Servizio Pubblico: buona la prima!

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. Dai primi dati che stanno emergendo in queste ore, il progetto partito “dal basso” è stato un successo senza ombra di dubbio. 12% di share sulle reti  (tv locali e Sky) che l’hanno trasmesso – sebbene il dato non sia definitivo – centinaia di migliaia di contatti sul web nelle varie piattaforme che ospitavano lo streaming video, il terzo canale più seguito della “tv italiana”. Doveva essere un successo d’ascolto, e tale è stato.

Santoro e i suoi hanno portato la televisione fuori dalla televisione, dai suoi meccanismi, dai suoi paradigmi. È l’aspetto più interessante di tutta quest’operazione, quel finanziamento popolare che ha permesso a una trasmissione “cacciata” dalle TV ordinarie di andare comunque in onda, senza limitazioni, senza controlli dall’alto. Le persone devono poter scegliere liberamente cosa guardare. Gli spettatori, i cittadini, hanno fatto uno step in più che fa sembrare la televisione classica un vecchio dinosauro ormai destinato all’estinzione. Da una parte le vecchie regole decisionali, uno strapotere mediatico che decide cosa devono ascoltare e guardare i cittadini, dall’altra parte ciò che i cittadini (perlomeno una parte) hanno voglia di sentire. Servizio Pubblico ci ha ridato la possibilità di scelta, la possibilità di decidere cosa guardare, e non di subire le decisioni di qualcun’altro. Il Paese, anche dal punto di vista dei media, si comincia a muovere a due velocità diverse; non si può infatti non notare come questo nuovo modo di fare la tv si sia spinto oltre, facendo mostrare il fianco ad una visione antica del mezzo televisivo: non c’è più l’imposizione del palinsesto, il palinsesto lo decide lo spettatore.

Una reazione naturale all’impossibilità di guardare quello che si vuole, senza dover tenere conto di logiche di partito, di influenze del governante di turno e così via. In fondo, a prescindere da come la si pensi, non bisogna guardare Servizio Pubblico come un programma “sovversivo” (per quanto lo possa sembrare nelle intenzioni.) Non è importante di cosa si parla, si può benissimo essere in disaccordo totale con la visione santoriana del mondo politico italiano; ciò che la gente, il suo pubblico, chiedeva, era semplicemente la possibilità di ascoltare anche un’altra campana (schierata), di decidere personalmente e liberamente cosa guardare e non guardare nella TV italiana. Ma se una campana viene messa a tacere, questa possibilità decade, e muore il tanto decantato pluralismo.

Ciò che ci è piaciuto di più della trasmissione di Santoro non sono stati tanto i contenuti o lo stile, che comunque si è mantenuto molto simile a quello di Annozero e delle scorse tramissioni… anzi, a dirla tutta, da un certo punto di vista ci si aspettava qualcosa in più (considerazione forse figlia dell’enorme aspettativa sviluppatasi attorno a questo “evento” mediatico). La cosa più interessante è stata quella di guardare una trasmissione senza preoccuparsi troppo delle varie folli leggi televisive non scritte; si è avvertita a pelle quest’aria di libertà editoriale, di mancanza del terrore della telefonata di rimprovero di turno, delle inutili regole volte a scandire le tempistiche di intervento degli ospiti in studio, del dictat dell’orario di chiusura. I giornalisti e il pubblico avevano un volto rilassato, tranquillo. E, soprattutto, tanta informazione in questa prima puntata dedicata agli sprechi immensi della casta.

Staff confermato, con Travaglio, Vauro, Ruotolo (anche se ci sono mancati un po’ i suoi collegamenti in esterna), Giulia Innocenzi, e ospiti in studio De Magistris e Della Valle; gli altri giornalisti presenti sono stati Paolo Mieli, Luisella Costamagna e Franco Bechis, oltre a un interessantissimo intervento del duo Stella e Rizzo, famosi per i loro libri-inchiesta. Ma tanta parola è stata data anche ai “sovversivi”, agli spettatori, ai racconti della gente comune. Molto importante (a livello di cifre) anche la partecipazione online in diretta, con centinaia di migliaia di contatti sui vari social network, segnale distintivo di questa trasmissione che viaggia oltre i confini del piccolo schermo attraverso il web e le nuove tecnologie.

Ieri sera in Italia è cominciata una nuova epoca di informazione libera, e questo possiamo dirlo senza remore o eccessivi entusiasmi. Non ci vorrà molto tempo prima che i cittadini e gli spettatori si abituino a queste nuove forme di comunicazione. Il mondo continua a viaggiare velocemente, e prima o poi anche i tradizionalismi tutti italiani, rimasti bloccati a decine di anni fa, andranno a sciogliersi come castelli di sabbia colpiti dal mare di questo mondo moderno.

