La repubblica del Medioevo

Nel Paese in cui si vuol fare un’interrogazione parlamentare dopo una partita di calcio, dove il governo continua a fare i propri comodi per rilanciare l’Italia, dilaniando ulteriormente il mondo del lavoro, assistiamo all’ennesimo spiacevole salto nel passato.

Le cosiddette “sentinelle in piedi”, un gruppo di ultracattolici anti-gay, manifesta in silenzio – tra l’altro in un modo molto più funzionale e diretto di tante altre manifestazioni, perlomeno dal punto di vista mediatico – per protestare contro il cosiddetto “ddl Scalfarotto” che aggiunge a una legge già presente (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Mancino) un inasprimento delle pene anche per i reati di omofobia, oltre che razziali, religiosi ecc. Sembra Medioevo, e invece è accaduto oggi, nel 2014. Mentre ogni anno si fanno infinite battaglie per i diritti degli omosessuali, per la famiglia di fatto e per cercare di riportare in qualche modo alla normalità una condizione che si è trasformata in “anormale” per questioni di bigottismo e conservatorismo spinto, un gruppo di persone si riunisce per protestare contro qualcuno che vuole che i colpevoli di reati omofobi siano puniti.

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Perché non dovremmo poter essere cristiani?

Piergiorgio Odifreddi è un matematico, logico e saggista italiano. Continuando a copiare da wikipedia, pare che sia “la frusta laica della Chiesa in Italia” e che il suo vizio sia “smontare dogmi”. È tutto vero. Aggiungo di mio che Odifreddi è un genio – nel senso moderno del termine – cioè ha un’intelligenza sopra la media, che ha sfruttato per tutta la vita per costruirsi un intellettualismo fuori parametro e una cultura smodata che spazia in (quasi) ogni angolo dello scibile umano (è l’unico matematico capace di intrigarmi anche quando parla di arte e musica classica) e che mette a disposizione della divulgazione scientifica grazie alla sua dialettica pimpante, energica e divertente, sotto forma di libri, interviste, documentari e quant’altro.

E questi sono gli ultimi complimenti che gli rivolgerò.Continua a leggere…

Il ragioniere

Secondo me, qualcuno, là fuori, non ha le idee chiare.

Quando ormai due mesi fa Berlusconi fu destituito dallo spread, orde di persone giù in piazza a festeggiare, bottiglie di spumante alla mano, la caduta del peggior premier italiano dal ’46 ad oggi; ciò che si festeggiava, in realtà, era sì la destituzione di un governo opinabile sotto molteplici aspetti economico-politici (suvvia, ce ne saranno stati di peggio) ma sopratutto la destituzione dalle nostre coscienze di un governo moralmente ed eticamente discutibile, dove le mazzette, i favori, le connivenze, erano pane quotidiano. Via. Sciò. Aria.
E così arrivano i colletti bianchi. Tutti belli a modo loro, con i completi scuri, i capelli raccolti, i tailleur al ginocchio. Basta veline, abbiamo bisogno di credibilità, di gente seria, vendibile. Tutti con 2 o 3 cognomi, mica una Carfagna qualsiasi.
E scatta qualcosa, nel subconscio di tanti, troppi: se Berlusconi e tutto il circo che si portava dietro è la destra, Monti e tutto il senato accademico che si porta dietro è la sinistra!
Primo errore!
E se Monti è la sinistra, farà cose di sinistra!
Secondo errore!
Monti è un ragioniere. Un ragioniere dal curriculum molto lungo, ma sempre ragioniere è; il ragioniere fa tornare i conti. Punto. Non fa cose di sinistra, perché non è un politico.
Prima di tutto perché anche lo fosse (un politico), probabilmente non sarebbe di sinistra (liberal-cattolico… al massimo Margherita, dai). Ma sopratutto perché a Monti gli mancano due cose, ovvero un mandato elettorale e di conseguenza un parlamento che gli dia retta. Monti invece si ritrova un parlamento in ebollizione, dove tutti si guardano in cagnesco e dove tutti guardano in cagnesco lui, pronti a sbranarlo alla prima parola fuori posto. Ed ecco le pagliacciate leghiste con tanto di cartelli in parlamento, le squallide ed assurde parole della Mussolini, Di Pietro che ormai mette la sfiducia pure alla moglie quando serve la cena, Bersani che dice “sono d’accordo, però” “condividiamo, però” “ascoltiamo con piacere, però” ecc.
No.
Monti fa il ragioniere. Quindi:
1) non può abbassare lo stipendio dei parlamentari. Come è stato chiarito nei giorni precedenti, la decisione spetta al Parlamento, non al Governo. E questo punto lo possiamo tranquillamente rimandare alle prossime elezioni.
2) Monti deve far tornare i conti. Prima cosa è pagare gli stipendi e le pensioni e con cosa si pagano? Con i soldi. E dove si trovano si soldi? Nelle tasche dei cittadini. E quindi più tasse, più accise, più pressione fiscale. Era lampante. La Lega fa un gioco mediatico al massacro urlando meno tasse, ma per me non c’era altro modo.
3) Ora, al di là del populismo nascosto dietro “facciamo pagare l’ICI alla chiesa”, e dico populismo perché non l’ha mai pagato, non è che se l’è inventato Monti o Berlusconi che la chiesa l’ICI non la paga, l’idea è da perseguire con tutte le forze. Ma…
4) Ma Monti non ha un parlamento che lo supporta a scatola chiusa, come ce l’ha normalmente chi vince delle elezioni politiche. Quindi deve riuscire a mediare e a trovare un accordo con quelle parti politiche cattoliche o filocattoliche che non saranno d’accordo.
In ultima istanza, solo due cose:
1) Che la sinistra, piuttosto che guardare a ciò che fanno gli altri, si chiarisca le idee su chi sarà il premier alle prossime elezioni. Che è vero che per adesso è Bersani, ma mi pare che dietro a lui ci siano quasi un centinaio di senatori o giovani rampanti pronti a fargli le scarpe e non credo sia una mossa vincente presentarsi con questa confusione alle elezioni.
2) Che ci si renda conto che se un Governo cade per colpa dell’economia, se si fanno riforme per colpa dell’economia, se si decidono gli assetti politici per colpa dell’economia, si è rotto qualcosa, perché pare evidente che qui, ora, adesso, la sovranità era del popolo e qualcuno ci ha speculato sopra.

