Una partita che si gioca… un quarto di secolo fa

Erano gli anni ottanta. Tutto era diverso. C’era ancora l’Unione Sovietica, il Muro di Berlino era ancora in piedi, passava la cometa di Halley, i Duran Duran spopolavano fra le ragazzine, Berlusconi comprava il Milan, esplodeva una centrale nucleare a Chernobyl e Maradona entrava nella leggenda con la “Mano de Dios” ed un gol pazzesco contro l’Inghilterra. Ma se si chiede ad un napoletano quale avvenimento ricorda del 1986, qualsiasi appassionato di calcio citerà la vittoria a Torino del 9 novembre. Il team di Ottavio Bianchi giocò un match memorabile andando a espugnare il “Comunale” (per oltre metà ospitante tifosi azzurri) per tre a uno, dopo aver rimontato l’iniziale vantaggio bianconero firmato da Laudrup con i gol di Ferrario (uno che andava nella metà campo avversaria tre volte all’anno), Giordano e Volpecina. Cosa significò per i napoletani lo spiega meravigliosamente Maurizio De Giovanni, un bravo scrittore partenopeo, nel suo libro “Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino“. Quelli che per anni erano stati i “nemici di sempre” erano stati battuti. La ricca Juventus, dei ricchissimi e potentissimi Agnelli, simbolo del nord industrioso contro il sud meno sviluppato e che cercava una rivalsa nel mondo pallonaro.

Difficile non vedere un déjà-vu con quanto sta accadendo oggi, nel 2012. Entrambe le squadre appaiate in cima alla classifica, la Juventus considerata come la favorita numero uno al titolo, la giornata di campionato quasi uguale (ottava adesso, nona un quarto di secolo fa), la stessa speranza di coloro che intraprenderanno il viaggio verso il nuovissimo “Juventus Stadium“, capolavoro di architettura per visuale e comfort ma decisamente piccolo e che non potrà ospitare i quasi trentamila napoletani come nel 1986, nemmeno il dieci per cento. Intendiamoci, ci sono tante cose diverse. L’attuale squadra bianconera è decisamente la più forte del paese, forte di uno scudetto vinto meritatamente lo scorso anno, di una rosa molto competitiva, di un allenatore che per quanto bistrattato è senza dubbio bravissimo, ma soprattutto di un record di imbattibilità che dura da oltre un anno. La differenza con il Napoli sembra molto più marcata rispetto a quanto accadde anni fa. Però… c’è chi rivede in Cavani il fervore che soltanto il più grande giocatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, aveva saputo dare ad un intero popolo. I suoi scudieri non sono Giordano, Carnevale e De Napoli, ma Pandev, Hamsik e Maggio.

No, decisamente non è una partita come le altre. Potrebbe anche non decidere nulla, è ovvio, siamo appena ad ottobre e questa lotta a due potrebbe anche spezzarsi in favore di qualcuno. Ma è da ingenui pensare che sabato 20 ottobre qualsiasi tifoso napoletano non si paralizzerà a seguire i propri beniamini, sognando quello che qualcuno vorrebbe tanto rivivere e quello che qualcuno vorrebbe vivere per la prima volta. Dall’altro lato ci sono la consapevolezza di essere la squadra più vincente della storia italiana a livello di scudetti (ventotto, ma come si evince da battute sempre più frequenti per qualcuno sono di più) e la pressione dello scomodo ruolo di favorito, ma anche per gli juventini sarà una gara tutta da seguire, proprio perché un testa a testa del genere non capita tanto spesso (soltanto nella stagione 1974-1975 Juventus e Napoli avevano battagliato per il titolo, andato poi a Bettega e compagni) e perché c’è appunto una imbattibilità da difendere. Voglia di vincere da ambo le parti dunque, con la consapevolezza che magari anche questa partita entrerà negli annali della storia del calcio, e magari qualcuno ci scriverà un libro per raccontare quanto accaduto in terra piemontese alle nuove generazioni.

Sfide del genere fanno solamente bene al nostro calcio, ultimamente fin troppo in ribasso. Se ci si ricorda che si tratta comunque di sport e non di questioni vitali, allora ci si può decisamente abbandonare a questa passione anche con settimane di anticipo. Che i tifosi delle due squadre si godano l’incontro, così come probabilmente faranno anche quelli di tutte le altre compagini, perché tutti vogliono veder fare la storia.

…ma non chiamatelo "sciopero"

Per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. Il salario o stipendio che viene detratto è proporzionale alla sospensione lavorativa. Ecco. Qui casca l’asino. Nessun calciatore prenderà un euro in meno. La prima giornata di campionato verrà recuperata, quindi il “danno” ai tifosi è tutto sommato relativo (la mancanza di calcio non è certo un problema, magari chi è tornato prima dalle ferie però non sarà stato contentissimo, anche se ragioni solo in ottica pallonara le tue responsabilità te le devi prendere eccome), ma soprattutto se la “giornata lavorativa” viene solo rimandata. Ma allora che sciopero è? Negli ultimi giorni si è detto tanto sui calciatori viziati, coccolati e superpagati ed effettivamente se si pensa alla loro condizione ed a quella degli operai di Pomigliano è impossibile non storcere il naso. Più semplicemente sarebbe bastato non definirlo sciopero, perchè tale non è, e soprattutto non ci sarebbe stato il delittuoso atto di tirare in ballo quello che lavorano senza percepire stipendi da nababbo. Ora però bisogna cercare di fare un po’ di ordine e capire meglio quali sono le parti in causa e quali sono le questioni spinose.

