È tempo di (semi)finali

Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali Galles – Francia da una parte e Australia – Nuova Zelanda dall’altra.

Vediamo di analizzare le squadre.
Il Galles è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto con l’Irlanda (nettamente favorita) e si merita di essere dove è. Contro l’Irlanda ha fatto la parte di Davide contro Golia, difendendo caparbiamente per la maggior parte del tempo e punendo poi gli irlandesi al primo errore. Diciamo che è la nostra Cenerentola, quella che si tifa perché è meno grande delle altre.
La Francia ha pescato il jolly contro l’Inghilterra, nel relativo quarto di finale. Lievremont, coach dei transalpini, ha vissuto una fase premondiale e tutto il periodo dei gironi con il fiato dei media sul collo, reo di far giocare i suoi ragazzi fuori ruolo e decisamente male (verissimo). Lui ha sempre risposto cercando di far gruppo, insultando, alzando i toni, evidentemente memore dell’effetto Lippi al mondiale 2006 o guardando al Mourinho del presente. Fatto sta che la Francia ha già un piede in finale, essendo nettamente favorita nello scontro con i gallesi, ha un organico che non ha nulla da invidiare a quello della Nuova Zelanda (nel 2007 gli All Blacks furono proprio rimandati a casa dai francesi ai quarti) e ha battuto l’odiata Inghilterra ai quarti grazie ad un’intensità ed una determinazione sconosciuta agli inglesi e ad un primo tempo da favola terminato sul 16 a 0. Pronostico: Francia (ma il cuore è con i gallesi)
Andiamo dall’altra parte del tabellone.
L’Australia ha già giocato una prima teorica finale nel quarto contro il Sud Africa, campione uscente. La partita di sabato mattina è stata al cardiopalma; mentre gli italiani facevano colazione, l’Australia, demeritando, è riuscita a pescare il jolly contro la squadra più forte vista fin’ora, quel Sud Africa campione uscente e zeppo di campioni alla fine della loro carriera. Proprio questa è stata la chiave del match. 70 minuti di fuoco (ricordiamo che una partita ne dura 80), con la squadra africana avanti 9 a 8 e a dettare il gioco ma che non riesce a fare il break quando dovrebbe e potrebbe, punizione (sacrosanta) per l’Australia ed è James O’Connor (classe 1990), con una fucilata tra i pali, a marcare i 3 punti che portano gli australiani alla corte degli All Blacks. L’Australia parte da sfavorita; ha una squadra giovanissima, piena di campioncini con poca esperienza sulle spalle ma con quella genialità e quel tocco di irresponsabilità che potrebbe essere invece la chiave di volta della semifinale.
La Nuova Zelanda è la squadra da battere, quella più forte, quella che tutti si aspettano che domini l’avversario. Cosa che non è riuscita domenica mattina contro l’Argentina. Una partita che doveva essere a senso unico e piena di mete, è stata invece una bolgia infernale, che ha visto da una parte i Pumas combattere fino alla fine su ogni pallone rovinando il gioco e i piani degli All Blacks che pensavano di fare una passeggiata e che di mete ne hanno segnate solo 2 e la prima al 67′. Il problema principale degli All Blacks è l’infortunio di Dan Carter, mediano d’apertura e giocatore più forte del mondo. Il problema muscolare alla coscia ha mescolato le carte in casa Nuova Zelanda e chi dovrebbe prenderne il posto (Slade in prima battuta e Cruden in seconda) appare non all’altezza.
Che questo possa rivoluzionare una coppa del mondo che all’inizio appariva già scritta?
Pronostico: All Blacks (ma il cuore è con gli australiani)

C'era una volta in Sudamerica

Nel film cult “L’allenatore nel pallone” che ha consacrato per sempre Lino Banfi c’è una scena spassosa: Oronzo Canà ed Andrea Bergonzoni (interpretato da Andrea Roncato) partono per il Brasile dietro ordine del presidente della Longobarda Borlotti (Camillo Milli) che vuole un pezzo da novanta. Grazie all’occhio attento di Giginho (Gigi Sammarchi), venditore di bibite che si spaccia per agente di calcio, riescono a portare in Italia Aristoteles (Urs Althaus) che sarà decisivo per salvare la squadra. A tuttoggi si continua a pescare campioni in terra sudamericana, perchè il continente continua a sfornare grandi talenti, ma c’è una precisazione da fare. Il calcio sudamericano sta fallendo decisamente.