Elogio della poligamia

Reduce dalla visione di un’intervista concessa da Benedetto XVI durante il volo sull’aereo papale pagato con i soldi del contribuente italiano, anche quello che non sarebbe d’accordo, mi piacerebbe fare alcune considerazioni. Il maggior esponente della gerarchia dello Stato del Vaticano dice, fra una cosa e l’altra, che capisce chi, a causa degli scandali che hanno coinvolto il clero cattolico, abbandona la Chiesa (21/09/2011, in qualsiasi giornale e telegiornale di oggi). Gli scandali di cui si parla sono quelli riguardanti la pedofilia.

Sono certo che solo in minima, minima parte la pedofilia sia una espressione della sessualità di quegli uomini, la parte più vergognosa e criminale della loro sessualità di maschi adulti. Perché nessuno mi convincerà mai che non abbiano, nel loro essere uomini non castrati, una parte di sessualità più, come dicono loro, “normale”, rivolta ad un altro essere umano, adulto e consenziente, uomo o donna, che esprime il loro bisogno di amore non solo spirituale ma anche fisico e carnale. È la natura umana. Ma se un prete si innamora di una donna la soluzione -esistono molti casi- è quella di abbandonare la tonaca, “spretarsi”, e optare per la convivenza con la donna amata al di fuori della comunità cattolica. Oppure trattare con la stessa comunità un “matrimonio riparatore”, benedetto e retribuito in diversi modi dalla stessa comunità cattolica. Se l’oggetto dell’amore è una persona dello stesso sesso, bene, qui meno mediazioni possibili, o si cambia interesse o si va fuori dalla Chiesa. Se l’oggetto è invece un minore o una minore, cioè una persona che il pastore dovrebbe educare e proteggere, il sorprendente rimedio fino ad oggi è stato l’insabbiamento. Negare l’evidenza a costo di sembrare ridicoli e complici dell’atto criminale. La gestione di questi fatti è da decenni descritta e imposta al clero con l’editto papale del “Crimen Sollicitationis”, gestione attuata dall’allora cardinale Ratzinger. Il Papa ed il clero in generale sono a conoscenza delle “scritture”, in cui qualcuno che credono di rappresentare diceva molto chiaramente: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Senza specificare peraltro 1) Di che sesso dovesse essere il prossimo. 2) Che l’amore dovesse essere solo spirituale e non carnale.

Si parla di amore in tutte le sue forme, visto che non se ne discrimina nessuna.

Le stesse scritture ci dicono, frase con cui molti preti e Papi si sono riempiti e si riempiono la bocca, che “l’uomo è stato creato a somiglianza di Dio”, che ama tutti. Quindi anche l’uomo dovrebbe amare tutti. Il Dio suddetto non si dichiara UOMO che ama le donne, né tantomeno DONNA che ama tutti gli uomini. Non si dichiara monogamo, ama tutti. Ai tempi delle crociate e ai tempi della Padania i vari imbonitori truffaldini mandavano avanti i loro servi al grido di “Dio è con noi!”. Senza riserve, però … il però sta tutto nei giocattoli che il Creatore allegò agli esseri umani durante la creazione in zona pubica, non soltanto per poter fare pipì in piedi o accovacciati, ma per altre funzioni ben note. L’uomo che dovesse prendere per buone TUTTE le scritture quindi dovrebbe amare, non solo spiritualmente, il suo prossimo e senza distinzione preconcetta dell’altrui sessualità, con l’unico limite rappresentato dall’onesta e consapevole condivisione anche della parte carnale dell’amore. E potrebbe amare molte persone contemporaneamente, perché l’amore dovrebbe e sottolineo DOVREBBE essere inclusivo e non esclusivo. E dovrebbe valere per tutti i sessi.

Invece l’uso della politica da parte del Vaticano oggi per meri interessi economici e il corrispondente uso del Vaticano da parte della politica per evidenti motivi di consenso elettorale da raccogliere presso il popolo bue, nega tutte queste possibilità.

Io personalmente non credo, liberamente, alle varie chiese, cattolica in primis, per cui, se dovessi avere la possibilità, il tempo e il denaro sufficiente -ma anche quelle di vivere in un paese realmente libero e non circondato dai popoli della libertà, quella loro-, mi piacerebbe essere poligamo, responsabilmente  e senza distinzioni di sesso. Seguendo le parole che loro, quando serve, usano per il loro Dio e che quando il discorso si fa scivoloso puntualmente nascondono. Dire “capisco chi abbandona la chiesa” quando si parla di pedofilia del clero e assolversi come capo e responsabile di quella associazione che siede in Vaticano, dove lui gestisce tutto, mi sembra una bella presa in giro e una grandissima ipocrisia. In quanto al loro Dio, ci sarebbe molto e molto da discutere, il più serenamente e consapevolmente possibile.

