Osama Bin Laden è stato ucciso: giustizia è fatta?

Non si parla d’altro oggi. Il web, i media, i giornali, la notizia rimbalza da una parte all’altra del globo. In USA si fa festa grande, si canta l’inno nazionale. “Giustizia è fatta!” le parole di Barak Obama (via | Repubblica.it). Sono passati quasi dieci anni da quel tragico undici settembre rimasto nella storia e impresso nelle memorie di tutti i cittadini del mondo. Quei due aerei che si schiantano sulle Torri Gemelle, le centinaia di morti, l’inizio di una guerra infinita contro il terrorismo mediorientale, l’invasione del Pakistan, dell’Afghanistan, dell’Iraq. E Osama Bin Laden era rimasto vivo, l’unico colpevole non ancora catturato, per ben dieci anni. Naturalmente sono stati in tanti quelli che hanno pensato che in realtà il capo di Al Qaida fosse morto da tempo, che in realtà non fosse più lui a muovere le redini dell’organizzazione terroristica che ha messo in ginocchio i formidabili Stati Uniti d’America. Fino a perdersi nelle nebbie dei complottisti, che hanno spesso visto in Bin Laden una scusa plausibile per permettere a USA e Occidente di imperversare nelle terre del Medio Oriente, alla ricerca dell’oro nero e di investimenti multimiliardari.

Vero o meno che sia -sono già tantissime le perplessità a riguardo, come raccontato in questo articolo di Agoravox– la notizia è che, nel concreto, da oggi Bin Laden non esiste più. È stato “giustiziato” da un commando Usa proprio in Pakistan, dopo anni di indagini, una grande caccia durata forse troppo, o forse fatta durare troppo. Probabilmente non lo sapremo mai, e poco interessa in fondo.

Il terrorismo è stato sconfitto? Giustizia è fatta? Difficile pensarlo e crederlo. Bin Laden giustiziato rappresenta un’incredibile mossa pubblicitaria, che travalica l’evento in sé, diventa propaganda, diventa l’obbiettivo raggiunto dall’amministrazione Obama dove le precedenti amministrazioni repubblicane targate Bush avevano fallito. E ci si rende conto di quanto in realtà l’americano avrà sempre la fondina con l’arma carica, poco importa di che schieramento si tratti. Si chiude oggi un ciclo storico fatto di una battaglia al terrorismo senza quartiere, che ha visto nascere e proseguire guerre infinite che hanno fatto migliaia di morti. Un ciclo che si chiude virtualmente, visto e considerato che da domani sarà tutto uguale a prima, con qualche voto in più e un’icona, un villain, in meno. Senza considerare il concreto rischio martirio (e infatti pare che la salma di Osama verrà sepolta in mare, per evitare pellegrinaggi fondamentalisti).

Rimangono ancora tante domande, a cui probabilmente non troveremo mai risposta, se non chissà tra quanti anni. Ne rimane una che va fatta e ognuno di noi potrà poi rispondere come meglio crede: era davvero necessario un’esecuzione immediata e sommaria senza processo? Portiamo la democrazia e la libertà in posti in cui è negata, e uccidiamo uno dei più grossi criminali della storia dell’umanità con un colpo in testa, appena ritrovato dopo dieci anni di ricerche?

Giustizia è fatta?

Quel fumo nero sopra le Torri Gemelle

Domenica 6 marzo il sito web Cryptome ha pubblicato delle immagini inedite dell’11 settembre. Il video è stato girato dagli elicotteri della polizia di New York, nel preciso istante in cui gli aerei hanno colpito le torri gemelle.

Le immagini sono state fornite dal National Institute Of Standards And Technology (NIST), che ha approfittato della legge federale sul diritto all’informazione. Infatti, in base a questa legge il governo Usa è obbligato a permettere l’accesso parziale o totale ai documenti nazionali definiti “classificati”.

