L’acqua di Fukushima, tra radioattività e patriottismo

Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d’acqua preso da una vasca radioattiva situata all’interno dell’edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all’impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane ha monopolizzato l’attenzione della popolazione mondiale, facendola riflettere su un tema di interesse globale come, per l’appunto, l’utilizzo del nucleare. Anche noi, al tempo, avevamo approfondito l’argomento con degli articoli molto curati che cercavano di dare non solo un’interpretazione, ma anche una descrizione scientifica dell’accaduto. Ecco i link dei nostri precedenti articoli sull’argomento:

Nubi sul sol levante di Dario Ganci.
Fukushima febbre nucleare di Steppenwolf.

Yasuhiro Sonoda, questo è il nome del parlamentare, al fine di dimostrare l’efficacia del sistema di decontaminazione dell’impianto di Fukushima ha ingerito davanti a un mare di giornalisti sbalorditi, e con un neanche tanto velato nervosismo, un bicchiere d’acqua presa proprio da quel reattore tacciato di essere fortemente inquinato da scorie radioattive. La scena, a mio parere, è stata connotata da un mix di drammaticità e comicità. Da una parte, il pubblico rideva perché non credeva a quanto stesse accadendo dubitando della veridicità della dimostrazione, dall’altra, il gesto di Sonoda è stato visto come un tragico atto di estremo patriottismo, in termini di difesa dell’attività di governo. Per fare un paragone con la nostra Italia, a mero titolo esemplificativo, immaginiamoci Berlusconi che, per dimostrare la funzionalità delle nostre discariche, si abbevera dalle falde acquifere napoletane sulle quali abbiamo visto scorrere violentemente e incessantemente, durante l’alluvione di questi giorni, un mare informe di rifiuti dall’aspetto di certo non rassicurante.

Tornando al nostro parlamentare giapponese c’è da dire che, non a caso, le telecamere di tutto il mondo si sono soffermate sul suo volto, visibilmente nervoso, quasi terrorizzato e improvvisamente preso dal panico, mentre l’uomo esaudiva la richiesta di un’imminente dimostrazione dell’efficacia dell’impianto di decontaminazione. Le sue mani tremanti hanno fatto il giro del mondo e sinceramente ho provato una stretta allo stomaco nell’osservare quel gesto estremo. Ci vedo ben poco di patriottico, però, in un tentativo di rassicurare la popolazione attraverso un’azione tanto estrema quanto insignificante. Un dato di fatto è che la conferenza stampa del membro del governo Sonoda (ancora più assurdo sarebbe stato il medesimo gesto fatto da un parlamentare dell’opposizione) si è conclusa con le seguenti parole per nulla rassicuranti: “Il semplice fatto di bere quest’acqua non significa che la sicurezza sia confermata. Ne sono consapevole. Il modo migliore è fornire dei dati al pubblico”. Purtroppo nessuno ha presentato questi dati scientifici dalla funzione rasserenante all’opinione pubblica e dubito che qualcuno sia in grado, ad oggi, di confermare la non contaminazione di quell’acqua. Speriamo soltanto che a farne le spese non sia la popolazione mondiale (cosa che reputo assai utopica) e, dopo quanto accaduto, in prima persona il patriottico parlamentare giapponese, al quale questo gesto spero sia valso per lo meno una medaglia al merito.

Probabilmente il mondo intero avrebbe preferito qualche dato scientifico in più da parte del governo giapponese, anche a costo di un po’ di spettacolarità in meno, soprattutto considerando che per quanto io possa credere che quell’acqua non sia contaminata, il che mi sembra assai strano, faccio una grande fatica ad immaginarmela oltretutto anche “potabile”. Ci viene poi assicurato che l’acqua era stata precedentemente decontaminata da ogni traccia di iodio radioattivo e di cesio 134 e 137 e allora la domanda è un’altra: se l’acqua bevuta dal parlamentare è stata ulteriormente decontaminata, oltre alla decontaminazione che viene effettuata dagli appositi macchinari situati nel reattore, non è questo sufficiente a dimostrare che non si tratta della stessa acqua che si trova nella celebre vasca che ospita il reattore di Fukushima? A voi la risposta, io credo di poter tirare un sospiro di sollievo, non certo per la salute della popolazione mondiale, ma soltanto per quella del “patriottico” Sonoda.