I matrimoni italiani

Parliamo di matrimoni in Italia: secondo le ultime statistiche, il 17% dei matrimoni italiani costa più di 30.000 euro; le voci più impegnative sono il ricevimento, che in media oscilla tra i 5.000 e i 10.000 euro, a seconda della location scelta e del numero degli invitati, e l’abito da sposa, per il quale non si riesce a spendere meno di 1.500 euro arrivando spesso fino a cifre vicine ai 7.000 euro. Seguono a ruota fotografo, bomboniere, decorazioni floreali e bouquet, inviti e partecipazioni, fedi nuziali e via via tutto il resto.

Una ricerca condotta da Prestiti.it ha rivelato che su 300.000 richieste di finanziamento negli ultimi sei mesi, il 2% era finalizzato all’organizzazione del proprio matrimonio. La cifra media richiesta è di 16.000 euro. Insomma tanti numeri per dire che in Italia si continuano a fare debiti per sposarsi… Ma ne vale davvero la pena?

Pare proprio di sì. Il matrimonio di uno dei propri figli nella maggior parte delle famiglie italiane è un momento che va organizzato nei minimi dettagli senza badare a spese, perché rientra in “quelle cose importanti” che ogni genitore deve fare. Dunque si esauriscono i risparmi di una vita senza che nessuno batta ciglio, come se fosse una cosa assolutamente normale; come se, organizare una festa, che per quanto sensazionale possa essere rimane una semplice festa, meritasse anni e anni di scelte e decisioni in un’escalation di spese che termina solo il giorno delle nozze.

Purtroppo molti genitori preferiscono e quasi desiderano spendere tanti soldi per le nozze dei propri figli, rifiutandosi spesso di donarli agli sposi che si apprestano a pronunciare il fatidico sì, lasciando loro la libertà di usare  quei soldi come  meglio credono: parliamo di somme che potrebbero trasformarsi in un anticipo per l’acquisto di una casa o in affitto pagato per almeno 3 anni. O, cosa non da poco al giorno d’oggi, sarebbero un valido aiuto per gettare le basi di una vita insieme e regalerebbero  un po’ di serenità ad una giovane famiglia in un momento storico segnato da una crisi economica tanto grave. Insomma soldi buttati sì, soldi investiti no.

Ma la cosa peggiore è che molte giovani coppie, addirittura la maggioranza dei futuri sposi italiani, accettano con piacere il matrimonio tradizionale pagato dai genitori o realizzato grazie a consistenti prestiti, e invece di ribellarsi a queste stupide tradizioni e di esigere che i soldi vengano usati, se ci sono, per questioni di certo più importanti, si lasciano completamente travolgere da un mondo, quello dei matrimoni appunto, organizzando per le proprie nozze eventi smisurati e in linea con le mode del momento.

Ciò che le giovane coppie dovrebbero radicalmente evitare è invece proprio di lasciarsi condizionare da quello che mi piace chiamare “il mercato dei matrimoni”, ossia quel mondo nato intorno all’organizzazione delle nozze degli sposi italiani. Un mondo che impone scelte e che spinge a spendere e spendere e ancora spendere. A volte lo stesso servizio o prodotto offerto ha costi diversi se proposto per un matrimonio o per una qualunque altra occasione: vestiti, location, catering, oggetti bomboniere e chi più ne ha più ne metta. Non voglio dire che sposarsi non sia un momento magico da ricordare, voglio solo farvi riflettere su come sia possibile festeggiare in modo originale e indimenticabile anche senza indebitarsi fino al collo.

Ecco, ciò che manca è la consapevolezza e la giusta misura nell’affrontare un giorno importante, su cui il mercato specula, approfittando dell’ignoranza dell’italiano medio. Bisognerebbe dire no a scelte costose solo perché di moda, cercando di evitare ciò che viene ormai biecamente gestito dagli sciacalli dei matrimoni… Organizzare un matrimonio economico dovrebbe diventare la vera scelta alternativa e intelligente di chi sa ribellarsi alla superficialità dilagante nel nostro assurdo Paese. E’ più semplice di quanto sembri, basterebbe solo risvegliarsi dal sonno profondo che ci fa accettare tutto passivamente, aprire gli occhi e rendersi conto che una festa con 50 invitati è ugualmente bella e non c’è bisogno di arrivare a 250 persone per avere un bel ricordo di quel giorno, basterebbe capire che si è belle lo stesso anche senza un abito da 5000 euro (che metteremo una sola volta) e senza estetista, parrucchiere, prove trucco, acconciature estrose e fiori ovunque. Basterebbe guardare con occhi critici un prete che chiede soldi e soldi e soldi per celebrare una messa che dovrebbe far parte del suo lavoro già ampiamente retribuito e scegliere il Rito civile, che è quello che sancisce legalmente il vincolo del matrimonio e che non ha alcun costo nella maggior parte delle città italiane; basterebbe evitare pranzi lunghi 12 ore, bomboniere da 30€ l’una, location super costose, decorazioni eccessive e una sfilza di testimoni. Basterebbe realizzare un evento essenziale perché le cose essenziali sono quelle importanti per noi e non per i 300 invitati mai visti prima a cui pare sia dovuto un ricevimento da 30000 euro (almeno). In fondo il matrimonio è la cosa più intima che esista, lega due persone che si amano.

