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Bravofly: la vera avventura del viaggio

A volte succede. Dopo anni di studio e lavori semi gratuiti, a un certo punto della vita capita di trovare uno stipendio stabile e di riuscire persino a mettere da parte qualche soldo. È quello il momento giusto per concedersi un viaggio dall’altra parte del mondo, pensando che questo pianeta sia troppo grande e meraviglioso per non poterne cogliere quante più bellezze possibili.

Nasce così l’idea di entrare sul sito http://www.bravofly.com, una sorta di motore di ricerca che compara le varie compagnie aeree per trovare la più economica e conveniente, dove dopo un paio di tentativi per mete eccessivamente costose può comparire un volo perfetto per il proprio budget, come la Colombia, per esempio.

A quel punto è solo una questione di minuti e palpitazioni. Passaporto e carta di credito alla mano, rileggi i dati inseriti una decina di volte prima di cliccare quell’adrenalinico “conferma l’acquisto”, sperando che la tua linea adsl non ti abbandoni proprio in quel momento.
Le prime due mail arrivano praticamente immediate, ma c’è ancora da attendere una risposta dalla compagnia aerea per la conferma del volo ed è da questo momento che comincia la vera avventura del viaggio. Dopo circa un’ora dall’acquisto del biglietto, può capitare che una terza mail ti informi che il prezzo del volo è aumentato di 101,00 Euro (per due persone), sebbene il pagamento sia già stato effettuato e i soldi siano già spariti dalla carta di credito.

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Idratati e contenti

Immaginate di trovarvi di fronte a due ristoranti, uno di fianco all’altro. Date un’occhiata al menù esposto fuori e vi accorgete che le pietanze sono più o meno simili. Quale scegliete? Io andrei in quello con più gente, credo: se uno è affollato e l’altro no, un motivo ci sarà pure, no? Entrate in quello con più clienti, la cena è di vostro gradimento e tornate a casa soddisfatti. Il giorno dopo venite a sapere che gira voce che le cucine del ristorante dove avete mangiato siano poco igieniche. Il caso vuole che la sera siate di nuovo di fronte alla stessa scelta. In quale ristorante entrate? L’altro, vero? Che ci crediate o no, tantissime persone continuano comunque a frequentare il primo, incuranti delle voci sui topi. È anche abbastanza probabile che molti di voi siano fra questi. Fino a poco tempo fa ero anch’io un avventore abituale, finché un bel giorno la mia futura moglie non ha cominciato a interessarsi dei prodotti cosmetici e per la cura del corpo. Allora abbiamo scoperto che in casa nostra entravano quasi esclusivamente schifezze. L’intento di questo articolo non è di divulgazione scientifica, per cui rimando al forum dell’Angolo di Lola e al Biodizionario per tutte le informazioni. Quello su cui mi voglio concentrare è il motivo per cui tantissime persone continuano a mangiare nel ristorante con i topi. Fondamentalmente i fattori sono due: ignoranza e pigrizia.

Cominciamo dal primo. La maggioranza dei consumatori basa le proprie scelte per gli acquisti su informazioni errate o lacunose. Quanti sono quelli che prima di comprare un sapone per le mani o uno shampoo leggono l’etichetta? Quanti sanno cosa sono quelle sostanze scritte in piccolo e che effetti hanno? Pochi, altrimenti non credo che si spalmerebbero addosso siliconi, conservanti e derivati dal petrolio. Non sto dicendo che tutto ciò che proviene dal petrolio sia negativo (non sarebbe un’informazione scientificamente corretta), ma neanche il contrario… Gran parte delle creme idratanti (sì, anche quella carissima, di una marca conosciuta, che la vostra amica adora) basano gran parte della loro efficacia sulla presenza di siliconi, soprattutto dimeticone. L’impiego domestico più comune del silicone è probabilmente quello di sigillare il box doccia. Non è molto diverso dall’effetto della portentosa crema idratante che avete comprato. Il silicone “sigilla” la vostra pelle, ostacolando l’evaporazione dell’acqua. Non avete idratato proprio un bel niente! E infatti dopo poco tempo ne spalmerete altra, poiché vi sentirete esattamente come prima, nel caso migliore. In quantità limitate non si hanno grossi effetti collaterali, ma di sicuro non fa bene. Peccato che in molti preparati il dimeticone costituisca il costituente principale. Il Cosmetic Ingredient Review ha concluso che l’uso di dimeticone nelle formulazioni cosmetiche è sicuro. Resta il fatto che esistono prodotti senza questo componente, che indispensabile non è di certo. Lascio a voi il compito di cercare le sostanze presenti nel sapone per le mani, nello shampoo, nel balsamo per capelli, nel bagnoschiuma, nel dopobarba…
Il punto è proprio questo: spesso si compra a scatola chiusa. Si parla molto, a ragione, della necessità di leggere le etichette degli alimenti, per poi ignorare completamente i componenti dei prodotti che ci applichiamo addosso. Se gran parte della colpa è senza dubbio attribuibile alla cattiva informazione in materia, il resto è dovuto alla riluttanza degli individui nel ricercare attivamente le medesime informazioni. E qui entra in gioco il secondo fattore: la pigrizia. “L”umanità non si estinguerà mica per i parabeni del sapone…” Verissimo. Allo stesso modo non si muore mica per un topo nella cucina del ristorante. Sinceramente mi sembra una banalità. Sarebbe più onesto dire che non si ha voglia di passare un paio d’ore su internet per imparare qualcosa. È incredibile la potenza del marketing, specialmente se confrontata con quella della logica. Cominciano a far mostra di sé sugli scaffali dei supermercati i prodotti “senza parabeni” o “senza siliconi”. Ovviamente contengono tutto il resto, ma grazie a queste scritte le stesse persone che il giorno prima avrebbero fatto orecchie da mercante, le comprano perché “ecco, questo è naturale”.
A casa nostra non si compra più il sapone liquido. Adesso le mani si lavano col sapone di Marsiglia. È ottimo e costa la metà. Spesso infatti i prodotti “senza” hanno un prezzo uguale o inferiore rispetto a quelli “con”, il che dovrebbe far riflettere. Perché si continua a produrre “con”, se è possibile farlo “senza”? Perché molti continuano a comprarli, ovviamente… E dato che, come sempre, il quattrino è più importante del resto, poco importa se gli effetti sono negativi. Sarà pur vero che quando si è iniziato a utilizzare certe sostanze nella formulazione dei prodotti, non se ne conoscevano gli effetti, soprattutto a lungo termine, ma ora è diverso. Non si tratta di tornare al medioevo, è semplicemente una questione razionale. È una questione simile a quella dei cibi biologici. Non è tutto oro quel che luccica, ma spesso si commette l’errore opposto. Oltre al danno la beffa, verrebbe da dire, visto che si corre anche il rischio di essere etichettati come radical chic, espressione alquanto in voga ultimamente. Di recente ho avuto una conversazione a proposito, e la conclusione è stata che l’utilizzo di prodotti contenenti sostanze potenzialmente nocive è una questione che rimanda alla coscienza personale di ognuno. Sono totalmente d’accordo. Voi li usereste sui vostri figli?