Il silenzio rubato

“Certe volte per dormire mi metto a leggere,

e invece avrei bisogno di attimi di silenzio”.

Un’altra vita, F. Battiato.

Credo che la tecnologia sia una buona cosa sotto molti aspetti: grazie a essa riusciamo a comunicare le nostre idee a più persone e più lontano, possiamo avere versioni diverse di uno stesso accadimento, siamo più indipendenti, possiamo imparare molte cose gratuitamente, etc.

Ci sono però alcuni aspetti della tecnologia in relazione ai quali vorrei proporre qui una riflessione. Perché se la tecnologia dà, alla stessa maniera può togliere. Ecco un breve elenco delle mie impressioni:Continua a leggere…

Una sentenza, un requiem per la scienza

Il ricordo di quello che è successo a L’Aquila il 6 aprile 2009 fa rabbrividire. Esattamente come la sentenza che adesso condanna i componenti dell’allora Commissione Grandi Rischi per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. La colpa? Aver rassicurato la popolazione dicendo che non c’erano ragioni sufficienti per scappare, nonostante lo sciame sismico in corso da giorni. L’accusa aveva chiesto quattro anni di reclusione, ma evidentemente non bastavano. Vada per sei. E tanto per non sbagliarsi, interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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Nel mio ospedale c'è: un gioco di ieri, un incubo di oggi

Nel mio ospedale c’è.

Nel mio ospedale c’è una tale quantità di edifici semidistrutti e fatiscenti che non sembra di stare in Italia, ma a Tripoli dopo l’ultimo bombardamento. E in questi edifici… ci sono ancora i reparti.

Nel mio ospedale c’è una pista di atterraggio elicotteri sul tetto del mio padiglione; quando ne arriva uno mi ripercorre la stessa sensazione di cattivo presagio che avvertivo in montagna nel sentire, di notte, il volo del soccorso alpino.

Nel mio ospedale ci sono certi ascensori che pensi non possano esistere più, tanto meno in un luogo pubblico; hanno ante scorrevoli in plastica perennemente rotte, sono lentissimi e servono a trasportare sia i malati in barella sia l’esorbitante flusso di persone. Ore e ore d’attesa (sempre che non si blocchino, come accade un giorno sì e uno anche).

Nel mio ospedale ci sono reparti con esposte foto che ritraggono le camere alla fine dell’800: bella come idea. Peccato che quando varchi la soglia delle stanze da otto letti, alte quattro metri, con finestroni enormi in legno marcio, ti aspetti che sia Florence Nightingale a venirti incontro.

Nel mio ospedale c’è un pronto soccorso che ricorda un girone infernale: un ammasso di carne, sangue e lacrime, spalmato in spazi angusti e maleodoranti.

Nel mio ospedale c’è tanta di quella nevrosi e cattiveria che, se fosse possibile convertire tutta quell’energia negativa in calore, luce o elettricità, non avremmo bisogno nemmeno di citarlo il nucleare.

Nel mio ospedale c’è un centro prenotazioni che sembra un aeroporto: i pazienti ci chiedono il permesso di andare al “centro commerciale”. Non hanno tutti i torti.

Nel mio ospedale c’è un nonnismo tale che è difficile distogliersi dalla convinzione di essersi arruolati in marina.

Nel mio ospedale c’è pochissima umanità, buon senso e ragionevolezza; se tutti, ma dico tutti, ce ne mettessero un pizzico in più, forse le cose non andrebbero poi così male.

Nel mio ospedale c’è un piccolo gruppo superstite di esseri umani ancora degni di questo nome; quando ti capita di incontrarne uno, la sorpresa e la commozione sono così travolgenti che ti verrebbe voglia di abbracciarlo.

Nel mio ospedale c’è un rito di benvenuto ai nuovi arrivi: consiste in ignobili attacchi alla giugulare a qualsiasi ora del giorno e della notte, oltre a un superlavoro ai limiti della legalità, nella peggiore delle condizioni possibili.

Nel mio ospedale c’è una camionata di medici che non hanno voglia di fare assolutamente niente, che scrivono male le cartelle, che mandano al diavolo colleghi, infermieri e pazienti, che hanno come unico obiettivo quello di fare il meno possibile nel peggior modo possibile.

Nel mio ospedale c’è un tipo di specializzandi con cui è davvero bello e prezioso interagire: sono giovani curiosi, dediti, operosi; ce n’è un secondo, purtroppo, che meriterebbe l’estromissione dalla specialità tout court: giovani delfini di chirurghi onnipotenti ovvero miagolanti gatte morte che traggono beneficio da torbidi rapporti con chi riveste ruoli di comando.

Nel mio ospedale c’è una strana consuetudine: ai vertici, nella stragrande maggioranza dei casi, vengono collocate persone dispotiche, ottuse, machiavelliche o semplicemente stupide e nevrotiche.

Nel mio ospedale c’è un padiglione talmente nuovo che, a distanza di anni dall’apertura, manca ancora la cartellonistica e, inevitabilmente, ancora si cercano alcuni dispersi.

Nel mio ospedale c’è una violenza dilagante: medici che spaccano porte e aggrediscono le persone intorno a loro, infermieri che si menano, pazienti e parenti che urlano, imprecano, maledicono, minacciano.

Nel mio ospedale c’è una credenza: chi è buono è fesso e va punito e sfruttato per questo.

Nel mio ospedale c’è sempre troppo poco tempo da dedicare a chi soffre: non c’è tempo per confortare, stringere una mano, asciugare una lacrima. E poi… che paura! Se il dolore fosse contagioso?

Potrebbe andare peggio di così?

Credo di sì; perché oggi, nonostante tutto, il mio ospedale c’è. Per tutti. Gratuitamente. A prescindere dal colore della pelle, dal conto in banca e dalle assicurazioni.

E domani?

Spreaker: come creare gratuitamente la tua radio online

L’idea di Spreaker è nata da un gruppo di imprenditori bolognesi che hanno creduto in un servizio web aperto a tutti, ricreando l’atmosfera delle radio libere di qualche decade addietro. Lo staff di Spreaker è formato da appassionati di nuove tecnologie, social media e di innovazione. Spreaker è un’applicazione web innovativa, perché tutti i contenuti e i palinsesti sono creati dagli utenti. La piattaforma si candida a rappresentare uno spazio libero per condividere idee, approfondire tematiche, informare e informarsi a tempo di musica. Spreaker cerca di cambiare la prospettiva con la quale guardare alle radio online: non più programmi registrati da DJ professionisti, ma show nati dal basso, dalle persone comuni che diventano registi, creatori e conduttori di uno show. Con Spreaker le trasmissioni audio prodotte sul web diventano accessibili a tutti e facili da creare e da condividere.
Per creare gratuitamente la vostra radio online e trasmetterla sul web in un solo click, basta collegarsi al sito http://www.spreaker.com, registrarsi (o effettuare il login, se si è in possesso di un profilo Facebook), e si può andare subito in diretta.
Con la deejay console è possibile mixare musica e audio e inserire effetti speciali per personalizzare i programmi. Grazie agli strumenti del social web utilizzati dalla piattaforma, potrete condividere subito i contenuti prodotti insieme ai vostri amici. È possibile inoltre scoprire le ultime novità in campo musicale, a disposizione degli utenti sulla piattaforma una vasta libreria online. Migliaia di brani di musica indipendente, creative commons e di gruppi emergenti da utilizzare per i propri show. È disponibile anche uno spazio personale per caricare le proprie tracce da trasmettere all’interno del programma.
Gli utenti da ogni parte del mondo creano contenuti di ogni tipo: audioblog, newscasts, entertainment, talk radio, dirette sportive, approfondimenti musicali che vanno in onda live oppure in podcast. Gli utenti ci mettono la creatività e Spreaker gestisce l’intera infrastruttura per rendere il servizio completamente gratuito. Il modello di Spreaker è quello della community: gli show, le stazioni e gli utenti registrati hanno una pagina web personale, e possono quindi interagire tra loro servendosi dei tool della community online. Sia gli utenti registrati sia quelli non registrati interagiscono in real time grazie all’instant messaging.
Inoltre, per favorire lo sviluppo della community, si può seguire, segnalare e promuovere il proprio show e quello di altri utenti direttamente sulla propria bacheca di Facebook. Spreaker offre un’alternativa anche a chi è in cerca di nuovi ascolti. Diverse le radio tematiche in onda 24 ore su 24; tra queste il canale Spreaker Italia 109.5, la prima radio online in crowdsourcing!  Testate subito la piattaforma, vi accorgerete che trasmettere su Spreaker è molto più semplice che parlarne!

