Servizio Pubblico: buona la prima!

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. Dai primi dati che stanno emergendo in queste ore, il progetto partito “dal basso” è stato un successo senza ombra di dubbio. 12% di share sulle reti  (tv locali e Sky) che l’hanno trasmesso – sebbene il dato non sia definitivo – centinaia di migliaia di contatti sul web nelle varie piattaforme che ospitavano lo streaming video, il terzo canale più seguito della “tv italiana”. Doveva essere un successo d’ascolto, e tale è stato.

Santoro e i suoi hanno portato la televisione fuori dalla televisione, dai suoi meccanismi, dai suoi paradigmi. È l’aspetto più interessante di tutta quest’operazione, quel finanziamento popolare che ha permesso a una trasmissione “cacciata” dalle TV ordinarie di andare comunque in onda, senza limitazioni, senza controlli dall’alto. Le persone devono poter scegliere liberamente cosa guardare. Gli spettatori, i cittadini, hanno fatto uno step in più che fa sembrare la televisione classica un vecchio dinosauro ormai destinato all’estinzione. Da una parte le vecchie regole decisionali, uno strapotere mediatico che decide cosa devono ascoltare e guardare i cittadini, dall’altra parte ciò che i cittadini (perlomeno una parte) hanno voglia di sentire. Servizio Pubblico ci ha ridato la possibilità di scelta, la possibilità di decidere cosa guardare, e non di subire le decisioni di qualcun’altro. Il Paese, anche dal punto di vista dei media, si comincia a muovere a due velocità diverse; non si può infatti non notare come questo nuovo modo di fare la tv si sia spinto oltre, facendo mostrare il fianco ad una visione antica del mezzo televisivo: non c’è più l’imposizione del palinsesto, il palinsesto lo decide lo spettatore.

Una reazione naturale all’impossibilità di guardare quello che si vuole, senza dover tenere conto di logiche di partito, di influenze del governante di turno e così via. In fondo, a prescindere da come la si pensi, non bisogna guardare Servizio Pubblico come un programma “sovversivo” (per quanto lo possa sembrare nelle intenzioni.) Non è importante di cosa si parla, si può benissimo essere in disaccordo totale con la visione santoriana del mondo politico italiano; ciò che la gente, il suo pubblico, chiedeva, era semplicemente la possibilità di ascoltare anche un’altra campana (schierata), di decidere personalmente e liberamente cosa guardare e non guardare nella TV italiana. Ma se una campana viene messa a tacere, questa possibilità decade, e muore il tanto decantato pluralismo.

Ciò che ci è piaciuto di più della trasmissione di Santoro non sono stati tanto i contenuti o lo stile, che comunque si è mantenuto molto simile a quello di Annozero e delle scorse tramissioni… anzi, a dirla tutta, da un certo punto di vista ci si aspettava qualcosa in più (considerazione forse figlia dell’enorme aspettativa sviluppatasi attorno a questo “evento” mediatico). La cosa più interessante è stata quella di guardare una trasmissione senza preoccuparsi troppo delle varie folli leggi televisive non scritte; si è avvertita a pelle quest’aria di libertà editoriale, di mancanza del terrore della telefonata di rimprovero di turno, delle inutili regole volte a scandire le tempistiche di intervento degli ospiti in studio, del dictat dell’orario di chiusura. I giornalisti e il pubblico avevano un volto rilassato, tranquillo. E, soprattutto, tanta informazione in questa prima puntata dedicata agli sprechi immensi della casta.

Staff confermato, con Travaglio, Vauro, Ruotolo (anche se ci sono mancati un po’ i suoi collegamenti in esterna), Giulia Innocenzi, e ospiti in studio De Magistris e Della Valle; gli altri giornalisti presenti sono stati Paolo Mieli, Luisella Costamagna e Franco Bechis, oltre a un interessantissimo intervento del duo Stella e Rizzo, famosi per i loro libri-inchiesta. Ma tanta parola è stata data anche ai “sovversivi”, agli spettatori, ai racconti della gente comune. Molto importante (a livello di cifre) anche la partecipazione online in diretta, con centinaia di migliaia di contatti sui vari social network, segnale distintivo di questa trasmissione che viaggia oltre i confini del piccolo schermo attraverso il web e le nuove tecnologie.

