iPad 2 – Recensione

In questi giorni avrete letto sicuramente tantissime recensioni dedicate al nuovo tablet Apple, la seconda versione dell’iPad annunciata il 2 Marzo scorso a San Francisco. Di conseguenza ne saprete a bizzeffe riguardo tutte le specifiche tecniche dell’iPad 2. Abbiamo messo le mani (è proprio il caso di dirlo) anche noi sul tablet di casa Cupertino, e cercheremo di proporvi una recensione un po’ diversa.

iPad, a cosa serve?

Garage Band - Smart Instruments Chitarra

È la prima domanda che viene posta: a cosa serve un iPad? Cominciamo subito col dire che iPad non è il sostituto di un PC portatile, è un dispositivo completamente diverso. Il suo utilizzo non può prescindere dalla presenza di un computer fisso di un certo spessore, o di un notebook. Va “affiancato” ad uno di questi dispositivi e ne rappresenta un’appendice che fa della portabilità totale il suo punto forte. Dimentichiamoci i netbook, dimentichiamoci gli alimentatori, lo sportello da aprire e la tastiera fisica. iPad è tutto lì, nelle vostre mani, pronto ad essere utilizzato in qualsiasi luogo. Tutti i lavori quotidiani, la navigazione su internet, email, gli applicativi di ufficio, sono sempre lì con voi, davanti a voi, a due tocchi di dita. L’interfaccia risponde ad una velocità impressionante, cosa che finora non ho trovato su nessun dispositivo della concorrenza dalle caratteristiche simili. Da questo punto di vista, iPad 2 è allo stato dell’arte. Semplicità e velocità, due delle qualità principali del dispositivo Apple. In una manciata di attimi sarete di fronte alla vostra mail, al vostro browser, al vostro wordprocessor (o una miriade di altre applicazioni). È onnipresente quella sensazione di un dispositivo che è al vostro servizio, che fa quello che deve fare. In molti criticano la “chiusura” dei sistemi Apple, il fatto che Cupertino permetta una bassa percentuale di “smanettabilità” sui propri prodotti. Ovviamente ognuno si può fare la sua opinione e seguire la sua scuola di pensiero (è il bello del libero mercato), ma una volta presa la giusta confidenza in qualche maniera si comprende il motivo di questa scelta. Ed è una sensazione presente in tutti i dispositivi Apple, dagli iMac ai Macbook. Dopo qualche giorno di utilizzo e ambientamento ci si ritrova in un mondo in cui il computer è al tuo servizio, e non il contrario. Fa quello che deve fare, lo fa bene, e non ti rompe le scatole con configurazioni, installazioni, problemi di driver e cose del genere. Ad alcuni (come il sottoscritto) questa scelta piacerà, stanchi di anni incastrati in sistemi Windows a combattere con l’OS, ad altri andrà stretta, abituati a mettere le mani su ogni aspetto dei propri sistemi. Sta al vostro gusto decidere. Da una parte (Apple) avrete una relativa minore libertà, ma una quantità infinita di tempo in più da dedicare all’uso invece che alla configurazione, dall’altra libertà maggiori (tutto gli altri, in modi differenti), ma forse meno tempo a disposizione. Un’altra cosa che ci ha stupito piacevolmente è la durata della batteria, che dura veramente tantissimo tempo (parliamo di 10 ore) in uso continuato, anche con programmi più tosti. Tutto nelle ridottissime dimensioni dell’iPad 2, ancora più sottile della prima versione, addirittura più sottile di iPhone 4. È spesso quanto un quaderno, tanto per farvi un’idea.

 

iPad 2, il dispositivo artistico

Procreate su iPad 2

Tra le tante possibilità offerte da iPad 2, colpisce sicuramente l’incredibile capacità “artistica” di cui si dispone. Se siete appassionati di disegno, di editing video o perché no siete dei musicisti, iPad 2 vi mette a disposizione degli strumenti potentissimi a portata di dita. Garage Band è realmente straordinario, e mantiene tutte le promesse fatte al keynote dello scorso 2 Marzo. Viene da chiedersi come abbiano fatto a far funzionare uno strumento di editing musicale così potente su un dispositivo post-pc (come è di moda chiamarli in questo periodo.) Mixer digitale da otto tracce, effetti di qualsiasi tipo, lo strumento perfetto per scrivere bozze di canzoni o semplicemente divertirsi un po’ in qualsiasi posto. Ci viene un’idea, la buttiamo giù in quattro e quattr’otto, e successivamente la si può importare su Mac nei vari programmi di editing audio (Garage Band stesso, ma anche Logic), per affinare il pezzo. Gli Smart Instrument sono una trovata geniale, e permettono veramente a tutti di creare della musica senza dover per forza conoscere a menadito note e accordi. Il punto è che Garage Band per iPad 2 diventa immenso nelle mani di chi invece la musica la fa da sempre, la mastica come pane quotidiano. Immaginate di avere un registratore portatile che vi permette di buttare giù una vostra idea che avete avuto sul momento. Questo registratore però vi permette di mixare anche otto tracce, inserire chitarre, batterie, drum machine, e persino la voce! Nessuna idea andrà più perduta per la pigrizia o per la lontananza dal vostro computer fisso.
Per non parlare poi del disegno. Si passa dai più semplici strumenti da beginner, come LiveSketch HD, che riconosce il vostro tratto e vi aiuta nella composizione dell’opera, a veri e propri programmi avanzati, come Procreate, con diversi layer di composizione, pennelli dalle texture più disparate e qualsiasi cosa abbiate bisogno per fare il vostro piccolo capolavoro. Ad un semplice tocco di dita. È come avere sempre con se una tavoletta grafica a tutti gli effetti. Però insomma, la tavoletta grafica non è che ve la potete portare con il computer attaccato dietro in riva al mare per ritrarre quel tramonto che vi piace tanto. Capita l’antifona? (e se volete una penna, oltre a trovarne in commercio, e vi sentite McGyver, potrete costruirvela voi).
iMovie è un altro strumento potentissimo, editare video è veramente semplice, e dopo un po’ vi abituerete ad usare le dita e le gesture, molto più comode per tagliare, spostare, allungare e tutte le “noiose” operazioni di montaggio che chiunque abbia utilizzato una suite su PC conosce. Certo, non ci troviamo di fronte ad uno strumento superprofessionale (non potrete montarci Inception, per dire), ma i vostri progetti amatoriali guadagneranno quel tocco in più di serietà di cui hanno tanto bisogno.

 

Una miriade di App

Infinity Blade
Infinity Blade

Oltre alle app già citate negli esempi precedenti, è veramente sterminato il catalogo presente su App Store. Ce n’è veramente per tutti i gusti, gli utilizzi e le tasche, dalla medicina alla giurisprudenza, dagli applicativi da ufficio a quelli didattici, dal mondo social con i vari instant messaging e Twitter ai feed reader (meraviglioso Flipboard), senza dimenticare la componente ludica, con videogame niente male per passare un po’ il tempo. Come non citare una perla come Infinity Blade, che ci mostra che potenza grafica possa avere il nostro iPad2, e i giochi di società (Jenga, Monopoly) da giocare in gruppo con gli amici. Insomma, anche dal punto di vista dello svago, su iPad non manca nulla. Senza dimenticare la possibilità di leggere i vostri libri (sia con iBooks che con l’immenso catalogo di Kindle di Amazon). In pochi giorni insomma vi costruirete il dispositivo perfetto, con le applicazioni giuste che vi renderanno agevole lavorare, creare, svagarsi. La scelta è vostra, e ogni iPad sarà lo specchio del suo proprietario, perfetto medium tra il vostro cervello e il mondo che vi circonda. Che voi siate artisti o medici poco importa, iPad accontenterà entrambi.