C’è innanzitutto l’Associazione Italiana Calciatori, della quale è l’ex-romanista Damiano Tommasi il volto rappresentante. C’è poi la Lega Calcio (Beretta) ed infine quello che dovrebbe essere l’organo più importante, ovvero la Federazione Italiana Gioco Calcio (Abete). L’ Aic è una sorta di sindacato dei calciatori, che vuole tutelare i diritti di quest’ultimi e protesta contro gli articoli 4 e 7 del contratto collettivo (a dirla tutta il 7 è quello più importante). La Lega è invece un organo che per anni ha gestito il campionato di Serie A, nato nel 1946 in pieno periodo post-bellico e che è stato fortemente voluto dai presidenti delle cosiddette “grandi” del calcio italiano, portandosi appresso una serie di polemiche roventi: nell’agosto del 1958 il presidente del CONI, Giulio Onesti, accusò gli allora presidenti di Inter (Angelo Moratti), Juventus (Umberto Agnelli), e Milan (Andrea Rizzoli), di spendere troppo per il calcio. La Lega subì di conseguenza un periodo di caos che sfociò nel commissariamento, terminato il quale l’allora commissario Pasquale venne eletto dai membri come Presidente (senza dimenticare il meraviglioso conflitto di interessi legato a Galliani, che era contemporaneamente a capo della Lega e del Milan). Per quanto riguarda la Figc sembra davvero essere un elemento marginale, con i presidenti che vogliono “far fuori” Abete ed avere sempre più potere (purtroppo ci stanno riuscendo appieno).

Torniamo allo “sciopero”. C’è stato anche in Spagna, si dirà, ma lì la situazione è diversa in quanto ci sono giocatori che da un anno e mezzo non sono pagati, visto che molti presidenti fanno contratti pur sapendo di non poterli poi onorare (alla faccia del fair-play finanziario) quindi focalizziamoci sull’articolo 7. Premettiamo per dover di cronaca che l’articolo 4 in breve vede i calciatori contrari a pagare di tasca propria il contributo di solidarietà che potrebbe (condizionale d’obbligo) essere inserito nella prossima finanziaria: questo perchè il loro guadagno è a netto delle tasse come previsto dal contratto, ma la situazione è di difficile interpretazione. Molto più chiaro l’articolo 7, che recita: “in ogni caso il calciatore ha il diritto di partecipare agli allenamenti e alla preparazione pre-campionato con la prima squadra salvo l’esclusione per motivi disciplinari”. Bisogna dire subito che è un articolo che risale agli anni ottanta, quando si avevano in squadra si e no venti-ventidue giocatori, non quaranta come oggi, e che quindi va rivisitato. Altrettanto palese però è che su questo ci sguazzano molti presidenti, che usano questo mezzuccio per mettere alcuni atleti con le spalle al muro (ricorderete il caso di Pandev alla Lazio o quello di Marchetti al Cagliari). Facciamo un esempio: un calciatore viene pagato a peso d’oro e firma un contratto oneroso, ma si rivela assai al di sotto delle aspettative, cosa accade? Il club sa bene che dovrà comunque pagare lo stipendio dopo aver già buttato i soldi per il cartellino e dunque tenta la strada subdola, cercando di fargli una sorta di mobbing (tribuna perpetua, entrata in campo a trenta secondi dalla fine sperando in un “vaffa” all’allenatore) per metterlo fuori rosa per motivi disciplinari riducendogli al minimo lo stipendio (e se chiede di essere ceduto ancora meglio).

Ecco il punto. Non stupisca che fra i più convinti a volere la “giornata saltata” ci sono i presidenti che più di tutti hanno acquistato giocatori e si ritrovano con rose elefantiache. Quindi calciatori viziati sicuramente, ma non ci si dimentichi chi li ha resi tali. Non soltanto dirigenti e presidenti (che hanno una fetta di colpa non indifferente) ma anche i semplici tifosi drogati di pallone, che non riusciranno mai a ribellarsi mandando il mondo pallonaro definitivamente a quel paese. Bando ai pregiudizi dunque. Meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Insomma ognuno la prenda con filosofia, però per favore, non chiamatelo “sciopero”.

Il campionato più bello del mondo (e il concetto di bello)

Negli anni ottanta e novanta si sosteneva che la Serie A era il cmapionato più bello del mondo. Questo perchè era sempre molto difficile pronosticare chi avrebbe vinto (in quegli anni arrivarono lo scudetto del Verona, quelli del Napoli, quello della Sampdoria). C’è stato poi un predominio di Milan e Juventus, rotto da due titoli arrivati nella capitale a ridosso del cambio di millennio, ma probabilmente a far considerare il nostro calcio il top del top era anche il nostro dominare nelle competizioni europee, con numerosi successi enlla Coppa dei Campioni, nella Coppa Uefa e nella Coppa delle Coppe. Cosa è cambiato adesso? Tanto. I nostri club non sono più il meglio del continente ed infatti abbiamo perso la quarta squadra in Champions League per il ranking Uefa nonostante la vittoria dell’Inter. Complessivamente inglesi e spagnole ci hanno distanziato e le tedesche superato.