Ci hanno tolto la possibilità di scelta, e noi ce la siamo ripresa. Un piccolo mattone è stato posto. Non a caso il progetto si chiama “Servizio Pubblico”. Pubblico. Speriamo si continui così.

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Servizio Pubblico: esperimento di informazione libera

Il 3 Novembre andrà in onda la prima puntata di Comizi D’Amore, nuova trasmissione di Michele Santoro e del suo staff che, attraverso l’iniziativa “Servizio Pubblico”, ha aperto le porte a un nuovo modo di fare televisione e informazione. In un momento storico in cui una trasmissione di successo come Annozero viene inspiegabilmente ritirata dalla Rai – nonostante i costanti successi di pubblico della passata stagione – nasce un nuovo modo di fare televisione: forti dell’esperienza di Raiperunanotte, i Santoros hanno lanciato un’iniziativa di “finanziamento popolare”. Con una donazione di dieci euro è possibile finanziare una trasmissione che è stata cancellata dalle TV generaliste italiane, che andrà invece in onda su di una piattaforma di media incrociati quali internet e le TV locali. Anche Sky ha dato la sua adesione. Santoro quindi andrà in onda per volere dei cittadini e dei suoi stessi spettatori, fedelissimi e non, che non vogliono accettare la “cancellazione” del suo programma per motivi che di “aziendale” hanno poco e di “politico” hanno molto.

Non si spiega altrimenti l’abbandono di un format di successo che ha battuto record su record (e viene subito alla mente l’altro grande assente, quel “Vieni via con me” che ha fatto sfaceli la scorsa stagione) di ascolto, per una rete come la Rai in costante calo di spettatori. Far fuori Santoro significa togliere una voce importante al pluralismo dell’informazione, che si sia d’accordo o meno con le sue idee. Per fortuna il mondo si muove veloce, è proiettato nel futuro, non segue più le logiche di palazzo, e scavalca il problema in una maniera tutta nuova, quantomeno per l’esperienza italiana in materia. Un programma autofinanziato dagli stessi spettatori in maniera così diretta non si era mai visto. E bisogna soprattutto porre l’attenzione all’enorme successo che ha riscosso la campagna di adesioni. Le persone hanno una voglia pazzesca di una trasmissione che faccia un’informazione senza bavagli di sorta, che dica le cose che vanno dette, che vada ad approfondire le questioni di cui i media tradizionali sembra non vogliano più parlare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=hMlc1CczdjA&list=UUq3QhkV1-S5KonNKUqQP8fw&index=13

Conflitto d’interessi, politiche di esclusione delle voci scomode, presidenti che eseguono ordini “dall’alto”, programmi di successo cancellati. Tutte queste riflessioni sono state affrontate in mille modi diversi. Quello che a noi più interessa però è questa sorta di spostamento del potere decisionale nelle mani dello spettatore che, abbandonato dalla “sua” televisione nazionale, preferisce finanziare di tasca propria la trasmissione che desidera vedere. Sarà un successo? Lo è già stato. L’iniziativa di Servizio Pubblico ha di fatto messo in evidenza le dubbie decisioni della Rai che, trincerandosi dietro le solite scuse, vede parte del suo pubblico prendere coscienza su questa problematica e trovare una soluzione “faidate”. È il primo esempio di “pay-per-know”, pagare per essere informati. Certo, la cosa dovrebbe accadere già in maniera automatica con il fantomatico abbonamento Rai, ma visto che tutte le televisioni sono controllate in maniera diretta o indiretta dal solito personaggio che tutti conosciamo, per trovare un po’ di aria fresca bisogna andare altrove. L’informazione esce definitivamente dai confini dei canali tradizionali, viaggia sempre più veloce attraverso il web (che ancora una volta è stato il vero motore trascinante di Servizio Pubblico), diventa parte integrante della vita dell’individuo che la va a cercare e non la subisce più passivamente.

È un atto di modernità, è un atto di futuro che avanza, è l’inizio della fine di un’epoca dell’imposizione dell’informazione. E se già tanti passi erano stati compiuti sinora, con Servizio Pubblico e Comizi D’Amore viene posta l’ennesima pietra miliare nella lotta alla libertà di informarsi e di informare. È un punto di non ritorno, è l’inizio di una nuova epoca anche per il cittadino italiano, storicamente attore passivo dei media, che si “rivolta” e prende coscienza di sé. Questa forse è la vittoria più bella di quest’iniziativa che, comunque vada, ha cambiato per sempre le carte in tavola. Che sia arrivata anche per noi l’epoca di una rivoluzione intellettuale? Noi non lo sappiamo, ma di sicuro scommettiamo che Comizi D’Amore sarà un grande successo. Con buona pace dei vecchi tromboni che controllano i media, che si renderanno conto ogni giorno di più di essere ormai gli ultimi esemplari di una razza di dinosauri votata all’estinzione.