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iPad 2 – Recensione

In questi giorni avrete letto sicuramente tantissime recensioni dedicate al nuovo tablet Apple, la seconda versione dell’iPad annunciata il 2 Marzo scorso a San Francisco. Di conseguenza ne saprete a bizzeffe riguardo tutte le specifiche tecniche dell’iPad 2. Abbiamo messo le mani (è proprio il caso di dirlo) anche noi sul tablet di casa Cupertino, e cercheremo di proporvi una recensione un po’ diversa.

iPad, a cosa serve?

Garage Band - Smart Instruments Chitarra

È la prima domanda che viene posta: a cosa serve un iPad? Cominciamo subito col dire che iPad non è il sostituto di un PC portatile, è un dispositivo completamente diverso. Il suo utilizzo non può prescindere dalla presenza di un computer fisso di un certo spessore, o di un notebook. Va “affiancato” ad uno di questi dispositivi e ne rappresenta un’appendice che fa della portabilità totale il suo punto forte. Dimentichiamoci i netbook, dimentichiamoci gli alimentatori, lo sportello da aprire e la tastiera fisica. iPad è tutto lì, nelle vostre mani, pronto ad essere utilizzato in qualsiasi luogo. Tutti i lavori quotidiani, la navigazione su internet, email, gli applicativi di ufficio, sono sempre lì con voi, davanti a voi, a due tocchi di dita. L’interfaccia risponde ad una velocità impressionante, cosa che finora non ho trovato su nessun dispositivo della concorrenza dalle caratteristiche simili. Da questo punto di vista, iPad 2 è allo stato dell’arte. Semplicità e velocità, due delle qualità principali del dispositivo Apple. In una manciata di attimi sarete di fronte alla vostra mail, al vostro browser, al vostro wordprocessor (o una miriade di altre applicazioni). È onnipresente quella sensazione di un dispositivo che è al vostro servizio, che fa quello che deve fare. In molti criticano la “chiusura” dei sistemi Apple, il fatto che Cupertino permetta una bassa percentuale di “smanettabilità” sui propri prodotti. Ovviamente ognuno si può fare la sua opinione e seguire la sua scuola di pensiero (è il bello del libero mercato), ma una volta presa la giusta confidenza in qualche maniera si comprende il motivo di questa scelta. Ed è una sensazione presente in tutti i dispositivi Apple, dagli iMac ai Macbook. Dopo qualche giorno di utilizzo e ambientamento ci si ritrova in un mondo in cui il computer è al tuo servizio, e non il contrario. Fa quello che deve fare, lo fa bene, e non ti rompe le scatole con configurazioni, installazioni, problemi di driver e cose del genere. Ad alcuni (come il sottoscritto) questa scelta piacerà, stanchi di anni incastrati in sistemi Windows a combattere con l’OS, ad altri andrà stretta, abituati a mettere le mani su ogni aspetto dei propri sistemi. Sta al vostro gusto decidere. Da una parte (Apple) avrete una relativa minore libertà, ma una quantità infinita di tempo in più da dedicare all’uso invece che alla configurazione, dall’altra libertà maggiori (tutto gli altri, in modi differenti), ma forse meno tempo a disposizione. Un’altra cosa che ci ha stupito piacevolmente è la durata della batteria, che dura veramente tantissimo tempo (parliamo di 10 ore) in uso continuato, anche con programmi più tosti. Tutto nelle ridottissime dimensioni dell’iPad 2, ancora più sottile della prima versione, addirittura più sottile di iPhone 4. È spesso quanto un quaderno, tanto per farvi un’idea.

 

iPad 2, il dispositivo artistico

Procreate su iPad 2

Tra le tante possibilità offerte da iPad 2, colpisce sicuramente l’incredibile capacità “artistica” di cui si dispone. Se siete appassionati di disegno, di editing video o perché no siete dei musicisti, iPad 2 vi mette a disposizione degli strumenti potentissimi a portata di dita. Garage Band è realmente straordinario, e mantiene tutte le promesse fatte al keynote dello scorso 2 Marzo. Viene da chiedersi come abbiano fatto a far funzionare uno strumento di editing musicale così potente su un dispositivo post-pc (come è di moda chiamarli in questo periodo.) Mixer digitale da otto tracce, effetti di qualsiasi tipo, lo strumento perfetto per scrivere bozze di canzoni o semplicemente divertirsi un po’ in qualsiasi posto. Ci viene un’idea, la buttiamo giù in quattro e quattr’otto, e successivamente la si può importare su Mac nei vari programmi di editing audio (Garage Band stesso, ma anche Logic), per affinare il pezzo. Gli Smart Instrument sono una trovata geniale, e permettono veramente a tutti di creare della musica senza dover per forza conoscere a menadito note e accordi. Il punto è che Garage Band per iPad 2 diventa immenso nelle mani di chi invece la musica la fa da sempre, la mastica come pane quotidiano. Immaginate di avere un registratore portatile che vi permette di buttare giù una vostra idea che avete avuto sul momento. Questo registratore però vi permette di mixare anche otto tracce, inserire chitarre, batterie, drum machine, e persino la voce! Nessuna idea andrà più perduta per la pigrizia o per la lontananza dal vostro computer fisso.
Per non parlare poi del disegno. Si passa dai più semplici strumenti da beginner, come LiveSketch HD, che riconosce il vostro tratto e vi aiuta nella composizione dell’opera, a veri e propri programmi avanzati, come Procreate, con diversi layer di composizione, pennelli dalle texture più disparate e qualsiasi cosa abbiate bisogno per fare il vostro piccolo capolavoro. Ad un semplice tocco di dita. È come avere sempre con se una tavoletta grafica a tutti gli effetti. Però insomma, la tavoletta grafica non è che ve la potete portare con il computer attaccato dietro in riva al mare per ritrarre quel tramonto che vi piace tanto. Capita l’antifona? (e se volete una penna, oltre a trovarne in commercio, e vi sentite McGyver, potrete costruirvela voi).
iMovie è un altro strumento potentissimo, editare video è veramente semplice, e dopo un po’ vi abituerete ad usare le dita e le gesture, molto più comode per tagliare, spostare, allungare e tutte le “noiose” operazioni di montaggio che chiunque abbia utilizzato una suite su PC conosce. Certo, non ci troviamo di fronte ad uno strumento superprofessionale (non potrete montarci Inception, per dire), ma i vostri progetti amatoriali guadagneranno quel tocco in più di serietà di cui hanno tanto bisogno.