Ma cosa dire della nostra serie A? C’è una cosa da sottolineare. Il nostro campionato è forse ancora il più bello. Attenzione: cosa è per voi il bello del calcio? Cosa vi piace di più? Il Barcellona che vince cinque a zero con Messi e compagni che giocano un calcio champagne? Oppure una partita come Napoli-Lazio 4-3? Con la città partenopea che il giorno dopo non parla d’altro? Se la risposta è la prima allora è meglio la Liga, poco da dire. Se la risposta è la seconda allora è la nostra Serie A ad essere il miglior campionato. Pensateci. In Inghilterra vincerà il Manchester United, in Spagna il Barcellona (e se non vinceva la squadra di Guardiola lo avrebbe fatto il Real Madrid a mani basse). In Germania…ha vinto il Borussia Dortmund da dicembre.

Nessun altro campionato ha una squadra come l’Udinese che a otto partite dalla fine era vicina alla vetta e vista addirittura come una delle favorite. Chi fermerà la squadra di Guidolin? Semplice, il Lecce terzultimo. Doppietta di Bertolacci e tutti a casa. Milan, Inter, Napoli: tutte conservano ancora la possibilità di cucirsi lo scudetto sulla maglia. Chi ha il calendario più facile? La risposta: boh! Nella Serie A non si può mai dire. Il Napoli ha fatto risultati strepitosi, perdendo sei punti col Chievo, ed in casa ha vinto a stento col Lecce all’ultimo secondo ed ha pareggiato col Brescia. L’Inter nonostante la cura Leonardo ed una marea di vittorie sotto la sua guida ora è addirittura al terzo posto (solo un miracolo di Julio Cesar ed un gol contestato di Pazzini hanno permesso di evitare un passo falso coi salentini). Il Milan col Bari doveva vincere quattro a zero…per poco non perdeva, mentre quando era pronto il sorpasso dell’Inter…tre a zero nel derby e buonasera.

Ogni match rivela le sue insidie, nulla è da dare per scontato. Negli altri campionati succede? Molto meno, se vi piace giocare alla Snai allora puntate sui match esteri, che è più facile vincere la scommessa. In Italia i tre punti te li devi sudare ogni fine settimana. Se credete che una partita sia facile, chiedetelo a Pasquale Marino, l’allenatore…ah no scusate…ex-allenatore del Parma. Del resto affronti il bari, fanalino di coda della classifica. Sarà sicuramente una passeggiata. O forse no?

Calcio. Dopo la sbornia i postumi

Dopo ogni domenica pallonara abbondano su Facebook i link dei tifosi delle varie squadre di calcio che esultano per le fortune della propria o prendono allegramente per i fondelli le altre. Personalmente non mi piacciono più di tanto ma ne sta girando uno che con un ironico doppio senso racchiude forse una grande verità. Questo link recita “Inter togli il Tampax: il ciclo è finito”. A parte la battuta, fa riflettere vedere i nerazzurri così giù in classifica da parecchio tempo. Dopo l’ubriacata esagerata della scorsa stagione con la conquista di scudetto, Champions League e Coppa Italia la squadra sembra incredibilmente svuotata. Le colpe non sono tutte di Rafa Benitez, sia chiaro, perchè prendere il posto di uno come Josè Mourinho sarebbe stato difficile per chiunque (perfino per Gigi Maifredi…ihih). I numerosissimi infortuni hanno sicuramente condizionato la squadra, priva per alcune settimane di gente come Cambiasso, Maicon e Julio Cesar ed ora priva definitivamente di Samuel, ma guardando le partite dell’Inter quest’anno si ha sempre una sensazione strana. Quella col Brescia ad esempio: l’anno scorso Mourinho avrebbe giocato con cinque punte ed in un modo o nell’altro la partita l’avrebbe vinta. Ricordate la partita col Siena dello scorso campionato? Fu un’Inter inguardabile per larghi tratti ma con due reti nel recupero portò a casa i tre punti. Forse è proprio questa la differenza: vincere anche quando si gioca male, e ciò è questione di organizzazione, di testa e di carisma. La testata di Eto’o a Cesar nel match contro il Chievo sembra essere il sintomo più evidente di un malessere che si è radicato nello spogliatoio. I nerazzurri non hanno più mordente ed è difficile da stabilire se sia dovuto ad una sorta di appagamento, ma quello che è certo è che le cose sono veramente cambiate. La partita in Champions League potrebbe davvero decidere la stagione, ma potrebbe farlo solamente in negativo. Già, perchè se l’Inter dovesse perdere sarebbe con un piede e mezzo fuori dalla competizione, ma se come probabilmente accadrà dovesse qualificarsi i problemi saranno soltanto rimandati. Forse chi pensava che anche quest’anno nonostante tutto lo scudetto avrebbe preso la via di Milano senza cambiare sponda ha fatto male i suoi calcoli.

F1 Gp Abu Dhabi. Profondo rosso.

Sebastian Vettel ha vinto il mondiale di F1 con ampio merito. E’ il pilota iridato più giovane della storia: con i suoi 23 anni e 4 mesi ha battuto il record di 23 anni e 9 mesi di Lewis Hamilton. Cinque vittorie, conquistate dominando. Dieci pole position in una stagione, solo come i grandi piloti Ayrton Senna e Michael Schumacher hanno fatto.  I due ritiri quando era saldamente al comando della gara, a vantaggio di  Fernando Alonso, hanno solo messo in dubbio un mondiale piloti che sembrava anche questo appannaggio del tedesco.

Gli errori che  Vettel ha commesso in questa stagione sono stati,tuttavia, molto pesanti: gli schianti prima in Turchia contro il compagno di squadra Webber e poi a Spa contro Jenson Button, hanno messo in luce una certa fragilità psicologica del pilota. Errori di gioventù che non gli hanno fatto perdere, per sua fortuna, il mondiale.