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Lukashenko: chi è questo?

In questi giorni si è parlato molto della gaffe televisiva del Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che chiedeva e si chiedeva “Chi è Lukashenko?” in una puntata di Ballarò, andata in onda martedì scorso. Ecco il video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=CWa9HUTM578

Ma chi è Lukashenko? È l’attuale presidente della Bielorussia. Pensate che il suo mandato è cominciato nel 1994 e, ancora oggi, quasi vent’anni dopo, è ancora là al suo posto.

Sin dalla sua prima elezione Lukashenko ha fatto di tutto per rimanere al suo posto, tanto che le democrazie occidentali non hanno esistato a definirlo “L’ultimo dittatore d’Europa” (fonte). Dopo essere stato eletto nel ’94, promettendo di mandare tutti i suoi avversari sull’Himalaya, il governo Bielorusso fece la sua prima grande mossa quando fu abbattuto, nell’estate del 1996, un pallone aerostatico con a bordo due cittadini americani, colpevoli di aver sconfinato in Bielorussia senza permesso. Settanta parlamentari dell’opposizione firmarono una petizione contro il leader, colpevole secondo loro di aver violato la costituzione bielorussa. Lukashenko, grazie a mediatori russi, riuscì a fare approvare un referendum popolare che estese il suo mandato da quattro a sette anni. Inutile dire che sia gli Stati Uniti che l’Europa espressero forti dubbi per quel 70% e passa di voti favorevoli ottenuti, e addirittura non accettarono la legittimazione del voto. Risultato di questo referendum fu quello di dare ancora più potere all’astro nascente Lukashenko, che per tutta risposta mandò a casa ben 89 dei 110 deputati al governo, ritenuti colpevoli di slealtà.

Il nuovo governo era composto completamente da suoi sostenitori (che libertà!), e siccome questa cosa non andava troppo bene all’Europa, decise di mandare a casa gli ambasciatori di Francia, Usa, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Grecia che, a suo dire, cospiravano contro di lui. Per tutta risposta, viste le palesi violazioni dei diritti umani, la Bielorussia venne espulsa prima dal Fondo Monetario Internazionale, successivamente esclusa dai giochi olimpici invernali di Nagano.

Nel 2001, alla scadenza del suo primo mandato (già allungato con quel dubbio referendum popolare), alla rielezione arrivata puntuale, Lukashenko aggiunse un nuovo referendum popolare che prevedeva la totale scomparsa dei limiti dei mandati presidenziali. E così quasi l’80% degli elettori votò a suo favore, e l’ultimo dittatore d’Europa ottenne il benestare per rimanere in carica praticamente per sempre. Inutile dire che anche questa volta l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) denunciò la violazione del diritto internazionale, e ancora una volta le nazioni democratiche non riconobbero la legittimità del voto. Ma Lukashenko rimaneva ancora in carica, accusando piuttosto gli altri stati di voler escludere la Bielorussia.

Nel 2006 venne eletto per la terza volta, ancora con più dell’80% dei voti a favore, e ancora una volta l’OSCE non riconobbe la legittimità delle elezioni, in quanto avvenute in un paese non democratico e senza la libertà di voto. Soltanto Putin considerava le elezioni Bielorusse come “oneste e pulite”. Secondo gli Usa Lukashenko, come dicevamo, è l’ultimo dittatore d’Europa, è presidente in un paese in cui la libertà di stampa e di informazione è limitatissima (vi ricorda qualcosa?), continua a essere eletto con percentuali di voto quantomeno dubbie, e le stesse campagne elettorali vengono svolte in maniera poco democratica e libera. La Bielorussia è stata anche cacciata dal Consiglio d’Europa. Insomma, tutto il mondo occidentale ha ben capito con chi si ha a che fare quando si parla di Lukashenko. Un leader che rimane al potere per quasi vent’anni, che mette alla porta l’opposizione, che governa con tutti a suo favore, in un paese dove non è garantita la libertà di informazione, di stampa e di voto, non è altro che un dittatore. L’ultimo rimasto in Europa.