I singoli giocatori sono grandi campioni, ma quando giocano assieme in nazionale toppano clamorosamente. Tanti i segnali. Tanto per fare un esempio chiacchierato in questi giorni, non ci si spiega perchè Messi col Barcellona segni a profusione e con la “albiceleste” faccia una grande fatica. Il mondiale scorso è stato un calvario per lui, ed anche nel 2006 andò male (solo un gol nella vendemmiata con la Costa d’Avorio). In Coppa America altrettante delusioni, sia nell’edizione 2007 che in quella attualmente in corso (spero vivamente che la “pulga” possa smentire tutti portando la sua squadra al trionfo). Centodiciannove gol in centosettantasette partite coi “blaugrana”, ma in nazionale questi numeri sono chimere. Non ha al suo fianco gente come Xavi, Iniesta e la perfetta macchina che è diventato il Barcellona, ed evidentemente ciò evidenzia ancora di più che il modo di giocare influenza chiunque.

Ma non è solo guardando i singoli. Nelle ultime due edizioni della Coppa del Mondo solo una squadra sudamericana è arrivata in semifinale: l’Uruguay l’anno scorso, che ha battuto negli ottavi la mediocre Corea del Sud e nei quarti il Ghana (e se Asamoah Gyan non avesse calciato alle stelle il rigore all’ultimo minuto…). Fallimenti totali per Argentina e Brasile. Nel 2006 fuori ai quarti contro Germania e Francia (desolante il gioco carioca) punite poi da noi nella corsa che ha portato Cannavaro ad alzare la coppa, mentre nel 2010 i tedeschi hanno dato una lezione di calcio alla squadra di Maradona, così come è bastata una solida Olanda ed un grande Snejider per mandare a casa Kakà, Robinho, Maicon, Lucio e chi più ne ha più ne metta.

A livello di squadre di club meglio stendere un velo pietoso. L‘Internacional de Porto Alegre, squadra che aveva vinto la Coppa Libertadores e rappresentava il continente al Mondiale per Club è stata eliminata dal Mazembe (probabilmente al posto dell’Inter quel trofeo lo avrebbe vinto anche il Lecce di Gigi De Canio), squadre storiche come il Flamengo sono diventate cliniche di recupero per scarti del nostro campionato (vedi Adriano e Ronaldinho) ed altre addirittra retrocedono per la prima volta nonostante dei presunti supercampioni (Lamela ed il suo River Plate). Ora la attuale Coppa America, che prometteva spettacolo e divertimento. Purtroppo però di quel calcio stellare ci sono rimasti solamente gli spot della televisione satellitare Sky, che pubblicizza il proprio prodotto.

Sarà divertente il “joga bonito“, sarà elettrizzante l’idea di un tridente con Messi, Tevez ed Aguero, sarà anche interessante credere che i campioni del nostro campionato come Cavani e Sanchez possano ripetere le loro gesta in nazionale. Purtroppo però per vincere al giorno d’oggi serve altro. Tutte le squadre hanno disciplina tattica, quindi o entri in campo schierato in maniera seria o le finali dei mondiali le vedrai solo in televisione. Specie se sei in Sudamerica.

 

Addio ad Apertura e Clausura: peccato

In Argentina si sta per arrivare ad una svolta storica per il calcio del paese che ha dato i natali a Diego Armando Maradona, colui che dello sport più seguito del mondo è stato il miglior interprete mai esistito. Dopo quasi mezzo secolo l’Afa (non la calura che a breve ci attanaglierà, ma la Federazione Argentina) ha deciso di ritornare alla formula europea del “torneo lungo”, abbandonando il doppio campionato in una stagione. Per chi non lo sapesse in pratica in Argentina fino a quest’anno si giocavano due campionati, il Torneo di Apertura ed il Torneo di Clausura.

La formula è esattamente la stessa della nostra Serie A, solo che alla fine di quello che da noi sarebbe il girone di andata chi è in testa alla classifica è campione nazionale. C’è poi la fase di mercato, la nuova preparazione e si riparte, con il calendario che rimane uguale (ovviamente si gioca poi a campi invertiti) e così via. Poi dopo il Clausura cambiava il calendario. Si può discutere su questa formula, ma onestamente sembra corretta. Abbiamo spiegato in passato della follia di assegnare un titolo del genere tramite playoff, ma la formula del tutti contro tutti all’italiana è sempre stata la più giusta. Qual’è era il grande vantaggio di tutto ciò? Semplice, la costante alternanza del campione nazionale. Tanto per fare un esempio negli ultimi otto campionati ci sono state otto squadre diverse campioni.