Il talento del pilota non si mette in discussione: è stato il più giovane ad aver ottenuto l’accoppiata pole position/vittoria di una gara, conquistata con la Toro Rosso al Gp di Monza 2008, a soli 21 anni e 73 giorni. In quella corsa sotto l’acqua, Vettel mostrò una classe straordinaria, alla sua prima stagione effettiva di F1.  Colpì l’autorevolezza con cui andò a vincere quella gara, dominata in pieno,  tant’è che il team Red Bull, che lo aveva già in opzione,  decise di farlo correre già per l’anno successivo.

Ora avrà le spalle più larghe il tedeschino, con un titolo piloti che gli darà molte più sicurezze e meno ansie. Lo stesso Schumacher nutre amicizia e simpatia per Sebastian, che però potrebbe stabilire mano mano nuovi record. Ha una vita intera davanti e  sembra logico che un giorno, dopo il ritiro di Alonso, la Ferrari vorrà Vettel, tra l’altro già sponsorizzato in passato da Schumi.

Strategia perdente

La Ferrari ha perso il titolo per errori di strategia, non perché  è caduta nella trappola della Red Bull. Infatti non credo che ci sia stato un gioco strategico premeditato, perché Webber aveva toccato con la posteriore destra le barriere ed aveva inoltre le gomme finite. Tuttavia siamo sicurissimi che la Ferrari ha sbagliato tutto, facendo ciecamente gara sull’australiano. Trappola o meno resterà per sempre l’errore di valutazione strategica.

Chiaro che una serie di fattori ha girato male per la Rossa: la safety car (ancora lei!), con il suo ingresso in pista al secondo giro, non ha permesso al plotone di sgranarsi ed ha favorito la strategia di chi non aveva niente da perdere, come Rosberg, Kubica e Petrov. Alla Ferrari si è sbagliato perché non si è avuta una visione più ampia della gara e ciò è spiegabile con la paura di vincere. Si è marcato un Webber ormai fuori dai giochi.

I responsabili di questo disastro sono il team principal Domenicali e gli ingegneri di pista di Alonso  Stella e Dyer, che varie volte si sono dimostrati non all’altezza di situazioni delicate. Stella dopo gara ha spiegato che sbagliando s’impara. Ecco: vada a sbagliare e ad imparare nei team inferiori. La Ferrari non deve prendere lezioni, semmai darle. Se Montezemolo, infuriato come non mai,  ha il polso della situazione, dovrà prendere qualche decisione, perlomeno ridisegnare il team in pista, assegnando nuovi incarichi. Qualche testa dovrà pur cadere.

Altra critica da sollevare è contro la Fia e quell’affarista di Bernie Ecclestone: questo gran premio ad Abu Dhabi è stato una chiusura indegna per un mondiale. I petrol-dollari hanno un forte potere è vero, ma se si vuole salvaguardare lo sport, questa gara almeno dovrebbe essere di transizione nel mondiale. I nuovi circuiti disegnati dall’architetto Tilke sono tutti belli e avvenieristici, ma sono totalmente inutili, con scarse possibilità di sorpasso: Alonso non ha potuto lottare ed abbiamo assistito ad una delle tante sfilate di parata delle F1, una cosa mortificante per i piloti, che vogliono lottare, e per il pubblico, che vuole lo spettacolo.

Bisogna aggiungere che ad aver voluto questo Gp,  in uno stato dove non c’è una minima tradizione motoristica, è stata anche la Ferrari, con la sue partnership finanziarie ad Abu Dhabi e il non casuale parco tematico Ferrari World.  I soldi muovono lo sport,  con la conseguenza di uno spettacolo poco edificante. Chi se ne frega in fondo del buongusto.

L’unica cosa che fa ben sperare per i ferraristi è lo straordinario talento di Alonso: ha tenuto a galla la Ferrari, sbagliando come colui che è sempre al limite e vincendo con una vettura sempre inferiore. Al momento la F1 premia macchina e strategia più forti e la Ferrari non ha più queste pecularietà, una volta di spicco.

Fernando resti un campione, ti rifarai l’anno prossimo.

F1 Gp del Brasile. Alonso tiene duro alle Red Bull mondiali

Sebastian Vettel si aggiudica il Gp del Brasile, secondo Mark Webber, terzo Fernando Alonso. Quarto Lewis Hamilton, quinto Jenson Button che esce matematicamente dalla lotta mondiale, Massa quindicesimo e non pervenuto.

Onore ai vincitori

Con il gran premio del Brasile, si è assegnato il primo titolo mondiale. La Red Bull-Renault con la doppietta di oggi vince il mondiale Costruttori di F1 dopo solo sei anni di attività. Un ottimo risultato per una squadra così giovane, ora nuovo top team che rompe il duopolio dell’ultimo decennio Ferrari-McLaren.

Un titolo ampiamente meritato, certificato da 8 vittorie e quattro doppiette per un totale di 19 podi.  E’ stata sempre la macchina da battere quest’anno, con 14 pole position conquistate su 18, di cui sette consecutive. Avevano proprio le “ali” in qualifica; tuttavia in gara per il team non sono mancati dei problemi di affidabilità, soprattutto di motore, che ancor preoccupano i tecnici per l’ultima gara prevista ad Abu Dhabi: Vettel per due volte si è dovuto ritirare per un guasto al suo propulsore, quando era al comando della gara (Bahrain e Corea), alla vettura di Webber oggi è occorso un preoccupante surriscaldamento del motore.

