Metti una sera a cena

Ragionavo sul potere della letteratura di trascendere le pagine scritte e diventare spettacolo. Non solo al cinema, ma tra pentole, piatti e padelle. Okay mi spiego meglio: avete mai partecipato a una cena con delitto? Sono molti i locali che propongono un intrattenimento diverso dal gruppo del paesello in cerca di gloria. Sai la fatica. La letteratura tura gialla è nelle mani della maestra dalla penna d’oro.

Come nelle migliori tradizioni, Agatha Christie scrive il primo romanzo per scommessa. La sorella la sfida a scrivere la detective story e Poirot ha inizio in quel di Styles Court. Che dire di lei, una vita tranquilla: cresce in famiglia, studia a casa, sposa Archibald il fedifrago. Poi lui ha la brillante idea di chiedere il divorzio. Lei non ci sta e scompare misteriosamente per qualche giorno. Nessuno sa nulla, finché la scovano in un albergo nello Yorkshire, registrata sotto falso nome, quello dell’amante del marito…  Poi in Mesopotamia incontra un archeologo tale Max che poi sposa.

Poirot nasce durante la guerra e campa di gloria tanto che in Nicaragua gli hanno fatto persino un francobollo, la Christie viene insignita del titolo di D.B.E, ovvero è dama dell’impero britannico. Un pochino prima fa la crocerossina e apprende tutto ciò che sa circa i veleni lavorando all’ospedale di Torquay durante il conflitto. Questioni molto utili, poiché dopo alcuni gentili dinieghi di pubblicazione, approda anche lei sui comodini della zona.

In termini di vendite ha quasi  dato una pista a Shakespeare, che con l’Amleto e quella piaga di Giulietta insomma sì che s’era portato avanti coi lavori, ma l’Agatha mica pizza e fichi, signori, è la più tradotta al mondo, superata solo dalla penna ultra collettiva Disney. Il motivo? Tutta bravura. Fine. è il talento, quel saper creare atmosfere da vicariato lindo, vicinato floreale e marcio dietro le tendine. Brivido assicurato dietro qualsiasi sipario, su tutti i teleschermi, sulle pagine profumate di inchiostro. E in cucina.

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Il "giallo" dei colori: a tu per tu con un quadro di Chagall

Premetto subito: non sono una critica d’arte, e la mia non pretende di essere la dissertazione di un’esperta. Il mio desiderio di scrivere su questo quadro e su altri, come ho fatto in occasioni precedenti, nasce esclusivamente dal piacere di parlare delle cose belle.

Il quadro che ho l’onore di presentarvi è di Marc Chagall, artista russo che con la sua lunga vita ha attraversato tutto il novecento, vivendone le straordinarie scoperte come gli orrori. Il titolo della nostra opera è “L’apparizione della famiglia dell’artista”. È un olio su tela della grandezza di 123 x 112cm e risale al 1947, quando Chagall aveva 60 anni.

Cominciamo a guardarlo in tutta semplicità. Che cosa vediamo? Vediamo un pittore (ovvero lo stesso Chagall) seduto a un cavalletto con la tavolozza in mano. Si è fermato un istante e si è voltato come se qualcosa avesse attratto la sua attenzione. Sulla destra appaiono diverse figure quasi sospese nel nulla, e grazie al titolo possiamo identificarle con alcuni membri della sua famiglia. È un quadro che parla di nostalgia, del voltarsi indietro verso il passato, verso Vitebsk, cittadina della Bielorussia cui l’artista restò legato per tutta la vita, e alla quale dedicò numerose opere sia pittoriche sia letterarie. Il fluttuare della scena sospende l’attimo nel soprannaturale, o meglio ancora, nel fiabesco. Le figure mancano di forza di gravità, caratteristica inconfondibile dello stile di Chagall. In basso vediamo delle case e una chiesa, probabilmente uno scorcio di Vitebsk. In alto figure non umane, una mucca e un angelo, completano la scena.

