Crisi, la fine è ancora lontana

In piena campagna elettorale, la parola che ricorre maggiormente tra i politici italiani è “crisi”. C’è chi sostiene che la parte più dura della crisi sia terminata e chi afferma che, invece, nel 2013 la situazione economica sarà ancora più difficile di quella del 2012. Insomma, ognuno cerca di spiegare al popolo italiano come vivrà nel 2013.

Secondo un rapporto della Cgia (l’associazione artigiani delle piccole imprese) di Mestre, la crisi è tutt’altro che terminata. Il 2013 sarà un anno record: si pagheranno 14,7 miliardi in più,  che  si tradurranno in un nuovo salasso di 585 euro per ciascuna famiglia. Il carico fiscale si attesterà al 45,1% del prodotto lordo, lo 0,2% in meno rispetto alle previsioni elaborate dal governo nel Documento di Economia e Finanza nel settembre scorso.Continua a leggere…

Se in Grecia si abbandonano i bambini

Anna, la mamma non ti verrà a prendere stasera. Non ho più soldi. Scusa. La tua mamma”. Questo biglietto è stato trovato in una scuola di Atene. Il personale della scuola dice che non è un caso isolato. La Grecia sta affondando nell’incubo della miseria più nera, dove si ritrovano persone che fino a ieri conducevano una vita normale, andavano al lavoro, accudivano i figli e ora si ritrovano senza niente, abbandonate a loro stesse, senza alcuna rete di protezione sociale ed economica. “Ogni notte piango da sola a casa. Ma cosa posso fare? Non ho sceltaracconta alla BBC un’altra madre che ha deciso di abbandonare il figlio.

Le domande che ci assalgono sono molte: com’è possibile che questo avvenga in quell’Europa nata per garantire i diritti fondamentali ai propri cittadini? Quali colpe hanno le giovani generazioni greche, tali da dover essere pagate con lo sfascio delle proprie vite e dei propri affetti più cari? Come è possibile che la politica europea possa cinicamente calcolare i doveri finanziari di un paese senza garantire la possibilità di sopravvivenza dei suoi cittadini? Quale morbo si è impadronito delle menti e dei cuori di chi ha le responsabilità politiche ed economiche di trovare una via d’uscita da una crisi che, prima che economica, è morale e di giustizia? È vero, la Grecia ha fatto molti errori negli ultimi decenni. La sua classe politica ha mentito, non ha pensato all’interesse generale ma ai propri interessi particolari. Questo vale anche per l’Italia e gli altri paesi che hanno vissuto sperperando e non creando quei meccanismi sociali e istituzionali capaci di garantire la sostenibilità, economica e sociale, del proprio sistema. Ma è proprio vero che ognuno ha la classe politica che si merita? E chi può tirarsi fuori dalle responsabilità? Dove era l’Europa quando queste politiche scellerate venivano attuate? E ancora: quale responsabilità è così grande da dover essere pagata con il sangue e gli affetti di vite spezzate, abbandonate, emarginate?

Le responsabilità e le relative sanzioni, in un mondo giusto, dovrebbero essere commisurate ai reati commessi. Ora, la mamma di Anna quale enorme colpa ha per essere costretta a scrivere quel terribile biglietto? Quale potere aveva a disposizione per impedire che ciò che è avvenuto non avvenisse? Se nemmeno l’enorme apparato europeo né il sistema finanziario e bancario internazionale sono stati capaci di capire e prevenire ciò che stava accadendo in Grecia, come è possibile che la madre di Anna sia in qualche modo responsabile? Di domande come queste potremmo continuare a porne ancora molte. Resta il fatto che questa crisi ha mostrato tutti i limiti e tutta la falsità delle grandi retoriche solidaristiche che mascheravano i veri interessi della costruzione europea. Diciamo la verità, è facile stare insieme quando c’è da dividere qualcosa, più difficile quando c’è da rinunciare a una parte del proprio benessere e dei prori privilegi.