Inoltre la cattiva gestione dei piloti ha portato al comico autoscontro in Turchia tra i due, oltre a qualche errore di troppo. Soprattutto Webber ha patito il clima non idilliaco in seno al team, tutto sbilanciato a favore del tedesco. Nonostante i parecchi punti persi per strada, la Red Bull ha dominato e vinto ugualmente la classifica marche.

Piloti in ballo

Discorso apertissimo per il titolo piloti: Alonso tiene ancora la testa del mondiale con 8 punti di vantaggio su Webber, 15 su Vettel, 24 su Hamilton.

Con una Red bull così forte, per Alonso e la Ferrari ci sarà da soffrire: lo spagnolo dovrà provare a piazzarsi in seconda posizione e scardinare quindi lo strapotere del duo Webber-Vettel. Infatti è molto probabile che i due si giochino ancora una volta la vittoria proprio come è successo in Brasile e sarebbe altissimo il rischio di “biscotto” mondiale,  visto che il team  favorirebbe per forza di cose la vittoria dell’australiano.

Si corre ad Abu Dhabi e la pioggia, amica della Ferrari, è soltanto un miraggio, come quello che vede ora Hamilton a riguardo del titolo mondiale; solo con un miracolo potrebbe vincerlo l’inglese: vittoria della gara con contestuali disgrazie per i primi tre davanti. Nemmeno lui sembra crederci con una McLaren poco competitiva.

E’ un miracolo invece che Alonso sia primo nel mondiale e sia riuscito a vincere cinque gare. E’ vero che la Ferrari in gara ha dimostrato un passo diverso dal giro secco della qualifica, ma si rivela una vettura inferiore alla Red Bull, con lo spagnolo che ha sempre rincorso, eccetto poche occasioni. Si tenga conto che Massa non esprime solo tutta la sua scarsa vena a correre queste gare, ma anche la mediocre competitività della rossa. Alonso: stoico.

Forza Fernando, tieni duro!

F1 Gp di Corea ¡Va de mùsica, Alonso!

E’ bello sentire l’inno italiano che risuona in diretta mondiale: grazie alla Ferrari, grazie a Fernando Alonso, vittoriosi nel Gp di Corea. A Maranello non si è mai smesso di credere ad una rimonta che pareva improbabile.Secondo Hamilton, a podio anche Massa, ma sempre in versione triste di se stesso.

La gara si è corsa in condizioni difficili per i piloti, qui per la prima volta su questo inedito circuito in condizioni da bagnato. Sulla pista si è abbattuta la propaggine di un tifone che ha imperversato in Cina, ma la causa di tutti i mali è stato l’asfalto, gettato a terra appena pochi giorni fa. Questo, ancora fresco, non si è stabilizzato e non ha garantito il necessario drenaggio: la pista si è allagata ed è stato necessario, per renderla praticabile, che la pioggia smettesse unitamente a parecchi giri dietro la safety car. Se il tracciato è stato apprezzato da tutti gli addetti ai lavori, ciò che ci ha lasciato perplessi è la sicurezza, per tre principali motivi: ingresso e uscita box, in piena traiettoria, sono molto pericolosi;  i muretti sul rettilineo troppo vicini alla pista; l’inesperienza dei commissari coreani, anche se supportati per questa volta dai colleghi australiani, non garantisce efficienza nei punti critici del tracciato.

“In corea nessuno vincerà il mondiale ma qualcuno lo perderà”. Così ha dichiarato profeticamente Alonso.

Escono perdenti da questa gara le Red Bull, da un mondiale che era in pugno… ora con due piloti costretti ad inseguire. Nell’ultimo articolo abbiamo detto che squadre come Ferrari e McLaren avrebbero potuto spuntarla in questa gara. La Red Bull si è dimostrata ancora una volta la vettura più competitiva ma paga l’inesperienza ad alti livelli. Chris Horner non ha saputo gestire i suoi piloti nel corso della stagione e Webber ha pagato la pressione con un errore all’undicesimo giro: cordolo, erba sintetica , testacoda e … boom con Rosberg che non è riuscito ad evitarlo. Ancora peggio è andata a Vettel, ritiratosi per la rottura del motore quando era saldamente al comando,  un guasto che un top team non può concedersi a fine stagione.

Classifica mondiale piloti

Fernando Alonso  231 punti

Mark Webber         220 p.

Lewis Hamilton     210 p.

Sebastian Vettel   206 p.

Jenson Button       189 p.

tutta la classifica

Gioisce Alonso, che dal suo ultimo ritiro del Gp del Belgio ha portato a termine una rimonta fantastica, vincendo tre gp e andando sempre a podio.  Con 50 punti a disposizione e con 42 di distacco, è praticamente tagliato fuori Jenson Button. E’ improbabile anche il recupero di Vettel, con  – 25 punti da Alonso.

Se pare scontata la scelta del team McLaren di puntare tutto su Hamilton per le ultime due corse, non è altrettanto così ovvia un’ analoga decisione per Webber in seno alla Red Bull: vorrebbe dire sconfessare in parte la politica di gestione dei due piloti fin qui adottata di pari opportunità per entrambi, come ha dichiarato lo stesso boss Red Bull Mateschitz. E Vettel è  il pupillo della scuderia. Quindi si prenderanno in considerazione ordini di scuderia in base ai risultati delle qualifiche della prossima gara: con Webber in pole o davanti al compagno di squadra, si deciderà di puntare tutto sull’australiano.