Ieri sera in Italia è cominciata una nuova epoca di informazione libera, e questo possiamo dirlo senza remore o eccessivi entusiasmi. Non ci vorrà molto tempo prima che i cittadini e gli spettatori si abituino a queste nuove forme di comunicazione. Il mondo continua a viaggiare velocemente, e prima o poi anche i tradizionalismi tutti italiani, rimasti bloccati a decine di anni fa, andranno a sciogliersi come castelli di sabbia colpiti dal mare di questo mondo moderno.

Ci hanno tolto la possibilità di scelta, e noi ce la siamo ripresa. Un piccolo mattone è stato posto. Non a caso il progetto si chiama “Servizio Pubblico”. Pubblico. Speriamo si continui così.

Servizio Pubblico: esperimento di informazione libera

Il 3 Novembre andrà in onda la prima puntata di Comizi D’Amore, nuova trasmissione di Michele Santoro e del suo staff che, attraverso l’iniziativa “Servizio Pubblico”, ha aperto le porte a un nuovo modo di fare televisione e informazione. In un momento storico in cui una trasmissione di successo come Annozero viene inspiegabilmente ritirata dalla Rai – nonostante i costanti successi di pubblico della passata stagione – nasce un nuovo modo di fare televisione: forti dell’esperienza di Raiperunanotte, i Santoros hanno lanciato un’iniziativa di “finanziamento popolare”. Con una donazione di dieci euro è possibile finanziare una trasmissione che è stata cancellata dalle TV generaliste italiane, che andrà invece in onda su di una piattaforma di media incrociati quali internet e le TV locali. Anche Sky ha dato la sua adesione. Santoro quindi andrà in onda per volere dei cittadini e dei suoi stessi spettatori, fedelissimi e non, che non vogliono accettare la “cancellazione” del suo programma per motivi che di “aziendale” hanno poco e di “politico” hanno molto.

Non si spiega altrimenti l’abbandono di un format di successo che ha battuto record su record (e viene subito alla mente l’altro grande assente, quel “Vieni via con me” che ha fatto sfaceli la scorsa stagione) di ascolto, per una rete come la Rai in costante calo di spettatori. Far fuori Santoro significa togliere una voce importante al pluralismo dell’informazione, che si sia d’accordo o meno con le sue idee. Per fortuna il mondo si muove veloce, è proiettato nel futuro, non segue più le logiche di palazzo, e scavalca il problema in una maniera tutta nuova, quantomeno per l’esperienza italiana in materia. Un programma autofinanziato dagli stessi spettatori in maniera così diretta non si era mai visto. E bisogna soprattutto porre l’attenzione all’enorme successo che ha riscosso la campagna di adesioni. Le persone hanno una voglia pazzesca di una trasmissione che faccia un’informazione senza bavagli di sorta, che dica le cose che vanno dette, che vada ad approfondire le questioni di cui i media tradizionali sembra non vogliano più parlare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=hMlc1CczdjA&list=UUq3QhkV1-S5KonNKUqQP8fw&index=13

Conflitto d’interessi, politiche di esclusione delle voci scomode, presidenti che eseguono ordini “dall’alto”, programmi di successo cancellati. Tutte queste riflessioni sono state affrontate in mille modi diversi. Quello che a noi più interessa però è questa sorta di spostamento del potere decisionale nelle mani dello spettatore che, abbandonato dalla “sua” televisione nazionale, preferisce finanziare di tasca propria la trasmissione che desidera vedere. Sarà un successo? Lo è già stato. L’iniziativa di Servizio Pubblico ha di fatto messo in evidenza le dubbie decisioni della Rai che, trincerandosi dietro le solite scuse, vede parte del suo pubblico prendere coscienza su questa problematica e trovare una soluzione “faidate”. È il primo esempio di “pay-per-know”, pagare per essere informati. Certo, la cosa dovrebbe accadere già in maniera automatica con il fantomatico abbonamento Rai, ma visto che tutte le televisioni sono controllate in maniera diretta o indiretta dal solito personaggio che tutti conosciamo, per trovare un po’ di aria fresca bisogna andare altrove. L’informazione esce definitivamente dai confini dei canali tradizionali, viaggia sempre più veloce attraverso il web (che ancora una volta è stato il vero motore trascinante di Servizio Pubblico), diventa parte integrante della vita dell’individuo che la va a cercare e non la subisce più passivamente.