Però, oltre a Putin, il buon Lukashenko ha anche un altro amico, l’unico dei governi democratici occidentali che ne ha tessuto le lodi e che gli ha fatto visita. Indovinate un po’ chi è?

httpv://www.youtube.com/watch?v=VS-xYPiHCJY

 

Le informazioni di questo articolo sono tratte da Wikipedia.

Nubi sul Sol Levante

In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni, non solo nel paese del sol levante ma sull’intero pianeta.

Probabilmente non siamo in grado di prevedere quello che accadrà nel breve, medio e lungo periodo… La situazione è ancora troppo fluida e in evoluzione. Possiamo però fare delle ipotesi, partendo dalla situazione economica mondiale prima di quel maledetto 11 marzo 2011.

Dopo anni di crisi l’economia mondiale dava finalmente lenti segnali di ripresa. Si trattava di una ripresa a due velocità, che vedeva paesi iniziare a correre verso il benessere, per esempio il Brasile e paesi in totale stagnazione, con l’Italia e lo stesso Giappone.

Borsa TokyoDall’inizio degli anni Novanta il paese del Sol Levante, infatti, ha avuto un ritmo di crescita vicino allo 0% e una conseguente stagnazione economica. La Banca Centrale Giapponese, per rilanciare l’economia ha iniettato valuta fresca nel sistema e ha abbassato, nel corso degli anni, il costo del denaro fino a portarlo quasi allo 0%, ma senza risultati degni di nota. Inoltre la crisi economica mondiale ha colpito duramente l’industria manifatturiera nipponica, specialmente il settore dell’auto. Negli ultimi anni, alla perenne crisi economica si è aggiunto un periodo di instabilità politica, di governi deboli e poco incisivi e di scandali che hanno coinvolto esponenti dei due principali partiti.
Il Terremoto del Sendai si è limitato a dare il colpo di grazia a un paese allo sbando.

Cosa accadrà ora?
Le conseguenze stiamo già iniziando a vederle, ma molto probabilmente inizieremo a subirle nei prossimi mesi e per molti anni a venire. Analizziamo punto per punto alcuni possibili scenari.

Il Giappone è uno dei paesi con il più alto debito pubblico (circa il 200% del PIL); la ricostruzione, i danni all’industria e le imprevedibili conseguenze della crisi nucleare di Fukushima, potrebbero mettere a repentaglio sia le quotazioni dello Yen, sia la stessa solvibilità dei titoli di stato giapponesi. L’indebolimento di una piazza finanziaria importante come Tokyo provocherebbe – e in parte sta già provocando – un effetto domino su tutte le altre borse mondiali con effetti solo ipotizzabili.

FukushimaIl disastro di Fukushima sta obbligando il governo giapponese a un repentino ripensamento della politica energetica nazionale. In questi giorni molte centrali nucleari sono state spente o hanno lavorato a basso regime; le più vecchie e insicure rischiano la chiusura definitiva. Tutto questo, in una nazione che ha consumi elettrici elevatissimi e che ha investito tantissimo sull’energia nucleare, rischia di avere conseguenze disastrose. Rimpiazzare il nucleare richiederebbe investimenti enormi e tempi lunghissimi. Limitare la produzione di energia nucleare porterebbe enormi disagi per la popolazione ma soprattutto costringerebbe l’industria manifatturiera a ridurre la produzione. Questo porterebbe disoccupazione e un brusco aumento dei prezzi di prodotti tecnologici, automobili e di tutti i prodotti giapponesi d’esportazione.

