, per Galileo), la fulminea intuizione dell’anima gemella, attraverso un dolce viso di donna (come per tutti coloro che hanno potuto realizzare il loro sogno d’amore) hanno dato origine ai capolavori della scienza, della bellezza e dell’amore. Purché attentamente raccolti, appassionatamente seguiti e perdutamente amati».

Un ultimo pensiero a favore della Fondazione. Perché vale davvero la pena sostenervi?
Ci rivolgiamo a tutti con un celebre motto del nostro fondatore: “Amis, ve raccomandi la mia baracca…” (Amici, vi raccomando la mia “povera casetta”, n.d.r.). Don Gnocchi, l’indimenticato “apostolo del dolore innocente”, è stato solennemente proclamato Beato il 25 ottobre 2009 in piazza Duomo a Milano, straordinario riconoscimento per una vita spesa accanto ai più fragili. Sul letto di morte, raccomandò la propria Opera agli amici che gli stavano accanto. Oggi quegli amici sono una grande famiglia, che s’allarga sempre più. Tutti possono dare il proprio contributo perché la missione e l’opera di don Gnocchi possa continuare sempre più e sempre meglio, in Italia e nel mondo, accanto e al servizio della vita.

I costi dei biglietti per partecipare al concerto variano dai 15 euro (veramente alla portata di tutti) fino a 200 euro (commissioni di servizio escluse).
Per quanto riguarda le informazioni e la prevendita telefonica è possibile contattare il numero 02 465.467.467 (dal lunedì al venerdì 10.00/13.00 e 14.00/17.00) oppure entrate nel circuito www.vivaticket.it
Per quel che mi concerne vorrei ringraziare monsignor Bazzari per la disponibilità dimostrataci e invitare chi volesse maggiore informazioni sulla Fondazione a visitare il loro sito.
Mi auguro che il Teatro alla Scala sia gremito per questo evento e ringrazio Alessandra Romanati di Aragon (Comunicazione eventi e fundraising per il non profit) per aver reso possibile questa intervista.

Intervista ai Funk Off

Il nostro viaggio musicale ci porta a conoscere Dario Cecchini, leader e portavoce dei Funk Off. Un orgoglio per il nostro Paese, questa marching band che vanta prestigiose collaborazioni e concerti in ogni parte del mondo. Dario si è prestato alle nostre domande e lo ringrazio per la rapidità e per la trasparenza che si legge attraverso le sua parole. Non perdeteli nei prossimni concerti!

1.Vuoi raccontarci come nasce questa band e raccontarci qualche tappa saliente della vostra attività artistica?
Verso la metà degli anni 90 dirigevo a Firenze la Ballroom Big Band del CAM, la scuola di musica jazz fiorentina. Doveva essere una formazione di Big Band classica ma che non suonasse brani del repertorio jazzistico, ma che fondesse il jazz con gli altri rami della black music, soprattutto funk e soul, mirata al ballo e al ritmo. Fu così che cominciai a sperimentare un po’ di idee nell’arrangiamento e successivamente nella composizione che poi ho portato nei Funk Off. Negli stessi anni suonavo in formazioni di livello veramente ottimo, ma che a volte sentivo non si concedessero completamente alla musica come partecipazione e emozione. Durante una prova della Ballroom ebbi l’idea della Marchin’ Band che unisse alla musica il movimento, per enfatizzare la partecipazione emotiva e quindi riempire quel vuoto che sentivo. Ovvio che per fare una cosa del genere avevo bisogno di fare tante prove e per questo pensai a tutti ragazzi di Vicchio, il mio paese, con i quali già collaboravo e nei quali vedevo grosse potenzialità.
Dopo 13 anni le tappe sono state tante…. Le butto un po’ lì: la prima partecipazione ad Umbria Jazz nel 2003, i vari tour un po’ in tutta Europa, le partecipazioni al Melbourne Jazz festival, al Festival di Sanremo nel 2005, a Speciale per me di Renzo Arbore, a New York allo IAJE, al Concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, per finire con la partecipazione al BMW Festival a San Paolo del Brasile. Ma ogni tappa e ogni evento della nostra attività rappresentano per noi un momento importante.

