Un'Italiana a Bruxelles: la Nazionale agli Europei

Non sono mai stata una grande tifosa. Non seguo il calcio, non ho una squadra del cuore e mi disgusta ricordare che in Italia ventidue società e cinquantadue giocatori sono in attesa di essere processati per un giro di scommesse da milioni di euro.

Ciononostante, è difficile non rimanere affascinati da quell’aura di socialità e senso di appartenenza che rapisce la ragione di chiunque osi mettersi a parteggiare di fronte a un match calcistico. Quando vivi all’estero, la Nazionale si trasforma in una calamita capace di riempire locali con oltre duecento persone che esultano e si abbattono sotto la stessa bandiera, fra italiani per nascita e italiani per scelta…

Dopo la vittoria degli azzurri allo scontro Italia-Germania, Bruxelles si è trasformata nella città del tricolore “verde, bianco e rosso”, sventolato da rumorose macchine di clacson e urla di trionfo. Il centro è presto divenuto il punto nevralgico di festeggiamenti che andavano oltre il risultato della semifinale: un tripudio di incontri inaspettati, abbracci sconosciuti e brindisi senza tregua.

L’occasione per una staffetta al bar marocchino sotto casa, per ritrovarsi di fronte al proprietario con la pelle scura e lo sguardo mediorientale con la maglia azzurra e un sorriso d’intesa. Una nottata a parlare francese e ricambiare giri di birra col ristoratore portoghese, il cuoco algerino e altri volti amichevoli accomunati dal pretesto di una vittoria calcistica da festeggiare. Andare a dormire alle tre e mezza della notte con la testa leggera e un bagaglio di esperienze che senza quegli Europei non avresti mai potuto sperimentare. Una serata che si sarebbe potuta ripetere con la finale di domenica, ma che alla fine ha deciso di concedersi ai tifosi spagnoli.

E adesso che i giochi son finiti, si tornerà giustamente a parlare di tutti gli scandali e la melma in cui sta affondando il mondo del calcio, oscurando quel meraviglioso potere di aggregazione e condivisione che, nonostante tutto, mi ha fatto divertire e mi piace ricordare!

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Euro 2012: riparla il campo, riparliamo anche noi

Ad inizio della scorsa stagione tentammo una ipotetica griglia di partenza in puro stile Formula 1 per analizzare quello che sarebbe stato il campionato vinto meritatamente dalla Juventus di Antonio Conte. Alcune previsioni si sono rivelate azzeccatissime, altre meno, a dimostrazione del fatto che i pronostici lasciano il tempo che trovano. Ma siccome il bello del mondo pallonaro è proprio questo ce ne possiamo fregare e ritentare lo stesso anche in ottica Euro 2012. Dopo un periodo nerissimo del nostro movimento calcistico, conciso con l’ennesimo scandalo legato alle scommesse, si può tornare a parlare di calcio giocato, lasciando che i tribunali facciano (speriamo, sarebbe veramente un’occasione da non perdere) piazza pulita di chi inquina questo sport già di per sé non proprio lindo come i pavimenti di un hotel a cinque stelle. Fare paragoni con quanto accaduto nel 2006 è simpatico e sicuramente non privo di fondamento, ma meglio lasciar perdere la cabala e concentrarsi sui dati oggettivi. Andiamo quindi ad azzardare la griglia delle sedici magnifiche, premettendo che il livello di un europeo è per certi versi anche più difficile di un mondiale, perchè non ci sono Arabia Saudita e Corea del Nord a fare da materasso, ma tutte squadre che hanno sudato sette camice per arrivare in Polonia ed Ucraina.

Prima fila: la finale dello scorso mondiale era assolutamente quella più giusta ed i valori in cima non sono poi così diversi. La Spagna parte in pole position nonostante qualche pecca in più rispetto al passato: mancherà un fuoriclasse come Puyol ed il bomber di sempre David Villa (entrambi infortunati) ma Del Bosque ha a disposizione un bacino importante in difesa e soprattutto sembra aver recuperato “El niño” Torres, che fu proprio il protagonista dell’Europeo del 2008. Otto vittorie su otto nelle qualificazioni, ventisei gol fatti e solo sei subiti. Aggiungiamoci anche che l’ossatura è composta da giocatori di Real Madrid e Barcellona, ovvero le squadre più forti del pianeta. Può bastare direi. Al suo fianco ancora l’Olanda, che ha giocatori importanti come Robben, Sneijder e soprattutto Van Persie (che potrebbe scatenarsi in questa competizione), ma paga il fatto di essere una delle squadre più “sfigate” della storia. Altro neo è la totale incapacità di vincere ai calci di rigore (quel che accadde a Euro 2000 per loro non è una eccezione, ma la regola), ma a parte questo la rosa è completa (oddio, un portiere forte magari) ed esprimono il miglior gioco del continente.