Le future scelte del governo nipponico, il modo in cui affronterà questa emergenza nazionale e i progetti futuri riguardanti le politiche energetiche, la ricostruzione e il rilancio delle zone disastrate saranno fattori decisivi per l’intera economia globale.
Allo stato attuale la situazione non lascia ben sperare, troppe incognite rischiano di cambiare o addirittura sconvolgere la situazione, su tutti l’incubo nucleare di Fukushima.

MeijiIl Giappone, nel corso della sua storia, ha sempre affrontato momenti bui e crisi che sembravano senza sbocco.
Nel 1867 l’Imperatpre Meiji, per salvare il suo regno dalla colonizzazione occidentale, riuscì a modernizzarlo e a trasformarlo in una nazione moderna nel giro di pochi anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e sempre in pochissimo tempo, l’Impero del Sol Levante, da nazione distrutta materialmente e moralmente, divenne la terza potenza industriale al mondo.

Possiamo sperare che il popolo giapponese ci stupisca ancora una volta e che da questa immane tragedia trovi nuovamente la forza  per rinascere dalle sue macerie.

 

F1 Gp di Corea ¡Va de mùsica, Alonso!

E’ bello sentire l’inno italiano che risuona in diretta mondiale: grazie alla Ferrari, grazie a Fernando Alonso, vittoriosi nel Gp di Corea. A Maranello non si è mai smesso di credere ad una rimonta che pareva improbabile.Secondo Hamilton, a podio anche Massa, ma sempre in versione triste di se stesso.

La gara si è corsa in condizioni difficili per i piloti, qui per la prima volta su questo inedito circuito in condizioni da bagnato. Sulla pista si è abbattuta la propaggine di un tifone che ha imperversato in Cina, ma la causa di tutti i mali è stato l’asfalto, gettato a terra appena pochi giorni fa. Questo, ancora fresco, non si è stabilizzato e non ha garantito il necessario drenaggio: la pista si è allagata ed è stato necessario, per renderla praticabile, che la pioggia smettesse unitamente a parecchi giri dietro la safety car. Se il tracciato è stato apprezzato da tutti gli addetti ai lavori, ciò che ci ha lasciato perplessi è la sicurezza, per tre principali motivi: ingresso e uscita box, in piena traiettoria, sono molto pericolosi;  i muretti sul rettilineo troppo vicini alla pista; l’inesperienza dei commissari coreani, anche se supportati per questa volta dai colleghi australiani, non garantisce efficienza nei punti critici del tracciato.

“In corea nessuno vincerà il mondiale ma qualcuno lo perderà”. Così ha dichiarato profeticamente Alonso.

Escono perdenti da questa gara le Red Bull, da un mondiale che era in pugno… ora con due piloti costretti ad inseguire. Nell’ultimo articolo abbiamo detto che squadre come Ferrari e McLaren avrebbero potuto spuntarla in questa gara. La Red Bull si è dimostrata ancora una volta la vettura più competitiva ma paga l’inesperienza ad alti livelli. Chris Horner non ha saputo gestire i suoi piloti nel corso della stagione e Webber ha pagato la pressione con un errore all’undicesimo giro: cordolo, erba sintetica , testacoda e … boom con Rosberg che non è riuscito ad evitarlo. Ancora peggio è andata a Vettel, ritiratosi per la rottura del motore quando era saldamente al comando,  un guasto che un top team non può concedersi a fine stagione.

Classifica mondiale piloti

Fernando Alonso  231 punti

Mark Webber         220 p.

Lewis Hamilton     210 p.

Sebastian Vettel   206 p.

Jenson Button       189 p.

tutta la classifica

Gioisce Alonso, che dal suo ultimo ritiro del Gp del Belgio ha portato a termine una rimonta fantastica, vincendo tre gp e andando sempre a podio.  Con 50 punti a disposizione e con 42 di distacco, è praticamente tagliato fuori Jenson Button. E’ improbabile anche il recupero di Vettel, con  – 25 punti da Alonso.