Alcune squadre poi hanno trovato vittorie storiche, come il San Lorenzo del Clausura 2007, oppure il Lanus, che subito dopo ha vinto il primo e finora unico titolo della sua storia. Non si possono però dimenticare i successi del Banfield (anche in questo caso primo titolo della storia per il “Taladro”) e quello dell’Argentinos Juniors dell’ex-giocatore del Napoli (probabilmente i tifosi azzurri si metteranno a ridere ricordandolo) Calderòn. Non mancano campioni illustri come River Plate e Boca Juniors, che poi magari nel torneo successivo arrivano penultimi (senza retrocedere però, perchè in Argentina si usa un curioso metodo che fa andare in Primera Division B le due squadre con il coefficiente punti degli ultimi tre anni più basso).

Ma perchè è più facile avere sorprese in campionati così? Magari perchè i valori alla fine vengono sempre fuori e più lungo è il campionato e più possibilità ci sono che le “big” abbiano la meglio. La preparazione è diversa e lo sprint più breve. Tanto per capirci, anche da noi qualche sorpresa ci sarebbe stata, come la Fiorentina campione nel 1998. Ma venendo a quest’anno sempre per spiegarlo meglio, la classifica sarebbe stata la seguente:

Milan 40
Lazio 34
Napoli 33
Roma 32
Juventus 31
Palermo 31
Inter 29
Udinese 27
Sampdoria 26
Bologna 24
Genoa 23
Cagliari 23
Fiorentina 23
Chievo 22
Parma 22
Catania 21
Cesena 19
Lecce 18
Brescia 15
Bari 14

Dunque sempre Milan in testa, ma Lazio seconda e soprattutto Inter settima. Ora si potrà discutere tanto se sia o meno opportuno, ma in un calcio così caldo ed appassionato come quello argentino onestamente dispiace una decisione del genere. Da un punto di vista sportivo è sicuramente la più corretta, ma quanto ci piaceva vedere Lanus, Banfield ed altri alzare un trofeo perchè in diciannove partite avevano fatto un punto più di Boca o River.

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Day 21 Mondiali di calcio: le magnifiche quattro

Ci siamo. Ecco le semifinaliste. I quarti di finale si concludono con sorprese, delusioni cocenti e certezze sempre più salde. Un minestrone di emozioni degno della Coppa del Mondo. Vediamo come sono andati i quarti.

Olanda-Brasile: la Gazzetta dello Sport il giorno della partita titolava “E il vincitore è…” con la foto di Maicon, visto che tutti gli esperti si dicevano certi della vittoria finale della squadra di Dunga. Gli esperti come sempre, non ci hanno capito nulla. Passa il Brasile con un gol di Robinho, con un lancio di Felipe Melo che taglia in de un’addormentata difesa olandese. Gli “orange” però si riscattano nella ripresa, grazie al Felipe Melo “versione Juventus”. Incredibile e goffissimo autogol su cross di Snejider ed espulsione qualche minuto dopo il vantaggio olandese, messo dentro sempre dall’asso dell’Inter che insacca di testa su azione da corner dopo una “spizzata” si Kuyt. Carioca a casa, processi e lutto nazionale. Eh poverini…! Olanda invece meritatamente avanti.

Ghana-Uruguay: Se in Uruguay qualcuno malato di cuore ha visto la partita…per me ci è rimasto secco. Due gol con due errori dei portieri: il primo è un tiro da distanza siderale di Muntari (neanche angolato) sul quale Muslera (forse impressionato dal fatto che Muntari abbia velleità offensive) non riesce ad arrivare, il secondo è una punizione di Forlan sulla quale Kingson non è impeccabile (ma fino a quel momento era stato più che positivo). Supplementari! All’ultimo secondo…rigore per il Ghana! Espulso Suarez per aver fermato la palla con la mano sulla linea di porta, ma Asamoah Gyan calcia sulla traversa. Si va ai tiri dal dischetto canonici e Muslera si riscatta parandone due. Finisce il sogno africano, continua quello “charrua”.

Germania-Argentina: Piange Buenos Aires, piange anche Napoli. L’idolo Diego Armando Maradona, il più forte giocatore di tutti i tempi, non riesce a vincere il mondiale come allenatore, dopo averne vinto uno praticamente da solo nel 1986. Quattro a zero secco secco, che testimonia la netta superiorità tedesca, contro un’albiceleste fragilissima in difesa e con un portiere che sembra quello del palazzo di Luciano De Crescenzo in “Così parlo Bellavista”. I teutonici giocano di qualità in ogni parte del campo e stravincono meritatamente. Ma il punteggio dice tutto, meglio non infierire sull’Argentina.Germania sempre più sorprendente!

