L’acqua di Fukushima, tra radioattività e patriottismo

Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d’acqua preso da una vasca radioattiva situata all’interno dell’edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all’impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane ha monopolizzato l’attenzione della popolazione mondiale, facendola riflettere su un tema di interesse globale come, per l’appunto, l’utilizzo del nucleare. Anche noi, al tempo, avevamo approfondito l’argomento con degli articoli molto curati che cercavano di dare non solo un’interpretazione, ma anche una descrizione scientifica dell’accaduto. Ecco i link dei nostri precedenti articoli sull’argomento:

Nubi sul sol levante di Dario Ganci.
Fukushima febbre nucleare di Steppenwolf.

Yasuhiro Sonoda, questo è il nome del parlamentare, al fine di dimostrare l’efficacia del sistema di decontaminazione dell’impianto di Fukushima ha ingerito davanti a un mare di giornalisti sbalorditi, e con un neanche tanto velato nervosismo, un bicchiere d’acqua presa proprio da quel reattore tacciato di essere fortemente inquinato da scorie radioattive. La scena, a mio parere, è stata connotata da un mix di drammaticità e comicità. Da una parte, il pubblico rideva perché non credeva a quanto stesse accadendo dubitando della veridicità della dimostrazione, dall’altra, il gesto di Sonoda è stato visto come un tragico atto di estremo patriottismo, in termini di difesa dell’attività di governo. Per fare un paragone con la nostra Italia, a mero titolo esemplificativo, immaginiamoci Berlusconi che, per dimostrare la funzionalità delle nostre discariche, si abbevera dalle falde acquifere napoletane sulle quali abbiamo visto scorrere violentemente e incessantemente, durante l’alluvione di questi giorni, un mare informe di rifiuti dall’aspetto di certo non rassicurante.

Tornando al nostro parlamentare giapponese c’è da dire che, non a caso, le telecamere di tutto il mondo si sono soffermate sul suo volto, visibilmente nervoso, quasi terrorizzato e improvvisamente preso dal panico, mentre l’uomo esaudiva la richiesta di un’imminente dimostrazione dell’efficacia dell’impianto di decontaminazione. Le sue mani tremanti hanno fatto il giro del mondo e sinceramente ho provato una stretta allo stomaco nell’osservare quel gesto estremo. Ci vedo ben poco di patriottico, però, in un tentativo di rassicurare la popolazione attraverso un’azione tanto estrema quanto insignificante. Un dato di fatto è che la conferenza stampa del membro del governo Sonoda (ancora più assurdo sarebbe stato il medesimo gesto fatto da un parlamentare dell’opposizione) si è conclusa con le seguenti parole per nulla rassicuranti: “Il semplice fatto di bere quest’acqua non significa che la sicurezza sia confermata. Ne sono consapevole. Il modo migliore è fornire dei dati al pubblico”. Purtroppo nessuno ha presentato questi dati scientifici dalla funzione rasserenante all’opinione pubblica e dubito che qualcuno sia in grado, ad oggi, di confermare la non contaminazione di quell’acqua. Speriamo soltanto che a farne le spese non sia la popolazione mondiale (cosa che reputo assai utopica) e, dopo quanto accaduto, in prima persona il patriottico parlamentare giapponese, al quale questo gesto spero sia valso per lo meno una medaglia al merito.

Probabilmente il mondo intero avrebbe preferito qualche dato scientifico in più da parte del governo giapponese, anche a costo di un po’ di spettacolarità in meno, soprattutto considerando che per quanto io possa credere che quell’acqua non sia contaminata, il che mi sembra assai strano, faccio una grande fatica ad immaginarmela oltretutto anche “potabile”. Ci viene poi assicurato che l’acqua era stata precedentemente decontaminata da ogni traccia di iodio radioattivo e di cesio 134 e 137 e allora la domanda è un’altra: se l’acqua bevuta dal parlamentare è stata ulteriormente decontaminata, oltre alla decontaminazione che viene effettuata dagli appositi macchinari situati nel reattore, non è questo sufficiente a dimostrare che non si tratta della stessa acqua che si trova nella celebre vasca che ospita il reattore di Fukushima? A voi la risposta, io credo di poter tirare un sospiro di sollievo, non certo per la salute della popolazione mondiale, ma soltanto per quella del “patriottico” Sonoda.

 [stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?

Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Crowdfunding per l'informazione: ci salverà il mecenatismo?

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi Paolo Ratto, autore di un interessante blog che ha come tematiche centrali internet e teconologia. E’ la terza volta che Paolo scrive su questa blogzine: qui il link a tutti i suoi articoli. Buona lettura  a tutti![/stextbox]

In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Il “crowdfunding” sembra proprio uno dei più interessanti.
È crisi, inutile negarlo. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d’informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l’utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo…) gratuitamente.  Il passo successivo, favorito dall’esplosione del Web 2.0 e dall’evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell’utente da lettore a produttore d’informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d’informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?).

Rupert Murdoch

Murdoch ci prova col “paywall”. Era diverso tempo che il magnate dell’informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l’ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l’intera settimana. L’introduzione del cosiddetto “paywall” costituisce una novità nel panorama mondiale. L’impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a “testare” questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d’informarsi.