 

iPad o iPad 2?

La scelta in questo caso dipende da diversi fattori. iPad 2 è ovviamente migliore della prima versione, pur mantenendo tanti punti in comune con il capostipite della serie. Tra le novità avremo una doppia fotocamera, una potenza bruta maggiore (9 volte più potente di iPad 1), consumi rimasti praticamente invariati; il punto forte sono senza dubbio le dimensioni. Il consiglio che vi possiamo dare è di andare a provarlo, e fare un confronto diretto. Le dimensioni contano, come si suol dire, e in questo caso la differenza è quasi abissale. iPad 2 è semplicemente migliore sotto tutti gli aspetti rispetto al suo papà. Se siete già dei possessori di iPad prima versione, l’upgrade non è probabilmente indispensabile nell’immediato, se invece vi state orientando verso un nuovo acquisto, la scelta deve obbligatoriamente ricadere su questa nuova incarnazione. Ne esistono sei diverse versioni, divise per capienza (16, 32, 64 Gb) e per connettività (con o senza 3G.) Il nostro consiglio è di scegliere una versione con 3G, in quanto come ben sappiamo in Italia il Wifi free in giro è una chimera, avere una connessione 3G è quasi obbligatorio. La miglior versione come rapporto capienza, qualità, connettività e prezzo è sicuramente la 32Gb Wifi + 3G, per stare tranquilli.

Eh, ma i difetti?

Mirroring diretto con TV HDMI

Lasciamo per ultime le note negative. Il prodotto perfetto non esiste, questo è giusto premetterlo subito. Come è giusto premettere subito che al momento sul mercato non esiste un dispositivo che possa in qualche maniera inficiare la supremazia del tablet di Cupertino, almeno non allo stato attuale. Il primo lato negativo sono senza dubbio le fotocamere, che hanno deluso molte persone. Sono entrambe di qualità bassa, ottime per fare qualche scatto veloce con la luce naturale, ma mostrano il fianco non appena scende un po’ di oscurità, con sgranature e glitch video dovuti alla bassa risoluzione. Perfette per Facetime, ma poco utili come strumento fotografico professionale. Probabilmente il concetto è che non è propriamente comodo mettersi a scattare le foto con l’iPad, ma qualcosa in più dal lato della qualità si poteva fare, senza dubbio. Naturalmente se avete una macchina fotografica o un cellulare con le ottiche buone, sarà un difetto secondario. Difficilmente scatterete foto con l’iPad 2.
La tanto vituperata e discussa mancanza di un plugin Flash potrebbe infastidire qualcuno. Su iPad 2, continua la politica di mamma Apple per “boicottare” Flash, quindi non lo troverete neanche questa volta (e probabilmente su nessun dispositivo futuro). Io sinceramente in dieci giorni di utilizzo non ne ho sentito la mancanza, si può dire che manco me ne sono accorto. Come sicuramente saprete ci sono i modi per aggirarla tramite i famosi jailbreak, pratica però che vi mette di fronte al rischio di rendere instabile il dispositivo. Noi la sconsigliamo. Flash è una tecnologia vecchia che ciuccia un mare di risorse, e mal si sposa con un dispositivo che deve durare tanto senza la rete elettrica fissa. La scelta può essere condivisibile o meno (ma le stesse polemiche arrivarono quando Apple tolse il floppy, o le porte com, o i lettori ottici…), forse potremmo tirarne le somme quando arriverà finalmente HTML5. Ah, Youtube e tanti altri siti video hanno la loro App che funziona perfettamente su iPad 2, quindi non preoccupatevi di non poter vedere i video in streaming del Tubo di Google.
L’assenza di una tastiera fisica potrebbe disorientare, ma devo ammettere che la tastiera digitale dell’iPad, una volta presa la mano, diventa utilizzabile tranquillamente e si scrive abbastanza velocemente. Questo articolo ad esempio è stato scritto tutto con l’iPad, senza alcun problema di fatica o di lentezza eccessiva. Inoltre se avete una tastiera bluetooth la potrete comunque appaiare con il tablet e usarlo a casa normalmente.
Piccola digressione su iTunes, che invece risulta un po’ fastidioso per gestire i file. Avremmo preferito una maggiore semplicità, e non si capisce perché Apple non renda un po’ più pratico da utilizzare lo scambio file con il suo lettore multimediale. La sincronizzazione automatica potrà piacere a qualcuno, ma noi sinceramente avremmo preferito delle vie più semplici per gestire i file anche manualmente (si può fare eh, solo che non è così intuitivo come dovrebbe). Speriamo in miglioramenti futuri.

 

In Conclusione

iPad 2 è un dispositivo assolutamente riuscito, fa quello che deve fare in maniera egregia e mantiene tutte le promesse fatte. È un deciso salto generazionale rispetto alla sua prima versione, e al momento non ha probabilmente competitor all’altezza, che spesso superano iPad 2 in un aspetto, per poi trovarsi completamente sconfitti sotto tanti altri. Una volta che ne avrete compreso l’uso, diventerà vostro compagno inseparabile, soprattutto se vi spostate molto e cercate qualcosa che sia estremamente portatile ma pratico da utilizzare. Vi innamorerete dei particolari curatissimi a cui Apple ci ha abituato da tempo, alla praticità di utilizzo, all’intuitività, all’interfaccia velocissima e reattiva. Siamo pronti a scommettere su di un successo incredibile anche per iPad 2, e il tutto esaurito di questi giorni non fa che confermare questa ipotesi.

iPad 2 è arrivato.

Il 2 Marzo Apple ha presentato in quel di San Francisco l’erede del tablet blockbuster dell’anno appena trascorso. L’iPad 2, dopo settimane di rumours e rivelazioni più o meno veritiere, è arrivato finalmente sotto gli occhi di tutti. Presentato da uno Steve Jobs apparso molto in forma (quasi a voler sconfessare le becere illazioni di certa stampa scandalistica sulle sue condizioni di salute), che ha dimostrato ancora una volta di tenere alla sua “creatura” Apple in maniera consistente, il tablet che ha rivoluzionato il mondo della mobilità raggiunge la sua seconda versione. Tante le migliorie e le implementazioni. Vediamone qualcuna nel dettaglio.

Le dimensioni naturalmente sono la prima cosa che salta all’occhio. iPad 2 è più sottile del suo predecessore del 33%, e risulta più sottile addirittura del fratello minore iPhone 4. Anche il peso è diminuito, sebbene in maniera minima, ma comunque apprezzabile. Le dimensioni e la maneggevolezza erano un po’ un piccolo punto a sfavore della prima versione, e  Apple sembra aver corretto il tiro. Lo schermo rimane di dimensioni invariate, sebbene la “cornice” è leggermente più squadrata. Disponibile da subito nelle versioni bianca e nera, a livello di design ci troviamo di fronte ai soliti standard stratosferici di Apple. Eleganza e semplicità, due parole che tutti i competitor dovrebbero imparare per tentare di scalfire il successo della casa di Cupertino.

