Nessuno è perfetto

Finite le elezioni e consegnato all’Italia l’ennesimo risultato inconcludente (grazie Porcellum), è iniziato l’insostenibile balletto delle alleanze, delle strategie, delle tattiche per riuscire a creare un esecutivo che abbia una qualche parvenza di solidità.

Rispetto al solito, però, come ormai tutti sappiamo, è arrivato il terzo incomodo, il “Movimento 5 Stelle”, che ha preso il suo bel carico di voti (un quarto degli elettori), e si siederà finalmente in Parlamento. Glissando per un attimo sulle varie polemiche sollevate in questi giorni riguardo il vago programma – dove si dicono tante cose belle, ma non il “come” – e al tira e molla con il PD per decidere se appoggiare, in un modo o nell’altro, una coalizione “allargata”, lanciamoci a bomba sull’atteggiamento del M5S post-voto.

Dopo aver ottenuto un risultato assolutamente straordinario per un partito nato solo qualche anno fa, il M5S attraverso il suo “portavoce” Beppe Grillo (non è un leader, mi raccomando, è il PORTAVOCE) fa sapere all’Italia che non ci sarà nessuna alleanza, nessun “inciucio”, niente di niente. O si fa quello che dice lui -pardon il Movimento – oppure niet, non c’è modo di trovare un accordo. Sebbene lo sgangherato PD si sia quantomeno mosso nella direzione degli stellati, introducendo gli ormai famigerati otto punti, e invitando i ragazzi giovani/preparati/faccenuove/chipiùnehapiùnemetta a realizzare qualcosa che sia presente nel loro programma, il muro eretto dai Grillini pare assolutamente invalicabile.Continua a leggere…

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Nella piccola politica (a volte) c’è il vino buono

La cronaca giudiziaria delle ultime settimane è costellata di scandali e inchieste i cui protagonisti diretti sono proprio i politici, la cosiddetta classe dirigente italiana. Diventa veramente difficile ignorare il sentiero del qualunquismo, della retorica del “sono tutti uguali” e “meglio non votare” quando a distanza di pochi mesi ben due tesorieri sono stati accusati di gestione criminosa dei fondi destinati ai rispettivi partiti.

Che siano cene a base di pesce, soggiorni in hotel lussuosi o qualifiche in diplomifici privati di area inglese il problema rimane. La politica, forse, non è mai stata così torbida. Come se non bastasse ciò a sminuire le istituzioni italiane, diversi programmi televisivi continuano a esaminare deputati e senatori, interrogandoli su temi di strettissima attualità o cultura generale. Il quadro che emerge è allucinante. Dalle inchieste della “iena” Sabrina Nobile, per esempio, si evince che non solo alcuni politici non riescono a menzionare almeno un’opera di Shakespeare (es.: Romeo e Giulietta), ma utilizzano spesso termini del lessico politico ed economico di cui ignorano completamente il significato, come rating, spread, deficit e inflazione. Persino la TAV, di cui tanto si è dibattuto, diventa un elemento alieno.

Qual è allora la soluzione a questo distacco tra ceto di governo e società civile? Di sicuro, a dispetto di quanto molti prescrivono, non questo governo tecnico che si segnala più per le scelte inique in nome del divino Spread, che per la compostezza e sobrietà dei suoi rappresentanti. Il partito-non partito di Beppe Grillo, allora? Lo scopriremo solo nel 2013. È certo, però, che se esiste una grande politica con tutte le sue delusioni, vi sono anche piccole realtà locali, teatri di storie in cui è la buona politica a trionfare.

Sì, perché se a candidarsi a sindaco ultimamente sono anche pornostar e scrittori di romanzi per adolescenti, c’è ancora chi sceglie il percorso dell’amministrazione pubblica per senso di civiltà e voglia di cambiare.

È il caso di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monstarace, eletta in una coalizione di centrosinistra in un paese in provincia di Reggio Calabria. Un racconto già sentito il suo: quello di centinaia di amministratori che si ritrovano a fronteggiare la minaccia incombente della criminalità organizzata. La donna aveva rinunciato alla propria carica in seguito allo stillicidio di intimidazioni ricevute. Nel giugno del 2011 la sua farmacia era stata incendiata e la famiglia era riuscita a salvarsi appena in tempo dalle fiamme. Ma il colpo di grazia era stato inferto il 29 marzo, quando la donna aveva trovato la propria macchina crivellata di colpi di pistola. Era stato troppo, persino per lei. Aveva rassegnato le dimissioni: ”mollo perché non sono nelle condizioni di svolgere la mia funzione di primo cittadino”, aveva dichiarato, ”non solo e non tanto per le minacce e le intimidazioni, ma perché non ho gli strumenti per realizzare ciò che avevo in mente”.
A nulla era valsa la fiaccolata dei concittadini, affamati di legalità almeno quanto lei.

Come provare a combattere il senso di impotenza che attanaglia chi si trova ad affrontare un simile cancro della società a mani nude? Dovrebbe essere la grande politica a soccorrere la piccola, fornendole gli strumenti per districarsi nella melma della corruzione e delinquenza italiana. La soluzione non è “non votare” come molti sostengono ma “votare consapevolmente”. Informarsi, documentarsi, conoscere i programmi e valorizzare la possibilità di decidere. Abbiamo perso tanti diritti ma non quello di scegliere i nostri rappresentanti. È importante arrivare alle elezioni del 2013 con la consapevolezza che la democrazia non si scambia, non si vende. Che un governo tecnico, imposto dai mercati, può costituire solo una fase provvisoria e che un organismo sovranazionale non può arrogarsi il diritto di anteporre le proprie necessità a quelle dei diversi stati. La politica pulita esiste. Forse la crisi ci renderà poveri ma non disumani.

