Spreaker: come creare gratuitamente la tua radio online

L’idea di Spreaker è nata da un gruppo di imprenditori bolognesi che hanno creduto in un servizio web aperto a tutti, ricreando l’atmosfera delle radio libere di qualche decade addietro. Lo staff di Spreaker è formato da appassionati di nuove tecnologie, social media e di innovazione. Spreaker è un’applicazione web innovativa, perché tutti i contenuti e i palinsesti sono creati dagli utenti. La piattaforma si candida a rappresentare uno spazio libero per condividere idee, approfondire tematiche, informare e informarsi a tempo di musica. Spreaker cerca di cambiare la prospettiva con la quale guardare alle radio online: non più programmi registrati da DJ professionisti, ma show nati dal basso, dalle persone comuni che diventano registi, creatori e conduttori di uno show. Con Spreaker le trasmissioni audio prodotte sul web diventano accessibili a tutti e facili da creare e da condividere.
Per creare gratuitamente la vostra radio online e trasmetterla sul web in un solo click, basta collegarsi al sito http://www.spreaker.com, registrarsi (o effettuare il login, se si è in possesso di un profilo Facebook), e si può andare subito in diretta.
Con la deejay console è possibile mixare musica e audio e inserire effetti speciali per personalizzare i programmi. Grazie agli strumenti del social web utilizzati dalla piattaforma, potrete condividere subito i contenuti prodotti insieme ai vostri amici. È possibile inoltre scoprire le ultime novità in campo musicale, a disposizione degli utenti sulla piattaforma una vasta libreria online. Migliaia di brani di musica indipendente, creative commons e di gruppi emergenti da utilizzare per i propri show. È disponibile anche uno spazio personale per caricare le proprie tracce da trasmettere all’interno del programma.
Gli utenti da ogni parte del mondo creano contenuti di ogni tipo: audioblog, newscasts, entertainment, talk radio, dirette sportive, approfondimenti musicali che vanno in onda live oppure in podcast. Gli utenti ci mettono la creatività e Spreaker gestisce l’intera infrastruttura per rendere il servizio completamente gratuito. Il modello di Spreaker è quello della community: gli show, le stazioni e gli utenti registrati hanno una pagina web personale, e possono quindi interagire tra loro servendosi dei tool della community online. Sia gli utenti registrati sia quelli non registrati interagiscono in real time grazie all’instant messaging.
Inoltre, per favorire lo sviluppo della community, si può seguire, segnalare e promuovere il proprio show e quello di altri utenti direttamente sulla propria bacheca di Facebook. Spreaker offre un’alternativa anche a chi è in cerca di nuovi ascolti. Diverse le radio tematiche in onda 24 ore su 24; tra queste il canale Spreaker Italia 109.5, la prima radio online in crowdsourcing!  Testate subito la piattaforma, vi accorgerete che trasmettere su Spreaker è molto più semplice che parlarne!

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iPad 2 è arrivato.

Il 2 Marzo Apple ha presentato in quel di San Francisco l’erede del tablet blockbuster dell’anno appena trascorso. L’iPad 2, dopo settimane di rumours e rivelazioni più o meno veritiere, è arrivato finalmente sotto gli occhi di tutti. Presentato da uno Steve Jobs apparso molto in forma (quasi a voler sconfessare le becere illazioni di certa stampa scandalistica sulle sue condizioni di salute), che ha dimostrato ancora una volta di tenere alla sua “creatura” Apple in maniera consistente, il tablet che ha rivoluzionato il mondo della mobilità raggiunge la sua seconda versione. Tante le migliorie e le implementazioni. Vediamone qualcuna nel dettaglio.

Le dimensioni naturalmente sono la prima cosa che salta all’occhio. iPad 2 è più sottile del suo predecessore del 33%, e risulta più sottile addirittura del fratello minore iPhone 4. Anche il peso è diminuito, sebbene in maniera minima, ma comunque apprezzabile. Le dimensioni e la maneggevolezza erano un po’ un piccolo punto a sfavore della prima versione, e  Apple sembra aver corretto il tiro. Lo schermo rimane di dimensioni invariate, sebbene la “cornice” è leggermente più squadrata. Disponibile da subito nelle versioni bianca e nera, a livello di design ci troviamo di fronte ai soliti standard stratosferici di Apple. Eleganza e semplicità, due parole che tutti i competitor dovrebbero imparare per tentare di scalfire il successo della casa di Cupertino.

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un nuovo processore dual-core, denominato A5. Ma sono le prestazioni grafiche a tenere banco, ben nove volte più potenti rispetto al precedente modello. Per un tablet che fa dell’interazione grafica dell’utente il suo fiore all’occhiello, questo significherà App sempre più belle da vedere e veloci nella risposta. Le fotocamere sono adesso due, una frontale e una posteriore. Finalmente anche gli utenti iPad potranno utilizzare Facetime per le loro chiamate. Ora tutti i dispositivi Apple sono in grado di interconnettersi e fare videoconferenze in maniera semplice e funzionale (sperando che si abbandoni l’esclusività della rete WiFi per Facetime in futuro). Altra innovazione è il mirroring video diretto. Con un semplice connettore, tutto quello che vediamo su iPad 2 verrà mostrato anche sul nostro schermo HDMI, con risoluzioni fino a 1080p. Da non sottovalutare anche le nuove cover progettate dalla casa di Cupertino, chiamate SmartCover, che ci dimostrano ancora una volta la tremenda cura per tutti i dettagli dei prodotti con la mela: una cover magnetica multi-sezione e multi-uso, dal design minimalistico, che diventa anche supporto per il tablet, oltre che protezione dello schermo in vetro (si applica magneticamente, e con l’apertura attiva l’iPad 2). Presente anche il gyroscopio che avevamo già visto all’opera in iPhone 4. I consumi sono rimasti identici al predecessore: dieci ore in uso, e un interminabile mese in stand-by.