 

Una miriade di App

Infinity Blade
Infinity Blade

Oltre alle app già citate negli esempi precedenti, è veramente sterminato il catalogo presente su App Store. Ce n’è veramente per tutti i gusti, gli utilizzi e le tasche, dalla medicina alla giurisprudenza, dagli applicativi da ufficio a quelli didattici, dal mondo social con i vari instant messaging e Twitter ai feed reader (meraviglioso Flipboard), senza dimenticare la componente ludica, con videogame niente male per passare un po’ il tempo. Come non citare una perla come Infinity Blade, che ci mostra che potenza grafica possa avere il nostro iPad2, e i giochi di società (Jenga, Monopoly) da giocare in gruppo con gli amici. Insomma, anche dal punto di vista dello svago, su iPad non manca nulla. Senza dimenticare la possibilità di leggere i vostri libri (sia con iBooks che con l’immenso catalogo di Kindle di Amazon). In pochi giorni insomma vi costruirete il dispositivo perfetto, con le applicazioni giuste che vi renderanno agevole lavorare, creare, svagarsi. La scelta è vostra, e ogni iPad sarà lo specchio del suo proprietario, perfetto medium tra il vostro cervello e il mondo che vi circonda. Che voi siate artisti o medici poco importa, iPad accontenterà entrambi.

 

iPad o iPad 2?

La scelta in questo caso dipende da diversi fattori. iPad 2 è ovviamente migliore della prima versione, pur mantenendo tanti punti in comune con il capostipite della serie. Tra le novità avremo una doppia fotocamera, una potenza bruta maggiore (9 volte più potente di iPad 1), consumi rimasti praticamente invariati; il punto forte sono senza dubbio le dimensioni. Il consiglio che vi possiamo dare è di andare a provarlo, e fare un confronto diretto. Le dimensioni contano, come si suol dire, e in questo caso la differenza è quasi abissale. iPad 2 è semplicemente migliore sotto tutti gli aspetti rispetto al suo papà. Se siete già dei possessori di iPad prima versione, l’upgrade non è probabilmente indispensabile nell’immediato, se invece vi state orientando verso un nuovo acquisto, la scelta deve obbligatoriamente ricadere su questa nuova incarnazione. Ne esistono sei diverse versioni, divise per capienza (16, 32, 64 Gb) e per connettività (con o senza 3G.) Il nostro consiglio è di scegliere una versione con 3G, in quanto come ben sappiamo in Italia il Wifi free in giro è una chimera, avere una connessione 3G è quasi obbligatorio. La miglior versione come rapporto capienza, qualità, connettività e prezzo è sicuramente la 32Gb Wifi + 3G, per stare tranquilli.

Eh, ma i difetti?

Mirroring diretto con TV HDMI

Lasciamo per ultime le note negative. Il prodotto perfetto non esiste, questo è giusto premetterlo subito. Come è giusto premettere subito che al momento sul mercato non esiste un dispositivo che possa in qualche maniera inficiare la supremazia del tablet di Cupertino, almeno non allo stato attuale. Il primo lato negativo sono senza dubbio le fotocamere, che hanno deluso molte persone. Sono entrambe di qualità bassa, ottime per fare qualche scatto veloce con la luce naturale, ma mostrano il fianco non appena scende un po’ di oscurità, con sgranature e glitch video dovuti alla bassa risoluzione. Perfette per Facetime, ma poco utili come strumento fotografico professionale. Probabilmente il concetto è che non è propriamente comodo mettersi a scattare le foto con l’iPad, ma qualcosa in più dal lato della qualità si poteva fare, senza dubbio. Naturalmente se avete una macchina fotografica o un cellulare con le ottiche buone, sarà un difetto secondario. Difficilmente scatterete foto con l’iPad 2.
La tanto vituperata e discussa mancanza di un plugin Flash potrebbe infastidire qualcuno. Su iPad 2, continua la politica di mamma Apple per “boicottare” Flash, quindi non lo troverete neanche questa volta (e probabilmente su nessun dispositivo futuro). Io sinceramente in dieci giorni di utilizzo non ne ho sentito la mancanza, si può dire che manco me ne sono accorto. Come sicuramente saprete ci sono i modi per aggirarla tramite i famosi jailbreak, pratica però che vi mette di fronte al rischio di rendere instabile il dispositivo. Noi la sconsigliamo. Flash è una tecnologia vecchia che ciuccia un mare di risorse, e mal si sposa con un dispositivo che deve durare tanto senza la rete elettrica fissa. La scelta può essere condivisibile o meno (ma le stesse polemiche arrivarono quando Apple tolse il floppy, o le porte com, o i lettori ottici…), forse potremmo tirarne le somme quando arriverà finalmente HTML5. Ah, Youtube e tanti altri siti video hanno la loro App che funziona perfettamente su iPad 2, quindi non preoccupatevi di non poter vedere i video in streaming del Tubo di Google.
L’assenza di una tastiera fisica potrebbe disorientare, ma devo ammettere che la tastiera digitale dell’iPad, una volta presa la mano, diventa utilizzabile tranquillamente e si scrive abbastanza velocemente. Questo articolo ad esempio è stato scritto tutto con l’iPad, senza alcun problema di fatica o di lentezza eccessiva. Inoltre se avete una tastiera bluetooth la potrete comunque appaiare con il tablet e usarlo a casa normalmente.
Piccola digressione su iTunes, che invece risulta un po’ fastidioso per gestire i file. Avremmo preferito una maggiore semplicità, e non si capisce perché Apple non renda un po’ più pratico da utilizzare lo scambio file con il suo lettore multimediale. La sincronizzazione automatica potrà piacere a qualcuno, ma noi sinceramente avremmo preferito delle vie più semplici per gestire i file anche manualmente (si può fare eh, solo che non è così intuitivo come dovrebbe). Speriamo in miglioramenti futuri.

 

In Conclusione

iPad 2 è un dispositivo assolutamente riuscito, fa quello che deve fare in maniera egregia e mantiene tutte le promesse fatte. È un deciso salto generazionale rispetto alla sua prima versione, e al momento non ha probabilmente competitor all’altezza, che spesso superano iPad 2 in un aspetto, per poi trovarsi completamente sconfitti sotto tanti altri. Una volta che ne avrete compreso l’uso, diventerà vostro compagno inseparabile, soprattutto se vi spostate molto e cercate qualcosa che sia estremamente portatile ma pratico da utilizzare. Vi innamorerete dei particolari curatissimi a cui Apple ci ha abituato da tempo, alla praticità di utilizzo, all’intuitività, all’interfaccia velocissima e reattiva. Siamo pronti a scommettere su di un successo incredibile anche per iPad 2, e il tutto esaurito di questi giorni non fa che confermare questa ipotesi.