2. Luglio 2011 è stata l’ennesima vostra consacrazione all’Umbria Jazz. Cosa vuol dire suonare nella capitale italiana del jazz?
Beh, questo era il nostro nono anno consecutivo a Perugia. E’ una soddisfazione sempre più grande sia perche partecipiamo al più importante Festival Jazz italiano, sia per il fatto che si è creata un’empatia unica con la città, con il Festival e con il pubblico.

3. Vuoi raccontarci qualche “aneddoto” particolare o qualche fatto curioso successo a Perugia?
Sono stati tanti in dieci anni, uno dei più incredibili è successo proprio quest’anno. Stavamo suonando in Corso Vannucci e, senza che ce ne fossimo accorti, c’era ad ascoltarci John Blackwell, uno dei batteristi/guru moderni, che era a Perugia con Prince. Beh, ha sfilato una bacchetta di tasca al nostro rullantista e si è messo a fillare sul rullante con lui. Ha finito il pezzo con noi! Ci ha fatto dei grandi complimenti, in particolare alla nostra sezione ritmica. Ma anche quando Phil Woods mi ha fermato per dirmi che gli piaceva un sacco la musica della band e che si era alzato da letto per venire a vederci… Oppure quando un musicista di New Orleans mi ha detto che nella sua città ci sono le radici del Jazz, ma noi, con la nostra musica e il nostro modo di proporla, ne siamo i rami.

4. Quali sono i vostri prossimi progetti?  Intanto registrare il nostro quinto cd. La musica è già pronta, l’abbiamo provata e qualche pezzo lo stiamo già suonando nei concerti. Poi ci piacerebbe fare un DVD in cui oltre ai concerti ci sia un po’ anche la nostra storia. Già è partito qualcosa anche per questo, poi si vedrà.

5. Vogliamo parlare della vostra discografia e di come fare per acquistare un vostro cd?
Abbiamo registrato 4 CD: “Uh Yeah!” del 2001, “Little Beat” del 2003, “Jazz On” del 2007, “Una banda così” del 2010. I primi 2 CD li vendiamo noi ai concerti in quanto non sono distribuiti, gli altri 2 (“Jazz On” per la Blue Note, “Una banda così” per la My Favorite) si trovano tranquillamente anche nei negozi.

6. Come vedi la musica nel nostro Paese? Cosa si potrebbe fare di più?
Dunque, c’è musica e musica. Se parliamo della musica leggera nel nostro paese mi sembra che vada. Ha un suo mercato, un suo pubblico, le sue star, si riesce ad esportarla e anche bene. Non parlo della qualità, parlo di quel mondo. Ma quando penso alla musica intesa come attività artistica… beh, il discorso cambia. Non ci sono strutture, non c’è nessuna forma di aiuto da parte del governo, i festival e i comuni si sono visti ridurre drasticamente sovvenzioni e aiuti non solo per la musica ma per ogni attività culturale. Stessa cosa è successa agli enti lirici e a importanti orchestre del panorama nazionale. E questo tipo di tagli si sono avuti più o meno in tutte le forme d’arte. La stessa struttura scolastica musicale, il Conservatorio, è stata riformata ma, a mio parere, in peggio e in maniera molto superficiale. I licei musicali, appena istituiti, non capisco a che cosa mirino.
Penso che bisognerebbe riformare la struttura scolastica musicale, per lo meno quella del jazz, fare dei programmi seri e pretendere che chi studia jazz sia veramente preparato. Il vecchio percorso musicale non era a mio parere sbagliato, ma dovremmo mettere nei conservatori corsi di Ear Training, batteria e piano complementare, tecniche di ascolto. Dovremmo cercare di far crescere i giovani nella musica come musicisti e non come esecutori. Dovremmo cercare di far capire loro che la musica è un’arte e che come un’arte va vissuta, capita, studiata e rispettata. Inoltre penso che i giovani dovrebbero avere un rapporto sano con la musica fin da piccoli, dovrebbero essere educati all’ascolto e avere la possibilità di praticare strumenti con corsi musicali propedeutici seri fino dalle elementari e alle medie.