Dal punto di vista software, oltre al nuovo iOs 4.3, le novità presentate sono state Garage Band e iMovie espressamente disegnati per iPad2. Il primo presenta tante nuove funzioni che ben si sposano con l’intefaccia multitouch del dispositivo: suonare la chitarra, il piano (con tanto di tasti pesati!), la batteria, non è mai sembrato così intuitivo. Inoltre appaiono i nuovi strumenti definiti “smart”, che con un paio di semplici impostazioni permettono di suonare con un semplice tocco anche a persone inesperte, il tutto votato ad una totale promozione della creatività dell’utente. Naturalmente tutti i brani (registrabili su otto tracce, notevole se consideriamo che stiamo parlando di un sistema ultra-portatile) sono condivisibili sui vari iTunes e email, e possono essere trasferiti facilmente sul Mac per continuare il lavoro. iMovie raggiunge nuove vette di usabilità: c’è da rimanere stupiti di fronte alla facilità di utilizzo di un tool di montaggio video con la potenza del multitouch: drag, pinch, spostamenti, ritagli… gesti semplici, manuali, istintivi, un’usabilità estrema che rende il difficile e noioso montaggio video (almeno dal punto di vista strettamente tecnico) un gioco da ragazzi.

Insomma, Apple centra ancora una volta il bersaglio. iPad è diventato velocemente uno strumento di lavoro (presentazioni, documenti, email), medico(pensiamo ai centri medici che cominciano ad utilizzarlo quotidianamente per interagire col paziente), di studio ed educazione (l’interazione touch permette alle persone che hanno problemi di apprendere più facilmente), per il divertimento, per leggere e tanto altro. Non è più importante la prestazione estrema, la capacità tecnica del dispositivo. L’enorme successo del tablet (a discapito dei concorrenti, mai troppo incisivi nel mercato) è dovuto proprio allo spostamento del centro di attenzione del problema dei dispositivi portatili: l’utente diventa finalmente il fulcro del sistema uomo-macchina, attraverso l’introduzione di un’interfaccia assolutamente naturale come quella dei gesti e del tocco, che permette un utilizzo funzionale del dispositivo a chiunque, in maniera intuitiva e, soprattutto, comoda. E la cosa bella è che questo non va a discapito di un uso più professionale del dispositivo, e i molteplici esempi riportati nei seguenti video ne sono la dimostrazione palese.

iPad 2 sarà disponibile in Italia dal 25 Marzo, e i prezzi saranno in pratica identici a quelli del primo iPad (che invece ora è stato scontato di molto). Tutti i dettagli ovviamente sul sito ufficiale.

Come iPad ha cambiato il mondo

httpv://www.youtube.com/watch?v=HpiVeC1Z3yI

iPad 2

httpv://www.youtube.com/watch?v=UButSVOAX1U

La SmartCover

httpv://www.youtube.com/watch?v=pbl_6DmzO4g

La dimostrazione di Garage Band

httpv://www.youtube.com/watch?v=x9mN3bnvGqU

La dimostrazione di iMovie

httpv://www.youtube.com/watch?v=81O8NLO1h0A

Le migliori applicazioni online: valide alternative ai più comuni software desktop

[stextbox id=”custom” big=”true”]Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Tancredi Matranga è un blogger e web designer milanese, appassionato di Internet e di nuove tecnologie a 360°. Già da un po’ di anni cura TheNorbaBlog, il suo blog personale nella quale condivide quotidianamente notizie sulle migliori applicazioni online, software gratuito, grafica digitale e web design. Oltre a ciò, gestisce numerosi progetti web personali e lavora come consulente web freelance collaborando con diverse società milanesi. Benvenuto su Camminando Scalzi.[/stextbox]

Le applicazioni online, con l’evolversi del web, sono diventate sempre più diffuse e utilizzate da un grande numero di internauti.

Stiamo parlando di strumenti web-based, disponibili in rete gratuitamente, che permettono di svolgere diverse tipologie di operazioni.

Esistono applicazioni online dedicate all’editing di immagini, alla scrittura di documenti, al backup di files, all’ascolto di musica in streaming e molto altro ancora.

Alcuni di questi tool sono così efficaci e ben realizzati da poter essere considerati ottime alternative ai più comuni software desktop in commercio.

Utilizzare applicazioni online è senza dubbio vantaggioso, questi strumenti “on the cloud” non appesantiscono il sistema operativo perché funzionano senza essere installati sul computer, ma hanno unicamente bisogno di una connessione a Internet e di un browser web.

Le applicazioni web possono essere utilizzate da qualsiasi computer, con la possibilità di lavorare su un singolo documento anche da più terminali in contemporanea.

Ecco una lista delle migliori applicazioni disponibili gratuitamente online, valide alternative ai principali software desktop sul mercato.

1. Splashup

Splashup è un ottimo servizio online che consente di effettuare foto editing sul web in modo semplice e efficace, l’applicazione infatti mette a disposizione numerosi strumenti di fotoritocco.

Spashup può senza dubbio essere considerato un’alternativa al software Photoshop Elements, utile a modificare immagini al volo in caso di necessità.

2. Grooveshark

Grooveshark è un servizio online di music streaming che permette di ascoltare gratuitamente una miriade di canzoni dei generi più vari.

Si tratta di un’applicazione web davvero ben realizzata, una vera e propria web radio che consente ai suoi utenti di cercare, ascoltare, condividere e caricare musica online in maniera estremamente semplice e senza la necessità di registrazione.

3. Google Docs

Google Docs è il servizio online per eccellenza dedicato alla creazione di documenti di testo, presentazioni e fogli di calcolo.

L’applicazione web sviluppata dal colosso di Mountain View può essere considerata come una valida alternativa a programmi desktop come Microsoft Office e Open Office.

4. DropBox

DropBox è un ottimo tool per effettuare backup di dati sul web, si tratta di una comoda applicazione di online storage che mette a disposizione 2GB di spazio per archiviare i propri documenti online.

L’applicazione consente inoltre di usufruire di un software che, una volta installato, permette di salvare i propri file in rete in modo semplice e rapido all’interno di una cartella sincronizzata con il server del servizio.