Il pittore, come dicevamo, è voltato indietro, la mano destra sul cuore, come a indicare il legame sentimentale con i personaggi che gli sono vicini, e sulla sua tela si scorgono macchie geometriche di colori. Avvicinandoci scopriamo che su di esse sono dipinte alcune foglie e piante. Chissà, forse era intento a disegnare un paesaggio o un giardino.

Guardiamo ora il gruppo sulla destra. Accanto alla spalla del pittore sono riconoscibili, grazie a precedenti ritratti, i genitori. Il padre, ricordato dall’artista come un lavoratore stanco, secondo quanto racconta Chagall non mancava mai di recarsi in sinagoga; eccolo, infatti, con i rotoli della Torah in mano, immagine che, oltretutto, vuole porre l’accento sulle origini ebraiche dell’artista. Accanto vediamo la madre, anche lei con la mano sul cuore, una donna energica e amorevole che Chagall amò moltissimo. Le altre figure in basso potrebbero essere le sorelle e l’unico fratello (il personaggio vestito di giallo). Nella parte alta della tela, a sinistra, vi è una coppia forse intenta a leggere un libro. Altre figure sono una ragazza velata accanto alla testa del pittore (che personalmente interpreto come Rachele, la sorella morta alla nascita) e, sulla destra, una sorella (credo sia tale) che arriva in volo vestita da sposa, tenendo in mano un mazzo di fiori. In basso a destra una figura femminile, forse un’altra sorella, suona il violino, strumento più volte ritratto da Chagall e che suo zio amava suonare, specialmente sul tetto di casa. La musica è presente a festeggiare l’incontro. Ancora più in basso, una piccola figura femminile cammina protetta da un ombrello. Potrebbe essere una figura meno presente, o il cui ricordo è ormai sbiadito. Infine, in alto, abbiamo un angelo che sembra calare sulla scena. L’angelo è un tramite, un messaggero, e potrebbe essere lui l’artefice di questa inaspettata “riunione”. In mano tiene un libro, probabilmente un testo sacro. Che dire della mucca, l’onnipresente mucca di Chagall? È ovvio che a Vitebsk ce ne fossero molte, com’è giusto ricordare che una delle attività preferite dal piccolo Chagall fosse salire sul traballante carro dello zio e accompagnarlo nei suoi viaggi per comprare bestiame.

Notate come la grandezza e la piccolezza delle figure così come la loro lontananza o vicinanza sembri indicare lo spazio che ciascun personaggio occupa nella memoria del pittore. Non a caso le figure più grandi e più vicine sono i genitori.

Veniamo ora alla disposizione dei soggetti nello spazio pittorico. Osservate come il quadro sia organizzato sullo schema di una grande “X”, uno schema molto presente nell’opera di Chagall, al punto da essere spesso mostrato o enfatizzato (basti pensare alle opere “L’apparizione”, o “Io e il villaggio”). In generale lo schema delle diagonali è un elemento abbastanza utilizzato in pittura, poiché disporre il soggetto su assi obliquepuò donare, a seconda dei casi, movimento o addirittura instabilità. La linea che va dall’angolo in alto a sinistra verso l’angolo in basso a destra lascia “cadere” lo sguardo, ed è data dallo stacco di colore rosso/blu. Non solo, anche le figure contribuiscono ad aumentare l’effetto di questa linea, basti osservare la testa della donna accanto alla mucca, il volto del padre e il braccio della ragazza con il viso verde. La seconda linea, quella che va dal basso a sinistra all’angolo in alto a destra, è definita dalla base della tela del pittore, dal braccio dello stesso, dai rotoli della Torah e dall’ala gialla dell’angelo. Il suo movimento, al contrario della linea opposta, evoca un movimento di ascesa. Tutto si muove attorno a queste due assi opposte, come in una girandola.