È un atto di modernità, è un atto di futuro che avanza, è l’inizio della fine di un’epoca dell’imposizione dell’informazione. E se già tanti passi erano stati compiuti sinora, con Servizio Pubblico e Comizi D’Amore viene posta l’ennesima pietra miliare nella lotta alla libertà di informarsi e di informare. È un punto di non ritorno, è l’inizio di una nuova epoca anche per il cittadino italiano, storicamente attore passivo dei media, che si “rivolta” e prende coscienza di sé. Questa forse è la vittoria più bella di quest’iniziativa che, comunque vada, ha cambiato per sempre le carte in tavola. Che sia arrivata anche per noi l’epoca di una rivoluzione intellettuale? Noi non lo sappiamo, ma di sicuro scommettiamo che Comizi D’Amore sarà un grande successo. Con buona pace dei vecchi tromboni che controllano i media, che si renderanno conto ogni giorno di più di essere ormai gli ultimi esemplari di una razza di dinosauri votata all’estinzione.

Per quanto possano provare a fermarlo, il futuro è là fuori,  ricco di speranze e di novità.

 

Vi lasciamo alcuni contatti per approfondire:

La home page di Servizio Pubblico 

La pagina Facebook con tutti gli aggiornamenti

Il canale youtube

httpv://www.youtube.com/watch?v=OH9DA0e2PUQ&list=UUq3QhkV1-S5KonNKUqQP8fw&index=12

 

 

 

 

 

Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta

Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando“.

Esordisce così il comunicato con il quale la versione italiana della più grande e cliccata enciclopedia del web si mette il bavaglio e chiude temporaneamente.

Si tratta di un atto di protesta nei confronti del ddl intercettazioni in discussione al Parlamento che, con il già contestato comma 29, obbligherebbe tutti i siti web a pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, la rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Tale giudizio di merito, non è affidato alla magistratura o a un soggetto terzo, ma allo stesso richiedente.

“L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza”, continua il comunicato. “Tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi”.

La protesta dell’Enciclopedia on line non ha alcun precedente noto e rappresenta, per il nostro paese, l’ennesima figura pietosa davanti gli occhi del mondo.

La Wikimedia Foundation, che gestisce e coordina le versioni nazionali di Wikipedia ha già annunciato che darà tutto il suo supporto alla versione italiana dell’enciclopedia. L’auspicio di Jimbo Wales, fondatore del progetto Wiki, è che la legge “idiota”(così l’ha definita Wales) venga modificata per far riprendere l’attività a Wikipedia Italia.

Le reazioni a questo inconsueto “sciopero” sono state le più varie.

Se dai banchi di sinistra son fioccate le critiche, le accuse di liberticidio e di voler mettere un bavaglio alla Rete, alcuni giornali di destra stamani (5 ottobre) esultavano per la chiusura dell’enciclopedia e ridimensionavano la portata delle proteste e del valore effettivo della scelta di Wikipedia.

Ma l’effettiva portata del famigerato comma 29 è molto più vasta di quanto si possa pensare.

Il rischio è che la blogosfera e le tante voci che sul web trovano modo di esprimere le loro opinioni possano spegnersi.

Dato che chiunque potrà chiedere la rettifica di qualunque contenuto, indipendentemente dalla sua veridicità, blogger, giornalisti e addirittura i semplici utenti della rete, italiani, sarebbero, non costretti, ma incoraggiati ad occuparsi di argomenti poco scabrosi per non avere problemi e per non incorrere in provvedimenti penali.

Secondo Stefano Rodotà, ex presidente dell’autorità per la privacy, “Dietro questo Ddl ci sono due elementi principali: aggressività e ignoranza. Chi ha scritto l’articolo dedicato ai siti informatici non ha chiaramente idea di cosa stia parlando. Prevedere quelle modalità di rettifica, quei tempi e quelle sanzioni significa ignorare del tutto come funzioni la rete”.

Ma il vero paradosso di questa legge è che vuole circoscrivere e limitare un qualcosa che limiti non ha.

La rete, per definizione è un entità che ignora i confini dei singoli stati, che si estende praticamente in tutto il mondo e che, salvo alcuni casi ben noti, garantisce la libera circolazione di contenuti, immagini e notizie.

Una legge che ostacola o limita l’accesso alle informazioni e la loro libera diffusione e che fa della rettifica indiscriminata e della minaccia penale i suoi strumenti, non è degna di un paese civile e democratico.

Il ddl intercettazioni, in esame alla Camera, ci allontana dalle grandi democrazie occidentali e ci avvicina a nazioni come la Cina o la Corea del Nord, paesi ove la parola democrazia esiste solo nel nome.