A volte basterebbe ricordare questo, perché a due persone che si amano basta anche un brindisi  in piedi fuori al Comune dopo essersi scambiati promesse di amore eterno.

Papesse al Vaticano, opera teatrale in un unico atto.

7 maggio 2011.

L’appuntamento è alle cinque del pomeriggio a piazza S.Pietro.

Essendo una persona un po’ timida, ho titubato molto prima di riuscire a trovare qualcosa di bianco e ampio da indossare, e ad afferrare cartoncino e forbici per confezionare il mio cappello. Il tutto è pronto solo poco tempo prima dell’ora dell’incontro. Giunta nella piazza, individuo subito la mia prima compagna: una ragazza che sta parlando con un ragazzo, e che in testa porta un copricapo papale. Già, perché oggi è il giorno della papessa!
Giustamente chi legge non starà capendo nulla. Lasciate dunque che vi spieghi alcune cose.
Quello che stiamo per fare non è né un flash-mob, né una manifestazione, ma semplicemente un atto teatrale; teatro di strada, se così possiamo dire. Si tratta di teatro surrealista, ma con uno scopo ben preciso, che è quello di riuscire a liberarsi per un po’ del pensiero  razionale, e lavorare invece con la metafora e con un’immaginazione simile a quella dei sogni. Tutto ciò nel tentativo di portare la mente a interrompere i circoli viziosi, o schemi ripetitivi, che imprigionano la nostra natura. In poche parole, un gesto liberatorio.

L’inventore di tale tipo di teatro è Alejandro Jodorowsky, artista cileno proveniente dal surrealismo, regista teatrale e cinematografico, attore, scrittore, marionettista e “tarologo”. Di solito questo teatro (detto “psicomagia”) coinvolge una sola persona, mentre qui si è voluto dare al tutto una valenza meno personale e più collettiva. Un atto di questo tipo è stato realizzato a Buenos Aires per le madri di plaza de Mayo, al fine di accompagnare e liberare il loro dolore e quello del popolo argentino: nel mezzo della piazza ogni madre ha liberato una colomba nel cielo, tenuta precedentemente in una gabbia nera.
Per quanto riguarda l’ evento in questione, lo scenario principale sarebbe stata piazza san Pietro. Non potevo non partecipare a qualcosa di simile che si stava svolgendo proprio nella mia città.

Stavolta volevamo fare qualcosa di esclusivamente femminile.

La chiesa afferma che il bambino ha bisogno di una madre e di una padre (cosa apprezzabile), dunque perché non dovremmo noi immaginare affacciarsi alla finestra un papa e una papessa, un santo padre e una santa madre? Perché non immaginarlo anche per le altre religioni?  I tarocchi stessi, questo antico gioco di carte, amano l’equilibrio, e contemplano tale coppia: abbiamo il papa (numero V) e la papessa (numero II). E dire che sono antichi…

Molti affermano: “ormai la tradizione cristiana fa parte della nostra cultura“. Infatti è così: in tribunale giuriamo sulla Bibbia, in classe abbiamo il crocefisso e a scuola facciamo religione. Essa permea di sé la nostra società e costituisce un messaggio visivo molto potente. Dunque essa è anche parte dell’immaginario che verrà ricevuto dalle  future generazioni, indipendentemente dal fatto che esse siano cristiane o meno. Non è questione di lotta per il potere o di femminismo, ma di come tutto ciò venga oggettivamente percepito nel profondo dell’animo umano. È una ricerca di equilibrio interiore, se mi si permette l’espressione. Possiamo permetterci ancora di lasciar credere alle bambine del futuro che la realtà sia un prodotto della sola mente virile, e che sia possibile per loro avere accesso al sacro esclusivamente attraverso l’uomo? Abbiamo bisogno di conoscere quale tipo di insegnamento hanno da offrirci le donne, perché allo stato delle cose conosciamo soprattutto l’insegnamento degli uomini.

Se non esiste una papessa, vogliamo provare a incarnarla! Diamole una voce, un movimento e un volto. Inventiamola. Ci piacerebbe sentirla parlare, almeno una volta. Ci piacerebbe molto sentir parlare tante donne sagge quanti uomini saggi sono apparsi nel mondo attraverso i secoli. Dove sono le insegnanti? Vogliamo conoscerle.

alcune delle ragazze in abito papale

Arrivano altre ragazze. Alcune sono italiane, altre spagnole, una è brasiliana. Sappiamo che altre  donne stanno facendo lo stesso a Concepcion e a Santiago in Cile, a Cordoba in Spagna, a Burgos e in altri luoghi.

Alcune, come me, indossano solo un semplice cappello, altre tirano fuori dai borsoni abiti più elaborati, davvero teatrali.
Siamo pronte. Possiamo cominciare a muoverci. Ci mettiamo in fila indiana e camminiamo lentamente, come in una processione. Le persone cominciano a scattare foto, alcuni ci chiedono il motivo del nostro gesto, ma la nostra regola è il silenzio. Il nostro atto deve essere completamente muto. È molto bello camminare così.  Siamo solenni. L’abito forse fa il monaco, e questo cappello dà ai miei pensieri una certa calma, un senso di maestà. Siamo molto belle a vedersi, così tutte insieme.