Per quanto possano provare a fermarlo, il futuro è là fuori,  ricco di speranze e di novità.

 

Vi lasciamo alcuni contatti per approfondire:

La home page di Servizio Pubblico 

La pagina Facebook con tutti gli aggiornamenti

Il canale youtube

httpv://www.youtube.com/watch?v=OH9DA0e2PUQ&list=UUq3QhkV1-S5KonNKUqQP8fw&index=12

 

 

 

 

 

Tutti in piedi – Tutto cambia

“Todo cambia, tutto cambia”, con questo slogan si è chiusa la serata organizzata dalla Fiom “Signori, entra il lavoro – Tutti in piedi”, manifestazione dedicata al lavoro, dedicata ai lavoratori, in giorni in cui il precario viene definito “la peggiore Italia”.

Ed è invece la migliore Italia quella che va in onda da Villa Angeletti, bypassando la televisione e i media tradizionali, ennesima manifestazione nata sul web per il web. Tantissime le presenze fisiche (venticinquemila persone secondo gli organizzatori), ancora di più quelle “virtuali”, ossia tutti gli utenti che hanno seguito l’evento in diretta sul web.

Una serata all’insegna del lavoro dicevamo, con la partecipazione di tutto lo staff di Annozero, presentata da Serena Dandini, ricca di ospiti speciali. Sebbene ci sia stata la presenza di big come Corrado Guzzanti, Maurizio Crozza, l’arrivo a sorpresa di un sempre gigante Benigni, i veri protagonisti sono stati tutti quei lavoratori a cui è stata data voce, a partire dalla precaria Maurizia Russo Spena, la precaria che si era azzardata a fare una domanda al ministro Brunetta, da cui poi è arrivata l’offesa che tantissimi lavoratori precari si sono, giustamente, legati al dito. E poi i lavoratori della Fincantieri, gli studenti che vedono ogni giorno di più il Paese senza alcun futuro, i pastori sardi, gli immigrati, i giornalisti. Tutti hanno avuto voce, e tutti sono stati ascoltati. Ancora una volta, dove non arriva la televisione schierata, che racconta frottole e ci riempie la testa di cose inutili, ci pensa la gente. Sembra che ormai il popolo italiano abbia imparato la lezione, dalle elezioni ai Referendum: se i politici non ci aiutano, se pensano solo ai fatti loro, il vero cambiamento lo dobbiamo fare noi cittadini.

Grande successo dicevamo, nell’ennesima trasmissione-evento che non trova spazio sulle reti pubbliche, una trasmissione che fa il vero servizio pubblico. Mentre dalla Rai continuano le difficoltà per tutti i giornalisti e presentatori “scomodi” a qualcuno, mentre i contratti vengono risolti, sospesi, discussi in trattative che sembrano non avere alcuna via d’uscita, da qualche altra parte la gente urla il suo interesse per la questione sociale, la voglia di sentire le storie che vengono raccontate in questa maniera, la voglia dell’Italia vera, non di quella del Grande Fratello. Riempie d’ottimismo vedere manifestazioni del genere, soprattutto vedere la partecipazione delle persone, la loro commozione di fronte alle parole di Edda l’immigrata che urla la sua rabbia sul palco, di Oscar che racconta l’inferno della periferia milanese abbandonata a sé stessa, persone come tante, come quelle che alzano le mani, che applaudono che si commuovono.

Lo spettacolo si è concluso con un lungo monologo di Michele Santoro, per l’occasione vestito in tuta da operaio, che rivolge la sua lettera-proposta aperta al nostro Presidente Operaio. Parole che stringono il cuore, che fanno arrivare le lacrime agli occhi. “Riprendiamoci quello che ci hanno tolto” dice il presentatore appena esiliato dalla Rai, e la gente applaude, urla, incita, mentre Giuliana De Sio conclude lo spettacolo cantando la canzone che è poi diventata lo slogan. Todo cambia, tutto cambia.

E sta cambiando adesso.

In questa pagina de Il Fatto Quotidiano potrete rivedere tutto lo show di ieri sera, nel caso ve lo foste persi.

Vieni via con me: le ragioni del successo.

In questi giorni si è fatto un gran parlare della trasmissione di Fazio e Saviano, Vieni via con me, che va in onda in prima serata di lunedì, su Raitre. Se ne è fatto un gran parlare soprattutto per l’enorme successo registrato, per le polemiche (ovvie quando si parla di temi delicati) che ha scatenato, per le presenze illustri e tanto altro.