Paraguay-Spagna: Emozioni e rimpianti. L’albirroja che veniva dal girone dell’Italia da molto molto filo da torcere alle “furie rosse”. Nel primo tempo annullato un gol forse regolare a Valdez, nella ripresa doppio rigore fallito! Sbaglia prima Cardozo e poi Xabi Alonso (che deve tirare due volte, perché sulla prima conclusione andata a segno l’area di rigore è affollata come una spiaggia della costiera romagnola ad agosto). A risolvere come sempre ci pensa “El guaje” Villa, che diventa anche capocannoniere del mondiale (chi se l’aspettava? Io! L’ho giocato alla Snai!). Potrebbe essere un segnale, perché solitamente quando la Spagna giocava male perdeva sempre, ora invece riesce ad essere vincente in ogni caso.

Le semifinali sono Olanda-Uruguay e Spagna-Germania! Fate i vostri pronostici!

Day 18 Mondiali di calcio: tutto secondo pronostico

Quello che doveva essere il quarto di finale più scontato si è effettivamente concretizzato. Brasile-Olanda. Gli “orange” regolano per due a uno la Slovacchia, in un match che fa aumentare i rimpianti per i tifosi azzurri. “Ma tanto poi uscivamo con gli olandesi” è una frase che si è sentita spesso ultimamente, ma onestamente non ne sono per niente sicuro. L’Olanda vista ieri non ha certo impressionato, anzi, perfino gli azzurri abulici delle prime partite avrebbero avuto qualche chance (se poi si considera che se fossimo passati avrebbe finalmente giocato anche Quagliarella…). La Slovacchia ha fatto la sua parte, giocando una gara modesta non andando oltre le proprie possibilità. Non avere l’obbligo della vittoria a tutti i costi non ha fatto bene ad Hamsik e compagni, non si è rivisto l’ottimo pressing fatto contro l’Italia e per gli arancioni è stato un gioco da ragazzi. Le due reti poi, sono frutto del gioco all’italiana, con due splendidi contropiedi finalizzati da Robben e Snejider. Bravo Vittek ad accorciare su rigore nel recupero chiudendo con ben quattro reti il suo mondiale.

Il Brasile poco più tardi ne rifila tre al Cile. Buona la squadra messa in campo da Dunga, con spettacolo ma soprattutto concretezza. Luis Fabiano sembra essere tornato ai suoi livelli e Kakà sta migliorando. Per gli andini un mondiale comunque positivo, anche se finisce esattamente come a Francia ’98: fuori agli ottavi contro il team carioca. Sarà un quarto di finale interessantissimo, secondo solo a Germania-Argentina. Il Brasile parte favorito ma se si sentono già in semifinale si sbagliano di grosso. L’Olanda ha comunque le carte in regola per fare un bello sgambetto ai verdeoro.

Day 17 Mondiali di Calcio: vincono gli orrori arbitrali

Due ottavi di finale, entrambi decisi da clamorose sviste arbitrali. Germania-Inghilterra è una sfida storica, che rievoca una marea di ricordi. Ricordate il famoso gol-fantasma di Hurst che decise la finale del 1966? Dopo quarantaquattro anni i tedeschi sono stati risarciti. Ma andiamo con ordine. La difesa inglese balla come non mai e Klose e Podolski la scherzano segnando due reti in pochi minuti (clamorosa quella di Klose, che raccoglie addirittura un rilancio da fondo del portiere). Upson però accorcia le distanze e subito dopo un tiro di Lampard colpisce la traversa e ricade un metro e mezzo oltre la linea di porta: il centrocampista esulta ma poi si accorge che incredibilmente la rete non è stata concessa. Nella ripresa l’Inghilterra si lancia in avanti e viene punita da due contropiedi finalizzati dall’ottimo Mueller. 4-1 ed inglesi a casa.

Anche in Argentina-Messico protagonista assoluta in negativo è la terna arbitrale. I messicani colpiscono una traversa con Salcido e sfiorano il gol con Guardado ma vengono condannati da un incredibile gol in fuorigioco di Tevez. Rosetti si accorge dell’errore rivedendolo sul maxischermo ma ricordandosi l’arrabbiatura di Blatter per l’espulsione di Zidane decide di continuare a sbagliare convalidando la rete. Al Messico crollano i nervi e Osorio regala il raddoppio ad Higuain. Nella ripresa un altro gol (stupendo però) di Tevez e quello di Javier “El chicharito” Hernandez.