Vittoria mondiale

Alonso potrebbe vincere  il mondiale se arriva primo e Webber non fa meglio del quinto posto. Con il secondo posto, è mondiale se Vettel non vince, Webber non fa meglio del quinto posto ed Hamiltont  del quarto. Con Alonso terzo, Vettel dovrebbe arrivare dietro lo spagnolo,  Webber non dovrebbe finire la gara e Hamilton non dovrebbe fare  meglio del quinto posto. Button e Vettel per poter rientrare in gioco realisticamente dovrebbero sperare nelle sfortune dei primi tre e puntare solo alla vittoria.

Per il titolo costruttori la Ferrari tiene una piccola luce accesa, anche se il titolo è in ballo tra Red Bull e McLaren, con la prima avvantaggiata se non altro per avere due piloti entrambi competitivi: Button avrà avuto un duro colpo psicologico con questa gara e tirerà un po’ i remi in barca a differenza di Vettel che tenterà il tutto per tutto per rientrare in gioco. Prossimo appuntamento è il Gp del Brasile il 7 novembre. Alè Fernando!

F1 Gp Giappone: Alonso in scia alle Red Bull.

La gara nel circuito del sol levante è stata la più dura dell’anno per piloti e team. La pioggia torrenziale ha impedito lo svolgersi delle qualifiche nella giornata di ieri per impraticabilità di pista, costringendo la direzione gara a spostare le qualifiche nello stesso giorno di corsa. Per piloti e meccanici si è deciso tutto nel giro di poche ore, con le qualifiche disputatesi alle ore 9 del mattino (ora locale) e la gara dopo sole cinque ore. Una domenica di duro lavoro per tutti gli addetti.

Le qualifiche

I primi cinque della classifica mondiale sono molto vicini: Vettel ha strappato la pole su Webber, terzo Kubica, a seguire Alonso, Button, Rosberg ed Hamilton, quest’ultimo retrocesso di cinque posizioni per aver sostituito il cambio della sua McLaren. Massa non riesce a passare in q3, piazzandosi al 12° posto. Button è l’unico ad aver scelto gomme dure per la partenza, provando a giocarsi il tutto per tutto con una strategia diversa.

La gara

Pronti via: Vettel scatta bene, Kubica supera Webber. Alonso rischia di farsi soffiare il quarto posto da Button con uno start mediocre ma rimedia alla prima curva, brivido per lo spagnolo. Incidente tra Petrov e Hulkenberg sullo starting grid. Massa è subito fuori alla prima curva: con una manovra da suicidio sperona l’incolpevole Liuzzi. E’ un altro zero per il brasiliano. Entra immediatamente in pista la safety car, troppi detriti e macchine da rimuovere dal tracciato.  Nei giri a regime di sicurezza, Kubica si ritira per il distacco della ruota posteriore, con Alonso che agguanta così provvisoriamente il podio.
La gara si vive sul marcamento a distanza di sicurezza tra i cinque pretendenti al titolo. I due Red Bull e Alonso (dopo il primo pit stop) sembrano avere qualcosa in più delle due McLaren. Hamilton ha un nuovo problema al cambio, con la terza marcia fuori uso; Button fa un pit stop molto ritardato, mettendo le morbide per l’ultimo stint, ma la strategia non incide. Danno spettacolo i due piloti di casa, Yamamoto e soprattutto Kobayashi, combattivo e audace. Il pilota della Sauber ha vivacizzato questa gara noiosetta con le sue abili manovre di sorpasso, è un giovane di 23 anni, di belle speranze per il Giappone.
Vince la gara Vettel, secondo Webber, terzo Alonso, quarto Button, quinto Hamilton, poi a seguire Schumacher, l’ottimo Kobayashi, Heidefeld con la seconda Sauber, Barrichello; chiude la zona punti Buemi. I primi tre passano sotto la bandiera a scacchi nello spazio di due secondi, a testimonianza di una corsa davvero tiratissima.


Il punto sul mondiale
Webber ha controllato bene i suoi avversari, limitando i danni sul pazzo Vettel – guai ad avvicinarsi – e guadagnando tre punti su Alonso. Ora deve guardarsi principalmente le spalle da questo duo, che lo segue a 14 punti di distacco. Button ed Hamilton perdono contatto e sembrano progressivamente svanire le loro speranze mondiali.

La matematica condanna definitivamente Felipe Massa, giusto per chiarezza. E’ vergognoso come il brasiliano non stia correndo per la squadra, non facendo il proprio dovere. E’ triste, non fa altro che lamentarsi da qualche gara, piagnucolando che non farà il “Barrichello 2a versione“. Segnala il traffico come motivo/scusa della sua pessima qualifica. Fa un incidente senza senso al via con Liuzzi. Non dà sostegno ad Alonso in un momento così delicato, non porta punti al team per la classifica costruttori – che ormai è persa – insomma è già in vacanzaMassa te ne devi andare! Non sei degno di guidare una Ferrari!

Men che se ne dica, la lotta al titolo è ancora aperta ai primi cinque. Se pur Button ed Hamilton hanno 28 e 32 punti di distacco dalla vetta, ci sono ancora in palio 75 punti e in Formula Uno tutto è possibile. Il prossimo gran premio di Corea tra due settimane ci dirà se La McLaren potrà ancora dire la sua. E’ un circuito inedito per tutti, ma sarà importante l’esperienza tecnica dei team: Ferrari e McLaren hanno qualcosa in più rispetto alla Red Bull.