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un nuovo processore dual-core, denominato A5. Ma sono le prestazioni grafiche a tenere banco, ben nove volte più potenti rispetto al precedente modello. Per un tablet che fa dell’interazione grafica dell’utente il suo fiore all’occhiello, questo significherà App sempre più belle da vedere e veloci nella risposta. Le fotocamere sono adesso due, una frontale e una posteriore. Finalmente anche gli utenti iPad potranno utilizzare Facetime per le loro chiamate. Ora tutti i dispositivi Apple sono in grado di interconnettersi e fare videoconferenze in maniera semplice e funzionale (sperando che si abbandoni l’esclusività della rete WiFi per Facetime in futuro). Altra innovazione è il mirroring video diretto. Con un semplice connettore, tutto quello che vediamo su iPad 2 verrà mostrato anche sul nostro schermo HDMI, con risoluzioni fino a 1080p. Da non sottovalutare anche le nuove cover progettate dalla casa di Cupertino, chiamate SmartCover, che ci dimostrano ancora una volta la tremenda cura per tutti i dettagli dei prodotti con la mela: una cover magnetica multi-sezione e multi-uso, dal design minimalistico, che diventa anche supporto per il tablet, oltre che protezione dello schermo in vetro (si applica magneticamente, e con l’apertura attiva l’iPad 2). Presente anche il gyroscopio che avevamo già visto all’opera in iPhone 4. I consumi sono rimasti identici al predecessore: dieci ore in uso, e un interminabile mese in stand-by.

Dal punto di vista software, oltre al nuovo iOs 4.3, le novità presentate sono state Garage Band e iMovie espressamente disegnati per iPad2. Il primo presenta tante nuove funzioni che ben si sposano con l’intefaccia multitouch del dispositivo: suonare la chitarra, il piano (con tanto di tasti pesati!), la batteria, non è mai sembrato così intuitivo. Inoltre appaiono i nuovi strumenti definiti “smart”, che con un paio di semplici impostazioni permettono di suonare con un semplice tocco anche a persone inesperte, il tutto votato ad una totale promozione della creatività dell’utente. Naturalmente tutti i brani (registrabili su otto tracce, notevole se consideriamo che stiamo parlando di un sistema ultra-portatile) sono condivisibili sui vari iTunes e email, e possono essere trasferiti facilmente sul Mac per continuare il lavoro. iMovie raggiunge nuove vette di usabilità: c’è da rimanere stupiti di fronte alla facilità di utilizzo di un tool di montaggio video con la potenza del multitouch: drag, pinch, spostamenti, ritagli… gesti semplici, manuali, istintivi, un’usabilità estrema che rende il difficile e noioso montaggio video (almeno dal punto di vista strettamente tecnico) un gioco da ragazzi.

Insomma, Apple centra ancora una volta il bersaglio. iPad è diventato velocemente uno strumento di lavoro (presentazioni, documenti, email), medico(pensiamo ai centri medici che cominciano ad utilizzarlo quotidianamente per interagire col paziente), di studio ed educazione (l’interazione touch permette alle persone che hanno problemi di apprendere più facilmente), per il divertimento, per leggere e tanto altro. Non è più importante la prestazione estrema, la capacità tecnica del dispositivo. L’enorme successo del tablet (a discapito dei concorrenti, mai troppo incisivi nel mercato) è dovuto proprio allo spostamento del centro di attenzione del problema dei dispositivi portatili: l’utente diventa finalmente il fulcro del sistema uomo-macchina, attraverso l’introduzione di un’interfaccia assolutamente naturale come quella dei gesti e del tocco, che permette un utilizzo funzionale del dispositivo a chiunque, in maniera intuitiva e, soprattutto, comoda. E la cosa bella è che questo non va a discapito di un uso più professionale del dispositivo, e i molteplici esempi riportati nei seguenti video ne sono la dimostrazione palese.

iPad 2 sarà disponibile in Italia dal 25 Marzo, e i prezzi saranno in pratica identici a quelli del primo iPad (che invece ora è stato scontato di molto). Tutti i dettagli ovviamente sul sito ufficiale.

Come iPad ha cambiato il mondo

httpv://www.youtube.com/watch?v=HpiVeC1Z3yI

iPad 2

httpv://www.youtube.com/watch?v=UButSVOAX1U

La SmartCover

httpv://www.youtube.com/watch?v=pbl_6DmzO4g

La dimostrazione di Garage Band

httpv://www.youtube.com/watch?v=x9mN3bnvGqU

La dimostrazione di iMovie

httpv://www.youtube.com/watch?v=81O8NLO1h0A

2011, Istruzioni per l'uso.

Per questo nuovo anno, la sfida tra due colossi della tecnologia, Apple e Microsoft, si prospetta abbastanza interessante.