Veniamo al colore, l’uso del quale fu un vero punto di forza nella produzione di Chagall. Come si vede vengono utilizzati i colori primari (blu rosso e giallo) più i secondari verde e viola. I marroni sono assenti. I colori, dati in strati spessi, sembrano usati, in molte zone del dipinto, in maniera pura, ossia senza essere mescolati.

L’accostamento di complementari, o anche di due coppie di complementari, era molto amato da Chagall, che ne fece grande uso nella maggior parte delle sue opere. È una combinazione non facile da gestire, poiché può dare esito a contrasti molto forti, ma Chagall, da grande colorista che era, dimostra di avere piena padronanza dei pigmenti: lo spazio maggiore viene spartito dal rosso e dal blu,  mentre il viola e il giallo (complementari) sono utilizzati in maniera minore come sostegno, come accento, o per “spezzare”. Il volto verde della ragazza e quello blu del padre interrompono il dominio del rosso, il giallo del vestito del ragazzo spezza il blu e accende il suo vicino viola. I colori dunque parlano fra loro (e a volte s’interrompono!). Notate come il vestito rosso della giovane a destra e il suo volto verde diano risalto al suo gesto, che è insieme un abbraccio e un’invocazione. Osservate invece come il volto del pittore sia evidenziato dal rosa pallido, e come i due visi (del pittore e della fanciulla) siano legati non solo dallo sguardo ma dal controcanto dei colori utilizzati.

Ora che abbiamo analizzato il quadro, possiamo tornare a guardarlo nuovamente nel suo insieme. Forse ora non solo riusciamo a percepire la forte emozione che esso riesce a comunicare, ma possiamo anche apprezzare il gioco di sguardi, di forme, di geometrie e di colori grazie al quale esso prende vita, vibrando di felicità e, al tempo stesso, di pungente nostalgia.

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Il Cinesemaforo, qualcosa che non avevate mai visto.

I had a dream.

La homeSì, feci un sogno, e sognai il layout grafico di quello che sarebbe poi diventato il Cinesemaforo: la locandina di un film e un semaforo. Tutto qui.
La funzione del Cinesemaforo sarebbe stata quella dei normali semafori stradali, che fanno passare, avvertono di fermarsi o fermano gli automobilisti, solo che si sarebbe applicato al pubblico dei cinema e del videonoleggio.

VERDE: Visione consigliata a tutti, senza controindicazioni. Potrebbe essere un buon film o un capolavoro, ma non si accettano reclami: i gusti d’altronde non si discutono.

GIALLO: Attenzione! Consigliato un approfondimento! Non indica affatto che il film è “abbastanza buono”, anzi: potrebbe piuttosto essere un bellissimo film non adatto a tutti gli spettatori, o anche un film bocciato con riserve! Leggete la recensione sul Cinesemaforo e, se non vi basta per decidere, qualche recensione più corposa in giro per internet!

ROSSO: Il semaforo più semplice. Il film è brutto: non andate a vederlo.

Con un’unica, gigantesca premessa:

I SEMAFORI NON SONO VOTI.
All’idea originale, effettivamente un po’ scarna e probabilmente spiazzante per gli ignari di questa logica, si aggiunse poi una recensione, ma in linea con il blog, quindi estremamente breve – massimo tre righe, senza eccezioni – ottima per essere copiata su un SMS da spedire agli amici, o sul proprio social network preferito.
Scopo del Cinesemaforo è dare un consiglio valido per la maggior parte del pubblico; un riscontro immediato e velocissimo per aiutare a decidere se andare o meno a vedere l’ultimo film uscito al cinema, o il blockbuster esposto con un’imponente scenografia nella vetrina del videonoleggio. O anche quel polpettone di tre ore e mezzo che stanno per dare su Sky o La7, perché no.

