Tirocini retribuiti: un esempio da seguire…

S’intitola “Giovani sì” il progetto avviato nella Regione Toscana per cercare di dare una spinta di miglioramento alle nuove generazioni, oggi schiacciate dalla mancanza di lavoro e di prospettive.

Un totale di oltre 334 milioni di euro stanziati, tra il 2011 e il 2013, per avviare una serie di interventi di sostegno all’occupazione e all’imprenditoria giovanile, con contributi per l’affitto e l’acquisto della casa.

Lo scorso 9 maggio la Giunta della Regione Toscana ha ad esempio approvato una “carta dei tirocini e stage di qualità“, che definisce le linee guida per la stesura di una legge regionale che si pone l’obiettivo di evitare l’abuso di questi “percorsi formativi”: troppo spesso utilizzati dalle aziende col solo scopo di accaparrarsi manodopera capace e competente a costo zero.

Come si legge nel blog del progetto Giovani sì, “la Regione Toscana cofinanzia tirocini e stage presso le imprese, con borse di studio (a titolo di rimborso) di 400 euro mensili. Di questi, 200 sono a carico dell’azienda e 200 della Regione. Sono esclusi stage e tirocini curriculari promossi da università, istituzioni scolastiche, centri di formazione professionale. Il giovane che accede al tirocinio deve essere inoccupato o disoccupato/in mobilità.

Se l’azienda, alla fine del tirocinio, decide poi di assumere il giovane (di età compresa fra i 18 e i 30 anni) con un contratto a tempo indeterminato, la Regione mette a disposizione incentivi pari a 8 mila euro, che saranno elevati a 10 mila euro in caso di tirocinanti appartenenti alle categorie previste dalla legge sul diritto al lavoro dei disabili”.

Nel 2010 in Toscana sono stati attivati circa 15 mila stage, circa 4000 in più rispetto al 2008, e l’esperienza personale mi dice che molti di questi non abbiano realmente coinvolto persone inesperte, alle prese con la prima esperienza lavorativa…

Questa norma servirebbe dunque a garantire una base economica ai giovani stagisti che vivono in questa regione, ma soprattutto a sensibilizzare ed educare le aziende che spesso abusano di questo strumento.

E dopo che la Toscana avrà approvato la sua legge sulla retribuzione degli stage, la speranza sarà quella di assistere a un contagio nazionale di questa politica.

Un primo passo è stato quasi compiuto: sintomo di un problema che finalmente comincia a essere avvertito anche da coloro che non ne sono direttamente coinvolti…

Che qualcosa stia davvero cambiando?

Polso di Puma – Non c'e' solo chi cerca lavoro

Il giovane attuale secondo me è un po’ traviato ormai.

Ma non riesce più ad ammetterlo, questo è il vero problema.

È come chiedere a qualcuno se ha votato l’attuale presidente del consiglio… Nessuno lo ammette!

Sono quelle cose strane ma che accadono e sono incontrollabili. Vi sto parlando del fatto che ormai questo neolaureato, questo diplomato, questo scuola-dell’obbligato, non puo’ più guadagnare mille euro al mese! Non può fare l’inserviente o l’operatore ecologico, non può usare le mani per lavorare!

Tra un aperitivo, una serata in discoteca, uno status su facebook da casa e uno dall’iphone è ormai sfuggito il senso del lavoro (“che non c’è“, voi direte), ma più di tutto il senso delle proprie possibilità. Ok è una banalità il fatto che tutti vivano al di sopra delle proprie possibilità; che la competizione, l’apparire appiattisce i bisogni – che diventano uguali per tutti i ceti – e che non tutti possono affrontare certe spese ma lo fanno lo stesso. Ma secondo me le banalità non vanno lasciate stare lì, a zonzo.

Allora ricapitoliamo: la gente si lascia condizionare e vuole tutto quello di cui non ha bisogno per un continuo apparire simile al vicino, al capo, a quello della tv.

Bene.

BENE?

Male! Ma le cose peggiori sono quando a essere travolti da questo tipo di crisi sono i famosi ragazzi “con la testa a posto”. Che si sentono fuori dal gregge. Si sentono così fuori che non possono fare quello che fanno gli altri. Si sentono superiori, si sentono limitati, sentono che la propria terra non offre niente, sentono che devono fuggire, sentono che devono avere posti di responsabilità, pensano che la responsabilità del matrimonio o di un figlio è pesante senza aver fatto ancora carriera, pensano, come insegna mediobanca, che il mondo giri intorno a loro.
Questo di sicuro non era un atteggiamento dei nostri genitori. Questa arroganza, questo protagonismo… Mi puzza!