Le papesse di Concepcion

Ma ecco che una macchina dei carabinieri, di quelle piccole da zona pedonale, ci affianca. Una ragazza venuta a fotografare risponde per noi. Ci scortano lungo la strada, sempre più agitati. Alcuni sorridono al nostro passare, altri meno. Un signore comincia a incitare i carabinieri di “mettere fine a questa mascherata”. Noi sappiamo che in questo caso dobbiamo rimanere in silenzio e allontanarci, senza controbattere né opporre resistenza. Un’ accalorata signora, notando la nostra mancata reazione alle sue parole, grida in spagnolo “il silenzio è codardia!”. Anche una signora italiana pare infastidita dal nostro gesto. Una ragazza, ancora di lingua spagnola,  si avvicina e comincia a inveire contro di noi. Se la prende con la papessa che cammina davanti a me. Con un gesto le toglie di testa il cappello, l’altra se lo rimette e continua a camminare. Io proseguo in silenzio, e seguo con calma le mie compagne. Nel frattempo il servizio d’ordine ci sta invitando ad abbandonare la piazza.

La polizia ci ferma
La polizia ci ferma

 

Ancora vestite da papesse, creiamo un capannello in un angolo, mentre i poliziotti ci cominciano a fare delle domande.  “Cosa significa questa manifestazione?”, “Non è una manifestazione, è una rappresentazione.” risponde una papessa. La ragazza spagnola di prima ci raggiunge e continua a gridarci contro. Viene allontanata gentilmente. I poliziotti non riescono a comprendere la situazione. D’altronde li capisco, come si può classificare un evento come questo? Ci chiedono i documenti. Spunta una telecamera della rai. Una signora che era con noi prende le nostre difese in modo accalorato. Le papesse, anche se un po’ spaesate, si mantengono calme e accondiscendenti. Diamo i nostri documenti. Siamo ammutolite ma intimamente serene. Tre di noi faranno da portavoce e spiegheranno la situazione. Con i nostri documenti nelle mani della polizia, attendiamo fiduciose per un’ora e mezza, per non dire due ore. Ci raccontiamo le nostre sensazioni, scambiamo impressioni, sorridiamo. Nel frattempo le nostre compagne hanno avuto modo di chiarire le intenzioni pacifiche dell’atto, quindi non v’è alcuna conseguenza. Anzi, alla fine sembra che i poliziotti ci abbiamo preso in simpatia. Uno di loro ci saluta con “Arrivederci papesse!”.
È tempo di separarci. Ci salutiamo e ci abbracciamo forte, ci scambiamo le email. Presto verremo a sapere che le cose all’estero sono andate benissimo. Un applauso conclude questa straordinaria giornata. Non la dimenticherò facilmente. Ma aggiungo:

“Se noi ombre vi abbiamo irritato,
non prendetela a male, ma pensate
di aver dormito, e che questa sia
una visione della fantasia.
Non prendetevela, miei cari signori,
perché questa storia d’ogni logica è fuori:
noi altro non vi offrimmo che un sogno;
della vostra indulgenza abbiamo bisogno.
Come è vero che sono un Puck onesto,
se abbiam fallito vi prometto questo:
che per fuggir le lingue di serpente,
faremo assai di più prossimamente.”

da “Sogno di una notte di mezza estate“, di W.Shakespeare, atto V.

 

Per chi fosse interessato, ecco maggiori informazioni:

articolo sulle papesse di Conception (in spagnolo)
articolo sulle papesse di Roma (in spagnolo)
riflessioni di una papessa anonima (in spagnolo)

chissà che non si ripeta l’anno prossimo…

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Torna Moretti e… tornano le polemiche

Da qualche giorno è al cinema l’ultimo film di Nanni Moretti, dal titolo “Habemus Papam” e, come sempre quando si tratta di un film di Moretti, non mancano feroci polemiche. La trama è già stata giudicata ”offensiva” dal quotidiano cattolico “L’Avvenire”. La pellicola narra di un cardinale eletto pontefice alle prese con debolezze varie, prima fra tutte quella di avere problemi con la fede, quella fede che lui, in quanto pontefice, non dovrebbe mai perdere. I film di Moretti sono sempre stati oggetto di tante critiche, molte volte ingiuste. Il regista è un personaggio schietto, molto schierato politicamente e questo, indubbiamente, crea delle polemiche a prescindere dal significato dei suoi film. Nel 2006 “Il Caimano” suscitò tante critiche, ma quel film era in forte polemica con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Stavolta, invece, non ci sono attacchi alla chiesa, ma soltanto la storia del Papa che ha problemi con la religione. Tuttavia, non mancano polemiche di vario genere. Salvatore Izzo, vaticanista dell’agenzia Cei, ha scritto una lunga lettera sul quotidiano “L’Avvenire”, invitando i cattolici a boicottare Moretti e a non andare a vedere il film al cinema. In realtà, ci sono anche commenti positivi, come quello di padre Virgilio Fantuzzi, della Civiltà Cattolica e Radio Vaticana.