Pochi giorni fa la Lanzetta ha ritirato le proprie dimissioni, con riserva. Ed è bello. È bello sapere che per ogni dura e pura Rosi Mauro, (ex) Lega Nord, c’è una Maria Carmela Lanzetta. A Monstarace in provincia di Reggio Calabria.

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Toccherà tifare la Confindustria…

A mandar via il mangiatore di ghiande seduto alla presidenza del consiglio ci hanno provato in tanti: magistrati, comici, politici più comici dei comici, donne i cui figli non avranno mai la certezza di chi sia il loro babbo, e persino sua moglie. Non ricordo neanche più quante volte mi sono fregato le mani pensando “E’ fatta! Stavolta se lo inchiappettano senza preliminari”.

Che questa sia la volta buona? Incrociando le dita mentre strofiniamo ferro e ci tocchiamo i santissimi, vediamo di fare una seria analisi macro economica del nostro paese:
– Si mormora che nel 1929 avessero già paura della crisi finanziaria odierna;
– L’unica possibilità che un giovane ha di trovare lavoro è di essere assunto all’ufficio di collocamento;
– Il debito pubblico italiano è rappresentabile solo in notazione esponenziale;
– Chi si dovrebbe comprare il nostro debito viene apostrofato come “Culona Intrombabile”;

In questo scenario beh… in un paese democratico basterebbe a costringere il suo presidente alle dimissioni, in un paese meno democratico lo spingerebbe al patibolo, e anche in una fellatiocrazia come la nostra qualche onda di malcontento più grossa delle altre te la aspetti. Non proprio.

Neanche il famigerato articolo 8 è stato capace di riunire la protesta di tutti i sindacati, che rimangono divisi. Il Cozza Day di Grillo non è riuscito a calamitare l’attenzione dei media (fin qui tutto normale), ma francamente neppure della rete, e si è trasformata in una pizza frutti di mare. Le ultime manifestazioni del popolo viola fuori dal palazzo di Montecitorio sono stati dei fiaschi clamorosi. Nei movimenti c’è qualcosa che sembra si sia rotto insieme alle palle dei cittadini, che appaiono immobili, forse confidando che la natura sia ormai prossima a risolvere da sé il problema di un 75enne che non vuole andare in pensione.

Sembra invece che le bordate più forti stiano arrivando da chi meno te l’aspetti, e forse per questo fanno più male delle altre. I cattolici, che un tempo contestualizzavano le bestemmie, non sono più disposti a sorvolare sugli aiuti alle adolescenti che altrimenti si sarebbero prostituite in cambio dell’esposizione di qualche crocifisso sopra i banchi scolastici.
E gli imprenditori? L’Italia che produce? Prima ha sbottato la Marcegaglia perché il governo del fare in realtà non fa una sega, poi la contestazione a Matteoli da parte dei costruttori edili, e ora i giovani di Confindustria che invitano il governo a non farsi vedere al loro convegno.

Saranno vescovi e  industriali a dare la zampata finale a Berlusconi? Che fine hanno fatto viola e rossi?

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Intervista a Massimo Bugani – Movimento 5 Stelle

[stextbox id=”custom” big=”true”]Abbiamo intervistato Massimo Bugani, fotografo di 33 anni, oggi consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Bologna, eletto alle ultime elezioni amministrative con 19.969 (9.5%) preferenze. Buona lettura![/stextbox]

Camminando Scalzi: Il Movimento a 5 Stelle oggi presenta dei candidati alle elezioni, fa campagna elettorale e occupa delle posizioni all’interno delle giunte comunali, e in tanti accusano il Movimento di avere perso di vista il suo ruolo di contrasto alla partitocrazia. Tu cosa hai da dire a tal proposito? Qual è la differenza fra il Movimento a 5 Stelle e i tradizionali partiti politici?

Massimo Bugani: Essere all’interno delle istituzioni con cittadini liberi che vivono la politica come un servizio civile, con totale dedizione e senza poteri forti sopra, sotto o di fianco che decidono ciò che devi pensare o ciò che devi fare è già di per sè una differenza abissale fra noi e i partiti.

CS: Qual è il significato politico di prendere il 10% in una città importante come Bologna?

MB: Il significato è che il paese sta uscendo dal torpore in cui era stato per troppi anni. Non solo a Bologna, ma in tutta Italia, i segnali sono davvero incoraggianti. I cittadini si stanno riprendendo il proprio futuro e non voglio più delegare a nessuno la gestione della cosa pubblica. Con me all’interno del Comune di Bologna ci sono 20.000 cittadini che prima non avrebbero mai potuto sapere cosa avviene all’interno del Palazzo se non in forma marginale.

CS: Anche tu, come detto per Mattia Calise, candidato sindaco a Milano, giudichi l’inesperienza come un valore aggiunto?

MB: No, io credo che l’inesperienza sia un nostro limite iniziale, ma la dedizione, la passione e un gruppo di persone meravigliose pronte a sostenere i ragazzi che entrano nei comuni sono una fonte inesauribile di curiosità e conoscenze. Quindi l’inesperienza la stiamo già superando in queste prime settimane. Ma non si smette mai di imparare. Noi dobbiamo restare umili e sapere che c’è molto da fare e da studiare per migliorarsi ogni giorno.

CS: In che modo, come consiglieri della giunta comunale bolognese, avete intenzione di comportarvi per contraddistinguervi all’interno di quello stesso sistema che il Movimento critica e contesta sin dalla nascita? Quali saranno le vostre azioni concrete per differenziarvi dagli altri consiglieri?