Nel film “il padrino” c’è la frase mitica: “il potere logora chi non ce l’ha“. E ok, può essere.

Ma quanti esempi conosciamo di gente che invece di potere ne ha e ne viene logorata?

Ci sono persone capaci, persone fortunate e persone che impiegano la loro vita nel raggiungimento dei loro obiettivi. Onore a loro.
La mia potrebbe essere una questione stupida, ingenua.

Ma mi chiedo: se fossimo tutti più consapevoli di essere normali, se iniziassimo a pensare tutti di dover fare una vita da onesto lavoratore per 40 anni, vivremmo meglio?

Oppure i sogni aiutano a vivere?

Il punto è che questo nostro mondo nel quale dobbiamo essere tutti straordinari, tutti dobbiamo ostentare la nostra unicità, inevitabilmente ci rende tutti uguali. E allora tutte le ragazze si descrivono pazzerelle,  tutti i ragazzi pensano di essere bulletti o imprenditori in erba, mentre dietro di loro c’e’ tanta tanta insicurezza.

Il molosso
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Gli articoli della rubrica “Polso di Puma” sono reperibili anche sul blog www.polsodipuma.blogspot.com

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"Il Contratto": Lavorare… in diretta

Nell’Italia dei talk show, dei reality show e dei talent show,  martedì 22 febbraio ha fatto irruzione una nuova tipologia di intrattenimento televisivo, il job show.

Stiamo parlando de “Il Contratto – gente di talento” il nuovo programma in prima serata di La 7.

Il format è in sé molto semplice, l’azienda X mette in palio un contratto a tempo indeterminato (sogno proibito dei giovani d’oggi), a contenderselo saranno tre candidati attentamente selezionati. Dopo una settimana di stage, uno dei tre verrà assunto dall’azienda X.

La pretesa del programma è di far entrare la dura realtà della ricerca di un’occupazione nelle case degli italiani, con la mediazione del tubo catodico ma non solo. “Il Contratto” vuole anche fornire uno spaccato sul mercato del lavoro, sulle sue dinamiche, sui principi che guidano il reclutamento da parte delle aziende. Grossi gruppi imprenditoriali come l’agenzia di recruitment Monster (ospite d’onore della prima puntata), Salmoiraghi & Viganò o la catena francese di negozi tecnologici Fnac, hanno garantito la loro partecipazione.

Ma nonostante le ottime premesse, uno spot rassicurante e annunci più o meno ambiziosi, la prima puntata non ha convinto.

In primo luogo il programma ricalca molti degli stilemi tipici del reality show, con “confessionale”, “nomination” e manifestazioni più o meno spiccate di egocentrismo da parte dei concorrenti – pardon, dei candidati -. Ma, trattandosi di un programma televisivo, creato per fare audience, un po’  ci può stare.
A essere debole, anzi debolissimo, è il lato “documentaristico”, che nelle intenzioni doveva essere la vera chicca, l’elemento di distinzione de “Il Contratto”. Per coloro che hanno vissuto e vivono giornalmente la realtà lavorativa italiana, il mondo apparso su La 7 sarà sicuramente sembrato un enorme e dolce confetto rosa, niente a che vedere con quello che succede tutti i giorni a partire già dall’ingresso dei candidati in azienda. Un colloquio farsa, quasi senza alcuna tensione, e test di valutazione del personale svolti con metodologie quali modellazione di plastilina o gioco di ruolo raramente trovano spazio nel mondo del lavoro italiano.

Ma il distacco totale dalla realtà arriva durante l’inserimento e la settimana di stage.

Il benvenuto del management ai nuovi arrivati, le attenzioni quasi affettuose da parte degli altri colleghi, l’ambiente di lavoro presentato quasi come idilliaco, popolato da persone compite che non alzano mai la voce e tanto altro, sono tutti elementi che segnano una distanza enorme tra il mondo reale e la pseudo realtà rappresentata all’interno del programma.