Se pare scontata la scelta del team McLaren di puntare tutto su Hamilton per le ultime due corse, non è altrettanto così ovvia un’ analoga decisione per Webber in seno alla Red Bull: vorrebbe dire sconfessare in parte la politica di gestione dei due piloti fin qui adottata di pari opportunità per entrambi, come ha dichiarato lo stesso boss Red Bull Mateschitz. E Vettel è  il pupillo della scuderia. Quindi si prenderanno in considerazione ordini di scuderia in base ai risultati delle qualifiche della prossima gara: con Webber in pole o davanti al compagno di squadra, si deciderà di puntare tutto sull’australiano.

Vittoria mondiale

Alonso potrebbe vincere  il mondiale se arriva primo e Webber non fa meglio del quinto posto. Con il secondo posto, è mondiale se Vettel non vince, Webber non fa meglio del quinto posto ed Hamiltont  del quarto. Con Alonso terzo, Vettel dovrebbe arrivare dietro lo spagnolo,  Webber non dovrebbe finire la gara e Hamilton non dovrebbe fare  meglio del quinto posto. Button e Vettel per poter rientrare in gioco realisticamente dovrebbero sperare nelle sfortune dei primi tre e puntare solo alla vittoria.

Per il titolo costruttori la Ferrari tiene una piccola luce accesa, anche se il titolo è in ballo tra Red Bull e McLaren, con la prima avvantaggiata se non altro per avere due piloti entrambi competitivi: Button avrà avuto un duro colpo psicologico con questa gara e tirerà un po’ i remi in barca a differenza di Vettel che tenterà il tutto per tutto per rientrare in gioco. Prossimo appuntamento è il Gp del Brasile il 7 novembre. Alè Fernando!

F1 Gp Giappone: Alonso in scia alle Red Bull.

La gara nel circuito del sol levante è stata la più dura dell’anno per piloti e team. La pioggia torrenziale ha impedito lo svolgersi delle qualifiche nella giornata di ieri per impraticabilità di pista, costringendo la direzione gara a spostare le qualifiche nello stesso giorno di corsa. Per piloti e meccanici si è deciso tutto nel giro di poche ore, con le qualifiche disputatesi alle ore 9 del mattino (ora locale) e la gara dopo sole cinque ore. Una domenica di duro lavoro per tutti gli addetti.

Le qualifiche

I primi cinque della classifica mondiale sono molto vicini: Vettel ha strappato la pole su Webber, terzo Kubica, a seguire Alonso, Button, Rosberg ed Hamilton, quest’ultimo retrocesso di cinque posizioni per aver sostituito il cambio della sua McLaren. Massa non riesce a passare in q3, piazzandosi al 12° posto. Button è l’unico ad aver scelto gomme dure per la partenza, provando a giocarsi il tutto per tutto con una strategia diversa.

La gara

Pronti via: Vettel scatta bene, Kubica supera Webber. Alonso rischia di farsi soffiare il quarto posto da Button con uno start mediocre ma rimedia alla prima curva, brivido per lo spagnolo. Incidente tra Petrov e Hulkenberg sullo starting grid. Massa è subito fuori alla prima curva: con una manovra da suicidio sperona l’incolpevole Liuzzi. E’ un altro zero per il brasiliano. Entra immediatamente in pista la safety car, troppi detriti e macchine da rimuovere dal tracciato.  Nei giri a regime di sicurezza, Kubica si ritira per il distacco della ruota posteriore, con Alonso che agguanta così provvisoriamente il podio.
La gara si vive sul marcamento a distanza di sicurezza tra i cinque pretendenti al titolo. I due Red Bull e Alonso (dopo il primo pit stop) sembrano avere qualcosa in più delle due McLaren. Hamilton ha un nuovo problema al cambio, con la terza marcia fuori uso; Button fa un pit stop molto ritardato, mettendo le morbide per l’ultimo stint, ma la strategia non incide. Danno spettacolo i due piloti di casa, Yamamoto e soprattutto Kobayashi, combattivo e audace. Il pilota della Sauber ha vivacizzato questa gara noiosetta con le sue abili manovre di sorpasso, è un giovane di 23 anni, di belle speranze per il Giappone.
Vince la gara Vettel, secondo Webber, terzo Alonso, quarto Button, quinto Hamilton, poi a seguire Schumacher, l’ottimo Kobayashi, Heidefeld con la seconda Sauber, Barrichello; chiude la zona punti Buemi. I primi tre passano sotto la bandiera a scacchi nello spazio di due secondi, a testimonianza di una corsa davvero tiratissima.