Argentina-Germania nei quarti…chi avrà esaurito il credito con la buona sorte??

Mondiali di Calcio: i primi ottavi di finale

Finiscono le partite delle 13.30, niente più pranzi spezzettati o pause folli per seguire partite come Corea del Sud-Grecia. Aumentano le gare giornaliere, sono quattro, perché si giocano due gironi in contemporanea per garantire il regolare svolgimento ed evitare “biscotti”. A proposito di “piccole pasta secche, per lo più dolci, di varia forma, a base di farina, zucchero, grassi, cotte in forno”, quella tra Messico ed Uruguay non c’è stata, anzi. Partita vera quella fra nordamericani e sudamericani! La consapevolezza che evitare l’Argentina agli ottavi non è cosa da poco ha spinto le due squadre ad affrontarsi a viso aperto. Alla fine prevalgono i “charrua” grazie ad un gol di Luis Suarez, il bomber dell’Ajax, ma i messicani recriminano per una clamorosa traversa colpita da Guardado ed una occasionissima fallita da “El maza” Rodriguez. Poco male per “El Tri”, qualificato lo stesso grazie alla differenza reti.

Ma attenzione…non per essere arrivato a pari punti con la Francia, bensì col Sudafrica! Eh si, perché la truppa di Domenech rimedia l’ennesima figura di me….lma, e cede per due a uno. In campo molte riserve, perché i titolari sono in punizione per aver avallato la causa di Anelka. Gourcouff espulso…e tutto allo scatafascio! Nel girone B invece passa come prima l’Argentina (e non c’è di che stupirsi), che rifila un due a zero secco alla modestissima Grecia anche senza molti titolari. Delude Milito, segna addirittura Martin Palermo. Esordisce il palermitano Javier Pastore. Passa anche la Corea del Sud, che impatta 2-2 con la Nigeria ma rischia tantissimo perché Martins si divora un gol fatto e fa sfumare il passaggio del turno per gli africani. Adesso se dovesse uscire anche il Ghana…zero africane agli ottavi!!

I primi due comunque sono Uruguay-Corea del Sud ed Argentina-Messico! Fate i vostri pronostici!!

Day 7 Mondiali di calcio: Que viva Mexico!

Dopo il successo dell’Uruguay sul Sud Africa continua la seconda “ronda” di partite. Nel girone dell’Argentina continua a dettare legge la squadra di Maradona, che seppellisce quattro a uno la Corea del Sud grazie ad una tripletta di Higuain, con Messi che invece rimane ancora a bocca asciutta. La albiceleste adesso si mette in tasca non solo il passaggio ai quarti ma anche il primo posto nel girone (meritatissimo). Nello stesso gruppo invece perde la Nigeria, che va in vantaggio contro la Grecia grazie ad un gol di Uche con la complicità dell’estremo difensore ellenico ma poi perde Kaita per espulsione (molto molto ingenuo) e subisce il ritorno dei greci che prima pareggiano con un tiro di Salpingidis deviato sfortunatamente nella propria porta da Haruna, poi nella ripresa approfittano di un errore del portiere nigeriano Enyeama (fin a quel momento quello che meglio si era disimpegnato nel mondiale) segnando con Torosidis.

Infine nella sfida tra Messico e Francia sono i ragazzi di Javier Aguirre ad avere la meglio, battendo due a zero i transalpini e condannandoli con ogni probabilità all’eliminazione. Vendetta irlandese compiuta, con Domenech che ha fallito completamente e finalmente lascerà il posto a Blanc. Javier “El chicharito” Hernandez e Cuauhtemoc Blanco su rigore regalano una gioia immensa alla truppa azteca che è ad un passo, anzi, a mezzo passo dagli ottavi di finale. Ci sarà un “biscotto” in Uruguay-Messico? Lo scopriremo presto!

