La miope strategia della Fiat di Marchionne

Il referendum proposto da Marchionne alla sede FIAT di Mirafiori è passato con 2.735 sì contro 2.325 no. Una percentuale del 54,05% di votanti favorevoli, che pare abbiano raggiunto la maggioranza soprattutto grazie al voto degli impiegati. Ma “il discorso sugli impiegati è fin troppo facile – spiega Paolo Griseri su La Repubblica online del 16 gennaio 2011. – Il loro livello di autonomia sul lavoro è molto alto; non fanno i turni, non hanno il problema delle pause, in buon parte fanno parte del sistema gerarchico di controllo aziendale. C’è da stupirsi che ben 20 abbiano votato no. Gli altri 421 hanno detto sì. Ma se si escludono gli impiegati dal conto, la fabbrica è divisa come una mela: 2.315 sì e 2.306 no”.

Appena 9 voti in più per i favorevoli, anche se tra le tute blu della catena di montaggio, laddove il lavoro è più duro, è stato il “no” a prevalere: chiaro indice della preoccupazione degli operai che subiranno le conseguenze di questo nuovo accordo. Sono loro che dovranno far scendere il livello medio di assenteismo sotto il 6% (ora è all’8%), altrimenti da luglio 2011 i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (non oltre i cinque giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte in un anno non gli verrà pagato il primo giorno di malattia. Dal 2012 se l’assenteismo non sarà sceso sotto il 4% i giorni di malattia non pagati saranno invece due. Le ore obbligatorie di straordinario passeranno da 40 a 120 all’anno, con 15 sabati lavorativi, e come già previsto per lo stabilimento di Pomigliano, coloro che non rispetteranno gli impegni assunti con l’accordo rischieranno sanzioni in relazione a contributi sindacali, permessi per direttivi e permessi sindacali aggiuntivi allo Statuto dei Lavoratori (fonte: Il Fatto Quotidiano). E questi sono solo alcuni dei punti inseriti dal referendum…

Oggi Marchionne parla di una “sfida per la nuova Fiat, con stipendi tedeschi e azioni per gli operai”. Resta solo da capire se la sfida di investire nel mercato internazionale dei suv troverà un riscontro positivo nella realtà o si trasformerà nell’ennesima illusione di un’azienda incapace di mettersi davvero in gioco.

Viviamo in una società afflitta dall’inquinamento dell’aria, dalla carenza di parcheggi, dal caro benzina e da una crisi economica che non incentiva particolarmente la vendita di automobili troppo costose. Viviamo in una società in cui il mercato dell’auto si è praticamente saturato, con una media di due macchine per ogni nucleo familiare. Viviamo in una società in cui si parla di auto ibride, elettriche, di riduzione del traffico, di incentivi sui mezzi di trasporto pubblico e car sharing, e tutto ciò che la geniale mente di Marchionne riesce a partorire è un investimento su jeep e suv da vendere oltreoceano?! Più che una sfida questa decisione mi pare una scelta miope, tesa ad assecondare solo il peggio del mercato globale, dove la competizione arriva a mettere in discussione le pause degli operai e i loro giorni di malattia per adeguarsi ai peggiori standard di lavoro e produzione. Un sistema in cui si gioca sempre al ribasso, coi diritti e la qualità della vita, perché tanto a rimetterci sono sempre e soltanto i soliti poveri stronzi…

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Sicurezza stradale e tecnologia

Cari lettori di Camminando Scalzi, quest’oggi vorrei affrontare con voi un tema che dovrebbe stare a cuore un po’ a tutti: la sicurezza stradale. Troppe persone trovano prematuramente la morte sulle nostre strade ogni weekend e non solo. Le cause degli incidenti possono essere le più varie, e possono essere raggruppate in tre distinte categorie: quelle attribuibili al conducente del mezzo, quelle riconducibili a condizioni ambientali e, infine, quelle provocate da guasti di vario genere e natura. Statisticamente a farla da padrona sono sicuramente i primi due ambiti, spesso in combinazione tra loro. Dando per scontato che chi scrive, e la maggior parte dei lettori, siano convinti che nessuno dovrebbe mettersi alla guida di un qualsiasi veicolo a motore in condizioni di grave alterazione psico-fisica, ho provato a pensare come fosse possibile mutuare tecnologie già esistenti – e applicate in altri campi – per incrementare il livello di sicurezza sulle nostre strade. I dispositivi che ho in mente di installare su un’ipotetica auto del futuro sono tutti già pronti e ben affermati, per cui sembra proprio che l’unico deterrente contro il loro utilizzo in ambito automobilistico sia il loro costo.