Un semaforo
Un semaforo

È importante capire che i semafori non sono voti perché altrimenti potreste trovarvi a inveire contro gli autori – chiamati giustamente “semaforizzatori” – perché hanno assegnato un giallo al vostro film del cuore, o un verde all’ennesimo, scialbo film Disney senza idee. Insomma, non siamo pazzi: diamo giallo ai film d’autore proprio perché sono d’autore e di conseguenza non sempre adatti al grandissimo pubblico, non perché “sono da 6”. Rosso non è 4 e verde non è 8.
Nei casi in cui nemmeno i semaforizzatori riescano a trovarsi d’accordo – ahimé – si ricorre al semaforo conteso, ovvero un giallo che contiene però tutte le recensioni in contrasto, con il relativo semaforo. In questi – fortunatamente rari – casi il Cinesemaforo perde un po’ di utilità, ma quanto meno saprete che il film in questione sarà un ottimo argomento di conversazione per la birra post-cinema!
Nel blog è presente anche una paginetta con brevi biografie dei semaforizzatori principali, allo scopo di far luce su eventuali incongruenze del colore del semaforo. Ognuno d’altronde ha i propri gusti personali (che nessuno mette in discussione), e non è mai facile rimanere obiettivi al 100%, per quanto ci si sforzi.

Leggere il Cinesemaforo
In Home page troviamo il riquadro con le novità, sia al cinema che in DVD. Qui vengono messi in evidenza gli ultimi 5 film semaforizzati di entrambe le categorie, con tra parentesi il nome del semaforizzatore e il link al semaforo. Per approfondire o essere sempre aggiornati sulle nuove uscite, trovate degli utili link nella colonna di destra, sotto i commenti recenti.
Nella stessa colonnina, in alto, troviamo il pulsantone per leggere un semaforo a caso, ottimo escamotage per scegliere un film quando non si ha un’idea precisa di quello che si vuole vedere. Se si vogliono evitare i rossi e i gialli, però, perché non si ha voglia di litigare con il resto della compagnia, c’è anche la possibilità di selezionare l‘elenco di tutti i semafori divisi per colore.
Per chi ha le idee chiare e per chi vuole avere un riscontro di quello che ha già visto, invece, nel menù a tendina c’è l’elenco di tutti i film (con nome originale e nome in italiano), di tutti i semaforizzatori e di tutti i colori.
Infine, sotto ogni semaforo, trovate i tasti rapidi di condivisione sui principali social network e, soprattutto, i “semafori utente” che potete utilizzare per dire la vostra e dare contro o supportare il povero semaforizzatore di turno.

I numeri del Cinesemaforo
Il Cinesemaforo è attivo solo da maggio, ma ha già sfornato quasi 300 titoli, di ogni genere, epoca e qualità. Riusciamo a coprire quasi la totalità delle nuove uscite al cinema e recuperiamo i vecchi titoli pubblicando spesso speciali tematici su registi, attori o generi; non temiamo nemmeno di stimolare il lettore con speciali atipici (un nostro semaforizzatore sta preparando uno speciale sui film muti!). Ogni giorno un semaforo e, quando c’è la possibilità, pubblichiamo anche anteprime (ultimo esempio “Machete”, di Robert Rodriguez, visto al festival di Venezia) o film d’importazione ancora non tradotti in italiano (“Kickass”).

Cinesemaforizzate anche voi!
Il Cinesemaforo nasce aperto e cerca l’interazione con il pubblico. Commentate, votate, condividete! Rendete vivo il Cinesemaforo e aiutateci a migliorarlo!
Avete trovato – o scritto voi stessi – una recensione di un film semaforizzato? Segnalatela, così sarà inserita nel semaforo stesso!
Siete cinefili con ottime capacità di sintesi e volete provare a cimentarvi con il Cinesemaforo? Mandate la vostra candidatura qui: email cinesemaforo, con oggetto “Candidatura Cinesemaforo” e tre recensioni di prova: un rosso, un giallo e un verde.
In questo momento cerchiamo in particolare qualcuno che segua più assiduamente di noi il cinema italiano e i film sentimentali.

A presto, sul Cinesemaforo!

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