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L'informazione on line: intervista ad Alessandro Gilioli

In un periodo in cui la mannaia della censura rischia di calare sulla libertà di informazione e su quella di opinione di tutti i cittadini, grazie alla vergognosa legge bavaglio promossa dalla maggioranza, una riflessione sul ruolo di internet, dei blog e dell’informazione on-line è quanto mai attuale. A questo proposito, abbiamo deciso di intervistare Alessandro Gilioli, giornalista de l’Espresso e autore del blog Piovono Rane per la stessa testata.

1) Quanto è calzante, a livello di contenuti, il paragone fra un blog, come Piovono Rane, curato per una testata e una rubrica fissa sulla versione stampata della stessa testata?

Sono due cose molto diverse. Diverse nei linguaggi (quello del blog è più diretto, informale e soggettivo), nei contenuti (il blog ti permette di variare molto gli argomenti e le corde) nonché nelle misure (la rubrica ha spesso un ingombro fisso, nel blog puoi fare un post di una riga o di diecimila caratteri). E ovviamente cambia tutta la relazione con il lettore, che si fa più colloquiale e interattiva.

2) Quali sono le analogie e le differenze fra essere giornalista “classico” e blogger? Il web cambia solo la diffusione delle informazioni o modifica anche il contenuto e la natura dell’attività giornalistica?

La seconda che hai detto, almeno per quanto riguarda i blog (che sono personali) ma spesso più in generale nell’informazione digitale. La possibilità di usare un linguaggio diverso e più soggettivo cambia il modo in cui ti rapporti ai lettori. Senza dire cose già note: gli hyperlink modificano il contenuto, così come la relazione con chi ti legge è modificata dalla possibilità di interagire, di commentare, di rispondere, di correggerti etc etc. Sarebbe molto sbagliato pensare che la comunicazione sul web sia come quella sulla carta, ma fatta di bit anziché di inchiostro.

3) Internet offre a chiunque la possibilità di rendere pubblica la propria opinione su qualunque argomento. Cosa pensa del giornalismo “dal basso” e del cosiddetto “cloud journalism”? In questo senso, internet cambia il modo di fare giornalismo o lo soppianta?

Credo che la comunicazione (parlerei di comunicazione più che di giornalismo, parola quest’ultima legata all’informazione verticale) sia sempre di più una galassia in cui c’è dentro di tutto e in cui ciascuno si serve di quello che vuole, senza neppure stare a chiedersi se è cloud o mainstream. Semmai all’interno di questa galassia, la differenza che resterà è quella tra comunicazione professionale (fatta cioè da chi ha il tempo e i soldi per fare comunicazione professionalmente traendone un guadagno) e chi invece fa comunicazione non professionale (non necessariamente peggiore, ma senza il tempo e gli investimenti dei primi).

4) Lo scambio di informazioni e di opinioni sulla rete può sostituire il giornalismo professionistico o non può che esserne il complemento?

Lo scambio di informazioni e di opinioni in rete è e sarà sempre di più una componente importante della galassia complessiva della comunicazione. Quindi chi fa comunicazione professionale sarebbe un pazzo se non la frequentasse e se non ne facesse parte. Né sostituzione né complemento dunque: parte molto importante di una più ampia e intrecciata galassia comunicativa.

5) Sempre più spesso, i media “mainstream” inseguono tendenze e dibattiti aperti sul web. Di fronte alla possibilità di un “passaparola” globale e istantaneo, la figura del giornalista di professione è ancora sinonimo di autorevolezza?

L’autorevolezza nel Web te la conquisti giorno per giorno, e non in breve tempo, che tu sia giornalista o no. Poi certo: un comunicatore professionale ha più tempo materiale per dedicarsi meglio e di più (se non è un cialtrone) a conquistare un rapporto di fiducia e di credibilità con chi lo segue.

6) Ai primi di giugno, a Barga (Lu), durante la consegna del “Premio Benedetti”, il direttore de L’Espresso Bruno Manfellotto ha criticato il giornalismo on line, che a suo parere trabocca di dilettantismo. “Questi ragazzi” ha proseguito “non me ne vogliano, hanno poca memoria di questo Paese”. Lei cosa ne pensa?