PASSIVO O ATTIVO?

Il campo da cui attingere a piene mani riguardo le innovazioni da introdurre in campo automobilistico è sicuramente quello aereonautico: la qualità costruttiva dei moderni aereoplani è fuori discussione, così come la loro dotazione di sistemi tecnologici all’avanguardia. La sicurezza passiva è quella che vi permette di sopravvivere dopo essservi schiantati a 140 all’ora contro un muro in cemento armato: scocche rinforzate in titanio, airbag, parabrezza in plexiglass non frantumabile, sono tutti accorgimenti che hanno come scopo il cercare di limitare il più possibile i danni. Certo, sarebbe meglio non andarsi a schiantare contro quel maledetto muro, ed è qui che entrano in gioco i sistemi di sicurezza attiva, che in parte già ritroviamo sulle auto moderne: controllo elettronico della stabilità, ABS, mappature delle centraline elettroniche variabili sono dispositivi già ampiamente collaudati e presenti sui nostri veicoli, che tuttavia concentrano la loro azione esclusivamente sull’analisi della risposta del veicolo al fondo stradale, senza sapere effettivamente quel che sta succedendo al di fuori della macchina. Pare quindi che la prima mossa da fare sia intervenire sulla “consapevolezza” che il mezzo ha dell’ambiente che lo circonda, dotandolo di nuovi occhi e nuove orecchie elettroniche.

PRECISIONE AL MILLIMETRO

Il radar è un invenzione che oramai ha superato i 60 anni di età: nato durante la seconda guerra mondiale come mezzo per individuare le formazioni di bombardieri nemici, oggi è lo strumento principe per quanto riguarda la navigazione aeronavale. Il RAdio Detection And Ranging basa il proprio funzionamento su un emettitore di onde radio (o microonde) e su un antenna per la ricezione delle stesse. Solitamente ricevitore ed emettitore sono posti nella medesima posizione, in maniera tale da compattare il tutto per un’eventuale installazione a bordo di veicoli.
Quando le onde trasmesse colpiscono un oggetto, vengono riflesse in tutte le direzioni. Il segnale viene quindi in parte reirradiato anche indietro, verso la direzione di provenienza, e misurando il delay temporale tra emissione e ricezione è possibile stabilire la distanza che ci separa dall’oggetto rilevato. Grazie all’effetto doppler (ovvero il leggero spostamento in frequenza nell’onda causato dal moto relativo tra sorgente e ricevitore) è possibile inoltre misurare anche la velocità di tale oggetto. I radar hanno raggiunto oramai capacità tali da poter disegnare in tempo reale una mappa ambientale di ciò che ci circonda praticamente in tempo reale, con precisione nell’ordine del millimetro. Capite bene che avere a disposizione un sistema di rilevamento praticamente insensibile alle condizioni di visibilità più o meno buone che siamo abituati ad affrontare è un grosso passo avanti per evitare incidenti dovuti alla pioggia battente, alla nebbia o a quant’altro vi impedisca di vedere bene dove state andando.

VEDERCI AL BUIO

Chiunque guidi da un po’ di tempo, sa perfettamente quanto drasticamente cali la visibilità di notte, soprattutto per chi, come il sottoscritto, porta gli occhiali. I fari fanno il loro dovere fino a un certo punto, dato che per evitare di bruciare la retina a chi ci precede o incrocia, essi sono studiati in maniera tale da non estendersi oltre 25 / 30 metri dalla vettura. Oltretutto in caso di nevicata molto fitta o nebbia, l’uso dei fari può addirittura rivelarsi controproducente, dato che entrambi questi fenomeni atmosferici tendono a riflettere la luce piuttosto efficacemente.
Da tempo oramai in ambito militare si utilizzano sistemi di visione notturna che tralasciano la parte di illuminazione nell’ottico per concentrarsi sull’intensificazione della luce che già c’è nell’ambiente, o utilizzano fasci di raggi infrarossi per illuminare l’ambiente circostante. Oltre a garantire una visione chiara e pulita dell’ambiente circostante anche in totale assenza di luce visibile, i visori che combinano questo tipo di tecnologia possono essere studiati in maniera tale da adattarsi continuamente alle condizini ambientali. In questo modo forti e improvvise sorgenti di luce che dovessere comparire nel campo visivo verrebbero automaticamente attenuate, scongiurando il rischio di venirne abbagliati.