Una cosa è certa, nessun ideale più o meno nobile, nessuna moneta o mercato, nessun debito privato o pubblico, può pretendere di essere servito con la vita delle persone, dei bambini, delle madri. Non c’è colpa tanto grande. L’unica cosa per cui vale la pena difendere un sistema è la sua capacità di garantire la giustizia sociale e la dignità di tutti i suoi componenti. Altrimenti, si chiami Democrazia, Europa o Stato, tale sistema non ha ragioni morali per esistere.

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Il silenzio dei conniventi e l’ambiguità del signor Bersani

C’è un piccolo feudo in Italia che nessun cittadino ha mai raggiunto, un regno lontano localizzato probabilmente nel Lazio ma che nessun abitante della penisola è ancora riuscito a vedere.  I cortigiani non amano essere disturbati mentre si concedono qualche pisolino oppure criticano i prezzi della mensa, troppo alti in questo periodo. Soprattutto non vogliono essere disturbati dal volgo villano, sempre ad avanzare pretese spudorate, come l’ici sui beni della chiesa, la vendita dei cacciabombardieri, una più elevata tassazione dei capitali scudati, la sovranità monetaria. Che follia, se si liberassero dei loro aerei e dei missili, come farebbero i cortigiani ad esportare la democrazia? Se tassassero la chiesa cosa accadrebbe al consenso? La lotta agli evasori, dite? Non scherzate, suvvia.

I signori della corte hanno imparato che per ammansire il popolo imbizzarrito è sufficiente osservare alcune semplici regole. Basta dividersi in squadre, convincere i cittadini che c’è un cortigiano di destra e uno di sinistra, uno egualitarista e l’altro liberale, stuzzicare il loro senso di appartenenza a un gruppo, il loro bisogno di protezione, associare all’immagine dello stato quella di un genitore benigno proteso alla cura dei propri figli, alimentare il loro patriottismo con una retorica sobria ricca di metafore inquietanti, catapultando i plebei da uno stato d’animo all’altro, rassicurandoli nel momento in cui sono convinti di essere prossimi alla catastrofe. A quel punto il popolo sarà ben fiero di credere che ci sono due schieramenti che si affannano per tutelarlo e sceglierà di pagare la crisi, lo considererà quasi un piccolo intervento a tutela dei bravi signori che gli garantiscono piccoli servizi come una sanità scadente, una giustizia scevra di mezzi  e un’istruzione pubblica mediocre, ottima, tra l’altro, per formare gli schiavi del domani.

I signori dispongono anche di vari ambasciatori, i quali offrono spesso al feudatario e ai suoi funzionari un’occasione per esporsi al pubblico. Ovviamente costoro non devono porre domande scomode ma risultare accomodanti, aiutando il signore della corte a promuovere la propria immagine presso i ceti bassi.

Avete capito di quale corte stiamo parlando?
La corte della politica, proprio così.

Un universo isolato, sempre precluso in qualche modo ai comuni cittadini, all’esterno del quale, tuttavia, trapelavano fino a pochi mesi fa alcune informazioni dovute a due fondamentali ragioni. L’intervento dei giornalisti e il presunto dissidio epocale tra destra e sinistra. Così, quando c’era da denunciare le intese fraudolente dei politici di sinistra intervenivano quelli di destra e viceversa. A volte si poteva addirittura leggere queste notizie sui giornali (ma non sempre, eh? Non dimentichiamo che secondo un rapporto della Freedom House del 2010 l’Italia rientra tra le nazioni “parzialmente” libere). Cos’è accaduto allora? Perché non dovremmo essere più sicuri della nostra “parziale” libertà? Semplice, la risposta è il governo Monti, il governo di larghe intese, di concordia nazionale, il governo riuscito nella titanica impresa di portare Bersani alla maggioranza.