Un’altra opinione autorevole che critica il film è quella di Massimo Introvigne, sociologo cattolico e studioso di fenomeni religiosi, secondo cui “Moretti appartiene a una certa sinistra italiana, poco attenta ai fenomeni sociali e quindi anticlericale per partito preso”. A tutto ciò si aggiunge anche l’uscita programmata del film, a ridosso di un concentrato di date molto importanti per i credenti, come la settimana santa, il compleanno di Benedetto XVI e le celebrazioni per l’anniversario della sua elezione a pontefice. Insomma, Moretti, ancora una volta, è al centro di tante polemiche. Durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, il regista cinematografico, nato a Brunico in provincia di Bolzano, ha affermato ironicamente “C’è libertà di opinione. Ognuno può criticare il mio film, ma soltanto dopo averlo visto”, un po’ come dire che molte volte viene criticato a prescindere e chi lo attacca non ha neanche visto il film. Anche in passato, i suoi film sono stati oggetto di critiche feroci e spietate, come “Il Portaborse” di una ventina di anni fa, oppure ancora “Palombella rossa”, “Aprile”; tutte pellicole provocatorie che narravano la situazione politica di quel periodo storico. Moretti, quindi, come sempre è al centro dell’attenzione, ma lui non se ne cura. Va avanti per la sua strada, convinto di avere ragione, e non ha paura di dire sempre quello che pensa. Ricorderete, infatti, quando una volta, durante una manifestazione del centro-sinistra, non ebbe paura di attaccare i leader di questo schieramento politico nonostante fossero presenti sul palco insieme a lui. Ci saranno ancora polemiche nei prossimi giorni, ma c’è da essere certi che il film riscuoterà l’ennesimo successo.

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L’invincibile B.

Parlare di politica in questi giorni tumultuosi è veramente difficile. L’ennesima vicenda giudiziaria che ha colpito il nostro Imperatore Maximo la fa da padrone su tutti gli organi di stampa. Non si sente parlare d’altro: Ruby, Nicole Minetti, il giro di squillo, le notti bunga bunga

Un’atmosfera desolante, in un momento in cui il Paese ha tantissimi problemi, problemi di non facile soluzione, mentre tutta l’attenzione si sposta sull’ennesimo vizietto politico, sull’ennesima vicenda degradante che coinvolge il Presidente del Consiglio. Siamo stanchi. Siamo stanchi di vederci rappresentati da una persona che ha degli evidenti problemi a rapportarsi con le donne (per dirla politically correct), che viene coinvolto in uno scandalo che in qualsiasi altro paese occidentale avrebbe portato alle immediate dimissioni di chiunque, dal sottosegretario al ministro, dall’assessore del comune di venti abitanti al capo di stato. Da noi non funziona così, e lo sappiamo bene. Ma siamo stanchi anche di questo, di dire “da noi non è così” o “da un’altra parte non sarebbe successo”. Siamo stanchi di quindici e passa anni di governo berlusconiano, di scandali, di processi rinviati, di legittimi impedimenti.

Cadono le braccia. Viene da pensare che il Silvio Berlusconi sia davvero invincibile. Rappresenta il più grosso problema della politica italiana, ne è il portabandiera: il rimanere attaccati alla propria poltrona. Poco importa il modo, l’importante è il risultato, in una distorsione totalmente negativa del machiavellico fine che giustifica i mezzi. E pazienza se si va a trans, se si va a puttane o se si manda a puttane il Paese in cui viviamo. L’importante è rimanere attaccati nella posizione più ambita da tutti, quella inattaccabile.

Immagino un normale cittadino che si fosse trovato invischiato nella stessa brutta vicenda (ultima di tante.) Sarebbe stato processato, arrestato e tutto il resto senza neanche passare dal via. Ma se sei un politico hai un’arma in più. È come pescare “uscite gratis di prigione” al Monopoly; qui si chiamerebbe “non andate mai a fare un processo”. Siamo stanchi di questo degrado politico, di questa politica vecchia. Nel 2011 stiamo ancora a farci mille domande sulle notti brave del premier, a chiederci chi sia la fidanzata immaginaria apparsa casualmente proprio in questo momento di scandalo. Cosa deve accadere perché questo Paese si indigni e si svegli una volta per tutte e mandi a casa un uomo anziano che si sta distruggendo da solo ossessionato dai suoi vizi? Possibile che dobbiamo ancora sentire frasi politically correct come quella del Presidente della Repubblica che dice “Serve chiarezza”? Serve chiarezza? Ma siamo davvero diventati così stupidi e inutilmente garantisti? Sei coinvolto in uno scandalo sessuale dai contorni inquietanti? Bene, a casa, vatti a difendere, poi se ne riparla.

È ovvio che tutte le cose andranno provate in sede giudiziaria, che le prove andranno vagliate (sebbene le evidenze di fatto siano già sotto gli occhi di tutti, ad esempio qui), che bisognerà vedere se è tutto vero  e tutto il resto, e su questo non ci piove. Ma in una situazione del genere bisogna prendersi la responsabilità morale e politica di dire “ok, mi avete accusato, mi dimetto e mi difendo in tribunale”. Tutto qua. Fantascienza.