Per tutte le altre informazioni e le date dei prossimi concerti vi invito a visitare il sito ufficiale

Cremona Mondomusica

Una città in Italia si distingue da secoli per la sua tradizione nel settore della liuteria. Se vi dico Stradivari, Amati e tanti altri artigiani della musica è logico che voliate con la mente a Cremona. Inutile parlare di questi grandi uomini, dei loro strumenti così speciali e dei loro valori inestimabili. Parliamo di oggi, e di Cremona Mondomusica, la fiera giunta alla sua ventiquattresima edizione e che possiamo vantare tra gli orgogli della nostra Italia. Dal 30 Settembre al 2 Ottobre, se siete appassionati, musicisti o semplici curiosi, dedicatevi una giornata per visitare il salone espositivo nel complesso di CremonaFiere. Ho il piacere di presentarvi il Presidente di CremonaFiere ente organizzatore di Mondomusica: Antonio Piva. Grazie per la cortesia Presidente, ecco l’intervista.
“CremonaMondoMusica”: quali sono gli scopi di questa esposizione e di cosa siete particolarmente orgogliosi?
Promuovere Mondomusica, il “Marchio Cremona”, l’eccellenza della liuteria e degli strumenti artiginali sui principali mercati mondiali: siamo stati negli Stati Uniti, in Giappone, in Cina, in Corea e in tutta l’Europa. Oggi a Mondomusica partecipano i migliori maestri liutai del mondo, le più qualificate aziende del settore e alcuni tra i più rinomati artisti a livello internazionale. Mondomusica è una manifestazione in continua evoluzione, dinamica e che estende i suoi orizzonti sempre mantenendo una qualità eccellente.

Quest’anno ci sarà un’area espositiva interamente dedicata ai pianoforti. Un sogno realizzato in mezzo a tanti strumenti ad arco nella città patria dei liutai a corde e archetto?
CremonaFiere con il Salone Cremona Pianoforte ha voluto rispondere a una precisa esigenza del settore, una nuova opportunità offerta agli operatori per trovare migliaia di contratti commerciali qualificati e potenziali clienti. Cremona Pianoforte, con un padiglione interamente dedicato, risponde alle elevate esigenze dei produttori offrendo spazi espositivi adeguati per valorizzare al massimo gli strumenti. È un progetto nuovo, ma ha incontrato fin da subito il sostegno e l’apprezzamento dei protagonisti del settore; la manifestazione può infatti contare sulla prestigiosa partnership con AIARP (Associazione Italiana Accordatori e Riparatori di Pianoforte), e la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che ha ufficialmente riconosciuto Mondomusica come luogo di formazione musicale. A un’esposizione di questo livello non poteva non essere affiancato un programma di eventi artistici, culturali e di aggiornamento professionale che coinvolgono sia gli operatori professionali, che il pubblico di appassionati. Sotto il nome de “Gli Eventi del Pianoforte” sono raccolti una serie di appuntamenti che comprendono la tavola rotonda di approfondimento storico sulla produzione dei pianoforti con Ettore Borri e Renato Meucci; la formazione del concertista, di cui se ne discuterà con Andrea Lucchesini, Franco Scala e Piero Rattalino; il rapporto tra il pianista e il tecnico accordatore, incontro organizzato da AIARP, e molti altri.