MB: Ti sto scrivendo dal pc del mio ufficio comunale. Sono in mezzo a tutti gli uffici dei vari gruppi consiliari. Io ci sono ogni giorno, gli altri consiglieri si vedono sporadicamente. Credo che sia già una notevole differenza.

CS: In che modo ti terrai in contatto con i cittadini? In quale modo comunicherai direttamente con i bolognesi, accogliendo le loro proposte e facendo sapere loro come vanno le cose al comune?

Rispondo ogni giorno a centinaia di mail, il contatto è diretto. Nessuno scrive per me. Quando le persone ricevono una mail da Massimo Bugani sanno che sono stato proprio io a scriverla. E poi il nostro ufficio ha la porta sempre aperta. Chi vuole può venire a trovarci a Palazzo D’Accursio quando vuole.

CS: Cosa rappresenta la figura di Beppe Grillo per il Movimento, oltre a essere l’ideatore di questa nuova modalità di partecipazione politica? Un leader, un simbolo, o un sostegno alla visibilità dei candidati del movimento? Perché il M5S non dovrebbe assomigliare al PdL, spesso accusato di essere il regno di un monarca più che un vero partito?

MB: Noi non abbiamo nessun leader e tantomeno un monarca. Noi abbiamo in Beppe Grillo un amico e una grande finestra aperta nel mondo dell’informazione, mondo nel quale non saremmo mai potuti entrare senza Beppe Grillo. Lui ha aperto una via nuova, ha consentito a cittadini liberi di avere voce. Per il resto io ci tengo a dirvi quella che è stata la mia esperienza personale: io ho fatto una campagna elettorale come candidato sindaco di una città importante come Bologna e Beppe non ha mai influito su nulla di ciò che ho fatto o detto. Lui non sa quale programma abbiamo fatto insieme ai bolognesi, non conosceva i nostri candidati, non ha messo becco in nessuna delle nostre scelte. Come si fa a chiamare “capo” una persona che si comporta in questo modo? In tutte le telefonate che mi ha fatto in questi mesi mi ha sempre e solo dato conforto e un grande calore umano. Rispetto al PDL siamo agli antipodi.

CS: Il M5S si pone come una forza innovativa, con l’obiettivo di superare gli attuali schemi politici. La vostra dialettica, tuttavia, non è di confronto ma di scontro frontale. Come vi comportereste se nascesse nel panorama italiano un movimento strutturato come il M5S ma di posizioni differenti? Lo considerereste una forza politica vera o uno degli altri partiti morti, come li definisce Grillo? Potrebbe essere una sorta di vostro corrispettivo “al di là del guado”?

MB: Personalmente non ho fatto scontri frontali con nessuno. Dal 14 novembre 2010 sono stato candidato sindaco di Bologna, ho parlato di tutto e di tutti credo con equilibrio e moderazione. Ho sempre evitato polemiche inutili e aggressività. Fa comodo ai nostri detrattori rappresentarci come dei pazzi scatenati e indemoniati. Noi siamo ben altro. Basta venire a conoscerci. Chi è stato a Cesena a settembre nei due giorni chiamati “Woodstock a 5 stelle”) ha potuto constatare di persona l’incredibile livello di rispetto, educazione, cultura e civiltà che sta alla base del M5S. La nostra è una rivoluzione che si ispira a Gandhi e non ai guerriglieri.

CS: È più che legittimo non rispecchiarsi in nessun partito di quelli cosiddetti tradizionali, ma è intellettualmente onesto metterli tutti sullo stesso piano, al grido di “sono tutti uguali”?

MB: Non ho mai detto che sono tutti uguali. Io ho sempre detto, anche in campagna elettorale, che destra e sinistra hanno fatto dei gravissimi errori diversi e che alcuni fra i più gravi (inceneritori, tav, civis) li hanno fatti insieme. Su queste parole sfido chiunque a contraddirmi.

CS: Come fa il Movimento a sostenere le proprie attività? Ad esempio per far fronte alle spese di una campagna elettorale?

MB: In questi giorni abbiamo fatto il totale definitivo delle spese sostenute per la campagna elettorale. Abbiamo speso in tutto 5025 € iva compresa. Dai cittadini però, attraverso le donazioni spontanee, abbiamo ricevuto più di 9000 €. Abbiamo ancora 4000 € in cassa per portare avanti le attività del Movimento in questi mesi. I partiti vivono grazie ai soldi rubati ai cittadini attraverso i rimborsi elettorali. Il movimento 5 stelle rinuncia ai rimborsi elettorali (un milione di euro circa) e viene sovvenzionato volontariamente dai cittadini. Se non è rivoluzionario questo, ditemi voi cosa lo è?

CS: Come mai al sud il M5S sta incontrando maggiori difficoltà?

MB: Al sud la rete è meno seguita e questo per noi è un grande limite. Questo significa che dovrà essere il nord a fare da traino e io sono sicuro che ci riusciremo. Abbiamo dei gruppi di persone straordinarie in tutto il sud, sicuramente molti di quei ragazzi saranno i prossimi parlamentari a 5 stelle.

CS: Ora una domanda su Napoli, dove il M5S non è riuscito a far eleggere i propri candidati. Come mai il M5S rifiutò tempo fa l’idea di De Magistris di coalizzarsi con Idv? Oggi, alla luce del successo dell’ex pm, potrebbe essere una strada ancora percorribile?

MB: Noi e IDV siamo come il tennis e il ping-pong: si gioca sempre con una racchetta e una pallina ma sono due sport completamente diversi. Credo che De Magistris abbia avuto fretta e abbia sbagliato ad entrare in IDV. Sarebbe stato un candidato perfetto per il M5S, oggi non sarebbe stato dentro ad un partito e sarebbe circondato da meravigliosi ragazzi liberi. Comunque vedremo cosa riuscirà a fare a Napoli, io mi auguro che possa lavorare bene, ma la classe dirigente di IDV non ha il calore, il colore e il profumo dei ragazzi del M5S.