5. QubeOS

QubeOS è un progetto tutto italiano lanciato di recente, si tratta di un innovativo sistema operativo cloud che può essere avviato e utilizzato direttamente sul browser.

Il servizio mette a disposizione diverse tipologie di programmi da utilizzare online: un word processor, un programma per creare presentazioni, un foglio di calcolo, un browser web, un player audio/video e altro ancora.

QubeOs è un cloud OS completamente gratuito e per essere utilizzato necessita registrazione.

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Tancredi Matranga

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2011, Istruzioni per l'uso.

Per questo nuovo anno, la sfida tra due colossi della tecnologia, Apple e Microsoft, si prospetta abbastanza interessante.

Apple, già dal 6 Gennaio, ha dato il via a un progetto del quale abbiamo già parlato in passato ovvero il Mac App Store, che pare abbia deluso molti sviluppatori (a causa di vari limiti), e in tanti sperano nell’arrivo di Cydia anche sul Mac (il cosidetto Jailbreak è una pratica che invalida la garanzia del prodotto, pertanto CS non lo consiglia, l’utilizzo è a rischio e pericolo dell’utente, ndCS).
Restando in ambito mac arriverà in estate il nuovo OsX chiamato Lion del quale abbiamo già parlato.
Nel settore mobile invece, tra maggio e giugno Steve Jobs (sperando guarisca presto) presenterà i nuovi modelli di i-phone 5 e di i-pad, e nei prossimi mesi sarà lanciata la versione bianca dell’i-phone 4.
Microsoft ha invece presentato, al CES di Las Vegas, tantissimi nuovi tablet sviluppati in collaborazione con Arm.
Instant fundas ha pubblicato la lista di tutti i modelli presentati, quindi l’elenco sotto non è altro che una traduzione della pagina per voi lettori di Camminando Scalzi:
Motorola XOOM
Uno dei migliori tablet presentati, senza dubbio. Basato sul sistema operativo mobile Google Android, versione 3.0, è stato “incoronato” come miglior gadget tecnologico di tutta la manifestazione.
Dotato di caratteristiche di tutto rispetto, la “tavoletta” prodotta da Motorola ha un largo display da 10.1″ (con risoluzione 1280 x 800 pixel), peso 730 grammi, processore dual core NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, 1 GB di RAM, due fotocamere (anteriore e posteriore) rispettivamente da 2 e 5 mpx con registrazione video in HD Ready (720p), memoria interna  da ben 32 GB, supporto al Wi-Fi, integrazione dei servizi online “sociali” quali Facebook, Picasa, Twitter.
Notion Ink Adam
La tavoletta d’India, durante il CES ha raccolto una sorprendente attenzione. Basato sul chip NVIDIA Tegra 2, nel tablet è installata una versione altamente personalizzata di Android 2.3 Gingerbread. Lo schermo è di 10.1 pollici con una risoluzione di 1024 x 600 pixel, possiede una fotocamera da 3.2 mpx girevole e uno slot per inserire le microSD.
Un tablet economico rispetto ai suoi rivali, visto che il prezzo si aggira da 376$ a 550$.
Tablet Acer
Iconia Tab A500
Acer certo non poteva stare a guardare mostrando, durante il CES, diversi interessantissimi tablet. Il primo di questi è Iconia Tab A500. Dispone di un display touchscreen da 10.1 pollici, un processore NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, compatibilità con le reti 4G Verizon, ovviamente negli USA visto che da noi questo tipo di connettività non ancora esiste.
Il sistema operativo installato è Android 3.0. Dispone di una porta USB 2.0, micro USB per l’inserimento dell’apposito cavo, uscita HDMI. Presente anche, nella parte posteriore, una fotocamera con flash LED.
Iconia Dual Screen
Un prodotto rivoluzionario, senza ombra di dubbio. Si tratta di un portatile (sì, un vero e proprio PC) avente un doppio schermo touch screen senza tastiera fisica. Ambo i display hanno 14 pollici con risoluzione 1366 x 768, multi-tocuh, processore Intel Core i5 nelle varianti 480M / 560M / 580M. Processore grafico Intel da 128 MB di RAM, porta VGA e HDMI, microfono integrato, 2 porte USB 2.0 ed una 3.0. Al suo interno è presente Windows 7.
Vizio Tablet
La tavoletta Vizio Tablet è un “piccolo” tablet avente un display da 8 pollici, basato su Android, montante un processore da 1 GHz, 4 GB di spazio disponibile, slot per le microSD, porta microUSB e HDMI. Ulteriori dettagli non sono stati resi noti.
BlackBerry PlayBook
Anche BlackBerry non manca di certo all’appello. Ha da poco mostrato un suo tablet dalle caratteristiche di tutto rispetto. Display da 7 pollici, CPU da 1 GHz, 1 GB di RAM, fotocamera anteriore da 3 mpx, posteriore da 5 (con registrazione video in HD), il tutto condito dal sistema operativo BlackBerry Tablet OS.
La connettività è ben farcita: Wi-Fi, Bluetooth, microUSB, porta HDMI.
MSI Winpads
MSI ha mostrato due tablet. Uno basato su Windows 7 Home Premium (modello Winpad 100W) e l’altro basato su Android (modello 100A).
Per quanto riguarda il primo, è alimentato da un processore da 1.66 Ghz Intel Atom Z530, 2 GB di RAM ed un dico SSD da 32 GB di memoria. Presenti inoltre due porte USB, una HDMI, una webcam e un lettore di schede di memorie SD. Inoltre, il tablet dispone del G-Sensor (un dispositivo di rilevamento), un localizzatore GPS, un sensore ambientale, Wi-Fi con l’opzione 3G disponibile. Insomma, un vero e proprio PC!
L’altro tablet, equipaggiato con Android, differisce dal primo per il chip ARM Cortex A8 e per la quantità di RAM inferiore, 1 GB. Il resto delle specifiche sono identiche al suo “gemello”.
Asus Eee Pad Transformer
Forse il più accattivante. Si tratta di un tablet “convertibile” in un vero e proprio netbook. Dotato di un display da 10.1 pollici, può essere separato dalla tastiera o può essere collegato alla periferica. Dispone di una CPU NVIDIA Tegra 2, 512 MB di RAM per eseguire Android 3.0 (Honeycomb). Ha il bluetooth, WLAN, due fotocamere, un lettore di schede SD e una porta HDMI.
Asus Eee Pad Slider
Un vero e proprio PC portatile dotato di una tastiera fisica e uno schermo che, a “scivolo” può coprire e mostrare i tasti. Anch’esso ha una CPU NVIDIA Tegra 2 con 512/1 GB di memoria. Le altre specifiche, per la maggior parte, sono del tutto simili al modello precedentemente descritto.
Asus Slate EP121
Si tratta del più potente tablet esistente. Ha caratteristiche hardware straordinarie: CPU Intel Core i5M, fino a 4 GB di RAM, disco SSD da 64 GB, display da 12.1 pollici con tecnologia IPS e risoluzione 1280 x 800, wireless-N, HDMI, USB, bluetooth 3.0, lettore schede SD, fotocamera 2 megapixel, Windows 7 Home Premium.
Samsung Sliding PC 7
Altro dispositivo a scorrimento presentato al CES 2011. Viene fornito con una CPU Intel Z670, un ampio display da 12.1 pollici con risoluzione 1366 x 768, 2 GB di RAM e disco SSD da 32 GB. Opzionalmente potrà integrare anche la nuova tecnologia WiMAX. La connettività è 3G e il sistema operativo installato è Windows 7.
Lenovo LePad
Il tablet di Lenovo è equipaggiato con Android, una CPU dual core Snapdragon da 1.3 Ghz, 1 GB di memoria e disco SSD disponibili nelle varianti da 16 e 32 GB. La risoluzione dello schermo è di 1280 x 800 pixel. Dispone di bluetooth, Wi-Fi, 3G, uno slot per una SIM ed una webcam. L’interfaccia utente, basata su Android, è stata completamente personalizzata da Lenovo.
Dell Streak 7
Funzionante con Android 2.2 (aggiornabile alla versione 3.0), il tablet prodotto da Dell dispone di un display da 7 pollici, processore dual core Nvidia Tegra 2 da 1 Ghz e 16 GB di memoria interna. Ha una fotocamera posteriore da 5 megapixel nella parte posteriore, un’altra da 1.3 megapixel nella parte anteriore per effettuare le videochiamate.
Toshiba 10.1-Inch Tablet
Toshiba ha presentato un tablet da 10.1 pollici alimentato da una CPU Tegra 2 con sistema operativo Android 3.0. Lo schermo ha una risoluzione di 1280 x 800 pixel, visualizza video a 720p e 1080p, ha una porta HDMI, una doppia fotocamera, una porta USB, Wi-Fi, bluetooth e GPS.
Tra le novità “future” di Microsoft, il rilascio di una nuova versione di Internet Explorer e dell’arrivo di Kinect su pc.
Tornando agli smartphone non dimentichiamoci di Android, OS proprietario della grande G, che nel mercato degli smartphone è in continua crescita e a un passo dal superare gli avversari di Cupertino.
Per quanto riguarda i tablet android ha chiuso il 2010 uscendo nettamente sconfitto da iPad, che attualmente detiene il 90% delle quote di mercato, secondo una ricerca condotta da IMS Research.
Sarà quindi un anno duro, e sicuramente “quelli di Android” andranno molto avanti. Hanno già annunciato una nuova versione del sistema operativo che passerà alla versione 4.0 e che prenderà probabilmente il nome di “Ice Cream” rispettando la tradizione di nominare ciascuna versione del software con nomi di dolciumi: Cupcake, Donut, Eclair, Froyo, Gingerbread, Honeycomb e infine ICE CREAM.