L’Imperatore Maximo sembra davvero “invincibile”, rimane là sul suo trono, respinge ogni attacco, attorniato dai suoi fedelissimi che lo difendono a spada tratta, da una Chiesa che misteriosamente tace in questi giorni (ma d’altronde si sa, fanno più male alla famiglia i DICO che le puttane minorenni e le porno-orgie del potere)… ma sì, sarà tutto inventato, aspettiamo che si sgonfi anche questa faccenda, magari portando Ruby in TV dal suddito Signorini, rimontiamo la storia, convinciamo la gente che è stata tutta una bufala. Passate un paio di settimane ce lo saremmo dimenticati tutti questo brutto evento, si sgonfierà. Ed ecco il più grande potere dell’Imperatore: qualsiasi cosa accada, nega, evita i tribunali, si arrocca nel suo palazzo, e con un po’ di tempo e pazienza tutto si dimentica. È stato così per scandali ben più gravi (da un punto di vista politico) nel passato, dei tanti soldi pubblici sperperati, dei risultati non raggiunti e tutto il resto, figuriamoci se non ci riesce anche questa volta per quattro ragazze sgallettate. La storia della D’Addario ce lo ha dimostrato non più tardi di un anno fa. O Noemi Letizia. Che fine hanno fatto queste vicende? Ce le siamo dimenticate, semplicemente, perché si parla di altro, perché si tentenna, perché ognuno vuole rimanere al proprio posto, e guai a rompere l’equilibrio delle cose.

Poi pazienza se il nostro capo di Governo, la persona che dovrebbe rappresentare tutto il Paese, che dovrebbe essere dotata di un’etica e di una moralità al di sopra del comune, abbia il leggero vizietto di organizzare serate che manco Alvaro Vitali ai tempi d’oro avrebbe immaginato.

La cosa sconcertante e triste e che, in tutto questo, a prenderlo in quel posto siamo sempre noi comuni cittadini. E a noi manco ci pagano…

La discarica di Chiaiano, una civiltà persa.

Nel Meridione d’Italia, la malavita organizzata gestisce un servizio di pubblico dominio, tenendo per il cappio il  povero cittadino. Ad ogni famiglia criminale la sua gallina dalle uova d’oro: la mafia ha in mano un bene prezioso come l’acqua in Sicilia,  la ‘ndrangheta gestisce da decenni l’autostrada SA-RC, che sembra non terminare mai. La camorra? La “monnezza”, fonte inesauribile.

Emergenza rifiuti e ambientale vanno di pari passo. Il presupposto necessario per mettere la parola fine qui in Campania, è estirpare la camorra. Pensiero realisticamente impossibile, per la collusione delle istituzioni con i clan criminali. Queste impongono le loro scelte in materia di rifiuti, dettate dalla possibilità di ricavare enormi profitti. Ci spaventano, per alimentare il clientelismo: le elezioni non sono così lontane. In poche parole tutto questo avrà vita fin quando ci saranno i rifiuti.

All’assemblea pubblica contro la discarica di Chiaiano del 4 settembre ho visto cento, massimo centocinquanta persone. La popolazione presente attorno alla discarica è di circa 250.000 persone. La zona Ospedaliera della città di Napoli dista in linea d’aria solo qualche centinaio di metri. Quindi sono stati pochi i manifestanti, a dir la verità,  e  pure la presenza della discarica arreca un gran disagio: il fetore delle esalazioni, nauseabondo, insostenibile.  È una puzza tremenda da far diventare pazzi: l’impressione è che si dorma con un cassonetto piantato nella stanza. Ed io vivo così.
Ma non è tutto. A inquinare il territorio ci pensa anche il campo rom di Scampia, nel quale si intensificano gli incendi di rifiuti nella discarica abusiva, ora anche in pieno giorno. Cito soltanto la mattina del 4 settembre: un’ immensa nube nera ha oscurato il sole. Un odore acre e tossico di plastica bruciata che causa mal di gola e nausea. Per domare l’incendio, sono dovute intervenire quattro autobotti dei vigili del fuoco.

Il quadro è desolante, per il futuro che attende quest’area e per la reazione dei cittadini. I manifestanti di sabato sono tutte persone per bene, che ci tengono a conservare la propria dignità, che non si rassegnano. Purtroppo c’è chi avrà ormai chinato il capo, chi se ne frega o, peggio ancora, chi si è già abituato a questo squallido scenario: la maggioranza dei cittadini di quest’area, mi vien da pensare.

Protestare contro la discarica equivale a protestare contro tutti gli indagati nella gestione dei rifiuti campani, che fanno parte indistintamente della camorra, delle istituzioni, e della chiesa. Un cortometraggio profetico che vi segnalo, tra i tanti girati all’epoca dell’emergenza rifiuti,  è Megaris (link).

In una guerra tra poveri, protestare contro la discarica significa mettersi contro l’altra fetta della città, qualificata dal TGR Campania come la “Napoli bene”  o “Napoli chic”,  che non vuole riprecipitare nel caos rifiuti di qualche anno fa. Le istituzioni se ne sono ben guardate dal collocare la discarica in un’area di magistrati, avvocati, procuratori, insegnanti. I medici della vicina Zona Ospedaliera non dicono niente, e se devono parlare come l’emerito professor Umberto Veronesi – che disse che l’inceneritore non causa tumori – è meglio forse che stiano zitti. L’area circostante alla discarica non ha un importante referente politico, i cittadini sono stati abbandonati al loro destino. Questa zona è stata adibita a discarica sociale e “ad litteram”. È vero che per questa periferia non ci deve essere uno sviluppo dignitoso: che fine farà il parco delle colline, nei cui confini sorge il mostro dello sversatoio di rifiuti, la sagra delle ciliege, famosa tradizione della zona, le attività culturali, il valore degli immobili, e per ultimo, ma non ultimo, la salute delle persone?