Antonio Piva

Tante iniziative parallele e concerti: continuiamo a parlarne.
Sono centinaia i musicisti che nel corso degli anni hanno calcato i diversi palchi di Mondomusica, da artisti di primo piano come il Quartetto d’Archi della Scala, ai giovani talenti future stars internazionali, penso a Mayu Kishima e Dai Miyata. Anche quest’anno Mondomusica avrà un ricco calendario di appuntamenti musicali: il Concerto in Movimento, ripreso in diretta da Rai Radio 3, un appuntamento consolidato negli anni, ma sempre in costante evoluzione, che presenterà Patrick Cohen Akénine, violinista e direttore d’orchestra insieme al quintetto dell’Orchestre des Folies Francoises ed eseguirà un programma tenuto alla Galerie des Glaces du Chateau de Versailles; Ilya Grubert violinista di fama internazionale; un omaggio a Liszt eseguito dal duo Marco Rogliano e Andrea Dindo; il concerto delle prime parti della Filarmonica Toscanini; il Quartetto Prometeo si esibirà con un programma dedicato a Robert Schumann; il concerto dei vincitori del Premio Nazionale delle Arti Sofia Gelsomini e Luca Buratto, solo per citarne alcuni. Certamente Mondomusica, fin dai suoi esordi, riserva ai giovani musicisti sempre ampi spazi per potersi esibire, riconoscendo nelle giovani leve il futuro della musica. Un forte legame quello tra i giovani, Mondomusica, e le principali istituzioni italiane e straniere che operano nel settore della didattica musicale; infatti prosegue il percorso intrapreso insieme a MIUR, AFAM, CNAM, AEC con il terzo Convegno Internazionale sulla Didattica Musicale. È diviso in due sessioni: la prima riguarda la riforma e il curriculum verticale e se ne parlerà dal punto di vista delle istituzioni; una seconda sessione è dedicata interamente al pianoforte nei Conservatori italiani ed europei considerando i temi della “ricerca”, della didattica e della produzione artistica. Il MIUR ha concesso, riconoscendo l’alto livello formativo culturale del convegno l’esenzione dal servizio per i docenti partecipanti. Altro appuntamento prestigioso sarà la Conferenza dei Direttori dei Conservatori Italiani che quest’anno avrà luogo proprio a Mondomusica. La manifestazione non è solo musica classica; un posto di riguardo è riservato al Jazz. Abbiamo iniziato l’anno scorso e proseguiamo anche quest’anno con le masterclass del Maestro Paolo Damiani, direttore del Dipartimento Jazz del Conservatorio S. Cecilia di Roma. Ogni anno le proposte di Mondomusica acquisiscono maggior spessore, infatti al Laboratorio Jazz, che si concluderà con una grande session finale pubblica di tutti i partecipanti, sono stati riconosciuti i crediti nelle materie Musica d’Insieme e Tecniche di Improvvisazione dei corsi Jazz per gli studenti di Conservatorio.

Vogliamo parlare un po’ dei “numeri” di questa rassegna?
I numeri delle ultime edizioni hanno confermato che Mondomusica è la manifestazione più importante al mondo per il settore degli strumenti musicali artigianali, ne è testimonianza il record che la manifestazione ha raggiunto nell’edizione 2010, quando il numero degli espositori esteri ha superato quello degli espositori italiani. CremonaMondomusica è il marketplace preferito dai costruttori di strumenti e accessori, case editrici specializzate e distributori di materie prime provenienti dall’estero. La scorsa edizione ha registrato numeri eccellenti: 314 espositori provenienti da 22 Paesi (+12% vs 2009); 11.624 visitatori da 42 Paesi (+4% vs 2009); 25 Eventi tra concerti, masterclass, seminari e tavole rotonde; oltre 120 artisti che si sono esibiti sul palco internazionale di Mondomusica, stelle nascenti del panorama musicale internazionale e artisti di consolidata fama; 51% di espositori provenienti dall’estero; 20% di visitatori provenienti dall’estero. Questi dati oggettivi confermano che il grande impegno di CremonaFiere, ente organizzatore della manifestazione, sul fronte della promozione internazionale sta dando ottimi frutti. Un risultato che, oltre a veicolare il nome di Mondomusica nel mondo, è un importante riscontro anche per il “Marchio Cremona”, per far conoscere la nostra città nei cinque continenti; inoltre Mondomusica rappresenta un volano per tutta l’economia della città e del territorio.