CS: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato

MB: Grazie mille a tutti voi.

Meridiano Zero – Occasioni perse.

Mi viene da pensare che sia il periodo delle “occasioni perse”. In un momento di profonda crisi sociale, finanziaria e (di conseguenza) politica, si dovrebbe essere pronti a cogliere le poche palle pervenute al balzo e farne punti, per usare una metafora sportiva. E invece si dorme, si discute continuamente su Berlusconi, sulle sue frequentazioni, sui suoi festini, e il resto cade nel vuoto dell’indifferenza.
L’occasione di Fini è ormai persa. Non si è dimesso quando doveva dimettersi, quando giurò che l’avrebbe fatto se si fosse confermata la proprietà della casa di Montecarlo. Poteva essere l’occasione per far risaltare un profilo politico di integerrima onestà, invece dell’ennesimo politicante attaccato con le unghie e con i denti alla propria poltrona. Poteva essere una spallata importante al Governo, sicuramente avrebbe avuto la sua eco, avrebbe richiesto reazioni, da una parte e dall’altra. Invece il FLI si sta spaccando, disfacendo sotto le bordate di Berlusconi e gli interessi dei cosiddetti “responsabili”.
L’occasione della sinistra si è persa ormai da secoli. Appare sempre di più non pervenuta, immobile agli spunti offerti, con un Bersani sibillino, troppo intento a far la figura del politico che parla in punta di fioretto e che non batte i pugni quando ce n’è bisogno. Gli altri si organizzano come possono, cercando una poltrona per le prossime elezioni. L’unico vero “riformista” sembra Grillo, con le sue candidature popolari, ma è ancora secondo me troppo legato a un’immagine di comico macchietta che del politico pronto a vincere delle elezioni, a qualsiasi livello queste siano.
L’occasione di bella figura come politica estera si è persa quando si è accolto con le Frecce Tricolori quello che ora sta bombardando i dissidenti, che pure prima non è che fosse il ritratto del dittatore libertario, magari libertino. L’onu si prepara alle contromosse, Frattini si dissocia, Napolitano ammonisce, Obama minaccia. Intanto laggiù si continua a morire, nell’indifferenza generale, perché è facile schernirsi, ma poi, di concreto, non succede niente. Pochi ricordano l’eroico sacrificio delle Brigate Internazionali, quando negli anni 30 si riunirono in Spagna a sostegno dell’esercito repubblicano contro il Generale Franco. Altri tempi, altri luoghi, altri momenti forse. Cosa succederebbe oggi? Utopia?
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Intervista al Popolo Viola

Il 5 dicembre dell’anno scorso si svolgeva la più grande manifestazione di contestazione mai organizzata partendo “dal basso”: dalla gente, da internet, nata su un gruppo Facebook, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone: è stato il primo No Berlusconi Day, e ha segnato il battesimo e la nascita di quel Popolo Viola che tanto ha fatto parlare di sé in quest’ultimo anno. Uno strumento della gente per la gente, un gruppo a-partitico, un’organizzazione che manifesta il suo dissenso dietro nessun colore, se non il Viola, così nuovo e così rivoluzionario. In un anno tante cose sono cambiate, e molte altre invece sono esattamente com’erano, ecco perché il 2 Ottobre si terrà il secondo No Berlusconi Day (che, come sempre, seguiremo). Alla vigilia di questa nuova manifestazione, abbiamo intervistato il Popolo Viola. Approfondiamo insieme la conoscenza di questa ondata di novità e libertà nel panorama politico italiano.

Camminando Scalzi: Cominciamo dalle origini. A più di un anno di distanza, raccontateci come è nato il Popolo Viola.

Popolo Viola: Il popolo viola è nato per iniziativa di un blogger anonimo, San Precario, dopo la grande manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi: il nobday.

CS: Siamo alla vigilia del No Berlusconi-day 2, cosa è cambiato dalla prima, partecipatissima dimostrazione?

PV: Siamo passati da una fase puramente protestataria ad una più programmatica. Facciamo per il paese tre proposte: dimissioni di Berlusconi, una nuova legge sul conflitto di interessi che impedisca il riproporsi di altri Berlusconi e una nuova legge elettorale che ci garantisca elezioni democratiche. Ed enunciamo 5 tesi che ci forniscono delle parole d’ordine:

1. W LA COSTITUZIONE: La Costituzione della Repubblica Italiana è il faro che illumina l’azione pubblica e la vita democratica del Paese; essa va realizzata in ogni sua parte, va promossa tra le nuove generazioni e difesa da chi intenda manometterla per calcolo politico o interessi privati. La Costituzione non si tocca.

2. IL LAVORO NON È UNA MERCE: Il lavoro dignitoso torni ad essere primo fattore di progresso dell’intera società. I diritti di chi lavora sono indisponibili e non soggetti ad alcuna logica di scambio. Occorre superare il modello deteriore della precarietà del lavoro che in questi anni ha determinato lo smantellamento progressivo delle tutele sociali e contrattuali consegnando intere generazioni all’incertezza e all’abuso.

3. FUORI LA MAFIA DALLO STATO: L’illegalità dilaga nelle istituzioni e nella società, frena lo sviluppo del Paese e logora la qualità della vita dei cittadini. La corruzione, il malaffare e le connivenze tra settori politici e istituzionali e le mafie costituiscono la prima causa di degrado morale e materiale del Paese. Questi fenomeni vanno sconfitti anche attraverso una rigorosa selezione della classe politica ma anche sostenendo l’iniziativa di altri movimenti civili per un “Parlamento pulito”. Va promossa la cultura della legalità a partire dalle scuole e vanno valorizzate, sul piano culturale, quelle figure che hanno contribuito, spesso pagando con la propria vita, a liberare il Paese dalle mafie.