Apple, già dal 6 Gennaio, ha dato il via a un progetto del quale abbiamo già parlato in passato ovvero il Mac App Store, che pare abbia deluso molti sviluppatori (a causa di vari limiti), e in tanti sperano nell’arrivo di Cydia anche sul Mac (il cosidetto Jailbreak è una pratica che invalida la garanzia del prodotto, pertanto CS non lo consiglia, l’utilizzo è a rischio e pericolo dell’utente, ndCS).
Restando in ambito mac arriverà in estate il nuovo OsX chiamato Lion del quale abbiamo già parlato.
Nel settore mobile invece, tra maggio e giugno Steve Jobs (sperando guarisca presto) presenterà i nuovi modelli di i-phone 5 e di i-pad, e nei prossimi mesi sarà lanciata la versione bianca dell’i-phone 4.
Microsoft ha invece presentato, al CES di Las Vegas, tantissimi nuovi tablet sviluppati in collaborazione con Arm.
Instant fundas ha pubblicato la lista di tutti i modelli presentati, quindi l’elenco sotto non è altro che una traduzione della pagina per voi lettori di Camminando Scalzi:
Motorola XOOM
Uno dei migliori tablet presentati, senza dubbio. Basato sul sistema operativo mobile Google Android, versione 3.0, è stato “incoronato” come miglior gadget tecnologico di tutta la manifestazione.
Dotato di caratteristiche di tutto rispetto, la “tavoletta” prodotta da Motorola ha un largo display da 10.1″ (con risoluzione 1280 x 800 pixel), peso 730 grammi, processore dual core NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, 1 GB di RAM, due fotocamere (anteriore e posteriore) rispettivamente da 2 e 5 mpx con registrazione video in HD Ready (720p), memoria interna  da ben 32 GB, supporto al Wi-Fi, integrazione dei servizi online “sociali” quali Facebook, Picasa, Twitter.
Notion Ink Adam
La tavoletta d’India, durante il CES ha raccolto una sorprendente attenzione. Basato sul chip NVIDIA Tegra 2, nel tablet è installata una versione altamente personalizzata di Android 2.3 Gingerbread. Lo schermo è di 10.1 pollici con una risoluzione di 1024 x 600 pixel, possiede una fotocamera da 3.2 mpx girevole e uno slot per inserire le microSD.
Un tablet economico rispetto ai suoi rivali, visto che il prezzo si aggira da 376$ a 550$.
Tablet Acer
Iconia Tab A500
Acer certo non poteva stare a guardare mostrando, durante il CES, diversi interessantissimi tablet. Il primo di questi è Iconia Tab A500. Dispone di un display touchscreen da 10.1 pollici, un processore NVIDIA Tegra 2 da 1 GHz, compatibilità con le reti 4G Verizon, ovviamente negli USA visto che da noi questo tipo di connettività non ancora esiste.
Il sistema operativo installato è Android 3.0. Dispone di una porta USB 2.0, micro USB per l’inserimento dell’apposito cavo, uscita HDMI. Presente anche, nella parte posteriore, una fotocamera con flash LED.
Iconia Dual Screen
Un prodotto rivoluzionario, senza ombra di dubbio. Si tratta di un portatile (sì, un vero e proprio PC) avente un doppio schermo touch screen senza tastiera fisica. Ambo i display hanno 14 pollici con risoluzione 1366 x 768, multi-tocuh, processore Intel Core i5 nelle varianti 480M / 560M / 580M. Processore grafico Intel da 128 MB di RAM, porta VGA e HDMI, microfono integrato, 2 porte USB 2.0 ed una 3.0. Al suo interno è presente Windows 7.
Vizio Tablet
La tavoletta Vizio Tablet è un “piccolo” tablet avente un display da 8 pollici, basato su Android, montante un processore da 1 GHz, 4 GB di spazio disponibile, slot per le microSD, porta microUSB e HDMI. Ulteriori dettagli non sono stati resi noti.
BlackBerry PlayBook
Anche BlackBerry non manca di certo all’appello. Ha da poco mostrato un suo tablet dalle caratteristiche di tutto rispetto. Display da 7 pollici, CPU da 1 GHz, 1 GB di RAM, fotocamera anteriore da 3 mpx, posteriore da 5 (con registrazione video in HD), il tutto condito dal sistema operativo BlackBerry Tablet OS.
La connettività è ben farcita: Wi-Fi, Bluetooth, microUSB, porta HDMI.
MSI Winpads
MSI ha mostrato due tablet. Uno basato su Windows 7 Home Premium (modello Winpad 100W) e l’altro basato su Android (modello 100A).
Per quanto riguarda il primo, è alimentato da un processore da 1.66 Ghz Intel Atom Z530, 2 GB di RAM ed un dico SSD da 32 GB di memoria. Presenti inoltre due porte USB, una HDMI, una webcam e un lettore di schede di memorie SD. Inoltre, il tablet dispone del G-Sensor (un dispositivo di rilevamento), un localizzatore GPS, un sensore ambientale, Wi-Fi con l’opzione 3G disponibile. Insomma, un vero e proprio PC!
L’altro tablet, equipaggiato con Android, differisce dal primo per il chip ARM Cortex A8 e per la quantità di RAM inferiore, 1 GB. Il resto delle specifiche sono identiche al suo “gemello”.
Asus Eee Pad Transformer
Forse il più accattivante. Si tratta di un tablet “convertibile” in un vero e proprio netbook. Dotato di un display da 10.1 pollici, può essere separato dalla tastiera o può essere collegato alla periferica. Dispone di una CPU NVIDIA Tegra 2, 512 MB di RAM per eseguire Android 3.0 (Honeycomb). Ha il bluetooth, WLAN, due fotocamere, un lettore di schede SD e una porta HDMI.
Asus Eee Pad Slider
Un vero e proprio PC portatile dotato di una tastiera fisica e uno schermo che, a “scivolo” può coprire e mostrare i tasti. Anch’esso ha una CPU NVIDIA Tegra 2 con 512/1 GB di memoria. Le altre specifiche, per la maggior parte, sono del tutto simili al modello precedentemente descritto.
Asus Slate EP121
Si tratta del più potente tablet esistente. Ha caratteristiche hardware straordinarie: CPU Intel Core i5M, fino a 4 GB di RAM, disco SSD da 64 GB, display da 12.1 pollici con tecnologia IPS e risoluzione 1280 x 800, wireless-N, HDMI, USB, bluetooth 3.0, lettore schede SD, fotocamera 2 megapixel, Windows 7 Home Premium.
Samsung Sliding PC 7
Altro dispositivo a scorrimento presentato al CES 2011. Viene fornito con una CPU Intel Z670, un ampio display da 12.1 pollici con risoluzione 1366 x 768, 2 GB di RAM e disco SSD da 32 GB. Opzionalmente potrà integrare anche la nuova tecnologia WiMAX. La connettività è 3G e il sistema operativo installato è Windows 7.
Lenovo LePad
Il tablet di Lenovo è equipaggiato con Android, una CPU dual core Snapdragon da 1.3 Ghz, 1 GB di memoria e disco SSD disponibili nelle varianti da 16 e 32 GB. La risoluzione dello schermo è di 1280 x 800 pixel. Dispone di bluetooth, Wi-Fi, 3G, uno slot per una SIM ed una webcam. L’interfaccia utente, basata su Android, è stata completamente personalizzata da Lenovo.
Dell Streak 7
Funzionante con Android 2.2 (aggiornabile alla versione 3.0), il tablet prodotto da Dell dispone di un display da 7 pollici, processore dual core Nvidia Tegra 2 da 1 Ghz e 16 GB di memoria interna. Ha una fotocamera posteriore da 5 megapixel nella parte posteriore, un’altra da 1.3 megapixel nella parte anteriore per effettuare le videochiamate.
Toshiba 10.1-Inch Tablet
Toshiba ha presentato un tablet da 10.1 pollici alimentato da una CPU Tegra 2 con sistema operativo Android 3.0. Lo schermo ha una risoluzione di 1280 x 800 pixel, visualizza video a 720p e 1080p, ha una porta HDMI, una doppia fotocamera, una porta USB, Wi-Fi, bluetooth e GPS.
Tra le novità “future” di Microsoft, il rilascio di una nuova versione di Internet Explorer e dell’arrivo di Kinect su pc.
Tornando agli smartphone non dimentichiamoci di Android, OS proprietario della grande G, che nel mercato degli smartphone è in continua crescita e a un passo dal superare gli avversari di Cupertino.
Per quanto riguarda i tablet android ha chiuso il 2010 uscendo nettamente sconfitto da iPad, che attualmente detiene il 90% delle quote di mercato, secondo una ricerca condotta da IMS Research.
Sarà quindi un anno duro, e sicuramente “quelli di Android” andranno molto avanti. Hanno già annunciato una nuova versione del sistema operativo che passerà alla versione 4.0 e che prenderà probabilmente il nome di “Ice Cream” rispettando la tradizione di nominare ciascuna versione del software con nomi di dolciumi: Cupcake, Donut, Eclair, Froyo, Gingerbread, Honeycomb e infine ICE CREAM.

With Lion, Back to the Mac.

20 Ottobre 2010, ore 19:00, Cupertino (Apple Campus). Parte la nuova conferenza Apple per illustrare agli utenti le ultime novità dell’azienda.

Nella prima parte della conferenza, il protagonista è il nuovo iLife 11 e le dimostrazioni delle nuove funzionalità dei software contenuti nella suite sono state molto divertenti e originali.

Vediamo insieme le novità di questa nuova release:

Partiamo da iPhoto 11, che si presenta con una nuova interfaccia a scorrimento, un layout intelligente per gli album e una “libreria” che mostra tutti i progetti dell’utente. Tra le altre caratteristiche, la modalità a schermo intero (che ci permette di lavorare sfruttando tutta l’area lavoro del monitor senza distrazioni) e la possibilità di inviare le foto via mail attraverso un form che si apre direttamente nel programma senza la necessità di aprire Mail, allegare il file e perdere altro tempo. Non manca, ovviamente, la possibilità di condividere le fotografie sui social network e leggerne i commenti, sempre all’interno di un unico programma.

iMovie11 introduce nuovi strumenti che permettono di semplificare la regolazione selettiva dei livelli audio e l’applicazione di effetti visivi e sonori evoluti con pochi semplici clic. L’interfaccia sembra DAVVERO user-friendly. Altra innovazione che ci ha colpito è stata la funzione “cercapersone”, in grado di analizzare i video e di rilevare le porzioni contenenti i volti. Ha fatto molto parlare di sé anche la nuova funziona per costruire i trailer dei nostri filmati: circa una decina di generi per trasformare le riprese video in trailer cinematografici completi di titoli, grafica, colonna sonora in pochissimi semplici passaggi, che restituiscono risultati decisamente affascinanti.