Io credo che parlare di »giornalismo on line» sia un po’ vago: parliamo di testate tradizionali che vanno anche on line (tipo Repubblica o Corriere, ma anche il sito dell’Espresso che ha due milioni di visitatori al mese), parliamo di testate solo on line (tipo il Post o Linkiesta), parliamo di blog, parliamo di social network? È, come dicevo, tutto parte di una galassia molto ampia e variegata rispetto alla quale un giudizio unico mi pare un po’ riduttivo. In ogni caso, grazie a Dio L’Espresso non è una caserma e ognuno può pensarla in merito come crede.

7) Vista l’enorme difficoltà ad entrare nel mondo del giornalismo per i giovani “colpiti” da questa passione e la totale mancanza di apertura verso le nuove leve, trova che un progetto partito dal basso (ad esempio il nostro) sia una strada giusta da percorrere?

Certo. Avendo però ben presenti le difficoltà economiche che si devono sostenere per affermarsi in un mercato della comunicazione digitale in cui anche i brand più affermati faticano. E frequentando il più possibile ogni forma di comunicazione, mainstream o cloud che sia, digitale o su carta o su altro supporto che sia.

8)Cosa pensa dell’Ordine dei giornalisti? Trova sia un organo finalizzato a tutelare la qualità dell’informazione e la libertà d’opinione dei giornalisti, oppure uno strumento per limitare il numero di soggetti che fanno questo mestiere?

L’Ordine dei giornalisti è una sovrastruttura che serve soltanto a garantire una poltroncina e un po’ di potere a chi lo governa.

 

 

Domande a cura di: Salvo Mangiafico, Erika Farris, Marco “Griso” Iorio.

Due anni insieme! Auguri Camminando Scalzi

Due anni fa cominciava l’avventura Camminando Scalzi. Un’idea un po’ folle di quattro amici appassionati di scrittura, che misero su un sito con la voglia di condividere le proprie opinioni, di fare un’informazione alternativa, libera da ogni vincolo, diventava realtà in quell’ormai lontano settembre 2009. Nessuno di noi avrebbe immaginato di compiere due anni insieme, e di vedere la nostra creatura arrivare a questo punto.

635 articoli pubblicati, 2.787 commenti ai post, quasi 300.000 click unici, una media giornaliera che tocca le mille visite, 3.245 fan sulla nostra pagina Facebook, centinaia di iscrizioni rss, decine di blogger che hanno scritto per noi… numeri, freddi numeri, che descrivono nel modo più accurato e caldo quanto grande è diventato questo piccolo sito che ha soltanto due anni di età, ma è già abbastanza cresciuto da camminare (scalzo) sulle proprie gambe. Tante sono le persone che sono passate su queste pagine a collaborare con noi, chi è andato via, chi è arrivato soltanto una settimana fa, e tanti sono stati gli articoli che ci avete mandato voi lettori, che abbiamo puntualmente pubblicato, dando a tutti la possibilità di esprimersi in questi tempi così bui.

Non è stata una strada tutta in discesa, bisogna ammetterlo. Abbiamo incontrato delle difficoltà, le più disparate, abbiamo visto persone che avevano contribuito a fondare l’idea di Camminando Scalzi andare via inseguendo gli impegni più pressanti della vita, abbiamo fatto amicizia con nuove persone che hanno sposato piene di speranza la nostra idea e la nostra filosofia. Amici, è così che ci sentiamo di definirci, amici con una passione in comune, quella della scrittura, dell’informazione, del giornalismo. Amici che stanno diventando una famiglia virtuale.

Cominciavamo quest’avventura quando l’ormai stra-abusato termine “dal basso” era ancora al di là da venire, e noi proprio “dal basso” abbiamo fatto i nostri piccoli passi, impegnandoci quotidianamente a fornire un’informazione originale (tutti i nostri articoli sono scritti apposta per noi!), gratuita (siamo totalmente autofinanziati, sul nostro sito non c’è una sola riga di pubblicità e, dopo due anni, siamo ancora molto orgogliosi di questo), cercando di raccontarvi storie in una maniera nuova, storie che nessun’altro racconta, con gli occhi di chi le ha vissute, di chi le ha osservate, di chi ha voluto raccontarcele e raccontarvele.

E poi ci siete voi lettori, persone che ci seguono dalla primissima ora, persone che sono arrivate solo oggi, ma a tutti voi va il nostro primo ringraziamento. Avere una comunità così numerosa che ci segue è la nostra più grande soddisfazione, perché è proprio da questa comunità che andiamo a pescare la nostra voglia di andare avanti, la nostra voglia di condivisione e di informazione libera. Quindi, a nome di tutta la redazione, il primo ringraziamento -e il più grande- va proprio a voi lettori, che ci seguite quotidianamente o saltuariamente, ma che non mancate mai.

