Rapporto Istat, tanti numeri e poche speranze.

L’Italia è un paese penalizzato dalle turbolenze internazionali, ma paga anche il prezzo dei propri ritardi sociali e culturali. E’ quanto emerge dal rapporto annuale Istat, pubblicato lo scorso 23 maggio sul quotidiano “Il Mattino”. Al sud una famiglia su quattro è povera e la qualità dei servizi sociali è nettamente inferiore alla media nazionale. In termini pro capite il reddito delle famiglie è del 4% in meno rispetto al 1992 e del 7% in meno rispetto al 2007. È aumentata, invece, l’incidenza delle prestazioni sociali erogate dallo stato. Nel 2000 il livello dei prezzi in Italia era pari al 95% di quello della media dell’Unione Europea, mentre in Germania superava la media di dieci punti. Oggi, dopo un’inflazione cumulata, sia l’Italia che la Germania sono al di sopra di quattro punti. In pratica ciò vuol dire che gli italiani si sono allineati ai tedeschi soltanto per quanto riguarda il costo della vita, ma non per la produttività. Per quanto riguarda il lavoro, i tradizionali punti di forza resistono, anche se in alcuni settori siamo un po’ indietro. La specializzazione manifatturiera, ad esempio, rimane quella degli anni ’70, con il ruolo delle imprese che si riduce sempre di più. L’economia resta basata sull’export.

Anche il mercato del lavoro ha subito delle notevoli trasformazione negli ultimi venti anni. Il numero degli occupati è cresciuto di 1,3 milioni di unità, mentre il tasso di occupazione è passato dal 53,7% al 56,9%. Le retribuzioni contrattuali sono ferme dal 1993. All’interno di questa tendenza generale, però, qualcosa è cambiato. Il numero dei maschi occupati è sceso, mentre l’occupazione femminile è aumentata di 1,7 milioni di unità, quasi esclusivamente nel centro-nord. Tuttavia, il tasso di occupazione femminile resta il più basso rispetto alla media europea. Ciò anche perché le neomamme che mantengono il posto di lavoro sono soltanto il 77%. In pratica, il 23% delle donne che partoriscono preferisce lasciare il lavoro, oppure, come spesso accade, le aziende preferiscono non proseguire il rapporto di lavoro con le neomamme.

L’economia sommersa, più comunemente conosciuta come lavoro nero, è in leggero calo. Sono diminuiti anche gli occupati al sud: circa 200.000 inmeno rispetto al 1995.

La novità più rilevante è la diffusione delle nuove tipologie contrattuali più flessibili, in particolare tra i giovani. Il numero degli occupati a tempo determinato è cresciuto del 48% e si trovano in questa tipologia lavorativa oltre un terzo di coloro che hanno tra i 18 e i 29 anni. Gli investimenti per la ricerca sono dell’ 1,26% in meno rispetto alla media dell’Unione Europea.

Infine, ci sono delle novità anche riguardo al risparmio. Gli italiani hanno sempre avuto una forte propensione al risparmio, ma negli ultimi anni questa tendenza si è affievolita. Negli ultimi quattro anni la propensione al risparmio è scesa dal 12,6% all’8,8%.

La situazione generale è abbastanza drammatica e la gente comincia a perdere anche le speranze. Secondo alcuni sondaggi gli italiani non hanno alcuna fiducia nelle attuali forze politiche.

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Donne, regaliamoci un mese di prevenzione

Mi piace molto scrivere di donne. Mi piace un po’ perché lo sono, un po’ perché dopo troppi anni di silenzio è giusto che se ne parli, ma soprattutto perché nelle donne risiede spesso la capacità di passare da vittime ad artefici, più che carnefici.
Ed è per questo che sono felice di poter parlare dell’iniziativa annuale, promossa dalla Lilt (Lega Italiana Per la Lotta contro i Tumori), organizzata nell’ambito dalla tradizionale Campagna Nazionale Nastro Rosa di prevenzione delle neoplasie al seno. Si riaccendono dunque i riflettori sulla promozione della salute e responsabilizzazione delle donne rispetto alla prevenzione del tumore al seno.