Psp2? No, Psp phone.

Dopo aver parlato di quello che sta accadendo e quello che avverrà per quanto riguarda la concorrenza tra melafonino, dispositivi windows phone7 e android, vi annuncio che il terzo potrebbe spiazzare gli altri due colossi con l’ultima trovata da parte di Sony Ericsson (secondo alcuni rumors) che avrebbe ideato e realizzato un nuovo smartphone con tanto di dashboard per caricare giochi appartenenti alla piattaforma psp.

Ebbene sì, se ne parla da anni ormai e sembra che proprio nel 2010 i desideri e le fantasie di alcuni fan siano state realizzate. Dunque non solo uno smartphone usato per effettuare o ricevere chiamate e sms e navigare in rete, ma anche per poter giocare; e non stiamo parlando dei tipici giochini da cellulare, bensì dei titoli più famosi e venduti nel campo videoludico.

Navigando un po’ in rete ho trovato alcune informazioni risalenti al 25 Novembre in cui Pierre Perron, amministratore delegato della filiale francese Sony Ericsson annuncia di aver organizzato una conferenza stampa che si terrà il 9 Dicembre, aggiungendo inoltre che il protagonista della conferenza sarà il prodotto più atteso negli ultimi dieci anni.

Che si tratti proprio del famigerato Psp Phone? Beh i presupposti ci sono, basti guardare il biglietto di invito alla conferenza sul quale sono stampate le classiche icone appartenenti alla console; da notare però che compare anche l’icona di un telefono!

Engadget (sito famoso per aver più volte pubblicato foto di prototipi di alcuni smartphone – ad esempio I-Phone4 – che poi si sono dimostrati reali) avrebbe anche pubblicato le prime foto di prototipi reali anche se con  un software definito “acerbo” (per chi volesse approfondire il link diretto è questo). Dunque il Psp phone si presenterebbe in questo modo:

  • ampio display touch (chissà che non sia multitouch);
  • quattro tasti fisici per poter tornare al menù precedente, aprire la lista dei contatti, tornare alla home e per la ricerca;
  • sul lato destro i tasti L e R più uno slot per memorie, che non saranno le pro duo della sony ma microsd destinate a ospitare i giochi acquistabili sul marketplace, proprio come la psp go, visto che non è dotato di un lettore umd
  • sul retro una fotocamera (capacità della lente attualmente sconosciuta. Si pensa a un sensore da 5 oppure 8 Megapixel) accompagnata molto probabilmente da un flash led, per scattare buone foto anche in assenza di luce.