Seconda fila: Germana senza dubbio, e molto molto vicina alle prime due. Tanti giovani che non sono più promesse bensì certezze. Gente dai piedi buoni e tanti “naturalizzati” indovinati. Molto dipenderà da Gomez, che può far sfracelli e deve dimostrare di saper fare come Klose, ovvero segnare a raffica con la maglia della nazionale. Punto debole sembra essere la difesa, a volte troppo perforabile e poco sicura, ma ci sono sia i nomi sia il fatto di essere appunto “tedeschi”, ovvero freddi come non mai, capaci di arrivare fino in fondo quasi sempre e…sempre vincenti dal dischetto. Accanto a loro, ma con un secondo e mezzo automobilistico di distacco ci siamo noi. Già, noi. Le scelte fatte da Prandelli hanno convinto quasi tutti. Forse una vera prima punta sarebbe servita ma il nostro commissario tecnico ha deciso di puntare su attaccanti rapidi e che soprattutto giocano con la squadra. Siamo la miglior difesa delle qualificazioni ed è un punto basilare nel calcio moderno. Per l’attacco…dipenderà molto da Cassano e Balotelli, che se si sono ricordati di mettere il cervello in valigia (nel caso di SuperMario quel che ne rimane) possono veramente, ma veramente fare grandi cose. Ave Cesare, lavora bene.

Terza fila: Francia e Inghilterra. Le separa la manica, le unisce il gruppo D. I transalpini si sono finalmente liberati di Domenech (e non è poco) ma Blanc dovrà dimostrare ancora tanto. Certo, Benzema, Ribery ed altri sono fuoriclasse e quindi si può fare bene, ma è troppo tempo che toppano di brutto agli appuntamenti importanti e c’è ancora un clima di sfiducia verso di loro. Sono comunque in grado di vincere il girone e di giocarsela bene ai quarti. Gli inglesi invece arrivano all’appuntamento con qualche acciaccato di troppo, ma soprattutto senza Capello. Che vuol dire? Vuol dire che solo giocando all’italiana i sudditi di Sua Maestà sono in grado di vincere qualcosa (Di Matteo docet) e che se continuano a preferire il tipico gioco britannico…peggio per loro e meglio per noi. La squadra però è solida e può sicuramente dire la sua, anche se avrà un accoppiamento difficile nei quarti (se ci arriva).

Quarta fila: Portogallo e Russia. Perchè i lusitani così indietro? Eh semplice, perchè nel loro girone hanno Olanda e Germania, quindi il loro percorso è immensamente più difficile rispetto a tutte le altre squadre che sognano la finale. Cristiano Ronaldo è il miglior giocatore del nostro continente ma purtroppo non ha compagni alla sua altezza, anche se giocatori di livello importante ce ne sono. Se passano il girone possono anche arrivare in fondo però, visto l’accoppiamento possibile nei quarti. Per quanto riguarda la Russia invece c’è da dire che ha una buonissima difesa (seconda per reti subite, dopo l’Italia) ma manca un vero bomber. Talenti come Arshavin sono in declino ma potrebbero stupire come hanno già fatto quattro anni fa.

Quinta fila: Polonia e Svezia. I polacchi giocano in casa ed il sorteggio gli ha regalato il girone più abbordabile possibile (si, anche io penso sia tutto preparato a tavolino, ma tant’è), ma soprattutto non sono scarsi come austriaci e svizzeri che nonostante lo stesso trattamento quattro anni fa fecero quattro punti in due finendo fuori subito. La loro possibilità è arrivare ai quarti, ma difficilmente andare oltre. Gli svedesi sono guidati da uno dei calciatori più chiacchierati del nostro paese, ovvero il re dei bomber Zlatan Ibrahimovic, che ha attorno una squadra che gioca per lui ma anche con lui. In nazionale ha sempre fatto meno capricci (vai a capire perchè) e quindi potrebbero essere la vera e propria mina vagante, non soltanto del loro gruppo, ma in generale.