Garage Band11 porta con sé due nuove caratteristiche per editare i tempi delle registrazioni. Flex Time consente di spostare, allungare o abbreviare le tracce cliccando sulla porzione audio interessata. Groove Matching permette di selezionare ogni singola traccia e farla suonare allo stesso tempo delle altre in caso di piccoli errori. Da segnalare, inoltre, l’aggiunta di  nuovi amplificatori per chitarra, nuovi effetti stompbox, nuove lezioni livello principiante per piano e chitarra e la nuova funzione “Come ho suonato?”, che ci permette sia di controllare dove abbiamo sbagliato sia di visionare un grafico di tutte le nostre performance e vederne i miglioramenti.

Viene presentata anche una beta version per il momento di Facetime per mac, in modo da poter contattare anche utenti possessori di i-Phone e i-Pad; nessuna novita rispetto alla versione per i-Phone. (l’ho testata ieri da Mac a iPhone 4, e funziona già decisamente bene ndGriso)

Passiamo adesso alla seconda parte della conferenza ed al suo titolo…perché Back to the Mac?

App Store, Facetime e Full Screen Applications non sono state le uniche novità di questa conferenza.

Dalla prossima estate compariranno anche su qualsiasi iMac o Macbook grazie ad una nuova versione dell’OS X (10.7) chiamata dai produttori Lion.

Le caratteristiche salienti di Lion:

App Store: interfaccia un po’diversa da quella per i dispositivi mobile, la piattaforma che ha fatto il successo dei vari iPhone, iPad, iPod touch sbarca anche sui sistemi domestici, facilitando la distribuzione del software agli utenti (e chissà se qualche applicazione mobile non passerà anche sui desktop); App Store per Mac sarà reso disponibile entro 90 giorni, e dovrebbe già funzionare su Leopard e Snow Leopard.

Launchpad: una nuova interfaccia che va a braccetto con la modalità full screen, permette di organizzare icone e cartelle molto comodamente come se si stesse usando un iOS4; quindi divisione per “argomenti”, la visuale a griglia a cui siamo stati abituati sui dispositivi mobile, e una praticità generale di cui si sentiva il bisogno.

Mission Control: l’insieme di Exposè, Dashboard e Spaces in un’unica interfaccia Full Screen che al momento del lancio ci mostra tutte le applicazioni che abbiamo attive, ponendo in alto quelle full screen  e in basso tutte le applicazioni in finestre, organizzandole ovviamente per gruppi, ancora una volta la comodità a portata di “dita”.

Dovrebbero arrivare anche nuove feature che abbiamo già visto sui dispositivi Mobile di Apple: in particolare uno scorrimento totalmente inerziale delle pagine web, e il sempre troppo desiderato pinch-to-zoom (sfruttando Magic Mouse e Magi Trackpad).

Terza ed ultima parte della conferenza, il nuovo Macbook Air.

Si presenta in due versioni da 11.6 e 13.3 pollici con processori Intel core 2 duo da 1.4Ghz per la prima e 1.86Ghz per la seconda, entrambi possiedono grafica nVidia Ge-Force 320m, 2GB diRAM(espandibile fino a 4GB) e altoparlanti stereo. Apple opta in questo caso per memorie flash destinate alla memorizzazione dei dati che partono da 64Gb fino ad arrivare a 256Gb di capacità. Il primo pesa poco più di 1Kg il secondo 1.4Kg, full connectivity per questo dispositivo ed una super batteria che arriva fino a 7 ore in wireless e fino a 30 giorni in standby a partire da 999$.

Vi rimando comunque al keynote sul sito Apple: la conferenza dura 90 minuti ma è sempre divertente e interessante seguire le presentazioni Apple.

Apple cerca nuovi amici: arriva Ping

[stextbox id=”custom” big=”true”] L’articolo di oggi è scritto da Eugenio Romano, nuovo blogger di Camminando Scalzi. Laureato in ingegneria informatica ha subito capito che il lavoro dipendente gli avrebbe portato scarsi guardagni e quindi ha deciso di specializzarsi nell’attività di SEO. Oggi gestisce molti siti tra i quali www.fesbook.it e www.naplenot.com inoltre ho avviato la creazione di alcuni programmi opensurce stay tuned. Buona Lettura![/stextbox]
Nella conferenza stampa del primo settembre, Steve Jobs ha presentato, oltre alla nuova generazione di iPod,  anche un nuovo social network made in Cupertino. Ping, questo il nome del nuovo nato in casa Apple, è un social network incentrato sulla musica, utilizzabile sin da subito scaricando il nuovo iTunes 10, e promette di far entrare in contatto i propri utenti con le star preferite e condividere i propri gusti musicali con gli amici. Ping può contare su un bacino di 160 milioni di utenti, che per un servizio in fase di startup e’ sicuramente un numero confortante. Nelle prime 48 ore Ping non sembra deludere le aspettative di Apple, visto che ha raggiunto la ragguardevole quota di 1 milione di utenti. I primi giorni di vita del nuovo social network però non sono stati privi di malfunzionamenti: infatti sembra che la possibilità di importare i propri contatti Facebook non sia più disponibile a causa di un blocco effettuato dalla società di Mark Zuckerberg. A quanto pare questo inizio con il botto di Apple ha spaventato Facebook.
Fino a oggi in molti hanno cercato di spodestare Facebook dal trono dei social network, come ad esempio Buzz di Google, che aveva avuto anch’esso come Ping un’ottima partenza, ma sembra che dopo un’iniziale curiosità degli utenti, la difficoltà principale sia nel mantenere i propri iscritti attivi proponendo nuove funzioni. È infatti notizia recente l’abbandono di Buzz da parte di Google.
A mio avviso Ping non sembra capace di tenere i propri utenti legati a esso e poter fare meglio di Buzz, e credo che dopo un’iniziale curiosità, se non verranno proposti nuovi servizi e soprattutto non verranno migliorati quelli già presenti, Ping non avrà una lunga vita.
[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

La tavoletta perfetta. Diario di chi ha deciso di aspettare tempi migliori.

L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?

Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al poter proclamare di esserci  stato quando il Fatto è avvenuto. L’utilità dell’oggetto non è messa in discussione, almeno dalle persone che sanno che esiste e che vorrebbero comprarlo. Insomma qualcosa ci si fa con questa mattonella: si porta sempre in borsa, ci si prepara un veloce PowerPoint durante la colazione, si controlla la mail o si legge l’Ansa in autobus, si ruota il globo di Google Earth con le dita, ci si distrae sul divano disegnando o prenotando il volo per le vacanze, si guardano le foto del campeggio poco prima di addormentarsi alla sera.
Per ciò che riguarda il Fatto invece, mi riferisco al momento “storico” della sua presentazione, pietra miliare nell’evoluzione dei personal computer. Per la prima volta nella storia dei gadget è stato portato nelle vetrine dei negozi un quadretto tutto-schermo, senza mouse, tastiere e fili, con una splendida interfaccia grafica tutta da toccare, sempre collegato a internet e che pesa poco più di mezzo chilo. Certo, tutto questo non basta a spiegare le isterie di molti durante il lancio commerciale, ma bisogna anche considerare che sono questi oggi i grandi eventi nella vita di ogni buon indigeno globale digitale.

Svincolati dall’allucinazione di non poterne fare a meno, innescata probabilmente dal suo ipnotico design o dalla patologica campagna di attesa promozionale, possiamo concederci del tempo e valutare la nostra effettiva ineluttabilità ad averlo.