Cosa desidererebbe vedersi realizzare nel campo musicale con il vostro lavoro?
I nostri sforzi sono proiettati per dare una maggiore visibilità ai giovani talenti musicali, per fare all’interno della Manifestazione, attraverso i numerosi convegni, seminari tecnico-scientifici, tavole rotonde di formazione musicale, un’attività che ci è stata riconosciuta dal MIUR e di cui andiamo particolarmente orgogliosi.

In bocca al lupo a tutto lo staff di Mondomusica!

Per quello che riguarda invece tutte le altre informazioni voglio invitarvi a visitare il sito ufficiale: www.cremonamondomusica.it

Lì troverete tantissime informazioni riguardo a tutti gli eventi correlati alla manifestazione, nonché i luoghi consigliati per dormire e mangiare. Mi raccomando, se arrivate a Cremona visitate il centro storico e la collezione dei violini di Palazzo Comunale e il museo stradivariano.

Ringrazio personalmente il Presidente Piva, Paolo Bodini a capo dell’ufficio stampa ed Elisabetta Quinzani per la cortesia e l’impegno.

Umbria Jazz '11

L’estate è cominciata e come ogni anno le piazze di molte località italiane si riempiono di sapori, profumi e tanta tanta…tanta musica. Una manifestazione in particolare però, fa grande il nostro Paese. Spostiamoci a Perugia, dove a Luglio impazza L’ Umbria Jazz. Era il 1973 quando la kermesse prese il via, ed ogni anno, passo dopo passo, è diventato il punto di riferimento italiano del panorama jazzistico (e non solo) di tutto il mondo. Manca veramente poco, i palcoscenci naturali e non del capoluogo umbro, stanno per aprirsi su star di primo livello che daranno vita a questo ennesimo successo assicurato che si articolerà dall’8 al 17 Luglio. Musica in ogni angolo della città, l’Arena Santa Giuliana gremita, i teatri, gli hotel che ospiteranno alcuni dei concerti, le vie del centro da piazza IV Novembre ai “Giardini Carducci” che si affolleranno di persone per ascoltare i concerti gratuiti di artisti di grande spessore. Una città in festa e ospitale che nel 2008 mi ha affascinato con l’esperienza passata tra i corsi dell’”Umbria Jazz Clinics”. Gli insegnati della Berklee College of Music di Boston, gli assistenti italiani e un centinaio di “studenti” più o meno sconosciuti o già affermati che in quelle due settimane hanno portato le proprie esperienze e unito le proprie idee musicali. Una bella possibilità artistica che quest’anno partirà come sempre prima della rassegna, ovvero il 5 Luglio.

Parliamo delle serate clou, quelle dell’Arena Santa Giuliana:
Venerdì 8. Caro Emerald. A seguire Dee Alexander’s evolution ensamble
Sabato 9. Chihiro Yamanaka Trio. A seguire tenetevi forte: Herbie Hancock-Wayne Shorter – Marcus Miller in un tributo a Miles Davis con Sean Jones e Sean Rickman
Domenica 10. Hiromi the trio project. A seguire Ahmad Jamal
Lunedì 11. Brandford Marsalis Duo & Quartet. A seguire European Jazz Ensemble
Martedì 12. Per i jazzisti e non…Santana
Mercoledì 13. Liza Minnelli
Giovedì 14. Gilberto Gil e a seguire Sergio Mendes
Venerdì 15. Prince con il suo EuroTour 2011
Sabato 16. Trombone Shorty & Orleans Avenue scalderanno la serata di B.B. King
Domenica 17. Michel Camilo – Chucho Valdes & The Afro Cuban Messege