Altre note dolenti sono venute dai candidati scelti per l’ambito posto. Tre casi limite, tre personalità eccentriche (altro frammento di realtà venduto allo show business?), pescate chissà dove dal recruitment di Monster, che in questo caso non fa certo una bella figura. I tre aspiranti lavoratori a tempo indeterminato sono apparsi, loro malgrado, poco determinati, impreparati, pigri, incapaci di adattarsi alle situazioni e molto vogliosi di mettersi in mostra (vedesi i ragionamenti del candidato di 39 anni riguardanti il numero 8). Un po’ di realtà si inizia a intravedere quando la scena si sposta nello studio dove, attorno a una Sabrina Nobile un po’ impacciata, trova posto la solita pletora di ospiti ed esperti. Al di là dei discorsi scontati e ovvi (l’ossimoro “giovane con esperienza”) e di alcune fortunate invenzioni linguistiche (il termine adultescenti coniato per definire gli “adulti bambini” partecipanti allo show), qualche spunto reale e qualche analisi acuta sul mercato del lavoro italiano è, fortunatamente, venuta fuori, salvando in corner la parte informativa.

“Il Contratto – gente di talento” non riesce a dare, come nelle intenzioni, un quadro reale del mondo del lavoro, bensì una sua versione buonistica, ovattata, troppo sacrificata allo show e soprattutto volta a mettere in buona luce la “generosa” azienda che mette in palio il posto di lavoro. Al di là delle “performance” dei tre candidati, c’è solo da sperare che nelle prossime puntate la scelta del fortunato e futuro lavoratore ricada sul migliore e non sul meno peggiore.

Emerge così la problematica che fin dall’inizio ha gettato un’ombra pesante sullo show: il lavoro e la sua ricerca non possono essere il soggetto di un reality. Se l’intenzione era quella di realizzare un programma di pubblica utilità, bisogna lavorare molto, aumentando la parte informativa, migliorando decisamente i contenuti a scapito della spettacolarizzazione.

Restano ancora sette puntate, il tempo e il modo di migliorare c’è tutto, anche perché più in basso di così è difficile andare.

La repubblica degli stagisti.

laureaLa crisi economica c’è e si vede, a poco servono i faccioni sorridenti e rassicuranti dei politici che ci dicono che il peggio è alle spalle e ci preannunciano un sempre più imminente roseo futuro.

Grande riscontro si trova nel mercato del lavoro. Oggi affrontiamo l’argomento focalizzando la nostra attenzione sugli stage, l’esperienza aziendale che dovrebbe avere lo scopo di completare la formazione di laureandi e neolaureati, ma che risulta essere nei fatti la più diffusa (se non l’unica) forma lavorativa che le aziende offrono ai giovani in questo periodo.

Come sono considerati questi “tirocini formativi” nel nostro paese?  Wikipedia risponde:

Secondo la legislazione italiana, lo stage non è in alcun modo considerabile come un rapporto di lavoro subordinato, questo spiega il motivo per cui non è obbligatoria la retribuzione degli stagisti (per legge essa è vietata e i soldi eventualmente percepiti dallo stagista vengono concessi a puro titolo di rimborso spese) e, di conseguenza, non esistono minimi contrattuali. Lo stagista non matura né ferie né permessi, né ha diritto a periodi di malattia. Periodi brevi di ferie o permessi possono essere concessi dal tutor previa richiesta dell’interessato. Non esiste nessun preavviso di fine rapporto da parte di ciascuno dei contraenti.

La definizione non sembra promettere bene, e nella realtà dei fatti, la situazione varia da azienda ad azienda. Il rimborso, quando c’è, non raggiunge cifre che permettono ad un giovane di poter essere “autonomo”, soprattutto se la sede dello stage è fuori dalla città di residenza. Poco male direte, sono giovani, sono disposti al sacrificio pur di mettersi in mostra e di imparare finalmente qualcosa di pratico (… quali università vi permettono di imparare qualcosa di pratico infondo???), ma è proprio l’aspetto formativo che a volte viene a mancare! Ci si può ritrovare a svolgere mansioni di routine arrivando a maturare col tempo l’idea che si è in quel posto non perché la società ha bisogno di far crescere una risorsa per poterne poi valutare l’inserimento in organico, ma perché ci sono determinati lavori da svolgere e quale modo più conveniente di affidarle ad un economico stagista??

curriculum vitaeLa redazione di Camminando Scalzi ha avuto l’opportunità di intervistare Eleonora Voltolina, direttore responsabile del sito Repubblica degli Stagisti, lo spazio virtuale nato per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisiti. Il sito riporta tutte le news sul tema, include un forum dove ci si può scambiare consigli e raccontare le proprie esperienze, e propone un elenco di offerte di quelle aziende ritenute “virtuose” in quanto offrono stage in linea con la Carta dei diritti dello stagista, un elenco di dieci punti che le aziende dovrebbero rispettare al fine di proporre non solo un esperienza in linea con le prescrizioni minime e gli obblighi giuridici, ma che vadano oltre, tutelando maggiormente i propri stagisti e dimostrando così di adottare il concetto di Corporate Social Responsibility.