Cosa succederà quando fra tre mesi la discarica chiuderà perché satura? Chiuderà? Io so solo che ci sono altre tredici cave presenti nella zona; che i controlli della radioattività dei rifiuti sono passati dall’Esercito Italiano a un’impresa privata; che i politici sono pronti ad aprire altre discariche e inceneritori per il territorio, o allargare quelle già presenti per una legge sull’emergenza rifiuti. Ci impongono la convivenza con i rifiuti e gli incendi illegali per poter poi giustificare le loro opere. Per l’ambiente quanto potrà durare ancora tutto ciò?

Potremmo attendere all’infinito che si avvii un circolo virtuoso dei rifiuti, in quanto è contro gli interessi di chi li gestisce. È il caso del comune di Camigliano,  la cui amministrazione è stata sciolta e commissariata perché non ha voluto aderire al piano provinciale dei rifiuti. Ma se questo comune ricicla già il 70% dei rifiuti, che altra necessità c’è?

Facciamo quindi un passo indietro: ciò che alimenta questo circolo vizioso sono i rifiuti stessi. La consegna e lo smaltimento sono gli interessi della cricca istituzionale-mafiosa che si è instaurata in Campania. Soluzioni per tempi brevi non ne vedo. Si potrà venire a capo del problema soltanto eliminando l’immondizia, con una conversione totale che non avvenga per conto terzi ma in proprio.


Uno dei materiali più dannosi e presenti per l’ambiente è la plastica. Il signore giapponese del filmato che segue ha inventato una macchina che trasforma la plastica in benzina. Chissà, magari in futuro ce ne sarà una in ogni casa, a meno che il petroliere di turno ne compri il brevetto per mettere l’idea in soffitta.

Certo sarebbe meglio che non esistesse la plastica. Il mio sogno è che ogni casa possa gestire autonomamente i rifiuti. Un punto di partenza potrebbe essere la produzione di concime dall’organico. Ciò avviene già in altri paesi, qui può sembrare in effetti utopia. Sarebbe un buon punto di partenza. Vi inviterei a proporre alternative nei commenti.

Personalmente mi auspico che la ricerca tecnologica sia sempre più ecosostenibile. Il nostro pianeta è malato, figuriamoci laddove sorge una discarica. E quindi si potrà avere una soluzione del problema, che sia pacifica.

Il circo di Gheddafi.

Si conclude oggi la visita del leader Libico Gheddafi, una visita nel nostro paese per cementare le amicizie tra i due stati. E dopo una tre giorni di hostess, cavalli, incontri con il nostro Imperatore Silvio Berlusconi, molti italiani si chiedono “ma Gheddafi che è venuto a fare?”.

E secondo voi dove altro avrebbe potuto portare il suo circo, se non in un paese pieno di pagliacci?

Mille le hostess invitate, a suon di quattrini (qui l’annuncio di reclutamento, se ne parla su macchianera.net), cinquecento quelle accorse al congresso come ospiti. I soldi naturalmente sono un “rimborso spese”. Fa specie che a ognuna di loro sia stata regalata una fiammante e profumata edizione del Corano, proprio lì, a Roma, nello Stato della Chiesa Cattolica. I telegiornali (in particolar modo il TG1) non ci hanno risparmiato alcun particolare, e si è parlato addirittura di alcune conversioni lampo alla religione islamica. Che poi, diciamocelo chiaramente, se non è mercificazione della donna questa… Basta vedere la differenza tra gli invitati nell’annuncio di cui sopra. Mille donne e soltanto duecento uomini. Se non altro i gusti del leader libico sono abbastanza chiari.

La baracconata però non è finita qua, e trovandoci giustamente in una corte medievale, l’incontro tra i due sovrani doveva essere festeggiato come si deve. Parata dei carabinieri con tanto di cavalli, evidentemente per non far torto all’esibizione-dono che ci ha portato sua maestà Gheddafi, una trentina di cavalli berberi, con tanto di fantini – anche loro berberi – urlanti. Manco Lawrence d’Arabia.
La serata è stata permeata anche da un infinito discorso fiume del leader libico, che è stato molto attento a spiegare tutti i vantaggi della religione musulmana e della cultura dell’Islam. Insomma, è venuto a fare proselitismo, con tanto di baci e abbracci del nostro Imperatore Silvio, che si è premurato di rimproverare tutti quelli che avevano fatto critiche amare a questa visita di stato, e soprattutto alla propaganda pro-islam di Gheddafi.

Tutta questa faccenda di Gheddafi con le hostess e le miracolose conversioni istantanee, ha molto irritato la Chiesa, e oggi sull’Avvenire si sono lette parole abbastanza dure e critiche nei confronti di questa – effettiva – baracconata. Naturalmente alla Lega tutto questo parlare di Islam non è andato giù (se non altro sono coerenti, bisogna dirlo…), anche se ovviamente non si è andati oltre un paio di critiche e di polemiche.

Rimane da chiedersi se per gli accordi economici tra i due paesi (l’Italia e la Libia) sia davvero necessario ogni volta assistere a questi circhi ambulanti di ballerine, cavalli, tendoni e chissà cos’altro. Con tutti i problemi che ci sono, sinceramente, chi se ne frega delle hostess di Gheddafi? Che poi, dico io, per 100€ care ragazze, ma davvero c’è da cadere così in basso? Mah, misteri della Fed… Dell’Italia.