Naturalmente la grande festa del jazz che si apre a Perugia non ci offre solo questi magnifici spettacoli. Passeggiare dal pomeriggio fino a tarda notte per le vie del centro permetterà a tutti di ascoltare artisti strepitosi. Un piccolo suggerimento: per gusto personale andate alla ricerca dei “Funk Off” che si esibiranno praticamente tutti i giorni. Ve lo assicuro, questi musicisti e il loro modo di non fermarsi un solo istante nelle loro coreografie vi strabiglierà. Altro suggerimento: gli insegnanti della Berklee si ritrovano solitamente in un paio di locali attorno alla mezzanotte e si esibiscono in jam session che sono dei veri capolavori…naturalmente non posso fare pubblicità ma quando sarete lì a Perugia chiedete informazioni e vi sapranno di sicuro indirizzare!
Se siete amanti della belle musica jazz e non solo, se volete visitare un’accogliente città (anche i dintorti sono affascinanti) e volete della sana cultura, non perdetevi almeno uno di questi dieci giorni a Perugia all’Umbria Jazz ’11.
Visitate il sito ufficiale per informazioni e per il programma completo.

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Nomadi – Cuorevivo

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuovo autore su Camminando Scalzi
Vi presentiamo Samuel, operaio aeronautico con la passione per la musica. Nel suo piccolo suona e cerca di creare nuove melodie con il suo pianoforte. Il suo primo post è una recensione dell’ultimo album dei Nomadi. Buona lettura![/stextbox]

“Segnali Caotici Produzioni Discografiche”. Parte da qui la nuova avventura dei Nomadi, il gruppo emiliano che dal 1963 ha scritto righe importanti nelle pagine della musica italiana. Una scelta di libertà: un’etichetta tutta per loro dopo tanti anni passati con la major Warner.

Dieci brani, due inediti e otto rivisitazioni di canzoni non troppo famose pubblicate tra il ’67 e il ’77. Pezzi scelti tra il vasto repertorio della band, che il “popolo nomade” ha già avuto modo di ascoltare nei vari escursus che la formazione propone nelle centinaia di live in giro per l’Italia, infiammando campi sportivi, palazzetti dello sport e teatri, e nelle varie raccolte che sono state pubblicate negli anni.

Sono passati pochi mesi dalla pubblicazione dall’album “RaccontiRaccolti”, in cui Carletti & Company reinterpretano alla loro maniera brani di altri artisti famosi. Il risultato? Lodi per il gusto degli arrangiamenti e della qualità dei pezzi, e critiche per il fatto di proporre delle cover da parte di musicisti sempre propositivi e prolifici di nuove idee con una storia discografica invidiabile.

Ma veniamo a questo nuovo album. Uscita ufficiale il 7 giugno, mentre il singolo “Toccami il cuore” già dal 13 maggio annunciava il nuovo lavoro. La formazione è quella che da qualche anno regala splendide interpretazioni: Beppe Carletti, Danilo Sacco, Sergio Reggioli, Cico Falzone, Daniele Campani e Massimo Vecchi. Veniamo alla track-list.