Repubblica degli Stagisti

Camminando Scalzi.it: Siete partiti come un blog informativo sul tema e oggi siete una realtà sul web della quale anche i più famosi quotidiani parlano. Come avete vissuto questo successo e cosa vi ha spinto a fare tutto ciò?

Eleonora Voltolina: A dir la verità il successo ottenuto dal sito non mi ha sorpreso, il numero degli stagisti in Italia cresce anno dopo anno e prima del 2007 non esisteva uno spazio online per loro. Da ciò l’idea di creare un punto di incontro virtuale. Visite e commenti aumentavano col passare del tempo e questo ci ha permesso di crescere, volevamo creare qualcosa di più incisivo, il blog ci dava limitate possibilità e noi avevamo idee ambiziose.

CS: Colgo lo spunto per parlare di numeri… quanti sono gli stagisti in Italia?

EV: A questa domanda posso risponderti accuratamente. Secondo Il nuovo rapporto Excelsior , che viene prodotto ogni anno da Unioncamere , nel 2008 ci sono stati 305mila stagisti nelle aziende: un incremento del 21,5% rispetto all’anno precedente, e addirittura del 28,5% rispetto a due anni prima (228mila nel 2006). Il numero degli stagisti italiani insomma continua a crescere a vista d’occhio. Purtroppo questi numeri non si riflettono positivamente nei dati sulle assunzioni. Ad oggi meno di uno stagista su dieci può sperare in un contratto: nel 2008 meno di 29mila giovani hanno ottenuto un’assunzione.

CS: A quanto ammontano mediamente i rimborsi spese?

EV: Gli stage non retribuiti in Italia sono più di quanto si possa pensare. In genere ad essere meglio retribuiti sono i giovani con i titoli di studio più richiesti sul mercato, ingegneria, economia, ma anche giurisprudenza, e questo poiché riescono a trovare inserimento in aziende private, multinazionali o grandi enti. Mediamente ci si aggira tra i 300 e 500 euro, con picchi fino a 700. I rimborsi calano quando parliamo delle altre lauree e in molti casi ci si ritrova davanti a stage gratuiti.

CS: In Italia non esiste una normativa ben definita. Cosa ci differenzia dagli altri Paesi e cosa sarebbe necessario per il futuro?

EV: In alcuni paesi europei la situazione è migliore, in Francia ad esempio gli stage sono retribuiti per legge, in Portogallo si possono fare stage fino a 12 mesi dalla laurea (in Italia non esiste limite, ndr) mentre in Belgio ed in Irlanda gli stagisti hanno diritto al salario minimo garantito. Nel nostro Paese a livello legislativo servirebbe una normativa migliore, ma in ogni caso è sbagliato aspettare che sia una legge a migliorare la situazione. Si può intervenire e sensibilizzare con iniziative come ad esempio la nostra Carta dei diritti dello stagista.

CS: come è nata questa Carta e come le aziende hanno accolto l’iniziativa?

EV: La Carta dei diritti dello stagista è il frutto del nostro lavoro, è nata da un anno di dibattiti sul blog, dalle esperienze e dai consigli dei nostri lettori. Molte aziende si sono mostrate interessate e a quelle che hanno dimostrato di seguire questi principi assegniamo il nostro bollino “OK Stage”, una sorta di marchio di qualità. Queste aziende inoltre periodicamente lasciano sul nostro sito le loro offerte, e questo per garantire un servizio ancor più utile per i giovani. Ovviamente ci sono stati casi in cui la risposta è stata una porta chiusa in faccia, ma molte altre aziende ci hanno assicurato che,  una volta finita la crisi, aderiranno in quanto convinti della bontà dell’iniziativa.

CS: A nome di tutta la redazione di Camminando Scalzi.it ti ringrazio per la collaborazione. Ti chiediamo di chiudere l’intervista con un consiglio per tutti quei ragazzi, laureandi e neolaureati, che sono alla ricerca di un primo impiego.

EV: Il consiglio principale è di non accettare stage al ribasso, saper dire di no a proposte scadenti, inadatte, ad esempio, al proprio titolo di studio. Non accettare stage gratuiti quindi, uno stage comporta spese ed è bene che gli stagisti abbiano il coraggio di chiedere un rimborso. Aggiungerei inoltre di non accettare stage troppo lunghi se questi non sono finalizzati all’inserimento in azienda, si rischia di perdere altre occasioni importanti. Un saluto e grazie mille anche a voi.