Il punto sul mondiale
Webber ha controllato bene i suoi avversari, limitando i danni sul pazzo Vettel – guai ad avvicinarsi – e guadagnando tre punti su Alonso. Ora deve guardarsi principalmente le spalle da questo duo, che lo segue a 14 punti di distacco. Button ed Hamilton perdono contatto e sembrano progressivamente svanire le loro speranze mondiali.

La matematica condanna definitivamente Felipe Massa, giusto per chiarezza. E’ vergognoso come il brasiliano non stia correndo per la squadra, non facendo il proprio dovere. E’ triste, non fa altro che lamentarsi da qualche gara, piagnucolando che non farà il “Barrichello 2a versione“. Segnala il traffico come motivo/scusa della sua pessima qualifica. Fa un incidente senza senso al via con Liuzzi. Non dà sostegno ad Alonso in un momento così delicato, non porta punti al team per la classifica costruttori – che ormai è persa – insomma è già in vacanzaMassa te ne devi andare! Non sei degno di guidare una Ferrari!

Men che se ne dica, la lotta al titolo è ancora aperta ai primi cinque. Se pur Button ed Hamilton hanno 28 e 32 punti di distacco dalla vetta, ci sono ancora in palio 75 punti e in Formula Uno tutto è possibile. Il prossimo gran premio di Corea tra due settimane ci dirà se La McLaren potrà ancora dire la sua. E’ un circuito inedito per tutti, ma sarà importante l’esperienza tecnica dei team: Ferrari e McLaren hanno qualcosa in più rispetto alla Red Bull.


Outsider è la Renault di Kubica, che può approfittare del marcamento a uomo tra i rivali al titolo. Inoltre il meteo potrebbe di nuovo giocare brutti scherzi, in una regione in cui è la stagione dei monsoni.
La Ferrari per le ultime tre gare porterà ulteriori novità tecniche, soprattutto una di tipo aerodinamica, nella zona del posteriore che sarà molto visibile, a dimostrazione dello spirito di squadra di non mollare mai. Il sogno è lì a 14 punti e si può fare, perchè team e pilota sono in uno stato di grazia tecnico-mentale. Il mondiale costruttori è ormai svanito,  quindi tutte le energie di sviluppo della macchina sono concentrate per lo stile di guida di Alonso.

Forza ragazzi!


Classifica piloti


Classifica costruttori

Day 19 Mondiali di Calcio: ecco i quarti di finale!

I quarti di finale sorridono al Paraguay. Dopo quella che è stata la più brutta partita del mondiale (e non era facile eh!) sono i guaranì a festeggiare. Zero a zero dopo centoventi minuti di sbadigli ed un po’ di rimpianto per l’assenza dell’Italia, che intendiamoci, al momento avrebbe perso 3-0 anche contro il Sassuolo ma nella partita di oggi se la sarebbe giocata tranquillamente. Comunque dal dischetto i paraguayani si rivelano dei cecchini, mentre pesa come un macigno il penalty calciato sulla traversa da Komano. Giappone a casa.