Outsider è la Renault di Kubica, che può approfittare del marcamento a uomo tra i rivali al titolo. Inoltre il meteo potrebbe di nuovo giocare brutti scherzi, in una regione in cui è la stagione dei monsoni.
La Ferrari per le ultime tre gare porterà ulteriori novità tecniche, soprattutto una di tipo aerodinamica, nella zona del posteriore che sarà molto visibile, a dimostrazione dello spirito di squadra di non mollare mai. Il sogno è lì a 14 punti e si può fare, perchè team e pilota sono in uno stato di grazia tecnico-mentale. Il mondiale costruttori è ormai svanito,  quindi tutte le energie di sviluppo della macchina sono concentrate per lo stile di guida di Alonso.

Forza ragazzi!


Classifica piloti


Classifica costruttori

Trionfo Ferrari in Bahrain

La prima gara della stagione 2010 della Formula Uno ha segnato una svolta importante per la Ferrari. Nonostante sia la prima gara e non si possa parlare di certezze, possiamo esser tranquilli di una ritrovata competitività della rossa e del suo ruolo di protagonista nel mondiale di quest’anno. Alonso aggressivo, Massa ritrovato. “E’ una Ferrari a due punte” come dichiara il responsabile in pista Stefano Domenicali. Al pari del cavallino c’è la Red Bull di Vettel, molto veloce. La McLaren e la Mercedes al momento devono affannarsi per recuperare. Interessante è la Force India, che potrà insidiare quest’anno i top team. Netto distacco per tutti gli altri.

LA CRONACA

Il circuito del Bahrain quest’anno ha subito delle modifiche rispetto all’anno scorso: è stato ricavato un tratto lento all’interno del perimetro della pista. Il tempo sul giro si è alzato tanto da diventare quello più lungo di durata del mondiale: la pole di Vettel è stata registrata in 1’54’’101’’’.
Sulla griglia.
Il caldo torrido sui 35° mette a dura prova l’affidabilità delle vetture e la resistenza dei piloti. La Ferrari in via precauzionale sostituisce entrambi i motori ai suoi piloti, che costituisce un piccolo svantaggio per il proseguio della stagione – massimo 8 sostituzioni di motore. Senna e Chundok della HRT partono dalla corsia box per interventi non previsti dal regolamento sulle vetture.
Partenza
Scattano bene Vettel e le Ferrari. Alla prima curva prevale Alonso che all’esterno compie un gran sorpasso su Massa. Schumacher supera Webber, il quale getta scompiglio nelle retrovie con un’enorme fumata bianca che si rivelerà innocua. Sutil e Kubica si toccano e ora devono recuperare molte posizioni.
1° giro.  Vettel prende subito il largo e il gruppo dei primi comincia a sgranarsi. Da segnalare il primo ritiro per Chundok, per uscita di pista. Errore classico del debuttante.
2° giro. Grande rischio per Hulkenberg (Williams) nella curva 6 che esce di pista ma rientra. Si ritira Di Grassi con la Virgin.
3° giro. Hulkenberg è il primo a fermarsi per sostituire le gomme spiattellate nella precedente uscita di pista.
4° giro.Vettel comanda la gara con 2 secondi circa su Alonso, 4 su Massa e 7 secondi su Rosberg e Hamilton. Sutil sorpassa Kovalainen ed è 17°. Cerca di recuperare dal contatto iniziale con Kubica.  Rosberg fa da tappo alle prestazioni di Hamilton che al momento non oppone molto disturbo. E’ una fase di studio e attendista. In generale Vettel guadagna sulla coppia dei ferraristi che a loro volta guadagnano sugli inseguitori.
9° giro. Giro più veloce della gara per Massa in 2’02’’494’’’. Con il pieno di benzina siamo molto lontani dai tempi delle qualifiche. Si stima una differenza di peso tra inizio e fine gara di circa 150 chili.
12° giro. Si avvicina il momento dell’unico pit stop previsto, in cui tutti monteranno gomme dure.  Senna, ultimo in classifica, rientra dalla sosta ai box ed è il primo ad essere doppiato dopo solo 12 giri. Battaglia nelle retrovie: Glock su Virgin supera Kovalainen (Lotus) e Hulkenberg la spunta su Trulli (Lotus).
13° giro. Il pilota russo Petrov (Renault) si ritira ai box per la rottura della sospensione anteriore destra.
15° giro Rientrano Hamilton e Schumacher: pit stop rapidissimi e senza problemi. Controsorpasso Trulli su Glock alla curva 1.
16° giro. Cambio gomme per Alonso, Rosberg e Button senza problemi. Kovalainen e Hulkenberg scintille, la spunta il secondo.
17° giro. Rientrano Vettel e Massa. Dopo il turno ai box, Hamilton l’ha spuntata su Rosberg e ora è quarto.
18° giro. Senna si ritira, rottura del cambio.
20° giro. Liuzzi partito con gomme dure, compie il pit stop e monta quelle morbide. Rientra al nono posto, grande gara per lui.
24° giro. Due sorpassi in successione per Kubica molto aggressivo. Ora è 11° a ridosso della zona punti.
25°giro. Situazione a metà gara.
1mo  Vettel
2ndo Alonso a 2’’781’’’
3rzo  Massa  a 4’’388’’’
4rto  Hamilton a 16’’ 586’’’
Poi seguono Rosberg, Schumacher, Button, Webber, Liuzzi, Barrichello. Gara anonima per la coppia Mercedes e il campione del mondo in carica Button.
29° giro. Alonso giro più veloce al di sotto della soglia dei 2 minuti. Rompe gli indugi e si fa sotto a Vettel.
32° giro. Dopo 2 giri di avvicinamento, Alonso perde il contatto da Vettel. La gestione delle gomme è problematica: stare molto tempo dietro alla vettura che precede, comporta un rapido deterioramento degli pneumatici e mancano ancora molti giri.
34° giro. Vettel ha avuto un improvviso calo di prestazioni per la rottura di uno scarico e Alonso si è avvicinato tantissimo e ora è minaccioso.
35° giro. SORPASSO ALONSO, poco prima del rettilineo di arrivo, poco dopo Massa supera Vettel alla prima curva. Le Ferrari prendono subito il largo. Ora Vettel deve guardarsi le spalle da Hamilton.
37° giro. Hamilton supera Vettel. Velocità di punta Hamilton 309 km/h , Vettel 288km/h.
39° giro. Si crea un terzetto interessante Schumacher, Button, Webber.
44° giro. Vettel deve guardarsi le spalle da Rosberg, ha 6 secondi da gestire.
49° giro. 80esima doppietta nella storia Ferrari, un risultato che mancava dal 2008. Terzo Hamilton che artiglia un podio insperato. Vettel quarto e sfortunato, Rosberg quinto. In ombra Schumacher sesto e sempre dietro al compagno di squadra, Button deludente settimo, Webber chiude ottavo seguito dall’ottimo Liuzzi nono e Barrichello, decimo, che dopo le gioie della scorsa stagione dovrà far crescere parecchio questa Williams.