4. NO AL BAVAGLIO: La libera stampa e la Rete costituiscono l’antidoto migliore contro il virus dell’autoritarismo e delle derive eversive, dei fenomeni criminali e della corruzione. Esse sono un patrimonio irrinunciabile in una democrazia avanzata e la loro funzione culturale e di controllo sull’operato della classe politica va salvaguardata e incentivata. La libertà di espressione e il pluralismo dell’informazione, in un Paese oppresso dal monopolio televisivo, rappresentano uno strumento di garanzia degli assetti democratici.

5. PIU’ RICERCATORI MENO RICERCATI: Un Paese che non investe nella conoscenza e nella ricerca, nel tempo della globalizzazione, è condannato al nanismo culturale, scientifico e industriale. Occorre attivare maggiori investimenti per rafforzare il ruolo della scuola pubblica e dell’Università, per rilanciare il tessuto produttivo del Paese, per fronteggiare gli effetti della crisi  e riqualificare il Welfare.

CS: La situazione politica in Italia è in stallo da parecchi anni, il Berlusconismo ha modificato pesantemente il modo di vivere nel nostro Paese. Ma secondo voi, è davvero tutta colpa del nostro Imperatore Maximo?

PV: Non sappiamo se è tutta colpa di Berlusconi, sappiamo che è lì da vent’anni.

CS: Quali sono gli obiettivi del Popolo Viola? Nasce come un “collettivo” di persone, un non-partito che rappresenti la gente che non vuole più questo governo. Ma adesso che state “crescendo”, cosa volete fare da grandi?

PV: Da grandi vogliamo fare quello che facevamo da piccoli, vogliamo essere un movimento di pressione per cambiare il Paese.

CS: Parliamo delle alternative. Come si pone il Popolo Viola nei confronti del nostro maggiore partito di Opposizione, quel Partito Democratico di Bersani sempre troppo addormentato (non dimentichiamo il “grave” ritardo nell’aderire al primo no b-day)?

PV: Il popolo viola si pone col Pd come si pone con gli altri partiti: colloquio nel pieno rispetto della propria autonomia programmatica

CS: E per quanto riguarda Di Pietro? Quali sono i vostri punti in comune?

PV: Con Di Pietro condividiamo la battaglia per la legalità, quella per cancellare il conflitto di interessi, per una nuova legge elettorale.

CS: Beppe Grillo è stato forse il primo a lanciare il modello politico “dal basso”, e le sue liste civiche hanno ottenuto anche discreti risultati. Quali sono i punti in comune e quelli di lontananza rispetto a questo sistema?

PV: Anche con Grillo condividiamo molti punti, primo tra tutti la battaglia per un Parlamento pulito.

CS: Il Popolo Viola è soltanto anti-Berlusconismo? Spesso sorge questo dubbio, chiariteci.

PV: Il popolo viola è innanzitutto un movimento che si batte per la difesa della Costituzione e questo molto spesso coincide con il contrasto alle pratiche berlusconiane.

Il Volantino del No B-Day 2

CS: Internet e la libertà di Informazione: il movimento è nato attraverso i social network, si è propagato attraverso i blog, è arrivato numerosissimo nelle piazze. L’Italia, noto paese di dinosauri, vi sembra pronto per tutto questo?

PV: A quanto pare sì, assolutamente pronta. La rete è il nuovo mezzo di comunicazione.

CS: Quali sono stati i momenti più difficili di questa grande avventura? Siete stati in qualche modo intralciati nei vostri progetti?

PV: No non siamo stati intralciati, c’è stata solo qualche incomprensione in alcuni momenti.

CS: Ci sono stati scontri, scambi di vedute, discussioni e/o scissioni all’interno del Popolo Viola?

PV: In un movimento plurale il confronto è fisiologico. “Scissioni” è una categoria che non è possibile ricondurre ad un movimento così fluido e trasversale.

CS: Avete contatti con i Viola di moltissime parti del mondo: voi che avete un contatto diretto, come è percepita la realtà italiana all’estero?

PV: I viola del mondo sono impegnati in questo momento ad organizzare il No-B-Day 2 perché gli italiani all’estero non vogliono più vergognarsi del loro paese e non vogliono più essere costretti ad andarsene per lavorare
.

CS: Quali sono i vostri progetti per il futuro?

PV: Progetti per il futuro: cambiare il Paese.

Chiudiamo con un po’ di informazioni utili per partecipare al No Berlusconi Day 2:

A questo link potrete trovare il gruppo Facebook coordinato dal Popolo Viola, all’interno del quale potrete seguire gli aggiornamenti in tempo reale sui preparativi della manifestazione.

Qui invece tutte le informazioni su come raggiungere Roma per la manifestazione.

Infine il Blog ufficiale della manifestazione, dove trovare tutti i dettagli e le informazioni possibili, e il blog del Popolo Viola.

La vittoria dell'astensionismo

Renata Polverini

Le elezioni regionali appena trascorse rappresentavano un banco di prova per l’intero establishment della politica italiana. Gli scandali dell’ultimo periodo avevano insinuato qualche timore tra gli esponenti di Governo che temevano il decollo dei consensi, mentre l’opposizione incrociava le dita speranzosa di poter finalmente raccogliere i frutti del disastro “made in Italy”.