L’estetica non sembra affatto male, anzi abbastanza compatta quanto a dimensioni.

La “parte console” è protetta dal display, che non è fisso ma è uno slide capace di nascondere i tasti direzionali, il cerchio, la ics, il quadrato, e il triangolo. Da notare il pad centrale, probabilmente multitouch, che dovrebbe simulare i pad analogici.

Passiamo adesso al “cuore ” di questo smartphone che come vi ho già anticipato monterà un sistema operativo Android (versione 2.x non 3). All’interno dei prototipi pubblicati prendono posto un processore Qualcomm MSM8655 da 1GHz, 512 MB di RAM e 1 GB di ROM; le dimensioni dello schermo (non ancora confermate) dovrebbero aggirarsi tra i 3.7 e i 4.1 pollici.

Vi rimando dunque al 9 Dicembre, quando conosceremo la verità, e ovviamente anche il prezzo di lancio.

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With Lion, Back to the Mac.

20 Ottobre 2010, ore 19:00, Cupertino (Apple Campus). Parte la nuova conferenza Apple per illustrare agli utenti le ultime novità dell’azienda.

Nella prima parte della conferenza, il protagonista è il nuovo iLife 11 e le dimostrazioni delle nuove funzionalità dei software contenuti nella suite sono state molto divertenti e originali.

Vediamo insieme le novità di questa nuova release:

Partiamo da iPhoto 11, che si presenta con una nuova interfaccia a scorrimento, un layout intelligente per gli album e una “libreria” che mostra tutti i progetti dell’utente. Tra le altre caratteristiche, la modalità a schermo intero (che ci permette di lavorare sfruttando tutta l’area lavoro del monitor senza distrazioni) e la possibilità di inviare le foto via mail attraverso un form che si apre direttamente nel programma senza la necessità di aprire Mail, allegare il file e perdere altro tempo. Non manca, ovviamente, la possibilità di condividere le fotografie sui social network e leggerne i commenti, sempre all’interno di un unico programma.

iMovie11 introduce nuovi strumenti che permettono di semplificare la regolazione selettiva dei livelli audio e l’applicazione di effetti visivi e sonori evoluti con pochi semplici clic. L’interfaccia sembra DAVVERO user-friendly. Altra innovazione che ci ha colpito è stata la funzione “cercapersone”, in grado di analizzare i video e di rilevare le porzioni contenenti i volti. Ha fatto molto parlare di sé anche la nuova funziona per costruire i trailer dei nostri filmati: circa una decina di generi per trasformare le riprese video in trailer cinematografici completi di titoli, grafica, colonna sonora in pochissimi semplici passaggi, che restituiscono risultati decisamente affascinanti.

Garage Band11 porta con sé due nuove caratteristiche per editare i tempi delle registrazioni. Flex Time consente di spostare, allungare o abbreviare le tracce cliccando sulla porzione audio interessata. Groove Matching permette di selezionare ogni singola traccia e farla suonare allo stesso tempo delle altre in caso di piccoli errori. Da segnalare, inoltre, l’aggiunta di  nuovi amplificatori per chitarra, nuovi effetti stompbox, nuove lezioni livello principiante per piano e chitarra e la nuova funzione “Come ho suonato?”, che ci permette sia di controllare dove abbiamo sbagliato sia di visionare un grafico di tutte le nostre performance e vederne i miglioramenti.

Viene presentata anche una beta version per il momento di Facetime per mac, in modo da poter contattare anche utenti possessori di i-Phone e i-Pad; nessuna novita rispetto alla versione per i-Phone. (l’ho testata ieri da Mac a iPhone 4, e funziona già decisamente bene ndGriso)

Passiamo adesso alla seconda parte della conferenza ed al suo titolo…perché Back to the Mac?

App Store, Facetime e Full Screen Applications non sono state le uniche novità di questa conferenza.

Dalla prossima estate compariranno anche su qualsiasi iMac o Macbook grazie ad una nuova versione dell’OS X (10.7) chiamata dai produttori Lion.

Le caratteristiche salienti di Lion:

App Store: interfaccia un po’diversa da quella per i dispositivi mobile, la piattaforma che ha fatto il successo dei vari iPhone, iPad, iPod touch sbarca anche sui sistemi domestici, facilitando la distribuzione del software agli utenti (e chissà se qualche applicazione mobile non passerà anche sui desktop); App Store per Mac sarà reso disponibile entro 90 giorni, e dovrebbe già funzionare su Leopard e Snow Leopard.

Launchpad: una nuova interfaccia che va a braccetto con la modalità full screen, permette di organizzare icone e cartelle molto comodamente come se si stesse usando un iOS4; quindi divisione per “argomenti”, la visuale a griglia a cui siamo stati abituati sui dispositivi mobile, e una praticità generale di cui si sentiva il bisogno.

Mission Control: l’insieme di Exposè, Dashboard e Spaces in un’unica interfaccia Full Screen che al momento del lancio ci mostra tutte le applicazioni che abbiamo attive, ponendo in alto quelle full screen  e in basso tutte le applicazioni in finestre, organizzandole ovviamente per gruppi, ancora una volta la comodità a portata di “dita”.

Dovrebbero arrivare anche nuove feature che abbiamo già visto sui dispositivi Mobile di Apple: in particolare uno scorrimento totalmente inerziale delle pagine web, e il sempre troppo desiderato pinch-to-zoom (sfruttando Magic Mouse e Magi Trackpad).

Terza ed ultima parte della conferenza, il nuovo Macbook Air.

Si presenta in due versioni da 11.6 e 13.3 pollici con processori Intel core 2 duo da 1.4Ghz per la prima e 1.86Ghz per la seconda, entrambi possiedono grafica nVidia Ge-Force 320m, 2GB diRAM(espandibile fino a 4GB) e altoparlanti stereo. Apple opta in questo caso per memorie flash destinate alla memorizzazione dei dati che partono da 64Gb fino ad arrivare a 256Gb di capacità. Il primo pesa poco più di 1Kg il secondo 1.4Kg, full connectivity per questo dispositivo ed una super batteria che arriva fino a 7 ore in wireless e fino a 30 giorni in standby a partire da 999$.