Di sicuro ha contribuito l’enorme pubblicità fatta prima dell’inizio del programma, con l’interminabile diatriba tra i direttori di rete, gli autori e il deus ex machina (ahimè?) della Rai, Masi. Masi, parliamo subito di lui. Un direttore generale che “rema contro” (per usare un eufemismo) a trasmissioni che fanno ascolti incredibili, su cui scommette poco (per non dire che mette i bastoni tra le ruote), con motivazioni spesso risibili come la mancanza di libertà di opinione in trasmissioni come Annozero, o addirittura il risparmio finanziario-economico (proprio su questo verteva la prima grossa contestazione) riguardo a “Vieni via con me”. Ora, possiamo dire che Masi non è un buon direttore generale, e questa rimarrebbe un’opinione ovviamente personale, ma non bisogna essere dei geni di marketing o di economia per  capire che un programma previsto e organizzato come Vieni via con me possa portare ascolti (e quindi introiti sulle vendite pubblicitarie) immensi. Basta il solo fatto della presenza di ospiti del calibro di Benigni, di Saviano a condurla, per immaginarselo. E se anche uno proprio non lo riuscisse a capire prima (e vabbè, gli sbagli ci stanno), la prova sul campo dovrebbe dimostrare senza ombra di dubbio che questa è una trasmissione vincente (così come Annozero). Ed è vincente ragionando su un semplice discorso economico: grandi ascolti = grandi vendite pubblicitarie = grandi introiti. Vieni via con me ha addirittura aumentato i suoi ascolti nella seconda puntata, quando ormai il fattore “se n’è fatto un gran parlare” è ormai scemato, segno che il programma piace, e piace molto. Il Grande Fratello, in concorrenza sulla rete ammiraglia mediaset, ne è uscito annichilito. Che io ricordi, neanche Sanremo (che penso sia la trasmissione più populista e italianotta della Rai) era riuscito in tale impresa. Vieni via con me è un successo di pubblico, è un successo commerciale, Masi ha sbagliato ancora la sua visione. Qualche dubbio sulla sua “bravura” come direttore generale a me viene, non so a voi.

Passiamo ora ad un’analisi più “tecnica”. Vieni via con me è una trasmissione vecchio stile, delicata, un Varietà con i suoi ospiti, i cantanti, la musica e tutto il resto. Non è niente di nuovo, e a dirla tutta ha anche un ritmo abbastanza blando. Non è innovativa, diciamolo chiaramente (lo è nella realtà televisiva attuale però). Ma le ragioni del suo successo sono da ricercare altrove. E’ una trasmissione che accende il cervello, che fa riflettere, che ti fa pensare. Non la guardi passivamente, non ne sei bombardato, ne diventi partecipe. Emozionato dalle storie raccontate da un sempre preciso Roberto Saviano, storie che non siamo abituati ad ascoltare in televisione. Emozionato dagli ospiti che vengono a leggere i loro “elenchi” in punta di piedi, non c’è caciara, non c’è esagerazione. Emozionato dagli argomenti trattati, che spaziano dalla lotta alle mafie all’eutanasia. Il tutto con lo stile sobrio che porta la firma di Fabio Fazio, che ci ha abituati ad una politically correctness in molti casi eccessiva, ma che si sposa alla perfezione con una trasmissione di questo calibro.

Vedere Cristiano De André quasi trasfigurarsi in suo padre mentre ci canta Don Raffaè, e subito dopo ascoltare Saviano che ci racconta dei rituali della ‘Ndrangheta, mostrandocene addirittura uno, porta lo spettatore in un costante vortice di emozioni a cui non è sicuramente abituato. E non definiamolo un programma “scomodo”. L’era berlusconiana si avvia alla fine, è bene che ce ne rendiamo conto, non si fa polemica per il gusto di farla, di andare contro. Si fanno delle riflessioni, e si spinge la gente a riflettere. Questo è l’enorme spauracchio di una trasmissione come Vieni via con me. Spinge la gente a riflettere.

Gente che è stata abituata in quest’era di berlusconiana decadenza televisiva ad essere bombardata dai terribili gialli italiani(Avetrana è solo l’ultimo) con occhio morboso, per poi ipnotizzarci e abbindolarci con le tette e i culi a tutte le ore del giorno, inebriati da un nulla imperante che viene propinato al pubblico goccia a goccia, moderne vittime consenzienti di un “Programma Ludovico” di Kubrickiana memoria, con i TG che ci raccontano di gelatai per cani e i reality che ci mostrano la gente al cesso.