Il secondo enorme ringraziamento va a tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per Camminando Scalzi. Questo piccolo maniero che abbiamo costruito è fatto di mattoni posati uno per uno, e ognuno di quei piccoli mattoni rimarrà sempre nella storia del sito. Senza queste meravigliose persone con cui collaboriamo giorno per giorno, con cui abbiamo collaborato in passato, non saremmo sicuramente arrivati fino a questo punto. Quindi grazie anche a tutta la redazione passata, presente e futura.

Quando si spengono le candeline, bisogna chiudere gli occhi ed esprimere un desiderio. Il nostro desiderio è quello di continuare ad offrirvi un altro anno fantastico di informazione libera fatta senza scudi e senza influenze, mantenendo la nostra libertà di fondo e battendoci per essa. E ci auguriamo che la nostra community possa crescere ancora di più, che possiate diventare più numerosi ancora, che possiate continuare a “premiarci” con la vostra presenza come avete fatto finora e ancora di più (e qui ci dovete aiutare anche voi a farci conoscere!)

Siamo davvero commossi di essere arrivati fino a questo punto, e siamo davvero contenti di averlo fatto. Questo ci darà energia e forza per andare avanti, ancora meglio, ancora più caparbi nell’inseguire la nostra passione.

La Redazione di Camminando Scalzi

Tanti auguri Camminando Scalzi, di cuore.

Che possiate essere tutti liberi, liberi come ci si sente Camminando Scalzi

Crowdfunding per l'informazione: ci salverà il mecenatismo?

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi Paolo Ratto, autore di un interessante blog che ha come tematiche centrali internet e teconologia. E’ la terza volta che Paolo scrive su questa blogzine: qui il link a tutti i suoi articoli. Buona lettura  a tutti![/stextbox]

In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Il “crowdfunding” sembra proprio uno dei più interessanti.
È crisi, inutile negarlo. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d’informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l’utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo…) gratuitamente.  Il passo successivo, favorito dall’esplosione del Web 2.0 e dall’evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell’utente da lettore a produttore d’informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d’informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?).

Rupert Murdoch

Murdoch ci prova col “paywall”. Era diverso tempo che il magnate dell’informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l’ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l’intera settimana. L’introduzione del cosiddetto “paywall” costituisce una novità nel panorama mondiale. L’impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a “testare” questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d’informarsi.

Un’alternativa: il crowdfunding.  Per wikipediana definizione, il crowdfunding è “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all’arte,al giornalismo partecipativo fino all’imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding”.

Spot.us

In poche parole è la massa che paga per ottenere dell’informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato Spot.Us.  Si tratta di un sito che si propone come luogo d’incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d’inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L’idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole.
È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit.  Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell’informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L’indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d’informazione.

Il “mecenatismo” italiano. E in Italia? Dal 2005 esiste Produzioni dal Basso, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, “lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione“.
Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: Youcapital. L’ obiettivo principale (e non da poco…) per Youcapital è “diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale”.

Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell’informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.

E voi siete pronti ad aprire il portafoglio per far scrivere il vostro giornalista preferito?

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La lista della spesa dell'Informazione Libera

Raiperunanotte ha rappresentato e rappresenta ben più di un momento di democrazia dal basso come da tempo non se ne vedevano; un momento di opposizione ferma e decisa contro tutti, contro Berlusconi ovviamente ma anche contro una sinistra troppo permissiva, troppo leggera, inadeguata nelle sue funzioni rappresentative. Se fossimo su un campo di pallone, la sinistra mi ricorderebbe Martins: buon giocatore, con le sue indubbie abilità, ma che aveva il raro dono dell’incespicamento, continuo, duraturo, fraudolento. La sinistra ha questo dono, quello di riuscire a sbagliare i goal a porta vuota incespicando sul pallone, e Berlusconi, in questi anni, ne ha approfittato ogni volta. Ieri sera non era campagna elettorale; non era quello che volevano gli organizzatori, gli intervenuti, gli spettatori, i sostenitori (2,50 euro spesi bene). Ieri sera è stata fatta opposizione a Berlusconi: qualcuno-fermi-quell-uomo-per-favore.