Sesta fila: Ucraina e Irlanda. Gli ucraini come i polacchi giocano in casa ma l’urna li ha aiutati molto molto meno. Sono poco conosciuti, non sono niente male ma hanno un gruppo sulla carta troppo tosto per far bastare la regola della squadra locale aiutata da tutto e tutti. Soprattutto non avendo fatto le qualificazioni si ritroveranno in una realtà a loro sconosciuta, senza dimenticare che non sarà come per le squadre di club, imbottite di brasiliani ed altri stranieri a noleggio. L’Irlanda del Trap invece…piace. Non ha grossi campioni da un bel pezzo, ma quella vecchia volte di Giovanni una sorpresa può sempre regalarla. Il girone è duro perchè c’è la superfavorita Spagna ed anche una Italia tutta da decifrare, ma si può cercare il miracolo.

Settima fila: Croazia e Danimarca: i croati hanno perso il giocatore più importante, ovvero il bomber Olic, vedendo così crollare le loro quotazioni. Squadra tosta, ma il talento è quello che è e se non si registrano praticamente da subito rischiano una imbarcata colossale. I danesi invece…poverini. Se qualcuno di loro è anticlericale credo che non si saranno contate le bestemmie dopo il sorteggio. Sono un buonissimo team e sarebbero stati sicuramente qualche fila avanti, ma onestamente passare il gruppo B è una impresa che davvero rasenta l’impossibile.

Ottava fila: Repubblica Ceca e Grecia. Bentornati ai cechi che finalmente si riaffacciano nel calcio che conta, ma i tempi d’oro sono sicuramente andati. Cammino troppo altalenante nelle qualificazioni e troppa discontinuità di risultati. Nonostante questo però per assurdo hanno chance di andare ai quarti, semplicemente perchè sono nel girone nettamente più scarso. Stesso discorso si può fare per gli ellenici, ma per loro basta dire questo: i miracoli nel calcio ti succedono una volta sola e non ci sarà un altro Charisteas.

L'urna ha parlato. Vediamo di risponderle.

L’urna ha parlato. Cosa ha detto? Beh, grosso modo qualcosa del tipo “All’Europeo difficilmente becchi nuovamente la Nuova Zelanda”. Esatto, proprio così. Sperare in un girone abbordabile in un campionato europeo è da folli, specie dove su quattro teste di serie ben due sono i paesi ospitanti. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Solo sedici squadre, tutte europee e concentrare in quattro gironi (il discorso sarà diverso dal prossimo europeo, che sarà a ventiquattro squadre). Niente formazioni caraibiche o oceaniche. Intendiamoci, la figura di me…lma è sempre dietro l’angolo e purtroppo lo sappiamo benissimo, ma è indiscutibile il fatto che quel girone del mondiale sudafricano fosse ridicolo (difatti siamo usciti per osceni demeriti nostri, non certo perchè “kiwi” e slovacchi si siano dimostrati meglio del previsto). Nell’europeo devi entrare in forma subito, non passo dopo passo, solo così si può sperare di vincere.
Avere un girone del genere potrebbe essere un vantaggio. Ma andiamo a vederlo nel concreto.

Spagna (prima nel ranking Fifa), Irlanda (ventunesima) e Croazia (ottava). Naturalmente il ranking lascia il tempo che trova (i croati davanti a noi è quantomeno discutibile) ma ci dice che bisogna lottare da subito. L’esordio è con la Spagna. Campioni in carica e vincitori anche della Coppa del Mondo. Sono i più forti? Assolutamente si. Mezzo Barcellona e mezzo Real Madrid, ovvero le due squadre migliori al mondo attualmente. Il gap non è così ampio come certa stampa ridicola vuol far credere, ma bisogna rispettare chi parte in pole-position. Guardiamo il lato positivo: se dovessimo perdere c’è ancora speranza di rialzarsi e di recuperare (e dipenderebbe da noi) ma se invece ne usciamo indenni la strada sarebbe veramente in discesa. Hanno un firmamento di stelle, ma come abbiamo già sottolineato in passato siamo in crescita costante e Prandelli sta lavorando stupendamente.

Ci sarà poi l’Irlanda del Trap. Vecchia volpe, e sebbene “Cat is not in the sack” bisognerà sudare anche contro di loro. Perchè? Esattamente per quello, per il Trap. Non hanno supercampioni ma tanti buoni giocatori (uno su tutti il fortissimo Duff, campioncino spesso sottovalutato) che però giocano un calcio incredibilmente concreto, improntato al risultato e non al bel gioco che non serve a niente ed è solo fine a sé stesso. Partiamo logicamente favoriti ma guai a sottovalutarli. Infine la Croazia. Che dire sui croati, per la prima volta arrivano ad una competizione senza vere “stelle” circondate da comprimari, ma chi li ha visti giocare avrà notato due cose: innanzitutto che sono un gruppo compattissimo, assai poco slavo (del resto sono gli unici dell’ex-Jugoslavia ad essersi qualificati), e poi che hanno due cosiddetti enormi (vedasi il tre a zero rifilato ai turchi in casa loro nei playoff). In pratica possono essere una grande sorpresa o un flop clamoroso.