Fukushima – Febbre nucleare

Cari lettori di Camminando Scalzi, quest’oggi vorrei abbandonare un po’ i panni dello scienziato cazzaro per parlarvi di un tema purtroppo di recentissima attualità. Immagino che tutti voi sappiate del terremoto, con annesso tsunami, che ha colpito il Giappone nei giorni scorsi. E saprete anche che tra le conseguenze più pericolose di questa catastrofe c’è il danneggiamento di alcune centrali nucleari. Tengo subito a precisare che, sebbene il sottoscritto abbia le proprie opinioni riguardo il ritorno del nucleare in Italia (sono contrario, per tutta una serie di questioni più di carattere tecnico, con le quali non intendo tediarvi), lo scopo di questo articolo è fare un po’ di chiarezza. Leggendo infatti i vari articoli sparsi per la rete o ascoltando le notizie è piuttosto manifesta, a chi ha alle spalle gli studi giusti, la quantità industriale di errori, inesattezze, imprecisioni e, perché no, catastrofismo gratuito e giustificato solo dalla maggiore tiratura.

 

TECNICALIA

Prima di passare a illustrarvi un po’ quel che è successo, permettetemi di fare una piccola introduzione tecnica. Abbiamo già parlato di nucleare su CS; per il funzionamento generale di un reattore vi rimando a questo mio precedente articolo, mentre in questa istanza vorrei scendere un po’ più nei dettagli necessari poi a capire bene la catena di eventi che si sono verificati nella centrale di Fukushima, e qual è la situazione attuale. I reattori di questa centrale in riva all’oceano Pacifico sono del tipo ad acqua bollente (BWR). I pellet di combustibile sono raggruppati a formare il nocciolo del reattore all’interno di barre in lega di Zirconio, metallo estremamente resistente alle alte temperature, alla corrosione e soprattutto trasparente ai neutroni, che sono necessari a indurre la fissione nell’uranio. Il core del reattore è a sua volta inserito all’interno del pressure vessel, una sorta di pentolone a pressione che contiene il suddetto core, immerso nell’acqua di raffreddamento, che bolle per effetto del calore sprigionato dalle barre di combustibile che fissionano. Il vapore generato viene incanalato ad alta pressione all’interno delle turbine, per poi passare in un condensatore e ritornare a raffreddare il nucleo. Diversamente dai reattori ad acqua pressurizzata francesi (che vogliono installare anche in italia),  nei quali l’acqua non passa mai alla fase di vapore, per effetto dell’altissima pressione a cui viene mantenuta. Si tratta di un design piuttosto antiquato, definito “di seconda generazione” e risalente ad almeno 50 anni fa. Certo col tempo sono avvenuti ammodernamenti (soprattutto per quanto riguarda la ridondanza dei sistemi di emergenza, backup e raffreddamento), ma la sostanza non cambia molto. Questo tipo di reattori hanno sicuramente numerosi svantaggi, il primo dei quali è sicuramente il lavorare in transizione di fase: l’acqua che arriva alle turbine sotto forma di vapore è la stessa che raffredda il core, quindi leggermente attivata dai (in realtà pochi) neutroni che l’idrogeno cattura. De facto abbiamo 3 tipologie di materiali radioattivi: il carburante, con tempi di decadimento nell’ordine dei miliardi di anni; i prodotti della fissione, con tempi di vita medi e che si trovano anch’essi all’interno delle barre di zirconio, e gli isotopi presenti nei gas e nell’acqua che vengono attivati dalla cattura di alcuni dei neutroni che dovrebbero alimentare la reazione. Questi ultimi sono a tempi di vita brevissimi, e non sono un pericolo per l’uomo dato che scompaiono nell’arco di qualche giorno al massimo. Tutto questo prende posto all’interno del terzo livello di contenimento, un guscio di acciaio  che racchiude ermeticamente il vessel, le tubature per il sistema di raffreddamento, le pompe etc., e il cui compito è quello di “contenere” appunto radiazioni, eventuali nuclei fusi, barre di controllo, in generale tutto quello che può venirsi a creare durante un qualsiasi incidente. Il quarto guscio è rappresentato dall’edificio del reattore (quelli che sono esplosi nei giorni scorsi, per intenderci), che non ha il compito di schermare dalle radiazioni.

 

I FATTI: CRONOLOGIA DI UN DISASTRO (ma poteva andare peggio)

 

Innanzitutto, voglio tranquillizzarvi: in NESSUN MODO il materiale presente all’interno del nucleo di qualsiasi centrale può originare un’esplosione tipo bomba atomica: l’uranio per le bombe atomiche ha bisogno di essere arricchito almeno al 95% (ovvero, 95 parti su 100 devono essere di U235, mentre in natura questa percentuale si attesta attorno allo 0,7 %), quello all’interno delle centrali è solo leggermente arricchito, al 3 – 5% . Non può neppure succedere qualcosa di simile a quanto accaduto a Chernobyl, la cui fusione del nocciolo è avvenuta per una sfortunata concatenazione di eventi, errori di progettazione e umani. Il reattore di Chernobyl infatti era progettato per produrre energia e plutonio in grande quantità, tralasciando un po’ la sicurezza. I reattori RBMK di questo tipo hanno un coefficiente di vuoto positivo: in pratica la velocità delle reazioni nucleari aumenta al diminuire dell’acqua presente nel vessel, mentre nei reattori moderni accade l’esatto contrario. Concentrandoci su quanto accaduto in Giappone invece, possiamo stilare una sorta di cronologia di quanto accaduto in sequenza:

 

  1. Il terremoto colpisce il Giappone. Magnitudo 8.9 della scala Richter, circa 10 volte più potente di quanto studiato per la sicurezza degli impianti. Che però rimangono ugualmente in piedi. Pollice in alto per gli ingegneri giapponesi, in questo caso. E funzionano anche i sistemi di sicurezza dei reattori, che vanno in spegnimento automatico, e vengono abbassate le barre di controllo. Queste barre, generalmente in cadmio, assorbono i neutroni, “uccidendo” le reazione di fissione all’interno del core. Rimane del calore da smaltire, circa il 3% di quanto viene prodotto al reattore a regime, proveniente dal decadimento dei prodotti radioattivi della fissione. Il terremoto ha però messo fuori uso i sistemi di alimentazione esterna del circuito di refrigerazione. L’acqua viene fatta circolare da pompe alimentate da motori diesel d’emergenza.
  2. Arriva lo tsunami, che spazza via tutti i motori diesel d’emergenza. Entrano in funzione le batterie di emergenza per le pompe di raffreddamento, se vogliamo il “backup del backup”. Ma le batterie durano solo un’ora, finita la quale le cose iniziano a farsi serie. Se non si riesce a ripristinare il raffreddamento infatti, il nocciolo finisce per fondersi (dopo ore o giorni) sotto l’effetto di quel 3% di calore residuo, e a quel punto rimane solo il terzo contenimento. Al momento in cui sto scrivendo, sembra che alcuni dei noccioli in questione abbiano iniziato effettivamente a fondersi.
  3. La pressione continua a innalzarsi all’interno del vessel, dato che c’è sempre più vapore caldo e sempre meno acqua. Si inizia quindi a far sfiatare il vapore all’interno del vessel tramite apposite valvole. La mistura di vapore e aria è leggermente radioattiva; cosa che viene ovviamente registrata e mette in panico gli allarmisti. Tuttavia, è importante ribadire che questa radioattività è a breve termine, e destinata a scomparire nell’arco di pochi giorni al massimo.
  4. Durante lo sfiato avvengono le esplosioni. Le esplosioni avvengono al di fuori del terzo sistema di contenimento, tant’è che hanno distrutto solo l’edificio esterno e non i sistemi vitali della centrale, per fortuna. Sembra infatti che i tecnici ventilassero il vapore non direttamente nell’ambiente, ma all’interno dell’edificio stesso, per dare più tempo al vapore leggermente radioattivo di decadere. Purtroppo però l’acqua demineralizzata finisce, e i tecnici iniziano a pompare acqua di mare nel reattore. Le barre di zirconio infatti non sopportano temperature oltre i 2200 gradi, mentre l’ossido di uranio utilizzato come combustibile regge tranquillamente fino a 3000, essendo un materiale ceramico. Mantenere il contenimento primario delle barre integro diventa quindi l’obiettivo principale. Il problema sorge nel momento in cui l’acqua entra in contatto con il nocciolo, oramai quasi incandescente: oltre i 2000 gradi la molecola di H2O infatti si scinde, iniziando a liberare idrogeno (e ossigeno), che viene sfiatato assieme al vapore. Chiaramente questo idrogeno finisce per ricombinarsi con l’ossigeno presente all’interno dell’edificio, determinandone l’esplosione. Se vi sembra strano che l’idrogeno legandosi con l’ossigeno a formare acqua provochi un rilascio di energia, vi basti pensare che i motori dello Space Shuttle funzionano proprio in base a questa semplicissima reazione chimica.