In questo panorama desolante, e in questo momento storico preciso, vedere apparire una trasmissione come Vieni via con me non è semplice sintomo di lotta di ideali. E’ una piccola scintilla che si sta riaccendendo, è un’epoca drammatica del panorama italiano che sta andando giustamente a morire, a sparire. Sta cambiando tutto, lentamente, ed è bene rendersene conto. Tra qualche mese guarderemo l’evento Vieni via con me con un altro occhio, ne capiremo davvero il significato. Capiremo che non è stata la trasmissione a cambiare lo stato delle cose, capiremo che è stata la gente a farlo, guardandola, perché ha semplicemente deciso di spostare l’interruttore del cervello sul tasto on. E non c’è rivoluzione più bella che quella intellettuale.

Un ultimo appunto all’intervento politico dei leader di PD e FLI, Bersani e Fini. I due hanno elencato i valori della Destra e della Sinistra, in due interventi sobri, delicati, sereni. E’ stato bello per una volta vedere uno scontro politico per come dovrebbe essere. Senza urla, senza insulti, senza discussioni accese. Hanno parlato, hanno riportato, anche se per pochi istanti, la politica ad una dimensione più concreta, reale, passionale. È stato bello vederlo, lo devo ammettere, con buona pace dei disastrosi scontri verbali visti nei vari talk show d’approfondimento a cui eravamo stati abituati finora. Anche questo un piccolo segno di un cambiamento che sta avvenendo, seppur lentamente.

Tra qualche anno ripenseremo a quest’epoca così sconsiderata dal punto di vista culturale, e rimpiangeremo di essere stati così tanto tempo dimenticandoci quanto sia bello poter sognare, poter riflettere, poter usare il cervello.

Io la speranza ce l’ho ancora, e voi?

Non è la Rai…

Giovedì 20 maggio 2010. Sono le ore 21 e Rai2 trasmette una delle ultime puntate di Annozero. Michele Santoro apre il programma col suo solito editoriale, lanciato in una strenua difesa del proprio diritto a lavorare liberamente, con l’auspicio di poter conoscere una Rai diversa, quella stessa del Paladozza di Bologna, quella stessa della storica serata di “Raiperunanotte”.

Su “Il fatto quotidiano” dello stesso giorno, Marco Travaglio commenta la questione riguardante la possibilità che il suo collega continui a lavorare per la Rai solo da esterno, con le parole tristi ma comprensive di uno che conosce la vicenda da vicino. “So che nessuno può lavorare per un’azienda che non lo vuole – scrive Travaglio – e non solo non gli dice grazie, ma lo prende pure a calci in culo. Santoro l’ha fatto per 4 anni, più per tigna politica che per motivi professionali, consumandosi una bella fetta di fegato e di sistema nervoso, mobbizzato ogni giorno a colpi di telefonate, minacce, proiettili, pressioni, avvertimenti, multe, ammonimenti, sabotaggi, bastoni fra le ruote, fango a mezzo stampa e tv (persino su Rai2)”.

Nel frattempo quotidiani e tg, a braccetto con un malpensante entourage politico, commentano la notizia della possibile chiusura di Annozero parlando di denaro e buonuscite, e mentre Santoro attende il temine della contrattazione per spiegare le proprie motivazioni, si diffonde l’ipotesi che le sue dimissioni siano state “comprate” da un’allettante liquidazione.

Un pubblico di affezionati alla trasmissione commenta la notizia sulla pagina Facebook di Annozero, tra biasimi, condanne e frasi d’incoraggiamento affinché non venga più chiuso il programma. Cinque milioni di telespettatori a puntata che oggi non vogliono rinunciare a uno dei pochi spazi alternativi del panorama culturale ed informativo italiano. Una trasmissione che in più di un’occasione ha dato spazio a quelle deboli voci che in quello studio hanno avuto la possibilità di gridare al Paese la propria opinione. Un elenco di puntate e di consecutive polemiche, sempre immancabili verso qualunque programma osi osteggiare i poteri forti di questa folle Italia, tra le serate dedicate alla Chiesa, ai casi di pedofilia e ai video-scandalo che nessun’altra trasmissione si è mai sognata di rendere pubblici. Tra la fortissima puntata su Gaza e le innumerevoli accuse di antisemitismo, per continuare con l’esclusiva intervista in diretta a Patrizia D’Addario, contro ogni autorizzazione e tutela da parte dei vertici Rai.

Uno dei programmi più seguiti e meno costosi dell’intero palinsesto Rai, con uno share medio di 20,34%, si ritrova oggi a dover fare i conti con l’incapacità di una rete pubblica che non riesce a distaccarsi dagli interessi partitici che siedono al tavolo del Consiglio di amministrazione. Una trasmissione che neppure la più cruda logica di mercato è riuscita a salvaguardare, perché non è sufficiente essere uno dei programmi maggiormente seguiti della tv quando il record di ascolti è garantito dagli interventi di giornalisti come Santoro, Travaglio, Ruotolo o Vauro.