Vi rimando comunque al keynote sul sito Apple: la conferenza dura 90 minuti ma è sempre divertente e interessante seguire le presentazioni Apple.

Windows Phone 7

Windows Phone 7

È ufficiale, l’uscita del prossimo sistema operativo Microsoft per smartphone è stata fisata per l’11 ottobre e le vendite dei primi prodotti inizieranno pochi giorni dopo quindi non prima della fine del mese. Windows Phone 7 presenta molte nuove caratteristiche. Tenendo presente che la versione finale potrebbe introdurre qualche piccola novità dell’ultima ora, ve ne descrivo un po’.

La nuova interfaccia grafica chiamata Metro, è stata completamenta riprogettata, per cui scompaiono i classici menu dando spazio ai tiles, mattonelle animate che costituiscono la home e rappresentano le applicazioni principali. I tiles possono essere spostati e personalizzati dall’utente, ad esempio per portare sulla home le applicazioni o i widget preferiti oppure organizzarli in hub.

Gli hub sono come i tiles ma racchiudono le diverse applicazioni in base al genere:

People ad esempio include GMail, Facebook, Twitter e Windows Live;

Picture contiene tutte le immagini memorizzate sullo smartphone e quelle caricate sui social network;

Games si integra con Xbox Live per giocare online con i profili amici;

Music+Video permette di sfogliare file musicali e video, oltre alle possibilità di effettuare download e streaming via Wi-Fi e 3G;

Marketplace per accedere allo store online di Microsoft;

Office, infine, racchiude le note applicazioni da ufficio(Word, Excel, PowerPoint e OneNote).

Per quanto riguarda la gestione delle email, Windows Phone 7 permette di utilizzare anche software diversi da Live Mail, tra cui Yahoo! MailGMail. Non poteva ovviamente mancare Internet Explorer che funziona abbastanza bene, con discreta velocità e buona qualità di rendering delle pagine. Stranamente, al momento attuale, non ha il supporto per Flash.

Per quanto riguarda le prime impressioni l’interfaccia è gradevole, il sistema risponde molto bene al tocco delle dita ed è rapido nell’apertura delle applicazioni. La tastiera virtuale è paragonabile a quella dell’Iphone ma per questo aspetteremo le prime recensioni dei prodotti.

In un sistema Microsoft diciamo che non ci saremmo mai aspettati la mancanza di funzioni di copia-incolla e di multi-tasking… Applicazioni come Internet Explorer possono essere messe in background (in sospensione quindi), ma nel caso in cui il sistema necessiti di ulteriori risorse per l’esecuzione di un processo l’applicazione verrebbe chiusa senza preavviso; si spera quindi in un update del sistema.

Altra funzione mancante è il tethering, ovvero la tecnologia per utilizzare il cellulare come modem tramite connessione Bluetooth o WiFi. È presente comunque una roadmap di update basata proprio sui consigli degli utenti, quindi molto probabilmente tutte queste mancanze non ci saranno più.

Con il nuovo Windows Phone 7 arriva, ovviamente, il progetto anti Ipad da parte di Microsoft, che lancerà due nuovi tablet. Peccato però che l’uscita di entrambi sia prevista per il prossimo anno.

Il primo è prodotto da Asus, e si tratta di un Eee Pad, molto simile nelle forme al già citato iPad, con un processore Intel Culv e la durata della batteria che arriva a 10 ore. L’Eee Pad comprenderà anche una webcam integrata e almeno una porta USB.

Il secondo dispositivo invece, verrà prodotto da MSI: si tratterebbe di un tablet con un processore Intel Atom Z530 da 1.66GHz, 2 GB di RAM, una SSD da 32 GB che avvia Windows 7 Home Premium.

I requisiti per competere con Ipad e i tablet Android ci sono tutti, peccato però per le lunghe tempistiche annunciate che potrebbero spazientire gli utenti fedeli a Windows. Se entrambi i progetti venissero ultimati massimo entro novembre possiamo anche prepararci a un inverno molto caldo per quanto riguarda il mercato di questi ultimi “oggetti del desiderio”.

Ancora una volta ci chiediamo: chi la spunterà?

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Inquinamento e Web Marketing: è l'ora di accorgersene

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi Paolo Ratto, specialista di contenuti online e autore di articoli relativi ad internet e web marketing. Qui il link al suo interessantissimo blog: http://paoloratto.blogspot.com[/stextbox]

Quando si parla di Internet si ha comunemente una concezione errata di quelle che sono le conseguenze per l’ambiente. Il Web e tutto il mondo dell’ ICT (information comunication technology) infatti viene spesso immaginato come un universo “ecologico”. Non illudiamoci che sia così.

Negli ultimi tempi si è scatenata una querelle mediatica tra Facebook e Greenpeace che ha portato alla ribalta proprio il tema dell’inquinamento causato dal Web. La celebre associazione, che da sempre difende l’ecologia planetaria, ha accusato il gigante blu di inquinare a dismisura a causa del suo nuovo data center in Oregon, alimentato a carbone. Greenpeace ha avviato una serie di iniziative tra cui una richiesta di adottare una politica ambientale più rispettosa, controfirmata da 500.000 utenti di Facebook, una lettera scritta dal direttore esecutivo Naidoo indirizzata direttamente a Facebook e un video che ha rapidamente fatto il giro della Rete.

Se la diffusione delle email e la progressiva sostituzione di archivi cartacei con archivi digitali hanno sicuramente contrbuito a diminuire l’utilizzo della carta, dobbiamo domandarci quali sono le conseguenze ambientali che il massiccio utilizzo della Rete comporti.