Passa anche la Spagna grazie all’ennesima svista arbitrale: Villa segna un bel gol ma in posizione di fuorigioco (nulla a confronto con quello di Tevez, sia chiaro) che manda a casa un Portogallo veramente inconcludente. Evidentemente nel paese lusitani gli attaccanti non nascono, e se qualcuno chiede di giocare centravanti viene pure preso per i fondelli, altrimenti non si spiega come possano esserci solo mezze punte in nazionale. Cristiano Ronaldo floppa nuovamente, provandoci con tiri impossibili e preoccupandosi più di fare spettacolo che di vincere il match. I quarti sono belli e pronti: Brasile-Olanda (eh davvero niente male, ci credo in uno sgambetto a Dunga), Uruguay-Ghana (ed è già storia, chiunque riesca ad andare avanti), Spagna-Paraguay (pronostico scontato, ma magari Santa Cruz e compagni ci stupiranno) e soprattutto Germania-Argentina! Non male come programma. E non fate battute sul fatto che dovevamo (non potevamo, lo ribadisco) esserci noi.

Day 14 Mondiali di Calcio: Italia, che vergogna!!!

Fallimento totale. Il mondiale dell’Italia finisce come peggio non si poteva. Mai avrei immaginato di dover scrivere o pensare queste parole. Usciamo al primo turno, e dire che con un amico volevamo anche scherzosamente giocare questo risultato alla vigilia della competizione. Rabbia, frustrazione. Chi ama la nazionale soffre il doppio, perché qui non si tratta di squadre di club! Il Mondiale si gioca ogni quattro anni. Ha fallito Lippi, con scelte incomprensibili e con una squadra spenta, senza idee e troppo vecchia. Hanno fallito i giocatori, che sicuramente non sono l’immondizia che si è vista in queste tre partite, certo, ma purtroppo sui referti arbitrali conta quello.

Non ha fallito Fabio Quagliarella, incredibilmente l’unico ad avere ricordi solo positivi del Sudafrica. Qualcuno si salva, come Montolivo, Di Natale eccetera, ma la maggioranza è bocciata senza attenuanti. Sembra assurdo dirlo, ma queste sono le ultime pagelle degli azzurri per questo mondiale:

Marchetti 5; Zambrotta 5, Cannavaro 4,5, Chiellini 5, Criscito 5 (Maggio 6); De Rossi 4, Montolivo 5,5 (Pirlo 6,5), Gattuso 5,5 (Quagliarella 8); Pepe…scusate ma non ce la faccio, Di Natale 6,5, Iaquinta 5. Allenatore: Lippi 3.

Riproponiamo un’intervista pescata dal web a Fabio Quagliarella: è un interessante documento sulla sua personalità.


Nel girone E passano Olanda e Giappone (che ricordiamo dagli ottavi avrà a disposizione anche Mark Lenders) che diranno la loro. Esce mestamente la Danimarca.

Ed ora scusate, ma continuo a piangere.

Day 9 Mondiali di calcio: Giappone quasi agli ottavi

Giornata importante per il girone E, quello con cui si incrocia quello dell’Italia. Arriva infatti il primo verdetto del mondiale: il Camerun di Samuel Eto’o è eliminato. Gli africani perdono due a uno contro una discreta Danimarca, che rimonta la rete iniziale segnata dal centravanti interista grazie ai gol di Bendtner e Rommedahl (entrambi frutto di belle triangolazioni). La notizia però non è tanto questa, ma il fatto che siccome il Giappone ha perso soltanto con un gol di scarto contro l’Olanda se nell’ultima giornata nipponici e danesi impattassero sarebbero i ragazzi del sol levante a qualificarsi.

Giapponesi ben messi in campo, ma l’ennesima papera di un portiere li condanna: sulla sassata di Sneijder infatti Kawashima non è perfetto e gli “orange” ringraziano. Erroraccio di un estremo difensore anche nell’altra partita di giornata, ovvero Ghana-Australia. Su una punizione del palermitano Mark Bresciano il portiere ghanese Kingson non trattiene ed Holman lo infila con un tap-in vincente. Rimedia però il solito Asamoah Gyan con un altro calcio di rigore dopo quello contro la Serbia, sul quale viene anche espulso Kewell “The Jewel”. Nonostante l’uomo in più per sessanta minuti però il Ghana non è mai pericoloso e i “kangaroos” strappano un meritato punticino. La situazione nel girone D è più aperta che mai, con la Germania che deve assolutamente battere il Ghana se non vuole tornare a casa in anticipo.