Una partita che si gioca… un quarto di secolo fa

Erano gli anni ottanta. Tutto era diverso. C’era ancora l’Unione Sovietica, il Muro di Berlino era ancora in piedi, passava la cometa di Halley, i Duran Duran spopolavano fra le ragazzine, Berlusconi comprava il Milan, esplodeva una centrale nucleare a Chernobyl e Maradona entrava nella leggenda con la “Mano de Dios” ed un gol pazzesco contro l’Inghilterra. Ma se si chiede ad un napoletano quale avvenimento ricorda del 1986, qualsiasi appassionato di calcio citerà la vittoria a Torino del 9 novembre. Il team di Ottavio Bianchi giocò un match memorabile andando a espugnare il “Comunale” (per oltre metà ospitante tifosi azzurri) per tre a uno, dopo aver rimontato l’iniziale vantaggio bianconero firmato da Laudrup con i gol di Ferrario (uno che andava nella metà campo avversaria tre volte all’anno), Giordano e Volpecina. Cosa significò per i napoletani lo spiega meravigliosamente Maurizio De Giovanni, un bravo scrittore partenopeo, nel suo libro “Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino“. Quelli che per anni erano stati i “nemici di sempre” erano stati battuti. La ricca Juventus, dei ricchissimi e potentissimi Agnelli, simbolo del nord industrioso contro il sud meno sviluppato e che cercava una rivalsa nel mondo pallonaro.

Difficile non vedere un déjà-vu con quanto sta accadendo oggi, nel 2012. Entrambe le squadre appaiate in cima alla classifica, la Juventus considerata come la favorita numero uno al titolo, la giornata di campionato quasi uguale (ottava adesso, nona un quarto di secolo fa), la stessa speranza di coloro che intraprenderanno il viaggio verso il nuovissimo “Juventus Stadium“, capolavoro di architettura per visuale e comfort ma decisamente piccolo e che non potrà ospitare i quasi trentamila napoletani come nel 1986, nemmeno il dieci per cento. Intendiamoci, ci sono tante cose diverse. L’attuale squadra bianconera è decisamente la più forte del paese, forte di uno scudetto vinto meritatamente lo scorso anno, di una rosa molto competitiva, di un allenatore che per quanto bistrattato è senza dubbio bravissimo, ma soprattutto di un record di imbattibilità che dura da oltre un anno. La differenza con il Napoli sembra molto più marcata rispetto a quanto accadde anni fa. Però… c’è chi rivede in Cavani il fervore che soltanto il più grande giocatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, aveva saputo dare ad un intero popolo. I suoi scudieri non sono Giordano, Carnevale e De Napoli, ma Pandev, Hamsik e Maggio.

No, decisamente non è una partita come le altre. Potrebbe anche non decidere nulla, è ovvio, siamo appena ad ottobre e questa lotta a due potrebbe anche spezzarsi in favore di qualcuno. Ma è da ingenui pensare che sabato 20 ottobre qualsiasi tifoso napoletano non si paralizzerà a seguire i propri beniamini, sognando quello che qualcuno vorrebbe tanto rivivere e quello che qualcuno vorrebbe vivere per la prima volta. Dall’altro lato ci sono la consapevolezza di essere la squadra più vincente della storia italiana a livello di scudetti (ventotto, ma come si evince da battute sempre più frequenti per qualcuno sono di più) e la pressione dello scomodo ruolo di favorito, ma anche per gli juventini sarà una gara tutta da seguire, proprio perché un testa a testa del genere non capita tanto spesso (soltanto nella stagione 1974-1975 Juventus e Napoli avevano battagliato per il titolo, andato poi a Bettega e compagni) e perché c’è appunto una imbattibilità da difendere. Voglia di vincere da ambo le parti dunque, con la consapevolezza che magari anche questa partita entrerà negli annali della storia del calcio, e magari qualcuno ci scriverà un libro per raccontare quanto accaduto in terra piemontese alle nuove generazioni.