Un’alternativa: il crowdfunding.  Per wikipediana definizione, il crowdfunding è “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all’arte,al giornalismo partecipativo fino all’imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding”.

Spot.us

In poche parole è la massa che paga per ottenere dell’informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato Spot.Us.  Si tratta di un sito che si propone come luogo d’incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d’inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L’idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole.
È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit.  Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell’informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L’indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d’informazione.

Il “mecenatismo” italiano. E in Italia? Dal 2005 esiste Produzioni dal Basso, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, “lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione“.
Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: Youcapital. L’ obiettivo principale (e non da poco…) per Youcapital è “diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale”.

Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell’informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.

E voi siete pronti ad aprire il portafoglio per far scrivere il vostro giornalista preferito?

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica… Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Piaccia o no, è davvero lo Special One

Personaggio controverso, vulcanico, eclettico, chiacchieratissimo, amatissimo ed odiatissimo, vincente e sbruffone, comunicatore e dilagante. Stiamo parlando ovviamente di Josè Mourinho, allenatore dell’Inter, che come pochi altri hanno saputo fare è riuscito a crearsi un proprio marchio diventando famosissimo. “Nel bene o nel male l’importante è che si parli di me“. Beh di lui si parla eccome. I giornali lo criticano ma è grazie a lui che possono utilizzare fiumi di parole, i tifosi avversari lo detestano ma se poi l’Inter perde la soddisfazione è doppia.

Ma chi è davvero Josè Mourinho?

Nato a Setubal il 26 gennaio 1963, Josè è figlio d’arte visto che il padre giocava come portiere nel Belenenses come portiere, squadra nella quale ha fatto la trafila delle giovanili. Quando il padre passò ad allenare ed andò al Rio Ave lui lo seguì senza però ottenere grandi successi. Mossa geniale però fu quella di capire che il suo futuro era a bordo campo a comandare le cose dalla panchina. Comincia con le giovanili del Vitoria Setubal, la squadra della sua città ed inizia ad ottenere risultati, così la Estrela Amadora gli offre un posto di assistente (Josè odia i ruoli da comprimario). Ma è l’incontro con Bobby Robson a cambiargli la vita. Sapendo le lingue (eh conoscere altri idiomi è importantissimo!)  diventa il suo interprete allo Sporting Lisbona è Bobby lo porta poi con sè come vice-allenatore al Porto dove vincono molto. Passano poi assieme al Barcellona, ed è un’altra sequela di successi, con Van Gaal che succede a Bobby Robson e decide di tenere Josè nello staff. Mourinho va anche in panchina nella partita di Coppa Catalunya che è il suo primo trofeo da allenatore ufficiale. Robson gli offre il posto di vice al Newcastle ma Josè vuole comandare lui e decide di andare al Benfica ad allenare da protagonista, non prima di diversi siparietti col presidente lusitano. Dura poco l’avventura, il suo carattere spigoloso urta con la dirigenza e Josè va all’Uniao Leira a far miracoli. Il Porto capisce che è il caso di puntare su di lui e la scelta si rivela azzeccata visto che piovono trofei. Coppa Uefa battendo in finale il Celtic ed eliminando la Lazio (nell’andata viene espulso perchè ruba la palla a Castroman che si affretta a battere una rimessa nei minuti di recupero scatenando l’ira laziale e nel ritorno manda oltre cento sms al suo assistente in panchina guidando le cose dalla tribuna dell’Olimpico!!) e dopo aver vinto il campionato trionfa anche in Champions League con un rotondo 3-0 al Monaco (memorabile la sua uscita dopo aver ricevuto la medaglia, scomparendo negli spogliatoi senza esultare). Arriva al Chelsea di Paperone Abramovich. Esordisce definendosi “Special One” e cominciano i suoi show. Era dai tempi di Brian Clough che in Inghilterra non c’era un allenatore-fenomeno mediatico come lui. Vince due campionati di fila (il primo con 95 punti ed una sola sconfitta) col Chelsea che non primeggiava da cinquant’anni, ma in Champions le cose proprio non vogliono andare per il verso giusto ed Abramovich è incontentabile. Dopo mille litigi con Ferguson e Wenger (alcuni spettacolari, bisogna dirlo) sono fatali quelli con Abramovich con Josè che lascia la squadra ad Avram Grant. Eccolo finalmente in Italia. Parla perfettamente la nostra lingua ed esordisce con “Non sono un pirla“. Grandioso. Vince anche all’Inter con una squadra rodata da Roberto Mancini ma in Champions….nisba. Coi giornalisti il rapporto come sempre è burrascoso (ve lo potrà dire Ramazzotti del Corriere dopo Atalanta-Inter) e coi tifosi avversari….lasciamo perdere. Litiga con Ranieri, con Mazzarri, con l’Ad del Catania Monaco, con la dirigenza juventina, con Galliani…vabbè l’elenco è chilometrico. L’ultima della serie…il gesto delle manette dopo le due espulsioni di Samuel e Cordoba (sacrosante) contro la Sampdoria e la frase “Solo in sei possono batterci”.

Personalmente io adoro il personaggio, ho letto quattro libri su Josè e pur essendo tutt’altro che un simpatizzante interista (ma proprio tutt’altro eh!) sono un fan di Mourinho.

Voi invece? Che ne pensate dello Special One? Dite la vostra nei commenti!

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate. Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]