 

Le condizioni attuali? Da un punto di vista meramente tecnico, in teoria il reattore ora è sicuro. Dico in teoria, perché nella mia spiegazione mi sono basato sulle informazioni riguardanti gli impianti che sono state diffuse dai media, sulle quali non ci sono conferme certe. L’acqua di mare allaga tutto, portandosi via il calore residuo di decadimento. Le barre di controllo e l’acido borico si occupano di assorbire i neutroni, scongiurando così le reazioni di fissione. Il tutto è ben all’interno del terzo guscio di contenimento, l’ultima linea di difesa. Non c’è stata la fusione del nocciolo, anche se ci siamo andati vicini. Per quanto riguarda gli altri reattori danneggiati, stanno andando incontro agli stessi tipi di difficoltà incontrati dal loro primo fratello. Cosa accadrà adesso non è dato di sapere, lo scenario peggiore di tutti attualmente rimane quello riguardande la possibile fusione del nocciolo. Anche in questo caso, in teoria, il terzo guscio di contenimento dovrebbe essere sufficiente a racchiudere qualunque schifezza venga a formarsi nelle prossime ore. Ma con il nucleare, il condizionale è sempre d’obbligo…

 

Per chi mastica bene l’inglese e vuole ulteriori aggiornamenti precisi e senza falsi allarmismi sulla questione, consigliamo vivamente la lettura di questo articolo per completare l’approfondimento: clicca qui

 

iPad 2 è arrivato.

Il 2 Marzo Apple ha presentato in quel di San Francisco l’erede del tablet blockbuster dell’anno appena trascorso. L’iPad 2, dopo settimane di rumours e rivelazioni più o meno veritiere, è arrivato finalmente sotto gli occhi di tutti. Presentato da uno Steve Jobs apparso molto in forma (quasi a voler sconfessare le becere illazioni di certa stampa scandalistica sulle sue condizioni di salute), che ha dimostrato ancora una volta di tenere alla sua “creatura” Apple in maniera consistente, il tablet che ha rivoluzionato il mondo della mobilità raggiunge la sua seconda versione. Tante le migliorie e le implementazioni. Vediamone qualcuna nel dettaglio.

Le dimensioni naturalmente sono la prima cosa che salta all’occhio. iPad 2 è più sottile del suo predecessore del 33%, e risulta più sottile addirittura del fratello minore iPhone 4. Anche il peso è diminuito, sebbene in maniera minima, ma comunque apprezzabile. Le dimensioni e la maneggevolezza erano un po’ un piccolo punto a sfavore della prima versione, e  Apple sembra aver corretto il tiro. Lo schermo rimane di dimensioni invariate, sebbene la “cornice” è leggermente più squadrata. Disponibile da subito nelle versioni bianca e nera, a livello di design ci troviamo di fronte ai soliti standard stratosferici di Apple. Eleganza e semplicità, due parole che tutti i competitor dovrebbero imparare per tentare di scalfire il successo della casa di Cupertino.

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un nuovo processore dual-core, denominato A5. Ma sono le prestazioni grafiche a tenere banco, ben nove volte più potenti rispetto al precedente modello. Per un tablet che fa dell’interazione grafica dell’utente il suo fiore all’occhiello, questo significherà App sempre più belle da vedere e veloci nella risposta. Le fotocamere sono adesso due, una frontale e una posteriore. Finalmente anche gli utenti iPad potranno utilizzare Facetime per le loro chiamate. Ora tutti i dispositivi Apple sono in grado di interconnettersi e fare videoconferenze in maniera semplice e funzionale (sperando che si abbandoni l’esclusività della rete WiFi per Facetime in futuro). Altra innovazione è il mirroring video diretto. Con un semplice connettore, tutto quello che vediamo su iPad 2 verrà mostrato anche sul nostro schermo HDMI, con risoluzioni fino a 1080p. Da non sottovalutare anche le nuove cover progettate dalla casa di Cupertino, chiamate SmartCover, che ci dimostrano ancora una volta la tremenda cura per tutti i dettagli dei prodotti con la mela: una cover magnetica multi-sezione e multi-uso, dal design minimalistico, che diventa anche supporto per il tablet, oltre che protezione dello schermo in vetro (si applica magneticamente, e con l’apertura attiva l’iPad 2). Presente anche il gyroscopio che avevamo già visto all’opera in iPhone 4. I consumi sono rimasti identici al predecessore: dieci ore in uso, e un interminabile mese in stand-by.

Dal punto di vista software, oltre al nuovo iOs 4.3, le novità presentate sono state Garage Band e iMovie espressamente disegnati per iPad2. Il primo presenta tante nuove funzioni che ben si sposano con l’intefaccia multitouch del dispositivo: suonare la chitarra, il piano (con tanto di tasti pesati!), la batteria, non è mai sembrato così intuitivo. Inoltre appaiono i nuovi strumenti definiti “smart”, che con un paio di semplici impostazioni permettono di suonare con un semplice tocco anche a persone inesperte, il tutto votato ad una totale promozione della creatività dell’utente. Naturalmente tutti i brani (registrabili su otto tracce, notevole se consideriamo che stiamo parlando di un sistema ultra-portatile) sono condivisibili sui vari iTunes e email, e possono essere trasferiti facilmente sul Mac per continuare il lavoro. iMovie raggiunge nuove vette di usabilità: c’è da rimanere stupiti di fronte alla facilità di utilizzo di un tool di montaggio video con la potenza del multitouch: drag, pinch, spostamenti, ritagli… gesti semplici, manuali, istintivi, un’usabilità estrema che rende il difficile e noioso montaggio video (almeno dal punto di vista strettamente tecnico) un gioco da ragazzi.