I numeri
I numeri parlano di più di 41.000 nuovi casi ogni anno, che rappresentano circa un terzo di tutte le neoplasie diagnosticate. Ciò significa che ad almeno 1 donna su 8 viene diagnosticato ogni anno un tumore al seno, di cui almeno 1 donna su 33 muore a causa di un carcinoma mammario. Ai numeri già riportati vanno aggiunte le oltre 400.000 donne che già in passato hanno avuto una diagnosi di tumore al seno, e che continuano ad effettuare costanti controlli.
I dati raccolti dai Registri Tumori parlano di una riduzione della mortalità, ma di un’incidenza maggiore, sia a causa del crescente invecchiamento, sia a fronte dei numerosi fattori di stress che incidono inevitabilmente sulla salute di ciascuno.

Fattori di rischio
Non è dato sapere con certezza cosa provochi il tumore al seno, anche se l’Istituto Nazionale Tumori ha individuato dei fattori di rischio, alcuni di natura genetica, altri legati allo stile di vita, che possono riguarda l’insorgenza della malattia.

In particolare abbiamo:

L’ obesità. Il rischio di tumore è maggiore in quelle donne che soprattutto dopo la menopausa vanno incontro a sovrappeso. Le cellule presenti nel tessuto adiposo infatti producono maggiori quantità di insulina e di estrogeni, fondamentali per la proliferazione di cellule.

Alcol. Il rischio aumenta proporzionalmente all’assunzione di alcol assunto.

Il fumo. Sebbene in passato non si fossero individuate correlazioni tra fumo e tumore al seno, è stato riscontrato come il rischio di tumore aumenti in fumatrici ed ex fumatrici.

Come si previene il tumore al seno?

Rispetto all’inevitabilità di una malattia così dolorosa, tanto compete a noi donne attraverso la prevenzione. Vediamo gli strumenti a nostra disposizione:

Prevenzione primaria. Come abbiamo visto prima, essa è legata soprattutto allo stile di vita, e riguarda la scelta accurata degli alimenti, il controllo costante del proprio peso corporeo correlato da attività fisica, limitazione degli alcolici, e valutare correttamente col proprio ginecologo i rischi della terapia ormonale sostitutiva a seguito della menopausa.

Prevenzione secondaria. La prima forma, e una delle più importanti, è rappresentata dall’autoesame, apprezzabili alla palpazione in un primo sviluppo, che può avvenire tranquillamente durante la doccia o la sera prima di andare a dormire, come piccolo gesto di salute quotidiana. In particolare, prestiamo attenzione se:
– la cute della mammella sembra arrossata, alterata, inspessita o retratta
– c’è la comparsa spontanea di secrezione, in particolare sierosa o ematica
– alla palpazione notiamo una tumefazione alla mammella o al cavo ascellare
– la mammella risulta arrossata ed aumenta di volume
In tutti questi casi, e per qualsiasi dubbio, sempre meglio rivolgerci al medico di famiglia.
Altre forme di prevenzione sono quelle legate allo screening organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale, rivolto a tutte le donne tra i 50 e i 69 anni, per eseguire gratuitamente ogni due anni una mammografia. L’eventuale riscontro di un nodulo o reperti dubbi, verrà accompagnato da un altro invito ad eseguire successivi controlli.

Prevenzione terziaria. E’ rivolta a donne che in passato hanno già subito un trattamento per il tumore al seno, al fine di ridurre ricadute ed eventuali danni successivi al problema. Le donne operate per un tumore al seno devono rivolgersi al proprio medico per eseguire periodici controlli clinici e radiologici e per contrastare i possibili effetti collaterali dei trattamenti medici e chirurgici.

A chi rivolgersi
Durante il mese di ottobre ci saranno ben 395 Punti di Prevenzione LILT, di cui la maggior parte saranno all’interno delle 106 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare anche esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare, per informazioni, il numero verde SOS LILT 800-998877 o consultare i siti www.nastrorosa.it e www.lilt.it dove saranno pubblicate inoltre tutte le manifestazioni a sostegno di questa iniziativa.

La scorsa settimana ero in un bar a prendere un caffè, e accanto a me c’erano due amiche, di cui una visibilmente provata dalla chemioterapia. La donna era molto serena, sorridente, e con gioia parlava dell’ultimo ciclo chemioterapico a cui si sarebbe dovuta sottoporre, della speranza di “mettere fine a questo spiacevole incontro non desiderato” (cito testuali parole). Per questo, e per tanto altro ancora, sono felice di essere donna come lei, una donna che sceglie di vivere e lotta per questo.