I risultati sono arrivati con lo schiacciante peso di un macigno, tra il malumore di un 35,8% di astensionisti, la singolare vittoria di Nichi Vendola e l’escalation di voti del partito leghista, che rispetto al 2005 ha raddoppiato il numero di elettori.

Aldilà delle prevedibili conferme di regioni come Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Marche e Basilicata, il centro-sinistra ambiva a conquistare l’elettorato piemontese e laziale. Ma contro gli ottimistici pronostici di chi vedeva un Pd rinvigorito e vittorioso, il Piemonte ha scelto di cacciare in malo modo l’uscente Mercedes Bresso, e il Lazio ha deciso di premiare la Polverini e i suoi dibattuti “ritardi” nella presentazione delle liste. Nel frattempo il PDL ha portato a casa la schiacciante vittoria di Lombardia, Veneto, Calabria e Campania, sebbene si ritrovi a fare i conti con un calo di 6 punti percentuali rispetto alle elezioni Europee, e con un partito di coalizione che continua a mettere in scacco l’incontrastata leadership berlusconiana.

Nichi Vendola

Uno scenario in cui Bersani abbandona la scelta di una costruttiva autocritica per puntare il dito contro il movimento di Beppe Grillo e i voti sottratti al PD, mentre Berlusconi si pavoneggia dell’inimmaginabile successo annunciando riforme alla Giustizia e al fisco.
Uno panorama che annienta Casini e tutti i suoi pronostici sul bisogno di un “estremo centro”, là dove l’elettorato sembra proiettato verso le cosiddette “estremità” dell’attuale sistema politico, tra quelli che scelgono il “Movimento a 5 stelle” perché vorrebbero modificare completamente l’attuale apparato partitico, e quelli che votano Lega perché ne apprezzano le idee-limite, spesso piuttosto oltre-limite.

Così, mentre tutti gli altri partiti perdono consensi, il Carroccio acquista punti trasformandosi nel gruppo politico più apprezzato d’Italia… Proprio loro che nell’ITALIA non ci hanno neppure mai creduto.

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]E per concludere ecco il pensiero dell’elfo Segolas su queste elezioni regionali 2010! [/stextbox]


[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

L'illusione della ricostruzione

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi.it Samanta Di Persio, cittadina aquilana autrice del libro “Ju Tarramutu“, che ci ha presentato in questo articolo. Samanta torna a scrivere della sua città, per raccontarci da due differenti punti di vista come fu vissuto quel tragico 6 aprile 2009[/stextbox]

ore 3.32 più di centomila aquilani (città e paesi) devono evacuare le abitazioni. Alcuni vengono colpiti, seppelliti dalle macerie: feriti e morti. Subito lacrime, dolore, dispersi, distruzione.

ore 3.32 alcuni costruttori si sfregano le mani: “Un terremoto non capita tutti i giorni!” si pensa alla colata di cemento e alle tasche gonfie.

Nel primo pomeriggio i vigili del fuoco scavano fra le macerie per trovare persone vive e corpi. I familiari aspettano fra lacrime, dolore e speranza.

Nel primo pomeriggio il presidente del consiglio Silvio Berlusconi arriva a L’Aquila. Nella conferenza stampa presso la scuola per sottoufficiali della Guardia di finanza dichiara l’intenzione di fare una new town.

Ormai è sera le speranze di poter trovare gente ancora viva si affievoliscono. Il terremoto ha ucciso molte famiglie, molti bambini e giovani. Si sono fidati delle rassicurazioni delle istituzioni. Per sei mesi uno sciame sismico ha tenuto in allerta la popolazione, meno in allerta le istituzioni che fino all’ultimo hanno rassicurato per non diffondere il panico. Fra coloro che hanno detto “Non c’è pericolo!”: Protezione civile, il presidente dell’INGV Boschi, la Commissione grandi rischi.

Ormai è sera; il Presidente del Consiglio e scorta se ne sono tornati a casa. Ha nominato commissario straordinario Guido Bertolaso. Per la prima volta viene nominato commissario una persona che non è del posto.

Dal martedì si cominciano a predisporre i campi di accoglienza. Non bastano per tutti gli sfollati. Metà popolazione viene spostata negli alberghi della costa abruzzese.

Dal martedì un via vai di imprenditori per capire l’entità del danno e capire chi è il referente, per partecipare alla fetta della new town.

Il sindaco Cialente assente fra i cittadini. È nella scuola della Guardia di finanza per fare gli onori di casa, non per dare solidarietà agli aquilani. Nessuna visita nei campi, nessuna divergenza con le scelte di Governo e Protezione civile. Ormai la popolazione è stata divisa, un modo per sedare le polemiche e il dissenso.
Gli sfollati nelle tende prima al freddo e poi al caldo, mentre le intercettazioni telefoniche che emergono a dieci mesi narrano di incontri per accaparrarsi gli appalti sottraendoli ad imprese abruzzesi che sono rimaste senza lavoro. La gara si svolge in pochi giorni, non importa il prezzo più vantaggioso… Ditte che fanno i ribassi minori vengono scartate. Quelli delle intercettazioni vincono (o gli viene confermato) l’appalto.

Ma l’appalto di cosa?

Il Presidente del consiglio quando parla de L’Aquila in televisione descrive una città ricostruita, dove tutti hanno un tetto. Il tetto di nuove costruzioni -nulla è stato riparato- costate 700milioni di euro di soldi pubblici. Non più una new town, ma 20 new town. In deroga a tutte le regole: espropri, terreni non edificabili, colata di cemento ovunque. L’Aquila è il più grande cantiere a cielo aperto, tutto fatto di fretta. Un’arma vincente per la campagna elettorale. Le abitazioni con danni leggeri ed i loro proprietari, non rilevanti ai fini elettorali, lasciati in balia degli eventi. Molto rilevante in termini economici. Gli sfollati con danni leggeri sono ancora al mare, costano 55 euro al giorno. Centinaia di milioni di euro dopo dieci mesi. Le casette di legno avevano un costo di 600/700 euro al mq, vivibili e confortevoli. Le case delle new town hanno un costo di 2.700 euro al mq.