Siamo d’innanzi ad un nuovo tipo di inquinamento: una scia di dati (spesso inutili) che lasciamo alle nostre spalle, alimentata da non poca energia elettrica. Ogni volta che visitiamo un sito, mandiamo una e-mail o facciamo qualsiasi altra cosa in rete, mettiamo in moto dischi, testine, impulsi che viaggiano da una parte all’altra del globo e che vengono inviati, smistati e ricevuti.
Quindi nonostante i computer non utilizzino fonti di energia altamente inquinanti come per esempio la benzina, non possiamo parlare di tecnologie a leggero impatto ambientale.
Addirittura alcune ricerche dell’agenzia di protezione ambientale americana, confermate da uno studio di Gartner rivelano che il settore ICT contribuisce all’inquinamento mondiale a pari livello del settore aereo, ciò significa il 2% di tutto l’inquinamento mondiale prodotto. In particolar modo il settore informatico sarebbe responsabile del 2% di tutta l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera.

Il forte impatto ambientale è dovuto principlamente a 2 fattori:

  • il consumo energetico;
  • la difficoltà nello smaltire e riciclare la vecchia tecnologia.

Ma scendendo nel particolare, in che modo il Web Marketing può considerarsi parzialmente responsabile dell’inquinamento?

Il Web Marketing rappresenta tutta quella serie di attività che sfruttano il canale online per studiare il mercato e sviluppare rapporti commerciali tramite il Web. Il Web Marketing si basa sull’utilizzo di strumenti quali l’email, i motori di ricerca, i social network e soprattuto sulla connessione quotidiana al WWW, vero ed unico palcoscenico del business online.

Andiamo ad analizzare ognunga di queste attività in relazione all’inquinamento prodotto, coadiuvati da ricerche in materi.
L’email è stata spesso considerata, anche giustamente, come uno strumento ecologico. D’altronde grazie alla mail si è ridotto il numero di carta utilizzata dagli uffici nelle comunicazioni internet ed esterne. Una piccola ricerca di EMC2 (leader dello stoccaggio dati su Storage Area Network) ha però evidenziato dati preoccupanti: una email di poche righe con allegato un file di da 1 megabyte, inviata a 4 persone, riesce ad occupare uno spazio di 50 megabyte nella rete. Ciò è dovuto essenzialmente ad operazioni “meccaniche” quali le copie conservate da pc d’invio, di destinazione, e dal server e dai vari file di log prodotti dai server stessi durante il cammino dell’email. Ora rapportate questo piccolo numero ai 245 miliardi di email inviate quotidianamente al mondo e capirete l’enorme quantità di dati che per esistere devono essere alimentati da energia elettrica.

Secondo diversi studi recenti anche il comparto della “Search”, ossia l’utilizzo dei motori di ricerca (principalmente Google) per trovare informazioni, dati e quant’altro (essenziale per il Web Marketing) è fonte di inquinamento. Un ricercatore di fisica della Harvard University, Alex Wissner-Gross, ha spiegato che ogni query lanciata tramite Google da un qualsiasi computer fisso genera 7 grammi di CO2. Per offrire un esempio pratico, due ricerche lanciate sul motore di ricerca richiederebbero lo stesso consumo di energia che serve per riscaldare una tazza di the.

La search (ma non solo!) si basa sul Cloud Computing, ossia l’ insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto. Si pensi a tutti i dati presenti nei motori di ricerca e nei social network, a tutti i video che guardiamo, a tutta la musica e i film che scarichiamo: tutto ciò fa parte della “nuvola”. Questo tipo di tecnologia non è esente da problemi con l’inquinamento, anzi in questo momento è respnsabile dei maggiori danni ambientali.

Un rapporto di GreenPeace del 2010 avverte che la crescita del cloud computing sarà accompagnata da un forte aumento delle emissioni di gas ad effetto serra, altamente nocivi per l’ambiente. D’altronde tutti i grandi colossi del mercato in questione (Facebook, Google, Yahoo e Microsoft) tenuti sotto pressione dall’opinione pubblica stanno cercando (almeno apparentemente) dei compromessi tra la nascita di nuovi centri di stoccaggio e server (i famigerati data center), alimentati da centrali elettriche spesso anche a carbone, e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili coadiuvati da piani di educazione ambientale del personale e dell’utenza.

Insomma sembra proprio che non si possa più ignorare l’impatto ambientale dell’industria dell’ICT ed in particolare del Web. Per quanto riguarda le soluzioni, il dibattito è quanto mai avviato. Voi cosa ne pensate?

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Diaspora, la privacy la decidi TU!

Accedendo al vostro account di Facebook dal dicembre 2009 in poi, avrete tutti notato delle variazioni alle impostazioni già esistenti nella vostra privacy.

Sul web si scatenò l’inferno, se ne parlò tantissimo, e milioni di utenti furiosi a lungo hanno cercato l’alternativa a Facebook parlando di “diaspora”, secondo la definizione di quella greca (la migrazione di un intero popolo  costretto ad abbandonare la propria terra natale per disperdersi in diverse parti del mondo).

Ci furono tante proteste e iniziative per protestare contro questo “colpo di testa” di Zuckerberg (chi di voi non ha mai sentito parlare del “Quit Facebook Day”?); tra queste possiamo trovare proprio un progetto chiamato Diaspora.

Quattro studenti della New York University (Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy) iniziarono a mettere su, un po’ per gioco, un nuovo progetto di social network che avrebbe avuto – per quanto riguarda funzioni di microblogging, condivisione video e upload di file multimediali – un’interfaccia davvero “user friendly”; per quanto riguarda la privacy invece, regole FISSE e decise DAGLI UTENTI!

I nostri quattro eroi si proposero di portare seriamente avanti questo progetto soltanto nel caso in cui avessero raggiunto dei finanziamenti pari a diecimila dollari, dopo l’iscrizione del progetto a Kickstarter (un sito che permette di pubblicizzare e finanziare idee e progetti grazie alle donazioni degli utenti). A gran sorpresa, prima della fine dell’estate i finanziamenti del progetto raggiunsero una somma pari a duecentomila dollari e, tra i nomi di più di seimila contribuenti, comparve anche quello dello stesso Zuckerberg (fondatore del colosso sociale).