Insomma, Apple centra ancora una volta il bersaglio. iPad è diventato velocemente uno strumento di lavoro (presentazioni, documenti, email), medico(pensiamo ai centri medici che cominciano ad utilizzarlo quotidianamente per interagire col paziente), di studio ed educazione (l’interazione touch permette alle persone che hanno problemi di apprendere più facilmente), per il divertimento, per leggere e tanto altro. Non è più importante la prestazione estrema, la capacità tecnica del dispositivo. L’enorme successo del tablet (a discapito dei concorrenti, mai troppo incisivi nel mercato) è dovuto proprio allo spostamento del centro di attenzione del problema dei dispositivi portatili: l’utente diventa finalmente il fulcro del sistema uomo-macchina, attraverso l’introduzione di un’interfaccia assolutamente naturale come quella dei gesti e del tocco, che permette un utilizzo funzionale del dispositivo a chiunque, in maniera intuitiva e, soprattutto, comoda. E la cosa bella è che questo non va a discapito di un uso più professionale del dispositivo, e i molteplici esempi riportati nei seguenti video ne sono la dimostrazione palese.

iPad 2 sarà disponibile in Italia dal 25 Marzo, e i prezzi saranno in pratica identici a quelli del primo iPad (che invece ora è stato scontato di molto). Tutti i dettagli ovviamente sul sito ufficiale.

Come iPad ha cambiato il mondo

httpv://www.youtube.com/watch?v=HpiVeC1Z3yI

iPad 2

httpv://www.youtube.com/watch?v=UButSVOAX1U

La SmartCover

httpv://www.youtube.com/watch?v=pbl_6DmzO4g

La dimostrazione di Garage Band

httpv://www.youtube.com/watch?v=x9mN3bnvGqU

La dimostrazione di iMovie

httpv://www.youtube.com/watch?v=81O8NLO1h0A

Le migliori applicazioni online: valide alternative ai più comuni software desktop

[stextbox id=”custom” big=”true”]Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Tancredi Matranga è un blogger e web designer milanese, appassionato di Internet e di nuove tecnologie a 360°. Già da un po’ di anni cura TheNorbaBlog, il suo blog personale nella quale condivide quotidianamente notizie sulle migliori applicazioni online, software gratuito, grafica digitale e web design. Oltre a ciò, gestisce numerosi progetti web personali e lavora come consulente web freelance collaborando con diverse società milanesi. Benvenuto su Camminando Scalzi.[/stextbox]

Le applicazioni online, con l’evolversi del web, sono diventate sempre più diffuse e utilizzate da un grande numero di internauti.

Stiamo parlando di strumenti web-based, disponibili in rete gratuitamente, che permettono di svolgere diverse tipologie di operazioni.

Esistono applicazioni online dedicate all’editing di immagini, alla scrittura di documenti, al backup di files, all’ascolto di musica in streaming e molto altro ancora.

Alcuni di questi tool sono così efficaci e ben realizzati da poter essere considerati ottime alternative ai più comuni software desktop in commercio.

Utilizzare applicazioni online è senza dubbio vantaggioso, questi strumenti “on the cloud” non appesantiscono il sistema operativo perché funzionano senza essere installati sul computer, ma hanno unicamente bisogno di una connessione a Internet e di un browser web.

Le applicazioni web possono essere utilizzate da qualsiasi computer, con la possibilità di lavorare su un singolo documento anche da più terminali in contemporanea.

Ecco una lista delle migliori applicazioni disponibili gratuitamente online, valide alternative ai principali software desktop sul mercato.

1. Splashup

Splashup è un ottimo servizio online che consente di effettuare foto editing sul web in modo semplice e efficace, l’applicazione infatti mette a disposizione numerosi strumenti di fotoritocco.

Spashup può senza dubbio essere considerato un’alternativa al software Photoshop Elements, utile a modificare immagini al volo in caso di necessità.

2. Grooveshark

Grooveshark è un servizio online di music streaming che permette di ascoltare gratuitamente una miriade di canzoni dei generi più vari.

Si tratta di un’applicazione web davvero ben realizzata, una vera e propria web radio che consente ai suoi utenti di cercare, ascoltare, condividere e caricare musica online in maniera estremamente semplice e senza la necessità di registrazione.

3. Google Docs

Google Docs è il servizio online per eccellenza dedicato alla creazione di documenti di testo, presentazioni e fogli di calcolo.

L’applicazione web sviluppata dal colosso di Mountain View può essere considerata come una valida alternativa a programmi desktop come Microsoft Office e Open Office.

4. DropBox

DropBox è un ottimo tool per effettuare backup di dati sul web, si tratta di una comoda applicazione di online storage che mette a disposizione 2GB di spazio per archiviare i propri documenti online.

L’applicazione consente inoltre di usufruire di un software che, una volta installato, permette di salvare i propri file in rete in modo semplice e rapido all’interno di una cartella sincronizzata con il server del servizio.

5. QubeOS

QubeOS è un progetto tutto italiano lanciato di recente, si tratta di un innovativo sistema operativo cloud che può essere avviato e utilizzato direttamente sul browser.

Il servizio mette a disposizione diverse tipologie di programmi da utilizzare online: un word processor, un programma per creare presentazioni, un foglio di calcolo, un browser web, un player audio/video e altro ancora.

QubeOs è un cloud OS completamente gratuito e per essere utilizzato necessita registrazione.

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Tancredi Matranga

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Happy birthday, big scary laser!

Un arma elegante, per tempi più civilizzati”. Moltissimi tra voi riconosceranno in questa citazione la descrizione che Obi-Wan Kenobi dà della spada laser, l’arma distintiva di ogni Jedi che si rispetti. Da sempre la fantascienza ha infatti nelle armi energetiche uno dei suoi maggiori cliché. Cannoni laser, blasters, disgregatori, hanno tutti in comune il fatto di espellere energia sotto forma di luce estremamente intensa, piuttosto che con un proiettile fisico. Oggi il laser (che ha appena compiuto 50 anni… Auguri!) trova innumerevoli applicazioni nei più svariati campi, in nessuno dei quali viene – per fortuna, aggiungo io – utilizzato come arma (anche se ci sono sperimentazioni in questa direzione da parte dei soliti americanoni) . Oggi voglio approfittare di questo compleanno per raccontarvi un po’ come funziona il dispositivo che ha permesso l’avvento di CD, DVD e Bluray vari, oltre a essere oramai uno degli strumenti fondamentali nella ricerca fisica, chimica e biologica.