Ma un’altra televisione è possibile, e la serata del 26 marzo 2010 a Bologna ce lo ha già dimostrato…

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Raiperunanotte su Camminando Scalzi

50 mila persone hanno scelto di donare 2,50 euro affinché l’evento venisse realizzato…
Sono previsti oltre 50 appuntamenti pubblici tra piazze, circoli e locali in diverse città di tutte le regioni italiane, a cui si sommano i due appuntamenti esteri di Londra e La Paz (Bolivia)… La diretta sarà trasmessa dal canale inglese Skytg24 e da Current tv, il network d’informazione indipendente fondato dall’ex vicepresidente USA Al Gore, il quale si è detto orgoglioso di dare spazio all’iniziativa.

In Italia l’evento andrà in onda su Repubblica tv, Rainews24, Youdem, Tele Lombardia, Napoli Tv, Antenna Sud, Tele Studio, Quinta e Sesta Rete, Canale 6, Antenna Tre, E’T v, Rete sette, Tv centro Marche, Tele regione, Tvr Voxson e tante altre televisioni regionali e locali.
Renderanno lo stesso servizio le onde radiofoniche di Radio Popolare, Radio Città Futura, Radio Nostalgia, Radio Città Aperta e diverse altre trasmissioni collegate da ogni parte d’Italia…

L’appuntamento è con “Raiperunanotte”, questa sera dalle ore 20 alle 24, in diretta streaming su una trentina di siti web, ma soprattutto in diretta sull’immancabile Camminando Scalzi.it, come già preannunciato in un recente articolo di Griso. Apriremo una finestra sul Paladozza della Piazza Annarita di Bologna, là dove la FNSI – (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e l’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai), hanno deciso di organizzare un incontro per la difesa della libertà di stampa e d’informazione.

Uno “sciopero bianco” contro la censura imposta dalla recente norma sulla par condicio e il suo divieto di mandare in onda dibattiti e approfondimenti politici per l’intero mese “pre-elettorale”: esattamente durante quei 30 giorni in cui i cittadini avrebbero maggiore bisogno di informarsi per fare una scelta politica ponderata e consapevole.

Una manifestazione diretta da Michele Santoro con la collaborazione dell’intera “squadra” di Annozero e la partecipazione di svariati ospiti dal mondo del giornalismo e dello spettacolo.
Marco Travaglio, Vauro, Daniele Luttazzi, Roberto Benigni, Elio e le Storie Tese, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Antonio Cornacchione, Emilio Fede, Giovanni Floris, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Antonello Venditti, Barbara Serra, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Filippo Rossi, e il Trio Medusa. Diversi nomi per differenti personalità, in cui ciascuno avrà l’opportunità di dare il proprio soggettivo contributo a questa iniziativa eccezionalmente unica nel suo genere.

Per promuovere l’evento Roberto Benigni ha preparato un ironico spot pubblicitario che già preannuncia il sarcasmo del suo intervento nella diretta del Paladozza di Bologna…
In Piazza Annarita ci sarà un Giovanni Floris temprato dalla sospensione di Ballarò e dall’ideazione di “Giro D’Italia”, il programma d’approfondimento che sfrutta la libertà della Rete per informare senza i limitanti vincoli della TV. Daniele Luttazzi tornerà sul piccolo schermo dopo un lungo periodo di assenza, accompagnato dalla cinica irriverenza che lo contraddistingue.

Andranno in onda tutti assieme, sostenuti dalle migliaia di persone che sceglieranno di seguire l’iniziativa e dare forza a questo grido di protesta collettiva… “Andremo in onda per riaccendere la libertà d’informazione che è stata spenta – afferma Santoro. – Andremo in onda per rompere il silenzio”, e Camminando Scalzi sarà lì con loro!

www.raiperunanotte.it

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]Torna a disegnare per Camminando Scalzi.it Alberto “Albo” Turturici autore del web-comic AlboBlog “Fumetti mostruosi” (qui il link alla sua prima vignetta per CS). Ecco come il signor B. ha probabilmente reagito dopo aver saputo dell’evento Raiperunanotte! Grazie mille ad Albo per il suo contributo! [/stextbox]

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Vuoi collaborare con la blogzine scrivendo recensioni dei film in programmazione al cinema? E’ facile: inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Raiperunanotte – L'Informazione che si strappa il bavaglio.

Avrete sicuramente notato il logo di Raiperunanotte che fa capolino nella nostra testata. Abbiamo scelto di seguire questa iniziativa anche noi di Camminando Scalzi, affezionati come siamo al tema dell’Informazione Libera. Ma che cos’è Raiperunanotte?