Day 2 Mondiali di calcio, Green stoppa l'Inghilterra

Seconda giornata, arriva finalmente la prima vittoria. Vince due a zero la Corea del Sud che mette in evidenza tutti i limiti (e non era facile, visto che sono molti) della Grecia di Rehhagel. Gli ellenici se non si riprendono rischiano seriamente di candidarsi a barzelletta della Coppa del Mondo. Gli asiatici guidati dall’ottimo Park (quello dello United) trovano un successo meritato. Nello stesso girone gioca bene l‘Argentina di Maradona, meritando il successo contro una Nigeria che sebbene chiuda a zero dopo la prima giornata per il bel gioco espresso sembra essere la seconda forza del girone. Bravi gli africani anche se tremendamente evanescenti al momento di concludere. Infine nella prima partita del girone C gli Stati Uniti bloccano l’Inghilterra (per me assieme alla Spagna la favorita numero uno), ma lo fanno grazie ad un clamoroso errore del portiere del West Ham (non più di Zola ormai) Robert Green, che lascia passare un innocuo tiro di Dempsey che impatta la rete iniziale dopo quattro minuti di Lampard. Pensate a quelli che hanno perso una succulenta scommessa alla Snai proprio per colpa di quella rete…a me viene proprio facile pensarci…

Ma è veramente una lotteria?

La Coppa del Mondo è alle porte. La massima competizione calcistica del pianeta sta per cominciare, con trentadue squadre a contendersi l’ambito trofeo. Alcune partite vedono una squadra prevalere nettamente sull’altra, a volte invece l’equilibrio regna sovrano. Quando questo succede dagli ottavi in poi spesso si arriva ai tiri di rigore. Famosissima è la frase “è una lotteria”. Ma è davvero così? Andiamo con ordine.

La paternità dei tiri di rigore non è di facile assegnazione e neanche è da far risalire a troppo tempo fa. Nel 1968 infatti l’Italia superò l’Unione Sovietica nella semifinale dell’Europeo….grazie alla monetina!!! Parità dopo i supplementari…poi…testa o croce! Il giornalista spagnolo Rafael Ballester ebbe per primo l’idea, facendo in modo che il Trofeo Carranza a Cadice (un torneo storico estivo che si gioca in Spagna che le squadre non snobbano come un Trofeo Birra Moretti qualsiasi) si decidesse dal dischetto. La prima proposta ad una federazione di inserirli fu fatta dall’arbitro tedesco Karl Wald, con la federazione che prima la bocciò ma poi diede il benestare. Secondo altri invece fu l’israeliano Yosef Dagan ad inventare il tutto dopo che Israele uscì dalle Olimpiadi sempre per la monetina. Pensate che prima si tiravano cinque consecutivi a squadra, poi nacque l’alternanza. Comunque…ragioniamo in ottica più recente. Non so voi, ma quando nel 2006 affrontavamo in semifinale la Germania io ero terrorizzato dall’idea di andare ai tiri di rigore. Per un semplice fatto.

La Germania è quella che ha la miglior percentuale in assoluto. Eh si, perché dopo aver perso la finale del 1976 contro la Cecoslovacchia (primo trofeo importante in assoluto ad essere assegnato dagli undici metri) i tedeschi non hanno perso mai più. Fra mondiali ed europei…cinque su cinque! Per un totale che si assesta sull’83%. Le altre grandi? Analizziamole sia alla Coppa del Mondo che al trofeo continentale. L’Argentina ha tre su quattro ai mondiali (chi se lo scorda quel maledetto rigore di Donadoni) e due su quattro in Coppa America, più una sconfitta in Confederations Cup per un complessivo 67%. Il Brasile ha un 63%, con due su tre al mondiale (non voglio ricordare quali partite vinse in questo modo, proprio no). La Francia un precisissimo 50%, con due vittorie e due sconfitte a livello mondiale, una ed una a livello europeo. 50% anche per la Spagna, meglio agli europei che ai mondiali però! In Messico…nelle serie minori fanno tirare i rigori in ogni partita indipendentemente dal punteggio per abituare i giocatori alla cosa visto che El Tri ha zero su due ai mondiali e poche vittorie a livello continentale che fanno un modesto 40%. E noi? L’Italia ha il 29%! Dopo aver perso ai rigori nel 1990, 1994 e 1998, finalmente la prima e unica vittoria in finale con la Francia nel 2006. Una sola vittoria anche agli europei. Peggio di noi solo olandesi (20%) con una sola vittoria e gli inglesi (17%) che batterono la Spagna nel 1996 nell’europeo giocato in casa e poi….cinque batoste! Ottime percentuali anche per Stati Uniti (80%, ma non sono mai andati ai rigori in un mondiale quindi è una cifra da prendere con le molle) e Corea del Sud (una vittoria in Coppa del Mondo nel giorno del furto con la Spagna). Adesso capite perché quel gol di Fabio Grosso non ci ha salvato dai rigori ma da una probabile eliminazione?

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]