Un cosa è sicura, si tratta di quattro squadre che sanno giocare a calcio. Preparatevi a partite molto combattute, magari anche non spettacolari ma che sapranno emozionare. Fare meglio dell’ultimo torneo importante sarà facilissimo, ma si spera che i nostri ragazzi possano arrivare fino in fondo.

L'Italia s'è desta (e se ne sentiva veramente il bisogno)

Il mondiale giocato in Sud Africa nel 2010 è stato il punto più basso mai toccato dalla nostra nazionale di calcio, senza dubbio.

Nessuna parola descrive meglio l’avventura azzurra di “schifo” (oppure si, ma sono troppo volgari) quindi era anche lecito che ci si abbattesse un po’. Naturalmente c’era anche chi non aspettava altro, visto che certi giornalisti italiani amano definire il nostro calcio “in crisi”, a volte anche dopo una serie di trionfi. C’è chi dimentica il “triplete” interista avvenuto quasi in contemporanea e chi invece continua ad esaltare un calcio come quello inglese che non vince nulla a livello di nazionale da quando scippò la Coppa Rimet nel 1966 fra le mura amiche, ma non è il caso di dilungarsi su questo. Che sia stato un momento difficilissimo per l’Italia intesa come azzurro tetracampione è innegabile, così come innegabile è che Prandelli ereditava una squadra che sembrava capace di perdere anche contro la Maceratese. Poi però qualcosa è cambiato ed è giusto vedere come si sono svolti i fatti.

3 settembre 2010, Tallin, Estonia: l’Italia gioca con i baltici padroni di casa ed al trentunesimo va sotto per un gol di Zenjov. Tutti a fare previsioni catastrofiche, tutti che alzano gli occhi al cielo e danno quella squadra per finita. Ma c’era anche chi vedeva qualcosa di buono e si è sentito confortato dal fatto che quel gol (poi rimontato da Bonucci e Cassano, che hanno regalato subito i tre punti al tecnico di Orzinuovi) rimarrà l’unico incassato dalla squadra in partite ufficiali per oltre un anno. Tutte vittorie ed un pareggio, che portano ad una tranquilla qualificazione anticipata. Dopo gli incidenti di Italia-Serbia causati dalla truppa di Ivan Bogdanov, soprannominato “Ivan il terribile“, si temeva per la trasferta a Belgrado. Quel match però si trasforma in poco più di una amichevole per gli azzurri, che vanno a dominare al “Marakana”, costringendo i serbi ad andare a vincere in Slovenia per andare almeno agli spareggi. Prova di maturità. Si può già pensare ad Euro 2012, in Polonia ed Ucraina (che speriamo di “beccare” al sorteggio, ma di questo parleremo più avanti), dove ci sarà il meglio del calcio continentale. Andremo per ben figurare, ma le possibilità di vincere ci sono.