E ci ha lasciato un insegnamento, secondo me: l’informazione se non viene fatta, bisogna farcela da noi; arrivare ad illuminare quei coni d’ombra su cui non si vuole che venga fatta luce, superare i servizi demagogici e populisti che le Silvia Vada ci propinano tutti i giorni e trovare le informazioni, sapere quello che ci succede intorno, quello che fa chi ci governa, quello che fa chi ci rappresenta; perché Raiperunanotte non si fermi all’episodio di un 25 Marzo qualunque ma vada oltre, riesca davvero a far cambiare qualcosa.

Vi propongo quindi una lista di siti a me graditi, dove si può scoprire quello che Studio Aperto non ci dice o Minzolini censura. Vorrei che questo articolo sia interattivo: postate i vostri siti e allunghiamo la lista. Per un’informazione libera.

http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578 – Il quotidiano che leggo attualmente.
http://www.repubblica.it – Non occorrono presentazioni, spero.
http://www.gazzettaufficiale.it – Il sito è macchinoso, non è immediato e di ostacolo nella ricerca. Però è la gazzetta ufficiale e quello che sta per succedere in Italia passa da qui.
http://www.uaar.it/news/ – Unione atei e agnostici razionalisti.
http://www.giornalettismo.com – Una webzine ben fatta, con ottime riflessioni e buoni approfondimenti
http://sottolapanca.wordpress.com/
http://ilcorrosivo.blogspot.com/
http://www.net1news.org/
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/

Un'indimenticabile "Raiperunanotte"…

Una scena in bianco e nero apre la diretta. È una piazza stipata di persone definite da sfumature di grigio, esattamente come il Ventennio che evocano. Una folla di automi che inneggia un leader urlante che pensa, parla e decide per loro, per tutti loro…
La scena cambia. L’immagine prende colore e la sbiadita figura di quel passato si tinteggia delle vivaci tonalità del presente in una Piazza San Giovanni che acclama un solo uomo, beatificandolo come un martire e venerandolo come colui che indosserà le vesti del salvatore d’Italia.

Il filmato termina e le luci si accendono su un enorme Paladozza colmo di persone euforiche ed entusiaste per il valore della storica serata a cui stanno prendendo parte. Michele Santoro apre il programma con un efficace editoriale che richiama alla memoria la data del 25 marzo e l’apertura di quella che fu la prima trasmissione radiofonica libera in Italia: Radio Libera Partinico di Danilo Dolci. Gli incisivi interventi di Marco Travaglio, l’ironica genialità musicale di Elio e le Storie Tese e le sagge considerazioni di un Mario Monicelli che critica la passiva concezione di “speranza” auspicando a quella “rivoluzione” che l’Italia non ha mai avuto…

La greve e particolareggiata descrizione di un metaforico rapporto anale mandato in scena dalla satirica rappresentazione di un esilarante Daniele Luttazzi, che non manca di citare la cultura con una celebre frase del greco Aristofane: “Odiare i mascalzoni è cosa nobile, perché onora gli onesti”…

Milena Gabanelli, il racconto di un padre che le ha insegnato e trasmesso il valore della pluralità di pensiero e l’importanza della capacità di critica, e la “normalità” che dovrebbe contraddistinguere quelle scelte che oggi appaiono come eroiche. Un Riccardo Iacona che mette in risalto le differenze che intercorrono tra il significato di Politica in Italia e nei tanti altri Paesi europei dove nessun capo di Governo sarebbe uscito incolume dalla serie di scandali che hanno coinvolto il nostro Premier.
Il caso di Trani, riprodotto con disegni animati e raccontato dal testo delle scottanti intercettazioni tra Innocenzi, Masi e Berlusconi.
Le cassa integrate della “Omsa” e la voce dei troppi posti di lavoro perduti. La pazza comicità del celebre Benigni e gli informati interventi dei grandi nomi del giornalismo che hanno partecipato all’evento, da Gad Lerner a Barbara Sanna, da Norma Rangeri a Giovanni Floris

La meravigliosa interpretazione di un Crozza “mascherato” da ministro Brunetta, l’escalation di ilarità del sintetico tratto di matita della genialità di Vauro, e persino la voce del contraddittorio nello spazio riservato all’intervista di Emilio Fede.