Fin dai primi rumors questo nuovo progetto ha attirato l’attenzione di parecchie migliaia di utenti, soprattutto per il fatto che il servizio sarà open-source, ovvero permetterà a tutti di accedere al codice-sorgente e di contribuire al miglioramento del progetto. Il nuovo anti-facebook dunque è pronto per la partenza:  il codice-base è affinato e l’interfaccia utente migliora di giorno in giorno. Il rilascio del codice è avvenuto il 15 settembre; collegandosi al sito del progetto http://www.joindiaspora.com/ possiamo ammirare un primo messaggio, secondo me assolutamente d’impatto: “The privacy aware, personally controlled, do-it-all, open source social network.”, e più in basso: “DIASPORA IS REAL!”.

Adesso la domanda  che tutti si stanno facendo è… Ce la farà?

Le prospettive sono assolutamente positive: Diaspora è sì un social network, ma è anche open-source… Diciamo un eterno “lavori in corso” visto che i programmatori potranno contribuire a disegnarne versioni sempre più stabili e funzionali. Inoltre due dei suoi quattro giovani inventori, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy, hanno concluso il loro corso di studi universitari e Diaspora è senz’altro una promettente, e chissà, fruttuosa attività alla quale potranno dedicarsi a tempo pieno.

Sperando sia finalmente arrivato l’anti-facebook che ci permetterà di dire addio per sempre alla “prepotenza” di Zuckerberg… In bocca al lupo ragazzi!

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Diaspora: Personally Controlled, Do-It-All, Distributed Open-Source Social Network from daniel grippi on Vimeo.

Google Instant e la ricerca istantanea

[stextbox id=”custom” caption=”Un nuovo redattore per Camminando Scalzi” big=”true”]Camminando Scalzi è lieta di dare il benvenuto al nostro nuovo redattore, Marco Moccia. Marco si occuperà dell’area informatica, parlandoci di settimana in settimana dei più attuali e disparati argomenti riguardanti il web, l’hardware, il software, i social network e chi più ne ha più ne metta. In bocca al lupo a Marco, e buona lettura a voi![/stextbox]
Se vi siete mai chiesti perché negli ultimi giorni Google, il noto motore di ricerca cambiasse un logo al giorno senza che ci fosse alcun evento in particolare la risposta si chiama Instant Search.
Secondo la conferenza di mercoledì, dove è stato presentato ufficialmente, Instant Search è in grado di “prevedere” quello che ogni singolo utente vuole cercare, un sistema di “search-before-you-type” fornisce risultati della ricerca già mentre si scrive la prima parola e “prevede” anche le successive, in modo da risparmiare secondi preziosi nella ricerca… Un vero e proprio oracolo, insomma.
È da dire che l’idea è stata concepita nell’ormai lontano 2005, quando il mondo intero utilizzava Yahoo per le sue ricerche, mail e quant’altro.
Se ve lo state chiedendo la risposta è sì, proprio Yahoo aveva nel 2005 sviluppato alcuni “Ajax Search Tools” e tra questi, il progetto più importante era “Live Search” la quale funzionalità avrebbe dovuto essere proprio uguale a quella dell’attuale Google Instant.
Il progetto di Yahoo, sfortunatamente, è iniziato quando non c’erano ancora i mezzi adatti, in altri tempi dove la pubblicità online era pari a zero in confronto a quella attuale, motivo per il quale “Yahoo Instant” non trovò posto di integrazione nel normale box di ricerca, bensì in una barra laterale di All The Web che veniva chiamata “Yahoo Instant”, che però non ebbe un gran successo e dopo un po’ fu eliminata.
Oggi Google, approfittando dell’attuale e incessante utilizzo del web, si prende l’esclusiva “rilanciando” questo progetto ormai finito nel dimenticatoio.
Parlando dei vantaggi di questo “remake” del progetto “Live Search”, sotto l’aspetto dei numeri e secondo sondaggi interni di Google, l’utente utilizzando il nuovo metodo di ricerca può risparmiare dai 2 ai 5 secondi(secondo molti, quasi tutti, un cambiamento poco rilevante) ma se tutto il mondo usasse google instant per effettuare le proprie ricerche si arriverebbe a risparmiare fino a 11 ore circa per secondo e facendo un paio di calcoli, forse non è proprio un cambiamento irrilevante, visto che in 24 ore si risparmierebbero all’incirca 111 anni.
Da non sottovalutare però la parte business. Ebbene sì, all’utente viene anche spontaneo giocare un po’ con i primi suggerimenti forniti da questo nuovo sistema e quindi diventa ancora più importante guadagnarsi i primi posti nella ricerca; ottima occasione, quindi, per le agenzie di Search Engine Optimization dei siti che troveranno sicuramente nuovi clienti e nuovi affari!
È noto che anche YouTube è proprietà di Google, dal 10 ottobre 2006, ed ecco infatti che si prospetta l’idea di applicare la funzionalità “instant” anche a YouTube!
Google instant all'operaUn giovane studente della Stanford University (Feross Aboukhadijeh, 19 anni), per una scommessa fatta con il proprio compagno di stanza (Jake Becker) mette a punto un motore di ricerca in tempo reale anche per YouTube.
Il “duello”, se così lo si può definire, lo avrebbe vinto chi nel minor tempo possibile avesse sviluppato un motore snello e veloce. Al primo posto arriva Feross, impiegando un’ora. Jake ne impiega invece tre, più altre due per snellire la grafica e velocizzarlo.
Il vincitore ha visto comparire un tweet sul monitor del suo pc che diceva: “vuoi un lavoro?”. Ad inviarlo, Chad Hurley, uno dei fondatori del tubo, subito dopo aver constatato la “potenza” di questa nuova applicazione dedicata proprio al grande portale di condivisione video.
Feross incontrerà lunedì Chad Hurley per discutere della proposta di lavoro, ma non solo: in contemporanea girano voci di una sua collaborazione con Facebook per lo sviluppo di alcune applicazioni Top Secret!
Vi lascio con lo spot dimostrativo di Google Instant, con protagonista niente meno che Bob Dylan!
A presto!
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