Il 6 aprile non si è deciso come ricostruire una città distrutta, ma come speculare.

Ju Tarramutu: il libro sul terremoto in Abruzzo

[stextbox id=”custom” big=”true”]Il primo contributo dell’anno è di Samanta Di Persio, laureata in Scienze Politiche. Vive a L’Aquila e da diversi anni è impegnata per i diritti dei lavoratori con denunce su, “Casablanca”, “articolo21”, “Micro Mega” e http://www.cadutisullavoro.it. Samanta ci presenta  il suo libro “Ju Tarramutu”, in vendita a prezzo libero nel catalogo “Grillorama“, l’area libri/dvd del blog di Beppe Grillo. A fondo articolo trovate il trailer del libro e i link utili per approfondire l’argomento.[/stextbox]

“Cos’è successo il 6 aprile a  L’Aquila?” Questa domanda me la sono posta tante volte fra le lacrime. Piangere non serve a niente, ma in qualche modo bisognava pur sfogarsi, e quella notte di persone che piangevano ne ho viste molte. Realizzare che la tua casa anche se in piedi è inagibile, quindi non ci puoi più entrare, non è semplice. Ci ho pensato per giorni. E per giorni con chiunque incontrassi era un abbraccio. Un abbraccio di gioia perché c’eravamo ancora. Quella notte più di 300 persone sono state sommerse dalla forza di qualcosa che non puoi fermare. Però si poteva prevenire.

Ho ricostruito tutto in un libro “Ju tarramutu. La vera storia del terremoto in Abruzzo.” (Casaleggio associati) Mi hanno aiutato le testimonianze degli esperti del posto e dei cittadini. L’Aquila e gli aquilani hanno convissuto per sei mesi con uno sciame sismico. Il 30 marzo c’è la scossa più significativa fino a quel momento. Magnitudo 4. La popolazione nel panico. La gente si riversa nelle strade. Genitori preoccupati, in coda per andare a prendere i propri figli a scuola. Ci sono già dei crolli importanti, tanto che il sindaco Massimo Cialente deciderà di chiudere le scuole. Molti decideranno di dormire in macchina, altri desisteranno per il freddo.
Il 31 marzo su richiesta di Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile, si riunisce a L’Aquila la Commissione Grandi Rischi. L’obiettivo, come riporta un comunicato stampa della regione Abruzzo, è di fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane. Si riportano alcune dichiarazioni della riunione che decideva della vita degli aquilani. Boschi (presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia): “Escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi… anche se siamo in una zona sismica.

Guido Bertolaso

Nell’area abruzzese registriamo circa ottocento scosse l’anno. Ma i terremoti non si possono prevenire” Franco Barberi (presidente vicario della Commissione Grandi Rischi): “Gli sciami tendono ad avere la stessa magnitudo ed è assai improbabile che nello stesso sciame la magnitudo cresca… Noi rappresentiamo la situazione scientifica. Non c’è nessuno strumento che possa avvisarci che ci sarà un terremoto. Non vale la pena che la Commissione grandi rischi discuta di questo”. Queste sono alcune delle frasi pronunciate da coloro messi a capo di Enti per nomina politica. Poi i giorni trascorrono, ancora scosse con magnitudo inferiore rispetto a quella del 30 marzo. In città non si parla d’altro.

Qualcuno ha paura che la propria abitazione possa crollare… Ma questo non sembra interessare alle istituzioni, che continuano a diffondere notizie rassicuranti perché di primaria importanza era l’ordine pubblico, non la vita di essere umani. E poi il 5 aprile. Scossa di magnitudo 4 alle 22.48, altra scossa a mezzanotte ed infine sappiamo tutti ciò che avvenuto. Le immagini di un capoluogo di regione distrutto fanno il giro del mondo. La solidarietà è davvero tanta. Si possono: inviare sms, fare donazioni, raccolte spontanee. Però non si sanno gli importi precisi e non si sanno chi gestisce questi soldi, ma forse questo non è il più grande dei mali. Arriveranno i volontari della Protezione civile. Il Governo decide che Guido Bertolaso dev’essere il commissario per il terremoto, l’ennesimo incarico per l’uomo. Per la prima volta viene nominato un commissario che non è del posto. Solo dopo qualche settimana si scoprirà se è stato un bene o un male. La cosa peggiore! Guido Bertolaso non conosceva il territorio abruzzese allora, e forse nemmeno oggi, considerando il tempo trascorso più presso la cittadella della Guardia della Finanza che fra le gente. Già dall’8 aprile il Presidente del consiglio parla di New Town. Poi fa un passo indietro e ai funerali di stato delle vittime innocenti giura di fronte alle bare e ai familiari di chi quella notte ha perso la vita: “Non farò una nuova new town, ricostruirò L’Aquila dov’era”. Dopo otto mesi e mezzo si fa fatica a mettere insieme tutte le bugie che sono state dette. Bisognerebbe avere una memoria da elefante per ricordare tutto, ma a volte bisogna dire grazie anche all’informazione che non ci piace, perché riporta le “buone novelle”. E così sui pezzi di giornali ricordi i titoli: “Case per fine settembre, case prima del freddo, ecc.” 700 milioni di soldi pubblici per il piano C.A.S.E. voluto dal Governo e dalla Protezione senza nessuna concertazione, il perché è chiaro: le imprese stavano preparando le forniture prima che l’appalto venisse indetto e prima di sapere di averlo vinto. Misteri della fede? E poi ovviamente ci sono le assegnazioni dirette. A fine lavori si riscontrano illegalità ed emergono alcune imprese colluse con la mafia, ma le informazioni si limitano a questo, per il resto non si sa ancora nulla. Bene,  il 24 dicembre, la vigilia di Natale, c’è molta gente che viaggia ancora, fa più di 100 km al giorno, sta aspettando la consegna dell’alloggio che ormai slitterà ad anno nuovo. Altri hanno rinunciato a viaggiare, sono nelle strutture alberghiere e non potranno rientrare nelle loro case. Ma questo non si può dire. Il messaggio da dare questa volta è: “Stanno tutti bene, abbiamo ricostruito!” Peccato che si tratta di nuove costruzioni, delle vecchie abitazioni da riparare non si sa nulla, l’unica cosa certa che se il Governo non metterà a disposizione dei soldi le case crolleranno ugualmente per mancata manutenzione, e i cittadini pagheranno i mutui per qualcosa di cui non possono disporre e forse non disporranno mai più.