L’orologio decreta che la mezzanotte è oramai passata e l’appuntamento con “Raiperunanotte” sta per volgere la termine. Una mano sul cuore di tutti i presenti suggella un ironico giuramento: il patto tra il diritto di espressione dei giornalisti e il diritto di informazione dei cittadini. Santoro afferra la mano di una cassaintegrata Omsa originando una catena umana di persone che corrono verso la piazza esterna al Paladozza.
Un record di connessioni alla Rete, un record di ascolti, un record di partecipazione popolare, e soprattutto un record di orgoglio, nell’idea che sia ancora possibile realizzare qualcosa di tanto eccezionale e poter affermare di averne fatto parte…

Per chi volesse guardare tutta la puntata in replica su youtube, basta partire da questo video: Raiperunanotte – Annozero – Replica integrale.

Raiperunanotte – La Diretta

Ecco la pagina dove seguire Raiperunanotte qui su Camminandoscalzi.it.

Se volete approfondire o se ancora non conoscete l’iniziativa Raiperunanotte, ecco gli articoli di riferimento:

Raiperunanotte – L’informazione che si strappa il bavaglio

Raiperunanotte su Camminando Scalzi

E il sito ufficiale dell’evento:

www.raiperunanotte.it

Vi lasciamo alla diretta, che partirà alle ore 21. Mi raccomando, dobbiamo essere numerosissimi. Buona visione, ci sentiamo nei commenti al post.

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Raiperunanotte – L'Informazione che si strappa il bavaglio.

Avrete sicuramente notato il logo di Raiperunanotte che fa capolino nella nostra testata. Abbiamo scelto di seguire questa iniziativa anche noi di Camminando Scalzi, affezionati come siamo al tema dell’Informazione Libera. Ma che cos’è Raiperunanotte?

Ricorderete sicuramente tutti il simpatico bavaglio imposto dalle nuove normative sulla par condicio. Nella pratica tutte le trasmissioni di informazione politica -compresi i talk show di approfondimento- sono state sospese per un mese, fino al giorno delle elezioni Regionali, che si svolgeranno il prossimo weekend.

Questa norma censoria senza senso è stata però bocciata dal Tar del Lazio, nella causa portata avanti dalle reti private -quindi Mediaset e Sky in primis-, che di fatto ha annullato la norma. Nelle suddette reti, infatti, i talk show sono ripresi tranquillamente. Ciò non è accaduto però nella televisione pubblica; il Cda Rai lunedì scorso ha confermato la scelta di non mandare in onda tutti i programmi di approfondimento come Porta a Porta, Annozero, In mezz’ora, Ballarò e altri.

Non ci soffermeremo troppo sull’ennesimo bavaglio posto all’Informazione (di qualsiasi tipo, destra o sinistra che sia), anche se è veramente assurdo che la Rai arrivi a danneggiare sé stessa, non proponendo in pratica concorrenza alle trasmissioni delle TV private, pur di zittire una certa fascia di approfondimento. L’Informazione è democrazia, l’Informazione è libertà, permette alle persone di farsi una propria idea, e in certe situazioni -come quella malata che sta vivendo il nostro Paese- sembra che sia quasi meglio far navigare le persone nell’ignoranza (o zittire a tutti i costi i programmi “scomodi”). Per fortuna i giornalisti non sono rimasti a guardare. Mentre Floris sta girando il paese con un talk show itinerante, Report ieri sera è andato comunque in onda sfidando il dictat, e la Federazione Nazionale Stampa e il Sindacato dei Giornalisti Rai, insieme a Michele Santoro, hanno messo su l’iniziativa Raiperunanotte.

Giovedì 25 Marzo, in diretta su web, radio, piazze, proiezioni pubbliche, andrà in onda questo speciale di quattro ore con ospiti lo staff di Annozero, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Giovanni Floris e tanti altri. L’Informazione che trova un modo di manifestarsi, contro ogni “regolamento bavaglio”. Manifestare e manifestarsi nel modo migliore che può, ossia informando.

Noi di Camminando Scalzi trasmetteremo online la diretta quasi sicuramente, e seguiremo l’evento da vicino nei prossimi giorni.

E non dimenticatevi che in una democrazia l’Informazione è un diritto di ogni cittadino.

Per tutte le informazioni del caso, vi lascio alla pagina ufficiale. Inoltre, nella nostra tab “Iniziative” (che trovate qui a destra) c’è il banner per fare la donazione di 2,50€ (meno di una rivista) per contribuire alle spese tecniche della trasmissione di Raiperunanotte  (dove tutti lavoreranno gratis, ricordiamolo). Se vi va, fate come noi, e contribuite per un’Informazione Libera e per promuovere questa bella iniziativa.

www.raiperunanotte.it