  1. Toccami il cuore. È il singolo del nuovo album. Brano inedito, voglia di amore e vita. “Toccami il cuore e senti come è vivo”. Esclamazione di amore, forza e grande sentimento. Dopo i problemi fisici di Danilo Sacco legati al cuore, è bello anche per questo sentire cantare con grinta questo “inno”.
  2. Non dimenticarti di me. Brano stupendo del 1971. Molti fans ricorderanno le splendide versioni cantate da Augusto Daolio. Nuova livrea per questa canzone che è sempre stata all’avanguardia negli arrangiamenti.
  3. Un figlio dei fiori non pensa al domani. Cover di “The death of the clown”. 1967, e nel 2011 Massimo Vecchi ce la ripropone con la sua  voce da rocker.
  4. Isola ideale. 1974 la prima pubblicazione; oggi fa la comparsa in veste di “cantante ufficiale” Sergio Reggioli, abile pluristrumentista della band (cori, percussioni, chitarra e virtuose improvvisazioni al violino. Valore aggiunto!)
  5. Cosa cerchi da te. Ecco il secondo inedito del disco interpretata da Massimo Vecchi.
  6. Noi. Riproposizione del brano del 1967. “Esiste solo sound!”
  7. Un po’ di me. Brano stupendo del 1973. In questo album decisamente la mia preferita insieme a “Non dimenticarti di me”. Melodia e poesia si uniscono, canzone sempreverde.
  8. La storia. Dal 1977 a oggi, ecco la nuova versione.
  9. Mamma giustizia. Nella ricerca di “legalità” dei giorni nostri, questo brano del 1973 sembra scritto da un artista dei nostri tempi.
  10. Fatti miei. Ballata rimasta piacevole dal 1975.

Naturalmente i “live” dei Nomadi continuano con la solita costanza. Più di cento concerti all’anno da sempre, tanti “amici” che formano il popolo nomade, beneficenza sempre in primo piano e la loro musica sempre all’altezza nelle situazioni dal vivo. Seguite tutti gli aggiornamenti sul sito ufficiale www.nomadi.it

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Vibrazione e Musica

[stextbox id=”custom” big=”true”]

L’articolo riprende degli excerpta tratti da “La composizione musicale tra spiritualità e mercificazione”, rielaborati e opportunamente integrati dallo stesso autore. Per la consultazione integrale del testo originario si rimanda qui. Buona lettura.  [/stextbox]

La vibrazione è un’oscillazione meccanica attorno a un punto di equilibrio. In altri termini si potrebbe definire la vibrazione come energia, quindi come Vita. Tuttavia l’uomo, per sua natura, può vivere solo una parte del mondo delle vibrazioni, per cui il silenzio da lui percepito viene inteso  come vuoto di materia o Morte. Così non è: se la materia non esistesse o l’ energia cessasse,  secondo la teoria della relatività di Albert Einstein si verificherebbe l’annichilimento del Tutto.

Gli antichi Greci intuirono nel moto dei pianeti un’armonia inudibile del cosmo: secondo i pitagorici l’armonia delle sfere era considerata la più nobile tra le musiche poiché perfetta. L’universo, come studiato dall’astrofisica, è un affascinante mondo di vibrazioni: solo grazie alle moderne tecnologie è stato possibile rendere percepibili i suoi suoni. É il caso della CMB, la radiazione cosmica di fondo, il suono fossile del Big Bang; o delle Pulsar, particolari stelle che emettono radiazioni a impulsi regolari, tradotte in un ritmo percussivo regolare.

I Greci intuirono anche che alla radice del moto dei corpi, dal pianeta fino, ad esempio, alla nostra mano, si cela un suono per noi inudibile: vale la pena citare la teoria delle stringhe se pur priva di valenza scientifica, secondo cui il Creato si fonderebbe sulla vibrazione. Se si volesse acuire non solo la vista ma anche l’orecchio verso un grado di percezione ideale, scopriremmo un cosmo di vibrazioni; e così il gesto del direttore d’orchestra, i movimenti di danza, le melodie descritte dell’arte plastica (desunte dal musicologo Marius Schneider nella sua opera “Pietre che cantano”), le gestualità del coro delle Manos Blancas o più comunemente la mimica e l’energia dell’uomo nei suoi rapporti sociali, non sono altro che mute vibrazioni, urla tese per lo più a essere ignorate. I rapporti tra gli uomini, visti con “occhio musicale” potrebbero essere  intesi come “armonie” consonanti o dissonanti, l’Amore come sintesi tra due corpi vibratori, creanti una fusione di energie atte alla Vita.

La Musica è l’unica Arte che si fonda sulla vibrazione e che concilia la mente e il cuore; chi può coglierne gli aspetti inudibili può sublimare sé stesso nel Creato.