Proprio pochi giorni fa è stata finalmente presentata la manovra che dovrebbe condurre l’Italia fuori dalla crisi (In realtà sappiamo benissimo che finché non torneremo sovrani della nostra moneta non faremo altro che indebitarci anno dopo anno fino all’implosione dell’euro). Una soluzione ritenuta talmente deludente che per alcuni politici tacere si è rivelato impossibile, soprattutto per non incorrere nella furia degli elettori. Si è infatti presentato subito un piccolo problema:  la manovra non convince, o meglio, convince solo istituti di credito e proprietari di yacht club. Al di là della totale assenza di quei provvedimenti chiesti a gran voce da quel ceto medio ormai ridotto all’osso, vanno infatti segnalate una ridicola tassazione dei capitali scudati dell’1,5% (la riscossione, tra l’altro, secondo il Servizio studi del dipartimento Bilancio alla camera, potrebbe non trovare applicazione qualora il patrimonio del contribuente scudato sia stato investito in altre attività [fonte]) e un provvedimento che riduce il limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1000 euro, contrastando l’uso del contante. Un’analisi attenta della misura alimenta, tuttavia, non pochi dubbi, anche perché sembra che vada a nuocere più al dottore che non rilascia la fattura che alle grandi società per azioni con i conti alle Cayman. I maligni potrebbero pensare che la decisione rientri in un quadro generale di eliminazione del contante, atto sia a diffondere l’utilizzo della moneta elettronica (per consentire alle banche di risparmiare persino sulla stampa di quelle banconote), il cui valore intrinseco è pari a quello della carta igienica, ma che vengono addebitate allo stato al loro valore nominale, sia a semplificare un’operazione di commercializzazione di determinati prodotti in seguito a un’analisi delle operazioni di acquisto dei consumatori. Ogni operazione eseguita per via telematica infatti, può sempre essere memorizzata, salvata e utilizzata per formulare, ad esempio, statistiche su tendenze d’acquisto dei cittadini.

In ogni caso non è tanto la manovra che si intende criticare in questo articolo, quanto l’atteggiamento dei politici in merito alle profonde critiche di cui la stessa è stata oggetto. Ancora una volta le ex-opposizioni hanno manifestato un dissenso dai toni pacati, puramente fittizio. Se, infatti, i sindacati stanno già pianificando una risposta decisa a tutela dei pensionati e delle altre categorie sociali, non è ben chiaro il ruolo che intenda assumere il partito democratico, da sempre presentato come medicina al virus “Berlusconi” (come se non fosse solo un sintomo di ben altro problema), e dalla nomina del governo tecnico in evidente stato confusionale. Non si spiegherebbero in altri modi le controverse affermazioni degli ultimi giorni del segretario Pierluigi Bersani.

Ci riferiamo a quelle sul governo, come:
Non bisogna condizionare il governo sulla tutela dei poteri forti, andremo nei guai” (fonte) del 30 Novembre 2011.

E a quelle sulla manovra:

Potrete ben sapere che dal mio punto di vista si poteva fare qualcosina in piu, Però bisogna anche dire che qualche passo significativo si è fatto” (fonte)

“Condividiamo la filosofia della riforma del piano pensionistico. Però l’approccio a questa riforma deve essere meno duro” (fonte)

“Confermiamo che siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, ma abbiamo detto anche con nettezza che cosa faremmo noi e che cosa chiediamo che si faccia ancora” (fonte)

“Confermiamo! Però…”

“Condividiamo! Però…”

Insomma, al PD questa manovra non piace ma la voterà per senso di responsabilità.  E potremmo fermarci qui nonostante questa linea d’azione assuma le connotazioni di una lieve paraculata. Il problema è che qualcuno dei dubbi in merito all’argomento vuole sollevarli. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ufficiosamente costretto a far parte di questo governo, ha infatti avanzato, come molti altri cittadini, delle proposte differenti, evidenziando il vuoto di equità rappresentato da questo ennesimo schiaffo agli italiani meno abbienti.