Si, di vincere. Abbiamo chance. Meno di altri, ma le abbiamo. Sicuramente partiamo dietro alla Spagna, al momento la nazionale migliore al mondo (in amichevole però li abbiamo battuti con pieno merito), così come appaiono avanti anche Germania ed Olanda, ma ci siamo anche noi. Perchè? Innanzitutto perchè abbiamo ritrovato quella che era la nostra arma migliore: la difesa. Soli due gol subiti, meglio di qualsiasi altra squadra. Una macchina impenetrabile. Già, è vero, per vincere devi segnare, ma se non subisci reti…non perdi. Ragazzi come Ranocchia stanno crescendo, Chiellini è un sempreverde e si è recuperato anche Barzagli. Maggio se riesce a fare anche la fase difensiva diventa devastante e Cassani, Balzaretti e Criscito sembrano alternative sulle fasce molto interessanti. A centrocampo nessun campionissimo a parte un Pirlo avanti con gli anni, ma tanti buoni giocatori che non si possono certo buttare. De Rossi, Montolivo, Aquilani, Marchisio, Nocerino: ce n’è a sufficienza per lottare, perchè nonostante siamo privi di Xavi ed Iniesta possiamo dire la nostra. In attacco Pazzini e Giuseppe Rossi sono indiscutibilmente giocatori da club di primissimo livello, ma accanto a loro abbiamo talenti che se lasciano il cervello dove sta (senza farlo scendere dove ci si siede) sono in grado di fare la differenza, ovvero Cassano e soprattutto Balotelli. Giovinco e Matri sono il nuovo che avanza, quindi materiale umano su cui lavorare c’è. Non dimentichiamoci di Prandelli: “Ave Cesare” dicevano i romani, speriamo lo possano gridare in tutta la penisola a giugno prossimo. Il commissario tecnico sta lavorando benissimo, il gioco c’è e si vede. Che poi arrivino anche i risultati importanti è un altro paio di maniche,la figura di melma è sempre in agguato per chiunque, ma ricordo con piacere la notte dell’otto ottobre 2005: l’Italia batte la Slovenia uno a zero a Palermo soffrendo, grazie ad un gol di Zaccardo, qualificandosi per il mondiale dell’anno dopo. Il commento unanime era: “Meglio che non ci presentiamo in Germania, faremo solo figuracce, partiamo già battuti“.

Se non erro non andò esattamente così.

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La sosta fa male….ai tifosi

Con gli impegni della nazionale di calcio, in Italia come negli altri paesi, si fermano i maggiori campionati nazionali.

Macello Lippi
Macello Lippi

Niente Serie A, niente Premier League, niente Liga, niente Bundesliga eccetera. Nulla di strano, si penserebbe, è giusto dare spazio  alle nazionali (si pensi che anche alcune squadre di serie B chiedono il rinvio in quanto magari hanno giocatori impegnati con qualche under21…).
Sul fatto che poi ci sia amore o meno per la maglia azzurra si può discutere all’infinito, e sul fatto che un’amichevole come Italia-Olanda possa rivelarsi assai poco interessante pure. Quello che m’ha colpito maggiormente è stato il fatto che ai tifosi sembra mancare tantissimo, direi quasi oltre il dovuto. Basta dare un’occhiata su Facebook ad esempio, e vedrete che gruppi come “Che palle la domenica senza calcio” spuntano come funghi.  Siamo davvero così drogati di pallone? Parrebbe proprio di si, visto che non è raro neanche incontrare chi si lamenta per non aver potuto mettere la formazione al fantacalcio. Magari per qualche squadra la sosta arriva come un vero e proprio toccasana, utilissimo per recuperare qualche giocatore infortunato o per rivedere il modo di giocare che forse sta fruttando meno del previsto.  Per il tifoso non sembra essere così.

Gianluigi Buffon
Gianluigi Buffon

Lo stop per le nazionali sembra essere soltanto un’inutile intoppo alla routine domenicale fatta di scommesse, fantacalcio, partita vista in tv e trasmissioni sportive. Il famoso cantante J. Ax canta in uno degli ultimi successi degli Articolo 31 (Italiano medio) “Non togliermi il pallone e non ti disturbo più”….accidenti se è veritiera questa frase. Non fraintendetemi…io sono il primo ad adorare alla follia il calcio e non potrei assolutamente farne a meno, ma ultimamente mi sono accorto di essere molto meno solo di quanto pensassi. Personalmente a me non dispiace acantonare il campionato per la nazionale….anzi, sono di quelli che si rodono quando magari il prossimo impegno degli azzurri è dopo tre mesi e la qualificazione al mondiale o all’europeo è ancora in bilico dopo un passo falso che compromette tutto. Ho perfino sentito gente lamentarsi perchè “è assurdo fermare il campionato per due partite amichevoli”. Come se le soste non fossero state già previste da tantissimo tempo per preservare l’Italia dagli spareggi per l’accesso a SudAfrica 2010 ai quali fortunatamente non stiamo prendendo parte. A volte penso come sarebbe la situazione se anche da noi si facesse una lunghissima pausa invernale come in Germania (più volte è stata proposta dall’Associazione Calciatori), anche se effettivamente non è che il clima sia lo stesso, ma sarebbe interessante vedere il grado di sopportazione del tifoso medio.  Indipendentemente da tutto, la riflessione di fondo è interessante, ovvero: siamo davvero così appassionati della sfera calciata da Milito, Del Piero e compagnia bella da dire che “Una domenica senza serie A non è una domenica”?   Voi che ne pensate? Riuscite a resistere due settimane senza formazioni, risultati e conti del fantacalcio?