Sembra che queste immagini, assolutamente nuove, siano state custodite per tutti questi anni proprio presso il National Institute of Standards and Technology, prima che qualcuno, in forma anonima, le rendesse pubbliche inviandole al sito Cryptome.

L’attacco contro le torri gemelle in queste nuove immagini viene ripreso dall’alto, con in primo piano il fumo nero che esce dalla sommità degli edifici e copre totalmente l’orizzonte. Si percepiscono le voci di paura, terrore e disperazione al momento del crollo al suolo e i primi commenti increduli per cosa stava accadendo. Il video è della durata di circa 17 minuti, e se sinora era rimasto inedito, adesso è stato immediatamente  postato su Youtube ed è visibile su tutti i maggiori siti d’informazione americani. Dopo il sorvolo dell’elicottero sulle Torri, il video mostra l’atterraggio in un parco vicino alla zona del World Trade Center e le migliaia di persone che scappano per strada in preda totale del panico. Poco dopo la disperazione è ancora più dilagante per il crollo della seconda torre, la Torre Sud.

httpv://www.youtube.com/watch?v=36fP3cmNh3c

 

È chiaro che non si tratta delle consuete immagini impresse ormai nella memoria collettiva e divenute simbolo, nel corso di questo decennio, del conflitto tra la cultura occidentale e quella orientale. Il materiale che sinora avevamo a disposizione era basato sul video registrato da coloro che si trovavano in edifici vicini o per strada al momento dell’ impatto aereo, mentre il nuovo filmato mostra le terribili sequenze dell’evento inquadrate da davvero pochi metri di distanza.

Il cedimento strutturale dell’edificio avviene quando il velivolo è già atterrato. Si tratta di immagini le cui riprese sono state notevolmente compromesse dalla presenza del fumo, che offuscava l’intera area. Ed è proprio in merito all’immensa mole di fumo che si sono rivolte le maggiori attenzioni inerenti al filmato, ridando vita a un dibattito – quello tra complottisti ed anti-complottisti – che in realtà non si è mai sopito nel corso degli anni.

Secondo gli esperti sarebbe impossibile creare una così vasta quantità di fumo se non attraverso esplosioni “controllate”. In questi anni  c’è stato, infatti, chi ha sostenuto che il crollo delle twin towers sia avvenuto in tempi troppo rapidi, tanto da far sospettare che i pilastri dei grattacieli fossero stati in precedenza imbottiti di esplosivo, in modo da amplificare le conseguenze dell’incendio e giustificare meglio la successiva invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan.

Alla luce del filmato inedito, qualcuno già torna a chiedersi come mai quel fumo possa esser stato generato da fiamme alla temperatura di circa 650 gradi. Una tale temperatura sarebbe infatti incompatibile con lo scioglimento delle travi di acciaio rivestite d’amianto, in grado di sopportare una temperature che si aggira intorno ai 3000 gradi.  Dal video si percepisce veramente tanto fumo, anche più di quanto non appaia dalle riprese viste sinora e con la visuale da terra. E, a dire degli esperti, il fumo così ingente ha un solo significato, cioè  una combustione “incompleta”, a temperature relativamente basse. Il dubbio è il seguente: come hanno fatto delle fiamme a una temperatura che la termografia valuta in 650 gradi al massimo a sciogliere delle travi di acciaio, che resiste fino a 1500 gradi, avvolto nell’amianto (che resiste fino a 3000 gradi)?

La “teoria ufficiale” aveva sempre affermato che il fenomeno in questione, già in precedenza oggetto di vivaci dibattiti, può essere avvenuto solo per un indebolimento delle travi talmente forte da farle cedere sotto il peso dei piani superiori.

Inoltre bisogna fare i conti con il fatto che non c’è il benché minimo resto di alcun pilastro d’acciaio crollato; non si vede altro che fumo, soltanto fumo. È difficile schierarsi con l’una o l’altra teoria, ma i dubbi sono tanti e questo video invece di ridurli li ha enormemente amplificati.