ALTRO CHE PERDENTE

scarylaser

Laser è un acronimo che sta per Light Amplification by Stimulated Emission of Radiaton, ovvero “amplificazione della luce tramite emissione stimolata di radiazione”. In origine doveva chiamarsi Loser (perdente in inglese), con oscillation al posto di amplification, ma potete ben immaginare come un simile acronimo rischiasse di azzoppare in partenza l’apparecchio. Tecnicamente si tratta di una sorgente di onde elettromagnetiche coerenti altamente direzionali e monocromatiche. Il significato di questi termini sarà chiaro a breve, per adesso sappiate che tutto nasce da una teoria enunciata da Einstein (il caro vecchio Albert avrebbe dovuto prenderne 10 di premi Nobel, talmente tanti sono i suoi contributi alla fisica moderna) riguardo i fenomeni che regolano l’assorbimento e l’emissione dell’energia da parte degli atomi, e che pone la base riguardo la natura quantizzata dei livelli energetici. Senza scendere troppo nel tecnico, gli elettroni che ruotano attorno ai nuclei atomici lo possono fare solo seguendo traiettorie ben definite, tanto più ampie (e quindi lontane dal nucleo) quanto è maggiore l’energia dell’elettrone che la percorre. I livelli quantici sono separati tra loro da quantità ben precise di energia, uguali per ogni atomo dello stesso tipo che si trovi nelle medesime condizioni. Insomma se prendete, ad esempio, un atomo di idrogeno e volete che il suo unico elettrone faccia il salto quantico (quantum leap) al primo livello partendo dallo stato di ground (il livello di minima energia), dovrete sempre fornirgli lo stesso quantitativo di energia. Questo significa anche che ogni volta che l’elettrone decaderà allo stato di ground (cosa che farà spontaneamente dopo un tempo nell’ordine dei nanosecondi), riemetterà quella stessa energia sottoforma di un fotone di luce.

laser3Questo processo è chiamato emissione spontanea, e avviene con tempistiche del tutto casuali, così come del tutto casuale è la direzione in cui viene emesso il fotone. Esiste però anche il processo stimolato, che si ottiene facendo incidere sull’atomo eccitato un fotone la cui energia è uguale a quella di eccitazione. L’onda elettromagnetica risultante dall’emissione stimolata avrà la medesima fase (ovvero, alle creste e alle valli dell’onda stimolante corrispondono perfettamente creste e valli dell’onda stimolata) e direzione dell’elettrone incidente. Ora, immaginate di avere una certa quantità di materiale eccitato energeticamente  e di inviarvi contro un fotone alla giusta frequenza: quel che otterrete è un fascio di onde elettromagnetiche tutte in fase (coerenza spaziale e temporale), tutte della stessa frequenza (monocromaticità) e altamente focalizzate (alta direzionalità). Se poi ponete questo “materiale attivo” all’interno di quella che viene definita cavità di oscillazione o risonanza ottica (de facto, tra due specchi altamente riflettenti posti a una distanza opportuna da permettere l’instaurarsi di un regime di onda stazionaria, similmente a quanto accade a una corda fissa ai due capi che oscilla)  e continuate a “pompare energia” all’interno del vostro materiale attivo, otterrete che a ogni passaggio del fasci all’interno di esso la sua energia accrescerà (ed ecco l’amplificazione), fintantoché non deciderete di aprire la cavità lasciando uscire il vostro fascio laser.

IL RAGAZZO È BRAVO MA NON SI APPLICA… O SÌ ?

LaserCutterLa luce che emerge da un laser ha delle proprietà del tutto peculiari, che gli permettono un vasto range di applicazioni. Le caratteristiche di monocromaticità, coerenza e focalizzazione permettono di ottenere intensità luminose superiori a qualsiasi cosa esista sul globo terracqueo, superando alla grande anche la luce proveniente dallo stesso sole.  Vi basti pensare che bastano 10 mW di potenza per procurare temporaneo accecamento, e con 60 mW potete anche salutare la vostra retina. I laser in generale possono lavorare con un fascio continuo (in cui l’emissione della luce rimane più o meno costante durante il periodo di accensione del dispositivo) o impulsato (in cui l’energia emessa viene concentrata in brevissimi impulsi altamente energetici), e si possono raggiungere potenze davvero elevate. A titolo d’esempio, vi basti sapere che io stesso per la mia tesina triennale ho lavorato con un laser impulsato da 10 Terawatt (10^12 o mille miliardi di watt), che è più della potenza totale mondiale generata da centrali. Potenze nell’ordine dei 100 Petawatt (che è un unità di misura che non ha a che fare con l’aerofagia, ma equivale a 10^15 Watts) sono state raggiunte nei grandi centri per la ricerca riguardo la fusione nucleare a confinamento inerziale, sempre con laser a impulsi ultrabrevi (ricordo che la potenza è la quantità di energia emessa o assorbita diviso per il tempo impiegato… Per cui diminuendo il tempo di emissione la potenza aumenta enormemente, anche se in realtà si stanno emettendo pochi joule di energia).

Certamente la ricerca può fare grande uso delle caratteristiche di monocromaticità dei fasci laser (ad esempio per eccitare biomolecole fluorescenti), o dell’intensità e delle grandi potenze emesse (come nel caso delle già citate ricerche sulla fusione inerziale), ma anche l’utilizzo più o meno di tutti i giorni può beneficiare di questo strumento. Tralasciando CD, DVD e Bluray che tutti conosciamo bene, pensate anche soltanto alla precisione di taglio che un laser può garantire: nella chirurgia oramai sono cosa di tutti i giorni le operazioni a cornee, retine e via dicendo utilizzando laser, più sicuri e puliti di qualsiasi altra lama “fisica”. Nell’industria, tagliare lamiere, incidere circuiti stampati, semiconduttori e pannelli solari oramai è appannaggio dei laser, più precisi dei metodi tradizionali. Molti autovelox funzionano (purtroppo e per fortuna) tramite l’emissione di fasci laser, che in base al tempo di riflessione permettono di calcolare la velocità delle macchine che vi incappano. Di recente si è iniziato a utilizzare il LIDAR (un radar fatto con una testa laser in grado di effettuare scansioni spaziali) per la mappatura ad alta risoluzione dell’atmosfera, del terreno e perfino dei mari. Insomma, mai come oggi il “light side” ha avuto così tante buone motivazioni per essere scelto.

E allora: may the Force be with you!

2011, Istruzioni per l'uso.

Per questo nuovo anno, la sfida tra due colossi della tecnologia, Apple e Microsoft, si prospetta abbastanza interessante.