Non si capisce quindi come mai il segretario del PD, a sua volta titubante, abbia deciso di minacciare quello che ufficialmente è ancora un alleato, addirittura accusandolo di voler “vincere sulle macerie del paese”. Che Bersani stia pensando ad altro? Che questo governo-pasticcio abbia risvegliato antiche passioni PD-UDC?
Le statistiche darebbero vincente una coalizione PD-IDV-SEL ma davanti a un così palese tradimento come reagiranno gli elettori del PD? Dobbiamo prepararci al quinto governo Berlusconi? Al secondo governo Monti? Per ora sappiamo solo che l’Italia in questo esatto momento ha tre problemi:

1) la sovranità monetaria, ancora in mano alle banche;

2) una dipendenza dai mercati e dalle borse che dovrebbe ispirare qualche domanda seria sul concetto di democrazia nei paesi dell’Unione Europea;

3) la spaventosa promiscuità politica alla base di questa nuova tecnocrazia sobria, le cui “nuove” alleanze potrebbero costare ai cittadini l’approvazione di qualsiasi legge promossa come anti-crisi.

A costo di esser tacciati di qualunquismo, bisogna dire che mai come in questo periodo i nostri politici-cortigiani sono sembrati vassalli dei banchieri; soprattutto, mai Bersani è stato più “responsabile” di uno Scilipoti.

Crisi economica: capitolo USA

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Un nuovo autore per Camminando Scalzi.it


Scrive oggi per noi Marco Vercesi, per gli amici “Verce”. Marco si definisce un deluso studente di economia con la passione dei viaggi e della geopolitica. Ha scritto per la blogzine un interessantissimo articolo sulla crisi economica mondiale. Buona lettura.”[/stextbox]

Premessa: i mutui sub-prime sono prodotti della tecno-finanza, così in voga negli ultimi anni. Sono mutui concessi a persone la cui condizione economica fragile non permette di accedere al mercato dei mutui prime. I sub-prime spesso coprivano l’intero valore dell’abitazione che si voleva acquistare e i compratori li hanno sottoscritti credendo ciecamente in una illimitata crescita di valore del mercato dell’ immobiliare. Con le vendita dei sub-prime le banche hanno realizzato utili senza precedenti e i grandi managers hanno incassato stipendi da favola. Per mezzo di regole contabili fosche i rischi connessi ai suddetti mutui non figuravano nei bilanci legali anzi spesso e volentieri il rischio stesso veniva scaricato su terzi mediante il processo della cartolarizzazione. I mutui tossici venivano “scomposti” e rivenduti in pacchetti finanziari formati da una pluralità di prodotti finanziari di diverso genere. Per un po’ di tempo tutto è filato liscio poi, come sempre succede quando i valori in campo sono alterati, il meccanismo si è inceppato.

Crisi-USA-1L’incredibile progresso economico degli Stati Uniti nell’ultimo decennio era eretto su una bolla finanziaria. Quando nel 2007 il mercato dei derivati sub-prime è esploso i nodi sono venuti al pettine colpendo duramente la finanza e l’economia reale. Nel modello economico corrente, soprattutto nei Paesi occidentali, la finanza ha “sostituito” l’economia con tutte le conseguenze del caso. Per rendere più chiaro il concetto ecco un esempio: il Pil mondiale nel 2008 era di circa 45.000 miliardi di dollari mentre il valore dei derivati in circolazione ammontava a più di 900.000 miliardi di dollari (fonte International Swaps and Derivatives Association). Mentre l’economia reale produce beni e servizi misurabili e verificabili la finanza “gioca” con il denaro. Come mai il prezzo dell’oro continua a crescere? Proprio perché gli investitori preferiscono comprare un bene tangibile piuttosto che azioni o obbligazioni dal dubbio valore. Negli ultimi tre-quattro decenni vi è stata una forte deregulation nel settore finanziario, basti pensare alle banche di investimento americane che godevano di una libertà di azione pressoché illimitata. Uso il passato perchè in seguito alla crisi i suddetti colossi finanziari hanno deciso di trasformarsi in banche commerciali, ovvero in istituti che, oltre ad operare nella negoziazione di titoli per proprio conto o per conto dei clienti, utilizzano le somme avute in deposito per effettuare prestiti. La crisi è scoppiata al termine di una “epoca” di tassi di interesse bassi , credito facile e speculazione finanziaria. Quello che un tempo veniva considerato il guru dell’economia monetaria, Alan Greenspan oggi viene additato come uno dei maggiori colpevoli del crack. Il suo successore alla presidenza della FED Ben Bernanke si è ritrovato tra le mani la patata bollente e con lui il nuovo governo degli Stati Uniti guidato dal primo presidente nero Barak Obama. Bernanke non ha potuto far altro che abbassare ulteriormente il costo del denaro – prossimo allo 0% – in un momento nel quale le imprese avevano disperato bisogno di una boccata di nuovo credito.