Ricorderete sicuramente tutti il simpatico bavaglio imposto dalle nuove normative sulla par condicio. Nella pratica tutte le trasmissioni di informazione politica -compresi i talk show di approfondimento- sono state sospese per un mese, fino al giorno delle elezioni Regionali, che si svolgeranno il prossimo weekend.

Questa norma censoria senza senso è stata però bocciata dal Tar del Lazio, nella causa portata avanti dalle reti private -quindi Mediaset e Sky in primis-, che di fatto ha annullato la norma. Nelle suddette reti, infatti, i talk show sono ripresi tranquillamente. Ciò non è accaduto però nella televisione pubblica; il Cda Rai lunedì scorso ha confermato la scelta di non mandare in onda tutti i programmi di approfondimento come Porta a Porta, Annozero, In mezz’ora, Ballarò e altri.

Non ci soffermeremo troppo sull’ennesimo bavaglio posto all’Informazione (di qualsiasi tipo, destra o sinistra che sia), anche se è veramente assurdo che la Rai arrivi a danneggiare sé stessa, non proponendo in pratica concorrenza alle trasmissioni delle TV private, pur di zittire una certa fascia di approfondimento. L’Informazione è democrazia, l’Informazione è libertà, permette alle persone di farsi una propria idea, e in certe situazioni -come quella malata che sta vivendo il nostro Paese- sembra che sia quasi meglio far navigare le persone nell’ignoranza (o zittire a tutti i costi i programmi “scomodi”). Per fortuna i giornalisti non sono rimasti a guardare. Mentre Floris sta girando il paese con un talk show itinerante, Report ieri sera è andato comunque in onda sfidando il dictat, e la Federazione Nazionale Stampa e il Sindacato dei Giornalisti Rai, insieme a Michele Santoro, hanno messo su l’iniziativa Raiperunanotte.

Giovedì 25 Marzo, in diretta su web, radio, piazze, proiezioni pubbliche, andrà in onda questo speciale di quattro ore con ospiti lo staff di Annozero, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Giovanni Floris e tanti altri. L’Informazione che trova un modo di manifestarsi, contro ogni “regolamento bavaglio”. Manifestare e manifestarsi nel modo migliore che può, ossia informando.

Noi di Camminando Scalzi trasmetteremo online la diretta quasi sicuramente, e seguiremo l’evento da vicino nei prossimi giorni.

E non dimenticatevi che in una democrazia l’Informazione è un diritto di ogni cittadino.

Per tutte le informazioni del caso, vi lascio alla pagina ufficiale. Inoltre, nella nostra tab “Iniziative” (che trovate qui a destra) c’è il banner per fare la donazione di 2,50€ (meno di una rivista) per contribuire alle spese tecniche della trasmissione di Raiperunanotte  (dove tutti lavoreranno gratis, ricordiamolo). Se vi va, fate come noi, e contribuite per un’Informazione Libera e per promuovere questa bella iniziativa.

www.raiperunanotte.it

Meridiano Zero – Mia nonna decide le sorti dell'Italia

Ieri ero da mia nonna. Con mia nonna non ho un buon rapporto, anzi, è uno di quei rapporti basati sull’ipocrisia e le frecciatine mai abbastanza velate, di quelli che può avere una suocera con una nuora, non la nonna col nipote più grande. Fatto sta che ero da lei per mantenere ben saldo il velo di ipocrisia che tutto ammanta, e lei se ne stava lì a parlarmi a guardarmi con i suoi occhi infossati e non so come, ha iniziato a parlare di Berlusconi.

Ho sempre saputo che mia nonna fosse destroide, ma è stata venti minuti buoni a difendere Berlusconi, il povero Berlusconi, quello colpito perseguitato malmenato squarciato affondato vessato oppresso tormentato dalla sinistra infame. Quello preso di mira dai giudici rossi, quello invidiato per i suoi successi, quello che lotta per noi, al nostro fianco, che non ha paura di metterci la faccia e di sporcarsi le mani. Quello che ha ricostruito L’Aquila, quello che ha aiutato Messina, quello che ha reso grande l’Italia.