La tavoletta perfetta però non è questa. Come tutti i prodotti della mela, manca sempre qualche funzioncina che deliberatamente Apple non ha voluto inserire. Altrimenti come imbottirà la lista delle novità dei futuri iPad S o iPad 4G?
Insomma c’è sempre qualcosa a parte il prezzo, che ti fa rinunciare all’acquisto, oppure ti lascia quell’amaro dopo che l’hai comprato. Perché le potenzialità sono tante, e l’oggetto potrebbe fare tutto  ciò che attualmente fanno gli oggetti che ci farciscono lo zaino. Ma tant’è, non lo fa.

Possiamo iniziare l’elenco dicendo che non si possono vedere i divx scaricati da Internet, a meno di convertirli uno per uno nel formato compatibile tramite iTunes (e la procedura non dura 5 minuti diciamo); ovviamente non si può utilizzarlo per scaricare “illegalmente” dal web ciò che Apple vende “legalmente” (musica, film, telefilm, ecc..); non è multitasking, quindi, per esempio, non posso tenere Messenger acceso mentre navigo sul web; non ha la webcam (signori spiegatemi perché non hanno messo la webcam vi prego); non ha porte usb; non puoi espandere la memoria con una scheda SD; l’unica porta di comunicazione che ha è proprietaria e quindi devi comprare a parte ogni adattatore; non puoi vedere i contenuti in Flash; non vive di vita propria ma è pensato per essere “abbinato” ad un computer dotato di iTunes; non ci puoi installare tutto ciò che vuoi, ma solo ciò che Apple “approva” (un esempio banale? Firefox).

Io aspetto tempi migliori. Gli altri produttori di PC si sono già attivati per adeguarsi ai nuovi standard di mobilità creati dall’iPad. La speranza è che lo facciano in fretta e in maniera decente, in modo da non apparire, al confronto, prodotti cinesi. Personalmente sono pronto ad accettare eventuali impallature del sistema operativo o una minore fluidità dello schermo, affrancato però nel fare con il mio tablet ciò che meglio credo. Una prova lampante che aspettare sia una scelta valida è la storia dei cellulari Android: hanno inseguito l’iPhone per un bel periodo, ma poi ce l’hanno fatta. Ora sono al top. Nulla vieta di pensare che la storia possa ripetersi anche con i tablet, nei quali si cimenteranno probabilmente per primi gli attuali produttori di netbook come Asus e Acer. E in questo caso la possibilità di scelta farà spaziare gli utenti dallo stesso Android (sistema operativo molto versatile) all’attesissimo Chrome OS (il primo in The Cloud), da Windows Seven a tutte le distribuzioni Linux per netbook ormai a livelli di qualità altissimi. Ciò che mi galvanizza però, e credo anche tutti coloro che subiranno la pena di aspettare, è che questi sistemi operativi potranno essere utilizzati contemporaneamente sullo stesso dispositivo. Non ci sarà mela proibita qui.

“Windows è pesante!” – ma chi l’ha detto che un tablet non può sostituire un PC? Classica arringa per suffragare un mezzofare come l’iPad. Si denigravano nello stesso modo i netbook all’inizio, finché non ci si è accorti che la gente aveva bisogno di continuare a fare in mobilità tutto ciò che già faceva. Risultato: sono crollate le vendite dei portatili “3 chili e mezzo” perché molti si sono trasferiti completamente sulla nuova alternativa “peso piuma”.

Perché le persone, infatti, dovrebbero portarsi dietro un oggetto con le potenzialità di un PC, potendolo però usare soltanto come un grosso iPod? Per quello che mi riguarda, l’intenzione è di usare il mio venturo tablet come una copia speculare dei miei PC; vorrei trovarci sempre tutti i miei file e programmi aggiornati, dovunque mi trovo. Ovviamente eviterei di far partire una simulazione Matlab dell’Universo dal mio tablet (a oggi per ovvie ragioni di potenza di calcolo), ma mi piacerebbe decidere di volta in volta se utilizzarlo in modalità “grosso lettore mp3” o “notebook aziendale”.

Probabilmente queste riflessioni nascono semplicemente dal fatto che ognuno chiama con la parola “tablet” un sogno che insegue da anni. E ognuno in fondo ha il proprio sogno, diverso da quello degli altri.

Ecco perché “diario”. Tutte le considerazioni espresse fin qui valgono fintantoché non ci frulla nella mente una nuova e tutta personale idea di utilizzo della tavoletta, o molto più mestamente finché non ci ammutoliamo di fronte al nuovo spot della Apple.

Mi piacerebbe conoscere i sogni di chi ha deciso di aspettare tempi migliori, ma anche di chi ha già visto realizzarsi il suo. Buona estasi a tutti.

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

HTML5 cosa?

Negli scorsi post di Apple Bar ricorderete sicuramente che abbiamo parlato della diatriba Flash vs. HTML5, con la propensione di Jobs e compari verso quest’ultimo. Cerchiamo oggi di capire un po’ che cos’è questo HTML5, approfittando della pagina che Apple ha dedicato proprio sul suo sito ufficiale.

HTML5 for dummies.
Che cos’è allora questo HTML5? E’ un nuovo standard in via di approvazione presso il W3C (World Wide Web Consortium, organizzazione del MIT che si occupa della definizione dei vari standard per la rete), ed è la naturale evoluzione dell’attuale HTML 4.01. E’ un linguaggio di markup, si occupa quindi di definire la “struttura” e gestire i contenuti delle pagine web, e permetterà, tra le altre cose, l’utilizzo e il download di molti dati in locale, fondamentale per tutta la nuova generazione di applicazioni Web Based in arrivo nel prossimo futuro (basti pensare a Chrome OS). Geolocalizzazione, gestione dei video, gestione di database e gestione grafica delle pagine web tramite Javascript sono solo alcune delle interessanti feature di questo nuovo standard. Nella pratica andrà probabilmente a sostituire Flash, occupandosi più o meno delle stesse mansioni, ma senza mangiare avidamente risorse della CPU. Fate un confronto voi stessi con la versione normale di Youtube (che ha il player in Flash) e la beta HTML5, attivabile da questa pagina. In quest’altra pagina invece, per i più smanettoni, una presentazione in HTML5 sull’HTML5, con i dati tecnici e le prove da fare scheda per scheda.

La prova con Apple
Sul sito ufficiale della Mela, come dicevamo ad inizio articolo, è presente tutta una serie di demo che mettono in mostra le funzionalità dell’HTML 5. Un video (il trailer di Tron 2.0), la gestione dinamica di una scritta, un esempio di galleria fotografica e tanto altro, introdotti da un piccolo cappello che ci spiega come HTML5 è sicuramente tra i nuovi standard del futuro. E certamente usarlo fa capire la differenza con tutto ciò di dinamico c’è attualmente in giro. Veloce,
occupa poche risorse, e fa sicuramente venire voglia di provarne le funzionalità sul campo, quando finalmente diverrà realtà. Non è un segreto -ovviamente- che Apple punta tutto su questo nuovo standard, ed essere tra i pionieri in qualche maniera li ha sempre provati. Faccio un esempio, ve li ricordate i primi iMac che eliminarono il supporto del Floppy Disk? Da lì a qualche anno della cara e vecchia periferica quadrata non ce n’è stata più traccia. Scommettiamo anche noi sull’ennesima scelta giusta di Apple che, dal canto suo, ha sempre precisato che la sua non è una ripicca piccata e che anzi ha chiesto spesso ad Adobe di produrre qualcosa di nuovo, cosa che non è mai avvenuta.