Ben Bernanke
Ben Bernanke

L’enorme debito pubblico e privato degli USA, cresciuto a dismisura in seguito agli imponenti e inevitabili aiuti statali elargiti alla agonizzante economia di mercato,  unito ai bassi tassi di interesse ha causato una pesante svalutazione del dollaro. Se nel lungo periodo gli esperti temono il verificarsi di una nociva iper-inflazione, il rischio nel breve periodo è proprio l’opposto ovvero la deflazione, non meno dannosa dell’inflazione. L’iper-inflazione verrà evitata fino a quando gli USA riusciranno a esportare l’inflazione interna scaricandola sul resto del mondo. Come tutti sanno il dollaro è la valuta che regola le transazioni mondiali –  la materia prima per eccellenza il petrolio si paga in dollari – e fino a quando le cose resteranno così l’inflazione USA sarà sotto controllo. Tuttavia il biglietto verde debole ben presto rappresenterà un grosso problema per tutte quelle nazioni, Cina e Giappone in primis, che detengono enormi  riserve  in dollari o che finanziano il debito americano attraverso l’acquisto di bond del tesoro. Per le suddette nazioni la svalutazione del biglietto verde rappresenta una perdita economica significativa. Proprio per questa ragione i Paesi del BRIC – Brasile, Russia, India, Cina – hanno cominciato a parlare di una possibile sostituzione del dollaro come moneta globale in favore di un paniere di altre valute tra le quali euro, yen, renminbi. Il cambiamento, se avverrà, sarà lento e progressivo poiché potrebbe generare gravissimi squilibri economici globali. La verità è che il mondo ha ancora bisogno di una America forte. La miracolosa crescita del PIL della Cina, ormai affermatasi come seconda potenza mondiale, poggia/poggiava in larga parte sulla esportazione di prodotti cinesi negli USA. Lo stesso PIL americano era costituito per il 70% dai consumi interni ma la crisi ha rovesciato le carte in tavola. In soli tre anni la percentuale del reddito destinata al risparmio è cresciuta dall’1% al 7% causando un ovvio calo dei consumi. In un Paese la cui crescita economica era determinata principalmente dai consumi del mercato interno come potrà esserci una ripresa dell’economia? Gli USA saranno costretti a rivedere il proprio modello di sviluppo ma soprattutto dovranno ricominciare a produrre beni e servizi perché  “di sola finanza non si può vivere”, certamente non in salute. Nel frattempo la disoccupazione cresce, l’immobiliare residenziale perde valore, l’immobiliare commerciale mostra andamenti incerti, migliaia di piccole-medio imprese dichiarano la bancarotta e 115 banche sono fallite una delle quali era il colosso degli investimenti Lehman Brothers. Dunque come si può spiegare il sorprendente rally al rialzo delle borse americane? Si tratta quasi certamente di una nuova bolla destinata, come tutte le altre, a sgonfiarsi. L’anomalia finirà visto che non può esserci crescita finanziaria senza crescita economica.

Nessuno può prevedere cosa succederà negli anni a venire. Alcuni già parlano di ripresa, taluni prospettano una crisi a W, i più pessimisti paventano una crisi a L. Per quanto mi riguarda penso che gli anni difficili non siano affatto finiti per il semplice fatto che nessuna autorità, nazionale o internazionale, ha preso provvedimenti concreti – regole, regolamenti, misure di controllo – per evitare che si verifichino nuove crisi in futuro.

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]La vignetta di oggi è disegnata da Leo Lazzara, autore del famoso fumetto online Eclip3s, web-comic che potremmo definire “divino”… visti i protagonisti! Lo trovate all’indirizzo http://eclips3s.splinder.com[/stextbox]

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