Sfide del genere fanno solamente bene al nostro calcio, ultimamente fin troppo in ribasso. Se ci si ricorda che si tratta comunque di sport e non di questioni vitali, allora ci si può decisamente abbandonare a questa passione anche con settimane di anticipo. Che i tifosi delle due squadre si godano l’incontro, così come probabilmente faranno anche quelli di tutte le altre compagini, perché tutti vogliono veder fare la storia.

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Milan-Napoli: revival anni '80 in salsa scudetto

Quanto tempo è passato da quelle sfide epiche. Era il Napoli di Diego Armando Maradona, di Careca ed Alemao. Era il Milan di Marco Van Basten, Franco Baresi e Rudd Gullit. Era una sfida meravigliosa. Lo è ritornata ad essere ai giorni nostri. Bella come un tempo, spigolosa ed affascinante. Non è una questione di punti, di gol o di giocate sopraffine; è una questione di prestigio, di grandezza, è una questione d’onore. E’ una lotta infinita che va al di là di un campo di calcio, è la sfida di un’Italia da sempre soggiogata dallo scontro NORD-SUD.

Ma se un tempo tutto sembrava ruotare intorno a un Cigno di Utrecht e a un Pibe de Oro, quest’oggi il ruolo di attori protagonisti è nei piedi di un “mago” chiamato Zlatan Ibrahimovic e di un “matodor ” chiamato Edinson Cavani, e di questi tempi è come dire potenza e irruenza contro finalizzazione e velocità. Un match che soprattutto mette in palio (fate gli scongiuri se tifate per una delle due squadre, ma è così) punti scudetto. Saranno tantissimi i tifosi napoletani assiepati sugli spalti del “Giuseppe Meazza”, pronti a sostenere la propria squadra in quella che sembra una impresa difficilissima. Saranno nella “Scala del calcio”, unod egli stadi più suggestivi del mondo. Chi non ci sarà è Ezequiel “El pocho” Lavezzi, per uno sputo che lo ha bloccato per tre giornate, ma sulla vicenda ci siamo già espressi. Un peccato per il Napoli, perchè l’argentino è davvero colui che poteva fare male alla difesa del Milan, che soffre i giocatori razzenti come lui (all’andata in pratica non dribblava Bonera, semplicemente gli correva davanti). Ma concentriamoci sui due uomini che possono essere decisivi.

Dicevamo di Ibrahimovic e Cavani, giocatori diversi. Lo svedese è un attaccante possente, col fisico del tipico centravanti, ma non lo è. Gioca stupendamente spalle alla porta ed è troppo dotato tecnicamente per essere la classica-boa. Al suo attivo vanta 325 presenze e 160 gol tra i vari colori che ha vestito, di cui 13 sono con la maglia rossonera in campionato. Cavani invece è diverso, più rapido e più punta, seppur atipica nel senso moderno del termine. . Possiede un tiro preciso e potente, ma sa accarezzare la palla con una dolcezza unica che gli permettono di segnare reti con parabole davvero uniche, ma anche movimenti che lo rendono imprendibile per i difensori avversari ed un senso del gol sviluppatissimo. Ci si aspetta molto da loro due, ma non si può escludere che la sfida possa invece essere decisa da altri. Pato ad esempio, il ragazzino con la media reti/partite giocate che è impressionante, oppure Marek Hamsik, il centrocampista più “offensivo” del mondo. E perchè no gente come Zuniga o Boateng? Gli ingredienti per vedere uno spettacolo ci sono tutti. Gli azzurri non vincono a Milano dal 13 aprile 1986, quando Maradona e Giordano segnarono le reti che permisero di espugnare “San Siro” (Di Bartolomei accorciò per i rossoneri). Addirittura fra il 1978 ed il 1979 arrivarono tre successi di fila, purtroppo per i partenopei rappresentano anche gli unici exploit da mezzo secolo a questa parte. Ma in match come questo la storia conta poco.

Tenetevi pronti. È nuovamente Milan-Napoli, di quelle che contano.