Concludiamo con una piccola critica alla casa di Cupertino, che tanto in questi giorni sta facendo -e dichiarando- per sottolineare la propensione per piattaforme aperte, e poi la suddetta HTML5 demo funziona soltanto su browser Safari (che non è l’unico ad utilizzare Webkit per HTML5). Ci sarebbe piaciuto vederne una versione funzionante su tutti i browser, anche per fare un confronto diretto, ma non si può volere tutto.

Touch & Go

Uno degli oggetti di uso più comune che negli ultimi anni ha subìto un’evoluzione spaventosa è sicuramente il telefono cellulare. Pareva già fantascienza, qualche anno fa, quando iniziarono a uscire i primi modelli dotati di fotocamera digitale integrata, e oggi come oggi è difficile trovare modelli che limitino le loro funzioni a quelle di un semplice telefono: telefonare e mandare messaggi. Connettività Wi-Fi, fotocamere con ottiche di qualità, sensori da svariati megapixel, capacità di riprodurre mp3: oramai il cellulare è diventato un mezzo di entertainment e utilità a 360 gradi, in grado di sostituire in condizioni di emergenza apparecchi elettronici come ipod vari e fotocamere digitali. Certo la qualità non è la stessa, ma è il prezzo che si paga per la versatilità. Una delle ultime aggiunte in questo campo riguarda l’integrazione dei moduli GPS all’interno dei telefonini più avanzati. All’aumentare delle funzioni disponibili però deve fare da contraltare una migliore interfaccia utente, in grado di gestire le nuove funzionalità in maniera veloce e precisa: insomma volete girarvi Milano a piedi sfruttando la guida del vostro fido telefonino dotato di modulo satellitare integrato: cosa c’è di meglio che toccare direttamente la mappa visualizzata sullo schermo per ottenere magari informazioni riguardo a quel particolare monumento o, preda di una fame chimica senza precedenti, ricercare la prima tavola calda nel raggio di 500 metri ?

TOUCHSCREEN

Se si escludono i joystick con il ritorno di forza (tipo il famoso “Sidewinder Force Feedback Pro”), il touch screen è la prima periferica elettronica a funzionare sia come dispositivo di input, che di output. L’utente interagisce direttamente con i contenuti visualizzati sullo schermo semplicemente toccandoli. Sebbene le tecnologie che permettono tutto questo siano molte e svariate, in commercio ne esistono principalmente due tipologie passive: capacitiva e resistiva. Come potete intuire dai loro nomi, si basano entrambe sul comportamento elettrico che viene più o meno modificato dal contatto tra schermo e l’input meccanico (il vostro dito).Nei sensori capacitivi, la superficie esterna degli stessi viene ricoperta da un sottile film metallico (quindi conduttore), che viene poi mantenuto sotto tensione. Questa tensione è assolutamente uniforme sino a che un conduttore (il vostro dito interpreta piuttosto bene questo ruolo) viene messo a contatto con la stessa. Nel punto di contatto avverrà quindi una variazione della capacità elettrica. Questa variazione viene “letta” da una matrice di condensatori posti al di sotto della superficie del sensore o dello schermo. Semplice, preciso e pulito, sempre che lo siano le vostre mani. Il maggiore pregio della tecnologia capacitiva sono i suoi tempi di risposta, estremamente brevi. Inoltre il fatto di funzionare esclusivamente tramite conduttori permette agli schermi di venir puliti senza indurre input accidentali. Dall’altro lato della medaglia, gli schermi capacitivi sono più costosi, e in inverno doversi togliere i guanti con 10 gradi sottozzero per scrivere un messaggino sullo schermo non è proprio il massimo della gioia. Gli schermo resistivi, se possibile sono ancora più semplici: due strati flessibili ricoperti di materiale conduttivo vengono tenuti separati da un sottile strato di aria. La pressione su un punto della superficie mette in contatto i due strati, e il passaggio di corrente viene registrato anche qui da una matrice di semplici contatti elettrici. Essendo sensibile alla pressione, lo schermo resistivo può essere utilizzato con qualsiasi oggetto, anche non conduttivo. Sono schermi tendenzialmente meno costosi da produrre rispetto ai loro cugini capacitivi, ma non hanno lo stesso tempo di risposta. Possono tuttavia essere anche di tipo multitouch, ovvero in grado di gestire più pressioni contemporaneamente, come mamma Apple ha voluto insegnarci ultimamente.
GPS

Ricordo ancora con un po’ di nostalgia la prima volta che io e il GPS ci siamo conosciuti: correva l’estate del 1998 e mio cuGGino più grande se ne arrivò in montagna sfoggiando una sorta di parente grasso del tricorder di Star Trek in gomma nera e gialla. Era enorme, pesante, limitato nelle funzioni, ma pur sempre terribilmente fico. Le prime unità GPS non erano in grado di visualizzare le mappe, fornendo unicamente le coordinate spaziali. La loro precisione si aggirava attorno ai 100m , per cui erano assolutamente inutilizzabili per una navigazione di precisione. Ma il fatto di avere in mano un aggeggio che fosse in grado di dirti a qualunque ora del giorno e della notte in qualsiasi luogo tu ti trovassi la tua posizione sulla terra, beh era una cosa che io trovavo sensazionale. Il Global Positioning System attualmente vanta una costellazione di 31 satelliti al suo attivo, ognuno dei quali percorre due orbite complete al giorno. Ogni satellite conosce perfettamente la propria posizione, l’ora esatta (grazie a ben 4 orologi atomici sincronizzati) e la posizione relativa di tutti i suoi fratelli in orbita. Queste informazioni vengono trasmesse con un segnale a microonde che viene raccolto dal ricevitore, che calcola la distanza da ciascun satellite misurando il tempo che il segnale impiega a raggiungerlo. Dal canto suo il vostro GPS non può sapere quando è partito il segnale dal satellite, per cui ecco spiegata la presenza degli orologi sui satelliti: confrontando l’ora ricevuta dal segnale con il proprio orologio interno, il navigatore è in grado di calcolare le distanze dei satelliti e, grazie alle altre informazioni contenute nel segnale, la propria posizione.

Occorrono almeno 3 satelliti per conoscere la propria posizione in 2D (ovvero latitudine e longitudine), e almeno 4 per ottenere anche l’altitudine. Ogni satellite aggiuntivo fornisce ulteriori informazione e quindi velocizza il processo di calcolo. Il GPS attuale non ha più le limitazioni che venivano imposte all’inizio alle apparecchiature civili, e allo stato attuale è in grado di garantire una precisione nell’ordine della decina di metri. Rimangono comunque alcune restrizioni sulla quota massima a cui può funzionare (18.000 metri) e anche sulla velocità (515 m/s), per evitare che apparecchiature civili possano fungere da sistema di guida per eventuali missili a lungo raggio. L’unica pecca del GPS è forse la lentezza con cui acquisisce la propria posizione: in media ci vogliono tra i 45 e i 90 secondi dall’attivazione del dispositivo. Per questo, e per risparmiare anche preziosa batteria, i cellulari di ultima generazione fanno uso dell’ Assisted GPS: in pratica, tramite la normale rete di telefonia mobile, si fanno pervenire al terminale le informazioni riguardanti i satelliti visibili dalla cella a cui l’utente risulta connesso. Assumendo che i satelliti in vista dall’utente siano quelli in vista dalla cella, il calcolo della posizione iniziale risulta molto più veloce, dato che in pratica il GPS sa già cosa andare a cercare e non deve passare il tempo a discriminare tra segnali troppo deboli o che non lo soddisfano appieno. Questo sistema è particolarmente utile in città, dove la presenza di edifici alti può oscurare i cieli al vostro ricevitore, allungando il tempo che il satellite impiega a capire a quali satelliti agganciarsi.