Rimonte in zona Cesarini – Decima giornata

Denis el Tanque
Denis el Tanque

Un ottimo Napoli rimonta due gol al Milan negli ultimi minuti e conquista un prezioso nonchè meritato pareggio. Due gol che soprattutto sono stati realizzati nei minuti di recupero, la famosa “Zona Cesarini“. Il mitico calciatore italo-argentino Renato Cesarini forse mai avrebbe immaginato che del suo nome si sarebbe fatto questo uso (anzi….abuso). Comunque…un gol al novantesimo…non è proprio un qualcosa di inusuale, anzi, succede spesso. Una rimonta completa invece, è più rara. Di casi ce ne saranno tantissimi, ma ci tengo a citare quelli che hanno maggiormente emozionato me (e come sempre poi….lascerò la parola a voi). Permettetemi quindi di ricordarvene qualcuna, di quelle in stile Longobarda contro l’Atalanta nel film “L’allenatore nel pallone” con la doppietta di Aristoteles a tempo quasi scaduto.

Gunnar Solskjaer
Gunnar Solskjaer

Una su tutte ovviamente…la finale Bayern-Manchester United giocata a Barcellona! Gli inglesi non vincono la coppa da quando il team di Matt Busby guidato da George Best trionfò a Wembley sul Benfica, ma un gol di Mario Basler sembra dirigere la “Coppa dalle grandi orecchie” verso la Germania. Lo stesso Best raccontò che al novantesimo disse ad un amico “Dai andiamo via che è finita”. Tragico errore, come lui stesso ammise. Eh si, perchè nel giro di due minuti prima Teddy Sheringham e poi Ole Gunnar Solskjaer ribaltarono il punteggio regalando il trofeo ai Mancunians e lasciando nello sconforto i bavaresi (memorabile il pugno sul terreno di Koffour).

Un’altra che ricordo bene (magari qualcuno no) fu un incontro di Coppa Uefa tra Genoa ed Oviedo. Era il tre ottobre del 1991, l’andata era finita uno a zero per gli spagnoli. Il Genoa passa con Skuhravy ma un clamoroso svarione regala il pari agli asturiani alla fine del primo tempo. Servono due reti per passare il turno ovviamente, ma nei minuti finali si è ancora sull’uno a uno. Poi…miracolo: prima una mitragliata di Bortolazzi e poi un altro stacco imperioso di Skuhravy regalano il passaggio del turno al Genoa. Da quel momento il calcio diventò una passione folle per me.

Un altro storico ribaltone che ricordo fu un Juventus-Fiorentina: i viola conducono due a zero ad un quarto d’ora dal termine, poi Vialli accorcia. Si arriva a questa fatidica “Zona Cesarini” quindi sull’uno a due. I fiorentini reggono benissimo, ma poi ancora Vialli quasi allo scadere impatta. Sembra finita, ma ad un paio di giri di lancette dal triplice fischio una prodezza di un giovane numero dieci fa esplodere il Delle Alpi, pochissimo dopo la già grande esultanza per il pari di Vialli. Quel giovane numero dieci gioca ancora oggi, ed è Alex “Pinturicchio” Del Piero.

Chiudiamo con due “perle”.

Una riguarda sempre Del Piero….perchè non sarà una rimonta…ma chi si scorda più le due reti nel giro di un minuto e mezzo con le quali siamo volati in finale nel mondiale del 2006? Semifinale contro la Germania…in Germania. Prima Grosso, poi Pinturicchio. Eh bè….!!! L’altra invece, è una mia dedica personale al primo Pallone d’oro: Sir Stanley Matthews. Blackpool-Bolton, 1953. Il Bolton conduce 3-2 fino al novantesimo…poi però Matthews (che aveva già inventato i due gol precedenti) con due giocate sopraffine regala due assist al bacio…prima a Mortensen (tripletta per lui) ed infine a Billy Perry! Rimonta compiuta, e coppa al Blackpool!!

Voi invece? Quali ricordate?

Risultati 10a giornata serie A

Bologna Siena 2-1
Catania Chievo 1-2
Lazio Cagliari 0-1
Udinese Roma 2-1
Livorno Atalanta 1-0
Genoa Fiorentina 2-1
Juventus Sampdoria 5-1
Napoli Milan 2-2
Parma Bari 2-0
Inter Palermo