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Il Corano al rogo.

Ha fatto molto discutere in questi giorni la propagandistica azione annunciata dal pastore Terry Jones, che in occasione del triste anniversario dell’undici settembre, aveva annunciato di voler dare fuoco ai libri sacri della religione musulmana.

Di chiaro stampo provocatorio, e di totale cattivo gusto, la protesta è nata in risposta all’idea (ipotetica al momento) di far nascere una moschea nei pressi di Ground Zero, idea che aveva fatto storcere il naso ai maggiori integralisti delle religioni cattoliche. Immediate le reazioni di moltissime autorità in tutto il mondo che hanno, giustamente, condannato l’atto senza se e senza ma. Nel Paese delle grandi libertà, in quegli stessi Stati Uniti che si sono fatti portatori di salvezza e di modernizzazione nel Medio Oriente a suon di missili e proiettili, oggi il clima è completamente diverso rispetto agli anni passati. Una provocazione del genere non è passata per niente inosservata; la stessa Casa Bianca è intervenuta, e in queste ore il presidente Obama sta decidendo, con il suo staff, se intervenire direttamente sulla questione, contattando il furbo reverendo Jones. Quest’ultimo ha inoltre auspicato un incontro con l’imam di New York, Abdul Rauf Feisal, al fine di discutere sul pomo della discordia rappresentato dalla costruzione della suddetta moschea.

Non si sono fatte attendere le reazioni neanche nel calderone mediorientale, e da molti esponenti politici e religiosi del bacino islamico. La paura è quella, più che concreta, di ritorsioni negli ambienti più caldi, ad esempio l’Afghanistan o il Pakistan, dove le truppe americane sono di stanza. Si teme per la vita dei soldati, soprattutto considerata la poca cordialità dei gruppi estremisti islamici.

L’iniziativa è un’ovvia provocazione, un modo per far parlare di sé, assolutamente fuori da ogni logica. Il risultato però è stato garantito, visto che la notizia ha fatto il giro del mondo, mettendo in campo la mobilitazione di tantissime autorità. L’amministrazione americana si trova di fronte a un brutto episodio da gestire, a pochi giorni dall’annuncio di una riduzione drastica delle truppe americane dislocate nelle aree calde. E ora questo fulmine a ciel sereno. L’interpol mette in guardia cittadini e ospiti negli altri paesi, la paura di una ritorsione da parte di Al Qaeda è grande, ed è anche molto concreta. E i parallelismi con altre “furbe” idee del genere sono semplici: molti hanno citato il rogo nazista dei libri ebraici, primo atto di una folle pulizia razziale che rimane indelebile nei cuori dell’umanità intera.

La violenza espressa da questo gesto, seppure soltanto annunciata, è di proporzioni enormi. È una miccia che brucia; lentamente, seppur non ancora accesa, ma inesorabilmente foraggia l’odio, aumenta la lontananza tra le due culture, e mette in una posizione di completa criticabilità tutta la cultura occidentale. La speranza è che il gesto venga presto dimenticato, ignorato, ed etichettato come una balzana idea di qualcuno che voleva farsi un po’ di pubblicità gratuita. E ben vengano le manifestazioni (pacifiche, s’intende) di protesta contro questo gesto, ma che diventino segnale di una critica costruttiva, di un avvicinamento piuttosto che di un arroccarsi sulle rispettive posizioni.

Non è in questa maniera che ci si confronta con le altre culture lontane dalla nostra (intesa come Occidentale). Forse impegnarsi un po’ più nella conoscenza e nell’approfondimento aiuterebbe a sconfiggere l’ignoranza che è genitrice di questa e di altre proposte balzane.

Uno stupido resta sempre uno stupido. Ma se tutto il mondo ne parla, rischia di diventare uno stupido che ha causato molti problemi.

Dimentichiamoci del reverendo Jones. Dimentichiamoci di questa storia. Per una volta, lasciatecelo dire, non ne vale manco la pena parlarne.