Intanto Guido Bertolaso è ancora in carica a dare numeri che non rappresentano la realtà, ancora ad auto lodarsi mentre gli aquilani sono alle prese con i problemi delle nuove case (scoppio di tubi non adeguatamente protetti dal freddo), perché quando c’è da intascare 700 milioni di euro di soldi pubblici e bisogna affrettarsi, il cittadino nella scala dei valori viene all’ultimo posto. Intanto sono 20mila gli aquilani negli alberghi (per un costo di 55 euro al giorno) e 15mila gli aquilani che si sono trovati una soluzione autonomamente (accendendo un mutuo per una casetta di legno).

LINK UTILI
Il sito internet del libro
Pagina Facebook

Speciale No B-day – La Politica 2.0

Politica 2.0
Si è parlato tanto di questo famoso No-Berlusconi day, e alla fine c’è stato, portando in piazza più di un milione di persone.
Un milione di persone sceso in piazza da un iniziativa nata su Internet? Si, vediamo come.
La piena riuscita della manifestazione sicuramente è dipesa dal contenuto: Berlusconi è ormai mal sopportato sia dal popolo sia dai suoi stessi alleati. L’opposizione “leziosa” e “light” del PD è riuscita almeno a risvegliare un anima “popolare”, da “piazza” dei cittadini che non votano a destra.
Ma mai come in questo caso è stato di fondamentale importanza la forma: Internet e i social network.
Così, dopo l’esperienza dell’elezione di Obama, con una campagna che utilizzava moltissimo i web-media, e l’utilizzo di Twitter per la diffusione di notizie sul Governo Iraniano, anche in Italia si è avuto il primo esperimento, riuscito, di politica 2.0.
Una politica dove la condivisione e la manifestazione (elementi tipici di internet) tornano ai primi posti.
Internet (recente candidato da Wired a premio nobel per la pace 2010) è riuscito dove anni di circoli e comunicati politici dall’alto hanno fallito.
L’italia intera ha capito che dietro blog, social network, accumulatori di notizie, siti, ci sono persone che unendosi in uno scambio di informazioni, banner, link sono riusciti ad organizzare un social network istantaneo, in carne ed ossa, della durata di un giorno.
Ormai è chiaro, internet può riuscire in quello che propone perchè il concetto stesso di internet 2.0 è entrato ormai nella testa di tutti.
Un gruppo di persone partecipando e condividendo dà vita alla vera politica, quella che si era persa nei meandri delle lobby e degli incuici tra partiti.
Attraverso interazione, collaborazione, condivisione, Internet è già arrivata al 2.0.
La politica, da ieri, ci sta provando
Si è parlato tanto di questo famoso No-Berlusconi day e alla fine c’è stato, portando in piazza più di un milione di persone.
Un milione di persone sceso in piazza da un’iniziativa nata su Internet? Sì, vediamo come.
La piena riuscita della manifestazione sicuramente è dipesa dal contenuto: Berlusconi è ormai mal sopportato sia dal popolo sia dai suoi stessi alleati. L’opposizione “leziosa” e “light” del PD è riuscita almeno a risvegliare un anima “popolare”, da “piazza” dei cittadini che non votano a destra.
Ma mai come in questo caso è stato di fondamentale importanza la forma: Internet e i social network.
Così, dopo l’esperienza dell’elezione di Obama, con una campagna che utilizzava moltissimo i web-media, e l’utilizzo di Twitter per la diffusione di notizie sul Governo Iraniano, anche in Italia si è avuto il primo esperimento, riuscito, di politica 2.0.
Una politica dove la condivisione e la manifestazione (elementi tipici di internet) tornano ai primi posti.
Internet (recente candidato da Wired a premio nobel per la pace 2010) è riuscito dove anni di circoli e comunicati politici dall’alto hanno fallito.
L’italia intera ha capito che dietro blog, social network, accumulatori di notizie, siti, ci sono persone che unendosi in uno scambio di informazioni, banner, link sono riusciti ad organizzare un social network istantaneo, in carne ed ossa, della durata di un giorno.
Ormai è chiaro, internet può riuscire in quello che propone perchè il concetto stesso di internet 2.0 è entrato ormai nella testa di tutti.
Un gruppo di persone partecipando e condividendo dà vita alla vera politica, quella che si era persa nei meandri delle lobby e degli inciuci tra partiti.
Attraverso interazione, collaborazione, condivisione, Internet è già arrivata al 2.0.
La politica, da ieri, ci sta provando.