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Tutti ce l'hanno con Steve

Anche questa settimana, le ultime notizie dal mondo della Mela. In particolare oggi ci soffermiamo sull’ormai battaglia infiniti tra Adobe e Apple per quanto riguarda l’ormai famigerato “supporto Flash”. Se ne sono dette sicuramente di tutti i colori, da una parte e dall’altra, prima con le dichiarazioni dei rispettivi CEO, poi con una lettera aperta di Jobs che spiega le ragioni per cui non scelgono Flash, e l’ultima tra i due contendenti la possiamo vedere sul sito ufficiale Adobe, che presenta la sua risposta in maniera anche abbastanza ironica e divertente.

Il fulcro della questione, come abbiamo detto, riguarda la totale assenza di supporto Flash sull’iPad, segno tangibile che la casa di Cupertino non vorrà in futuro scommettere sulla tecnologia di Adobe. E sull’argomento c’è stato un fitto scambio di email -strano per Jobs, che ci ha abituato alle sue risposte in haiku- con il redattore e blogger di Gawker, Ryan Tate. Tra i vari argomenti toccati nell'”appasionante” scambio epistolare, oltre a Flash (che per gli sviluppatori delle app dovrà essere “tradotto” attraverso Cocoa), Tate ha biasimato a Jobs la scelta “illiberale” di tenere fuori una piattaforma.

Ora, facciamo una breve riflessione su tutta questa faccenda Apple vs. Flash. Ci sono dei motivi tecnici prima di tutto, e li possiamo riscontrare tutti noi semplicemente andando su uno dei migliaia di siti in flash della rete (partendo da YouTube): avete mai notato rallentamenti, scatti nei filmati, CPU che schizza impazzita al 100% per far girare Farmville o cose del genere? Ecco, questo è il semplicissimo motivo per cui Flash è tanto scansato da Apple. Consuma un sacco di risorse di sistema, e le risorse di sistema hanno bisogno di energia per funzionare. Fate un altro semplicissimo test. Provate il vostro portatile senza alimentazione, e guardate quanto tempo in meno dura utilizzando applicazioni in Flash. Vi siete convinti adesso? E’ ovvio che in un futuro in cui tutto si sta spostando sul piano Mobile (quantomeno dal punto di vista degli affari e della Next Big Thing) sia necessario tenere sott’occhio le prestazioni ma soprattutto la durata energetica di questi dispositivi, e iPad sicuramente non fa eccezione. La scelta di Apple è semplicemente logica: c’è una piattaforma che consuma un sacco di energia e occupa un sacco di risorse di sistema, possiamo non usarla? Sì. E non la usano. Mi sembra logico.

L’utenza, che tanto si sta lamentando in questi giorni, dovrebbe semplicemente capire una cosa che Jobs dice chiaramente in una delle email di cui sopra: nessuno li ha obbligati a scegliere. Nessuno vi dice “usate per forza l’iPad”. Esistono -per fortuna direi- altri dispositivi, altri sistemi operativi, un sacco di altre piattaforme su cui “godersi” il fagocita-risorse Flash. E’ altresì chiaro che dall’altro lato una chiusura così diretta rispetto ad un formato appaia come illiberale, e su questo posso essere anche d’accordo. Diciamo che non è molto da condividere la politica “o così o niente”, bastava semplicemente segnalare che con Flash determinate prestazioni sarebbero calate, e stop, uno era libero di scegliere. Ma dal momento che Apple non vuole spingere Flash sui suoi dispositivi (e segnaliamo anche che Google ha invece integrato direttamente flashplayer nel suo Chrome), non si può fare altro che rassegnarsi alla cosa, senza mettersi là a frignare perché con l’iPad non posso andare a visitare Farmville. Forse il momento non era ancora maturo per una scelta del genere, forse bisognava aspettare un’alternativa valida, ma vedo anche un possibile vantaggio in tutta questa interminabile guerra Apple vs. Adobe: che sia la volta buona che ad Adobe si decidano ad ottimizzare quel mostro che è Flash?

Le ultime da Apple

Iniziamo oggi con una nuova rubrica, “The Apple Bar“, dedicata al mondo Apple. L’Apple Bar vuole essere la nostra finestra scanzonata sul mondo della mela, visto la sempre maggiore popolarità che la casa di Cupertino e i suoi prodotti stanno raggiungendo nel mondo. Cominciamo facendo un breve riassunto delle ultime avventure di Jobs e compari.

iPad, un successo annunciato.
Non si può che cominciare con l’incredibile successo mietuto da iPad. Pare siano addirittura già più di un milione gli esemplari venduti nel mondo (considerato che in molti paesi deve ancora essere reso disponibile, tipo in Italia), un vero boom di acquisti a cui ormai Apple ci ha abituati. File interminabili, pre-ordini online andati velocissimi, e la classica frenesia dell’utenza Apple ad acquistare i primi modelli della “next big thing”. Tutto questo per la primissima versione dell’iPad, quella senza il 3G, ossia la connessione diretta ad internet attraverso una sim (per la precisione una microsim, una versione ridotta) per cellulari. Insomma, oggetti tecnologici che diventano oggetti di moda prima di tutto, poco importa se hanno qualche feature in meno nelle loro prime versioni.

La guerra contro Flash.
Direttamente collegato al discorso iPad è la guerra che ha scatenato Apple contro Adobe e il suo player web “Flash“. iPad non supporta in alcun modo Flash, e in queste settimane si è creato un vero e proprio botta e risposta tra le due case software a suon di “serve” “no non è vero” “sì invece!” “ma non è libero!” “voi non permettete la libertà!”… e così via. Come i bambini insomma. La realtà delle cose è che sicuramente Flash non sarà il futuro del web, visto è considerato che l’HTML5 (che si può già provare su youtube in beta) sta facendo una lenta ma inesorabile scalata verso il successo. Flash rimane un protocollo pesante, che succhia un sacco di risorse, e quindi poco si confà alle esigenze di bassi consumi dei nuovi dispositivi mobile. È anche vero però che, allo stato attuale, gran parte del web è gestito tramite interfacce Flash, e quindi l’utenza iPad si ritroverà sicuramente a disagio sentendosi tagliata fuori da un buon numero di siti. Vedremo chi la spunterà. Intanto la Apple ha sbloccato il supporto per l’accellerazione hardware in Flash per i filmati in .h264 in OSX. Cos’è, una specie di contentino? Il contentino di Cupertino.

Il mistero del’iPhone rubato.
Altro momento divertente delle ultime settimane è stato il simpatico ingegnere Apple che, ciucco come un irlandese, si è dimenticato un prototipo della prossima generazione di iPhone in un pub. Quest’ultimo è stato ritrovato da uno studente e rivenduto allo staff di Gizmodo, che lo ha smontato e recensito, facendo un bello scoop. La conferma che si trattava di un prototipo è arrivata nei giorni successivi proprio da Apple, che ha ufficialmente chiesto la restituzione alla redazione di Gizmodo. Ora naturalmente siamo alle vie legali (il prototipo è stato in qualche maniera “rubato” e poi rivenduto, che è un po’ ricettazione…), e di sicuro nessuno di noi vorrebbe essere nei panni del povero ingegnere bevitore.

Ci vediamo la settimana prossima nell’Apple Bar, aspettiamo i vostri commenti e suggerimenti sugli argomenti da trattare.