A TESTA ALTA

Certo, tutte queste informazioni aggiuntive messe a disposizione dai nuovi dispositivi sarebbero inutili, se non le si potessero trasmettere al guidatore in maniera adeguata. Rappresenterebbero addirittura un rischio aggiuntivo, dato che per accedervi il conducende dovrebbe distogliere lo sguardo dalla strada. Insomma avere schermo radar, telecamera per la visione notturna, GPS e quant’altro ognuno con il suo bel display, alla fine dei conti sarebbe decisamente poco pratico. Questo è quello che devono aver pensato anche i progettisti dei primi aviogetti militari, quando si resero conto che forse non era il caso di far distogliere troppo lo sguardo dei piloti dal vetro anteriore mentre volavano a più di 900 km/h. È così che nacque l’HUD, acronimo di Head Up Display. In pratica si tratta di un visore a proiezione olografica completamente trasparente, sul quale vengono visualizzate informazioni come velocità, orientamento dell’aereo rotta, bersagli inquadrati dal radar e così via: sebbene la strumentazione di un aereo moderno sia ricca di lancette, quadranti e affini, le informazioni proiettate sull’HUD sono più che sufficienti a far volare (e soprattutto, combattere) l’aereo. Ora, provate a immaginare un parabrezza anteriore in cui venga integrato un sistema di questo tipo, collegato a tutti i dispositivi che ho elencato prima, e in grado quindi di avvisarvi di eventuali ostacoli evidenziandoli direttamente davanti ai vostri occhi, piuttosto che di colorare di rosso la strada da percorrere secondo il vostro GPS e via di questo passo. Insomma sarete consapevoli di ogni aspetto riguardante la guida senza mai dover togliere gli occhi dalla strada, che vi apparirà più chiara che mai. E se qualcuno vi sorpassa in curva sulla destra a 180, potete comodamente agganciarlo con il vostro radar, lanciare un simpaticissimo missile terra-terra e godervi in tempo reale la deflagrazione ben contornata dal vostro display a proiezione!

GLI AUTOMATISMI DEL CASO

Infine, volevo porre la vostra attenzione su un aspetto che esula un po’ dalle tecnologie che vi ho esposto sino ad ora. Sì, perchè, per quanto efficaci, oltre al loro costo economico c’è da considerare anche le loro richieste energetiche, che le attuali batterie di automobile non sono minimamente in grado di soddisfare. Al di là dell’applicabilità futura di quel di cui abbiamo finora discusso, tutti questi sistemi partono dal presupposto che il conducente sia pienamente in grado di intendere e di volere, se non altro per essere in grado di comprendere ciò che il mezzo sta cercando di dirgli. Tuttavia ci sono casi in cui, vuoi per malessere fisico, vuoi per abuso di sostanza psicotrope, vuoi per botte di sonno, il conducente perde il controllo della vettura. Insomma, se vi addormentate al volante e sterzate di colpo, non speriate che il sistema elettronico di stabilità vi tenga dritti in strada… Eppure, lo si potrebbe fare. Accelerometri che misurino eventuali sterzate troppo brusche e pericolose e le blocchino sul nascere (anche qui, l’aeronautica fa da precursore, con i limitatori di accelerazione g studiati per evitare di far svenire i piloti che manovrano duro), sensori di prossimità per rilevare auto e ostacoli nelle immediate vicinanze, collegate ad un sistema di frenatura automatica, che intervenga nel caso di “inchiodata” di quello che vi precede e così via, sono cose tutto sommato economiche da implementare che, se studiate con un minimo di intelligenza e praticità, possono davvero salvare delle vite. E soprattutto, un’ultima cosa: se il limite massimo di velocità è 130 all’ora, perchè costruire macchine che superano ABBONDANTEMENTE questo valore? Ad postera…