Apple, già dal 6 Gennaio, ha dato il via a un progetto del quale abbiamo già parlato in passato ovvero il Mac App Store, che pare abbia deluso molti sviluppatori (a causa di vari limiti), e in tanti sperano nell’arrivo di Cydia anche sul Mac (il cosidetto Jailbreak è una pratica che invalida la garanzia del prodotto, pertanto CS non lo consiglia, l’utilizzo è a rischio e pericolo dell’utente, ndCS).
Restando in ambito mac arriverà in estate il nuovo OsX chiamato Lion del quale abbiamo già parlato.
Nel settore mobile invece, tra maggio e giugno Steve Jobs (sperando guarisca presto) presenterà i nuovi modelli di i-phone 5 e di i-pad, e nei prossimi mesi sarà lanciata la versione bianca dell’i-phone 4.
Microsoft ha invece presentato, al CES di Las Vegas, tantissimi nuovi tablet sviluppati in collaborazione con Arm.
Instant fundas ha pubblicato la lista di tutti i modelli presentati, quindi l’elenco sotto non è altro che una traduzione della pagina per voi lettori di Camminando Scalzi:
Motorola XOOM
Uno dei migliori tablet presentati, senza dubbio. Basato sul sistema operativo mobile Google Android, versione 3.0, è stato “incoronato” come miglior gadget tecnologico di tutta la manifestazione.
Dotato di caratteristiche di tutto rispetto, la “tavoletta” prodotta da Motorola ha un largo display da 10.1″ (con risoluzione 1280 x 800 pixel), peso 730 grammi, processore dual core NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, 1 GB di RAM, due fotocamere (anteriore e posteriore) rispettivamente da 2 e 5 mpx con registrazione video in HD Ready (720p), memoria interna  da ben 32 GB, supporto al Wi-Fi, integrazione dei servizi online “sociali” quali Facebook, Picasa, Twitter.
Notion Ink Adam
La tavoletta d’India, durante il CES ha raccolto una sorprendente attenzione. Basato sul chip NVIDIA Tegra 2, nel tablet è installata una versione altamente personalizzata di Android 2.3 Gingerbread. Lo schermo è di 10.1 pollici con una risoluzione di 1024 x 600 pixel, possiede una fotocamera da 3.2 mpx girevole e uno slot per inserire le microSD.
Un tablet economico rispetto ai suoi rivali, visto che il prezzo si aggira da 376$ a 550$.
Tablet Acer
Iconia Tab A500
Acer certo non poteva stare a guardare mostrando, durante il CES, diversi interessantissimi tablet. Il primo di questi è Iconia Tab A500. Dispone di un display touchscreen da 10.1 pollici, un processore NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, compatibilità con le reti 4G Verizon, ovviamente negli USA visto che da noi questo tipo di connettività non ancora esiste.
Il sistema operativo installato è Android 3.0. Dispone di una porta USB 2.0, micro USB per l’inserimento dell’apposito cavo, uscita HDMI. Presente anche, nella parte posteriore, una fotocamera con flash LED.
Iconia Dual Screen
Un prodotto rivoluzionario, senza ombra di dubbio. Si tratta di un portatile (sì, un vero e proprio PC) avente un doppio schermo touch screen senza tastiera fisica. Ambo i display hanno 14 pollici con risoluzione 1366 x 768, multi-tocuh, processore Intel Core i5 nelle varianti 480M / 560M / 580M. Processore grafico Intel da 128 MB di RAM, porta VGA e HDMI, microfono integrato, 2 porte USB 2.0 ed una 3.0. Al suo interno è presente Windows 7.
Vizio Tablet
La tavoletta Vizio Tablet è un “piccolo” tablet avente un display da 8 pollici, basato su Android, montante un processore da 1 GHz, 4 GB di spazio disponibile, slot per le microSD, porta microUSB e HDMI. Ulteriori dettagli non sono stati resi noti.
BlackBerry PlayBook
Anche BlackBerry non manca di certo all’appello. Ha da poco mostrato un suo tablet dalle caratteristiche di tutto rispetto. Display da 7 pollici, CPU da 1 GHz, 1 GB di RAM, fotocamera anteriore da 3 mpx, posteriore da 5 (con registrazione video in HD), il tutto condito dal sistema operativo BlackBerry Tablet OS.
La connettività è ben farcita: Wi-Fi, Bluetooth, microUSB, porta HDMI.
MSI Winpads
MSI ha mostrato due tablet. Uno basato su Windows 7 Home Premium (modello Winpad 100W) e l’altro basato su Android (modello 100A).
Per quanto riguarda il primo, è alimentato da un processore da 1.66 Ghz Intel Atom Z530, 2 GB di RAM ed un dico SSD da 32 GB di memoria. Presenti inoltre due porte USB, una HDMI, una webcam e un lettore di schede di memorie SD. Inoltre, il tablet dispone del G-Sensor (un dispositivo di rilevamento), un localizzatore GPS, un sensore ambientale, Wi-Fi con l’opzione 3G disponibile. Insomma, un vero e proprio PC!
L’altro tablet, equipaggiato con Android, differisce dal primo per il chip ARM Cortex A8 e per la quantità di RAM inferiore, 1 GB. Il resto delle specifiche sono identiche al suo “gemello”.
Asus Eee Pad Transformer
Forse il più accattivante. Si tratta di un tablet “convertibile” in un vero e proprio netbook. Dotato di un display da 10.1 pollici, può essere separato dalla tastiera o può essere collegato alla periferica. Dispone di una CPU NVIDIA Tegra 2, 512 MB di RAM per eseguire Android 3.0 (Honeycomb). Ha il bluetooth, WLAN, due fotocamere, un lettore di schede SD e una porta HDMI.
Asus Eee Pad Slider
Un vero e proprio PC portatile dotato di una tastiera fisica e uno schermo che, a “scivolo” può coprire e mostrare i tasti. Anch’esso ha una CPU NVIDIA Tegra 2 con 512/1 GB di memoria. Le altre specifiche, per la maggior parte, sono del tutto simili al modello precedentemente descritto.
Asus Slate EP121
Si tratta del più potente tablet esistente. Ha caratteristiche hardware straordinarie: CPU Intel Core i5M, fino a 4 GB di RAM, disco SSD da 64 GB, display da 12.1 pollici con tecnologia IPS e risoluzione 1280 x 800, wireless-N, HDMI, USB, bluetooth 3.0, lettore schede SD, fotocamera 2 megapixel, Windows 7 Home Premium.
Samsung Sliding PC 7
Altro dispositivo a scorrimento presentato al CES 2011. Viene fornito con una CPU Intel Z670, un ampio display da 12.1 pollici con risoluzione 1366 x 768, 2 GB di RAM e disco SSD da 32 GB. Opzionalmente potrà integrare anche la nuova tecnologia WiMAX. La connettività è 3G e il sistema operativo installato è Windows 7.
Lenovo LePad
Il tablet di Lenovo è equipaggiato con Android, una CPU dual core Snapdragon da 1.3 Ghz, 1 GB di memoria e disco SSD disponibili nelle varianti da 16 e 32 GB. La risoluzione dello schermo è di 1280 x 800 pixel. Dispone di bluetooth, Wi-Fi, 3G, uno slot per una SIM ed una webcam. L’interfaccia utente, basata su Android, è stata completamente personalizzata da Lenovo.
Dell Streak 7
Funzionante con Android 2.2 (aggiornabile alla versione 3.0), il tablet prodotto da Dell dispone di un display da 7 pollici, processore dual core Nvidia Tegra 2 da 1 Ghz e 16 GB di memoria interna. Ha una fotocamera posteriore da 5 megapixel nella parte posteriore, un’altra da 1.3 megapixel nella parte anteriore per effettuare le videochiamate.
Toshiba 10.1-Inch Tablet
Toshiba ha presentato un tablet da 10.1 pollici alimentato da una CPU Tegra 2 con sistema operativo Android 3.0. Lo schermo ha una risoluzione di 1280 x 800 pixel, visualizza video a 720p e 1080p, ha una porta HDMI, una doppia fotocamera, una porta USB, Wi-Fi, bluetooth e GPS.
Tra le novità “future” di Microsoft, il rilascio di una nuova versione di Internet Explorer e dell’arrivo di Kinect su pc.
Tornando agli smartphone non dimentichiamoci di Android, OS proprietario della grande G, che nel mercato degli smartphone è in continua crescita e a un passo dal superare gli avversari di Cupertino.
Per quanto riguarda i tablet android ha chiuso il 2010 uscendo nettamente sconfitto da iPad, che attualmente detiene il 90% delle quote di mercato, secondo una ricerca condotta da IMS Research.
Sarà quindi un anno duro, e sicuramente “quelli di Android” andranno molto avanti. Hanno già annunciato una nuova versione del sistema operativo che passerà alla versione 4.0 e che prenderà probabilmente il nome di “Ice Cream” rispettando la tradizione di nominare ciascuna versione del software con nomi di dolciumi: Cupcake, Donut, Eclair, Froyo, Gingerbread, Honeycomb e infine ICE CREAM.