Quindi, gentile Dottor Masi, non è corretto dire “neanche in Zimbabwe“, perché secondo la Freedom House (http://goo.gl/Y2bg), l’Italia si piazza 73esima, ben 100 posizioni al di sopra dello Zimbabwe. Avrebbe potuto dire “neanche in Bulgaria”, o “neanche in India”, ecco, sarebbe stato più giusto e gli interlocutori – magistrati, spioni e noi tutti compresi – avremmo capito subito a cosa si stava riferendo. Il problema vero non sono io, non è la mia generazione, quella che è abituata a sgassare con il mouse invece che con la Lambretta, che si sa informare, che sa ascoltare più campane e giungere ad una verità che non è assoluta, ma per lo meno si avvicina ad una oggettività apprezzabile. Il problema è mia nonna e la sua generazione, con la manifesta passività all’informazione; perché in fondo mia nonna è rimasta a Radio Londra ascoltata nel sotto scala, quando la voce parlante era un po’ come l’arcangelo Gabriele per Maria, quando ambasciatore e quando boia a dar notizie a rinsaldare speranze ad asciugar lacrime.

E a mia nonna quello che le metti davanti è quello a cui crede: i Travaglio e i Luttazzi sono solo fumo negli occhi, sono comunisti perseguitatori e basta, proprio come dice Berlusconi. Ed è giusto che abbiano chiuso i talk show, perché tanto era solo un processo mediatico continuo ed immorale contro il Presidente del Consiglio, proprio come dice Berlusconi.

Si crea quindi un’avaria informatica; mentre si imbavagliano i giornalisti di sinistra, mentre si chiudono i talk show, mentre da Trani vengono fuori intercettazioni che legittime o meno fotografano bene la realtà istituzionale che amministra l’informazione, e che quindi dovrebbero quantomeno aprire gli occhi su chi ci governa, mia nonna è ancora lì, radicata nella congiura di sinistra, agitando i pugni al cielo contro l’ingiustizia che affligge Berlusconi.

Rimane da chiedersi quante “mia nonna” ci siano in Italia.

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L’interlocutore … legorroico

[stextbox id=”custom” big=”true”]Vincenzo Pascuzzi, ex docente precario, ci ha inviato questa “nota semi-seria” in relazione ai dibattiti politici in tv. A fine articolo trovate l’estratto della trasmissione Annozero del 7 gennaio scorso[/stextbox]

La precaria siciliana Barbara Avola che ha messo ko Castelli ad Annozero.

Forse può essere di qualche utilità introdurre un neologismo: l’aggettivo “legorroico”. Chiaramente è un ibrido ottenuto mediante incrocio fra l’esistente logorroico e il sostantivo Lega (quella di Bossi e della c.d. Padania).

Descriviamone il significato con un esempio unendo l’aggettivo ad un sostantivo. Chi è l’interlocutore legorroico? Appartiene di preferenza alla Lega, ma può appartenere anche agli altri partiti che compongono l’attuale governo.
L’interlocutore legorroico si rivela quando partecipa a dibattiti in tv e si riconosce facilmente dai comportamenti che manifesta nei confronti degli interlocutori che non la pensano come lui, in pratica i suoi avversari politici. Non appena un suo interlocutore parla e comincia ad esporre il proprio punto di vista, il legorroico comincia ad usare abbondantemente il linguaggio non-verbale del corpo, usa in particolare la faccia e il capo -ma anche le mani e le braccia-  per dissentire fortemente poi, appena può, interviene verbalmente e interrompe continuamente, a raffica,  facendo perdere il filo a chi sta parlando, deviando il discorso e polarizzando, in questo modo, l’attenzione su di sé. Inoltre urla o alza la voce senza che sia necessario, si sovrappone, aggredisce con domande non attinenti, a volte insiste petulante e sfacciato per pretendere una risposta (mi risponda, mi risponda!).

Insomma, più che all’interlocutore che ha di fronte, si rivolge direttamente e astutamente  al telespettatore medio (precisamente a quello identificato con le caratteristiche di un ragazzo di 11-12 anni), usa una mimica appropriata,  frasi ed espressioni  verbali molto semplici, non importa se false e rozze, l’importante è che siano facili da “capire” e ricordare. Fa un po’ uno spot pubblicitario per sé stesso e per la sua parte politica. È quasi inutile rimarcare l’infimo livello culturale di certe pubblicità delle tv che però, se vengono trasmesse , devono pur risultare efficaci!

Mi sono convinto che l’interlocutore legorroico, per comportarsi come si comporta,  debba aver prima seguito un corso apposito , un training intensivo ed efficace, sicuramente con esercitazioni pratiche e magari anche simulazioni specifiche immediatamente prima del confronto in tv. Ci deve essere una scuola segreta che provvede con docenti e anche controfigure per allenarsi.

Queste considerazioni, dapprima latenti e vaghe, hanno cominciato a assumere concretezza e forma dopo il confronto tra il viceministro leghista Roberto Castelli e la precaria siciliana Barbara Avola. Era la puntata del  7 gennaio 2010 di Annozero e Barbara Avola, determinata e implacabile, ha però annullato il povero e legorroico Castelli.